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Capaldo - Emanuela Orlandi - Enrico (Renatino) De Pedis


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(@katia)
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Dal Corriere della Sera del 12 dicembre 2021
 
Emanuela Orlandi: «Così il Vaticano promise di rivelare dov’era il corpo»
di Andrea Purgatori – 12 dicembre 2021
 
L’ex magistrato Capaldo e le nuove rivelazioni sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi: «La trattativa su De Pedis. I due emissari della Santa Sede chiedevano che la Procura riesumasse il boss»
 
Nella primavera del 2012 due emissari di Papa Ratzinger, verosimilmente due alti prelati, diedero la disponibilità del Vaticano a far ritrovare alla famiglia Orlandi il corpo della quindicenne Emanuela, svanita nel nulla nel 1983, in cambio di un aiuto da parte della magistratura italiana a liberare la Chiesa dall’imbarazzo che aveva creato la scoperta della tomba del boss della Banda della Magliana, Enrico «Renatino» De Pedis, nella basilica di Sant’Apollinare (lo stesso complesso da cui era scomparsa Emanuela). Fu l’inizio di una trattativa che inspiegabilmente si arenò, mentre la Procura di Roma decideva l’archiviazione del caso che tra oscuri ricatti aveva coinvolto il segretario di Stato, cardinale Agostino Casaroli, la Banca Vaticana guidata dal discusso monsignor Paul Marcinkus, ed esponenti della potente organizzazione criminale della capitale.
 
Due incontri
Lo rivela nella puntata di Atlantide in onda stasera (12/12/2021) su La7 l’ex procuratore Giancarlo Capaldo, all’epoca titolare dell’inchiesta, in una intervista esclusiva alla presenza di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, e dell’avvocatessa della famiglia, Laura Sgrò. Non solo, Capaldo è pronto a svelare i nomi dei due emissari se verrà interrogato dalla magistratura vaticana o italiana. E in modo indiretto ma inequivocabile racconta che di quell’inizio di trattativa, avviata su richiesta del Vaticano con due incontri negli uffici della Procura, furono testimoni «altre persone» e di quei colloqui esisterebbe addirittura una registrazione. Insomma, a 38 anni dalla scomparsa della ragazza, ecco una svolta clamorosa che potrebbe portare alla riapertura delle indagini, visto che l’avvocatessa Sgrò ha chiesto formalmente alla magistratura vaticana e al Csm di ascoltare Capaldo.
 
Il boss della Magliana
Tutto comincia nel 2012, sotto il papato di Benedetto XVI, cioè Joseph Ratzinger, con una segnalazione anonima che fa scoprire nella basilica di Sant’Apollinare, a due passi da Piazza Navona, una tomba in cui è sepolto «Renatino» De Pedis, carismatico boss della Banda della Magliana che aveva trasformato l’organizzazione in un «service» a disposizione dei poteri oscuri della politica, della finanza e della Chiesa e nel 1990 era stato ucciso da un killer in una stradina di Campo de’ Fiori. «A quel punto — racconta Capaldo, che in quella fase è “reggente” della Procura — chiedono di conferire con me due personaggi del Vaticano, importanti in quel momento, per chiedere la riesumazione del corpo di De Pedis ed eliminare dalla basilica un cadavere troppo ingombrante» che getta discredito sulla Chiesa. Ed è allora che Capaldo spiega ai due emissari che anche la famiglia Orlandi ha diritto a ritrovare una sua pace , anche se passando dal dolore per la conferma della morte di Emanuela, cioè dal ritrovamento dei resti della ragazza.
 
Nuova inchiesta
Gli emissari, continua Capaldo, «presero atto del mio punto di vista e si riservarono di sentire alcune persone più in alto nella gerarchia e di darmi una risposta. La risposta avvenne qualche settimana dopo e fu positiva. La disponibilità era quella di mettere a disposizione ogni loro conoscenza e indicazione per arrivare a questa conclusione». Ma ad un passo dalla possibile soluzione del giallo di Emanuela, accadono due eventi: «Io termino la mia reggenza perché a capo della Procura viene nominato Giuseppe Pignatone e dall’altra parte in Vaticano si iniziano una serie di grandi manovre o di scontri sotterranei, come è costume probabilmente in quel contesto, intorno a Papa Ratzinger. E sappiamo poi che Papa Ratzinger da lì a un anno neppure si dimetterà». Ma chi erano i due emissari del Papa? Capaldo su questo è rigido ma va oltre: «Se fossi convocato nell’ambito di un’attività giudiziaria seria direi chi sono queste persone, se erano presenti altri oltre a me e a queste due persone e se il colloquio è stato registrato. A queste tre domande io risponderò soltanto a chi ha il titolo per chiedermelo».
 
Le mosse della famiglia
Rivelazioni e parole pesantissime a cui Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, risponde così: «Sono contento di questa posizione che ha preso il dottor Capaldo dopo tanti anni, sono convinto che farà i passi giusti nelle sedi opportune e sono convinto che farà i nomi di queste persone perché così ci sarà finalmente qualcuno a fare giustizia per Emanuela». E per spingere in tempi brevi anche magistratura vaticana e italiana a fare i «passi giusti» l’avvocatessa Sgro’ ha presentato una richiesta di interrogatorio di Capaldo al Promotore di Giustizia vaticano e al Consiglio superiore della magistratura una «Richiesta di accertamenti sulla condotta dei magistrati della Procura di Roma sul caso Emanuela Orlandi». Per la cronaca (e la storia) dopo quei due incontri la trattativa si arenò, la tomba di De Pedis fu aperta e i resti rimossi, il procuratore capo Pignatone avocò l’inchiesta su Emanuela e la archiviò. Subito dopo essere andato in pensione, papa Francesco lo ha nominato Presidente del Tribunale della Città del Vaticano.
3 risposte
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Admin
(@emanuelaorlandi)
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Registrato: 6 anni fa

DAL SITO DAGOSPIA articolo del 13 dicembre 2021

VELENO TRA TOGHE! - GIUSEPPE PIGNATONE RISPONDE ACIDAMENTE A GIANCARLO CAPALDO CHE HA RIVELATO COME LA TRATTATIVA CON IL VATICANO PER LA VERITA' SU EMANUELA ORLANDI SI SIA ARENATA IN COINCIDENZA DELL'ARRIVO DI PIGNATONE ALLA GUIDA DELLA PROCURA DI ROMA: "NON HO MAI OSTACOLATO IN ALCUN MODO NESSUNA ATTIVITÀ DI INDAGINE DISPOSTA DAL DOTTOR CAPALDO O DALLE ALTRE COLLEGHE. DOPO IL MIO ARRIVO A ROMA CAPALDO HA CONTINUATO PER OLTRE TRE ANNI A DIRIGERE LE INDAGINIE NON HA MAI DETTO DELLE SUE INTERLOCUZIONI CON "EMISSARI" DEL VATICANO. NON L'HA DETTO NEANCHE A ME CHE GLI AVEVO CHIESTO…"

 

1 - «CASO ORLANDI, NON OSTACOLAI LE INDAGINI DI CAPALDO»

Lettera di Giuseppe Pignatone al "Corriere della Sera"

giuseppe pignatone

GIUSEPPE PIGNATONE

Caro direttore, con riferimento all'articolo di Andrea Purgatori sulla scomparsa di Emanuela Orlandi pubblicato sul Corriere della Sera di ieri, ritengo opportuno precisare quanto segue: il dottor Capaldo non ha mai detto nulla, come invece avrebbe dovuto, delle sue asserite interlocuzioni con «emissari» del Vaticano alle colleghe titolari, insieme a lui, del procedimento. Nulla in proposito egli ha mai detto neanche a me, che pure, dopo avere assunto l'incarico di Procuratore della Repubblica (19 marzo 2012), gli avevo chiesto di essere informato dettagliatamente del «caso Orlandi».

 

GIANCARLO CAPALDO

GIANCARLO CAPALDO

Dopo il mio arrivo a Roma il dottor Capaldo ha continuato per oltre tre anni a dirigere le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, sentendo personalmente testimoni e indagati, disponendo intercettazioni e attività di polizia giudiziaria e nominando consulenti; egli ha anche coordinato, intervenendo sul posto, le attività per la rimozione della salma di Enrico De Pedis dalla tomba nella Basilica di Sant' Apollinare e i successivi scavi nella cripta che hanno portato al rinvenimento di alcuni scheletri e di numerosissimi frammenti ossei non riconducibili però alla Orlandi. Io non ho mai ostacolato in alcun modo nessuna attività di indagine disposta dal dottor Capaldo o dalle altre colleghe.

 

EMANUELA ORLANDI

EMANUELA ORLANDI

 

Non ho mai avocato il procedimento relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi. La richiesta di archiviazione è stata decisa a maggioranza tra i colleghi titolari del procedimento. Io ho condiviso e «vistato», quale Capo dell'Ufficio, tale richiesta, mentre il dottor Capaldo, che non era d'accordo, ha rifiutato - come era suo diritto - di firmarla.

La richiesta, presentata il 5 maggio 2015, è stata accolta dal gip, dopo che i familiari della Orlandi avevano presentato opposizione, il 19 ottobre dello stesso anno e confermata definitivamente dalla Cassazione il 6 maggio 2016. Solo dopo essere andato in pensione (23 marzo 2017), il dottor Capaldo ha riferito in libri e interviste delle sue asserite interlocuzioni con emissari del Vaticano.

Aggiungo infine un ultimo particolare: la circostanza della sepoltura di De Pedis nella basilica non fu scoperta nel 2012 grazie ad un anonimo, come si afferma nell'articolo così da ricollegarla temporalmente alle asserite «trattative». Essa, infatti, era nota fin dal 1997 ed era stata oggetto di articoli di stampa e di polemiche.

 

2 - LA TRATTATIVA SU EMANUELA ORLANDI

GIANCARLO CAPALDO

GIANCARLO CAPALDO

 

Estratto dell'articolo di Andrea Purgatori per il “Corriere della Sera”

[…] Tutto comincia nel 2012, sotto il papato di Benedetto XVI, cioè Joseph Ratzinger, con una segnalazione anonima che fa scoprire nella basilica di Sant' Apollinare, a due passi da Piazza Navona, una tomba in cui è sepolto «Renatino» De Pedis, carismatico boss della Banda della Magliana che aveva trasformato l'organizzazione in un «service» a disposizione dei poteri oscuri della politica, della finanza e della Chiesa e nel 1990 era stato ucciso da un killer in una stradina di Campo de' Fiori.

«A quel punto - racconta Capaldo, che in quella fase è "reggente" della Procura - chiedono di conferire con me due personaggi del Vaticano, importanti in quel momento, per chiedere la riesumazione del corpo di De Pedis ed eliminare dalla basilica un cadavere troppo ingombrante» che getta discredito sulla Chiesa. Ed è allora che Capaldo spiega ai due emissari che anche la famiglia Orlandi ha diritto a ritrovare una sua pace, anche se passando dal dolore per la conferma della morte di Emanuela, cioè dal ritrovamento dei resti della ragazza.

 

renatino de pedisrenatino de pedis

RENATINO DE PEDIS

Gli emissari, continua Capaldo, «presero atto del mio punto di vista e si riservarono di sentire alcune persone più in alto nella gerarchia e di darmi una risposta. La risposta avvenne qualche settimana dopo e fu positiva. La disponibilità era quella di mettere a disposizione ogni loro conoscenza e indicazione per arrivare a questa conclusione».

Ma ad un passo dalla possibile soluzione del giallo di Emanuela, accadono due eventi: «Io termino la mia reggenza perché a capo della Procura viene nominato Giuseppe Pignatone e dall'altra parte in Vaticano si iniziano una serie di grandi manovre o di scontri sotterranei, come è costume probabilmente in quel contesto, intorno a Papa Ratzinger. E sappiamo poi che Papa Ratzinger da lì a un anno neppure si dimetterà». […]

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Admin
(@emanuelaorlandi)
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Registrato: 6 anni fa

Dal sito Sky tg 24 del 14/12/2021

Caso Orlandi, Becciu: di quella vicenda non sapevo assolutamente nulla

Lo ha detto il cardinale margine del processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede a proposito delle ‘rivelazioni’ dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, su una presunta ‘trattativa’ nel 2012 di due emissari vaticani con lo stesso Capaldo. Nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, tale trattativa riguardava anche la questione della tomba del boss della Magliana Renatino De Pedis nella basilica di Sant’Apollinaire.

Giovanni Angelo Becciu si dimette dopo l'inchiesta sull'immobile di Londra:  «Denaro a coop del fratello» - Corriere.it

 

"Di quella vicenda non sapevo assolutamente nulla. Le cose le ho lette sui giornali". A margine del processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede, il cardinale Angelo Becciu ha risposto a una domanda dei giornalisti sulle 'rivelazioni' dell'ex procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, su una presunta 'trattativa' nel 2012 di due emissari vaticani con lo stesso Capaldo nel quadro dell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, trattativa riguardante anche la questione della tomba del boss della Magliana Renatino De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare. All'epoca Becciu era sostituto in Segreteria di Stato.

Processo fondi Santa Sede, si torna in aula il 25 gennaio

Solo nella seconda metà di febbraio entrerà intanto nel vivo il processo in corso in Vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, nato dalle indagini sull'acquisto del palazzo di Sloane Avenue, a Londra. È il risultato della quinta udienza svoltasi oggi nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, durata appena 10 minuti, presente in aula tra i 6 imputati residue il solo cardinale Angelo Becciu. Il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone ha comunicato dapprima di aver disposto oggi l'incarico per la trascrizione degli interrogatori audio-video registrato, in primo luogo quelli del testimone-chiave monsignor Alberto Perlasca, quindi anche gli altri che sono comunque più brevi. Per tale operazione ha fissato il termine al 10 gennaio prossimo e ha rinviato il processo all'udienza del 25 gennaio.

Presidente tribunale: "Sarà udienza di mero transito"

 "Sarà anche quella un'udienza di mero transito, spero pe l'ultima volta - ha spiegato -. Sulla base delle richieste di citazione a giudizio o di archiviazione degli imputati la cui posizione è stata stralciata, fisserò una data dopo la metà di febbraio per procedere alla riunione dei due procedimenti e cominciare la trattazione. Questo è il programma del Tribunale". In altre parole, il processo non può cominciare nel merito finché non saranno riuniti i due tronconi - determinati dal ritorno di parte degli atti all'Ufficio del promotore di giustizia - e tutte le posizioni trattate in un unico procedimento.

"Con richieste rinvio a giudizio o archiviazione tutto riaffrontato da zero"

"Siamo in un cantiere aperto - ha commentato il presidente Pignatone -. Quando ci saranno le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione per gli imputati la cui posizione è tornata all'Ufficio del promotore di giustizia, tutto sarà riaffrontato da zero". Il promotore di giustizia aggiunto, Gianluca Perone, ha quindi riferito sullo stato degli atti per quanto riguarda l'accusa. "Per quanto riguarda la conclusione dell'attività in corso - ha detto -, un solo imputato tra i quattro mancanti che dovevano farlo si è reso disponibile per l'interrogatorio. Tuttavia, si conta di depositare entro la metà di gennaio, al massimo entro il 20 gennaio, le richieste di citazione a giudizio o di archiviazione". Per quanto riguarda invece le richieste di nullità del rinvio a giudizio reiterate dalle difese nella scorsa udienza, sia sulle parti mancanti nelle registrazioni sia per l'assenza di documenti negli atti, Perone ha spiegato di aver depositato "una specifica memoria in cui si indicano negli atti dove si trovano i documenti che si ritengono mancanti".

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Admin
(@emanuelaorlandi)
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Settimanale OGGI del 30/12/2021

CAALDO: "Quel mio incontro segreto con gli emissari del Vaticano"

L'ex PM, sentito in Procura, conferma il tentativo di collaborare con la Santa Sede per ritrovare Emanuela. E' scettico su una svolta, ma i familiari...

 

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