L’identikit dell’uomo della BMW

Il 22 giugno 1983, il vigile urbano Alfredo Sambuco, ed un agente di pubblica sicurezza in servizio davanti a Palazzo Madama vedono Emanuela Orlandi. La ragazza, 15 anni, cittadina del Vaticano, è figlia di un funzionario della Prefettura della Casa Pontificia. Emanuela è assieme a un uomo di circa trentacinque anni, ben vestito e leggermente stempiato.

Il vigile urbano, nel giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi, vide un uomo accanto alla ragazza, un uomo su una BMW. All’epoca fu tracciato un identikit che ancora è nel fascicolo ormai ingiallito dal tempo, e l’ho portato a Maurizio Abbatino tantissime volte e alla fine, per sfinimento, quel nome me l’ha fatto. Io sono una giornalista, riporto la notizia ma poi mi devo fermare perchè non sta a me fare delle indagini, non sono in grado e non ho il potere per intercettare, non ho le armi che invece potrebbe avere un Magistrato. Io so che Maurizio Abbatino non ha mentito, questo posso dirlo con certezza“. Questo racconta Raffaella Fanelli, autrice del libro “La verità del Freddo” nel corso dell’intervista di Antonio Chieffallo al “Festival dei libri sulle mafie” di Lamezia Terme (20/24 giugno 2018).

Alla domanda del perchè il Vaticano si ostina a non fornire quei documenti che potrebbero chiarire la vicenda del caso di Emanuela Orlandi l’autrice risponde:

Perché probabilmente, secondo Maurizio Abbatino, il Vaticano sà. Pippo Calò, che era il cassiere della mafia affidò dei soldi, che erano ovviamente della mafia, a Renatino De Pedis, che era il boss dei testaccini, questi soldi finirono nelle casse del Vaticano e non furono mai restituiti ma usati per Solidarnosc in Polonia. Emanuela sarebbe stata presa per questo. Pietro Orlandi ha chiesto, attraverso il suo legale, di poter incontrare Pippo Calò (detenuto nel carcere di Opera) che potrebbe confermare le dichiarazioni di Maurizio Abbatino ma questo incontro non è stato ancora autorizzato, non c’è stata ancora una risposta“.

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