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Audizione Andrea Mario Ferraris

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori

AUDIZIONE DI ANDREA MARIO FERRARIS, all’epoca dei fatti fidanzato, oggi marito, di Natalina Orlandi, sorella maggiore di Emanuela Orlandi.

26^ seduta: giovedì 5 dicembre 2024  

I N D I C E

Audizione di Andrea Mario Ferraris

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI;  PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP;  LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA;  MOVIMENTO 5 STELLE: M5S;  FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE;  AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE;  ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS;  ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE;  NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M;  MISTO: MISTO;  MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.;  MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

 Interviene Andrea Mario Ferraris, marito di Natalina Orlandi.

 I lavori iniziano alle ore 16,10.

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. 

Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità. 

Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. 

Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.

 Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

Audizione di Andrea Mario Ferraris

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione di Andrea Mario Ferraris, all’epoca dei fatti fidanzato, oggi marito, di Natalina Orlandi, sorella maggiore di Emanuela. 

Signor Ferraris, come da prassi della Commissione, le chiedo di voler riferire, in merito alla vicenda oggetto delle indagini, quello che lei ritiene possa essere un contributo per la Commissione stessa, con particolare riferimento, non a valutazioni successive legate a questioni esterne a quella che è stata la sua esperienza personale. In partenza, dunque, le chiederei di di fare un salto, sicuramente anche doloroso, indietro nel tempo e di riferire alla Commissione in merito. Seguiranno le domande del Presidente e dei Commissari. 

FERRARIS. Presidente, all’epoca io ero fidanzato con Natalina Orlandi. Eravamo in procinto di sposarci, avendo programmato le nozze per settembre. Quindi, il mese di giugno è stato un mese che ha sconvolto i nostri piani, ma che soprattutto ha stravolto la nostra esistenza. In merito a quello che può essere un contributo a vostro favore, risulta a volte difficile ricordare. Ne abbiamo parlato con la magistratura ed anche con la stampa. 

Personalmente, io ed anche Natalina siamo rimasti coinvolti anche con l’associazione Penelope, che si occupa di persone scomparse. Ci siamo fatti proattivi, perché la nostra esistenza è sempre stata un’esistenza proattiva per il bene sociale. Da ragazzi, facevamo catechismo nell’Azione Cattolica, assieme ad i nostri amici, che hanno collaborato alle ricerche di Emanuela. Tutti erano sotto casa di Ercole, tutti, per darsi da fare in questa ricerca.

Dopo quarant’anni, a voi che vi avvicinate alla vicenda, una immagine che vorrei darvi è quella dello strazio, soprattutto della mamma di Emanuela, che in quei giorni strillava e chiamava la figlia. Questi sono, a livello personale, i ricordi che ci emozionano di più e che ci rendono più coinvolti in questa tragica vicenda.

Anche quando ci si avvicina, spesso e purtroppo, ai casi di femminicidi, di ragazze che vengono coinvolte in atti di crudeltà, quello che deve forse rimanere è sapere che vicino a loro ci sono delle persone che sono tutte vittime di questi avvenimenti. Io resto a vostra disposizione per qualsiasi vostro eventuale quesito e domanda.

PRESIDENTE. Signor Ferraris, negli anni, su questa vicenda, rispetto alla quale traspare tutta l’emozione che in lei ha determinato, lei ha mantenuto sempre un atteggiamento di particolare riserbo e senso di responsabilità. Insomma, un atteggiamento particolarmente sobrio su una vicenda che ha avuto, come sappiamo, grande mediaticità sin da subito. 

Io le chiedo se ricorda cosa accadde, fin dalla sera del 22 giugno, a casa Orlandi. In particolar modo, quando lei arrivò a casa, da quando ci fu il non rientro di Emanuela, cosa accadde e quali sono i suoi ricordi? 

FERRARIS. Noi dovevamo vederci con Natalina all’uscita dal suo ufficio, per un incontro. Quando arrivai a casa di Natalina, la prima notizia che ebbi è che c’era un appuntamento di Emanuela con la sorella più piccola, Cristina, davanti al ponte della Cassazione. Dovevano incontrarsi, Cristina insieme a quattro alcuni amici, con Emanuela, che usciva dalla scuola di musica. A questo appuntamento, però, Emanuela non si è presentata. 

Da quel momento noi ci siamo attivati, rifacendo il percorso all’indietro, per arrivare fino alla scuola di musica di Emanuela, capire che cosa poteva essere successo e chiedere prime informazioni. Quella serata è stata una serata abbastanza nervosa.

PRESIDENTE. Siete andati lei e Natalina verso la scuola?

FERRARIS. Sì. Poi è arrivato anche il fratello per chiedere informazioni. Abbiamo chiesto ad alcuni negozianti che erano in zona se avevano visto Emanuela. Allo stesso tempo, avevamo avuto contezza del fatto che Federica aveva ricevuto la famosa telefonata, da Emanuela, circa quella cosiddetta manifestazione pubblicitaria della Avon. Quindi, ci siamo allungati fino a corso Vittorio Emanuele, per verificare la struttura dove eventualmente avrebbe dovuto svolgersi questa manifestazione. Chiaramente era tutto chiuso. Non c’era nessuno. 

PRESIDENTE. Voi eravate andati a cercare Emanuela anche nella zona di Castel Sant’Angelo? 

FERRARIS. Sì, dappertutto. Quella è stata una notte di ricerca, in tutti i giardini di Castel Sant’Angelo e in tutti i posti dove potevamo pensare di trovarla; anche perché Castel Sant’Angelo è proprio lì vicino. Quindi abbiamo battuto la zona e organizzato le ricerche, anche perché, nel tornare indietro, davanti casa c’erano i cugini di Natalina e tutti questi nostri amici del catechismo. 

Dopodiché, abbiamo realizzato che dovevamo denunciare la scomparsa di Emanuela presso il commissariato di zona in centro. Siamo andati lì, ma, dicendo che la bambina era cittadina vaticana, ci hanno dirottato al commissariato di piazza Città Leonina. Siamo andati dunque al commissariato di piazza Città Leonina, dove purtroppo non hanno accettato la denuncia, con la solita giustificazione che poteva essere stata una ragazzata, oltre a fare il triste commento che, in fondo, la bambina non era particolarmente carina, quindi non dovevano esserci preoccupazioni in tal senso. Purtroppo, devo sottolineare che, anche come frutto della nostra esperienza nell’associazione Penelope, a volte capitano interlocuzioni di questo tipo, non sempre felici. 

Quindi, ci hanno rimandato a presentare la denuncia. Cosa che noi abbiamo fatto il giorno dopo, sempre con Natalina.

PRESIDENTE. I giorni 23 e 24 giugno lei continua a partecipare alle ricerche dei familiari? 

FERRARIS. Sì, esatto. Dormivamo praticamente lì, a casa Orlandi. In quell’epoca, il fatto di stare tutti insieme ha fatto sì che, tramite lo zio, abbiamo pensato di fare questo famoso manifesto, che è comparso qualche giorno dopo, indicando su di esso il numero telefonico di casa. 

Quando hanno cominciato ad arrivare le prime telefonate, da casa mia ho preso il mio registratore, per registrare le telefonate di chi chiamava a casa. Organizzammo questa piccola azione, con la quale cercavamo, da soli, di difenderci in qualche maniera e registrare queste telefonate.

Per tutto il tempo, anche nell’ambito del mio lavoro, io ho avuto collaborazione e assistenza, nel lasciarmi sempre libero in quella che era la cosa fondamentale, cioè la ricerca di Emanuela. Sono stati giorni particolarmente intensi, quasi di bivacco, perché stavamo sempre sugli scalini di casa Orlandi. 

Intervennero, chiaramente, le forze di polizia e agenti dei servizi, che colloquiavano con noi e cercavano di avere tutte le informazioni del caso, che noi abbiamo sempre dato, rimanendo sempre collaborativi con tutti. Qualche volta erano loro che ci chiedevano se potevamo accompagnarli, per visionare un determinato posto, identificare e capire se potevano esserci informazioni utili o qualcuno che somigliasse ad Emanuela. Sono state giornate abbastanza frenetiche. 

PRESIDENTE. Ricorda se, tra la sera del 22 e la giornata del 23, circolasse la voce che il Pontefice fosse stato informato della scomparsa di una giovane cittadina vaticana?

FERRARIS. No. A tal proposito, sono tutte informazioni successive. L’unica cosa che abbiamo notato, come differenza rispetto alla norma, è che il cancello di Sant’Anna, che normalmente chiudeva per servizio a mezzanotte, rimase aperto per tutta la notte, per consentire a tutti quanti noi di poter entrare e uscire liberamente. 

PRESIDENTE. Era qualcosa che aveva chiesto la famiglia?

FERRARIS. Sicuramente. Incontrando, a tal riguardo, la disponibilità delle Guardie svizzere. 

PRESIDENTE. Potrebbe riferire alla Commissione come si svolse, in particolar modo nell’ambito di queste ricerche, il sopralluogo che, insieme a Pietro Meneguzzi, lei fece tra piazza Santa Apollinare e corso del Rinascimento, il 24 giugno? Ad esempio, vi recaste presso una gioielleria proprio davanti al Senato? 

FERRARIS. Sì. Quei negozi li abbiamo battuti tutti: c’era una gioielleria, c’era il tappezziere. Sono stati visitati da noi, istintivamente e immediatamente, per ottenere qualsiasi genere di informazione, anche perché Emanuela doveva fermarsi lì davanti per prendere l’autobus. Quindi, noi chiedevamo se qualcuno potesse aver visto Emanuela lì davanti, ma nessuno aveva visto niente. Finché poi non uscì fuori il discorso di questo vigile urbano. 

PRESIDENTE. Il giorno stesso?

FERRARIS. Non ricordo se il giorno stesso, perché non ricordo se lui fosse ancora in servizio quella sera. Adesso, onestamente, non ricordo. 

PRESIDENTE. Se non ricorda con chi parlaste prima, se con il vigile o con l’agente di polizia, non ricorda neanche chi dei due dava più l’impressione di avere visto effettivamente Emanuela?

FERRARIS. Di più il vigile urbano, anche perché c’era la problematica relativa alla macchina. Egli ci descrisse anche il modello, una BMW particolare, di colore verde. Quindi, per l’attività che svolgeva, lui era stato molto più attento. Ricordo che poi, quando è stato ascoltato dalle autorità giudiziarie, ha fornito anche un identikit per le indagini.

MORGANTE (FDI). Signor Ferraris, grazie per la sua testimonianza e per essere qui con noi oggi. Lei prima accennava al discorso della frequentazione dell’Azione Cattolica, sia da parte di Emanuela che da parte sua personalmente. Le volevo chiedere, per quanto riguarda la frequentazione dell’Azione Cattolica, quante volte Emanuela andava all’Azione Cattolica: era qualcosa di saltuario o di frequente, più volte la settimana? 

Chi erano gli amici che frequentavano Emanuela? Erano amici esclusivamente dell’Azione Cattolica? C’erano amici diversi da quelli della scuola o amici suoi personali? Dove si svolgevano queste riunioni e come si svolgevano? Soprattutto, lei che ruolo aveva? Aveva un ruolo di animatore all’interno dell’Azione Cattolica e della parrocchia di Sant’Anna? 

FERRARIS. In buona sostanza, noi eravamo gli “educatori”. Preparavamo i ragazzi per i vari riti, anche per la cresima. La frequenza degli incontri non la ricordo, ma sicuramente gli incontri si svolgevano un paio di volte a settimana. Poi c’erano gli incontri del sabato e della domenica, per preparare la messa. Durante le festività c’erano altri impegni: ad esempio, in questo periodo bisognava preparare il presepio presso la parrocchia di Sant’Anna. 

I locali erano quelli delle suore francescane, che erano poi le suore addette alla conservazione degli arazzi dei Musei Vaticani. Nello specifico, c’era una suora che collaborava con noi, suor Alba. I ragazzi che frequentavano l’Azione Cattolica erano tutti o residenti della Città del Vaticano o figli di dipendenti della città del Vaticano. Molti di loro erano più grandi e sono stati poi anche assunti all’interno del Vaticano: chi in Gendarmeria, chi in tipografia o ai Musei Vaticani. 

Siamo cresciuti tutti quanti insieme. Come educatori c’eravamo io e mia moglie. C’era chi si occupava del canto, dei nostri amici che abitavano lì vicino nel quartiere Borgo. Poi c’era la frequentazione di Emanuela presso la sua scuola, il Convitto nazionale, e poi con la scuola di musica. Qualche volta, per quello che era il discorso scuola, negli anni precedenti io le diedi delle ripetizioni di matematica, perché aveva delle carenze in matematica. Quindi, vi era una forma di estrema collaborazione in ambito familiare. 

Era una famiglia molto semplice, come eravamo noi tutti. La connotazione della famiglia Orlandi, come di molti di coloro che hanno vissuto all’interno della Città del Vaticano, era quella di una sorta di bolla. In Vaticano c’era l’abitudine di lasciare la chiave fuori della porta di casa, senza nessun problema. 

CAMPIONE (FdI). Signor Ferraris, grazie per questa testimonianza che oggi ci rende. Lei ci ha detto che, nell’immediatezza della scomparsa di Emanuela, le ricerche si orientarono nella zona limitrofa al Vaticano. Alcuni auditi che abbiamo ascoltato qui prima di lei ci hanno detto che, da subito, in realtà le ricerche di Emanuela si svolsero nella zona di Ostia. Ci può confermare questa circostanza? 

FERRARIS. No, non la confermo, e vado spiegare perché la zona di Ostia è stata presa in considerazione. In riferimento ai primi momenti in cui avvengono questi episodi, io vi riporto a quarant’anni fa, anche se voi siete tristemente testimoni di quello che è stato il rapimento dell’onorevole Moro; in quelle circostanze, si attingono informazioni anche presso cartomanti. Tant’è che anche gli stessi Carabinieri attingevano a questo genere di informazioni. 

Alcune cartomanti e sensitive sostenevano che Emanuela, probabilmente, si trovava ad Ostia, perché loro vedevano una situazione di mare. 

PRESIDENTE. Ma questo in tempi successivi?

FERRARIS. Sì, certo, in tempi successivi. Parliamo di quindici o venti giorni dopo, non nell’immediatezza. L’immediatezza è circoscritta all’area centro: Sant’Apollinare, il tragitto che Emanuela doveva fare fino a casa e zone limitrofe. Poi, quando facemmo il manifesto ed arrivarono le telefonate, a quel punto si cominciarono a fare ricerche mirate, in base alle segnalazioni che ricevevamo.

Se arrivava la segnalazione su Campo de’ Fiori, o provvedevamo noi ad andare oppure erano le forze di polizia e gli agenti dei servizi a fare questo tipo di verifiche. Capitò, una volta, di andare insieme, per verificare se la persona che era stata avvistata potesse essere Emanuela.

IAIA (FDI). Da quello che abbiamo inteso, lei aveva una frequentazione costante con Emanuela, sia a casa Orlandi che all’Azione Cattolica. I suoi rapporti con lei come li può definire? 

FERRARIS. Con Emanuela? Ottimi.

IAIA (FDI). Qualche testimone ha qui riferito che, nei mesi precedenti alla scomparsa, Emanuela avrebbe avuto un calo nel rendimento scolastico; che avesse qualche tipo di problema, che chiaramente può far parte della vita di un’adolescente. Questo le risulta?

FERRARIS. È come poc’anzi ho detto. Non posso dire che fosse lo stesso anno, ma sicuramente qualche tempo prima, forse l’anno prima, io le diedi ripetizioni di matematica. 

IAIA (FDI). La mia domanda si riferiva ai mesi antecedenti alla scomparsa. Che lei sappia, Emanuela ha avuto un calo di rendimento scolastico? 

FERRARIS. No. È giusta e doverosa la sua domanda, ma debbo dire che, almeno per quella che è stata la nostra esperienza e la nostra conoscenza diretta, proprio per quel discorso che facevo poc’anzi, per quella completezza di vicinanza, in linea di principio tutto era molto trasparente e lineare. 

Quindi, non avevamo questo genere di sentore su turbamenti, difficoltà o un eventuale fastidio che Emanuela potesse avere. Innanzitutto, lo avrebbe detto: questo sicuramente. Dall’altra parte, deve considerare che era una bambina di 15 anni di quarant’anni fa. Quindi, una sua sottovalutazione di un eventuale avvicinamento da parte di qualche persona poteva esserci. Tanto è vero che la stessa telefonata di Emanuela a Federica si inseriva proprio in un discorso di trasparenza, nel senso di chiedere alla sorella: ho incontrato questa persona. Mi ha fatto questa offerta. Cosa devo fare? 

Pur nella sua ingenuità, atteso che purtroppo all’epoca non c’erano i telefoni cellulari, dal telefono della scuola Emanuela era riuscita ad interloquire con la sorella. Ercole e Maria in quel momento non erano in casa. C’era solo Federica e Federica stessa le disse di lasciar stare. Anzi, il consiglio di Federica fu di non rispondere e basta. Invece Emanuela, sempre per un discorso di educazione, sarà andata a parlare con questa persona per ringraziare e rifiutare l’offerta. 

Poi, c’è anche da capire che interessi avesse questa persona, con questo approccio. Sono state condotte indagini, dagli agenti di pubblica sicurezza e dai carabinieri, anche sulla Avon, che ha sempre smentito di avere avuto questo genere di iniziativa su Roma o questo genere di approccio. 

Conseguentemente, se devo fare una considerazione mia personale, il punto è che Emanuela doveva dare solamente una informazione, non so su cosa o per quale motive: ma questo è stato uno degli episodi che ci ha sviato. Oppure è riferito a qualcosa che noi non sapevamo. 

IAIA (FDI). Le pongo una domanda su un incontro molto importante, che vi è stato il 24 giugno, due giorni dopo la scomparsa. Lei ha riferito, anche durante le indagini, più volte e molto chiaramente, quello che le hanno comunicato il vigile urbano ed il poliziotto con i quali lei ha parlato in quell’occasione. 

A me interessa capire un punto, soprattutto relativamente al vigile urbano. Parliamo di due giorni dopo la scomparsa, quindi la memoria era freschissima rispetto a quei fatti. Che impressione le diede il vigile urbano, dal punto di vista della convinzione rispetto alle cose che le riferì? Era determinato e convinto? Era certo che la ragazza fosse Emanuela? 

FERRARIS. Era determinato, convinto e rammaricato del fatto di non aver preso il numero di targa della macchina. Questo lo posso confermare. 

IAIA (FDI). Questo è molto importante. 

FERRARIS. È stato un suo disappunto, nel senso che aveva visto tutto tranne questo. Lui faceva servizio di vigilanza davanti al Senato. Quindi, per lui è stato come abbassare la guardia in un momento di importante tensione. Avrebbe dovuto prendere una nota e questo è stato, da parte del vigile, motivo di rammarico, perché, in effetti, lui ricordava tutto. 

Ha indicato la tipologia della macchina. Sono stati fatti identikit. Ricordava il colloquio, che lui ha visto, e ricordava anche questo famoso astuccio che Emanuela doveva avere e che usciva dallo zainetto. Quindi, è stato molto preciso da quel punto di vista. 

IAIA (FDI). A questa scena il vigile urbano aveva assistito soltanto intorno alle 17?

FERRARIS. Sì. Lui ha assistito al primo colloquio. A quello successivo no. Noi lo abbiamo temporizzato, basandoci sul fatto che vi è stata la telefonata di Emanuela che avvisava Federica, la sorella. Conseguentemente, lei avrebbe dovuto incontrare questa persona dopo le 17. Poi vi è il fatto che, adesso non ricordo chi dei due, ma il vigile o il poliziotto a una certa ora smontavano dal servizio. Quindi, c’è anche questo punto da tenere presente.

IAIA (FDI). Invece il poliziotto che sensazione le ha dato? Riportava quanto detto dal vigile o erano in contraddizione su alcuni punti? 

FERRARIS. Il poliziotto era semplicemente meno informato, ma aveva notato quella scena. L’aveva notata anche lui, ma era meno preciso sotto questo aspetto: tant’è che dal vigile urbano siamo andati più volte, per avere conferma e dettagli sulla tipologia di macchina. Per noi ragazzi, all’epoca, era necessario trovare quella macchina, anche perché era una macchina particolare: una BMW Touring di color verde acqua.

IAIA (FDI). Avete fatto ricerche anche all’interno della scuola di musica? Visto che eravate in giro a fare ricerche con Pietro, nella scuola di musica ci siete andati? O vi risulta che qualcuno abbia fatto ricerche?

FERRARIS. Lì c’era andato soprattutto Ercole, per parlare con gli insegnanti e soprattutto con l’amministrazione, per avere contezza e certezza se Emanuela fosse uscita prima dalle lezioni.

IAIA (FDI). Presidente, per la prossima domanda è forse opportuno passare in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori procedano in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 16,42)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 17)

CUPERLO (PD-IDP). Signor Ferraris, lei ricorda quando venne deciso di agganciare l’utenza telefonica domestica di casa Orlandi ad un registratore? Da chi viene questa proposta? 

FERRARIS. Onorevole, se fa riferimento al mio registratore, quello che ho portato io da casa, l’iniziativa era stata mia, in collaborazione chiaramente con Ercole e Mario Meneguzzi: installare il registratore per conservare le prime registrazioni delle telefonate.

CUPERLO (PD-IDP). Ma nei giorni successivi quel registratore venne sostituito oppure rimase sempre il suo? 

FERRARIS. Era sempre il mio. Poi, quando la Polizia si è inserita per fare intercettazioni tramite il centralino del Vaticano, a quel punto il mio registratore è stato sostituito con un mezzo più professionale, perché loro si agganciavano direttamente alla centrale telefonica del Vaticano. 

CUPERLO (PD-IDP). Questo avviene qualche giorno dopo?

FERRARIS. Quindici giorni dopo, venti giorni dopo.

CUPERLO (PD-IDP). Quindi, per i primi 15 giorni, a gestire le prime fasi di quello che era un potenziale rapimento fu una organizzazione un po’ artigianale? 

FERRARIS. Esatto. Noi registravamo queste cassette e le consegnavamo alla Polizia.

CUPERLO (PD-IDP). E non sembrò un po’ strano, nonostante parliamo di quarant’anni fa, che le comunicazioni fossero delegate ad una gestione piuttosto artigianale, domestica? La Polizia, anche allora, aveva mezzi abbastanza più sofisticati.

FERRARIS. Il punto è che fu necessario superare un aspetto ostativo, che era quello del rapporto fra i due Stati. Quindi, loro dovevano chiedere un’autorizzazione alla centrale della Città del Vaticano per inserirsi e fare quel tipo di intercettazione. Tant’è che un genitore dei nostri ragazzi, che lavorava presso la centrale, ci assicurò del fatto che c’era stata questa interlocuzione e conseguentemente era stata autorizzata la collaborazione per fare questo genere di intercettazione. 

CUPERLO (PD-IDP). Lei ricorda l’occasione in cui Giulio Gangi si presenta in casa Orlandi e lei lo conosce? 

FERRARIS. Praticamente quasi la sera stessa. La notte stessa. 

CUPERLO (PD-IDP). E che ricordo ha di questa figura? Che immagine trasmise? Innanzitutto, lei era a conoscenza del tipo di occupazione di questo giovane?

FERRARIS. Ce lo disse in quel frangente. Soprattutto, mi stupirono la giovane età e il fatto che io, onestamente, non sapevo che già frequentasse la famiglia. Lo scoprii allora. Soprattutto, mi colpì un atteggiamento leggero, troppo leggero. Tant’è che c’era un capitano dei carabinieri, sempre dei Servizi, molto più inquadrato, e quando parlavamo con lui ci sentivamo molto più sicuri da quel punto di vista. 

CUPERLO (PD-IDP). Ma quale fu il canale che introdusse Giulio Gangi in casa Orlandi quella sera? Chi lo portò, chi lo condusse lì? Aveva una conoscenza con la famiglia Meneguzzi e quindi, ancora una volta, fu il canale di Mario Meneguzzi a condurre Giulio Gangi in casa Orlandi? 

FERRARIS. Gangi spiegò che era arrivata una sorta di informativa via fonogramma. Conseguentemente, riconoscendo il cognome, si attivò. Mi sembra che avesse rapporti con una figlia di Meneguzzi e, per avere contezza se eravamo noi, si presentò al cancello.

PRESIDENTE. Scusi se la interrompo, ma questo è un punto importante. Lei ha detto: credo che avesse dei rapporti con la figlia di Meneguzzi? Esattamente, che tipo di rapporti? 

FERRARIS. Di conoscenza, perché probabilmente si frequentavano in periodi di vacanza: conoscenza in quel senso. Nel rientrare, io vidi queste nuove persone e chiesi chi fossero. Mi risposero: sono dei Servizi e questo è Giulio Gangi. Ricordo che, essendo il periodo estivo, portavano tutti una maglietta bianca e i jeans. Questa è l’immagine che ricordo.

CUPERLO (PD-IDP). Ha detto che c’era un altro esponente dei Servizi, un comandante, che vi dava più affidamento. 

FERRARIS. Sì, arrivò successivamente. In gergo era chiamato Leone

PARRINI (PD-IDP). Era Gramendola

FERRARIS. Sì, esatto, Gramendola. Si percepiva la sua esperienza. Se devo dare un giudizio, la correttezza di Gramendola si evidenziava più di quella di questi ragazzi: di questo Gangi e di qualche altro agente che stava lì con lui.

PRESIDENTE. Ricorda i nomi di questi altri agenti?

FERRARIS. No, non posso ricordare.

CUPERLO (PD-IDP). Sa cosa colpisce, ingegner Ferraris? Vi è una sorta di scarto: stiamo parlando della scomparsa, del non rientro a casa, di una ragazzina di 15 anni. C’è uno scarto tra la reazione del commissariato, a cui ci si rivolge e che, anche comprensibilmente (ma non con il senno di poi), ha una reazione immediata del tipo: valutiamo. Può essere semplicemente un colpo di testa. Aspettiamo qualche ora. 

Dall’altra parte, vi è l’attivazione dei Servizi di sicurezza del Paese. È come se ci fosse una stonatura nella scrittura di un racconto giallo. Un qualcosa che non torna nella sua omogeneità. È questo l’elemento su cui le chiedo se avete fatto una riflessione specifica. 

Aggiungo poi una domanda su quando avete conosciuto l’avvocato Egidio. Avete saputo sin da principio chi aveva sponsorizzato la presenza e l’impegno dell’avvocato Egidio nella vicenda? 

Infine, mi collego alla domanda del collega che mi ha preceduto sull’intervento del Pontefice. Se ricordo bene, dal 3 di luglio al 28 di agosto di quell’anno, sono otto i momenti pubblici, gli appelli che il Pontefice fa a proposito della scomparsa di Emanuela. Come sa, questa è una Commissione parlamentare d’inchiesta che si occupa anche della scomparsa di un’altra giovane donna, Mirella Gregori. Soltanto il 28 di agosto, nell’ultimo appello del Papa, il nome di Mirella Gregori viene associato a quello di Emanuela Orlandi

Lei, pochi minuti fa, ha detto che non risulta sia stata la famiglia a chiedere l’intervento del Pontefice. Possono essere stati canali diversi. D’altra parte, parliamo di una giovanissima cittadina vaticana, quindi poteva essere anche comprensibile l’interessamento della Santa Sede. Però, in altre occasioni abbiamo posto la domanda agli altri auditi e rimane, anche qui, un elemento interrogativo sullo scarso impatto della scomparsa al commissariato di Polizia e la comparsa sulla scena dei Servizi. Rimane un interrogativo di fondo. 

Nel momento in cui il Papa si affaccia all’Angelus e fa nome e cognome di quella che lei ha definito una ragazzina di 15 anni, è chiaro che il caso diventa un caso mondiale. Non è più un fatto di cronaca romana. Dalla cronaca locale viene proiettato immediatamente sul palcoscenico di un’attenzione globale. Poi, per otto volte, il Pontefice fa riferimento a questa giovane donna scomparsa e il Vaticano sollecita a occuparsi del caso la persona dell’avvocato Egidio: un uomo legato al Sisde, che si era occupato di casi delicati che avevano coinvolto il Vaticano, anche a proposito della vicenda del banchiere Calvi

Insomma, la somma di diverse piste che andavano sommandosi con una certa accelerazione a cosa ha portato? Quale tipo di riflessione ha prodotto su di voi? A quel punto non eravate più padroni del dramma e della tragedia che si stava consumando, se non per le implicazioni profondamente drammatiche vissute dai genitori, che lei ci ha raccontato. 

Avete avuto, ad un certo punto, la sensazione di essere stati coinvolti, vostro malgrado, in una vicenda più grande di quella famiglia, più grande di voi? Che cosa avete pensato, alla luce della successione di tutti questi elementi?

FERRARIS. Nei primi momenti della ricerca di Emanuela, riflessioni non ne facevamo. Noi pensavamo soltanto a cercare Emanuela e ogni persona che noi vedevamo avvicinarsi per aiutarci era benvenuta. 

Il discorso dell’intervento del Santo Padre è legato, con tutta probabilità, a dove lavorava Ercole, in Prefettura. Il suo capo era monsignor Monduzzi e monsignor Monduzzi era uno stretto collaboratore del Santo Padre. Quindi per rassicurare il padre, con tutta probabilità, vi sarà stato un intervento di monsignor Monduzzi nei confronti del Santo Padre. 

Altro momento, al quale io non ero presente e che mi è stato riferito, è stato questo incontro, quando il Santo Padre si è recato a casa Orlandi e ha fatto quel riferimento sul fatto che vi era un cosiddetto coinvolgimento estero. Io, però, non ero presente. 

Per il discorso che faceva lei, sulle riflessioni successive, nel momento in cui il capo della vigilanza Cibin conferma ad Ercole che non doveva interessarsi al caso e che il coordinamento delle informative veniva gestito da Casaroli, è chiaro, come dice giustamente lei e come è stata l’affermazione che ha fatto Ercole successivamente, che egli si sia sentito “tradito” da chi serviva. 

L’avvocato Egidio, da quello che so io, è stato sponsorizzato dai carabinieri: non dal Vaticano, ma dai carabinieri. Per quanto riguarda la sua nomina, nelle prime istanze, sia io che Mario Meneguzzi eravamo contrari, nel senso che volevamo che venisse incaricato un avvocato della famiglia, che facesse gli interessi della famiglia. Questo è stato uno dei momenti in cui abbiamo accettato le decisioni di Ercole che, all’epoca, come le dicevo prima, confidava estremamente nelle istituzioni. 

PRESIDENTE. Può ripetere chi era contrario alla nomina?

FERRARIS. Io e Mario Meneguzzi. Per noi era una scelta un po’ troppo di parte. Preferivamo una persona neutrale. Ecco, per tornare al discorso di prima, in questa collaborazione con Mario Meneguzzi lui aveva una sorta di freddezza davanti a una situazione così pericolosa, così burrascosa, così travolgente e non traspariva fra noi alcun disamore o contrasto. Anzi, era tutto il contrario, nel senso che si cercava di avere un atteggiamento il più consono e collaborativo possibile nei confronti di Ercole, tenuto presente che poi l’ultima decisione era quella di Ercole.

SCURRIA (FdI). Signor Ferraris, io confermo quello che diceva il collega Cuperlo, di questo spread tra l’indifferenza della polizia la sera del 22 giugno e l’attivazione dei Servizi segreti sostanzialmente subito. Questo è il punto che vorrei capire meglio: andate lì al commissariato, quasi pregate di poter sporgere una denuncia, che non viene accolta, per poi ritrovarvi i servizi segreti a casa. 

Le volevo poi anche chiedere se si ricorda dove fossero i Meneguzzi, Mario e Pietro, la sera della scomparsa di Emanuela; a che ora più o meno arriva Pietro Meneguzzi a casa, la sera della scomparsa; se, nelle vostre ricerche, sue e degli altri familiari, avete interloquito con la Guardia svizzera per sapere se Emanuela fosse rientrata in Vaticano, ma si fosse fermata magari da altre parti. Vi è stato qualche momento in cui, direttamente e concretamente, avete parlato con chi era fisicamente di guardia quella sera, per avere notizie di Emanuela? 

FERRARIS. Rispetto a quando arrivò Pietro Meneguzzi, non ho la contezza e il ricordo dell’ora, ma presumo sia stato la stessa notte. Mario Meneguzzi, con Lucia, la sorella di Ercole, stavano a Ville di Torano. Loro, avvisati della cosa, vennero da noi. Sono arrivati la notte stessa o all’alba, perché questo era lo spirito collaborativo. Il giorno della scomparsa di Emanuela stavano a Ville di Torano, nella casa che avevano fuori Roma.

PRESIDENTE. Ma questo lei se lo ricorda con certezza? Stavano là perché era un periodo di ferie?

FERRARIS. Sì, era giugno. Loro avevano casa fuori Roma e quindi quel giorno stavano fuori Roma. 

PRESIDENTE. Chi, precisamente, della famiglia? Tutti quanti? 

FERRARIS. Sia Mario che Lucia erano fuori Roma. Non erano a casa, il giorno della scomparsa, neanche Ercole e Maria, che adesso non ricordo dove fossero. Poi, nel pomeriggio, rientrarono. Aspettavano Emanuela, che rientrasse per cena, ma lei non è arrivata. I genitori, però, stavano a Roma, mentre i Meneguzzi erano fuori Roma. 

Pietro Meneguzzi arrivò la sera, ma l’orario non lo ricordo. Non ricordo se stava fuori con i genitori o se era rientrato o era già a Roma. Quella è stata una serata particolarmente difficile e molto convulsa sotto certi aspetti. Quindi, avere un ricordo tangibile di alcuni avvenimenti, a distanza di quarant’anni, non è semplice. 

Capisco determinate vostre perplessità, legate anche a determinate stranezze, che voi mi state sottoponendo e che anche noi ci siamo posti, successivamente. Alcune domande ce le siamo poste anche noi, ma in quel momento l’aspetto fondamentale era cercare Emanuela

Quanto al fatto di aver sentito le Guardie svizzere, com’è d’uso anche qui alla Camera con i commessi nei confronti dei deputati, le Guardie svizzere conoscono personalmente ciascun cittadino che abita all’interno del Vaticano. Quindi, hanno una visione tangibile se quella persona è entrata o non è entrata in Vaticano. All’epoca avremo senz’altro chiesto: avete visto Emanuela? Alla risposta che non l’avevano vista e che non era rientrata, non c’è stato un particolare approfondimento.

SCURRIA (FdI). Però, la domanda è stata fatta.

FERRARIS. Sicuramente sì. Ma se era rientrata, allora doveva stare a casa. Poteva essere andata in parrocchia da suor Alba, ma la sera doveva rientrare per cena. A parte l’appuntamento con la sorella e quei loro quattro amici, insieme sarebbero dovute rientrare a casa. Questo era il programma. L’altro episodio poteva essere che Pietro non le aveva dato il passaggio. Di questo lui si rammaricava, ma questi sono episodi fatali della vita, che non puoi prevedere. 

Quello che sottolineo è l’estremo disagio, l’estrema confusione, il cercare, in quella prima settimana, di razionalizzare quello che stava succedendo. Da qui il discorso dei manifesti, del messaggio sui giornali per chiedere informazioni circa la scomparsa di Emanuela con il numero telefonico. Il primo passaggio è stato quello. Successivamente è venuto il discorso dei manifesti. 

Tutto era incentrato, comunque, sull’ottenere qualsiasi genere di informazione su Emanuela. E tutto avveniva in una modalità quasi “casalinga”, in quella che noi vedevamo quasi come una forma di cortesia. Mi riferisco al fatto che agenti di pubblica sicurezza e Carabinieri potessero entrare e uscire dal Vaticano senza nessun problema. Normalmente ciò non poteva avvenire mentre, in quella circostanza, venne consentito. 

Ricordiamo che eravamo in un’epoca storica nella quale non c’era quella acutezza, quella consapevolezza che abbiamo oggi. Noi ci siamo impegnati successivamente, io e mia moglie, per quanto ritenevamo possibile, sul tema della scomparsa delle persone, per la sensibilizzazione e l’introduzione di leggi a riguardo.

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). La mia prima domanda riguarda la fidanzata di Alessandro De Angelis, che è stato citato prima. Volevo che lei ci ricordasse chi era e ci aiutasse a descriverla. Inoltre, le chiedo che tipo di rapporti avesse con Emanuela. 

FERRARIS. Le debbo dire che non ho ricordi della ragazza di De Angelis. Era una frequentazione parrocchiale. Di molti di loro posso avere una memoria visiva, ma di questa ragazza no. 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). Lei esclude che possa aver avuto un qualche ruolo di qualunque genere in questa vicenda? 

FERRARIS. Non saprei dirle né sì e né no. Non ho nessuna informazione a riguardo.

PRESIDENTE. Mi pare che si chiamasse Laura.

FERRARIS. Non lo so. Onestamente non la ricordo. Erano una quarantina i ragazzi che seguivamo, alcuni con una frequentazione molto più assidua, altri un po’ meno. Loro facevano canto. Quindi, sicuramente Emanuela era molto vicina a De Angelis, però sempre con una frequentazione molto leggera.

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). La seconda domanda è il seguito di quella che ha fatto il collega Cuperlo, ma un po’ più di scenario. Queste persone che si qualificavano, e lo erano, come agenti segreti, che passavano molto tempo con voi, aveva l’impressione che facessero cosa? Come svolgevano la loro attività di agenti segreti? Lei aveva 23 anni ai tempi, come ricordava poco fa. Io, che ne ho 47 oggi, ancora non ho capito bene cosa facessero. 

FERRARIS. Una domanda giusta. Debbo dire che la figura di Gangi la sentivo come una figura molto superficiale. 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). Voi avevate la percezione che vi aiutassero nelle indagini o che vi controllassero? 

FERRARIS. Si davano da fare, ma non vedevo alcuna logica. Invece, in Gramendola io vedevo il funzionario, che aveva un obiettivo. Quando si colloquiava con lui, si aveva l’impressione di non essere sottoposti a indagine, ma che lui stesse cercando di avere delle informazioni per ottenere un risultato. Al limite, Gramendola ci diceva che stavano cercando di fare tutto il possibile. Quindi, sotto certi aspetti era un supporto psicologico. 

Invece, questi ragazzi dei servizi segreti, per quello che mi posso ricordare all’epoca, erano ragazzetti che si davano da fare, qualche volta facevano vedere il loro distintivo perché bisognava ispezionare un appartamento, ma non avevo una percezione di solidità. Questa è la percezione che avevo io. 

Anche per quanto concerne l’affidabilità, quando parlavo di determinate scelte, come quella dell’avvocato, la mia personale scelta era indirizzata a coloro che potevano darmi un certo affidamento. Se devo fare una scelta di equilibrio, io cerco un elemento esterno, che cauteli me, anche con un costo economico, ma che almeno faccia i miei interessi. Ercole ci ha detto che gli avevano consigliato questo avvocato e noi, tramite nostri amici, prendemmo delle informazioni su di lui. Egidio si era occupato del furto di alcune casseforti, forse l’anno successivo, ma noi non pensavamo fosse una persona in grado di aiutarci, perché indicata da chi, più o meno, era già coinvolto sotto certi aspetti. 

Scegliere una persona terza sarebbe stato meglio. Ercole, però, era una persona con la quale si poteva dialogare, ma fino a un certo punto, perché aveva i suoi convincimenti. Superato tutto lo strazio che hanno passato, solo con la nascita dei nipoti lui è cambiato, ma cambiato sensibilmente. Quindi, la crosta ruvida di un padre che doveva assumere le sue decisioni alla vecchia maniera si è sciolta e, alla fine, si è aperto al dialogo. 

Lui si è aperto anche ad accettare determinate conclusioni. Riflettendo, ha capito che si era fidato troppo, ma che questa fiducia non ha sortito l’effetto sperato. Quando lui è venuto a sapere che la figlia dell’altro commesso era stata pedinata, lui si è risentito del fatto che non gli avesse detto niente. 

PRESIDENTE. Immagino stia parlando della famiglia Gugel

FERRARIS. Sì. Questo è il concetto. Ercole è cambiato e solo dopo ha capito che, come diceva l’onorevole Cuperlo, siamo stati quasi strumentalizzati, questo sì. In effetti, in caso di rapimento, per quelli che erano i casi di rapimento ai tempi, tu rapitore le prove che hai dell’ostaggio devi darmele. Non mi dai le fotocopie dei tesserini della scuola di Emanuela. 

A mente fredda, per quella che era la mia percezione, mi accorgevo che c’era qualcosa che non andava, però come potevo contrastare? Vi era questo sentore di strumentalizzazione che, appunto, è emerso nel momento in cui sono iniziate le indagini ad ampio spettro. La pista bulgara o la tratta delle bianche o la banda della Magliana: ognuno era portatore di una tesi. 

PRESIDENTE. Mi scusi, ingegner Ferraris, ma cosa intende dicendo che c’era qualcosa che non andava? 

FERRARIS. Significa che era un intromettersi in una vicenda, ognuno per i propri interessi, che non erano quelli della famiglia Orlandi. Ognuno portava una sorta di confusione, forse ad arte, o mandava messaggi: ma a chi non so. A noi che chiedevamo di Emanuela, non è stato mai detto niente. Anche quelle famose telefonate, anche le prime, erano come messaggi indiretti che non erano per noi: “state tranquilli, lei si sentiva un po’ depressa, conseguentemente voleva stare un po’ per conto suo”. Però, sentivi che volevano lanciare dei segnali: il nome Pierluigi, determinati rumori di sottofondo. 

Era come se la cosa avesse un senso, ma non per noi. Per noi, il modus operandi per capire se tu sei un sequestratore o se hai davvero il sequestrato era un altro. Tant’è che, se si risentono quelle telefonate, c’è Meneguzzi che chiede: “io voglio sapere di Emanuela, fammi sentire Emanuela”. Questo perché ci accorgevamo che c’era qualcosa che non andava. 

Poi, è ovvio che io sto parlando dopo quarant’anni e non abbiamo più la prontezza di quel momento. Già in quel momento, però, nella reazione immediata davanti a quell’avvenimento, una persona fa le sue scelte. Io certe scelte non le avrei fatte: non so se siano state giuste o sbagliate, ma non mi permetto neanche di criticarle. 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signor Ferraris, volevo tornare alla questione delle ricerche la sera stessa della scomparsa. La Città del Vaticano ha più accessi e sia la Guardia svizzera che la Gendarmeria effettuano controlli. Lei o il gruppo di persone, tra parenti e amici, che stavano cercando Emanuela avete chiesto sia alle Guardie svizzere che alla Gendarmeria a tutti gli accessi? 

A questa domanda lei ha già risposto parzialmente, dicendo che si immaginava che non fosse rientrata. Però, precedentemente, ha anche dichiarato che la prima cosa che avete fatto è stata cercarla nei dintorni. Quindi, io immagino che, uscendo di casa, vi siate divisi. Sempre in riferimento alla ricerca, volevo capire se avete fatto la ricerca a piedi o anche con mezzi e se, durante la ricerca, proprio nelle immediate vicinanze della Città del Vaticano, avete chiesto informazioni a eventuali pattuglie di carabinieri o polizia che avete incontrato sul tragitto.

FERRARIS. Confermo tutto quello che lei ha detto, perché quella è stata la dinamica del nostro comportamento. Eventualmente, posso aggiungere che, sempre in riferimento al Vaticano, inteso appunto come una sorta di villaggio, vi era un contatto diretto di conoscenza tra Ercole Orlandi e Cibin, che era il capo della Gendarmeria del Vaticano, come anche con il comandante della Guardia svizzera. Conseguentemente, la domanda di Ercole, per eventuali informazioni, è stata posta immediatamente, proprio a livello di comandanti. 

Le ricerche sono state fatte spesso e volentieri a piedi. Qualcuno di noi, come Pietro Meneguzzi e Pietro Orlandi, avevano la moto e, conseguentemente, qualche volta si spostavano con la moto, per allontanarsi in base a segnalazioni specifiche. Tenga presente che, il giorno successivo alla denuncia, quando incontravamo le pattuglie della Polizia, chiedevamo informazioni a loro, che confermavano di aver ricevuto la denuncia e anche la foto di Emanuela

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io mi riferivo proprio a quella sera.

FERRARIS. La sera stessa ancora non avevamo fatto la denuncia. Noi abbiamo fatto la denuncia il giorno dopo. Quella sera siamo andati al commissariato di zona e ci hanno riferito che dovevamo andare all’ispettorato del Vaticano a piazza Città Leonina. All’ispettorato di polizia di Città Leonina ci hanno rifiutato la denuncia e l’abbiamo dovuta presentare il giorno dopo. 

Conseguentemente, dal giorno dopo, incontrando le pattuglie, anche a Castel Sant’Angelo, alla Mole Adriana, al centro, avveniva di chiedere se avevano avuto informativa e se stavano cercando Emanuela. Il più delle volte ci è stato detto che loro già avevano anche la foto segnaletica per cercare Emanuela.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Questo il giorno dopo. Le ricerche nelle immediate vicinanze, quelle che si sono protratte fino a corso del Rinascimento, la sera in cui siete andati in zona Castel Sant’Angelo, avvenivano la sera stessa o il giorno dopo? 

FERRARIS. La sera stessa, probabilmente. Perché l’appuntamento di Emanuela con Cristina era al ponte davanti alla Cassazione. Nel passaggio, dovevamo passare per la Mole Adriana: quindi, è stato la sera stessa. 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi non avete incontrato pattuglie di carabinieri e polizia, proprio quella sera, alle quali avete chiesto: “avete visto una ragazza vestita così”?

FERRARIS. Non lo posso ricordare, ma le posso dire che chiedevamo a chiunque. Quindi, se dovessimo aver incontrato una pattuglia della polizia, potremmo aver chiesto anche a loro. Onestamente, dopo quarant’anni, quali persone ho incontrato lungo quel tragitto io non lo ricordo. Sicuramente la zona che abbiamo battuto per prima è stata a corso del Rinascimento, perché lì c’era la famosa fermata dell’autobus. 

Abbiamo parlato con i negozianti, con il vigile urbano ed il poliziotto, anche perché, andando a memoria, il poliziotto o il vigile urbano avevano smontato dal servizio e lo abbiamo sentito il giorno dopo. Uno dei due, in particolar modo il vigile, aveva puntualizzato punto per punto, mentre invece l’altro ricordava, però non aveva focalizzato appieno certe cose.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei conferma, dunque, che i contatti con la Gendarmeria, per sapere se avessero visto qualcosa, sono stati intrattenuti dal signor Ercole Orlandi direttamente con il capo della Gendarmeria e che voi, a sua memoria, non avete chiesto di persona alle Guardie svizzere o ai gendarmi che erano in servizio quella sera presso gli ingressi? 

FERRARIS. No, anche perché il posto della Gendarmeria è più avanti rispetto a quello delle Guardie svizzere. Io, essendo persona conosciuta, entravo tranquillamente. Oggi, se passo in Vaticano, mi fermano. All’epoca mi salutavano: per rendere l’idea dei tempi come si sono modificati. Io ero il fidanzato della figlia di Ercole, il quale Ercole era un cittadino Vaticano, quindi tutto l’entourage era conosciuto. 

Ribadisco il concetto che dicevo prima: al primo ingresso di Sant’Anna ci sono le Guardie svizzere. Poi c’è la parrocchia e, subito a destra, si va verso la casa di Ercole. La Gendarmeria sta più avanti, con un ulteriore posto di blocco che è sempre stato lì. È impossibile che Emanuela possa essere venuta dalla parte del Vaticano, perché significava che era all’interno della Città del Vaticano. Se era passata dal cancello di Sant’Anna, aveva superato le Guardie svizzere e poi svoltato a destra per arrivare a casa.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Che lei sappia, Emanuela tornava sempre con i mezzi o veniva a volte accompagnata in auto? Oppure tornava magari a piedi, visto che la scuola di musica non è lontanissima? 

FERRARIS. Normalmente rientrava coi mezzi, perché aveva l’abbonamento. Quella sera, poiché doveva vedersi con la sorella, doveva trovarsi ad un punto di incontro. Quindi, lei il mezzo lo avrebbe dovuto prendere, per poi scendere al ponte davanti al Palazzaccio e fare la strada a piedi. Tant’è che l’amica della scuola l’ha lasciata alla fermata dell’autobus, perché lei avrebbe dovuto prendere l’autobus per tornare verso casa.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma è mai capitato che tornasse a piedi? Perché non è lontanissimo. Capitava che tornasse direttamente a piedi?

FERRARIS. Da sola era difficilissimo. Quella sera c’era la compagnia della sorella e questa era la ragione di venire a piedi: c’era la sorella con i loro amici. Ma lei da sola non rientrava, anche perché l’autobus che prendeva era il 64 e il capolinea era a piazza Città Leonina. Quindi, lei dalla scuola prendeva l’autobus e scendeva davanti al cancello di casa.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E in auto? Passaggi, magari di qualche conoscente o amico?

FERRARIS. No. Tutto al più poteva rientrare con il fratello, come per quella circostanza di cui si rammaricava Pietro, per non averla accompagnata. Ma era il fratello, altri no. Io, ad esempio, non l’ho mai accompagnata. 

PRESIDENTE. Come informalmente concordato con i Commissari, dispongo una breve sospensione dei nostri lavori.

(La seduta, sospesa alle ore 17,44, riprende alle ore 17,51)

PARRINI (PD-IDP). Signor Ferraris, la prima domanda che le faccio è la seguente. Risulta, dagli atti delle forze dell’ordine, che la sera del 22 giugno 1983, quindi la sera della scomparsa di Emanuela, l’agente Montin della polizia di Stato, distaccato presso il commissariato Borgo, fermò e fece un controllo, presso la Mole Adriana, a due persone a bordo di una Fiat 126. Lo stesso agente, nel verbale del 12 luglio 1983, disse che queste persone erano la sorella e il cognato di Emanuela Orlandi, non facendo i nomi dei due.

La domanda che io le faccio è se le persone in questione eravate lei e Natalina, perché credo che, all’epoca, anche Federica fosse fidanzata. Sarebbe importante capire se era Federica col suo fidanzato in quella macchina oppure se eravate voi, perché la circostanza che parenti stretti di Emanuela, la sera stessa della scomparsa, si trovassero presso un luogo molto vicino, peraltro, a quello dove doveva avvenire l’incontro è di un certo interesse. 

FERRARIS. Io questo non lo ricordo. Avrei potuto essere io, come anche mia cognata, atteso che l’unica cosa che ci poteva spingere a stare lì, se eravamo noi, era perlustrare i giardini per verificare se vi fosse stata Emanuela.

PARRINI (PD-IDP). Il dettaglio della Fiat 126 non la aiuta a ricordare? 

FERRARIS. Come auto, io non avevo una 126, ma una Ritmo bianca di proprietà di mio padre. A questo punto, dovrebbe probabilmente trattarsi di mia cognata, ma non ricordo se all’epoca avessero una 126. Il dettaglio della 126, onestamente, mi è nuovo. Io avevo una Ritmo bianca, ma all’epoca, quando ci siamo mossi, almeno quella notte, ci siamo mossi a piedi, non certo in macchina. 

PARRINI (PD-IDP). Se si fosse trattato della 126 su cui si trovavano Federica e il suo fidanzato, questa circostanza a lei risulta naturale o strana, visto che vi muovevate a piedi? 

FERRARIS. Quando parlo di muoversi a piedi, mi riferivo sempre a me e a taluni nostri amici. Il fatto che loro si fossero mossi con la macchina non mi risulta strano, perché anche Pietro Orlandi aveva la moto, Pietro Meneguzzi aveva la moto e, di conseguenza, loro si muovevano con la moto oltre che a piedi. Quindi, i movimenti erano fatti in entrambi i modi. 

PARRINI (PD-IDP). Presidente, per la seconda domanda chiedo di poter passare in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguono in seduta segreta. 

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 17,55)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 18,11)

CIOCCHETTI (FDI). Signor Ferraris, intanto la ringrazio per la disponibilità. La persona che si presenta a casa Orlandi insieme a Gangi dovrebbe essere Marino Vulpiani. A parte la storia delle date che differiscono, dovrebbero essersi presentati nei giorni successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi, presumibilmente il 26 giugno. Qualcuno dice il 25 o magari la stessa sera, come sentiamo dire adesso, alle 23,30 o alle 23,45. 

FERRARIS. Sicuramente di notte. 

CIOCCHETTI (FDI). Ed oltre a Gangi arriva questo Marino Vulpiani, che è un giovane di 23 anni. Si presentano nell’abitazione degli Orlandi: ricorda come si identificarono? Si presentarono dicendo che appartenevano ai servizi segreti? Perché Gangi vi apparteneva, ma Vulpiani no.

FERRARIS. Ora non ricordo bene, ma si identificarono come agenti dei servizi segreti.

CIOCCHETTI (FDI). E ricorda se si conoscevano bene con i Meneguzzi

FERRARIS. Quella sera entrarono tante di quelle persone che non è che facevamo il controllo di chi fosse chi. Quindi, anche il ricordo di questa conoscenza con i Meneguzzi rientra nel contesto dei giorni che trascorrevano quella prima settimana. Noi chiedevamo chi fossero le varie persone e come conoscessero la famiglia, ma era uno scambio di informazioni molto colloquiale. 

CIOCCHETTI (FDI). Lei prima ci ha detto che una parte della famiglia, con degli amici, molti giorni dopo andò ad Ostia, in particolare nella pineta. A noi, però, in un’audizione, un amico della famiglia ha detto che sono andati a fare un giro per la pineta di Ostia già il giorno dopo: lei non ricorda questo particolare?

FERRARIS. No.

CIOCCHETTI (FDI). Comunque, così è stato detto durante un’audizione: la sera stessa o il giorno dopo, ma non diversi giorni dopo. Da ultimo, una curiosità che mi è rimasta impressa dall’ascolto di molte audizioni, anche quella del dottor Giani. Negli ultimi anni, alcuni componenti della famiglia Orlandi hanno accusato il Vaticano di essersi disinteressato della vicenda. 

Volevo capire, dunque, le motivazioni della scelta di presentare la denuncia solo alla polizia italiana e di non presentarla, formalmente, anche alla Gendarmeria vaticana. Essendo Emanuela una cittadina vaticana, penso che si potessero presentare denunce in tutti e due le sedi?

FERRARIS. Procedo immediatamente al chiarimento giuridico. Siccome la scomparsa è avvenuta fuori dal territorio vaticano, dovevamo fare la denuncia presso l’autorità giudiziaria del luogo della scomparsa, che, per competenza, era il commissariato di pubblica sicurezza di Borgo, in piazza della Città Leonina. 

CIOCCHETTI (FDI). Ma un cittadino vaticano che ha un problema di questo genere immagino potesse presentare una denuncia di scomparsa anche presso la Gendarmeria vaticana. 

FERRARIS. All’epoca venne detto, probabilmente anche allo stesso Ercole, che la denuncia doveva essere fatta presso il commissariato esterno. Questo anche perché, come competenza territoriale, i gendarmi non potevano uscire dal Vaticano e andare a fare indagini all’esterno. E poi, senza offesa per la Gendarmeria, ma i numeri esigui della Gendarmeria potevano poco rispetto alla moltitudine delle nostre forze dell’ordine. 

CIOCCHETTI (FDI). La mia domanda era legata al fatto che ci è stato detto che il Vaticano, all’inizio, non ha svolto indagini proprio perché non aveva ricevuto una denuncia formale. 

FERRARIS. No. Facevo poc’anzi cenno a una dichiarazione proprio del comandante della Gendarmeria dell’epoca. Al contrario, egli ricevette un input dalla Segreteria di Stato di non occuparsi dell’indagine. Questo l’ha dichiarato lui. Quindi, il Vaticano ha fatto una scelta di campo, sotto certi aspetti, ma non perché non fosse stata presentata denuncia, bensì perché la dovevamo presentare esternamente. Noi avremmo potuto anche presentarla in Vaticano, a noi non cambiava niente.

ASCARI (M5S). Presidente, nel ringraziare innanzitutto il signor Ferraris per la sua presenza ed il suo importante contributo, chiedo di passare immediatamente in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguano in seduta segreta.

 (I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 18,18)

 (I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 18,55)

PRESIDENTE. Per quanto riguarda la foto sui manifesti, questa foto da chi fu scelta e per quale motivo? E perché fu messo il numero telefonico di casa e non un contatto telefonico delle forze dell’ordine? 

FERRARIS. La foto fu scelta perché era una delle più recenti. Poiché era stata scattata in occasione della vittoria dello scudetto della Roma, Emanuela portava in testa la famosa treccina giallorossa. 

PRESIDENTE. Ma chi l’aveva scelta?

FERRARIS. Ribadisco il concetto che decidevamo tutti quanti insieme. Della persona che ha indicato quella foto non ho percezione precisa.

PRESIDENTE. Chi era il parroco di Sant’Anna dei Palafrenieri in Vaticano? 

FERRARIS. Padre Falcioni

PRESIDENTE. Perché la denuncia fu presentata da Natalina e non da Ercole o dalla moglie? 

FERRARIS. Semplicemente perché dicemmo ad Ercole di non preoccuparsi, che ci avremmo pensato noi. Così come eravamo andati la sera prima al commissariato di Roma centro, a quel punto ci avremmo sempre pensato noi. 

Quanto all’indicazione del numero telefonico, noi non potevamo mettere un numero telefonico delle forze dell’ordine, perché significava coinvolgere la polizia. A quell’epoca non c’era quel tipo di modus operandi, anche perché noi eravamo all’interno della città del Vaticano e conseguentemente privilegiavamo il fatto di avere noi stessi quel tipo di informazione, in modo tale da poterci attivare per verificare se era valida oppure no.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda il registratore, al di là del fatto che era materialmente suo, fu sua la proposta di utilizzarlo?

FERRARIS. Sì. Il registratore era di mia proprietà. Proprio perché cominciarono ad arrivare le prime telefonate, per non perdere la sequenza e conseguentemente avere memoria di che cosa veniva detto, io proposi di usare registratore, musicassette a nastro e mixer in modo tale da registrare le telefonate. 

PRESIDENTE. Lei è al corrente, però, che Giulio Gangi dichiarò di aver avuto lui l’idea del registratore e che lo stesso fosse di proprietà di Mario Meneguzzi?

FERRARIS. È falso. Il registratore era mio, sta a casa mia. È stato anche portato alle trasmissioni “Telefono Giallo” e “Chi l’ha visto?” e probabilmente sono state fatte delle riprese. Potete chiedere pure a Pietro e a mia moglie, che lo confermeranno.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda le prime telefonate, quelle che arrivavano a casa Orlandi e alle quali rispondeva Meneguzzi, lei è mai stato presente durante queste telefonate? 

FERRARIS. Qualche volta sì.  Noi eravamo le staffette. Ci veniva detto che c’era stato un avvistamento o una segnalazione in un tale posto e noi andavamo a controllare. Oppure, al contrario, risentivamo la cassetta, in modo da capire che cosa avessero detto, in che forma, quali fossero i rumori di sottofondo. Insomma, facevamo gli investigatori.

PRESIDENTE. E ricorda di chi erano le telefonate alle quali era presente? Del cosiddetto americano, di Pierluigi, di Mario

FERRARIS. Erano quelle iniziali, quelle di Perluigi e di Mario, perché le telefonate dell’americano mi sembra siano arrivate molto dopo.

PRESIDENTE. Quando è arrivata quella nella quale fu fatta sentire la voce registrata di Emanuela, lei non era presente?

FERRARIS. No. Mi è stata fatta sentire dopo.

PRESIDENTE. Lei prima ha ricordato questa anomalia rispetto ai rapimenti in voga in quegli anni, cioè il fatto che la voce sentita fosse una voce registrata e, allo stesso tempo, ha rilevato questi strani ritrovamenti di ricevute di pagamento della tassa di iscrizione. Secondo lei, sia questi nastri sia questi oggetti, come entrarono in possesso di chi faceva queste telefonate? Si è mai fatto questa domanda e si è mai dato una risposta? Ne avete mai discusso anche con la famiglia?

FERRARIS. È esattamente il discorso che facevo prima. La cosa che ci disperava di più era il fatto che noi ci sentivamo marginali rispetto alla ricerca di Emanuela. Chi interloquiva con noi voleva far sapere a terze parti, non a noi, cosa eventualmente volessero e che cosa eventualmente cercassero. Noi mai avevamo la percezione di qualcuno che, in fondo, ci dava delle informazioni su Emanuela. Erano sempre informazioni filtrate e questo ci faceva arrovellare. Lo stesso Meneguzzi, quando parlava con qualche persona, alzava la voce, chiedendo Emanuela come stava, dove stava, di parlare con lei. 

PRESIDENTE. Nei primi giorni dopo la scomparsa, ha visto qualcuno, in casa Orlandi, prendere oggetti personali di Emanuela? Chi aveva accesso alla stanza di Emanuela?

FERRARIS. Non ho visto nessuno prendere alcunché, ma, come ricordavo all’inizio dell’audizione, il modo di vivere in casa Orlandi era quello che, in generale, si teneva in Vaticano. Quella porta era sempre possibile aprirla ed entrare e, nella confusione dei primi giorni, probabilmente poteva anche capitare che qualcuno potesse sottrarre qualche cosa. 

Atteso che i documenti che sono poi stati ritrovati o eventualmente trasmessi da noi all’autorità giudiziaria, come il diario, le tessere ed alcuni indumenti di Emanuela, erano in loro possesso, erano fotocopie di chi aveva avuto un contatto con Emanuela o a cui, probabilmente, sono state rivendute come informazioni. Non ho contezza del fatto che qualcuno possa aver trafugato qualche cosa, ma di certo, in quei giorni, in quella casa c’era grande confusione.

PRESIDENTE. Secondo l’idea che si è fatto, chi chiamava aveva in mano Emanuela oppure no? 

FERRARIS. No, non credo che avesse in mano Emanuela. Ribadisco il concetto: loro non facevano un ricatto a noi. Non è stato mai posto un ricatto nei confronti di Ercole, del tipo: ti ricatto perché devi parlare al Papa; ti ricatto perché mi devi dare questa somma; ti ricatto perché mi devi fare questo favore. Alla famiglia non è stato fatto alcun genere di ricatto. È stato detto: state tranquilli, stiamo lavorando per voi. La bambina sta bene. Però, era tutto generico e senza nessun riscontro. 

Poi sono arrivati i vari messaggi ai quali, appunto, faceva riferimento lei: i ritrovamenti presso i cestini o al Colonnato in Vaticano oppure a via della Stamperia o presso la sede dell’Ansa. Però, se dovevano dare un messaggio alla famiglia, perché lasciare un messaggio in un cestino? Perché noi siamo sempre stati esclusi?

PRESIDENTE. Avete mai avuto sospetti sull’ambiente della scuola di musica “Ludovico da Victoria”? 

FERRARIS. No, assolutamente.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda sempre la comitiva della parrocchia di Sant’Anna, Pierluigi Magnesio lei lo conosce?

FERRARIS. Sì. 

PRESIDENTE. E sa anche in che rapporti fosse con Emanuela

FERRARIS. Erano rapporti normali. Frequentava il catechismo presso la parrocchia, nulla più. 

PRESIDENTE. E lei lo ha più visto o ricontattato dopo la scomparsa?

FERRARIS. No. Ho rivisto solo un paio di loro, tra cui Angelo Rotatori, ma solo perché abita vicino casa nostra. Ognuno fa la sua vita e, alla fine, quello resta il nostro stillicidio.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda sant’Apollinare, conosceva don Vergari?

FERRARIS. Solo di nome.

PRESIDENTE. Per la prossima domanda dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 19,06)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 19,11)

PRESIDENTE. Signor Ferraris, al di là di qualsiasi valutazione di merito, questa audizione le fa onore, perché comunque è stata un’audizione piena, intensa e dove si è affrontato il tema a 360 gradi. 

FERRARIS. Davvero grazie a voi, soprattutto per l’attenzione e la cortesia. Comprendo anche la ragione delle domande scomode. 

PRESIDENTE. Nel ringraziare ancora il signor Ferraris, dichiaro conclusa la procedura informativa.

I lavori terminano alle ore 19,12

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