Angelo Gugel per la prima volta racconta.

Angelo Gugel, aiutante di camera di San Giovanni Paolo II, prima d’ ora non aveva mai parlato con nessuno, tantomeno con un giornalista. Né dei tre pontefici che servì per 28 anni, né di ciò che accadde il 13 maggio 1981, quando in piazza San Pietro il terrorista turco Ali Agcà sparò al Papa polacco. C’ è una pietra bianca, murata per terra vicino al colonnato del Bernini, a ricordare il punto esatto dell’ attentato.

«Quello che pochi sanno», rivela, «è che ve n’ è un’ altra uguale, con lo stemma pontificio e la data in numeri romani, anche nell’ atrio dei Servizi sanitari del Vaticano, dove sdraiammo il Santo Padre sul pavimento, prima di trasportarlo in ambulanza al Policlinico Gemelli».

Angelo Gugel
Angelo Gugel

Alla fine risultò che l’ emorragia interna aveva provocato la perdita di tre litri di sangue. Il cameriere lasciò l’ ospedale solo a intervento chirurgico concluso, dopo aver avvoltolato in un unico fagotto la talare e la canottiera chiazzate di rosso brunastro. Gugel, 83 anni venerdì prossimo, veneto di Miane (Treviso), andò poi in pensione dopo un paio d’anni con Benedetto XVI, che lo sostituì con Paolo Gabriele, tristemente famoso per il caso Vatileaks e che fu arrestato accusato d’aver rubato documenti al Papa. Lo storico assistente del Papa dice: «Me lo aspettavo. Mi era stato chiesto di addestrarlo. Ma non mi sembrava che fosse interessato a imparare».

I giornali scrissero che Raffaella, la sua figlia maggiore, doveva essere rapita al posto di Emanuela Orlandi.

«Assurdo. Ero in Polonia con Wojtyla quando ci fu il sequestro. Non è vero che le due ragazze frequentassero la stessa scuola. E all’ epoca la mia famiglia non risiedeva ancora in Vaticano. In seguito, per evitare a Raffaella ogni giorno lunghi tragitti in bus, preferimmo iscriverla nel convitto delle suore Maestre Pie. Ma furono le stesse precauzioni che anche Cibin, il capo della Gendarmeria, adottò per la propria figlia».

Una certa Rita Gugel, indicata come sua parente, figurava in alcune società alle quali era interessato il faccendiere Flavio Carboni, processato e assolto per l’ omicidio del banchiere Roberto Calvi.

«Falsità. Non la conosco. Nemmeno a Miane, dove tutti si chiamano Gugel, l’ hanno mai sentita nominare».

 

Fonte “FarodiRoma

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