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1994 Gennaio Dicembre. Mirella&Emanuela.

MIRELLA GREGORI – EMANUELA ORLANDI 

DIARIO DI

UNA STORIA VERA

 

Nel gennaio 1994, sei mesi dopo la prima rivelazione del Cardinale Silvio Oddi sul presunto ritorno di Emanuela tra le mura vaticane, la giornalista Stefania Falasca del mensile Trentagiorni, diretto da Giulio Andreotti, pubblica una clamorosa indiscrezione sulle indagini in corso da parte del magistrato Adele Rando. Il periodico scrive che “non è più una possibilità remota per gli inquirenti avanzare in Vaticano una richiesta di informazioni” per far luce sulla misteriosa vicenda. In pratica Trentagiorni rivela che Adele Rando si appresta a chiedere di poter interrogare alcuni prelati della curia pontificia presentando una rogatoria internazionale.

Stefania Falasca Trentagioni di Giulio Andreotti
Mensile Trentagiorni (scarica per tutto l’articolo)

Sabrina Minardi, ex moglie del centravanti del Napoli e della Lazio Bruno Giordano, viene rinviata a giudizio da Pietro Lamberti, Sostituto Procuratore di Prato, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’induzione e allo sfruttamento aggravato della prostituzione.

Quando Maria Vittoria Arzenton fu chiamata per confermare di aver riconosciuto nel 1985 in Raul Bonarelli l’uomo che si intratteneva con la figlia Mirella e con Sonia De Vito al bar di quest’ultima, prima che si recasse in Procura, venne contattata e invitata a recarsi, in una data imprecisata alla fine del 1993, alle spalle del galoppatoio di Villa Borghese. Qui, in un camper, le avrebbero fatto incontrare la figlia, rientrata appositamente per lei, per chiederle di lasciar stare Bonarelli. Assicuratasi della salute di Mirella, forse intimorita per la sua sorte e per quella dell’altra figlia, Maria Antonietta, la signora Arzenton disconobbe Bonarelli. Queste le dichiarazione di Marco Accetti, senza però alcun riscontro e rigettate con sdegno da Maria Antonietta Gregori.

7 gennaio 1994

Nella sentenza-ordinanza del giudice istruttore Otello Lupacchini si legge dell’interrogatorio del 7 gennaio 1994 all’ex faccendiere e agente segreto Francesco Pazienza dove descrive la situazione del Vaticano negli anni in cui Emanuela Orlandi scomparve:

Durante il mio impegno presso i servizi, ebbi la ventura di rintracciare, presso l’avvocato zurighese Peter Duft, – il quale era stato consulente del cardinale Vagnozzi e depositario di molti documenti dello stesso – delle carte particolarmente compromettenti per monsignor Paul Marcinkus. Occorre dire, al riguardo, che il generale Santovito aveva ricevuto la richiesta da monsignor Luigi Celata, segretario particolare del cardinale Casaroli, di rinvenire documenti compromettenti per Marcinkus, documenti i quali si trovavano tutti all’estero e, dunque, erano di difficile reperibilità. Tale richiesta si inquadrava nel contesto di uno scontro feroce, all’interno del Vaticano, tra due opposte fazioni: l’una, denominata Mafia di Faenza, nella quale si iscrivevano oltre al cardinale Casaroli i cardinali Samorè, Silvestrini e Pio Laghi, l’altra facente capo, per l’appunto, al Marcinkus, alla quale appartenevano monsignor Virgilio Levi, vicedirettore dell’«Osservatore Romano», e monsignor Luigi Cheli, nunzio pontificio presso l’Onu.

La fazione capeggiata da Paul Marcinkus aveva grossa influenza su papa Giovanni Paolo II: questi aveva dovuto, proprio all’inizio del suo pontificato, fronteggiare uno scandalo, esploso negli Stati Uniti, di cui era stato protagonista un ordine di preti polacchi di Filadelfia, implicati in grosse truffe ai danni di banche, con risvolti piuttosto piccanti. Monsignor Marcinkus si era opportunamente adoperato per mettere a tacere tale scandalo, officiando lo studio legale new-yorkese Finley-Casey & Associati e coprendo in qualche modo gli ammanchi.

L’ovvio beneficio che Marcinkus ne aveva tratto era di poter contare sull’appoggio incondizionato del papa […]. Anziché consegnare i documenti reperiti presso l’avvocato Duft al generale Santovito che li avrebbe, a sua volta, consegnati al segretario del cardinale Casaroli senza che io ne traessi alcun vantaggio, mi rivolsi all’onorevole Flaminio Piccoli affinché mi ripresentasse a Calvi che già conoscevo. Avrei potuto farlo da solo, tuttavia, con il viatico del segretario della Democrazia Cristiana, la cosa prendeva un altro aspetto. Fu a Roberto Calvi che consegnai la documentazione in mio possesso, che tra l’altro era soltanto una parte del fascicolo contro Marcinkus… Consegnai la documentazione a Calvi nei primissimi giorni del marzo 1981”.

L’Unità dell’11 gennaio 1994

21 gennaio 1994

La Rando, intervistata dal quotidiano Il Messaggero, nega di aver già avanzato una rogatoria allo Stato del Vaticano ma non esclude l’intenzione di farlo.

L’ex agente SISDE Giulio Gangi scrive un lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Carlo Azeglio Ciampi << […] mi vedo costretto, mio malgrado, ma con assoluta serenità d’animo, a tutelare la mia persona nelle sedi pertinenti e, se mai fosse necessario, anche pubblicamente al fine di far emergere la verità che sta tanto a cuore a tutti quei colleghi, come me, capaci e onesti che, per anni, hanno dovuto sopportare tante umiliazioni. >> Questo a risposta di quanto comunicato agli organi di informazione da Domenico Salazar, Direttore del Servizio, per aver <<cacciato dal Servizio gli infedeli, gli incapaci i collusi nonché i deviati >>.

22 gennaio 1994

In una nuova intervista al quotidiano Il Tempo, il Cardinale Silvio Oddi parla esplicitamente di una fuga volontaria di Emanuela Orlandi. In una precedentemente intervista allo stesso giornale (11 agosto) aveva accennato all’ipotesi della tratta delle bianche.

L’Indipendente del 24 gennaio 1994

24 gennaio 1994

Viene sentito da Adele Rando l’ex agente del SISDE Giulio Gangi il quale conferma le precedenti dichiarazioni e per “[…] confermarle che i miei originali sospetti si sono tradotti in una realtà in quanto con decorrenza 4/1/94 come da relativa comunicazione sono stato trasferito dal SISDE dove prestavo servizio a …”. Continua la deposizione narrando del suo allontanamento e di aver scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri le sue valutazioni: “in buona sostanza l’esigenza di allontanarmi viene fatta risalire a condotte inopportune da me tenute in passato e vengo presentato come persona incapace, collusa o deviata: ciò desumo anche in base alle dichiarazioni fatte dal Dott. […] agli organi di informazione in base agli epiteti dello stesso riservati a coloro che venivano allontanati dal servizio […] Rappresento all’Ufficio che con specifico riguardo al caso Orlandi nonché al fatto che avrei condotto indagini inopportune all’epoca della scomparsa della ragazza la S.V. potrà utilmente sentire come teste D.M. attualmente in servizio presso la segreteria speciale della divisione di sicurezza che è informato, in ragione del suo servizio, circa la vicenda che mi ha riguardato direttamente e i motivi che l’hanno determinata”. 

25 gennaio 1994

Adele Rando continua l’interrogatorio l’ex agente del SISDE Giulio Gangi.

<< […] in ogni caso prendo atto dell’esigenza che mi rappresenta la S.V. di chiarire che cosa debba intendersi per “condotte inopportune” in relazione alla vicenda. Ribadisco che ho iniziato ad occuparmi del caso Orlandi subito dopo la scomparsa della Emanuela, circa due o tre giorni dopo, a titolo personale in ragione dei pregressi rapporti di conoscenza che mi legavano alla famiglia Meneguzzi [..] suggerii ai familiari e in particolare allo zio di Emanuela di insediare un registratore in grado di riprodurre le telefonate che arrivavano […] che poi verrà sostituito da uno professionale a bobine presumo messo a disposizione dello stesso servizio o dei Carabinieri. Sin dal principio avendo condotto personalmente alcuni accertamenti sulla BMW, sulla sfilata che avrebbe avuto luogo alla Sala Borromini nonché sul presunto presentatore dei prodotti AVON maturai il convincimento che la ragazza fosse stata irretita per scopi occulti e che potesse essere capitata in qualche giro di malaffare […] fu proprio tale mia convinzione ad alienarmi i consensi all’interno del mio ufficio che invece privilegiò la pista politica e pertanto attivando sì le indagini più disparate ma sempre in linea con le indicazioni che provenivano dal TURKESH comunicai il mio convincimento oltre che ai miei compagni di squadra che sono stati testimoni dei dissensi da me avuti all’interno dell’ufficio, anche al Dott. Criscuolo e al Dott. Gramendola. […] Posso dire che crebbe nei miei riguardi la disapprovazione circa l’ipotesi che avevo formulato sul caso Orlandi, disapprovazione che culminò nella mia estromissione dal caso di cui nell’84 mi fu vietato di occuparmi […] non mi sono mai occupato dei rapporti con la Santa Sede né delle vicende che concernevano l’utilizzo della linea telefonica messa a disposizione dal Card. Casaroli […] presumo che i rapporti con la Santa Sede in quel contesto fossero trattati da livelli superiori anche al Dott. Criscuolo […]>>.

27 gennaio 1994

In una annotazione di servizio l’Ispettore Principale della Direzione Centrale della Polizia Criminale appunta che in mattinata si è recato presso gli uffici del SISDE ove ha notificato ad un dirigente del Servizio il decreto emesso da Adele Rando col quale si dispone la consegna della documentazione, in originale, riflettente il sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori nel biennio 1983-1985. Consegna inoltre l’atto di citazione per ascoltare CALAMARO Francesco Paolo, Michele S., Anna Pia F., e Massimo L. Riguardo la documentazione, il responsabile dell’Ufficio Legale << […] nel mostrare nr. 23 volumi riguardanti Emanuela Orlandi, ha riferito che la documentazione contenuta era tutta “classificata”, motivo per cui, […] sarebbe servita la relativa declassificazione, a seguito della quale sarebbe stata possibile la consegna >>. La documentazione esistente agli atti del servizio era contenuta in:

  • 23 volumi con numero x.xxx8;
  • 1 fascicolo di segreteria con nr. x.xxx/RR;
  • Riferimento fasc. x.xxxx4 Prot. xxxx1/x6;
  • Riferimento fasc. x.x/x-MI Vol. x – Prot. xxxxxx5/x8;
  • Riferimento fasc. x.x Cexxxxxxxxxxxa – Prot. x/S-x0.

A Processo Verbale di esame di testimonio senza giuramento, alle ore 11,45, davanti al Giudice Istruttore Adele Rando viene ascoltato Gramendola Gianfranco (che si faceva chiamare Leone) che conferma quanto già dichiarato il 26 luglio dell’anno precedente. << […] ribadisco di aver fatto parte del gruppo operativo del SISDE che si occupò della vicenda Orlandi quando la stessa assunse connotati particolari a seguito dell’appello del pontefice e comunque dopo che la famiglia ebbe pubblicati i manifesti per la scomparsa della ragazza che tutti abbiamo visto. Il Gangi aveva intrapreso a titolo personale alcune iniziative in quanto conosceva o credo che fosse amico della famiglia, tanto che per questo mi risulta essere stato anche rimproverato dato che non aveva informato il Servizio di tali iniziative. Il mio dirigente Dott. Criscuolo all’epoca del fatto mi affidò essenzialmente l’incarico di fotografare la situazione di quei giorni informando l’ufficio di tutte le attività che venivano svolte allo scopo di ricostruire le ultime ore di Emanuela prima della scomparsa: sostanzialmente ho sempre operato come “squadra di P.G.” ed ho svolto attività che erano parallele e concordate a quelle della Polizia e dei Carabinieri. […] Vi erano frequenti riunioni con il capo dell’ufficio e cioè con il Dott. Criscuolo alle quali oltre al sottoscritto partecipavano altri colleghi […] Posso dire in buona sostanza che non si seguiva nessuna pista specifica neanche quella cosiddetta politico-terroristica. […] Ribadisco di non aver avuto contatti con personalità del vaticano anche se ricordo che venne rilevato nel nostro ufficio la somiglianza tra il padre della ragazza scomparsa e il segretario o l’attendente del Pontefice non saprei indicare la qualifica e cioè quell’uomo alto e brizzolato che anche nelle sequenze dell’attentato si vede vicino alla persona del Santo Padre. Si ipotizzava un possibile errore di persona nell’ipotesi che i rapitori avessero voluto colpire qualcuno particolarmente vicino al Pontefice.

ercole orlandi e angelo gugel somiglianza
Somiglianza Ercole Orlandi e Angelo Gugel

[…] Non ricordo esattamente ma probabilmente quando siamo intervenuti sul caso Orlandi  provvedemmo a sostituire il registratore improvvisato del Meneguzzi con un altro più adeguato. […] Ribadisco quanto già da me dichiarato circa il modo in cui la famiglia Orlandi avrebbe avvicinato l’avv. Egidio che all’epoca del fatto io non conoscevo personalmente. E’ probabile però anzi è sicuro che io ne abbia sentito parlare dal Comandante dell’epoca del Reparto Operativo dei Carabinieri e che probabilmente io l’abbia conosciuto proprio in quella sede >>.

28 gennaio 1994

A Processo Verbale di esame di testimonio senza giuramento, alle ore 11,50, davanti al Giudice Istruttore Adele Rando viene ascoltato Giorgio Criscuolo (Dirigente del SISDE) che conferma quanto già dichiarato il 17 dicembre dell’anno precedente ma che si sente di rettificare il nome del prelato che Vincenzo Parisi, Vice Direttore del Servizio Segreto civile, incontrò in una visita in vaticano: non il Cardinale Casaroli bensì Monduzzi. Ribadisce che le attività investigative della squadra privilegiavano l’ipotesi politico eversiva in quanto si pensava che la vicenda potesse essere in qualche modo essere collegata all’attentato al Papa. Prosegue elencando le attività che venivano effettuate giornalmente, le valutazioni e gli spunti operativi svolti e da seguire. << […] personalmente non ho mai avuto rapporti con lo stato del Vaticano anche perché di tutte le indagini si occupava Gramendola il quale comunque si limitava a frequentare casa Orlandi in quanto da me delegato a seguire il caso. […] non avevamo confidenti in Vaticano e non avevamo rapporti con i servizi di sicurezza del Vaticano […] non escludo che la Direzione possa aver avuto anche per il caso Orlandi rapporti con i servizi di sicurezza della Città del Vaticano anche se di tali rapporti io non sono mai stato informato. Se dai contatti che la direzione intrattiene con i servizi di stati esteri derivano spunti operativi o notizie importanti allora il mio ufficio era ovviamente informato e delegato per le attività di informazione vera e propria […] >>.

08 febbraio 1994

A Processo Verbale di esame di testimonio senza giuramento, alle ore 11,40, davanti al Giudice Istruttore Adele Rando viene ascoltato Paolo Calamaro che nel SISDE possiede la qualifica di collaboratore. << […] devo precisare che la squadra da me coordinata si occupò soltanto incidentalmente della scomparsa della Orlandi in quanto all’interno della nostra struttura era prevista una ripartizione interna delle competenze […] e la mia squadra si limitò di tanto in tanto a svolgere qualche accertamento che il Dirigente ci affidava quando la squadra del Gramendola a ciò specificatamente delegata appariva eccessivamente impegnata e quindi non disponibile […] intendo appunto precisare che in realtà non me ne sono mai occupato dal  momento che quando si profilò il caso in questione il dirigente lo affidò al Dott. Gramendola […] smentisco decisamente la circostanza affermata dal Gangi e relativa alle attività investigative che io avrei coordinato sul caso Orlandi. Ribadisco come ho appena finito di dire che di tale vicenda non me ne sono mai occupato. Ricordo anche che, nell’immediatezza della scomparsa il Gangi mi portò una cassetta registrata non so bene da chi ed io gli risposi che se di rapimento si trattava non riguardava i servizi di sicurezza ma gli organi di P.G.. In tal senso ebbi anche l’approvazione del Dott. Criscuolo che fu solidale con me su tale posizione. Il Gangi disse anche che era stato amico o fidanzato di una cugina della Orlandi e che conosceva lo zio della ragazza il quale mi pare lavorasse alla Camera dei Deputati. […] >>.

Alle 12,20 viene sentita Anna Pia F., attuale Ispettore principale di P.S. dell’Interpol ma all’epoca dei fatti, facente parte della squadra SISDE coordinata da Paolo Calamaro. << […] la mia squadra si occupò del caso Orlandi limitatamente ad alcune attività operative che di volta in volta ci venivano affidate quando la squadra del Dott. Gramendola, specificatamente delegata al caso, appariva oberata e quindi indisponibile. Questa attività di supporto ritengo che andò avanti per altri cinque o sei mesi fino a poi cessare del tutto […] per quanto concerne il Vaticano, che pure sembrò in qualche modo implicato nella vicenda […] non posso escludere che taluni funzionari del servizio possano aver preso contatti con elementi del Vaticano per approfondire questo profilo […] chiesi a mio padre che all’epoca lavorava [nda in un importante apparato del vaticano] di acquisire ove possibile qualche informazione in tal senso: ricordo che mi mise in contatto con un funzionario della sicurezza interna del Vaticano del quale però non riuscii ad avere alcuna informazione utile >>.

Alle 13,05 viene sentito Michele S. (segretario SISDE) facente parte della squadra coordinata da Paolo Calamaro il quale ignora: << […] le attività operative svolte dai colleghi in quanto mi limitavo ad eseguire, quando venivano delegate alla mia squadra le attività di supporto, quei singoli accertamenti che mi affidavano. Non sono in grado di riferire […] quali accertamenti abbia svolto né per quanto tempo […] mi ricordo solo che una volta svolsi attività di indagine su una BMW Touring >>.

Andrea Purgatori sul Corriere della Sera scrive: “Poco prima che attraverso i canali diplomatici il Vaticano riuscisse a ottenere uno ‘stop’ alle indagini, la polizia era arrivata a scoprire qualcosa di importante e inquietante. Che il misterioso interlocutore (mediatore) in contatto telefonico con gli Orlandi chiamava da una cabina della stazione Termini”. Quindi Purgatori rivela che la cabina fu messa sotto controllo nella speranza di acciuffare l’uomo. Ogni appostamento, però, fu vano perché le chiamate risultavano partire dall’apparecchio pubblico della stazione benché nella cabina non vi fosse nessuno. “Alla fine gli specialisti della polizia si resero conto che l’interlocutore misterioso si serviva d’un apparecchio per la triangolazione delle telefonate: un piccolo gioiello dell’elettronica capace di fare rimbalzare su un’altra utenza la chiamata iniziale proteggendo il numero di partenza. Un apparecchio che non era esattamente alla portata di tutti e certamente non di comuni sequestratori.

Inoltre Purgatori sostiene che già nel corso dei primi tempi, quando venivano inviati comunicati dal contenuto più o meno strampalato nei quali si chiedeva la liberazione di Alì Agca, gli investigatori erano giunti a farsi un’idea abbastanza chiara di quello che poteva essere capitato ad Emanuela Orlandi. La vicenda, secondo gli investigatori, avrebbe potuto avere soltanto due scenari finali. “Il primo probabilmente chiuso tragicamente a poche ore dalla scomparsa” scrive Purgatori. “Il secondo, voluto da qualcuno che aveva interesse a ricattare il Vaticano per recuperare parte della somma perduta nel crac del Banco Ambrosiano (cui lo IOR di Marcinkus era strettamente collegato). Nella ipotesi del doppio finale un’organizzazione potente si sarebbe impossessata del dolore degli Orlandi per trovare il giusto contatto con il Vaticano e trattare un indennizzo.”

9 febbraio 1994

Vincenzo Parisi
Vincenzo Parisi

Il giudice Adele Rando chiama a testimonianza Vincenzo Parisi, che, come vicedirettore del Sisde, aveva contribuito a redigere un rapporto sulla scomparsa di Emanuela Orlandi nel novembre 1983. Parisi ricorda di aver cercato, l’11 luglio 1983, spunti investigativi interessanti parlando con monsignor Dino Monduzzi, reggente della Prefettura della Casa pontificia presso la quale lavorava Ercole Orlandi, ma di non averne ricavato nulla. Secondo Vincenzo Parisi la Santa Sede aveva mantenuto un atteggiamento di riserbo tale da impedire qualsiasi approfondimento investigativo e aveva avuto la sensazione che il Vaticano non volesse minimamente collaborare con gli investigatori perché a loro non rivelò mai il contenuto di alcuni importanti contatti telefonici. Vincenzo Parisi infine ritiene che attorno alla vicenda Orlandi sia stata realizzata una sofisticata operazione di disinformazione e di depistaggio nell’ambito della quale si inserisce la vicenda di Mirella Gregori.

«L’intera vicenda Orlandi fu caratterizzata da costante riservatezza da parte della Santa Sede che, pur disponendo di contatti telefonici e probabilmente diversi, non rese partecipi dei contenuti dei suoi rapporti la magistratura e le autorità di polizia. Ritengo che le ricerche conoscitive sulla vicenda siano state viziate proprio per il diaframma frapposto fra lo Stato italiano e la Santa Sede. L’intero svolgimento della vicenda fu caratterizzato da numerose iniziative disinformative, con fini di palese depistaggio, lasciando nel dubbio gli operatori. Intendo dire che non è ancora agevole stabilire se la scomparsa della ragazza e le vicende che ne sono seguite fossero collegate da un unico nesso, o se invece l’attività destabilizzante si fosse sovrapposta alla scomparsa della ragazza, avvenuta, eventualmente, in modo autonomo. Allo stesso modo posso dire che la commistione del caso Orlandi e del caso Gregori potrebbe risultare il frutto [di un disegno] per innalzare la tensione nell’opinione pubblica e ai livelli istituzionali. La valutazione d’insieme mise in evidenza una rilevante capacità strategica di operare sui mass media, e la operatività certa di una organizzazione rimasta oscura, ma di matrice certamente deviata.»

17 febbraio 1994

Viene interrogato dal Giudice Istruttore Adele Rando, Oral Celik il quale si dichiara completamente estraneo alla vicenda Orlandi manifestando assoluto disinteresse per le accuse rivoltegli da Ali Agca ribadendo la propria innocenza e affermando che “…qui la parte sottoposta a ingiustizia sono io“. Alla specifica domanda rivoltagli in ordine alla prospettiva di una sua possibile collaborazione all’accertamento della verità, rispondeva: “Non so come potrei contribuire“, con ciò implicitamente escludendo la conoscenza di elementi o circostanze inerenti al caso.

24 febbraio 1994

A Processo Verbale di esame di testimonio senza giuramento, alle ore 12,15, davanti al Giudice Istruttore Adele Rando viene ascoltato Ercole Orlandi. Lo stesso racconta che nell’immediatezza della scomparsa di Emanuela si attivò personalmente e con l’aiuto del figlio Pietro, del nipote Pietro Meneguzzi e del futuro genero Andrea Ferraris alla ricerca della figlia in particolare in largo Apollinare dove notarono la presenza di una BMW con autista ferma proprio davanti alla scuola. Successivamente la persona venne identificato in un avvocato. << […] dopo l’articolo di stampa in cui il Cardinale Oddi ipotizzava una ricostruzione dei fatti diversa da quella che a me risultava e che ho riferito alla S.V., ho avuto occasione di parlare con Mons. Re lamentandomi della versione proposta dal Cardinale Oddi e ho trovato in lui la disponibilità a sollecitare il prelato ad evitare per il futuro dichiarazioni che potevano creare disorientamento anche negli organi di informazione. Nella stessa occasione Mons. Re mi disse che con riguardo specifico alla scomparsa di Emanuela tutti avremmo dovuto continuare a pregare e sperare […] >>.

Alle 12,50 viene ascoltata Anna Orlandi (sorella di Ercole e zia di Emanuela).

<< Preciso che prima della scomparsa di Emanuela, ritengo nel 1980, ebbi occasione di conoscere una persona che si presentò a me con il nome di Paolo Rossi; il predetto mi disse che lavorava a Fiumicino ma non mi fornì mai né il suo indirizzo né il suo numero di telefono. Si stabilì tra di noi un rapporto di amicizia che durò fino al 1983; e in particolare fino alla scomparsa di mia nipote Emanuela.

Toschi Paolo Rossi
Toschi Paolo

Subito dopo il fatto Paolo Rossi mi telefonò ed io gli spiegai che avevano rapito Emanuela rappresentandogli ovviamente lo stato di preoccupazione e disagio nel quale attraversavamo: gli dissi anche che non potevo tenere occupata la linea telefonica in quanto erano possibili i contatti con i rapitori. Durante la telefonata mi colpì un particolare che io stessa gli feci osservare immediatamente e cioè che pur non avendo collegato l’immagine della ragazza comparsa sui manifesti fatti pubblicare dalla mia famiglia ad Emanuela, il Rossi mi disse che aveva notato che il numero di telefono che compariva sui citati manifesti corrispondeva a quello che io avevo dato; ed infatti a differenza del Rossi che non mi diede indirizzo e numero di telefono io gli avevo fornito l’utenza telefonica dell’abitazione di mio fratello. Dopo questa telefonato non ho né visto né sentito Paolo Rossi; mi risulta tuttavia che lo stesso tuttora frequenti una mia amica di Torano Sig.ra L.P. con la quale il Rossi già nel 1982-83 ritengo aveva stretto un rapporto di amicizia […] Durante il periodo in cui ho frequentato Paolo Rossi costui non mi ha mai chiesto informazioni specifiche sul conto dei miei famigliari e tanto meno su Emanuela […] Ricordo che presso il Reparto Operativo mi furono mostrate delle foto segnaletiche nelle quali riconobbi l’immagine della persona che avevo frequentato per circa tre anni; in quell’occasione mi dissero che era stato fotosegnalato in quanto risultava avere precedenti per rapina e che il suo vero nome non era Paolo Rossi ma un altro che adesso non ricordo.

 

Prima di recarmi dai Carabinieri poiché come ripeto anch’io avevo avuto dubbi sulla autenticità del nome avevo chiesto sia alla mia amica Sig.ra L.P. sia al […] Ezio come si chiamasse la persona che conoscevamo. Ricordo che la Sig.ra P. insisteva nel dirmi che si chiamava Paolo Rossi mentre alla fine, in seguito a mie precise insistenze, Ezio mi disse quale fosse il vero nome che peraltro non ricordo. Appresi in un secondo momento che probabilmente il Rossi mi aveva dato un falso nome in quanto in quel momento si stava separando dalla propria moglie e voleva mantenere segreta la propria identità >>. 

Verbale Anna Orlandi 1985
Rapporto Giudiziario (Verbale Anna Orlandi 1985)

02 marzo 1994

Il Giudice Istruttore Adele Rando invia una seconda rogatoria alle Competenti Autorità della Città del Vaticano: “In relazione al procedimento in oggetto mi pregio di informare le SS.LL. che quest’Ufficio procede ad atti di istruzione formale contro ignoti imputati di sequestro di persona a scopo di estorsione in danno di Gregori Mirella e Orlandi Emanuela, fatti avvenuti in Roma il 7/5 e 22/6 dell’anno 1983.

Mi pregio rappresentare altresì che la formale istruzione, introdotta dal Pubblico Ministero sotto l‘imperio del codice di procedura penale promulgato con R.D. 19 ottobre 1930 n. 1399, è stata prorogata alla data del 31.12.94, giusta modifica del relativo termine ai sensi e per gli effetti della Legge 28.12.93 nr. 563.

Nel contesto del citato procedimento è emersa la necessita di procedere ad escussioni di testimoni, nonché ad acquisizioni documentali allo scope di definire taluni profili della presente vicenda processuale tuttora non risolti. Ed invero risultano acquisite in atti qualificate deposizioni testimoniali dalle quali si evincono circostanze di cui sono presumibilmente a conoscenza persone che, all’epoca dei fatti per cui si procede, svolgevano importanti incarichi presso la Santa Sede.

In particolare è valutato indispensabile per l’approfondimento dell’istruttoria in corso, anche in ragione della dolorosa implicazione nella stessa di due nuclei familiari, acquisire il contributo dell’ex Segretario di Stato Card. Casaroli, dell‘attuale Segretario di Stato Card. Sodano, nonché dell‘allora assessore alla Segreteria di Stato Mons. Re.

E’ ritenuto altresì importante procedere nel medesimo contesto all’escussione testimoniale di Mons. Monduzzi già Reggente della Prefettura della Casa Pontificia e responsabile delle questioni afferenti alla sicurezza della Santa Sede, nonché di Mons. Martinez, che all’epoca dei fatti ebbe a seguire con particolare attenzione il tentativo di stabilire un fruttuoso contatto con i presunti rapitori di Orlandi Emanuela; e di Mons. De Bonis, Segretario Generale dell’Istituto per le Opere Religiose.

Elementi processuali nella disponibilità dell’Ufficio rogante imporrebbero altresì la necessità di procedere all‘escussione testimoniale dell‘Ispettore Generale Cibin, responsabile del Servizio di Vigilanza Pontificia.

Col presente atto di rogatoria è introdotta altresì formale richiesta di acquisizione in copia di atti o documenti riflettenti registrazioni o trascrizioni di comunicazioni telefoniche pervenute sulle utenze vaticane ed inerenti al caso che occupa, nonché di comunicati eventualmente inoltrati alla Santa Sade.

Si prega altresì di assentire alla presenza di questa Autorità rogante al compimento della attività di escussione testimoniale richiesta.

Nel porgere i sensi della più alta considerazione, auspico cortese positivo riscontro alla presente.”

Rogatoria del 2/03/1994 di Adele Rando

07 marzo 1994

Il Direttore Generale del Ministero di Grazia e Giustizia Liliana Ferraro invia un fax alla Presidenza del Tribunale Dott. Virginio Anedda per anticipargli che la rogatoria è stata inviata al Ministero degli Esteri:

Si comunica che richiesta di assistenza giudiziaria sopraindicata […] è stata trasmessa al Ministero Affari Esteri per il successivo inoltro per via diplomatica alle autorità dello Stato della Città del Vaticano, evidenziando l’urgenza del caso. Si è altresì espressamente richiesto che le autorità della Santa Sede valutino la possibilità di consentire al Magistrato rogante di assistere alle escussioni testimoniali.

Questo Ministero fa riserva di esprimere il proprio nulla osta al riguardo, appena acquisito il formale assenso della Santa Sede.

In considerazione dell’urgenza la rogatoria è stata anticipata via fax alla nostra Rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede.

invio fax per rogatoria

 

29 marzo 1994

Il Prof. Giuseppe Dalla Torre del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano vista l’istanza del Promotore di Giustizia fissa al 9 aprile l’udienza in Camera di Consiglio per deliberare circa l’esecuzione della Rogatoria e stabilisce nei nomi di Prof. Giuseppe Dalla Torre (Presidente), Avv. Gianluigi Marrone (Giudice relatore), Prof. Avv. Piero Antonio Bonnet (Giudice) la composizione del Collegio Giudicante.

Verbale composizione Collegio Giudicante

31 marzo 1994

Le indagini svolte dal SISDe dalla scomparsa di Emanuela e fino al mese di novembre 1983 sono riassunte in un  rapporto che ha redatto in gran parte Vincenzo Parisi (vicedirettore del Sisde ma di fatto Direttore perché il prefetto Emanuele De Francesco, che ricopre tale ruolo, è stato chiamato ad altro incarico). Datato 14 novembre 1983 viene reso pubblico il 31 marzo 1994 quando, il quotidiano l’ Indipendente, a firma di Gian Paolo Pelizzaro pubblica parti di quel documento (in seguito verrà pubblicato integralmente e con tutti gli allegati, ampi stralci verranno pubblicati successivamente dall’ allora mensile cattolico 30Giorni di Giulio Andreotti e il 7 maggio 1995, da Il Messaggero). Dalla raffinata mente che orchestrerebbe l’intera vicenda, il SISDe traccia un identikit. Sarebbe uno straniero, probabilmente di origine anglosassone, sui cinquanta anni, un personaggio dotato di intelligenza finissima, di eccellente cultura, di sottile ironia e con le caratteristiche proprie di un abile diplomatico, di un esperto di diritto e di chi è inserito nel mondo ecclesiastico e bene conosce l’ambiente vaticano. 

L’Indipendente del 31/03/1994

Il testo integrale:

Allo scopo di far emergere nuovi elementi, da confermare attraverso un successivo lavoro informativo, sui presunti rapitori di Emanuela Orlandi, si è provveduto a riesaminare globalmente tutti i messaggi, pervenuti tra il 5 luglio e il 24 ottobre 1983, relativi al caso. Dal 5 luglio 1983 il servizio è venuto in possesso di 34 messaggi relativi alla scomparsa della Orlandi (tale numero è stato ottenuto sommando le comunicazioni telefoniche, quelle pervenute per mezzo postale e i messaggi pervenuti).

 Il 18% circa (numero reale sei) di tali comunicazioni è stato prodotto quasi sicuramente da mitomani inseritisi nella vicenda;

il 12% (quattro) è di difficile attribuzione. La maggior parte degli elementi, infatti, sembra far escludere la possibilità che gli anonimi interlocutori o estensori siano in contatto con la presunta organizzazione di sequestratori ma alcuni fattori lasciano inalterati i dubbi sull’attribuzione;

Otto comunicati (23 percento) sono stati firmati da due sedicenti gruppi (il Fronte anticristiano Turkesh e Phoenix) che, allo stato delle indagini, non sembrano essere implicati nella scomparsa della ragazza, ma soltanto nella gestione del caso. Numerosi elementi contenuti nei quattro comunicati del Turkesh e negli altrettanti del Phoenix, infatti, portano ad acclarare l’ipotesi che gli estensori siano a conoscenza di fatti inerenti a Emanuela Orlandi o relativi alla sua vicenda, sconosciuti sia agli organi di stampa che agli stessi presunti rapitori.

I restanti messaggi (sedici) provengono con molta probabilità dal gruppo che ha operato e gestito direttamente il sequestro, oppure che è riuscito a mettersi in contatto con i veri responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi. A livello analitico e operativo, questi ultimi sedici messaggi possono, quindi essere considerati quale materiale da utilizzare. Occorre rilevare che il numero dei messaggi potrebbe rappresentare solo una parte delle comunicazioni, in quanto spesso si è avuta la sensazione che vi siano stati altri contatti (tra i familiari, l’avvocato e i presunti rapitori) di cui non si è a conoscenza.

Dal punto di vista temporale le comunicazioni dei presunti sequestratori si sono distribuite e differenziate nei seguenti quattro periodi.

Il primo periodo (che possiamo definire tra il 22 giugno e il 5 luglio) si caratterizza per l’assenza di qualsiasi tipo di rivendicazione di un presunto sequestro. Dopo che i familiari provvedono ad affiggere il famoso manifesto (30 giugno) e a divulgare appelli a mezzo stampa, si fanno vivi due personaggi (Pierluigi e Mario) che, telefonando a casa degli Orlandi, tentano di accreditare l’ipotesi di una fuga di Emanuela dall’ambiente familiare per motivi esistenziali (“una scappatella”). [NdA questo punto risulta errato in quanto il “famoso manifesto” fu affisso nella notte del 30 giugno. La prima telefonata di Pierluigi è del 25 giugno e l’unica telefonata di Mario è quella delle ore 19.00 del 27 giugno. Dunque Pierluigi e Mario si sono fatti vivi PRIMA, e non dopo, come asserisce Parisi, l’affissione del manifesto].

Il secondo periodo dal 5 luglio al 22 luglio è caratterizzato dalla presenza di anonimi interlocutori che si dichiarano portavoci di una “organizzazione” che tenta, attraverso il sequestro della ragazza, di ottenere la scarcerazione di Agca. I destinatari dei messaggi, in questa fase, sono soprattutto lo Stato Vaticano, la famiglia Orlandi e i quotidiani romani.

I presunti sequestratori interrompono i contatti dal 22 luglio al 4 settembre (terzo periodo), giorno in cui viene fatto ritrovare il primo documento (manoscritto) redatto dal presunto portavoce dell’organizzazione.

Nell’ultimo periodo (il quarto) i messaggi sono pervenuti in gran parte attraverso le lettere spedite da Boston e mai attraverso nastri registrati. E hanno avuto come destinatari: Richard Roth, l’avvocato Egidio, il presidente della Repubblica italiana. L’analisi delle sedici comunicazioni, attribuite ai presunti rapitori della Orlandi, ha permesso di rilevare che quasi sicuramente esse sono state prodotte da una stessa mente (possiamo definirlo l’ipotetico “cervello” o Mister X del gruppo), anche perché gli autori delle telefonate non comunicano attraverso un proprio stile psicologico e linguistico, ma riportano quanto prodotto dalla sopracitata “mente”.

Verosimilmente il soggetto in esame è un profondo conoscitore della lingua latina, anzi possiamo affermare che Mister X conosce meglio la lingua latina che quella italiana. E ciò è solamente possibile nel caso che il soggetto sia uno straniero che in un primo momento ha acquisito l’idioma latino e, successivamente, quello italiano. Infatti un italiano con profonda conoscenza del latino manterrebbe inalterato il suo backgroud stilistico-linguistico (al limite ne verrebbe migliorato) e non si sognerebbe mai di utilizzare “traslare” al posto di “trasferire”, “novello” al posto di nuovo, “veridicità” al posto di vero eccetera…

Altri elementi che potrebbero meglio delineare la figura di Mister X sono emersi dall’analisi dei documenti in esame.
  1. Il soggetto è abituato a mantenere contatti epistolari con personaggi di alto rango politico e culturale.
  2. I suoi scritti sono privi di aggressività, animosità ansia ma, allo stesso tempo, sono ricchi di spunti ironici tramitati da un livello culturale e linguistico notevole (riferendosi agli inquirenti che hanno dato credito al Turkesh egli scrive: “Esimendoci dall’interferire in tanta distribuita demenzialità…”).
  3. L’estensore è conoscitore sia di aspetti che di linguaggi giuridici.
  4. Ha un’età superiore ai quarantacinque-cinquanta anni e tale dato emerge, oltre che dall’esame psicologico degli scritti, anche dall’esame grafico: esistono delle microscritture grafiche negli scritti di Mister X che solo una persona di età superiore a quella citata può redigere (lettera L maiuscola di foggia completamente desueta).

 Un possibile profilo del personaggio in esame può complessivamente tener conto dei seguenti tratti:

  • Straniero, verosimilmente di cultura anglosassone;
  • Livello intellettuale e culturale elevatissimo;
  • Conoscitore della lingua latina e, successivamente di quella italiana;
  • Appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale;
  • Formalista, ironico preciso e ordinato nelle sue modalità comportamentali, freddo, calcolatore, pieno di sé, sicuro del proprio ruolo e della propria forza, sessualmente amorfo;
  • Ha domiciliato a lungo a Roma. Conosce bene soprattutto le zone della città che rappresentano qualcosa per la sua attività;
  • Bene informato sulle regole giuridiche italiane e sulla struttura logistica del vaticano.

Occorre infine tentare di fornire, alla luce di quanto sinora emerso, una nuova possibile interpretazione del ruolo di Pierluigi e Mario. Uno dei due (Pierluigi) rimase visibilmente sorpreso nel sapere che la famiglia Orlandi risiedeva in Vaticano. Nella prima rivendicazione del sequestro Orlandi, Mister X definisce i due come “elementi dell’organizzazione”. I due non sono più apparsi e il loro ruolo è sempre apparso contraddittorio con il resto della vicenda.

A questo punto le ipotesi interpretative sono possono essere tre:

  • Pierluigi e/o Mario sono gli unici che hanno effettivamente visto Emanuela nei giorni successivi alla sua scomparsa e, in un secondo tempo, sono stati contattati dagli emissari di Mister X;
  • L’organizzazione che ha sequestrato la ragazza aveva in precedenza assoldato i due e li aveva utilizzati per depistare le eventuali indagini iniziali;
  • Mister x non conosce i due, ma è venuto a sapere dell’esistenza delle due telefonate direttamente dai familiari di Emanuela o da persone a loro vicine.

Quest’ultima ipotesi appare la più sconcertante, specie se venisse acclarata da un riscontro informativo certo.

Rivelerà successivamente Francesco Bruno (funzionario della divisione tecnico-scientifica del SISDe dal 1978 al 1987) che il personaggio cui alludeva il SISDe nella relazione era Paul Casimir Marcinkus. “Ricordo il rapporto e ne condividevo abbastanza il contenuto. Con la descrizione del possibile interlocutore si voleva individuare monsignor Marcinkus. Questa, almeno, era l’idea che si voleva trasmettere. Non so per quali motivi anche se, in quel momento, c’erano alcuni elementi che avrebbero potuto lasciare supporre un soggetto del genere. A quel tempo il papa voleva inserirsi in una serie di strategie internazionali, come finanziare il sindacato polacco Solidarnosc e l’Argentina contro l’Inghilterra, nella guerra per le isole Falkland, tra l’aprile e il giugno 1982. Quindi aveva bisogno di ingenti somme di denaro, certamente superiori a quelle che erano state necessarie ai suoi predecessori. Esisteva perciò il problema delle finanze vaticane che ha portato a stringere i rapporti con Roberto Calvi, un banchiere bravo e capace, al pari di Michele Sindona. Ma non credo che i mandanti del rapimento Orlandi e dell’attentato al papa fossero gli stessi dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi. Si tratta di due scenari differenti e di due fenomeni diversi che si sovrappongono e che, in qualche modo, finiscono per andare nella stessa direzione. In ogni caso ritengo che i servizi segreti, a cominciare da quelli italiani, siano entrati molto poco nella vicenda di Emanuela se non facendo qualche analisi per dovere d’ufficio. Perché la vicenda riguardava uno scontro esterno in cui l’Italia era solo il terreno sul quale si svolgeva. Credo che tutti abbiano preferito non metterci le mani. Starne fuori. Non hanno mai dato interpretazioni politiche sul caso Orlandi.”

6 aprile 1994

Il Promotore di Giustizia, Avv. Tricerri, in risposta alla Segreteria di Stato sulla richiesta di rogatoria avanzata dal Tribunale Penale di Roma «ritiene innanzitutto da confermarsi la più ampia disponibilità dell’Autorità Vaticana nello spirito di cortesia internazionale cui si riporta il richiedente» e «osserva, dipoi, che le richieste del Tribunale Penale di Roma per la loro possibile attuazione devono essere necessariamente integrate con l’indicazione delle domande e dati precisi cui si chiedono risposte e riscontri. Ciò anche con riferimento ai diversi nominativi indicati nelle richieste stesse. Infine, per quanto riguarda la domanda del Tribunale Penale di Roma di partecipare al compimento delle attività di escussione testimoniale, il Promotore di Giustizia ritiene di dover esprimere il proprio parere negativo, essendo ciò precluso dalla normativa vigente nello Stato della Città del Vaticano, né previsto da accordi internazionali che vincolino in tal senso specificatamente lo Stato medesimo».

8 aprile 1994

Il PM Piro chiede l’archiviazione dell’indagine per la scomparsa di Domenico e Francesco Nicitra, rispettivamente fratello e figlio (di 11 anni) di Salvatore Nicitra (componente della banda della Magliana) e marito di Andreina Croci. Di Domenico Nicitra e di suo zio non si è saputo mai più niente.

09 aprile 1994

In merito alla richiesta della Rogatoria e a seguito dell’istanza del Promotore di Giustizia del 29 marzo, il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano emette la seguente ORDINANZA:

visti gli atti della rogatoria nel procedimento penale a carico di ignoti imputati di sequestro di persona a scopo di estorsione in danno di Gregori Mirella e Orlandi Emanuela, fatti avvenuti in Roma il 7 maggio e 22 giugno dell’anno 1983, inviati dal Tribunale Penale di Roma – Ufficio Istruzione e trasmessi a questo Tribunale dalla Segreteria di Stato con Nota Verbale n. 346.491 del 17 marzo 1994;

Vista la requisitoria del Promotore di Giustizia del 6 aprile 1994, con la quale: si ritiene di dover confermare la più ampia disponibilità dell’Autorità Vaticana nello spirito di cortesia internazionale cui si riporta l’Autorità Giudiziaria Italiana richiedente; si osserva che “le richieste del Tribunale Penale di Roma per la loro possibile attuazione devono essere necessariamente integrate con l’indicazione delle domande e dati precisi cui si chiedono risposte e riscontri”, anchecon riferimento ai diversi nominativi indicati nelle richieste stesse”; si esprime parere negativo in ordine alla domanda della stessa autorità giudiziaria richiedente di partecipare al compimento della attività di escussione testimoniale, “essendo ciò precluso dalla normativa vigente nello Stato della Città del Vaticano, né previsto da accordi internazionali che vincolino in tal senso specicatamente lo Stato medesimo”;

ritiene di condividere, allo stato, i rilievi del Promotore di Giustizia in ordine alla necessità di integrare – con l’indicazione di precise domande – la richiesta di escussione di testi da parte dell’Autorità Giudiziaria Italiana nonché il negativo avviso dello stesso Promotore di Giustizia in merito alla presenza della autorità rogante al compimento di quanto richiesto, essendo ciò non previsto dall’ordinamento dello Stato;

dà mandato al Giudice Relatore di esperire ogni utile approfondimento dei contenuti della rogatoria stessa e lo delega altresì al compimento degli atti che si rendessero necessari al riguardo.

Risposta del Vaticano a rogatoria
Risposta del Vaticano a rogatoria

10 aprile 1994

La famiglia Orlandi conferma le rivelazioni di Andrea Purgatori sui rapitori di Emanuela, pubblicate dal Corriere della Sera. «Siamo vittime di un’oscura ragion di stato» dichiara Ercole Orlandi in un’intervista pubblicata sul quotidiano L’Indipendente del 10/11 aprile 1994. «Un tarlo ci rosicchia: non capiamo il perché di questa tragedia. Ci devono dire qual’ era la trattativa. Chi erano le parti in causa?»

Ercole Orlandi ricorda: «Pensi che quel personaggio con l’accento americano, sapendo che il nostro apparecchio era sotto controllo, non faceva durare la telefonata più di sei minuti. Doveva avere un timer. Spaccava il secondo e agganciava. Nostra figlia è stata rapita da un’organizzazione così efficiente, così potente, che non aveva nessun timore degli inquirenti italiani. È un intrigo internazionale. Dietro la scomparsa di Emanuela si sono mossi grossi apparati. Servizi segreti ma non italiani. Centrali di spionaggio straniere, ben organizzate, ben protette, con infinita libertà di movimento. Che dire… CIA, KGB…».

Sulle telefonate Ercole Orlandi rivela: «È una matassa fittissima. In una delle sue telefonate l’Amerikano ci disse: “È inutile che registriate o cerchiate di intercettare questa comunicazione, tanto posso far apparire la chiamata in quindici posti diversi”». Secondo indiscrezioni raccolte dal quotidiano, in un’occasione gli investigatori sarebbero riusciti a decifrare le prime quattro cifre dell’utenza romana da cui pareva partire la telefonata dei rapitori di Emanuela. Alle apparecchiature della polizia le prime quattro cifre corrispondevano a quelle del numero telefonico dell’ambasciata statunitense di via Veneto. Bisognava concludere quindi, secondo L’Indipendente, che chi telefonava o era riuscito a servirsi di un apparecchio dell’ambasciata o era stato in grado di far rimbalzare la chiamata sul suo centralino.

21 aprile 1994

Nella Camera di Consiglio del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, dinnanzi al Giudice delegato Avv. Gianluigi Marrone, assistito dal Cancelliere Dott. Giuseppe Cartoni viene sentito Ercole Orlandi.  Nella deposizione scritta a mano si legge che: “nei primi tempi dalla scomparsa di Emanuela ponemmo un registratore di casa per le telefonate che potessero arrivare sull’utenza telefonica vaticana – era stata fatta già, e non facemmo a tempo a registrarla, la telefonata del sedicente Pierluigi; successivamente fu installato, a cura dei tecnici del SISDE, un registratore professionale. Man mano che veniva registrato qualcosa, su nostra chiamata intervenivano gli agenti del SISDE per duplicare su una cassetta le registrazioni telefoniche effettuate. Ci assicuravano, in tali occasioni, che avrebbero inoltrato copie delle cassette stesse alla polizia e ai carabinieri. L’originale in nastro delle registrazioni fu da noi consegnato, dopo il 20 luglio, all’avv. Egidio, che avevamo scelto per assisterci nella vicenda. Oltre a quanto detto non dispongo di nastri o cassette o trascrizioni di alcun tipo, anche perché tutto quanto (lettere ecc…) via via pervenuto veniva da noi consegnato all’avv. Egidio. Dopo circa quindici giorni dal fatto, su richiesta dagli agenti del SISDE – che avevano offerto i loro uffici presentandosi a noi la sera della domenica 26, intorno alle ore 23,30 – fu attivata presso la centrale telefonica, […] un particolare congegno per consentire l’intercettazione della nostra utenza interna (4982). Il lavoro mi pare fosse stato effettuato dal sig. Centin. Sono quasi certo che le intercettazioni facessero capo ai carabinieri, sempre in collegamento con il SISDE. Per tali intercettazioni […] ci fu chiesta l’espressa autorizzazione ed io mi premurai di avere l’assenso dell’Autorità Vaticana (probabilmente il Governatorato)”.

Ercole Orlandi continua la sua deposizione riferendo di alcune lettere fatte ritrovare dall’amerikano e quando narra dell’audiocassetta lasciata nei pressi del colonnato “in corrispondenza della finestra dalla quale abitualmente si affaccia il Santo Padre” fa notare che l’amerikano, in occasione di una telefonata all’avvocato Egidio che lui ascoltava, disse che “era stata prelevata da funzionari vaticani che sarebbero stati anche fotografati”.  “Desidero notare che in più di una occasione, da parte dello “amerikano” è stato dato ad intendere, con riferimenti a fatti reali, che esisteva probabilmente una fonte di informazione su quanto accadeva in Vaticano. Ricordo ad esempio che l’“Americano” – credo dopo l’estate – disse al telefono all’avv. Egidio – mentre io ero presente e potevo ascoltare – di essere già al corrente di un incontro, certamente riservato, che lo stesso avv. Egidio aveva avuto la sera precedente con l’allora Assessore alla Segreteria di Stato Mons. Re”.

22 aprile 1994

L’ispettore Generale del Corpo di Vigilanza del Governatorato del Vaticano scrive al Giudice del Tribunale della Città del Vaticano Avv. Gianluigi Marrone:

<< […] al fine di procedere all’acquisizione ed alla trasmissione di documentazioni riguardanti la scomparsa della Sig.na Emanuela ORLANDI, si riferisce quanto segue:

  1. Da parte di questo Corpo di Vigilanza (allora denominato Ufficio Centrale di Vigilanza) non furono mai effettuate registrazioni telefoniche. Risulta invece che, in quel tempo, le Superiori Autorità autorizzarono specialisti italiani ad installare dei congegni nella centrale telefonica di questo stato per collegare alcune linee telefoniche vaticane con la sede investigativa italiana per le audizioni e le registrazioni di eventuali conversazioni telefoniche riguardanti il sequestro della giovane. Tale operazione fu gestita soltanto da personale specializzato degli organi investigativi italiani e mai nessun dipendente dell’Ufficio Centrale di Vigilanza prese parte.
  2. E’ notorio che tutta la dolorosa vicenda fu seguita a fondo direttamente dalla Segreteria di Stato di Sua Santità.
  3. L’unico intervento eseguito da questo Ufficio si riferisce ad una cassetta audio “Agfa Super Ferro Dinamic 90”. La cassetta, trovata verso le ore 17,15 del 20 ottobre 1983 sul banco interno dell’Ufficio Postale Mobile di Piazza San Pietro dallo sportellista di turno, senza saperne la provenienza, fu rimessa il giorno successivo, verso le ore 12,00, alla sezione “Oggetti Rinvenuti” di questo Ufficio in quanto si riteneva che fosse uscita da qualche busta o plico in smistamento. Per avere qualche indicazione di che cosa si trattasse, il nastro, tramite registratore, venne qui ascoltato senza riuscire a capire nulla di quello che confusamente era inciso in una piccola parte del nastro stesso. Anche il Segretario Generale del Governatorato, che successivamente ha udito il nastro, non riuscì a comprendere nulla. La cassetta venne pertanto portata in esame alla Radio Vaticana. I Tecnici, dopo vari tentativi, accorgimenti professionali, con molte prove di filtrazioni dei suoni e dei toni e con l’audizione di almeno una quindicina di volte, riuscirono a ricavare il seguente sconclusionato testo: “” della cittadina dello Stato italiano renderà pubbliche le generalità il 24.10.1983. Della cittadina statunitense nel corso del 5-1984 data del comunicato del secondo periodo dello territorio dallo espletamento della nostra richiesta. La cittadina italiana è stata scelta nel particolare ambito che successivamente presenteremo. La cittadina degli staties espressamente per la loro nazionalità statunitense “”. Nel contempo, sia la Segreteria di Stato sia l’Ispettorato di P.S. presso il Vaticano, chiesero notizie del nastro rinvenuto, pertanto la cassetta in questione ed il testo dell’audizione trascritto dai tecnici della Radio, furono rimessi all’Ecc.mo Mons. RE, in quel tempo Assessore della predetta Segreteria.
  4. La scomparsa della giovane suscitò particolare impressione nell’ambito vaticano, essendo la famiglia Orlandi ben conosciuta. Di certo che, se dall’attento ed esteso interessamento del grave fatto da parte di tutti, fossero emersi eventuali elementi, ancorché impercettibili, o minime tracce utili all’approfondimento delle indagini, sarebbero state immediatamente informate le competenti Autorità che seguivano la vicenda.
  5. Il 15 aprile 1994 fu inoltrata richiesta al Capo Servizio dei Servizi Telefonici vaticani, Don Paolo MARZILLI, per raccogliere notizie circa eventuali registrazioni o trascrizioni di comunicazioni telefoniche sul caso in questione. In data odierna il Capo Servizio ha rimesso a questo Corpo l’unita relazione con una cassetta audio ed un blocco notes che si rimettono alla S.V. Ill.ma>>.

Il blocco notes contiene la cronistoria degli interventi effettuati dai tecnici del Servizio dei Telefoni del vaticano nel periodo che va dal 12 luglio al 23 agosto 1983 in cui per ordini superiori era stato stabilito un turno di sorveglianza tecnica dalle ore 20 alle ore 8 del giorno successivo. Tale sorveglianza aveva il compito di tenere in attività le apparecchiature che la polizia italiana aveva installato nella centrale telefonica Vaticana, al fine di individuare la provenienza delle telefonate.

La cassetta audio contiene alcune conversazioni telefoniche effettuate dalle operatrici vaticane e vari interlocutori chiamanti dall’esterno.

26 aprile 1994

Il corpo di Vigilanza del Governatorato della Città del Vaticano risponde all’avvocato Gianluigi Marrone: << Facendo seguito alla Nota informativa del 22 Aprile 1994, Prot. n. 150/1 ed in riscontro alle richieste di precisazioni verbalmente rappresentate dalla S.V., si puntualizza quanto segue.

Prima del rinvenimento della cassetta audio “Agfa Super Ferro Dinamic 90”, il cui contenuto è stato trascritto nella Nota poc’anzi richiamata, nessuna cassetta o altro mezzo di riproduzione è stato prelevato o rinvenuto ovvero consegnato a questo Ufficio.

Non si può, pertanto, confermare – almeno per quanto a conoscenza di questo organo di polizia – quanto riferito dal Sig. Ercole Orlandi in merito al prelevamento da parte di “funzionari vaticani” di un messaggio registrato che sarebbe stato lasciato sotto il colonnato di Piazza San Pietro.>>

07 giugno 1994

La Presidenza del Tribunale, a firma del Dott. Virginio Anedda, trasmette al giudice Adele Rando gli atti assunti dalle Autorità dello Stato della Città del Vaticano in esecuzione della richiesta di assistenza giudiziaria internazionale formulata nel procedimento penale a carico di ignoti per il sequestro di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.

18 giugno 1994

L’Unità 18/06/1994

20 giugno 1994

Viene ascoltato da Adele Rando il Cardinale Silvio Oddi.

24 giugno 1994

Alle 13,15 negli uffici del Tribunale di Roma avanti al Giudice Istruttore Rosario Priore e Adele Rando viene sentito Ninetto Lugaresi, Direttore del Servizio Segreto Militare (SISMI) all’epoca della scomparsa di Emanuela. Tranne una pagina e mezza, le altre tre sono secretate. << […] prendo atto della nota SISMI 13/7/83 inoltrata al Direttore del SISDE nonché al CESIS a mia firma, nonché della nota che l’accompagna e che la S.V. mi permette di esaminare. In relazione ai contenuti sono in grado di confermare che si trattava di valutazioni che scaturivano da attività tecniche cioè dall’esame dei nastri concernenti le telefonate anonime ricevute dalla famiglia Orlandi e dalle relative trascrizioni, con specifico riferimento alle ipotesi formulate nella riunione del 13/7/83; intendo precisare anzitutto che sicuramente si trattò di una riunione avvenuta non tra i dirigenti ma tra i funzionari, e che il  rappresentante del Vaticano vi partecipò presumibilmente informato della predetta riunione, dal CESIS […] l’ipotesi del sequestro con finalità politiche, volto cioè a colpire persone vicine al Pontefice, come poteva essere la ragazza scomparsa, venne formulata già nell’immediatezza, ma per quanto ne sappia successivamente accantonata […] intendo inoltre precisare che rispetto alla vicenda Orlandi il Servizio da me diretto si poneva in una situazione di scarso interesse in ragione della natura del fatto criminoso, fatto che sembrava più direttamente afferire alla sfera interna dello Stato Italiano […] non ho avuto mai rapporti con l’A.G. che inerissero con l’attività giudiziaria. A questo punto dopo aver preso visione dell’appunto autografo, sicuramente da me redatto, in ordine alla riunione asseritamente avvenuta tra l’On. Zolla, il Pref. Sparano ed il Prefetto Parisi, intendo rettificare quanto segue: la riunione di cui finora si è parlato è evidentemente la stessa di quella da me annotata nell’appunto personale; evidentemente sono stati tratto in errore nel momento in cui la S.V. mi informava circa la presenza di un rappresentante dello Stato Vaticano alla citata riunione. La riunione vi fu evidentemente ma non alla presenza del rappresentante dello Stato Vaticano e sicuramente partecipai anch’io […]>>

Agosto 1994

13 agosto 1994

Otello Lupacchini, giudice istruttore al processo alla banda della Magliana emette la Sentenza ordinanza.

22 settembre 1994

Il giudice Priore, nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato al papa, interroga Oral Çelik che dichiara: «Qualche tempo fa un giudice donna [nda Adele Rando] mi ha interrogato sul sequestro di una ragazza di nome Emanuela Orlandi. Io non so se i due fatti, l’attentato al papa e il sequestro Orlandi, sono collegati […] Si dice una calunnia e cioè che i Lupi grigi sono implicati nell’attentato al papa e anche nel sequestro di Emanuela Orlandi. Il lupo grigio è semplicemente un simbolo; il simbolo degli idealisti di destra. Io dico che è una calunnia l’attribuzione del sequestro di Emanuela Orlandi; io so alcune cose su questo sequestro e voglio chiarirle al giudice donna. Qua si dice che Emanuela Orlandi è stata rapita perché Agca venga rilasciato e per questo dicono che gli autori sono gli idealisti di destra. Gli idealisti di destra non si sono mai macchiati di fatti terroristici internazionali».

30 settembre 1994

Il Corriere della Sera dà notizia che il turco Oral Celik, detenuto a Roma, è stato interrogato sulla scomparsa di Emanuela Orlandi dai giudici Rosario Priore e Adele Rando. Secondo il quotidiano, Çelik ha ripetuto che la giovane è viva, non è mai stata sequestrata e ha seguito spontaneamente in Sudamerica un uomo, amico di una persona che aveva contatti con il Vaticano.

Novembre 1994

Oral Celik, negli interrogatori tra settembre e novembre 1994 alla Digos dichiara: “Ho saputo che Emanuela Orlandi è stata coinvolta in questa faccenda per volontà sua, o è stata coinvolta in questo gioco dalle persone che le stavano vicino. Ho saputo che prima e dopo il presunto rapimento lei ha avuto una relazione con un Monsignore. Dopo la lettera del Turkesh, Emanuela Orlandi non si è affatto nascosta: ha continuato ad avere questa relazione in un appartamento di Roma; infatti i suoi compagni di scuola andavano a farle visita in questo appartamento… Poi Emanuela fu portata in un monastero di Roma, e la storia con il prelato è continuata anche all’interno di questo monastero. Se questo prelato che ha avuto una storia con Emanuela Orlandi fosse stata una persona qualsiasi sarebbe stato arrestato… Dopo i l rapimento, anzi dopo la sparizione, il padre di Emanuela ottenne un posto importante nella banca vaticana. La Polizia e i Carabinieri furono informati di questi fatti […] Coloro che sapevano la verità, disturbati da queste denunce, portarono Emanuela in un monastero di Roma e da li Emanuela fu mandata in Colombia dove sono certo che viveva fino ai primi di agosto di quest’anno. Il responsabile di questo monastero è un alto prelato di nome Arturo […] La ragazza è diventata tossicodipendente da cocaina, e convive con un italiano complice di Agca nell’attentato al Papa, per l’esattezza quello fotografato di spalle mentre fugge. Ha due figli, uno dall’attuale convivente e uno dal monsignore che la fece nascondere a Roma, e so che entrambi sono venuti a Roma a visitare i nonni”.

17 novembre 1994

CRIMINALITA’: ARRESTATO PRESUNTO KILLER BANDA MAGLIANA

(ANSA) – ROMA, 17 NOV – Un latitante di 44 anni, Raffaele Pernasetti, considerato dagli investigatori ”il più spietato killer della Banda della Magliana” è stato arrestato nella capitale dai carabinieri del Ros e del reparto operativo di Roma. Pernasetti, che è accusato di sette omicidi e di tre tentativi di omicidio, è stato preso in un appartamento in via Licia, nel quartiere Appio. In casa c’ erano anche la moglie Simonetta e la proprietaria dell’appartamento. Gli investigatori hanno trovato documenti falsi e molto denaro contante. Conosciuto come appartenente al gruppo storico dei ”testaccini” della Banda – che tra gli anni settanta e ottanta ha imperversato a Roma con omicidi e sequestri di persona – Pernasetti era considerato un gregario di Danilo Abbruciati (ucciso a Milano il 27 aprile 1982 nel fallito attentato al vicedirettore del Banco Ambrosiano Roberto Rosone) e di Enrico ”Renatino” De Pedis (assassinato a Roma nel marzo 1990 in un regolamento di conti). Il latitante era ricercato per omicidio, associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi ed altro, su disposizione del pubblico ministero Otello Lupacchini in relazione al processo contro Maurizio Abbatino ed altre 69 persone legate alla banda della Magliana. (ANSA). RED 17-NOV-94 13:10 NNNN

Dicembre 1994

Viene arrestato Giovanni de Gennaro detto faccia d’angelo uno dei basisti della Banda della Magliana nel sequestro del Duca Grazioli.

30 dicembre 1994

Stroncato da un infarto, muore a sessantaquattro anni Vincenzo Parisi, dal 1980 al SISDE, fu nominato Direttore del Servizio Segreto Civile il 26 aprile 1984.

— SEZIONE IN CONTINUO AGGIORNAMENTO —

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