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2001 Gennaio-Dicembre. Emanuela Orlandi & Mirella Gregori

MIRELLA GREGORI – EMANUELA ORLANDI 

DIARIO DI UNA STORIA VERA

2001

Il Direttore responsabile del parcheggio di Villa Borghese invia una comunicazione a Ferretti Joelle, intestataria della BMW 745 targata RM Y50802, nella quale si richiede di provvedere alla rimozione del mezzo posteggiato nel garage ormai da diverso tempo. In un foglio per uso interno del garage è riportato un calcolo generico dal quale si intuisce che l’autovettura era in sosta dal 1995/1996.

21 febbraio 2001

Nel concistoro del 21 febbraio 2001 papa Giovanni Paolo II crea Monsignor Giovanni Battista Re Cardinale.

23 aprile 2001

All’età di 71 anni, muore il Cardinale Donato De Bonis.

maggio 2001

Intervistato dal giornalista Antonio Fortichiari per conto del settimanale Gente, che pubblica il servizio nel numero 22 con il titolo “Solo la preghiera ha salvato la nostra vita senza Emanuela”, Ercole Orlandi ripercorre il calvario vissuto dalla sua famiglia e svela alcuni retroscena della vicenda.

Dice tra l’altro nell’intervista: «Mia moglie e io non abbiamo mai perso la speranza di riabbracciare nostra figlia. Ogni volta che qualcuno ripete che Emanuela è viva ci si apre il cuore. Ci dà più forza per proseguire l’attesa». Poi Ercole Orlandi spiega che la preghiera e la necessità di crescere gli altri figli hanno aiutato lui e sua moglie a ritrovare una vita accettabile. Ma la madre di Emanuela ha impiegato un anno intero per riprendersi: «I primi giorni del rapimento sono stati i peggiori. Mia moglie è rimasta seduta lì, sul divano dov’è seduto lei, per giorni. Non si alzava. Aspettava la telefonata decisiva. Per mesi Maria non è più uscita di casa. Aspettava in casa il ritorno di Emanuela o una telefonata che le desse notizie. È rimasta chiusa in casa quasi dodici mesi. Solo nel maggio 1984 ha avuto la forza di uscire. Venne a trovarla una suora delle Missionarie. Le disse: “Dài, Maria, vieni a fare due passi. È maggio, il mese mariano. Vieni a dire il rosario”. Da allora mia moglie ha iniziato a uscire alle sei per andare a messa e alla sera per recitare il rosario».

«Eravamo convinti, e lo siamo ancora, dopo diciotto anni, che Emanuela sarebbe tornata. Non abbiamo mai smesso di cercare Emanuela. E siamo certi che tornerà».

Quindi Ercole Orlandi rivela un retroscena inedito: «Nell’ultima telefonata, nel gennaio o febbraio 1985, i rapitori dissero: “I contatti con chi ci serviva in Vaticano li abbiamo allacciati. Da questo momento scompariamo dalla scena”. Il mio avvocato chiese: “Va bene, volete scomparire. Ma ditemi che fine ha fatto Emanuela. Abbiamo messo una taglia. Volete più soldi?”. La risposta fu: “Soldi ne abbiamo più che abbastanza. Non ci interessano. Ma se tu sei intelligente devi pensare: che interesse avevamo noi a sopprimere una cittadina vaticana?”».

Fortichiari: Che cosa significava?

Orlandi: «Voleva dire: non avevamo alcun interesse e non l’abbiamo soppressa

Fortichiari: Se fosse viva perché non vi ha mai inviato un messaggio?

Orlandi: «Perché le hanno fatto il lavaggio del cervello. Forse vive senza sapere chi è. Qualcuno sa dov’è Emanuela. Mia moglie e io abbiamo settantun anni e speriamo che parli per regalarci un sorriso, dopo tanti anni di angoscia e dolore.»

Fortichiari: È convinto di poterla riconoscere dopo tanti anni?

Orlandi: Anche fra vent’anni. Sono il suo papà. Me la immagino come in quel quadro sopra il pianoforte. Ma il sussulto del mio cuore sarebbe la certezza che aspetto da troppi anni.»

6 maggio 2001

Nel corso della trasmissione televisiva TV7 di RAI 1, viene intervistato Oral Celik, in vista della prossima pubblicazione di un suo libro, il quale dichiara che a suo avviso Emanuela è viva, senza fornire altri dettagli. Nessun elemento utile emergeva dal contenuto dell’intervista mentre, alla data delle indagini, (risalenti al settembre 2001), il libro non risultava edito in Italia.

11 maggio 2001

Al TG1, Ercole Orlandi dice: «Mia figlia Emanuela Orlandi è viva».

12 maggio 2001

Alla vigilia del ventesimo anniversario dell’attentato al papa il giudice Antonio Marini che si occupò della vicenda e che, insieme con la collega Adele Rando, interrogò vari esponenti dei Lupi grigi, in un’intervista al Corriere della Sera ribadisce che, dal punto di vista giudiziario, nessuna prova è mai emersa per collegare la vicenda di Emanuela Orlandi con l’azione di Alì Agca. «Io devo valutare in base alle carte processuali» spiega il magistrato. «Dai documenti raccolti posso affermare tranquillamente che la pista bulgara per l’attentato al papa è quella giusta. Ma riguardo al caso Orlandi le carte non autorizzano a stabilire con sicurezza un collegamento con la vicenda Agca. Oral Çelik ci assicurò che Emanuela era viva e stava in Sudamerica. Invece Yalçin Özbey disse che viveva in Asia e aveva un figlio.»

13 maggio 2001

Il Papa nelle Ordinazioni sacerdotali, che celebra nella Basilica di San Pietro ordina trentaquattro Diaconi della Diocesi di Roma, Presbiteri. Nell’Angelus invoca “la materna assistenza di Maria Santissima, nel giorno in cui ricordiamo le sue apparizioni a Fatima. La sua protezione io stesso ho avuto modo di sperimentare il 13 maggio di vent’anni fa. A Lei rinnoviamo la supplica per la Terra Santa, perché siano purificati i cuori e i propositi di tutti, così che cessino i massacri e le energie degli uni e degli altri siano finalmente impiegate per la costruzione effettiva e duratura della pace”.

14 maggio 2001

Il parroco della chiesa di San Gregorio VII a Roma, Padre Giovanni Ranieri Lucci, rinviene nel confessionale un teschio umano racchiuso in due buste. Tra la prima e la seconda era stato inserito un santino raffigurante Padre Pio. Il parroco, convinto che si trattasse di un macabro scherzo, si rivolge comunque ai Carabinieri. Il cranio, di piccole dimensioni, era privo della mandibola e mancava dei denti dell’arcata superiore. Tutto lascia supporre che sia stato abbandonato in chiesa il giorno precedente. Proprio in quella giornata, a poche decine di metri di distanza, in piazza San Pietro, il Papa si rivolgeva alla folla di fedeli per commemorare l’attentato avvenuto esattamente vent’anni prima.

Gli accertamenti medico legali, conclusero che si trattava di un teschio appartenente a una donna fra i 25 e i 35 anni morta circa 25 anni prima dell’epoca del ritrovamento escludendo, in considerazione dell’età, che potesse trattarsi di Emanuela ORLANDI.

Marco Accetti  nelle spontanee dichiarazioni di persona informata sui fatti (a verbalizzazione sommaria) del 5 aprile 2013 dirà che: “lo scheletro del cranio fatto ritrovare in una chiesa di via Gregorio VII, in coincidenza della morte del cardinale Oddi e di un monsignore dello IOR, voleva richiamare alla memoria un probabile omicidio di una ragazza tale Paola Diener avvenuto nell’ottobre 1983”.

Paola Diener muore a Roma i 15 ottobre 1983 in via Gregorio VII per un incidente domestico avvenuto sotto la doccia. Nel corso delle sue dichiarazioni Accetti riferirà che la ragazza, qualche giorno prima della morte, era stata avvicinata in quanto persona legata al Vaticano e pertanto elemento di suggestione nei confronti dei prelati. Aggiunge che il ritrovamento del teschio nella chiesa di San Gregorio VII voleva essere un messaggio in codice che richiamava tale avvenimento.

18 maggio 2001

Papa Wojtyla ordina di aggiornare una disposizione esistente da tempo, con la quale si davano istruzioni al personale religioso circa il silenzio da tenersi di fronte a «estranei» (cd Segreto Pontificio). La circolare, emanata il 18 maggio 2001 a firma di Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, al tempo rispettivamente Presidente e Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

A causa di quell’ordine, fra l’altro, Ratzinger è stato incriminato nel 2005 da un tribunale di Houston, Texas, per cospirazione ai danni della giustizia in un procedimento contro preti pedofili. Nel settembre dello stesso anno il segretario di Stato vaticano Angelo Sodano chiese alla presidenza degli Stati Uniti di bloccare il procedimento estendendo al sommo pontefice il diritto all’immunità riconosciuto a tutti i capi di Stato esteri. Il presidente George W. Bush concesse l’immunità. Fra i casi soggetti al segreto pontificio rientrano anche gli atti sessuali commessi da religiosi nei confronti di minorenni adescati o abusati; nella nozione di «estranei» rientra chiunque non faccia parte delle gerarchie ecclesiastiche, compresi i magistrati che indagano su Emanuela Orlandi.

10 giugno 2001

Una donna di circa trentadue anni viene fermata al casello autostradale di Ponzano Romano mentre viaggiava contromano alla guida di un’autovettura. La donna aveva dichiarato al casellante di soffrire di vuoti di memoria ma di credere di essere Emanuela Orlandi e di volersi recare in Vaticano per scoprire la sua vera identità. Le indagini svolte identificavano la donna per HEIM Ivonette, nata a Rio De Janeiro il 3/8/1968, residente in Austria, persona oggetto di segnalazione in ambito Schengen perché allontanatasi da un ospedale psichiatrico.

29 giugno 2001

All’età di 91 anni, a Cortemaggiore (PC), muore il Cardinale Silvio Oddi. Piacentino ed ex diplomatico, prestò servizio nel Medioriente e in Iugoslavia. Fu rappresentante pontificio a Gerusalemme, in Egitto e in Belgio. Venne nominato cardinale nel 1969. Fu prefetto della Congregazione per il clero dal 28 settembre 1979 al 9 gennaio 1986.

Il giudice Corrado Carnevale dopo un’assoluzione in primo grado, viene condannato a Palermo a sei anni di reclusione sulla base delle dichiarazioni di ventinove pentiti per concorso esterno in associazione mafiosa.

18 novembre 2001

Sul quotidiano Il Messaggero, in una intervista con il padre di Mirella, Paolo Gregori dichiara: «Quel teschio (quello ritrovato 14 maggio 2001 nella chiesa di San Gregorio VII NdA) non è di Mirella. Quel ritrovamento è solo una gran buffonata. Ma come si fa dopo quasi venti anni? Mirella, la mia bambina non tornerà più. Mi hanno portato via lei e cinque anni fa anche mia moglie che è morta di crepacuore. Volete sapere ancora qualcosa da me? Per me è tutto chiuso, storia sepolta. Basta! E del resto, cosa dovrei fare? Sono passati 19 anni, il 7 ottobre Mirella ne avrebbe compiuti 34. Io ho fede, anche se non sono mai stato un cattolico praticante. Ma chissà, forse solo Gesù Cristo potrebbe fare qualcosa. Sono sfiduciato. Nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine e di tutti quelli che hanno indagato. Si è cercato per un sacco di anni ma l’obiettivo era soprattutto Emanuela Orlandi. La verità è che noi in questa storia siamo stati trattati come cittadini di serie B. Solo perché dall’altra parte c’era il Vaticano. Non ne voglio più parlare. Ho smesso di crederci, Voglio rimanere solo con i miei ricordi.»

21 dicembre 2001

Imposimato si reca a Berlino per incontrare di nuovo l’ex agente della Stasi il Colonnello Bohnsack, convinto che potesse chiarire aspetti dei sequestri Orlandi e Gregori. Quando il magistrato gli chiede del caso Orlandi, Bohnsack risponde: «È un affare politico. Fummo noi a preparare le misure attive”», (cioè le operazioni di disinformazione). L’ex Colonnello conferma che la Stasi aveva uomini in Vaticano e contatti a Roma. Di fronte alla lettera del 13 febbraio 1985, afferma che: «è una nostra lettera» [La lettera diceva: «Abbiamo avvertito le autorità italiane, il giudice Martella e l’avvocato Albano di lasciare in libertà Mehmet Ali Agca, Celebi e altri nostri amici, affinché non si ripetano altri casi Emanuela Orlandi. Avvertiamo ancora una volta: cessate le manipolazioni di Agca, cessate di presentare Agca davanti al mondo come un robot, come scimmia e psicopatico! Non siamo criminali e delinquenti. Noi siamo combattenti per l’Islam. L’ideale supremo dei musulmani è l’Islam: il dovere supremo è di uccidere gli infedeli. Se non saranno soddisfatte le nostre esigenze e la promessa di liberare Agca, i nostri colpi vendicatori raggiungeranno le famiglie Martella e Albano e tutti coloro che sono associati con la sorte di Agca!». Rapporto Digos, prima sezione, 1° marzo 1985, allegato 31» n.d.a.] e ribadisce: «Abbiamo scritto diverse lettere. Le misure attive». Ammette anche la paternità di altri messaggi, comprese le lettere da Boston,: « Sì, le preparavamo a Berlino Est e le facevamo spedire dalla Germania occidentale: da Francoforte, da Bochum, e anche da altri paesi. Là avevamo molti agenti».

Alla fine, ripete più volte che tutto l’intreccio «era un affare politico», confermando il coinvolgimento diretto della Stasi nei depistaggi. “Avevamo due agenti della Stasi che erano molto vicini al papa. Erano livelli medi e lavoravano in Vaticano. C’era un giornalista tedesco occidentale che era in contatto con Markus Wolf, si chiamava Hansjakob Stehle. A Roma il nostro referente era presso l’ambasciata della Germania Est, era lui che ci aiutava nelle operazioni a Roma. Si chiamava Klaus Gysi. Bohnsack continuò e fece il nome di Estermann come di un loro agente in Vaticano.

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