Lettera di Francesco Pazienza a Eugenio Scalfari (07/02/1983)

Caro Signor Scalfari,
è da tempo avrei dovuto scriverle questa lettera. Lei non sarà sicuramente abituato a ricevere missive come questa. Lei si considera intoccabile e depositario di tutta la purezza morale che resta in Italia. La verità è invece che lei crede di poter usare il suo terrorismo giornalistico fatto di notizie talmente palesemente false e tendenziose onde condizionare tutti coloro che non sono allineati ai fini di potere suoi e dei suoi amici politici.
Io, che di lei me ne fotto, le scrivo questa lettera anche a nome di tutti coloro (e sono tanti) che lo vorrebbero fare ma non possono. Come mandare allo sbaraglio il suo socio Carlo Caracciolo in situazioni preordinate da lei e dove i vantaggi erano comuni ed i rischi solo per il socio. Partendo dalla serie ultima di articoli sul caso Cirillo ove lei considera oro colato quello che la magistratura reputa pura fantasia, lei ha ineluttabilmente stabilito:

a) Il sottoscritto coinvolto con Sindona.
A dire il vero se c’è un personaggio a cui meglio si adatta il neologismo di “faccendiere”, questo è proprio lei. Lei è stato coinvolto con Sindona in negoziati segreti alla fine degli anni sessanta alla ricerca di finanziamenti per il suo futuro giornale. Lei frequentava segretamente la sua casa di Milano; decise poi di scegliere la strada di un altro bancarottiere scoprendo che Sindona era quanto di peggio esistesse. Se io fossi stato coinvolto con Sindona lo avrei dovuto essere a vent’anni di età. Lei non ha neppure il senso del ridicolo.

b) Gelli. Mentre io Gelli non l’ho mai visto e conosciuto, lei ‘ha conosciuto talmente bene da accettare e richiedere una sua mediazione per un accordo editoriale con la Rizzoli. Smentisca, strilli, si appelli ancora all’on. Anselmi ma i documenti sono là. Oppure vuol confermare quello che va dicendo in giro e cioè che Caracciolo ha fatto tutto senza dirle niente?

c) Carboni. lei era così intimo di Carboni da pranzare con lui almeno una volta alla settimana. Carboni era talmente fiero di questa dimestichezza con lei da chiamarla appositamente davanti ad altre persone per telefono. Anche questo è colpa di Caracciolo oppure quando si incontrava con Carboni pensava che si chiamasse Mario Rossi e fosse impiegato al catasto della città di Utopia?

d) I servizi segreti. Lei ha avuto ed ha tanti e poi tanti di quei rapporti con i servizi segreti che i miei sono stati roba da lattanti. Lei è l’occulto consulente giornalistico del direttore del SISMI e del suo protettore politico. Lei ha pianificato con notizie false una campagna scandalistica (una delle tante) contro i due nemici politici del suo corpulento amico. Lei ne sta pianificando una nuova in questi giorni con materiale manipolato e pagato dalla solita ineffabile organizzazione con i danari dello stato. Sarò più preciso. In questi documenti la originale serie numerica è stata sostituita con nominativi di politici italiani. E’ lo stesso lavoro che lei ha fatto contro il sottoscritto alla fine del novembre 1981. Lei fece pubblicare una serie di articoli basati su un dossier falso fattole pervenire in copia dal SISMI. Lo stesso dossier in copia originale fu mandato alla magistratura romana che riscontrò la completa fantasiosità di quanto scritto. Se lei non ricorda gli articoli del suo giornale, posso mandarglieli in copia.
Lei, inoltre, è intervenuto alla fine dicembre 1982 per impedire la pubblicazione di un articolo in cui un giornalista dimostrava che il suo amico Lugaresi era coinvolto in strani patteggiamenti con la malavita organizzata, deviazioni di vario genere ed improprio (il minimo che si potesse dire) impiego dei fondi finanziari in dotazione. Prego smentisca!

e) Calvi: è vero o è falso che il suo gruppo ha cercato disperatamente un finanziamento di tre miliardi dal Banco Ambrosiano e che tre persone si sono incaricate del negoziato? E’ vero o è falso che per superare lo stallo fa da lei suggerito ad uno dei tre negoziatori di proporre un finanziamento dall’estero sulla società Manzoni onde camuffare il destinatario finale: l’editoriale. Oppure è sempre quel monello di Caracciolo che fa queste cose cattive?

Concludo ricordandole come dopo la mia intervista al Progresso Italo-Americano lei abbia chiamato il direttore proferendo velate minacce. Lei fu cortesemente pregato di occuparsi dei fatti suoi per cui fece intervenire l’altro suo socio Pirri Ardizzone: bella dimostrazione, la sua, di democratica libertà di stampa. Sparlare degli altri va bene, parlare di lei no!
Mi stia bene caro Scalfari.

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