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Emanuela Orlandi: audizione Dolores Brugnoli e Armando Palmegiani

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA 

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori  

AUDIZIONE DI DOLORES BRUGNOLI E ARMANDO PALMEGIANI 

 76a seduta: giovedì 29 gennaio 2026

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente -PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI;  PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP;  LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA;  MOVIMENTO 5 STELLE: M5S;  FORZA ITALIA – BERLUSCONI Presidente – PPE: FI-PPE;  AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE;  ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS;  ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE;  NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M;  MISTO: MISTO;  MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.;  MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

  Intervengono Dolores Brugnoli e Armando Palmegiani, autore del libro “Emanuela Orlandi. 40 anni di depistaggi“.

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, il dottor Massimo Brandimarte, l’avvocato Alessandro Cardia, l’avvocato David Ermini, l’avvocato Pietro Mazzei, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, l’avvocato Claudio Santini, il signor Augusto Scacco, il dottor Vincenzo Vecchio e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato dottoressa Pamela Franconieri, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.

I lavori iniziano alle ore 13,41

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

 

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità. Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.

Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8 del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta. Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

Audizione di Dolores BRUGNOLI.

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, al primo punto, l’audizione della signora Dolores Brugnoli, alla quale darei subito la parola per ripercorrere tutto quello che può ricordare e che può dire alla Commissione circa un episodio avvenuto presso il residence Mallia, in occasione dell’incontro con un soggetto che si qualificò come poliziotto e che sappiamo essere Giulio Gangi.

Quindi le chiedo di raccontarci di questa vicenda avvenuta nel 1984 e che lei riportò, quando fu sentita nel 2009 dalla squadra Mobile, ai PM dottor Maisto e dottor Staffa. Successivamente, sia io che i colleghi procederemo a farle delle domande.

Verbale Dolores Brugnoli del 3/2/2009

 

BRUGNOLI. Presidente, ricordo che si è presentato questo soggetto e mi ha detto che dovevo andare al commissariato, perché ero stata convocata. Lì al commissariato c’era un nostro amico, il commissario Vecchi. Lui poi ha riferito che avevano tenuto il nostro telefono sotto controllo per un anno, ma non so chi o per che cosa. Questo è quanto. Vecchi ha detto a questo altro poliziotto che noi eravamo delle brave persone, io e mio marito. Perché il dottor Vecchi, allora commissario presso il commissariato di via Guido Alessi, era molto amico di mio marito.

 

PRESIDENTE. Ma questo Gangi venne da lei e che cosa le chiese?

 

BRUGNOLI. Che dovevamo andare al commissariato, tutto qui. Mi fece chiamare dalla reception e mi disse che dovevo rivolgermi al commissariato, per che cosa non lo so.

 

PRESIDENTE. Senza spiegare nient’altro?

 

BRUGNOLI. No, senza spiegare nient’altro. Io non l’avevo mai visto in vita mia.

 

PRESIDENTE. E come si era qualificato? Come poliziotto?

 

BRUGNOLI. No, non si era qualificato. Poi sono passati tanti anni, quindi non mi ricordo se me l’aveva detto.

 

PRESIDENTE. Lei risiedeva in quell’albergo? Come mai stavate lì?

 

BRUGNOLI. Perché ci stavano ristrutturando l’appartamento. Mio marito aveva comprato una casa, perché vivevamo in affitto e ci hanno mandato via. Stavamo dunque ristrutturando casa, che non era accessibile.

 

PRESIDENTE. Ma questa persona che atteggiamento aveva? Cortese, educato oppure un po’ aggressivo?

 

BRUGNOLI. Non me lo ricordo.

 

PRESIDENTE. Non le parlò di un’auto? Non vi chiese informazioni su un’automobile?

 

BRUGNOLI. No, a me non chiese niente. Mi disse soltanto di andare al commissariato.

 

PRESIDENTE. Lei allora che automobile aveva?

 

BRUGNOLI. Una Golf GT.

 

PRESIDENTE. Ma non aveva in uso un’autovettura Bmw?

 

BRUGNOLI. No, non l’avevo in uso. Me l’aveva prestata un nostro amico, che ora è morto. Era una Bmw gialla scoperta, che mia figlia odiava. Io la usavo per andare a prendere i bambini a scuola, ma non solo a scuola: li portavo anche a fare danza e vari sport. Quel giorno non mi era partita la macchina e questo nostro amico, che si chiamava Giovanni Patacci, mi prestò la sua; era la sua, non era la mia. Io avevo una Golf GT nera.

 

PRESIDENTE. Gliel’ha prestata solo quel giorno?

 

BRUGNOLI. Sì, me l’ha prestata solo per quel giorno.

 

PRESIDENTE. Coincidenza un po’ particolare. Solo un giorno, è sicura?

 

BRUGNOLI. Io non lo ricordo. So che la mia macchina non partiva, quindi lui è venuto e mi ha prestato la sua.

 

PRESIDENTE. Questo amico che cosa faceva nella vita?

 

BRUGNOLI. Era podologo.

 

PRESIDENTE. È venuto a mancare già da qualche anno?

 

BRUGNOLI. Nel 2004.

 

MORASSUT (PD-IDP). Vorrei restare un attimo sul problema di questa Bmw, che lei ha descritto essere gialla.

 

BRUGNOLI. Non l’ho descritta io: era gialla.

 

MORASSUT (PD-IDP). Gialla, col tettuccio bianco?

 

BRUGNOLI. No, nessun tettuccio. Era tutta gialla.

 

MORASSUT (PD-IDP). Era una spider, giusto?

 

PRESIDENTE. Onorevole Morassut, procediamo a mostrare una foto alla signora

 

BRUGNOLI. Era così questa Bmw? (Il Presidente mostra all’audita la foto di uno dei modelli Bmw Touring corrispondenti a quello a lei in uso all’epoca dei fatti).

 

BRUGNOLI. Non me lo ricordo, ma non era questo il modello. Era un modello vecchio, antidiluviano.

 

PRESIDENTE. Ma il colore corrisponde?

 

BRUGNOLI. No, era un giallo più chiaro.

 

MORASSUT (PD-IDP). Le risulta che questa automobile, che lei aveva in uso quel giorno, fosse stata in riparazione da un meccanico, precedentemente? Chi gliel’aveva prestata le aveva detto se questa macchina era stata dal meccanico?

 

BRUGNOLI. Non ce n’era motivo che me lo dicesse. A me serviva per andare a prendere i miei figli a scuola.

 

MORASSUT (PD-IDP). Da una ricerca fatta su quel tipo di vetture, risulterebbe che nella regione Lazio in quel periodo non fossero circolanti veicoli di quel tipo. Ma lei ricorda bene il modello ed il colore? È sicura di questo?

 

BRUGNOLI. Non me lo posso ricordare dopo 40 anni.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi lei non è sicura che fosse una spider gialla?

 

BRUGNOLI. Era una Bmw gialla, questo me lo ricordo, ma era giallo chiaro.

 

PRESIDENTE. Quella che le sto mostrando è una palette di tutte le sfumature di giallo. Quale le sembra più simile?

 

BRUGNOLI. A me sembra questa: non un giallo limone, ma un giallino.

 

MORASSUT (PD-IDP). Questo signor Patacci era un podologo. Questa persona, da accertamenti seri (non dirò quali), non sembrerebbe aver mai posseduto una Bmw. Se questa Bmw non era di Patacci, è possibile che fosse di qualcun altro o che lei, signora, l’abbia avuta da qualcun altro?

 

BRUGNOLI. Io non l’ho avuta da nessun altro, ma da questo nostro amico Giovanni Patacci, al quale eravamo molto legati. Quella era la sua macchina. Aveva anche una 500, oltre questa Bmw.

 

MORASSUT (PD-IDP). È passato del tempo, lo capisco, ma ricorda per quanti giorni lei ha usato questa vettura?

 

BRUGNOLI. L’ho usata per uno o due giorni, adesso non ricordo. Quel giorno, lo ripeto, non funzionava la mia macchina e io dovevo accompagnare e prendere i bambini a scuola. Il motivo per cui me l’ha prestata è solo questo. Che poi fosse o non fosse la sua, io questo non lo so. Io so che era la sua.

 

MORASSUT (PD-IDP). Non c’è il rischio che lei confonda con un’altra persona? E che magari la macchina gliel’abbia data un altro?

 

BRUGNOLI. No, non mi confondo su questo.

 

PRESIDENTE. Comunque, questo è quanto la signora già dichiarò: che l’auto era di Patacci.

 

MORASSUT (PD-IDP). Io volevo insistere su questo punto perché c’è una aporia, c’è un elemento di incertezza.

 

BRUGNOLI. No, non c’è nessuna incertezza.

 

MORASSUT (PD-IDP). Non da parte sua. Da ultimo, dopo che questo signore che era venuto con la pistola se n’è andato, lei che ha fatto? Ha chiamato qualcuno? Ha detto al commissario che era venuta questa persona e che le aveva detto di andare in commissariato?

 

BRUGNOLI. Ho chiamato mio marito. Gli ho detto che era venuto un soggetto con una pistola e che dovevamo andare a parlare con il commissario.

 

MORASSUT (PD-IDP). È andata subito al commissariato?

 

BRUGNOLI. Senta, non me lo ricordo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Non si spazientisca. Io sto cercando di farle delle domande che sono importanti.

 

BRUGNOLI. Lei faccia le domande, io le rispondo. Comunque, non ricordo se ci sono andata dopo un’ora o dopo mezz’ora o se la sera o il pomeriggio.

 

PRESIDENTE. Ma a lei quante volte nella vita si è presentato qualcuno con la pistola, mi perdoni?

 

BRUGNOLI. Una sola volta.

 

PRESIDENTE. Quindi, non è che le abbiamo chiesto di ricordare un giorno a caso.

 

BRUGNOLI. Io ho chiamato mio marito. Adesso, se fosse passata un’ora, due ore non lo so, non me lo ricordo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Comunque, lei è rimasta abbastanza scossa e sorpresa.

 

BRUGNOLI. Certo, sorpresa.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, è presumibile che lei immediatamente sia corsa al commissariato, tanto più visto che conosceva il commissario?

 

BRUGNOLI. Era amico di mio marito.

 

MORASSUT (PD-IDP). Come si chiamava questo commissario?

 

BRUGNOLI. Era il dottor Vecchi.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, presumibilmente, lei con suo marito si è recata abbastanza presto dal dottor Vecchi per dire che era venuto uno con la pistola per chiedere informazioni.

 

BRUGNOLI. Ho riferito quello che mi era stato detto, tutto qui. E il commissario già sapeva tutto.

 

MORASSUT (PD-IDP). Lei che lavoro faceva in quel periodo?

 

BRUGNOLI. Io in quel periodo non lavoravo. Ho lavorato dopo.

 

MORASSUT (PD-IDP). E suo marito?

 

BRUGNOLI. Faceva il commerciante di uova all’ingrosso.

 

MORASSUT (PD-IDP). Lì in zona?

 

BRUGNOLI. Dappertutto.

 

IAIA (FDI). Quali erano i vostri rapporti con il signor Patacci, per cui vi ha prestato quest’auto?

 

BRUGNOLI. Era un amico carissimo. Era solo, non era sposato e veniva spesso da noi la domenica a mangiare.

 

IAIA (FDI). Lei all’epoca che lavoro svolgeva?

 

BRUGNOLI. Io allora non lavoravo. Ho cominciato a lavorare più tardi, nel 1989-1990.

 

IAIA (FDI). Lei conosceva la signora Sabrina Minardi?

 

BRUGNOLI. Non so chi sia.

 

IAIA (FDI). Mai sentita nominare?

 

BRUGNOLI. No. Io non avevo molte amicizie femminili, perché non avevo tempo. Ero molto impegnata a casa e con i miei figli, che facevano sport. Tutto il giorno io stavo in giro con loro: a portarli chi a nuoto, chi a pattinare, chi a equitazione, chi a calcio. Erano piccoli e io non avevo tempo di respirare.

 

IAIA (FDI). Le spiego perché le ho fatto questa domanda. Le leggo un passaggio dell’interrogatorio della signora Minardi in data 28 ottobre 2008, del quale probabilmente lei non sa nulla. La signora Minardi, sentita dal dottor Roberto Staffa, afferma, testualmente: all’epoca del mio rapporto con De Pedis ho sentito nominare il residence Mallia nella zona di Montemario. Tale residence era usato per le riunioni di alcuni esponenti della banda della Magliana. Conoscevo sicuramente Dolores Moriconi, che era una che sicuramente si prostituiva ed abitava al residence Mallia. Era certamente collegata a De Pedis e altri della banda. All’epoca era una donna di media altezza, di capelli chiari, bella donna con un fisico atletico. Non sono a conoscenza se abbia avuto qualche ruolo nella vicenda in questione. Questo ha affermato la Minardi.

Dichiarazioni Sabrina Minardi del 28/10/2008

 

BRUGNOLI. Ha detto delle bugie, ha detto delle cose che non sono vere. Non so come se l’è inventata questa.

 

IAIA (FDI). Ma lei non ha mai avuto rapporti, non l’ha mai sentita nominare?

 

BRUGNOLI. Ma io ho avuto, come le ho detto, pochissime amiche, perché non avevo il tempo.

 

PRESIDENTE. Per il verbale, Moriconi era il cognome di suo marito, giusto?

 

BRUGNOLI. Io faccio Brugnoli di cognome ed ho sempre mantenuto il mio cognome, anche quando sono andata a lavorare.

 

IAIA (FDI). E lei non si spiega come mai la Minardi abbia reso queste dichiarazioni?

 

BRUGNOLI. Deve essere una che non sta molto bene di testa.

 

PRESIDENTE. Però il nome l’ha detto la Minardi. Ed il nome associato al cognome del marito è ancora più indicativo.

 

BRUGNOLI. Io non voglio dire quello che non voglio dire.

 

IAIA (FDI). Cosa vuole dire?

 

BRUGNOLI. Non voglio dire niente, per carità. Io questa qui non l’ho mai conosciuta, non so chi sia: mai vista e mai sentita nominare. Mai nella mia vita.

 

IAIA (FDI). Questa Bmw conferma che l’ha tenuta un solo giorno?

 

BRUGNOLI. Penso di sì.

 

IAIA (FDI). Quindi non ne è sicura? Possono essere stati più giorni?

 

BRUGNOLI. Quel giorno non mi partiva la macchina, una Golf nera. Patacci gentilmente mi ha portato la sua macchina, perché io sapevo che quella era la sua macchina, e ho fatto quello che dovevo fare.

 

IAIA (FDI). Presidente,  potremmo mostrare alla signora Brugnoli le foto di tutte le Bmw che abbiamo repertato nella relazione e magari chiedere alla signora se qualcuna di quelle Bmw corrisponde a quella che aveva in sua disponibilità? Indipendentemente dal colore, solo per vedere il modello.

 

PRESIDENTE. Sì, anche perché ce n’è una di un giallo che richiama di più a quel colore indicato dalla signora. (Il Presidente mostra all’audita il fascicolo contenente foto di tutti i modelli di Bmw Touring immatricolati nella regione Lazio all’epoca dei fatti).

 

BRUGNOLI. Il colore era un giallo di questo tipo, chiaro.

 

PRESIDENTE. E potrebbe essere questo anche il modello, perché è una Bmw Touring. La tonalità di giallo dovrebbe corrispondere al colore Sahara.

 

IAIA (FDI). Signora Brugnoli, ma se questa macchina l’ha avuta per un giorno, due giorni al massimo, come fa a dire che sua figlia la odiava? È andata a prenderla più volte con questa vettura? Se ci è andata solo una volta, come ha fatto a maturare questo odio?

 

BRUGNOLI. In quella occasione particolare ha detto che non le piaceva quella macchina, tutto qui. Ma ha importanza?

 

IAIA (FDI). Tutto ha importanza.

 

MORGANTE (FDI). In effetti, è molto strano.

 

TRANCASSINI (FDI). Signora, ma si odia una cosa che si vede spesso.

 

BRUGNOLI. Io non ho detto che la odiava.

 

TRANCASSINI (FDI). Sì, lei lo ha detto più volte. Senza che nessuno glielo chiedesse, ha detto più volte: odiava quella macchina. Quando ha cominciato a parlare di questa storia, ha detto: era una macchina gialla, mia figlia la odiava. Si odia una cosa che si frequenta, non una cosa che capita.

 

BRUGNOLI. Ma non è detto. Quando l’ha vista, ha detto che non le piaceva. Lei preferiva andare con la nostra macchina, con la Golf.

 

PRESIDENTE. Ma era una macchina cabrio o una macchina col tetto dello stesso colore? Aveva il tetto o no questa macchina?

 

BRUGNOLI. Mi pare di no.

 

PRESIDENTE. Quindi era aperta?

 

BRUGNOLI. Mi pare di sì.

 

IAIA (FDI). Lei si è mai rivolta o era una cliente di una officina in zona Vescovio?

 

BRUGNOLI. Non era un quartiere vicino casa mia. Balduina e piazza Vescovio sono molto distanti.

 

PRESIDENTE. A proposito di localizzazioni, il residence Mallia in che zona stava?

 

BRUGNOLI. A Balduina.

 

PRESIDENTE. Invece la casa che voi avevate in ristrutturazione?

 

BRUGNOLI. Sempre a Balduina. A viale Tito Livio.

 

PRESIDENTE. In questo residence per quanto tempo siete stati?

 

BRUGNOLI. Circa un anno.

 

PRESIDENTE. Come mai lo avete scelto? Conoscevate il proprietario o lo avete scelto per la vicinanza?

 

BRUGNOLI. Per la vicinanza e perché prendevano i cani.

 

PRESIDENTE. Come era fatto questo residence? Si incontravano le altre persone che vi alloggiavano? Aveva un ingresso comune, tipo in albergo?

 

BRUGNOLI. Sì, aveva un ingresso comune.

 

PRESIDENTE. E lei che lo ha frequentato, ha visto gente normale?

 

BRUGNOLI. Questo non lo so dire. Io non frequentavo gli ospiti dell’albergo.

 

PRESIDENTE. Non ha mai notato niente di strano, figure particolari?

 

BRUGNOLI. No, come le ho detto, non avevo tempo.

 

PRESIDENTE. Non aveva tempo: però in quel periodo non lavorava.

 

BRUGNOLI. Ero sempre impegnata coi bambini, come le ho già detto.

 

PRESIDENTE. Lei ci ha detto che ha iniziato a lavorare successivamente. E che attività ha svolto?

 

BRUGNOLI. Nell’89 ho lavorato al cinema. Poi ho lavorato in un’agenzia immobiliare e da ultimo ho lavorato in una società della regione Lazio, la LAZIO crea. Sono andata in pensione alla fine del 2022, dopo vent’anni.

 

PRESIDENTE. Per quanto riguarda il contesto cinema, che tipo di lavoro ha fatto?

 

BRUGNOLI. La generica e anche dei piccoli ruoli d’attrice.

 

PRESIDENTE. A proposito di cinema, ha mai conosciuto un regista che si chiama Bruno Mattei?

 

BRUGNOLI. No.

 

PRESIDENTE. Ricorda qualche regista con cui ha lavorato, sia come generica, sia come attrice?

 

BRUGNOLI. Uno spagnolo. Non ricordo il nome adesso, ma era molto famoso. Poi anche con altri, ma i nomi non me li ricordo: sono passati tanti anni.

 

PRESIDENTE. Non le viene proprio in mente nulla? Un nome, un produttore, un aggancio? Come ebbe questo aggancio col mondo del cinema?

 

BRUGNOLI. Volevo lavorare, sono andata a iscrivermi e mi hanno chiamata. Allora così succedeva. Adesso non lo so.

 

PRESIDENTE. Sempre in questo ambiente, conosceva un certo Mimmo Scavia? Forse era lui il regista con cui ha lavorato?

 

BRUGNOLI. Mai sentito questo nome.

 

PRESIDENTE. Nel periodo in cui soggiornava al Mallia, chi eravate? Lei, suo marito e sua figlia?

 

BRUGNOLI. Sì ed anche mio figlio ed il cane.

 

PRESIDENTE. C’era un’utenza telefonica nel residence? Se bisognava comunicare, c’era un telefono?

 

BRUGNOLI. Sì, certo.

 

PRESIDENTE. Ricorda per caso qual era l’utenza?

 

BRUGNOLI. No.

 

PRESIDENTE. Sempre nel contesto cinematografico, il regista Joe D’Amato le ricorda qualcuno?

 

BRUGNOLI. No. Mi sembra di ricordare che uno si chiamasse Gianni Lepre.

 

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l’oggetto della nostra indagine, ovvero la scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, ha mai sentito parlare di questa vicenda?

 

BRUGNOLI. Ho letto qualcosa sui giornali. Non ho mai avuto alcun tipo di contatto con nessuna delle due.

 

PRESIDENTE. Quando le è stato fatto prima il nome di Sabrina Minardi, non l’aveva mai sentita nominare?

 

BRUGNOLI. Mai. Non so chi sia e non so come si permetta di dire questo.

 

PRESIDENTE. Adesso non c’è più, quindi non glielo possiamo chiedere. Per quanto riguarda, invece, il mondo della criminalità romana, nello specifico la banda della Magliana, ne ha mai sentito parlare?

 

BRUGNOLI. Sui giornali, queste cose si leggono sui giornali. Io leggo molto i giornali, perché mi piace interessarmi a ciò che accade.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Torniamo al momento in cui lei è stata chiamata da questo agente, quello che è venuto con una pistola. Per quale motivo questa persona le disse di andare al commissariato?

 

BRUGNOLI. Non lo so.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Proviamo a raccontare questo episodio. Lei riceve la chiamata e scende nella reception.

 

BRUGNOLI. Arrivo giù e trovo questo ragazzo. Era un ragazzo, un giovane. Noto che aveva una grossa pistola. Io non ricordo se si è presentato e quello che ha detto. So che a me, d’impatto, mi ha messo un po’ in agitazione, perché sono una che si agita. Mi ha detto che dovevo andare al commissariato: sono solo queste le parole che ricordo.

 

PRESIDENTE. Era solo, giusto?

 

BRUGNOLI. Sì. Lì era solo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Giustamente, lei si è agitata perché ha visto la pistola.

 

BRUGNOLI. Non solo per la pistola, ma anche perché voleva che andassi al commissariato.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Ma per quale motivo non gliel’ha detto, però? Lei non gli ha chiesto: ma perché devo andare al commissariato?

 

BRUGNOLI. Lui mi ha detto che dovevo andare lì. Poi, tra l’altro, in maniera molto veloce.

 

PARRINI (PD-IDP). Ma lei non gli ha chiesto di qualificarsi?

 

BRUGNOLI. No, perché non ero molto esperta.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Quando è venuta questa persona con la pistola, lei aveva la Bmw?

 

BRUGNOLI. No.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Questa persona non le disse anche qualche altra cosa? Magari che doveva andare al commissariato per l’indagine su Emanuela Orlandi?

 

BRUGNOLI. Assolutamente niente di tutto ciò. Mi ha detto questo e basta: al che, lo ripeto, io ho chiamato mio marito per raccontargli cosa mi era successo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). E suo marito cosa ha detto?

 

BRUGNOLI. Niente. È venuto subito e ha detto di andare da Vecchi in commissariato. Il commissario Vecchi, che era amico suo e non mio.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Quando siete andati lì cosa è successo?

 

BRUGNOLI. Lui ci dice che ci hanno tenuto il telefono sotto controllo per un anno circa, nonostante lui avesse detto che noi eravamo delle brave persone, perché ci conosceva.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Quindi le hanno tenuto il telefono sotto controllo per un anno?

 

BRUGNOLI. Sì, esatto.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Che anno era?

 

BRUGNOLI. Quello lì. Ma Vecchi non ha specificato l’anno: ha detto soltanto che per un anno hanno tenuto il telefono sotto controllo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Ma siccome voi eravate amici o conoscenti, a lei o a suo marito non è venuto in mente di chiedere perché vi avevano tenuto il telefono sotto controllo?

 

BRUGNOLI. No. In quel momento io ero come una bambina. Vivevo nella bambagia, perché pensava a tutto mio marito. Io facevo soltanto le cose di casa, seguivo i bambini. Lo sa come si faceva una volta, no? Io non ho mai lavorato, perché lui non voleva che io andassi a lavorare. Io dovevo pensare alla casa, al focolare e basta. Allora non leggevo i giornali, non avevo questa abitudine. Ho imparato dopo molti anni a leggere i giornali.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Eravate sposati da tanto, lei e suo marito?

 

BRUGNOLI. Dal 1967. Io avevo 11 anni e mezzo quando ho conosciuto mio marito.

 

MALPEZZI (PD-IDP). E lui?

 

BRUGNOLI. 35.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Quindi era molto più grande di lei.

 

BRUGNOLI. Sì, molto più grande di me. Era del 1934.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Quindi in quegli anni lui quanti anni aveva? Negli anni ottanta?

 

BRUGNOLI. Circa 50.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Conferma che è la prima volta che sente le frasi che le sono state lette prima dal collega Iaia, che la riguardano?

 

BRUGNOLI. Quando sono stata chiamata lì a piazzale Clodio, il 3 febbraio, questo sì me lo ricordo, non mi è stata detta questa cosa. C’erano il comandante della polizia, Rizzi, e il magistrato Staffa, che non mi hanno detto niente di tutto questo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Che effetto le ha fatto oggi sentire la lettura che le ha fatto il collega Iaia?

 

BRUGNOLI. L’effetto che non è vero niente.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Io non ho chiesto se è vero o falso. Io ho chiesto che effetto ha fatto a lei. Intanto, perché la Minardi la conosceva col cognome di suo marito?

 

BRUGNOLI. Non credo che mi conoscesse. Ha detto una bestialità.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei è donna intelligente. Qui ha sentito che una signora ha detto di lei determinate cose, utilizzando tra l’altro il cognome di lei da sposata, non il suo cognome da nubile.

 

BRUGNOLI. Appunto. Io ho sempre usato, anche da sposata, il mio cognome da nubile. E quando ho lavorato ho sempre usato il mio cognome da ragazza.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Ma questa cosa non le sembra strana? Anche perché Roma è molto grande.

 

BRUGNOLI. Semplicemente io non so che cosa dica il cervello alla gente.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Anch’io non lo so, perché tante volte succedono delle cose strane, ma volevo aiutarla a riflettere.

 

BRUGNOLI. Non so chi possa averle detto il cognome o chi le ha messo in bocca queste frasi.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Qualcuno che conosceva suo marito, appunto perché l’ha chiamata con il cognome di suo marito. Ma lei non ha mai incontrato amici di suo marito?

 

BRUGNOLI. Mai.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Nella vostra scarsa vita sociale, lei non sarebbe in grado di ricordare il nome di un paio di persone che frequentavate?

 

BRUGNOLI. No, non me le ricordo. Potrei vederli e riconoscerli, ma non ricordo i nomi degli amici di mio marito.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei è una donna che si informa. Al netto di non aver seguito la vicenda di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, però non le sfuggirà che la storia di Emanuela Orlandi è una storia che ha permeato tantissimi anni della nostra storia italiana e ancora continua a farlo. Lei che idea si è fatta di questa vicenda? Per quanto lei non abbia approfondito il caso, cosa pensa che sia successo?

 

BRUGNOLI. Ripeto, ho letto sui giornali che era scomparsa, che l’avevano portata via. Però ho letto anche che c’è di mezzo il Vaticano: un certo Marcinkus? Io non mi sono molto soffermata sulla vicenda. Mi dispiace che sia successa questa cosa a una ragazza, ma io non ci posso fare niente. Non ci ho mai potuto fare nulla.

 

MORGANTE (FDI). Signora, io vorrei ritornare al residence Mallia, dove siete stati più o meno un anno. Che tipo di clienti frequentavano il Mallia?

 

BRUGNOLI. Non lo so.

 

MORGANTE (FDI). Ma ci siete stati un anno. Solamente voi avevate un appartamento? Gli altri clienti utilizzavano la struttura come se fosse un hotel oppure c’erano altre famiglie che vi soggiornavano stabilmente?

 

BRUGNOLI. Non mi sono mai informata di questo.

 

PRESIDENTE. Ma vedeva un via vai di gente o vedeva sempre le stesse persone? Più o meno questo se lo dovrebbe ricordare.

 

BRUGNOLI. Non me lo ricordo, sono passati troppi anni.

 

MORGANTE (FDI). Voi, come famiglia, eravate un’eccezione nel soggiornare lì per diverso tempo?

 

BRUGNOLI. L’albergo era fatto per una clientela che lavorava e per altri clienti che vi soggiornavano. Io non ho mai avuto rapporti con gli altri ospiti.

 

MORGANTE (FDI). Quindi non c’erano famiglie come la vostra che risiedevano lì stabilmente?

 

BRUGNOLI. Forse c’erano. Forse sì.

 

MORGANTE (FDI). E non ricorda che tipo di clientela frequentava questa struttura?

 

BRUGNOLI. Le uniche persone che frequentavo erano quelle che lavoravano dentro il Mallia, che facevano i lavori domestici, perché li pagavo per farmi fare qualche servizio dentro l’appartamento di queste signore.

 

MORGANTE (FDI). Lei ha mai lavorato per l’Avon o conosce persone che hanno lavorato per l’Avon?

 

BRUGNOLI. Non conosco nessuno che vi abbia lavorato. Ho comprato prodotti, però.

 

MORGANTE (FDI). Lei quando apprese della scomparsa di Emanuela Orlandi?

 

BRUGNOLI. L’ho letto sui giornali.

 

MORGANTE (FDI). Non ricorda dove si trovava quel giorno, il giorno della scomparsa di Emanuela?

 

BRUGNOLI. Ma come faccio a ricordare dov’ero? Non lo so. Io l’ho letto sui giornali, ma non ricordo quando l’ho letto.

 

MORGANTE (FDI). Le volevo chiedere se ha avuto precedenti penali o se è mai stata sottoposta a processo.

 

BRUGNOLI. No, mai. Nessun procedimento penale.

 

PRESIDENTE. Signora Brugnoli, le faccio vedere alcune foto e le chiedo se riconosce qualcuno dei soggetti ritratti. (Il Presidente mostra all’audita la foto di Enrico De Pedis).

 

BRUGNOLI. Stava su tutti i giornali questa persona.

 

PRESIDENTE. Ma sa chi è?

 

BRUGNOLI. No. Non so come si chiama.

 

PRESIDENTE. Ha una familiarità per motivi mediatici. È una foto che lei ha visto sui giornali.

 

MORGANTE (FDI). Lei non l’ha mai visto al Mallia?

 

BRUGNOLI. No.

 

PRESIDENTE. E queste altre persone? (Il Presidente mostra all’audita le foto di Marco Sarnataro, Sabrina Minardi, Laura Casagrande, Raffaella Monzi e Marco Accetti).

 

BRUGNOLI. Mai visti, neanche sui giornali.

 

ASCARI (M5S). Signora Brugnoli, ha detto che è stata al Mallia per un anno. Ci può specificare le date? Quand’è che è stata al Mallia?

 

BRUGNOLI. Nel 1984, giusto?

 

PRESIDENTE. Sì. Così risulta a noi.

 

ASCARI (M5S). Quindi dal 1984 al 1985. Se io le faccio il nome di Maria Fiorella Carraro, le ricorda qualcosa?

 

BRUGNOLI. Non mi fate nomi, perché io non conosco nessuno.

 

ASCARI (M5S). Chiedo il passaggio in seduta segreta.

 

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguano in seduta segreta.

 

(I lavori procedono in seduta segreta dalle ore 14,32).

(I lavori riprendono in seduta libera alle 14,35)

 

SCURRIA (FdI). Volevo provare a fare un riepilogo e cercare di capire se ci può aiutare. Nel racconto che lei ha fatto ci sono tutta una serie di punti che io non riesco a capire. Quindi, le devo chiedere di specificare meglio. Un giorno arriva sotto casa sua un signore con una grande pistola: intanto, cerca proprio lei o cerca qualcuno della famiglia? Ha cercato lei? Poteva aver cercato anche suo marito oppure è venuto diretto da lei?

 

BRUGNOLI. Io so soltanto che dalla reception mi hanno chiamato e mi hanno detto di scendere che c’era qualcuno. Adesso non so se lui abbia chiesto della famiglia Moriconi o abbia chiesto della signora Brugnoli. Questo non lo so. Io sono scesa perché mi hanno avvisato che c’era uno che mi doveva parlare.

 

SCURRIA (FdI). Io le racconto questa storia, così lei mi dice cosa pensa. Un giorno arriva una persona sotto casa, con una grande pistola e senza qualificarsi. Poteva essere tendenzialmente un poliziotto, come poteva essere uno qualunque. Questa persona le dice, senza dare motivazione: signora, deve andare al commissariato. Lei, senza chiedere perché, va al commissariato. Lei è andata al commissariato e al commissariato sanno che lei stava andando, però senza avere una notifica, senza un timbro che dice: la signora è inviata al commissariato.

Al commissariato la ricevono e, fondamentalmente, le dicono: guardi, lei ha avuto il telefono sotto controllo per un anno. Lei si guarda bene dal chiedere perché. Tendenzialmente, una persona con il telefono sotto controllo sicuramente va in ansia, si preoccupa. Invece, lei non chiede nulla e torna a casa con suo marito.

Se io le raccontassi questa storia, non le sembrerebbe un po’ strana? Non le sembrerebbe che manca qualcosa, che manca una qualche domanda? Uno con una pistola le dice: vai al commissariato. Lei si presenta al commissariato, dove le dicono: buongiorno signora, lei ha avuto il telefono sotto controllo. E lei semplicemente se ne torna a casa? A me manca qualche elemento.

Per di più, c’è una persona, che oggi non c’è più, altrimenti l’avremmo convocata, che dice su di lei cose terribili. Tutti questi elementi mi aiuta a capirli meglio? Forse può aver dimenticato qualcosa, perché 40 anni sono tanti per tutti. Mi aiuti, però, a crederle un po’ di più.

 

BRUGNOLI. Io non le so rispondere.

 

SCURRIA (FdI). Ma così ci lascia davvero con tante stranezze: tante. Perché lei si fida di una persona con una grossa pistola, che non le mostra neanche un pezzo di carta e le dice di andare al commissariato?

 

BRUGNOLI. Io mi sono spaventata.

 

SCURRIA (FdI). D’accordo: si spaventa e va di corsa al commissariato, dove le hanno detto una cosa terribile, perché avere il telefono sotto controllo non è, come giustamente ha detto prima, una cosa normale. Ma uno, a quel punto, dovrebbe chiedersi perché ha avuto il telefono sotto controllo. Magari nominare un avvocato. Se non se lo può permettere, fare qualche approfondimento in più su quell’anno in cui hanno ascoltato le vostre comunicazioni, come farebbero tutte le persone perbene. In più, c’è una persona che racconta cose terribili su di lei. È difficile non rilevare elementi di stranezza.

 

BRUGNOLI. Sì, è molto difficile, ma io non so che dirle. Questa è la verità, purtroppo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Lei prima ha fatto una battuta, dicendo che qualcuno deve aver messo in bocca alla Minardi le cose che ha detto su di lei.

 

BRUGNOLI. Sì, secondo me sì.

 

MORASSUT (PD-IDP). Dato che lei è una persona trasparente, chi potrebbe aver messo in bocca quelle frasi alla Minardi?

 

BRUGNOLI. Non lo so. Non certo io. Io sono sempre stata una persona perbene. Abbiamo sempre pagato le tasse. O questa era una matta squilibrata o qualcuno le ha messo in bocca parole che conveniva dicesse.

 

MORASSUT (PD-IDP). Questa persona che venne al Mallia a cercare lei, ci venne a causa di una ricerca, fatta precedentemente presso un’officina, dalla quale era risultato qualcosa.

 

BRUGNOLI. Officina che io non conosco.

 

MORASSUT (PD-IDP). Ma in questa officina risultava un riferimento a lei e sulla base di questo questa persona è venuta al Mallia. Quella macchina era stata in quella officina e risultava che ce l’avesse portata lei.

 

PRESIDENTE. C’era anche un appunto dei Servizi al riguardo.

 

BRUGNOLI. E ce l’avrei portata io la Bmw?

 

MORASSUT (PD-IDP). Sì. Altrimenti questo soggetto come faceva ad arrivare a lei?

 

BRUGNOLI. Ma non era la mia la Bmw.

 

MORASSUT (PD-IDP). Intanto magari ci spiega questa questione dell’officina?

 

BRUGNOLI. Senta, io in officina col pareo non ci sono andata. Me lo hanno già chiesto vent’anni fa.

 

PRESIDENTE. Veramente, la persona che venne al Mallia disse che lei il pareo lo portava al Mallia.

 

BRUGNOLI. In ogni caso, io la Bmw in officina non l’ho portata. A me l’hanno prestata per andare a prendere i miei figli a scuola. E quello non era il mio meccanico.

 

MORASSUT (PD-IDP). Questo è un po’ incredibile.

 

BRUGNOLI. Allora dico quello che vuole lei.

 

MORASSUT (PD-IDP). Io non voglio niente, signora, però se lei chiarisse questo punto sarebbe d’aiuto, a noi e a lei.

 

BRUGNOLI. Ma come faccio a chiarirglielo? Portatemi questa persona, così glielo chiedo io personalmente.

 

MORASSUT (PD-IDP). Ricorda quando è entrata in LAZIOCrea?

 

BRUGNOLI. In LAZIOCrea sono entrata ad ottobre 2014.

 

MORASSUT (PD-IDP). Invece, quando ha cominciato a lavorare nel cinema?

 

BRUGNOLI. Nel 1989-1990.

 

PRESIDENTE. Insisto sulla questione posta dall’onorevole Morassut, perché è un punto nodale. La persona che si presentò da lei, che comunque era apparteneva al Sisde, raccontò di averlo fatto per chiedere notizie su una Bmw. Perché, invece, lei riferisce che le disse solo che doveva andare al commissariato? Capisce che questo cambia proprio la versione dei fatti?

 

BRUGNOLI. Io non ricordo. A me ha detto solo questo. E noi siamo andati al commissariato.

 

PRESIDENTE. Anche questa persona non è più in vita, ma lui ha così dichiarato: con una scusa, le chiesi notizie sulla Bmw. Le dissi che l’auto era stata coinvolta in un incidente, auto che a me risultava esserle in uso. In particolare, le chiesi di dirmi chi fosse il proprietario della Bmw. La donna si rifiutò con fermezza e ripetutamente di fornirmi informazioni. Attesa la mancanza di collaborazione, conclusi dicendole che sarebbe stata convocata dalla squadra Mobile. Tra l’altro, dopo aver terminato l’incontro con lei, lui viene chiamato praticamente subito dai superiori e rimproverato; quasi come se lei o suo marito aveste avuto la possibilità di attivare subito qualcuno per far rimproverare questa persona. È un po’ diverso da quello che ci ha raccontato lei.

 

BRUGNOLI. A me tutte queste cose non risultano, perché lui se n’è andato via subito.

 

PRESIDENTE. Sì, ma le ha chiesto della Bmw?

 

BRUGNOLI. Io non me lo ricordo. Non mi pare: a me ha solo detto che dovevamo andare al commissariato.

 

PRESIDENTE. A noi risulta che lei avesse portato questa Bmw, magari per fare un favore a qualcuno, da questo meccanico che le è stato prima citato.

 

BRUGNOLI. No, assolutamente.

 

PRESIDENTE. Se io le dico il nome di Massimo Anghinetti, l’ha mai conosciuto?

 

BRUGNOLI. Come ho detto, io tutti questi nomi non li conosco.

 

PRESIDENTE. Ed Eufemia Mercedes Ramos Dominguez, una signora della Repubblica Dominicana?

 

BRUGNOLI. Io gli stranieri non li frequento. Mai frequentati.

Informativa Dolores Brugnoli

 

PRESIDENTE. Signora, io la invito a ricordare bene l’episodio della Bmw. Non implica nulla nei suoi confronti, ma il fatto che lei non se lo ricordi è strano.

 

BRUGNOLI. Io non ho fatto niente.

 

PRESIDENTE. Ma uno viene a chiederle della Bmw, con una pistola, e lei ricorda solo che le ha chiesto di andare al commissariato?

 

ASCARI (M5S). Ritorno sulle ultime domande: a malincuore, però è doveroso.

 

BRUGNOLI. Scusate, ma volete accusarmi di qualche cosa?

 

ASCARI (M5S). No, signora. Questa è una Commissione d’inchiesta sul caso di due ragazze scomparse. Noi abbiamo necessità di capire e avere informazioni. Ripeto, non c’è nessuna posizione giudicante. Io, però, sono di nuovo a chiederle una sua opinione: perché, secondo lei, questo agente è venuto da lei subito dopo la scomparsa di Emanuela?

Che idea si è fatta? Si è confrontata anche in famiglia, con suo marito? In un contesto di ricerca della verità, questo è l’obiettivo. Lei è una persona veramente intelligente e trasparente: si è fatta un’idea del perché un agente del Sisde sia venuto da lei subito dopo, perché quella è la tempistica, la scomparsa di una ragazzina di cui da oltre 40 anni non si sa più niente?

 

BRUGNOLI. Ma che ne sapevo io che era scomparsa questa Emanuela Orlandi? L’ho detto: io allora neanche leggevo i giornali. Io ho cominciato a leggerli dopo tanto tempo.

 

ASCARI (M5S). Lei può anche non aver letto i giornali, però se ne parlava in tutta Roma.

 

BRUGNOLI. Alla Balduina non si parlava di Emanuela Orlandi. Ed io non è che andavo in giro con la gente a parlare di Emanuela Orlandi.

 

ASCARI (M5S). Le ho chiesto dell’ambiente del Mallia. Io ho fatto una ricerca su fonti aperte: nel poco tempo in cui lei è stata lì, un anno, con la sua famiglia, vi è successo un fatto estremamente noto. Il 2 aprile dell’82 in questo residence si è suicidata la compagna di Aldo Semerari, che era uno psichiatra noto per i suoi collegamenti con la banda della Magliana. Questo fatto creò una situazione di estrema mobilitazione nel residence, relativamente anche alla presenza della banda della Magliana all’interno di quel contesto. Lei era a conoscenza di questo fatto?

La Stampa del 2/4/1982
L’Unità del 2/4/1982

BRUGNOLI. No.

 

ASCARI (M5S). E non conosceva Semerari?

 

BRUGNOLI. No, mai sentito nominare.

 

ASCARI (M5S). Lei o suo marito conoscevate il dottor Giorgio Criscuolo?

 

BRUGNOLI. No.

 

ASCARI (M5S). E Oretta Melaranci, detta Lolli?

 

BRUGNOLI. Non conosco nessuno di questi nomi che mi avete fatto.

Dossier De Pedis 1989

 

MORGANTE (FDI). Signora, io prima le ho chiesto quando e come apprese della scomparsa di Emanuela. Lei ha risposto che ne venne a conoscenza leggendo i giornali. Qualche minuto fa, però, sosteneva che lei all’epoca non leggeva i giornali, che ha cominciato a leggerli ben più tardi. Delle due l’una: lei leggeva i giornali o no?

 

BRUGNOLI. Ma forse me l’avrà detto mio marito. Ora non ricordo. Forse avranno parlato della vicenda in televisione.

 

PRESIDENTE. In quel periodo siete stati solo lì o anche in un residence chiamato Bambù?

 

BRUGNOLI. Siamo andati a vederlo, ma non volevano il cane.

 

PRESIDENTE. Suo marito ce lo può descrivere fisicamente?

 

BRUGNOLI. Non era molto alto, un pochino più basso di me. Era in forma, con capelli castani e lisci; né barba né baffi, ma con gli occhiali.

 

PRESIDENTE. Le potremmo chiedere, anche successivamente, di mandarci una foto di suo marito? Credo sia utile a livello di documentazione della Commissione.

 

BRUGNOLI. Sì, certo.

 

IAIA (FDI). Riguardo questo Patacci, che tipo di persona era? Che frequentazioni aveva?

 

BRUGNOLI. Fisicamente era basso. Era una persona meravigliosa, sapeva fare tutto. Anche quando avevo dei problemi a casa, lui arrivava e sistemava tutto. Era una persona perbene, molto generosa. Ed era un podologo: io così l’ho conosciuto.

 

PRESIDENTE. Un’ultima domanda: la Bmw, quel giorno o quei giorni, l’ha usata solo lei o anche suo marito?

 

BRUGNOLI. Soltanto io, perché lui aveva la sua di auto, anche se non ricordo quale modello fosse.

 

PRESIDENTE. In conclusione, lei non riesce proprio a ricordare che Gangi, quell’agente, le chiese notizie sulla Bmw.

 

BRUGNOLI. No, non me lo ricordo.

 

PRESIDENTE. Purtroppo, con tutta la buona volontà, questo è difficile da credere.

 

BRUGNOLI. Mi dispiace, ma al riguardo non vi posso aiutare. Pensate quello che volete.

 

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto. Nel ringraziare la signora Brugnoli, sospendo brevemente la seduta.

 

(La seduta, sospesa alle ore 14,58, riprende alle ore 15,06)

 

Audizione di Armando Palmegiani

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca ora l’audizione del dottor Armando Palmegiani, autore del libro “Emanuela Orlandi. 40 anni di depistaggi“. Il dottor Palmegiani, oltre ad avere un curriculum che poi ci racconterà brevemente, ha dedicato molto tempo alle indagini sulla vicenda di Emanuela Orlandi. Il suo libro credo possa essere anche una sintesi di tutti i lavori e di tutte le indagini che lui ha svolto sulla vicenda di Emanuela Orlandi, anche in prima persona. Pertanto l’Ufficio di Presidenza ha ritenuto all’unanimità fosse utile audirlo.

Dottor Palmegiani, lei ha dedicato molta attenzione e ha sviscerato, se non tutte, molte delle piste aperte sul caso Orlandi, non focalizzandosi solo su di una. Le chiedo di volere illustraci in sintesi, del lavoro che lei ha svolto fino ad oggi, soprattutto quello che ritiene possa essere utile alla Commissione approfondire. Seguiranno le domande del sottoscritto e degli altri Commissari.

Come sempre in apertura dei nostri lavori, do la parola al dottor Palmegiani.

PALMEGIANI. Presidente, ho operato nella polizia di Stato per tanti anni a vari gradi: da ispettore fino a commissario capo. Per circa trent’anni sono stato alla polizia scientifica, sia al servizio polizia scientifica che alla questura di Roma, e negli ultimi sette anni alla squadra Mobile sezione omicidi.

In vari periodi mi sono occupato della vicenda: sia professionalmente e ovviamente dirò qualcosa in merito; sia a titolo personale, perché mi interessava molto la scomparsa di Emanuela Orlandi come anche quella di Mirella Gregori.

Un capitolo che riporto nel libro è tratto da una lezione presso l’università dove insegnavo, nel corso della quale abbiamo sviscerato la vicenda con Pietro Orlandi. Questo è stato un incontro che poi ho usato come base per l’intervista a lui fatta, che è contenuta nel libro. Questo è appunto un esempio di come mi sono occupato della vicenda al di fuori della professione. Ancora, per un canale YouTube ho fatto un’intervista a Patrizia De Benedetti, ex compagna di Marco Accetti.

Infine, in questo libro ho fatto una sintesi, sia dell’attività che ho svolto personalmente, che riguarda alcuni punti più o meno importanti, ma non sta a me giudicarli, sia per quanto riguarda le attività che ho fatto a livello professionale. Tra queste vi sono senz’altro sicuramente l’analisi dei locali di via Pignatelli, a seguito anche delle dichiarazioni della Minardi, secondo le quali Emanuela Orlandi per un certo periodo era stata lì segregata.

Ancora, ho fatto la riesumazione di Renatino De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare, con tutta la successiva ricerca delle ossa presenti e l’analisi generale. La macroanalisi iniziale per fare questa cernita è stata un’attività che è durata 15 giorni nella prima fase e 15 giorni successivamente.

Poi ho lavorato su tre ritrovamenti particolari: uno il 20 dicembre del 2012, quando, sotto il Colonnato di San Pietro, vennero rinvenuti un teschio ed un foglio di carta con scritto: Don’t touch. Chiamare la polizia. Non ricordo la frase precisa. Documentai anche il ritrovamento delle due missive che arrivarono, a fine marzo del 2012, sia a Maria Antonietta Gregori, ma sulla busta c’era scritto Antonietta Gregori, sia a Raffaella Monzi. Erano due lettere praticamente uguali, scritte con una matita celestina, con una breve prosa, similare a entrambe, che fa riferimento alla vigna del Signore.

Successivamente, quando Marco Accetti fece ritrovare un flauto al giornalista Fiore De Rienzo negli studi dismessi di Pomezia “Dino De Laurentis”, ho curato la documentazione sia del flauto sia sul luogo. Quando dico che ho curato la documentazione è perché ero responsabile, ma anche presente in prima persona.

Da allora, mi piace ricordare che è rimasta una grandissima amicizia con Fiore De Rienzo. L’ho intervistato nel libro, ma vi è stata proprio un’amicizia personale ed anche uno scambio di vedute.

 

PRESIDENTE. Egli è stato nostro consulente.

 

Dottor Palmegiani, delle singole attività che lei ha svolto, quello che interessa a noi, ovviamente, sono le sue valutazioni rispetto a questa vicenda. Nella prefazione al su libro ci sono anche delle dichiarazioni di Natalina Orlandi, la quale esprimeva un auspicio positivo, molto positivo, rispetto alle indagini che si stavano svolgendo, in particolar modo in Vaticano.

Anche alla luce di una certa delusione successiva su tali indagini, espressa da Pietro più recentemente, che valutazione lei dà? Ritiene che, rispetto ai primi giorni dell’apertura di un’indagine in Vaticano, vi sia stato un ottimismo che oggi non risulta più confermato?

 

PALMEGIANI. Per quanto riguarda i primi giorni, sì, sicuramente c’era un ottimismo, come risulta nella telefonata che feci a Natalina.

 

PRESIDENTE. Mi pare che lo dica proprio nella prefazione: se il Vaticano ha deciso di muoversi, allora quella che brilla laggiù, in fondo a questo tunnel lungo 40 anni, è davvero luce.

 

PALMEGIANI. Sì, c’era un ottimismo, perché, dopo tanti anni, il Vaticano aveva dato peso, ovviamente, alla vicenda, facendo una vera e propria indagine. Per quanto riguarda il maggiore o minore ottimismo di questo momento, io non posso saperlo, perché con Natalina non ho rapporti.

 

PRESIDENTE. Veniamo alla vicenda De Pedis e anche alle dichiarazioni della Minardi. Lei ci ha detto che è stato a via Pignatelli per verificare. Intanto, le chiedo che valutazione dà ad oggi su tali dichiarazioni. Non so se ha seguito i nostri lavori. Noi abbiamo svolto molte audizioni su questo ambito, che hanno molto ridimensionato la cosiddetta trattativa legata alla restituzione della salma di De Pedis.

Al di là di questo, però, volevo sapere se lei ha avuto modo di approfondire il legame tra De Pedis e monsignor Vergari e che valutazioni oggi dà, rispetto a quella pista, su un eventuale coinvolgimento, anche a titolo personale, di De Pedis e di un eventuale ruolo di Marco Sarnataro.

 

PALMEGIANI. Per quanto riguarda il discorso su trattativa o ruoli incrociati, non posso riferire, perché non sono a conoscenza di nulla. Posso dire di via Pignatelli. Stiamo parlando di un sistema di grotte sotto Monteverde, grotte che nessuno sa bene se arrivino dagli antichi scavi di tufo o da dei rifugi della Prima guerra mondiale. Ogni volta che hanno costruito lì un palazzo hanno tagliato a destra e a sinistra ed hanno creato una cantina.

Secondo le dichiarazioni della Minardi e da quello che ho visto, erano sicuramente dei locali che potevano essere idonei a tenere segregata una persona, perché stiamo parlando di un locale che si trovava a livello meno uno, magari in piazza San Giovanni di Dio, quindi distaccato rispetto alla circonvallazione, che è più trafficata. Si entrava dalla strada, c’era un piccolo ambiente, si scendeva e lo stesso ambiente comunicava con l’inizio della grotta che era sbarrato da una parete.

Facemmo una mappatura, andai anche negli altri edifici, le mura erano incredibilmente spesse e le finestre erano tutte a bocca di lupo, anche molto strette. Tali bocche di lupo non davano sulla strada, ma su un giardino interno del palazzo. Quindi, in teoria, se dovessi definire la fattibilità, direi che la casa di via Pignatelli era sicuramente idonea.

 

PRESIDENTE. Quindi, il racconto della Minardi rispetto a questi ipotetici luoghi di prigionia aveva un fondamento.

 

PALMEGIANI. Aveva un fondamento di possibilità. Per quanto riguarda Sarnataro, conosco la vicenda, ma non ho avuto nessuna interazione diretta.

So quanto lui ha riferito al padre e avrò letto sicuramente qualche atto, ma non ho lavorato direttamente io sul caso.

 

PRESIDENTE. E sui rapporti tra De Pedis e Vergari?

 

PALMEGIANI. Non conosco nulla di quei rapporti. L’ho riportato avendolo letto in un atto, ma io qui riferisco solo di quello che ho fatto direttamente.

 

MORASSUT (PD-IDP). Nel suo volume lei ripercorre tutta la vicenda e sgrana la materia per come si è presentata, ricostruendo le varie piste, senza dare a nessuna di queste una egemonia.

Le chiedo due cose. Intanto se può, anche in questa sede, sinteticamente, enucleare a grandi linee i depistaggi fondamentali che si sono determinati in questa storia. La seconda domanda: la cosiddetta pista dei cinematografari, cui lei dedica un capitolo, è fatta di una teoria di personaggi che ruotano in questa storia, ma che non sembrano avere tra di loro nessun sodalizio. È come se fossero delle stelle che ruotano intorno alla storia, ma non sembrano avere dei link che li colleghino l’uno con l’altro: De Lellis, Mattei, Skerl, Accetti, Welner.

Su questa pista dei cinematografari, su questa costellazione di personaggi, secondo lei, sulla base delle ricostruzioni e anche del lavoro che ha svolto, è possibile trovare dei collegamenti tra una parte di queste storie?

 

PALMEGIANI. È una domanda difficile e spiego perché. Sono d’accordo, in linea generale, su quello che ha detto. Io mi sono occupato della prima parte dell’indagine sulla Skerl e confermo che vi sono personaggi, che sembrano avere una affinità a livello cinematografico, ma poi non troviamo legami tra di loro.

La pista dei cinematografari che riporto nel libro deriva dalla ragazza Patrizia De Lellis, di 24 anni, che frequentava la scuola di musica. Sicuramente è una pista. In realtà, io non ho inserito nel libro tutte le piste possibili ed immaginabili. Mi sono focalizzato su una che, a mio parere, è più credibile. Mi riferisco alla pista legata alla Minardi e poi a due piste che secondo me era importante attenzionare. Una è la pista di Bolzano, con le due testimonianze, e l’altra è quella dei cinematografari, perché ritengo che siano le alternative più plausibili rispetto alle dichiarazioni della Minardi. Spero di essere stato chiaro su questo punto.

Per quanto riguarda la pista dei cinematografari, abbiamo un punto di unione che è il cinema, che lega sicuramente Patrizia e un personaggio come Marco Accetti, che era amante del cinema. Poi, però, dobbiamo considerare la parte Skerl. Il fratello della mamma di Skerl, il cui cognome se non sbaglio è Mattei, non abbiamo trovato grossi collegamenti con il caso Emanuela Orlandi.

Fino a quando sono stato alla squadra Mobile, queste erano situazioni separate. Entrambe hanno un minimo comune multiplo, che è il cinema, ma io le trovo scorporate tra di loro. È certamente interessante come pista, perché Emanuela Orlandi, secondo la dichiarazione di un suo insegnante, avrebbe voluto fare del cinema. Mi permetto una considerazione personale: avrebbe voluto fare del cinema come tutte le sedicenni.

Sui depistaggi, mi concentro in particolare su Marco Accetti. Per me, buona parte dei grandi depistaggi avvenuti sono quelli effettuati da Marco Accetti. Poi c’è tutta una situazione che conosco meno, come quella del servizio segreto bulgaro che avrebbe mandato delle missive. Su quello, però, non ho avuto a disposizione documenti di prima mano.

Io ritengo, però, che il 50-60 per cento di tutte le telefonate arrivate nel corso dei mesi che vanno da giugno a dicembre siano legate a Marco Accetti. La mia teoria, che quindi vale come teoria, è che Marco Accetti avesse conosciuto casualmente e precedentemente Emanuela Orlandi; che l’avesse conosciuta perché lei passava, tutti i giorni o quasi, su corso del Rinascimento e che l’avesse fermata facendole un provino. E in quel provino lui magari ha registrato la sua voce, magari ha fotografato i suoi documenti. Questa è la mia teoria.

 

PRESIDENTE. Rispetto a questa teoria, però, non ha alcun elemento da fornirci?

 

PALMEGIANI. È soltanto una teoria e così l’ho chiamata. A quel punto, dopo l’affissione dei manifesti, parte una serie di telefonate. La prima è di Pierluigi, che chiama due volte. A quel punto mi viene in mente una cosa: Pierluigi fornisce elementi molto forti e concreti sulla sua conoscenza di Emanuela: gli occhiali con la montatura bianca e altre informazioni.

Poi arriva la terza telefonata, quella di Mario, che si rifà a Pierluigi. È come se Mario si facesse autocertificare da Pierluigi. Poi arriva l’americano, che si fa autocertificare da Mario e da Pierluigi. Alla fine, ognuno certifica il precedente, ma l’unica telefonata importante, a mio avviso, è la prima, quando viene citata la montatura bianca degli occhiali.

Io mi sono detto: ma ad una ragazza cui non piace la montatura bianca degli occhiali, perché dirlo se si è sequestrati? Le frasi: io devo andare a suonare al matrimonio di mia sorella, non mi piace la montatura bianca, sono astigmatica dall’occhio sinistro, le ho interpretate più come un provino, come dichiarazioni che si fanno durante un provino.

Tecnicamente, anche i documenti che sono arrivati, lo spartito di musica o i documenti scolastici, non sono evidenze di prova. Sono delle fotocopie. Fotocopie, a mio avviso, però sempre è una mia teoria personale, ricavate da fotografie fatte precedentemente. A quel punto, visto che abbiamo le lettere di Boston, che Marco Accetti ha dichiarato di aver fatto lui, almeno in parte, per me è tutto un depistaggio. Ritengo che lui non c’entri nulla con il sequestro di Emanuela Orlandi.

 

PRESIDENTE. Quindi sarebbe un depistaggio di Accetti legato ad una voglia di protagonismo o ad altro?

 

PALMEGIANI. Credo principalmente ad una voglia di protagonismo. Io non ho mai ritenuto Marco Accetti un mitomane. Lo ritengo una persona di una certa intelligenza, armata di spirito di protagonismo, che esagera in qualche modo i suoi racconti.

 

IAIA (FDI). Dottor Palmegiani, partirei proprio da questa sua ultima affermazione. In pratica lei sostiene che Marco Accetti, sin da subito, perché le telefonate di Pierluigi e di Mario avvengono qualche giorno dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, abbia cercato di depistare in questa vicenda.

 

PALMEGIANI. Sì. Ritengo che tutto sia nato appena dopo la pubblicazione dei manifesti, che riportavano un numero di telefono.

 

IAIA (FDI). Ma questo lo evince da quello che lei ha potuto studiare ed approfondire? Chiedo perché, essendo lei un tecnico criminologo, un commissario di polizia, può darci degli elementi maggiori da questo punto di vista, in base alla sua scienza e coscienza. Lei ritiene che Marco Fassoni Accetti fosse inserito all’interno di un contesto particolare? Ha elementi per poter dire questo?

 

PALMEGIANI. Non ho elementi particolari per definire un contesto di appartenenza di Marco Accetti. Posso non escludere un coinvolgimento sul caso di Mirella Gregori. È certo che sia coinvolto nel caso di Josè Garramon.

 

IAIA (FDI). Certo. Su questo ci sono gli atti processuali. È certo che fosse coinvolto.

 

PALMEGIANI. Anche sulle missive e sulle telefonate, queste si fermano quando lui viene arrestato, il 20 dicembre del 1983. Questo è un altro degli elementi che mi fanno credere a questa teoria.

 

IAIA (FDI). Quindi, lei ritiene che abbia avuto un ruolo nel depistaggio, ma non nella scomparsa o nell’eventuale sequestro o soppressione di Emanuela Orlandi.

Lei ha avuto modo di intervistare Patrizia De Benedetti?

 

PALMEGIANI. Sì, in maniera molto colloquiale. Lei racconta un suo Marco Accetti.

 

IAIA (FDI). Lei era stata compagna di Accetti, ma in quali anni?

 

PALMEGIANI. Potrebbe essere il 1981, perché lei nel 1983 già non stava più con Marco Accetti. Marco Accetti si era sposato ed era ritornato a Roma. Quindi, credo che fosse il 1981 se non il 1980.

 

IAIA (FDI). Quanto tempo era stata insieme a lui? Qualche anno?

 

PALMEGIANI. Credo poco più di un anno, ma anche lì vado a memoria. La De Benedetti racconta che questo rapporto era molto anomalo. Loro non si vedevano tutti i giorni. Si sentivano tantissimo, con telefonate fiume, ma magari si vedevano una volta a settimana.

 

IAIA (FDI). Non convivevano?

 

PALMEGIANI. No, non convivevano. Ognuno stava a casa propria. Lei racconta che, quando si vedevano, quasi sempre andavano al Vaticano, perché Marco aveva una predilezione per il Vaticano. Era quasi una ossessione. Addirittura, lei mi ha detto che ce l’aveva con Giovanni Paolo II perché aveva tolto la sedia gestatoria. Lui aveva un concetto di Vaticano molto particolare, molto tradizionale.

È interessante cosa lei racconta del giorno dell’attentato al Papa. Commentando le dichiarazioni di Marco Accetti, che avrebbe aiutato Alì Agca nell’ambito dell’attentato al Papa, lei lo fa con una certa ironia. Racconta che il giorno dell’attentato loro dovevano andare a fare delle prove di teatro. Lei prende l’autobus per raggiungerlo, perché lui era una persona molto comoda ed era lei che si spostava sempre.

A un certo punto, l’autobus si blocca e lei non capisce il motivo. Alla fine, dopo un’ora, si aprono le porte, lei scende e la prima notizia che danno era che era morto il Papa. Lei allora trova una cabina telefonica e chiama Marco, il quale si arrabbia e le dice: non dire stupidaggini solo perché sei in ritardo. Dopo tante peripezie, arriva da lui, che sta tranquillamente in pigiama sul divano con la mamma.

Quindi, il suo punto è: ma come si può pensare che abbia avuto un ruolo nell’attentato del Papa, quando se ne stava tranquillamente a casa in pigiama?

 

IAIA (FDI). Riguardo alla vicenda Garramon, nell’intervista a Patrizia De Benedetti, lei scrive che Accetti chiese alla De Benedetti di tornare sul posto per verificare. Ciò vuol dire che stavano ancora insieme nel 1983.

 

PALMEGIANI. Lei dice di no, che nel 1981 si erano lasciati. Poi, visto che Accetti doveva darle dei soldi per un’attrezzatura che avevano comprato insieme, prova a richiamarlo, ma o la mamma o la zia le raccontano che è fuori Roma e lo ripetono più volte. Dopo un anno, lei scoprirà che si era sposato.

In quel periodo, Accetti era ritornato a Roma e avevano ricominciato a frequentarsi da qualche mese. Lei non mi ha specificato che tipo di frequentazione fosse. Lui quella sera la chiama tantissime volte. Lei, se non ricordo male, stava facendo delle prove a teatro. Accetti lascia tantissimi messaggi ai genitori di lei, per essere richiamato. Lei arriva a casa a mezzanotte e lo richiama.

Lui prima le dice: vieni a prendermi con la macchina. Lei dice: no, se vuoi che esca, vieni tu a prendermi. Lui prende la macchina e va da lei. Lei scende con dei sacchi neri, perché lui le racconta di aver avuto un incidente, che si era rotto il parabrezza. Insieme, tornano nella pineta.

 

IAIA (FDI). Un’ultima domanda sulle dichiarazioni di tale Clementi, che non risulta essere mai stato sentito durante le indagini, il segretario della scuola frequentata da Emanuela. Cosa le riferì Raffaella Notariale al riguardo?

 

PALMEGIANI. Non ricordo.

 

IAIA (FDI). Glielo ricordo: alla Digos di Roma questo Clementi avrebbe riferito che Emanuela aveva più volte esternato ad alcuni insegnanti, in particolare a quella di francese, la sua volontà di svolgere attività di modella per rendersi autonoma e avere un tenore di vita migliore. Per questa ragione aveva svolto alcuni lavoretti non meglio specificati. Di tale testimonianza vi sarebbe traccia in un rapporto della Digos. Ci riferisce in merito?

 

PALMEGIANI. So più o meno quello che ha riportato lei. Purtroppo, non ho approfondimenti su questa parte.

 

IAIA (FDI). Un’ultima domanda sempre sulla De Benedetti. Le ha riferito per caso se, insieme a Marco Fassoni Accetti, avessero l’abitudine di fermare per strada ragazzi o ragazze, promettendo provini e carriere nel cinema?

 

PALMEGIANI. Sì. Lei dice, riporto le parole quasi virgolettate, che Marco Accetti lo faceva ed a lei era capitato solo una volta di assistere. Io feci anche un’altra domanda, che ai fini della mia teoria era importante. Se lui, oltre a riprendere, cioè a registrare, facesse anche delle fotografie. Lei mi ha detto: “davanti a me non è successo”, però non lo escludo, perché lui andava sempre in giro con un borsone gigante, che poteva contenere da una macchina fotografica ad una cinepresa, ad un registratore.

 

IAIA (FDI). La De Benedetti le riferì elementi riguardo il carattere di Accetti? Era un soggetto pericoloso, un soggetto dedito ad attività particolari?

 

PALMEGIANI. Secondo quanto lei racconta, era una persona molto particolare, molto aggressiva. Anche nei suoi confronti era molto aggressivo, sia a parole, forse anche con le mani.

 

IAIA (FDI). Nel senso che le aveva alzato le mani contro?

 

PALMEGIANI. Sì, ma non ha specificato.

 

IAIA (FDI). Prima ha fatto un riferimento alla vicenda Gregori. Da quello che ha potuto studiare, che ha approfondito, lei ritiene che Accetti possa avere avuto un ruolo anche in questa vicenda?

 

PALMEGIANI. Non lo escludo, perché un paio di punti mi lasciano un po’ titubante. Personalmente ho sempre pensato, ma è il mio parere personale, che siano due fatti separati. La Gregori riceve una citofonata, credo alle 14,20. La madre, che di questa conversazione ascolta solo la risposta della figlia, fa alcune affermazioni che, a mio avviso, fanno riflettere.

La prima è che questo sconosciuto al citofono dà un appuntamento a Mirella a piazza della Croce Rossa. Lei risponde: no, se vuoi ci vediamo a Porta Pia. Io sono andato a controllare: piazza della Croce Rossa è a 20 metri Porta Pia. Cosa cambia? Fondamentalmente cambia poco, ma forse lo sconosciuto al citofono non voleva farsi vedere al rientro del padre o di altri parenti, dal momento che Porta Pia è proprio in linea con via Nomentana.

Un altro mio pensiero, puramente mio, è che il nome Alessandro non si riferisca all’Alessandro della scuola media. Perché dare un nome fittizio? Perché magari dall’altra parte c’è una persona più grande di me, che magari non sarebbe accettata dai miei genitori, ma che comunque io conosco. Chi poteva essere questa persona invisa alla famiglia? Poteva essere una persona più grande di lei. Ecco perché non escludo Accetti da un discorso generale di questo tipo. Non ho, però, altri elementi inerenti.

 

IAIA (FDI). Potrebbe essere anche Bonarelli?

 

PALMEGIANI. Non lo so, ma su Bonarelli non ho altri elementi oltre al fatto che frequentava il bar vicino a via Alessandria, che non credo che lo frequentasse assiduamente, vista anche l’attività che faceva, e oltre all’incontro avvenuto nella parrocchia di San Giuseppe anni dopo.

 

ASCARI (M5S). Dottor Palmegiani, io ho letto il suo libro, che dà tanti spunti. Lei fa delle interviste approfondite al giornalista Fiore De Rienzo, a Raffaella Notariale, a Pietro Orlandi, a Maria Antonietta Gregori e a Patrizia De Benedetti. Per quanto riguarda Fassoni Accetti, ha mai avuto un incontro diretto con lui?

 

PALMEGIANI. Più di una volta, perché feci io l’acquisizione del Dna su Fassoni Accetti, proprio il tampone salivare. Poi ricordo un episodio: durante una presentazione di un libro di Pino Nazio, proprio a via Nomentana, si presentò Accetti. Io dovevo presentare il libro. Si presentò Accetti, io mi sono defilato e l’ha presentato Accetti. È stato un episodio po’ anomalo, ma è andata così. Poi sicuramente l’ho visto in Questura, durante le sommarie informazioni per il caso Skerl.

 

ASCARI (M5S). Prendendo da pagina 18 e seguenti del suo libro, quando lei intervista Fiore De Rienzo, lui parla appunto del momento in cui è stato contattato da Fassoni Accetti e poi accompagnato presso gli studi De Laurentis sulla via Pontina per recuperare il flauto.

Lei nel libro parla di un Fassoni Accetti ossessionato dalla vicenda Orlandi e ritiene che lui fosse, riporto le parole del libro, effettivamente inserito nella vicenda sin dai primissimi momenti successivi alla scomparsa di Emanuela. Alla luce anche della sua conoscenza diretta di Fassoni Accetti, qual è la sensazione che la fa pensare a un’ossessione relativamente al caso di Emanuela Orlandi?

PALMEGIANI. Non so se lui abbia un’ossessione per Emanuela Orlandi in particolare o proprio per tutte le vicende che riguardano il Vaticano, come racconta Patrizia De Benedetti. Certamente, è molto attento alla vicenda di Emanuela Orlandi.

Un piccolo particolare: è lui che contatta Fiore De Rienzo. Accetti, poi, non è mai chiaro nelle risposte. Quando uno gli fa una domanda, deve fare prima tutto un giro di parole, anche su domande dirette e semplici. È come se si fosse creato un personaggio che porta avanti sempre, in qualunque momento. Quando è stato sentito dal magistrato Amelio, questi alla fine ha interrotto il verbale. È veramente un personaggio particolare.

Quanto lui fosse ossessionato dal caso Emanuela Orlandi: lui è ossessionato dal Vaticano, da una pseudo storia recente, e poi da Emanuela Orlandi.

Fiore De Rienzo la vicenda del flauto l’ha vissuta proprio con Accetti. A un certo punto, Accetti prende un foglio, fa un disegno degli studi De Laurentis e segnala un luogo con una croce. Non lo accompagna negli studi, dove Fiore De Rienzo va da solo. Riesce, convincendo il custode dell’epoca, ad entrare. Lui trova questo flauto in un capannone dismesso, dove c’erano vecchie scenografie e due sezioni di una colonna romana in polistirolo. All’interno di queste, Accetti aveva sistemato il flauto. Non ricordo quando lo dice, forse in un SIT, ma lui raccontò che il flauto all’inizio l’aveva nascosto dentro una chiesa, forse a Trastevere.

 

ASCARI (M5S). Con riferimento alla telefonata giunta il 27 ottobre 1987 alla trasmissione Telefono Giallo, nel libro parla di una coincidenza tra Accetti e l’autore della telefonata, sulla base appunto di un cappellino rosso. Può spiegare questo aspetto?

 

PALMEGIANI. Fiore De Rienzo raccontava molto questa storia, perché l’aveva colpito molto. Quando arriva questa telefonata, che cita il codice 158, cercano di avvertire Augias che c’era una persona importante in linea, però Augias doveva terminare, secondo quanto mi ha detto De Rienzo, tutto il suo discorso. Era un po’ prolisso in quel momento e, quando prende la telefonata, praticamente era finita. Ci dovrebbe essere una dichiarazione della Volante, ma mi posso sbagliare, su di una persona che si allontana dalla cabina telefonica.

 

ASCARI (M5S). Dopo 30 anni, alla luce di un dialogo con Fiore De Rienzo, emerge che la stessa sera Fassoni Accetti dice di essere uscito con un cappellino rosso.

 

PALMEGIANI. E dice la frase: a momenti mi prendevate. Ma questo rientra in quello che ho detto. A mio avviso, un 60 per cento delle lettere e delle telefonate sono legate ad Accetti, come su Boston. Io la vedo così. Questo è il mio parere, da quel punto di vista.

 

ASCARI (M5S). Nell’ultimo capitolo del suo libro, lei ha un lungo dialogo con Raffaella Notariale ed espone delle conclusioni provvisorie. Alla luce di queste interviste, alla luce della sua conoscenza, le chiedo di riportare qui quelle che sono le conclusioni a cui lei arriva.

 

PALMEGIANI. Come ho già accennato prima, parlo sempre a livello personale. La Minardi è, a mio avviso, una persona attendibile. Non lo dico perché l’ho conosciuta. Non ricordo se lo riporto nel libro, ma lo dice il suo amico d’infanzia Elvio, che era un collega della squadra Mobile. Lui era l’autista del vice dirigente della squadra Mobile, la dottoressa Petrocca, poi diventata Questore ed adesso in quiescenza. È lui che indica la Minardi come ancora in vita e dice alla Petrocca che sa dove si trovava.

Vanno dunque insieme a Perugia e la Minardi là dice: io so qualcosa su Emanuela Orlandi. Ovviamente la Petrocca ne parla con il dottor Rizzi e quindi inizia un discorso più ufficiale, anche se inizialmente è soltanto un prendere informazioni sulla Minardi.

A mio avviso, la Minardi dà degli elementi che mi fanno credere, in parte, a quello che dice. Dico in parte perché ci sono alcune zone palesemente inverosimili: quando racconta dei sacchi neri nella betoniera; quando parla del piccolo Nicitra, che scompare anni dopo la De Pedis; o quando punta il dito contro un alto prelato quando in realtà non c’erano elementi di riscontro.

Magari là, a mio avviso non è totalmente attendibile; d’altro canto, dà degli elementi attendibili, come per la cosiddetta strada delle Millecurve, dove lei dice di aver portato Emanuela Orlandi al distributore del Vaticano. Io, quindi, vedo dei riscontri abbastanza validi. Prendo quelli, li sommo a Sarnataro e alle dichiarazioni degli amici di Emanuela su via dei Corridori, dove vedono o quantomeno riconoscono, se non ricordo male, Sergio Virtù.

Sono piccoli tasselli: pochi, a mio avviso, per un’indagine di polizia, ma ci sono e sono concordanti. D’altro canto, la mia non è una critica, perché allora non c’ero io, non c’era nessuno di noi e nessuno può criticare quanto fatto nel 1983, ma il rammarico è che ci si è focalizzati su una serie di telefonate, su una serie di missive, con un impegno di polizia a mio avviso grandissimo. Ci si è sforzati tantissimo su un punto che, a mio avviso, era un depistaggio.

Faccio l’esempio del comunicato Turkesh. Se uno legge quel comunicato, non è possibile pensare che sia reale, fatto da un sequestratore. Quando fa un elenco e cita via Frattina, via Frattina noi poi la ritroviamo anche nelle dichiarazioni sulla Skerl. Per questo io penso che dietro ci sia Accetti.

 

PRESIDENTE. In che senso non è possibile pensare che sia qualcosa di reale?

 

PALMEGIANI. Perché ci sono dieci punti strani in quella lettera. Ne cito alcuni: a dieci anni andava bene a scuola; a due anni ha avuto il rigurgito per il latte. Non è reale, a mio avviso, che possa arrivare un comunicato del genere da una persona che ha sequestrato un ostaggio.

 

PRESIDENTE. Arriva comunque da qualcuno che ha accesso a notizie sensibili e a più documenti sensibili sulla persona. Da qualcuno che ha avuto tra le mani lo zaino di Emanuela o i suoi effetti personali. Per questo chiedevo un chiarimento, perché, purtroppo, è un qualcosa di reale e bisogna capire da chi proviene.

 

PALMEGIANI. Presidente, mi sono senz’altro spiegato male. Per quanto riguarda i documenti, per me quelle erano fotocopie di fotografie fatte prima. Per quanto riguarda la maggior parte delle altre lettere che arrivavano, Turkesh o di altro tipo, sono lettere che potrebbero essere adattabili a chiunque.

Per esempio, sui comunicati Turkesh vi sono state anche delle dichiarazioni dei servizi segreti esteri. I comunicati Turkesh hanno una doppia numerazione, alcuni sono scritti a penna, alcuni a macchina. Quindi potrebbe essere che vadano in parallelo: il primo ha portato il secondo e viceversa.

 

ASCARI (M5S). Per quanto riguarda invece il caso Skerl, lei ritiene che ci sia un collegamento, una linea, che collega la sparizione di Emanuela Orlandi, il coinvolgimento di Marco Accetti e la morte ed il trafugamento del corpo della giovane Skerl?

 

PALMEGIANI. Per quanto riguarda il caso Skerl, la mia convinzione è che esso sia legato alla figura di Maurizio Giugliano, che poi morirà in carcere d’infarto, che era chiamato il serial killer dell’Agro Romano. Poi, se volete, vi spiego qual è la mia motivazione.

Il legame della Skerl con Emanuela Orlandi è comunque sempre legato ad Accetti, che nomina una o l’altra.

 

SCURRIA (FdI). Dottor Palmegiani, volevo approfondire la questione dell’affidabilità della Minardi. Non è un caso che lei parli sempre di sequestro. Lei ha chiaro che questa sia la strada da seguire. Volevo capire meglio quali sono, al di là di queste ricostruzioni, gli elementi che, secondo lei, portano a definire la Minardi attendibile, anche se abbiamo visto che ci sono elementi di inattendibilità.

Le faccio questo esempio: nei luoghi di Monteverde che potevano essere una prigionia, è abbastanza evidente, per chi fa parte della banda della Magliana, che magari lì qualcuno ci sia stato. Perché dovrebbe esserci stata Emanuela Orlandi? Lei ha svolto un lavoro non proprio indifferente su questo, anche per la ricerca che ha fatto. Cos’è che la porta a dire che, in tutti questi 40 anni di ipotesi, forse quella più giusta e quella più vera è quella della Minardi?

Prima faceva riferimento anche al caso Gregori. Al di là del ruolo di Accetti, c’è qualcosa in più che possiamo capire sulla Gregori?

 

PALMEGIANI. Per quanto riguarda la Minardi, io mi focalizzo sulla prima e seconda dichiarazione: la prima, in particolare, perché la fa al suo amico d’infanzia di Testaccio, Elvio. Lui dice: sì, lei ha detto la verità.

 

PRESIDENTE. Elvio è Elvio Mastronardi?

 

PALMEGIANI. Non sono certo. Apparteneva alla Squadra mobile. Penso di sì. Tornando alla Minardi, come tanti soggetti che fanno uso di sostanze stupefacenti per una vita, questi hanno spesso un percorso difficile con la polizia, veramente difficile. Ritengo che la Minardi sia una persona attendibile sulle prime dichiarazioni e che le altre dichiarazioni siano tutte da soppesare in modo differente.

Per quanto riguarda Mirella Gregori, ne faccio un discorso puramente di polizia. Se io ho una situazione dove una ragazza esce alle 15,30 da casa, dando delle giustificazioni più o meno verosimili, entra nel bar della sua amica, si ferma un quarto d’ora a parlare con lei all’interno di un bagno, io, come polizia, mi sarei focalizzato su questo punto.

La considero una vicenda separata, ma non voglio dire nulla, sto dando esclusivamente il mio parere. All’epoca magari si poteva scoprire di più, dopo 40 anni può essere più difficile. Spero di aver risposto.

 

SCURRIA (FdI). Il problema con la Gregori è che le indagini di polizia sono state tragiche.

 

PALMEGIANI. Io ho visto le indagini effettuate. Stiamo parlando di pochi verbali. Voi li avrete sicuramente visti tutti.

 

SCURRIA (FdI). Non sono stati interrogati gli ultimi che l’hanno vista viva, cioè le persone dentro al bar. Nessuno, neanche i commercianti dei negozi accanto per chiedere: è andata a destra o a sinistra? Su questo, Presidente, penso che avremo qualcosa da scrivere.

 

PALMEGIANI. Vi è stata sicuramente una sottovalutazione. Non si sa com’è fatto quel bar, se c’è un’uscita posteriore. Verificare questo, a mio avviso, era il minimo. Io, però, sono sempre attento a criticare le indagini di allora, perché è facile criticare dopo tanti anni. Effettivamente, però, qualche lacuna c’è.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Volevo tornare un attimo su quello che ha detto prima, sull’assenza di prove reali del fatto che Emanuela fosse ancora in vita. Mi pare di aver compreso che il concetto sia questo: quelle considerate come prove potrebbero essere registrazioni fatte durante un eventuale provino.

Siamo sempre nel campo delle supposizioni e questo aspetto si collega alla questione del depistaggio. La domanda che volevo farle è: perché Accetti ha fatto il depistaggio? Perché era un mitomane, per manie di protagonismo o qualcuno potrebbe averlo spinto a fare un depistaggio?

PALMEGIANI. Non ho nessuna notizia che possa essere stato spinto. A sensazione, è proprio lui che è fatto così. Ha uno spirito di protagonismo e ovviamente inventa. Continuo a dire che non è il solito mitomane. È una persona di una certa intelligenza. Quindi, quando struttura una storia, la struttura in un certo modo.

Mi permetta di fare un esempio. Senza voler giudicare se il flauto sia vero o falso, ma io sono andato su eBay, ho cercato “flauto traverso” e ho trovato 138 pagine da dieci risultati ognuna. Ciò significa sceglierlo, eventualmente ripulirlo, sottoporlo all’ultravioletto in modo che non ci siano più cellule sane, anche perché adesso è quasi impossibile non trovare Dna ovunque. Quindi, c’è un lavoro dietro di un certo spessore.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Torno sul fatto dell’esistenza o meno in vita di Emanuela nei mesi immediatamente successivi, i mesi delle telefonate fino a dicembre, quando poi Accetti viene incarcerato e le telefonate cessano. Se c’è un sequestro e conseguente ricatto, nel quale si inserisce la vicenda Accetti, con le varie telefonate con nomi diversi, sia che fosse sempre lui sia che non fosse sempre lui, entriamo in questa dinamica di telefonate.

Nel caso che la vittima fosse nella disponibilità di chi chiamava, facendo l’ipotesi che fosse Accetti, ci sono due possibilità: Emanuela era viva o Emanuela era già morta. Non c’è una terza possibilità, giusto? Se Emanuela fosse stata viva, chi chiamava non avrebbe avuto problemi a dare una prova dell’esistenza in vita, come in tutti i sequestri.

 

PALMEGIANI. Ricordiamo le classiche fotografie del sequestrato con il giornale. Qua non abbiamo nessuna palese dichiarazione di esistenza in vita.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E come si recapitavano altri oggetti, fotocopie o flauti, si poteva recapitare tranquillamente una foto di lei con il giornale.

Quindi, è molto probabile che chi faceva queste telefonate, a prescindere che fosse Accetti o meno, non avesse più Emanuela viva.

 

PALMEGIANI. O non avesse mai avuto Emanuela viva. La mia teoria è quella.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Se era un depistaggio, significa che Emanuela, viva ed eventualmente poi morta, non è mai stata con questa persona che telefonava, che quindi non poteva provare nulla. Se era viva, non è detto che non fosse nelle mani di qualcun altro, che non erano però le persone che contattavano la famiglia. Quindi, non possiamo escludere che fosse viva, ma nelle mani di qualcun altro.

Se fosse già morta nel momento in cui arrivavano queste telefonate, allora io cerco di capire il ruolo di Accetti in tutto questo, perché ovviamente non possiamo sapere cosa succedeva in altre parti di Roma o del mondo e dove fosse Emanuela, se viva o non viva. Però, se fosse già morta durante il periodo delle telefonate e fosse stato Accetti il colpevole, che senso aveva che Accetti contattasse la famiglia per far credere che fosse viva?

Nell’ipotesi di un caso di pedofilia, uno ti rapisce, tu ti ribelli e quello ti uccide. A quel punto, però, perché contattare la famiglia fingendo che la vittima sia viva, se non sto chiedendo niente a nessuno?

 

PALMEGIANI. Io non posso sapere come si sia evoluta la situazione. L’unica cosa che posso dire, ma proprio come mia opinione, è che loro non hanno mai comunicato, mai, perché non avevano il motivo. Io comunico se voglio un riscatto, comunico se devo lanciare un messaggio. Loro non hanno mai comunicato. Parallelamente, c’è Marco Accetti ed altri mitomani o millantatori, perché magari sono arrivate altre lettere ed inizia una serie che si autoalimenta.

Se io mando una lettera e poi vedo che stanno facendo la bonifica di un lago, perché io ho detto che lei sta in un certo posto, se vedo cioè che mi stanno dando retta, questa situazione si autoalimenta e io divento ancora più forte nella mia convinzione di depistaggio. Lo chiamo depistaggio in modo improprio, ma a mio avviso Marco Accetti non ha mai avuto un ruolo per quanto riguarda Emanuela Orlandi.

A un certo punto, le telefonate si interrompono, perché il 20 dicembre Accetti viene arrestato per l’omicidio Garramon.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, se Marco Accetti non è responsabile della scomparsa di Emanuela Orlandi, a prescindere da chi avesse fatto tutte le telefonate, lei ritiene che chi era veramente responsabile non abbia mai interloquito con nessuno, per nessun motivo?

 

PALMEGIANI. Escludendo proprio tutto, non ne vedo nemmeno il motivo. Io non ho mai creduto al collegamento con la liberazione di Agca. È sempre il mio parere personale, ma se io devo fare una trattativa perché voglio liberare Agca, la prima cosa che faccio, dopo aver preso Emanuela Orlandi, è di farle la foto con un giornale. Faccio qualcosa di tangibile: questa è Emanuela Orlandi con il giornale di oggi, liberate Alì Agca.

All’epoca, quando si richiedeva un riscatto, la persona rapita in qualche modo la vedevi, sia in fotografia che tramite audio. Ricordiamo l’episodio dell’orecchio di Paul Getty.

 

PRESIDENTE. Abbiamo audito qui il giudice Ilario Martella. Chi sostiene un coinvolgimento di elementi internazionali comunque non ipotizza, o almeno io non ho sentito nessuno ipotizzare, che si volesse realmente la liberazione di Agca, quanto semmai fare pressioni sul Vaticano e anche sullo Stato italiano in relazione al processo. È la cosiddetta pista bulgara. Questo, eventualmente, sarebbe il motivo.

 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma perché ucciderla allora, senza dare prova della sua esistenza in vita? Perché ucciderla subito?

MORASSUT (PD-IDP). Lei che si è occupato, direttamente ed anche letterariamente di questa vicenda, approfondendola da tutti i punti di vista, si è mai domandato o e ha mai dato una risposta al fatto che, a corso del Rinascimento, alle 17 o giù di lì, ci sono probabilmente un’auto ed un uomo? Alle 19, non ci sono sicuramente né un’auto né un uomo, c’è solo Emanuela. Su questa circostanza, lei si è dato una risposta?

 

PALMEGIANI. Da quello che ho capito, alle ore 17 c’è questo incontro, che dovrebbe essere quello dove la convincono, con la scusa della Avon o altra. Un appuntamento successivo è alle ore 19. Da come ho ricostruito io, dopo la telefonata, che lei fa probabilmente dalla scuola, lei raggiunge la Casini e la Monzi per strada. Arrivano alla fermata e loro salgono sull’autobus. Lei rimane con una ragazza, che adesso è abbastanza conosciuta.

In un verbale, suor Dolores, riferisce del portiere che la vede fuori scuola alle 19,10. Se diamo adito a ciò, Emanuela da corso Rinascimento è tornata indietro e si mette ad aspettare. Dopodiché, intorno alle 19,10-19,15, credo che purtroppo lei sia salita in macchina di qualcuno.

 

MORASSUT (PD-IDP). È notorio e risaputo che, alle 17, si vede una macchina in corso del Rinascimento, con a bordo un uomo che viene persino descritto. Alle 19, questa macchina e quest’uomo sono scomparsi. Allo stato, a noi risulta Emanuela da sola ad una fermata, dopo che le amiche vanno via. E ce n’è una che non sappiamo cosa dice.

 

PRESIDENTE. Più di una. Ci sono tre o quattro ragazze. Questo è importante.

 

MORASSUT (PD-IDP). Però non c’è un’automobile alle 19.

 

PALMEGIANI. Onorevole, alle 17, se aderiamo alla teoria generale della Avon, io devo convincere una ragazza ad una certa tipologia di lavoro. Quindi, perdo del tempo ed è là che mi vedono. Successivamente, io devo soltanto convincerla a salire in auto per accompagnarla a casa.

 

PRESIDENTE. A casa o dove sia.

 

PALMEGIANI. Io faccio ovviamente una ipotesi. Penso che siano tempi differenti, anche se rimane un fatto curioso.

 

PRESIDENTE. Nel ringraziare il dottor Palmegiani, dichiaro conclusi i nostri lavori.

(I lavori terminano alle ore 16,13)

 

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2 Risposte a “Emanuela Orlandi: audizione Dolores Brugnoli e Armando Palmegiani”

  1. Aggiungo che questa ipotesi non esclude che E.O. possa essere caduta in qualche giro di depravati a cui in qualche modo Accetti era\è collegato. Infatti, una volta rapita la ragazza, per farne chissà cosa, la stessa scomparsa può essere stata utilizzata come base per la narrazione di Accetti tesa a screditare il vaticano.

  2. Accetti un movente lo aveva: screditare il Vaticano. Se si analizza la vicenda sotto questa lente il racconto di Accetti comincia ad avere una coerenza ma serve ragionare su piani paralleli, dove quello apparente è strumentale a quello dissimulato. In altri termini, non è mai esistito alcun ricatto finalizzato a liberare Agca ma è esistito un ricatto avente il fine simulato di liberare Agca, ben sapendo che ciò non sarebbe avvenuto, col fine reale di screditare il Vaticano.

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