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Emanuela Orlandi: audizione Pino Nicotri

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori 

AUDIZIONE DI PINO NICOTRI

 76a seduta: giovedì 29 gennaio 2026

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI;  PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP;  LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA;  MOVIMENTO 5 STELLE: M5S;  FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE;  AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE;  ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS;  ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE;  NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M;  MISTO: MISTO;  MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.;  MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

 Interviene il signor Pino Nicotri, giornalista e scrittore.

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, l’avvocato Alessandro Cardia, la dottoressa Laura Capraro, il dottor Giuseppe De Martino, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, l’avvocato Claudio Santini, il signor Augusto Scacco, il dottor Vincenzo Vecchio e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato dottor Giuseppe Paglia, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.

I lavori iniziano alle ore 13,52.

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità.  Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.

Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8 del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta.  Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

Audizione di Pino Nicotri

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del signor Pino Nicotri, giornalista e scrittore, che segue da tanti anni il caso di Emanuela Orlandi e che ha richiesto una nuova audizione circostanziata da alcuni nuovi elementi che intende apportare. Questo è il motivo per cui l’Ufficio di Presidenza, all’unanimità, ha disposto questa audizione, finalizzata non a ripetere ciò che già nella sua lunga audizione Pino Nicotri aveva riferito, ma ad integrarla con nuovi elementi o valutazioni. Pino Nicotri ci ha anticipato questi elementi con una nota, che abbiamo chiesto e che puntualmente ha presentato, che è riservata, ma è agli atti della Commissione.

In apertura dei nostri lavori, la domanda che io faccio a Pino Nicotri è di indicarci quali sono questi elementi di novità. Prima di addentrarci nello specifico, pongo alcune domande che entrano nel merito degli elementi in questione: quali sono gli elementi di novità e perché ha ritenuto di chiedere una nuova audizione alla Commissione?

NICOTRI. Presidente, noi sappiamo che Ercole Orlandi, la sera della scomparsa di Emanuela, ha telefonato a Mario Meneguzzi e a suor Dolores.

Chiaramente, a suor Dolores può avere telefonato solo per chiedere notizie della figlia. Ma perché ha telefonato anche a Mario Meneguzzi? E perché gli ha telefonato a Roma, a casa sua, al chilometro 19 della via Aurelia? Se gli avesse telefonato per dirgli che Emanuela era sparita, prima avrebbe dovuto dirlo a sua sorella, Anna Orlandi, che viveva con loro. Quindi, avrebbe dovuto telefonare, cercando Anna, a Torano di Borgorose, via Pié di Trio numero 26.

Questo, però, qualora lei fosse stata lì. In un libro di Pietro Orlandi, confermato da un articolo di Peronaci di qualche anno fa sul Corriere della Sera, si legge che la zia Anna non stava a Borgorose, ma stava a Roma a preparare la pizza. Questo denota la convinzione di Ercole Orlandi che sia sua sorella che Mario Meneguzzi fossero a Roma e non a Torano Borgorose: altrimenti, non gli avrebbe telefonato a Roma. Dobbiamo quindi supporre che, così come ha telefonato alla direttrice della scuola di musica per sapere se aveva novità di Emanuela, ha telefonato anche a Mario Meneguzzi per sapere se aveva novità riguardo ad Emanuela.

Ma perché Mario Meneguzzi avrebbe dovuto avere notizie riguardo ad Emanuela? Per quale motivo? Se noi chiediamo a Google a che ora chiudeva la buvette della Camera nel 1983, scopriamo che chiudeva generalmente alle ore 19, che è lo stesso orario nel quale Emanuela usciva dalla scuola di musica due volte alla settimana.  

PRESIDENTE. Perché cita questo orario delle 19? Può ripetere questo punto?

NICOTRI. La buvette della Camera chiude alle 19, che è lo stesso orario nel quale Emanuela esce dalla scuola di musica.

PRESIDENTE. E qual è la fonte?

NICOTRI. Google Overview. Se guardate l’itinerario, qui c’è la buvette della Camera e qui, non molto distante, c’è la scuola di musica.

CUPERLO (PD-IDP). Presidente, noi ci stiamo chiedendo che giorno fosse, perché la buvette della Camera chiude sistematicamente alla fine dei lavori d’Aula della Camera: se i lavori si prolungano fino alle 23, chiude alle 23.

PRESIDENTE. Il giorno della sparizione era un giovedì.

NICOTRI. Ma io non parlo di quel giorno specifico. Parlo in generale. Se noi andiamo a vedere, tramite Google Maps o tramite ViaMichelin.it, quale via si deve fare in automobile dalla buvette della Camera fino al chilometro 19 della via Aurelia, questo è l’itinerario, con il relativo link.

PRESIDENTE. Forse era un mercoledì? Si era in campagna elettorale ed è probabile che non ci fosse seduta. Compiremo, però, una verifica sui verbali della Camera.

NICOTRI. Insisto che non mi riferivo a quel giorno, ma al fatto che, evidentemente, è probabile che lo zio usasse prendere Emanuela all’uscita da scuola di musica e portarla, se non a Porta Sant’Anna, lì vicino. Il percorso prevede che da Montecitorio, attraverso dei passaggi, si prenda corso del Rinascimento. Poi si svolta a destra e si prende corso Vittorio Emanuele. Si continua su ponte Vittorio Emanuele II, poi si svolta a sinistra e si prende il Lungotevere in Sassia.

Mario Meneguzzi, uscendo dal suo ufficio ogni giorno, a prescindere da quell’infausto 22 giugno, per andare a casa sua passava esattamente per la strada che faceva Emanuela. Non è pensabile che non le abbia mai dato un passaggio a casa. Non lo sappiamo con sicurezza, però è stranissimo che questo particolare dell’itinerario che lo obbligava a passare da piazza delle Cinque Lune, da corso del Rinascimento, da corso Vittorio Emanuele II e da ponte Vittorio Emanuele II, non sia mai stato riferito da nessuno, né dagli Orlandi e neppure dalle relazioni dei carabinieri, che però riportano che macchina aveva, che faceva suo fratello e che l’anno prima Emanuela Orlandi era stata sua ospite a Torano.

Questo particolare, che ho scoperto assolutamente per caso, credo che sia molto interessante. Ed è l’unico motivo per il quale Ercole Orlandi può avere telefonato a Mario Meneguzzi, per chiedere se aveva notizie della figlia. Ma perché il Meneguzzi avrebbe dovuto avere notizie della figlia? Molto probabilmente perché ogni tanto, o di frequente, usava prenderla e portarla a casa. Secondo una testimonianza di una compagna della scuola di musica, Emanuela le chiedeva: vuoi che ti dia un passaggio a casa? E lei diceva di no.

PRESIDENTE. Questa circostanza lei l’ha già citata nella sua scorsa audizione, però in quell’occasione ha parlato di don Civitillo. Che cosa la porta a immaginare una opzione diversa rispetto a chi saltuariamente poteva andare a prendere Emanuela?

NICOTRI. Io parlo del fatto che don Civitillo ogni tanto le dava un passaggio a casa: lui insegnava lì. Lo zio passava da lì ogni giorno. Non parlo di quel giorno, ma è presumibile che usasse dare passaggi alla nipote. E questo è il motivo per cui Ercole Orlandi gli ha telefonato. Una testimone, una ragazza della scuola di musica, dice che ogni tanto un’auto andava a prendere Emanuela. Se l’auto fosse stata targata Città del Vaticano si sarebbe visto subito, perché quella è una targa che dà nell’occhio.

Quindi, dobbiamo presumere che fosse una targa civile. Potrebbe anche essere un’auto blu della Camera. C’è un’altra testimonianza, se non ricordo male, secondo la quale ogni tanto un ragazzo le dava un passaggio in motocicletta. Alla Camera lavorava anche un figlio di Mario Meneguzzi, il quale, per andare a casa, al chilometro 19 della via Aurelia, faceva la stessa strada del padre. Quindi, è possibile che anche il cugino le desse dei passaggi.

Mario Meneguzzi, due anni dopo, al magistrato Sica ha detto che lui era andato a Torano di Borgorose il giorno prima con la moglie, con la zia Anna, sorella di Ercole Orlandi, e con la figlia Monica. Sta di fatto che questo non mi risulta. Mi è stato detto, da tutte le fonti che ho interpellato, anche giudiziarie, che mai sono state interrogate queste donne, queste possibili testimoni.

Tecnicamente, si può dire che sia un alibi non riscontrato, quindi un alibi che potrebbe essere vero o falso, perché, stranamente, non è stato riscontrato. Pochi giorni dopo, già il 25 o il 26 giugno, il giudice Margherita Gerunda, primo magistrato ad occuparsi del caso, dà l’incarico di seguire e di pedinare Mario Meneguzzi. Il pedinamento è avvenuto, stando a quello che ha riportato la trasmissione di Massimo Giletti un paio di mesi fa, ad opera del poliziotto Giuseppe Catania, del quale vi fornirò il contatto telefonico, nel caso lo vogliate convocare, come credo che sia opportuno.

Catania lo ha pedinato fino al primo luglio, poi è andato in ferie. Lui ha raccontato, in un’intervista della quale ho il video, mandato in onda anche da Giletti e che posso mandarvi, che Mario Meneguzzi, che ufficialmente doveva stare a casa Orlandi a ricevere le telefonate, ogni giorno andava a Torano e si infilava in uno chalet abbastanza isolato, che ufficialmente era abbandonato. Tra l’altro, qui avete avuto una testimonianza di Vulpiani, che dice che gli Orlandi e i Meneguzzi a Torano avevano due case.

PRESIDENTE. Perché dice che lo chalet ufficialmente era abbandonato?

NICOTRI. Perché su Repubblica è comparso un articolo che diceva che era uno chalet abbandonato. Ma non poteva essere abbandonato, anche perché era l’unico con il numero di telefono di Mario Meneguzzi. Quindi, Ercole Orlandi gli ha telefonato lì.

È abbastanza strano ciò. I casi sono due: o il poliziotto si è inventato la storia oppure è vera. Lo si può verificare tranquillamente. Se la storia fosse vera, ci sono due stranezze: la prima è che non si è mai saputo che Mario Meneguzzi ogni giorno, per vari giorni, andasse da Roma a Borgorose, a fare cosa non si sa. Si infilava in questo casale e restava lì ore da solo. Non è mai stato dato l’ordine di perquisire questo casale. È stato dato l’ordine di perquisire le case solo un anno fa.

Questa è una storia che andrebbe appurata, perché va a sommarsi a quei piccoli elementi che, per quanto piccoli, sono molto significativi, come il fatto che lo zio o anche il cugino, uno dei due figli dello zio, che lavorava alla Camera, ogni giorno facesse la strada che faceva Emanuela per tornare a casa.

Oltre alla Gerunda, che l’ha fatto pedinare, Sica, subentrato alla Gerunda, dal 2 settembre ha ordinato l’intercettazione della casa di Mario Meneguzzi, intercettazione che è durata due anni. Gli atti sono finiti nel cosiddetto stralcio Bonarelli, che non si sa bene che fine abbia fatto. Qui è scritto: Roma, 2 settembre, richiesta di autorizzazione ad intercettare le comunicazioni telefoniche sull’utenza 074635056, installata nell’abitazione sita in frazione di Torano di Borgorose in via Pié di Trio ed intestata a Meneguzzi Mario.

I sospetti sono rimasti tali, perché Giulio Gangi fece l’errore di avvertire Mario Meneguzzi che la macchina che lo seguiva non era di possibili rapitori, ma era una macchina o della polizia o dei Servizi, perché era una targa coperta. Giulio Gangi, quando mi ha raccontato questa cosa, si è detto pentito di averlo avvertito. Evidentemente, se lui dice ciò, è perché anche lui sospettava ex post dello zio Mario. Faccio rilevare che, per fortuna, questa storia raccontata a me da Giulio Gangi è stata confermata da Pietro Orlandi e, in questa sede, da Meneguzzi figlio.

A ciò bisogna aggiungere che Mario Meneguzzi, nei giorni successivi alla sparizione, ha fatto il giro delle redazioni romane, compresa l’Ansa. Il comunicato che fa pubblicare all’Ansa recita che i colleghi del padre e i familiari temevano un rapimento. Ora, aggiungere tale informazione alla richiesta di avere informazioni non serve a nulla. Casomai, spalanca la porta ai mitomani e agli sciacalli, come in effetti è avvenuto.

Che si temesse un rapimento lo ha smentito Ercole Orlandi in persona, in un’intervista data due anni, dopo della quale poi invierò gli estremi. Quindi, non è vero che si temeva un rapimento. Questa storia del rapimento ha dato la stura a quello che sappiamo essere venuto dopo.

PRESIDENTE. Perché lei afferma con tanta certezza che l’ipotesi rapimento non è plausibile?

NICOTRI. Lo ha negato Ercole Orlandi. Io, nel mio primo libro, ho accusato pesantemente Papa Wojtyla per avere lanciato gli appelli a chi avesse la responsabilità di detenere Emanuela, perché ho ritenuto che quegli appelli abbiano scatenato una canea. Quegli appelli sono stati poi ripresi dal SISDE con un’informativa alla Gerunda. Ma la fonte iniziale del deragliamento, con la comunicazione dei timori sul rapimento, è stata il comunicato Ansa di Mario Meneguzzi.

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,11).

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 14,12)

NICOTRI. Per 42 anni, il racconto del rapimento è stato prima quello di un rapimento politico. Poi, quando Agca è stato liberato ed Emanuela non è tornata a casa, nonostante le garanzie che l’avvocato della famiglia Orlandi, l’ex magistrato Imposimato, aveva dato in una trasmissione televisiva condotta da Pippo Baudo, si è passati al rapimento ad opera della banda della Magliana.

La favola del rapimento ha ostruito le indagini, impedendo indagini serie, oltretutto gravando anche sull’erario più della trasmissione di Giletti attaccata dall’avvocato Laura Sgrò, anche perché la trasmissione consuma soldi pubblici, è vero, ma 42 anni di falsità sul rapimento sono costate molto di più.

Non voglio fare polemiche, ma chiedo, con una battuta: che andava a fare Mario Meneguzzi a Torano ogni giorno? Certamente non a benedire le case.

Oltre all’Ansa, anche i comunicati dei vari giornali, l’Unità, Paese Sera e La Stampa sono una congerie di notizie inesatte. Addirittura viene sbagliato il giorno della scomparsa: viene detto che era un mercoledì, invece era un giovedì. Il vestiario descritto è diverso da quello che Natalina Orlandi, la mattina della denuncia, descrive alla polizia italiana.

Quindi, i giri dello zio Mario per le redazioni hanno sortito solo, per carità, per colpa dei giornalisti e certamente non dello zio Mario, una serie di notizie inesatte e non utili a sapere chi avesse visto Emanuela. Addirittura, un giornale dice che Emanuela era sparita dopo essere uscita dal conservatorio di Santa Cecilia, che dista ben due chilometri dalla scuola di musica Ludovico da Victoria. Non voglio, però, annoiarvi leggendovi l’elenco di queste inesattezze, che invierò al Presidente e alla Commissione.

Concludo con una nota, che riferisco solo come curiosità e che non faccio mia. Un certo Mario Barbato, che entrava ed usciva dal mio gruppo dedicato ad Emanuela Orlandi, ha fatto affermazioni che lasciano molto a desiderare. In una mail di puntualizzazione ad un mio articolo apparso sul sito di informazione “glistatigenerali.it”, lui dice di avere saputo, da una ex compagna di scuola di musica di Emanuela, che lo zio ogni tanto andava a prenderla. Io sulla credibilità di Mario Barbato non giuro assolutamente e credo che questa confidenza possa anche essersela inventata, però la

Commissione ha il potere di convocare anche lui, oltre al poliziotto che ha pedinato Mario Meneguzzi per giorni.

PRESIDENTE. Mario Barbato è una persona che scrive sui suoi social? Ho capito bene?

NICOTRI. Sì.

PRESIDENTE. Lui ha sostenuto che Mario Meneguzzi andasse a prendere Emanuela?

NICOTRI. Sì. Io non giuro sulla bontà di quello che lui dice, ma vale la pena ascoltarlo, secondo me. Comunque, l’itinerario che Mario Meneguzzi e un suo figlio facevano ogni giorno, dopo le 19 nei giorni di impegno parlamentare, altrimenti di norma dalle ore 19, è l’itinerario che passa per la scuola di musica e percorre un lungo pezzo di strada che Emanuela doveva fare, quando usciva dalla scuola di musica, per andarsene a casa.

La smentita di Ercole è contenuta nell’articolo di Stampa Sera del 29 maggio 1985. Quella di Ercole è una smentita netta: non ci saremmo mai aspettati che Emanuela finisse in un complotto internazionale. A questo si aggiunge il fatto che nessuno ha mai fornito il benché minimo straccio di prova di avere in mano Emanuela e quindi che fosse stata rapita.

PRESIDENTE. Questa ipotesi che la macchina, di cui anche alcune amiche hanno parlato, che ogni tanto andava a prendere Emanuela potesse essere quella di Mario Meneguzzi è un’ipotesi che lei formula in base ad un percorso, che poi andrebbe verificato con le segnaletiche del tempo, che comunque è il percorso che lei ci ha citato? La fonte su cui si basa tale ipotesi è Mario Barbato?

NICOTRI. No. Io segnalo questa affermazione di Barbato solo come curiosità, ma la mia ipotesi l’ho appurata a prescindere da Barbato.

PRESIDENTE. Ma come riflessione o come ipotesi? Perché noi siamo, ormai, in una fase della nostra indagine in cui dalle ipotesi dobbiamo cercare di passare all’evidenza dei fatti che, come sa, in questa vicenda sono pochi. E quei pochi fatti, insieme ad altri che si possono aggiungere a quelli, devono essere portati alla luce in questa non breve, ma ultima fase delle nostre indagini. Quindi io le chiedo: quali sono questi fatti? A lei, al di là di Barbato, è giunta una voce? Ha una fonte?

NICOTRI. Sì, mi è giunta voce dal Vaticano. Non posso indicarla, perché non vogliono guai. Però, posso dire che da persone del Vaticano sono stato instradato in questa ricerca stradale.

PRESIDENTE. Eventualmente, in sede secretata, proseguiamo in merito, perché, ovviamente, la risposta per noi così è insufficiente.

NICOTRI. Io ho esposto dei fatti che credo vadano valutati. Io non sono saltato alla conclusione.

PRESIDENTE. Che Meneguzzi andasse a prendere Emanuela, al momento, non è un fatto, neanche saltuariamente e neanche in altre circostanze.

NICOTRI. Questo è vero, ma è l’unica spiegazione che si può dare al fatto che Ercole Orlandi gli abbia telefonato.

PRESIDENTE. Quindi è un’ipotesi. Invece, per quanto riguarda l’ipotesi più grave, cioè che Meneguzzi potesse avere qualche ruolo rispetto a questa vicenda, qualora fosse così, come giustifica una circostanza che la Commissione ha accertato, cioè il fatto che Emanuela Orlandi, almeno in due occasioni, sia stata seguita da alcuni soggetti? Questo come si concilierebbe con un eventuale ruolo di Meneguzzi?

NICOTRI. Questa storia che è stata seguita, da uno che tira fuori le braccia dall’auto e anche da qualcuno che l’avrebbe seguita fuori di Porta Sant’Anna verso un negozio di giocattoli, sono tutte voci che non si è mai potuto verificare in concreto. Poi, visto l’andazzo delle affermazioni più strampalate sul caso Orlandi, non mi meraviglio di nulla. Io non capisco per quale motivo chi l’avrebbe rapita o avrebbe avuto qualcosa da fare con il suo rapimento debba esporsi dicendo che stanno pianificando un rapimento: anche perché le auto hanno una targa.

PRESIDENTE. Quindi sarebbero dichiarazioni false?

NICOTRI. Immaginifiche.

PRESIDENTE. Prendiamo atto della sua risposta. Come giustificherebbe la vicenda Avon e le testimonianze di Bosco e di Sambuco rispetto alla vicenda della presenza di Emanuela in corso del Rinascimento alle ore 16 in compagnia di una persona?

NICOTRI. Quello è evidentemente un ricordo ex post, perché loro sono stati interrogati dal giudice Martella qualche anno dopo e quindi possono anche avere ricordato male. Emanuela non poteva essere lì alle 16, essendo lei uscita di casa alle 17.

Poi il vigile urbano, come ho riportato in un articolo, ha dichiarato che lui, in realtà, cercava di confermare le ipotesi della stampa per dare un conforto agli Orlandi. Lui mi ha anche detto una frase strana: avrei potuto anche chiedere dei soldi. Comunque, sul vigile urbano non farei molto affidamento.

Per quanto riguarda il poliziotto, Bruno Bosco, nel primo verbale parla di un avvistamento ad una distanza di 20 metri. Purtroppo, su questo non è mai stato fatto un incidente probatorio, così come non è stato fatto un incidente probatorio, purtroppo, sulle famose betoniere che avrebbero dovuto contenere due cadaveri.

Bosco racconta che la persona insieme ad Emanuela avrebbe aperto un tascapane di tipo militare dove si leggeva la lettera A maiuscola. Poi, questo tascapane di tipo militare, dopo le testimonianze fatte al magistrato Martella e nella sentenza istruttoria del magistrato Rando, diventa una valigetta 24 ore e la A diventa la A di Avon.

Per quanto riguarda la proposta Avon c’è la testimonianza di un’amica della scuola di musica di Emanuela, che dice che la proposta era stata fatta a tutte e due qualche giorno prima. La Avon può essere stata una scusa di Emanuela per ritardare il rientro? Oppure può essere che ricordi male la persona che ha ricevuto la telefonata? Anche lì, infatti, la testimonianza di una delle Orlandi, mi pare Federica, così riporta: quando sono tornata a casa la mamma mi ha detto: Emanuela non è rientrata, ma non ha neanche telefonato. Questa è una contraddizione, ma io qui riferisco dei fatti e non li voglio interpretare.

PRESIDENTE. Praticamente, tutto ciò che è agli atti riguardo la vicenda Avon sarebbe stato, stando alla sua ipotesi, costruito ad arte. Quindi, si tratterebbe di un eventuale depistaggio, con tutto ciò che ne è seguito: decine di lettere, telefonate, produzione di documenti, ad opera di chi chiaramente conosceva Emanuela.

La mia domanda è: ma Meneguzzi, responsabile della buvette alla Camera, aveva forza, potere e influenza, sempre stando alla sua ipotesi, da mettere in campo? Oppure lei ritiene che potessero avere un peso sue conoscenze importanti all’interno degli organi investigativi o requirenti? O, ancora, ritiene che possa avere un peso il rapporto con qualche importante funzionario pubblico? Ad esempio, si è parlato del suo rapporto con Mario Peruzy.

NICOTRI. Questo non glielo so dire. Ritengo che siano stati tutti interventi, alcuni non richiesti da lui, volti ad aiutarlo, creando una nebbia attorno a lui, ma non credo che li abbia determinati lui. Mi meraviglia che nei rapporti su di lui di Carabinieri, Polizia, squadra Mobile, squadra omicidi di Nicola Cavaliere, nessuno abbia mai detto che Meneguzzi padre e Meneguzzi figlio per tornare a casa dovevano fare quell’itinerario.

Questo potrebbe far pensare a una volontà di protezione, ma io non penso tanto volentieri ai complotti, perché ci credo poco. Io sono un cultore del rasoio di Occam. La soluzione più semplice è quella vera. Inoltre, parlano anche le statistiche su questi tipi di reati. Io credo che si sia data un’importanza eccessiva al fumo seminato dai vari soggetti. Lui alla Camera aveva delle amicizie importanti: Giulio Gangi era l’assistente di un Sottosegretario alla difesa e Gangi mi ha raccontato che si divertiva a castigare ammiragli e generali, perché gli piaceva il potere.

Quindi, sì, lì può essere successo di tutto e di più, ma non credo per aiutarlo. Credo, piuttosto, che si tratti di normale sciacallaggio da parte di gente che cerca di intrufolarsi. La storia è stata pompata e vista con occhi particolari perché Giulio Gangi era il giovane poliziotto innamoratissimo di Monica Meneguzzi, appena entrato nei servizi segreti, dove però non aveva nessun ruolo: era un auditore.

Però, quando uno sente servizi segreti, pensa a chissà che cosa. Chiaramente, ai Servizi faceva comodo ricevere notizie su parlamentari da qualcuno che alla Camera ci lavorava. Però, qui entriamo nel campo delle ipotesi, che io non amo fare, perché sono ipotesi che non hanno nessuna base.

Gangi era uno spaccone, voleva impressionare Monica. Il suo super attivismo ha seminato sospetti, ma lui agiva da guascone. Io poi faccio fatica, forse per la mia mentalità un po’ troppo legalistica, a pensare che i servizi segreti e la polizia possano portare via da casa mia un foglio senza rilasciare una ricevuta. Secondo me, non è credibile che si siano portati via di tutto e di più senza mai firmare nulla.

Non credo che gli Orlandi fossero così irresponsabili. Che ci fosse una certa confusione da parte degli Orlandi, un certo eccesso di fiducia, io l’ho appurato quando ho chiesto ad Ercole: voi avete sempre detto che Emanuela non aveva fidanzati. Ma io ho trovato una frase da lei scritta che dice: sto da nove mesi con tale persona. Ercole ne era rimasto imbarazzato. La signora Maria mi ha guardato con la consueta scarsa simpatia e ha detto: abbiamo sbagliato. Abbiamo dato alla polizia il diario di sua sorella.

Quello, però, era il diario di Emanuela, non il diario di sua sorella: c’è scritto. Posso arrivare a pensare e l’ho anche scritto, perché io sono onesto e quando sbaglio lo dico, che quella grafia potrebbe non essere di Emanuela. Io quella frase l’ho letta e riletta varie volte. Secondo me, può non essere di Emanuela, perché la lettera A è scritta in modo diverso.

Però, non mi vengano a dire che hanno consegnato il diario sbagliato. Posso capire che dopo tanti anni, quando io sono entrato in scena, nel 2002, non ricordassero bene, ma all’intervento dei servizi segreti che portavano via roba da casa Orlandi credo poco. Alla fine, cosa hanno prodotto? Solo confusione. Di certo non hanno prodotto una prova falsa talmente credibile da poter ingannare gli inquirenti. Quindi, che non si tratti di un rapimento lo dimostra il fatto che nessuno mai ha prodotto una prova certa.

Le fotocopie del pagamento della retta della scuola di musica le poteva avere chiunque: suo cugino, suo zio, un amico. E voglio ricordarvi che uno di questi comunicati è stato fatto trovare in un cestino dei rifiuti di piazza del Parlamento.

MORASSUT (PD-IDP). Presidente, chiedo di passare in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguano in forma segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,32).

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 14,41)

IAIA (FDI). Del poliziotto che ha pedinato Meneguzzi padre, di cui ci ha fatto prima il nome, citando anche un video che metterà a disposizione del Presidente della Commissione, lei ha avuto modo di verificare se abbia redatto anche delle relazioni di servizio riguardo questa attività?

NICOTRI. No. Questo poliziotto è stato trovato dalla trasmissione di Massimo GilettiLo stato delle cose”. Mi ha meravigliato, al riguardo, la reazione furiosa dell’avvocato Sgrò, che denota, secondo me, più che indignazione, paura. Questa, però, è la mia valutazione personale.

IAIA (FDI). Paura di cosa?

NICOTRI. Paura che le notizie sullo zio Meneguzzi diventassero troppo precise ed esaustive. Essendo una scoperta fatta dalla troupe di Giletti, non desidero bypassarli, ma, considerando che venivo qui, ho ritenuto utile riportare quell’episodio, perché la Commissione decidesse se audire anche questo poliziotto.

IAIA (FDI). È un elemento molto interessante questo. Avremo modo di valutare, in Ufficio di Presidenza, se audire questo poliziotto. Intanto, è anomalo anche il fatto che, negli atti di indagine, nei vari fascicoli processuali che si sono succeduti, non sia stata acquisita la relazione di servizio da parte di questo poliziotto. Se l’attività svolta fosse avvenuta in maniera ufficiale, lui sarebbe stato infatti tenuto a redigere questa relazione.

NICOTRI. È vero, ma c’è da dire che questo poliziotto ha agito durante la gestione di Gerunda e Sica. Il quale Sica non ha lasciato documenti: tutti i suoi successori si lamentano di avere ricevuto poco o nulla. Io ho portato, la volta scorsa, lo stralcio di una mia telefonata all’avvocato dell’epoca degli Orlandi, Gennaro Egidio, nella quale dico: avvocato, a me il giudice Martella ha detto che Sica ha indagato poco o niente, perché era convinto che ci fosse una storia tra Emanuela e lo zio. Quindi Sica, dopo l’alzata d’ingegno di Gangi, ha capito l’antifona e non ha fatto più niente.

Quello che ha fatto è finito, da quello che ho capito, nel cosiddetto stralcio Bonarelli. Lo stralcio Bonarelli è uno stralcio fatto dal giudice istruttore, Adele Rando, nel ‘97. Nel frattempo, la legge è cambiata, non si capiva più chi doveva procedere, se il giudice per le indagini preliminari o, con il vecchio rito, il giudice istruttore. Questo dossier non si sa bene che fine abbia fatto.

IAIA (FDI). Essendo lei un profondo conoscitore di questa vicenda, ritiene che questa pista della eventuale responsabilità di Mario Meneguzzi sia una pista che ha un suo fondamento e rispetto alla quale bisogna svolgere degli approfondimenti rispetto a tutte le altre?

NICOTRI. Tale pista presenta degli elementi concreti e concordanti. Meneguzzi è morto incensurato. Non voglio fare un paragone che potrebbe suonare offensivo, perché non lo è, ma è morto incensurato come Enrico De Pedis. Quindi, come non mi aggrego al coro di chi, dando del delinquente a De Pedis, lo diffama, ciò non mi autorizza a fare ipotesi definitive e specifiche sullo zio Mario. Però, ci sono elementi per indagare e sono elementi concreti. È una ipotesi più probabile, statisticamente, di una conclusione che va per la maggiore come quella della Magliana o di Agca.

IAIA (FDI). Però lei si renderà conto che, in base a quello che ci ha detto oggi, non siamo neanche nel campo degli indizi. Lei ci dice che, da alcune fonti ed alcune voci, è venuto a conoscenza del fatto che Mario Meneguzzi ogni tanto andava a prendere la nipote. È una fonte confidenziale, lo comprendiamo, perché lei è un giornalista.

Poi ci dice del percorso, ma anche questa è una deduzione logica, non è neanche un indizio. Come giustamente ha rilevato il Presidente, si può fare anche un’altra strada. Quindi, logicamente ci possiamo arrivare, ma non è neanche un indizio. Qualcosa di più potrebbe valere la testimonianza del poliziotto rispetto a questo comportamento un po’ anomalo.

NICOTRI. Io ascolterei anche Mario Barbato. Magari, tra le tante menzogne che ha detto, c’è anche qualcosa di vero.

IAIA (FDI). Da ultimo, la cosa che non comprendo è la seguente. Ercole Orlandi, quando è stato sentito, ha affermato di aver telefonato a Torano intorno alle 23-23,30 a casa di Mario Meneguzzi, per chiedere informazioni e aiuto. Lì a Torano c’erano la moglie di Mario Meneguzzi, Mario Meneguzzi, che risponde al telefono, Anna Orlandi e Monica.

NICOTRI. Questo chi l’ha detto?

IAIA (FDI). Ercole Orlandi. Ha detto di aver telefonato a Torano e di aver parlato con Mario Meneguzzi.

NICOTRI. Ma ciò non è mai stato accertato. Le donne non sono mai state interrogate.

IAIA (FDI). Ma perché Ercole Orlandi avrebbe dovuto mentire in merito a questa circostanza? Questo non riesco a capire.

NICOTRI. Ercole Orlandi non ha mentito. Mario Meneguzzi gli ha detto: sono qui e lui l’ha riportato in perfetta buonafede. Nessuno, però, ha verificato chi c’era.

IAIA (FDI). Ma Ercole Orlandi ha fatto un numero di telefono preciso: o ha fatto il numero di telefono della casa di Roma o ha fatto il numero di Torano.

NICOTRI. E a Torano gli ha risposto Mario.

IAIA (FDI). Quindi, ha chiamato a Torano e Mario Meneguzzi era a Torano?

NICOTRI. Ha trovato Mario Meneguzzi a Torano verso mezzanotte. Fino a quell’ora, nessuno sa dove fosse e cosa abbia fatto. Meneguzzi dice che è lì con la moglie. Lo dice lui, non è mai stato appurato.

IAIA (FDI). Infatti, quando è stato sentito, nel 1995, Meneguzzi dice: ho ricevuto la telefonata a mezzanotte. Lei sostiene che, in queste ore di vuoto, nessuno sa dove fosse Mario Meneguzzi, se non per la parola di Mario Meneguzzi stesso.

NICOTRI. Dalle 19 alle 24 intercorrono cinque ore. Per andare da Roma a Torano basta meno di un’ora, perché la distanza è di 95 chilometri.

IAIA (FDI). Riguardo alla figura di Mario Meneguzzi, lei ha svolto delle indagini in questi anni per capire che tipo di persona fosse?

NICOTRI. Quando ancora non mi occupavo del caso Orlandi, un mio amico di Padova laureato in giurisprudenza, Paolo Petta, era diventato un importante dirigente del Parlamento. Lui aveva il compito di verificare tutti i testi delle proposte di legge per controllare che non andassero in contrasto con i testi precedenti. Quando venivo a Roma ci vedevamo e, parlando del suo ambiente, mi raccontava della banda dei tre Mario.

Io, che a quell’epoca neanche sapevo che esistesse un caso Orlandi, non gli ho mai chiesto chi fossero questi tre Mario che abusavano del proprio potere professionale, anche con le donne che chiedevano di lavorare. Lui mi raccontava storie molto romane, ma a me i fatti sessuali degli altri non interessano, a meno che uno compia dei reati e forzi le persone. Allora, il discorso cambia.

IAIA (FDI). Chi erano questi tre Mario?

NICOTRI. Lui parlava della banda dei tre Mario. Io non ho mai chiesto chi fossero, però oggi sappiamo che Meneguzzi si chiamava Mario, che Peruzy si chiamava Mario e che c’era un ex carabiniere, il capo della sicurezza, Mario Gulisano mi pare si chiamasse, anche lui nel giro di questi tre che approfittavano del proprio potere in vari modi.

IAIA (FDI). Riguardo all’ambiente di Torano dell’epoca ha svolto qualche indagine?

NICOTRI. No. Lì è andata la fotografa Roberta Hidalgo, che poi ha scritto anche un libro. Frequentavano Torano, facevano lì le vacanze, ma non c’era nulla di interessante. È inutile andare lì, perché si potevano riferire solo chiacchiere e a me le chiacchiere francamente non interessano, anche perché, in questo caso, se ne sono fatte talmente tante da fare indigestione.

GRIMALDI (AVS). Eliminando tutto, anche il depistaggio, andiamo alla sua allusione: perché, oltre a delle ipotesi, c’è anche un’allusione. Facciamo finta che noi adesso potessimo uscire da quest’aula e seguirla su questa pista. Lei, se fosse in noi, dove cercherebbe il corpo di una vittima di femminicidio?

Ipotizzo qui una vicenda familiare nata da un abuso, perché poi non vorrei che stessimo troppo sull’etereo. Se è così, siamo davanti a una cosa che potrebbe essere successa prima, che si è conclusa male e che comunque non c’entra nulla con tutto quello che abbiamo sentito dopo.

Ci porti più in là nella sua allusione. Se noi dovessimo avere degli investigatori e decidessimo di esplorare questa pista, lei dove andrebbe, dove cercherebbe il corpo di questo femminicidio e dove dovremmo scavare, secondo lei? È una semplice domanda, ma che forse toglie un po’ di questa patina.

NICOTRI. Dopo 40 anni, io scaverei dalle parti di Torano, ma da quali parti è difficile dirlo. È suggestivo che lo chalet fosse in una località isolata e che lui andasse lì per ore. Io non ne faccio un indice di colpa, però è una cosa che andrebbe chiarita. Anche perché, se la magistratura romana si è presa la briga di convocare la vedova di Peruzy, che ha 87 anni, qualche motivo ci deve essere e non è solo la mia fantasia.

Deve esserci qualcosa che la magistratura romana ha. So che sono state fatte perquisizioni e che è stato sequestrato del materiale fonico. Cosa significhi materiale fonico non lo so. Non è dato che io abbia verificato andando a parlare con i magistrati romani.

GRIMALDI (AVS). Quindi, se Emanuela è uscita da scuola alle 19, prima di un’ora e mezza non sarebbe stata comunque a Torano, posto che sia il luogo dove è avvenuto qualcosa.

NICOTRI. Io non mi intendo di come si ammazzano le persone. Mettiamo che lei sia morta per un incidente, per una circostanza casuale. Sarebbe comunque stato imbarazzante spiegare perché stava con lo zio. Però, ripeto che può essere anche stato un incidente.

GRIMALDI (AVS). Credo che i femminicidi abbiano più sfumature in questo senso.

NICOTRI. Io credo sia più logico pensare che sia stata sepolta all’arrivo, anziché strada facendo. Strada facendo non sai dove ti trovi, chi c’è, chi possa passare. Io mi baso anche su una mia esperienza personale. A suo tempo ho fatto un’inchiesta per l’Espresso sulla “prima volta” delle ragazze. Non voglio usare la parola zio, perché sembra che vi voglia indirizzare, ma le segnalazioni di abusi da parte di parenti sono state la maggioranza. All’epoca ho parlato anche con il responsabile del Telefono Azzurro, che mi ha confermato questa cosa.

ASCARI (M5S). Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguano in forma segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,59).

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 15,07).

SCURRIA (FdI). Ho una domanda rispetto alla ricostruzione che oggi ci ha riportato, a livello ovviamente di ipotesi. Lei come se lo spiega il fatto che per 42 anni e mezzo nessuno abbia mai parlato del fatto che lo zio o forse, come anche paventato da lei, il cugino, andava a prendere Emanuela Orlandi a scuola? Non ce l’ha detto la famiglia Meneguzzi: e va bene, perché voleva tenere coperta la cosa; non ce l’hanno detto direttamente i familiari, Pietro ed Ercole, che non ne hanno mai parlato.

Noi qui abbiamo ascoltato anche l’ultimo compagno di scuola, ogni tipo di conoscenza. Nessuno ci ha mai detto che Emanuela abbia mai riferito: oggi viene a prendermi mio zio. Per carità, tutte le ricostruzioni ipotetiche hanno un senso, ma lei come se lo spiega il contrario?

NICOTRI. Bisogna chiederlo a loro.

SCURRIA (FdI). Ma sono tanti: compagni di scuola, professori, suore.

NICOTRI. È talmente clamoroso il fatto che lo zio e il cugino facessero ogni giorno quella strada: come mai non se n’è mai parlato? Io resto esterrefatto, non so dare una spiegazione. Avranno sottovalutato tale ipotesi, non l’avranno mai neanche presa in considerazione.

SCURRIA (FdI). Ma come se lo spiega che, per 42 anni e mezzo, nessuno abbia mai detto che Emanuela Orlandi, almeno una volta nella sua vita scolastica, sia stata portata a casa dallo zio o dal cugino?

NICOTRI. Nessuno l’ha mai detto a verbale, però, se voi avete notato, ci sono compagni di scuola e amicizie della Orlandi che non vogliono avere guai e quindi forse non dicono tutto. È un’ipotesi, ma la testimone che l’ha vista su corso del Rinascimento per l’ultima volta pare abbia cambiato versione e non ricordasse più. Può darsi che molta gente, giustamente, vista la piega pessima che ha preso questa vicenda, non voglia avere scocciature e non abbia mai fatto rilevare questo elemento.

Del resto, se uno non è al corrente dell’itinerario, magari non gli viene neanche in mente di pensare che qualcuno della famiglia dei Meneguzzi potesse passare a prenderla. C’è però quella testimonianza, secondo la quale a volte un’automobile andava a prendere Emanuela e lei diceva all’amica se voleva che la portasse a casa. Si parla anche di un ragazzo in motocicletta: se fosse stato il fratello, Pietro Orlandi, immagino che le compagne e i compagni l’avrebbero saputo.

Quindi, ammesso che si possa ancora approfondire dopo 42 anni e mezzo, qualche elemento concreto per approfondire c’è.

SCURRIA (FdI). Questo l’ho capito. Io, però, mi metto sempre nei miei panni. Quando io andavo a scuola, se c’erano mio padre, mio zio o mio cugino che mi aspettavano, io mi affrettavo. Qui non c’è nulla di tutto questo. Insomma, non c’è nessuna rispondenza. Nessuno, tra famiglia o altri amici, ha riportato che Emanuela avrebbe raccontato questo.

PARRINI (PD-IDP). Io volevo chiedere che risultato hanno dato le intercettazioni fatte per due anni sull’utenza di Meneguzzi a Torano di Borgorose: lo sappiamo? Lei ha fatto riferimento, nel suo intervento introduttivo, a queste intercettazioni come ad un fatto importante, insieme al pedinamento che per un certo periodo andò avanti.

NICOTRI. So che l’intercettazione è stata portata avanti per due anni. Ho prodotto anche evidenza fotografica. I risultati non si sanno. Qualcuno dice perché non c’era niente di interessante. Invece, a me risulta che il lavoro, che Sica forse ha fatto, sia finito nel cosiddetto stralcio Bonarelli. Io ho anche descritto l’itinerario burocratico di questo stralcio, ma non sono in grado di andare a vedere questo stralcio che fine abbia fatto. Non compete a me.

PARRINI (PD-IDP).Presidente, noi abbiamo acquisito questo stralcio Bonarelli nel nostro archivio?

PRESIDENTE. Sì, senatore. Lo chiedemmo e ottenemmo dopo l’audizione della dottoressa Rando.

PARRINI (PD-IDP). Questo pedinamento accertò solo il quotidiano recarsi di Meneguzzi a Torano. Nient’altro di significativo?

NICOTRI. La cosa strana, che mi lascia perplesso, è che poi non sia stato dato ordine di perquisire quella abitazione. Mi sembra strano. Per questo io questo poliziotto lo convocherei e lo torchierei per sapere se ha raccontato bugie, se ha raccontato la verità e perché dia dei riscontri a quello che dice.

Meneguzzi è stato intercettato per due anni: le risultanze dovrebbero essere nello stralcio. In tempi recenti sono state perquisite le case dei Meneguzzi e ho letto che sono stati sequestrati dei materiali sonori. C’è chi dice che non servono a niente, c’è chi dice che invece li stanno ancora esaminando.

PARRINI (PD-IDP). Audiocassette, probabilmente.

NICOTRI. Non glielo so dire. L’unica cosa che mi viene in mente è che qualcuno abbia utilizzato dei sonori, forse di Emanuela torturata. Adele Rando, però, mi disse che era il riversamento di un film porno. Sono materiali sonori: che abbiano a che vedere con quelli sequestrati, io non lo so. Lo spero, ma non lo so.

PARRINI (PD-IDP). Concluderei mettendo a verbale la perplessità che anch’io nutro, come il senatore Scurria. Noi abbiamo fatto audizioni in mille direzioni diverse, audizioni che hanno riguardato anche molti compagni della scuola di musica. Il fatto che Emanuela fosse abitualmente presa in carico o accompagnata dallo zio all’uscita e all’entrata della scuola non è mai emerso rispetto alle ipotesi che, con onestà intellettuale, Nicotri definisce tali.

NICOTRI. Lo zio o il cugino, perché l’itinerario è lo stesso.

PRESIDENTE. Questo sarebbe l’elemento di novità. Il punto è capire se tale elemento sia suffragato da qualcosa che abbia sostanza.

PARRINI (PD-IDP). Al momento, riscontri oggettivi in questo senso non ne abbiamo avuto alcuno.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Presidente, io intervengo per ultima, ma devo iniziare dal cuore di questa audizione. Audizione che, andando sulla scia anche della collega che è intervenuta prima, ma credo anche degli interventi successivi, è stata oggi convocata per acquisire elementi di novità.

Nel pieno rispetto di una fonte giornalistica, non voglio addentrarmi ulteriormente nel chiedere nome di fonti o informazioni specifiche per capire la fonte, ma voglio capire qual è l’elemento di novità. Io ho ascoltato tutta questa audizione. Al di là di alcuni spunti, che possono essere comunque interessanti, io non capisco quale sia l’elemento di novità oggettiva. Io vedo solo una verità deduttiva.

C’è quello che lei ha riferito in nota. Poi, come provavo a dire prima, c’è quello che lei ci riferisce qui oggi e, se dovesse essere sufficiente quello che lei ha scritto e quello che ha provato a rispondere anche alla collega, noi oggi non avremmo convocato la Commissione e non avremmo chiesto a lei conto per poter andare oltre quello che è stato scritto.

Io qui vedo due punti. Una fonte, perché parlare di una voce giunta significa che c’è una fonte, che lei non ci vuole precisare le riferiva che Mario Meneguzzi, quando finiva il suo lavoro alla buvette, passava a prendere Emanuela Orlandi all’uscita della scuola di musica.

La mia domanda è: questa fonte le ha detto di sapere con certezza che Mario Meneguzzi andava a prendere Emanuela Orlandi all’uscita della scuola di musica, in maniera chiara, diretta, univoca o no?

NICOTRI. E questa è la sua domanda? Ha finito?

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Sì, ma poi le faccio la seconda, se me lo permette e me lo consente. Faccio anch’io il mio lavoro, rispettando il suo.

NICOTRI. Lei insiste a parlare di fonte, quando ho già spiegato.

PRESIDENTE. Ma la collega non ha chiesto il nome della fonte.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Io non le sto chiedendo di citare la fonte. Ho detto, anzi, che rispetto il suo lavoro, che è stato anche il mio. Le sto chiedendo: questa voce, che le è giunta – non chiamiamola fonte, chiamiamola voce – le ha detto in maniera chiara, univoca e diretta che Mario Meneguzzi andava a prendere Emanuela?

NICOTRI. Intanto, è sbagliato dire che la andava a prendere. A volte, forse, andava a prenderla. Altrimenti, non si spiega la telefonata di Ercole Orlandi.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Mi perdoni. La mia domanda è specifica e non vuole delle deduzioni, non vuole degli incisi e non vuole collegamenti con altri aspetti. Lei mi ha risposto dicendo che questa voce le ha detto una cosa. La mia domanda è: la voce era che Mario Meneguzzi andasse a prendere Emanuela Orlandi?

NICOTRI. Capitava che, tornando a casa, le desse un passaggio. Poteva capitare, tutto qui.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Lei prima ha detto forse: conferma il forse?

NICOTRI. Poteva capitare che forse andava a prenderla. Dopo di che, ho verificato l’itinerario e per me è certo che andasse a prenderla: per me. E ciò spiega anche il fatto che Ercole abbia telefonato a Meneguzzi per sapere qualcosa della figlia. Come poteva sapere qualche cosa? Perché a volte andava a prenderla e la portava a casa.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Mi perdoni, ma mi sembra di capire che la voce non abbia detto che sicuramente Mario Meneguzzi andasse a prendere Emanuela.

NICOTRI. Sicuramente non l’ho mai scritto e neanche pensato.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Noi non leggiamo alcun forse in quello che lei ha scritto. Il forse qui non c’è. Leggo: di recente mi è giunta voce che a volte Mario Meneguzzi, quando finiva il suo lavoro alla buvette della Camera, passava a prendere Emanuela Orlandi all’uscita della scuola di musica per accompagnarla oltre Tevere a casa sua.

NICOTRI. Poi c’è anche la parola ipotesi, che in italiano ha un significato preciso.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Io leggo: voce a parte, ho comunque trovato elementi concreti che supportano. Lei la parola ipotesi la mette dopo.

NICOTRI. Io la voce la definisco ipotesi. La voce è un’ipotesi.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Il compito delle Commissioni è questo. Quindi, ben venga che le facciamo domande e ben venga che lei abbia aggiunto ripetutamente questo forse. Così capiamo che la fonte o la voce, come la vogliamo intendere, non fosse qualche cosa di categorico e di certo, ma fosse una ipotesi.

NICOTRI. Sì, una ipotesi, ma basata su fatti reali, che sono l’itinerario percorso ogni giorno e l’inspiegabile fatto che Ercole Orlandi abbia telefonato a Meneguzzi.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Ma l’itinerario non porta necessariamente al fatto che lui andasse a prendere Emanuela Orlandi all’uscita della scuola di musica. L’itinerario è qualche cosa di deduttivo, che non deriva in maniera diretta e consequenziale dalla prima frase che lei ha scritto, se capisco bene il ragionamento. Mi dica, però, se sto intendendo male.

NICOTRI. L’itinerario passa dalla scuola di musica. Quindi è plausibile che a volte la accompagnasse a casa. Non ci vedo nulla di tirannico, nulla di tacitiano.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Non c’è nulla di tirannico, ma è il cuore della novità e del motivo per cui noi l’abbiamo riconvocata. Che lui andasse a prendere Emanuela Orlandi in maniera certa, invece che in maniera probabilistica, ipotetica o plausibile, chiaramente è una circostanza molto diversa rispetto a una novità solo possibile.

NICOTRI. Sì, è cosa molto diversa rispetto alla possibile novità, ma io non ho mai detto che c’era una novità. Ho detto che c’era una voce che poi, verificata sulla carta topografica, rende plausibile questa ipotesi. Però, in fisica mi hanno insegnato che l’ipotesi è una cosa, la tesi è un’altra e la dimostrazione un’altra ancora.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). E con quale auto sarebbe andato a prenderla, eventualmente, facendo un’ipotesi?

NICOTRI. I Carabinieri, nella relazione che fanno a Sica, gli assegnano un’automobile. Poi, cosa usasse lui io non lo so. Inoltre, l’espressione “andarla a prendere” è sbagliata. Lui passava di lì, lei era giù e lui la caricava in macchina. Non la andava appositamente a prendere: passava da là e le dava un passaggio. Non è che andasse a prenderla. Non forziamo le parole, per carità.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Lei qui scrive: passava a prenderla.

NICOTRI. Passava. Non che andava a prenderla.

CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Se restiamo precisi sulle parole, recepiamo anche l’ipotesi, il plausibile e quello che ha detto in queste risposte.

NICOTRI. Se sentite Mario Barbato, al quale io non credo volentieri, forse risolvete molte questioni.

PRESIDENTE. Valuteremo se audirlo. Però, se la sua posizione è ritenuta dalla Procura come passibile di condanne o di attenzioni rispetto alla sua affidabilità, noi le persone notoriamente non affidabili non le abbiamo mai ascoltate.

ASCARI (M5S). Alla luce di quello che ha detto, noi sappiamo che Emanuela la sera della scomparsa è stata vista rimanere in corso del Rinascimento invece di andare dagli amici. Alla luce di questa nuova valutazione, a questo punto può essere che aspettasse lo zio?

Lei segue il caso Orlandi da tantissimi anni e quindi ha una competenza che le ho fatto presente anche l’altra volta. Che accertamenti concreti, alla luce anche di quello che ci ha dichiarato oggi, lei ha svolto espressamente sul Meneguzzi? Voglio capire gli elementi concreti che si possano tirare fuori sulla figura di Meneguzzi Mario e anche del figlio, visto che lavorava anche lui alla Camera dei deputati, con un approfondimento anche su Torano. Emanuela era andata a Torano ospite dello zio Meneguzzi?

NICOTRI. Lo scrivono i Carabinieri questo.

ASCARI (M5S). Per quanto tempo? Può riportare elementi concreti legati a Torano o se risulta che non fosse la prima volta che lo zio passasse e la portasse a Torano.

NICOTRI. Non a Torano. A casa, in Vaticano.

ASCARI (M5S). Sì, ma io ho fatto anche un riferimento a Torano e agli elementi concreti che possono essere tirati fuori alla luce di questa seconda audizione.

NICOTRI. Di concreto, da scommetterci sopra, come al solito, direi poco o nulla. Vale la pena approfondire l’ipotesi, stando l’itinerario stradale, per esempio sentendo Pietro Meneguzzi, che faceva quella strada lì. Io lo chiederei tranquillamente a lui, se si fermava lui o se a volte si fermava il padre.

Purtroppo, dopo 42 anni e mezzo, è difficile trovare delle prove concrete, dei tasselli che permettano di formulare delle ipotesi, le quali, poi, valgono come le altre ipotesi. Però, insisto che ci sono elementi più concreti dei deliri sulla banda della Magliana, su Papa Wojtyla e sul Segretario di Stato. Tutte cose alle quali la stampa, compresa la televisione, ha dato ampio spazio. Mi sembra che questi elementi siano meno scandalistici e leggermente più concreti, anche se, purtroppo, solo leggermente.

Io parlo di voci riferite: è difficile, quando arriva una voce, districarsi e sapere esattamente. Io ho preferito fare un controllo topografico e ho capito che questa voce non è totalmente da rigettare, ma è da valutare. Poi, come valutarla io non lo so. Non sono un magistrato. Come giornalista, se posso approfondirla, tenterò di farlo, però non mi illudo.

Dopo 42 anni, col clamore che sempre si scatena su questa vicenda, i possibili testimoni non amano essere tirati in ballo in modo scandalistico. Il modo in cui le TV private, la stessa Rai e molti colleghi trattano questo caso scoraggia chi avesse informazioni concrete dal dirle.

ASCARI (M5S). Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 15,29).

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 16,40)

PRESIDENTE. Nel ringraziare il signor Nicotri per questa lunga e interessante audizione, dichiaro conclusa la procedura informativa odierna.

I lavori terminano alle ore 16,41.

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Una risposta a “Emanuela Orlandi: audizione Pino Nicotri”

  1. Egregio senatore De Priamo, non ci pensi proprio a convocarmi perché, essendo indagato, rifiuterò qualsiasi audizione. Continuate pure a interrogare i vostri supertestimoni e non scocciate chi non vuole essere scocciato con questo episodio datato nel tempo.

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