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Dicembre 1983. Mirella&Emanuela

MIRELLA GREGORI – EMANUELA ORLANDI 

DIARIO DI UNA STORIA VERA

 EVENTI DICEMBRE 1983

02 dicembre 1983

L’avvocato Egidio scrive a Monsignor Martinez RE presso la Segreteria di Stato vaticana per comunicargli le richieste dell’Amerikano fatte il 25 novembre. Fa presente che l’interlocutore “è lo stesso che varie volte ha telefonato alla Segreteria di Stato”. Nella lettera (inviata per conoscenza anche alla Questura e al Reparto Operativo dei Carabinieri) l’avvocato si fa portavoce dell’Amerikano e riferisce che:

  1. esisterebbero probabilità che Emanuela Orlandi sia viva;
  2. restituirebbero il corpo di Mirella Gregori della quale rivendicarono il rapimento con una lettera al giornalista americano Richard Roth della CBS in data 24/10/1983;
  3. direbbero i nominativi di persone che essi asseriscono di aver soppresso;
  4. sarebbero disposti allo scambio di Emanuela Orlandi contro un documento riservato della Segreteria di Stato del Vaticano e della Presidenza della Repubblica in relazione alla eventuale liberazione del detenuto Alì Agca, l’unico nel quale sembrerebbe abbiano interesse, entro tre/quattro anni;
  5. la eventuale liberazione di Emanuela Orlandi dovrebbe avvenire contestualmente alla consegna del documento, termini dello scambio da fissarsi;
  6. dimostrerebbero la esistenza in vita di Emanuela Orlandi quando constateranno progresso in questa trattativa.

03 dicembre 1983

Nella notte tra il due e il tre dicembre viene arrestato il generale Giuseppe Santovito ex capo del servizio segreto militare. L’ordine di cattura che porta la firma del sostituto procuratore Domenico Sica lo accusa di “rivelazione di segreti di Stato”. Analogo ordine di cattura viene emesso anche nei confronti di Francesco Pazienza. La storia è di tre anni fa quando Santovito consegnò ad un giornalista di Panorama un plico riservato del SISMI sui rapporti internazionali del terrorismo.

05 dicembre 1983

Alle 18,41 l’Amerikano telefona ad Egidio e tra l’altro domanda di come abbiano risposto i funzionari alla richiesta del documento. L’avvocato risponde di avere già fatto dei passi e che la richiesta è oggetto di valutazione. Nel corso del discorso, l’Amerikano si stupisce del fatto che Egidio non sappia con chi loro (l’organizzazione a cui l’Amerikano appartiene) stiano trattando e che non ne sia stato informato. Gli rende dunque  noto con chi loro trattano: “è gente che è compromessa a livelli di Servizi Segreti americani, è gente che ha molto com… compromissione di cui noi conosciamo e non hanno alcun interessi a fare la cosa a livello di… pubblico […] ecco, sia qui in… anche qui in Europa, a livelli di Servizi di Stato; quindi io credevo ti avessero detto”.

06 dicembre 1983

A Richard Roth arriva una busta spedita dall’America con all’interno un nastro. Una voce femminile e con spiccato accento americano legge un comunicato: “… IMMINENTE SCARCERAZIONE E CONSEGNA DI UN DETENUTO ASSOCIATO QUESTO CARCERE STATUNITENSE… TRATTATIVE CON FUNZIONARI STATUNITENSI… CI TROVIAMO A SOSPINGERE LA PROGRAMMAZIONE PER IL 1/5/84 RISERVANDOCI LA POSSIBILITA’ DI RESTAURARE UNA NUOVA DATA D’INIZIO E TRASFERIMENTO IN TERRITORIO STATUNITENSE DELLA NOSTRA VOLONTA’ DI SCARCERAZIONE E CONSEGNA DEI DETENUTI MEHMET ALI AGCA CELEBI BAGCI OMAR. COSCIENTI DEGLI INTERESSI E VOLONTA’ DEL GOVERNO STATUNITENSE E…. VATICANO DELL’USO PROPAGANDISTICO NEI CONFRONTI DI DETERMINATI STATI EUROPEI…. TRASFERIMENTO DEL DETENUTO MEHMET ALI AGCA…

14 dicembre 1983

Alle 18,50 l’Amerikano telefona ad Egidio e lo stesso lo rassicura che la richiesta del documento è “oggetto di seria valutazione”. L’interlocutore gli domanda quando il documento potrà essere in loro possesso ma l’avvocato pone delle indispensabili condizioni: la prova in vita di Emanuela Orlandi e la data in cui restituiranno il corpo di Mirella Gregori. L’Amerikano risponde che “tutto questo ha un prezzo” e che dopo Natale la trattativa ritornerà a livello pubblico. 

15 dicembre 1983

Dopo mesi di indagini la Procura di Roma esegue dei mandati di cattura per le accuse di associazione a delinquere, omicidio, detenzione di armi e omicidio  nei confronti di 93 componenti della banda della Magliana.

L’Unità del 16 dicembre 1983
L’Unità del 16 dicembre 1983

16 dicembre 1983

Quello che è un vero e proprio siluramento nei confronti di Marcinkus dalla banca che presiede (IOR) apparirà come un normale avvicendamento nel quadro di una più vasta riorganizzazione della curia con conseguente ridistribuzione degli incarichi. Questo è il compromesso raggiunto ai vertici vaticani che non deve avvenire con un atto che riguardi soltanto il potente monsignore: deve essere attuato anche nei confronti di chi ha effettuato operazioni con leggerezza, audaci e pericolose. Il contesto di questi avvicendamenti è causato dall’imbarazzante capitolo IOR-Banco Ambrosiano.

L’Unità del 16 dicembre 1983

18 dicembre 1983

 

L’Unità del 18 dicembre 1983

20 dicembre 1983

Verso le 19,40 il conducente dell’autobus di linea urbana ATAC numero 06, in servizio sul tratto Infernetto-Ostia e diretto verso Ostia, transitando per Viale di Castelporziano notava il corpo inanimato di un ragazzo adagiato sull’estremo limite destro della strada nella cunetta di terra battuta. Il ragazzo, dodicenne di nome Josè Garramon e figlio di Garramon Carlos, cittadino uruguaiano funzionario dell’ International Fund for Agricultural Development (IFAD) giungeva cadavere all’ospedale S.Agostino di Ostia alle ore 20,05.

21 dicembre 1983

Vengono ricostruiti gli ultimi spostamenti di Josè Garramon. Nel pomeriggio del 20 dicembre era rientrato dalla scuola ed era uscito per acquistare qualcosa nella vicina farmacia. Verso le 17,30 si era recato al negozio di barberia di Farrauto Luigi dove arriva verso le 18. Dopo il taglio dei capelli, verso le 18,45 si era allontanato. Da quel momento e fino alle 19,40 nessuno era in grado di fornire notizie dei movimenti del ragazzino, del perché e come avesse potuto raggiungere il viale di Castelporziano a circa 21 km dall’ultimo avvistamento.

Alle 04,00 del 21 dicembre veniva fermato l’investitore Marco Accetti in compagnia di una sua amica, PDB, a bordo di una sua Fiat 127 in sosta su via Francesco Cilea angolo con via di Castelporziano, non lontano dal luogo dell’investimento.

 

Incidente Josè Garramon. Cliccare per visualizzare/scaricare il documento

22 dicembre 1983

L’Amerikano chiama al telefono l’avvocato Egidio e gli preannuncia che il 28 novembre 1983  sono stati spediti, da Boston, alcuni messaggi per il giornalista americano Richard Roth.

24 dicembre 1983

Verso le tredici, il papa va a trovare la famiglia Orlandi nel loro appartamento per una visita non ufficiale. L’Osservatore Romano scrive: “Giovanni Paolo II ha desiderato trovarsi con questa famiglia così provata per assicurare il conforto della sua presenza nel momento di tristezza per l’assenza della cara figliola e per rivivere con gli Orlandi la prospettiva di fede del Natale”.

 

27 dicembre 1983

Accompagnato dal cardinale vicario Ugo Poletti e dal ministro di Grazia e Giustizia Mino Martinazzoli, Giovanni Paolo II entra nel raggio G7 del carcere romano di Rebibbia per incontrare il suo attentatore Alì Agca. Il colloquio avviene nella cella d’isolamento in cui il terrorista turco è detenuto. Seduti uno di fronte l’altro con la testa abbassata e con voce bassissima parlano per una ventina di minuti: il colloquio rimarrà avvolto nel mistero. Dirà il papa “Ho parlato con Agca come si parla ad un fratello. L’ho perdonato e gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui”.

L’unità del 27/12/1983
L’Unità del 28/12/1983

29 dicembre 1983

Aloise Estermann si sposa con la venezuelana Gladys Meza Romero, una donna di cinque anni più grande di lui, addetto culturale all’ambasciata venezuelana presso la Santa Sede. Ad officiare la cerimonia nuziale nella chiesa romana di Nuestra Senora de Coromotto è l’allora arcivescovo venezuelano Josè Rosalio Castillo Lara, nominato cardinale il 25 maggio 1985.


Aloise Esterman Retroscena sul caso GREGORI-ORLANDI:

Il deferimento del Comandante Buchs, predecessore di Estermann, dal Vaticano era avvenuto nel novembre del 1997, in concomitanza con la conclusione dell’istruttoria della magistratura italiana sulle misteriose scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.

Un’istruttoria molto imbarazzante per la Santa Sede: i giudici italiani infatti accusavano il Vaticano di aver contribuito a depistare l’inchiesta.

Dichiara il prefetto di Roma il 9 febbraio del 1994: «La Santa Sede, pur disponendo di diversi contatti telefonici, non ha reso partecipi dei suoi rapporti la magistratura e le autorità di polizia italiane. Ritengo che le ricerche siano state viziate dal diaframma frapposto tra lo Stato italiano e la Santa Sede. L’intera faccenda è stata caratterizzata da numerose iniziative disinformative con fini di palese depistaggio».

Il repentino allontanamento di Buchs aveva lasciato il corpo delle Guardie Svizzere senza un Comandante per molti mesi. Solo a mezzogiorno del 4 maggio 1998, 9 ore prima della sua morte, l’ex vice di BuchsAlois Estermann, era stato nominato nuovo comandante del Corpo.

Nei mesi tra la fine di novembre del 1997 e l’inizio di maggio del 1998, nelle stanze del comando dello Stato Vaticano si era combattuta la parte finale di una guerra intestina tra le due fazioni che da molti anni si contendono il potere: quella dell’Opus Dei e quella della massoneria, la prima intenzionata ad annettersi il controllo della Guardia svizzera, la seconda impegnata ad impedirglielo.

Una struttura nevralgica la Guardia Svizzera, il Corpo infatti presidia il Palazzo Apostolico controllandone tutti gli accessi e il comandante vigila costantemente la persona del Santo Padre, sia in pubblico che in privato.

L’Opus Dei è una potentissima “massoneria clericale”, fondata nel 1928 dal religioso José Maria Escrivà de Balaguer. E’ una società segreta e come tale proibita dalla Chiesa. L’Opus Dei nega di essere una confraternita segreta, ma rifiuta di rendere nota la lista dei suoi affiliati. Solo una piccola percentuale dei suoi membri è costituita da ecclesiastici, i rimanenti sono laici di entrambi i sessi e rappresenta lo schieramento di estrema destra della Chiesa cattolica. Dispone di sedi, comunità, enti e università, in ogni continente. Il suo nome “Opera di Dio”, sottende un’organizzazione “santa, immutabile ed eterna” voluta da Cristo come strumento di salvezza “nel cuore della sua Chiesa”, con il compito di “cristianizzare “ e “santificare” i popoli e le loro istituzioni.

Mentre le logge massoniche sono autonome e pervase da correnti e lotte intestine, gli affiliati dell’Opus costituiscono una grande, compatta e potentissima organizzazione internazionale.

Lo scandalo Ior-Ambrosiano:

I primi passi della scalata opusiana in Vaticano, all’inizio degli anni ’80, coincidono con gli ultimi atti del colossale intrigo finanziario Ior-Ambrosiano. Uno scandalo provocato da anni di scorribande della banca vaticana gestita dalla cordata massonica.

La Chiesa di Roma si trovava al culmine di una crisi gravissima: coinvolta in un imminente crac bancario di oltre mille miliardi di lire e con ripercussioni diplomatiche internazionali, era attanagliata da acute difficoltà finanziarie. In soccorso della Santa Sede si muove l’Opus Dei, che offre il suo intervento per salvare dal crac il Banco Ambrosiano, chiedendo in cambio il controllo dello Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, la banca vaticana. Ma la cordata massonica si oppone al progetto. Il Banco Ambrosiano affonda nel crac e la loggia vaticana mantiene il controllo dello Ior.

Eletto grazie al sostegno di cardinali filo-opusiani, Giovanni Paolo II accorda a questa organizzazione integralista lo status di Prelatura personale, facendone una diocesi mondiale, extraterritoriale, una vera a propria Chiesa nella Chiesa.

Tramite un accordo diretto col Pontefice, capitali filo-opusiani per 250 milioni di dollari consentono al Vaticano di uscire dal crac Ior-Ambrosiano e per alleviare le difficoltà finanziarie della Santa Sede, le fondazioni filo-opusiane cominciano ad erogare finanziamenti a pioggia per “opere di carità”.

Da allora la penetrazione dell’Opus Dei nel palazzo della Chiesa è stata inesorabile, frenata solo dall’altro clan del potere occulto in Vaticano: quello massonico.

La massoneria tra le mura vaticane:

La penetrazione massonica in Vaticano cominciò all’inizio degli anni settanta, sotto il pontificato di Paolo VI, e venne consolidata dalle trame finanziarie imbastite dall’ allora presidente della banca vaticana insieme a banchieri catto-massoni affiliati alla loggia segreta P2.

Con l’avvento di Papa Luciani, nel 1978, la confraternita massonica rischiò di essere debellata. Giovanni Paolo I aveva infatti avviato un’indagine sulla presenza massonica nelle gerarchie ecclesiastiche e si apprestava a destituire il segretario di Stato e il presidente della banca vaticana. Aveva inoltre intenzione di conferire all’Opus Dei l’elevazione a Prelatura personale, che fu poi accordata dal suo successore. Ma non poté portare avanti i suoi propositi perché il 28 settembre fu trovato morto nel suo letto.

Le cause della sua morte sono tuttora ignote, dal momento che non è stata autorizzata l’autopsia sul suo cadavere.

E’ interessante notare che l’attentato a Giovanni Paolo II avvenne poco prima ch’egli concedesse all’Opus Dei il titolo di “Prelatura Personale”.

Una vicinanza compromettente, quella di Giovanni Paolo II con l’Opus Dei, che porterà il Papa polacco a fare visita al dittatore cileno Augusto Pinochet, amico di Balaguer, segnando il punto più basso della popolarità del pontefice.

Sotto il pontificato di Karol Wojtyla, comunque, il presidente della banca vaticana è rimasto sempre al suo posto, erogando forti finanziamenti al sindacato cattolico e anticomunista polacco, Solidarnosc.

 

SEZIONE IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

 

2 Risposte a “Dicembre 1983. Mirella&Emanuela”

  1. Buonasera, grazie per l’aggiornamento delle notizie, ma sopratutto, per aver avuto la capacità di legare ed evidenziare episodi della storia italiana di quegli anni, dove i protagonisti indiscussi sono stati i servizi segreti deviati, le mafie, le logge massoniche conosciute e sconosciute, i malavitosi di ogni genere e calibro infiltrati nell’economia e nella politica italiana ed internazionale, il vaticano con i suoi chiaro scuri, e la politica del bel paese compromessa e inquinata da questi potentati. Rivolgo il mio pensiero a quelle giovanissime ragazze: Emanuela e Mirella, che sono scomparse all’ombra di quel periodo storico/politico, e alla loro famiglie che per avere giustizia e verità si sono scontrate con dei titani inarrivabili ed intoccabili, tutt’ora sfuggente e poco propositiva.

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