Il caso Alois Estermann.

Questa è la storia di due uomini e una donna che una sera di maggio di 20 anni fa, in un’elegante casa situata dietro le alte mura della Città del Vaticano, sono finiti in un lago di sangue. Sui particolari del decesso non c’è mistero: una pistola d’ordinanza ha esploso tutti i colpi mortali, su esecutori e movente però è calata veloce l’ombra del Cupolone: zelanti mani armate di lisoform e candeggina hanno ripulito per bene la scena del delitto e a distanza di qualche giorno dal fatto, le segrete stanze pontificie hanno emanato una versione ufficiale. Racconta di un piano improvvisato da una mente suicida. Joaquín Navarro Valls, a lungo direttore della sala stampa vaticana, portavoce di Giovanni Paolo II e deceduto il 5 luglio 2017 dichiara: “Le autopsie probabilmente non cambieranno l’ ipotesi più fondata che a questo punto direi che è molto di più di una ipotesi ed è quella di un raptus di follia maturata in una mente dove covavano dei pensieri laceranti di non essere abbastanza considerato, valutato, nel corpo”.

E’ il comunicato solenne che mette al bando dubbi e domande e prova a chiudere il caso. Ma il caso è un triplice omicidio e una delle vittime è depositario di atti eroici e segreti di Stato, ha informazioni e coraggio ma  insieme a tante virtù gli attribuiscono anche qualche vizio, insomma nella strage del Vaticano gli elementi del giallo ci sono tutti. 

Nel 1998 il papa era Giovanni Paolo II, l’adorato papa polacco proclamato Santo da Francesco, Papa che verrà ricordato anzitutto per aver contribuito attivamente alla caduta del comunismo nei paesi dell’Est poi per i suoi continui viaggi di evangelizzazione. Quell’anno fu accolto da adunate oceaniche a Cuba in gennaio, in Nigeria a marzo, in Austria a giugno, in Croazia ad ottobre e poi ricordiamo Wojtyla per il suo ecumenismo, per il grave attentato subito nel 1981 e per molti altri motivi per lo più positivi se non che ci fu anche qualche ombra quale ad esempio essersi servito di personaggi dalla assai dubbia moralità, quali l’arcivescovo Paul Marcinkus, il cosiddetto Banchiere di Dio, che fu probabilmente utile per far arrivare finanziamenti al sindacato polacco di Solidarnosc di matrice cattolica e attivamente anticomunista. In particolare nel novembre 1998, alcuni mesi dopo i fatti di cui stiamo per parlarvi, Wojtyla si preparava ad indire, con apposita bolla, l’Anno Santo fissato nel 2000.

Le guardie svizzere sono l’unico corpo militare, o di polizia, che possa rivaleggiare, in fama, con le guardie di Buckingham Palace a Londra. Per il vestito a strisce blu rosso e giallo scuro e per l’arma che esibiscono, un’ alabarda. Nonostante l’aspetto vagamente demodè però hanno un compito di notevole peso, devono proteggere il Papa e lo fanno dal 1505 quando il primo Battaglione di 150 soldati arrivò su richiesta di papa Giulio II a Roma e hanno salvato la vita a molti Pontefici. Per esempio il 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma salvano la vita a papa Clemente VII, per questo il giuramento delle nuove reclute avviene proprio il 6 maggio, oppure durante la Breccia di Porta Pia 1870 in cui le truppe del Regno d’Italia conquistarono Roma e le guardie svizzere rimasero a difesa personale di papa Pio IX nei suoi alloggi. “Dopo gli attacchi terroristici dell’Isis in tutta Europa il loro lavoro però è diventato ancora più complesso, abbiamo chiesto alle guardie di essere più attenti e di osservare con attenzione i movimenti delle persone” ha detto a Braveheart il Colonnello Christoph Graf Comandante delle guardie, “quello che è successo a Parigi può succedere qui in Vaticano e non puoi prevederlo senza un servizio di intelligence e di informazioni precise“. Se vuoi fare la guardia Svizzera devi essere maschio, cattolico, single, svizzero, aver fatto la formazione di base con l’esercito elvetico, avere tra i 19 e i 30 anni di età ed essere almeno di 174 cm di altezza.

Alois Estermann, ovvero l’uomo che si è fatto da se e infatti ci vogliono solo nove anni ad Alois, giovane figlio di contadini, per arrivare al vertice del più antico e prestigioso esercito del mondo, le guardie del Santo Padre. Nove anni di carriera rapida e senza intoppi per diventare il Comandante delle Guardie Svizzere partendo dal ruolo semplice di Capitano ma i fatti nella vita di Estermann si susseguono in fretta, l’evento più importante avviene dopo poco più di un anno dal giorno del suo ingresso nell’esercito del Vaticano, è il 13 maggio del 1981 il giorno in cui in piazza San Pietro tentano di uccidere papa Wojtyla. Estermann cammina a passi lunghi accanto alla papa mobile, è a pochi metri da lui quando sente i colpi e senza esitazione salta sull’auto del pontefice e lo copre con il suo corpo, non ci saranno più spari ma la sua foto accanto al Papa ferito mentre gli fa da scudo con il suo corpo farà il giro del mondo e resterà per sempre il simbolo del coraggio di un uomo contro il male. Quando lui si butta sul papa non si sa se in piazza San Pietro ci siano altri attentatori dunque il suo gesto istintivo è certamente un atto di devozione puro, il suo coraggio è indiscusso e da quel giorno, anche la sua carriera.

Nel 1983, il giorno della vigilia di Natale, a Roma, sposa la venezuelana Gladys Meza Romero, una donna di cinque anni più grande di lui, addetto culturale all’ambasciata venezuelana presso la Santa Sede, un incarico di grande prestigio per una donna intelligente e con una profonda rete di conoscenze che arriva fino ai vertici del mondo militare, economico, diplomatico in Italia e all’estero insomma la donna ideale per un uomo dai bassi natali e dalle alte ambizioni. Estermann è un uomo duro, non è particolarmente amato dai suoi colleghi, appartiene all’Opus Dei è molto pio, rigido e intransigente,  dalla mentalità militaresca e per questo non tutti sono contenti quando, nel 1989, viene promosso e nominato responsabile finanziario ed amministrativo. Un bel balzo in avanti per un semplice figlio di contadini che per nascita però non può diventare Comandante delle Guardie Svizzere, ruolo da sempre riservato ai discendenti di nobili natali. È una tradizione che dura da centinaia di anni che Estermann riuscirà a rompere: il 4 maggio del 1998 viene nominato Comandante dell’Esercito del Papa ma resterà in carica però solo poche ore perché sta per morire ammazzato. 

Nato nel cantone vallese, Cedric Tornay, nel 1998 ha 24 anni e da quattro è nelle Guardie Svizzere. E’ stato reclutato proprio dal Alois Estermann che lo ha conosciuto durante una vacanza in Svizzera, a Martigny, dove Cedric partecipava alle attività di un gruppo scout. Estermann si dice, ha particolare simpatia per alcuni soldati omosessuali e ne ha molta anche per Cedric, pare inoltre che Cedric che non ami l’ Opus Dei e abbia scritto un’inchiesta di una trentina di pagine sulla presenza di soldati legati appunto alla Opus Dei è insomma un tipo che non se ne sta buono buono ma si fa notare, progetta riforme, indaga, si espone. Cedric pare che abbia anche un carattere molto espansivo, man mano i suoi rapporti con Estermann si rovinano e progetta di tornare in Svizzera dove aveva lasciato un contratto di formazione da metalmeccanico. Cedric a quel punto comincia ad accumulare punizioni, si presenta magari in ritardo, oppure una notte non torna a dormire e poi ha conosciuto Valeria, una ragazza romana impiegata in uno studio grafico, e progetta un futuro con lei.  Può chiedere la ferma al 31 luglio di quell’anno oppure proseguire fino a novembre. Mentre Estermann lo mette nel mirino per via delle sue insubordinazioni, Cedric frequenta Valeria che di lui dirà “Cedric era molto gentile e premuroso, aveva successo in qualsiasi posto andasse, era bello fuori e dentro” e dirà anche  “da come faceva l’amore con me, escludo proprio che fosse omosessuale e molte ragazze gli andavano dietro“. Comunque sia Valeria e Cedric si lasciano circa un mese prima della strage e però restano amici molto stretti, forse con l’idea dell’uno o dell’altro di rimettersi insieme.

Era un lunedì sera, era a San Pietro, le campane di Roma risuonavano i nove colpi delle 21:00 e degli spari si sentono dentro uno dei palazzi chiusi e invisibili dentro le mura leonine. Una suora gridava correndo sulle sue scarpe nere, sottufficiali in divisa blu che salivano le scale con gli occhi sbarrati, una porta aperta tre corpi sul pavimento di un appartamento al secondo piano. Questo è l’incipit del libro Sacro sangue di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani che analizza la strage di cui parliamo. L’arma della strage, si scopre subito, è una Sig Sauer, una calibro 9 mm di fabbricazione Svizzera in dotazione alle forze armate elvetiche e a quelli danesi, si tratta di una pistola automatica lunga 215 mm del peso, scarica, di 970 grammi. Il caricatore ha nove colpi ma, da regolamento Vaticano, viene caricata solo con sei, uno viene ritrovato ancora nel caricatore, quattro sono stati utilizzati sulle vittime e uno ha trapassato il cranio di Tornay in quello che viene subito visto come l’atto finale di un omicidio suicidio.

Nel dossier Estermann ci sono conti e carte che non tornano, alla madre di Cedric, l’assassino designato, non torna anche quella telefonata che lei se l’aspettava e invece non è arrivata.

Muguette Baudat apprendere la notizia della morte del figlio e immediatamente sostiene che “è stato ucciso insieme agli altri due da un organizzazione occulta dentro il Vaticano che ha orchestrato una messa in scena per far passare mio figlio per pazzo” così dichiarerà e questa sua posizione critica le costerà subito un sistematico ostruzionismo da parte del Vaticano. Già all’indomani della strage infatti la invitano a non raggiungere Roma per vedere la salma del figlio perché il colpo alla bocca l’avrebbe ridotto in uno stato pietoso e il troppo caldo avrebbe in parte decomposto il corpo. Alle insistenze di Muguette dal Vaticano arrivano persino a dirle che gli alberghi sono pieni ed è impossibile trovarle un posto. Mouguette invece non si arrende e arriva a Roma e dal Vaticano le consegnano una lettera d’addio del figlio insieme a 24 mozziconi di spinelli che il ragazzo avrebbe fumato ma la madre dice che per lei quella lettera non è la lettera di uno che va ad uccidere ed in effetti sembra aver ragione né di uno che si uccide e la lettera di uno che va a fare qualcosa di grave e comunque una lettera molto strana per esempio Cedric nomina le sue sorelle, Sara e Melinda, ma non cita i due fratelli, che sono i figli nati da secondo matrimonio dell’ex marito di Mouguette, e te Cedric gli voleva molto bene a questi suoi due fratelli, forse, dice la madre, il vaticano ignorava che Cedric avesse anche due fratelli. Persino l’indirizzo sulla busta è sbagliato. Dopo il suo divorzio il figlio le scriveva indicando il cognome da ragazza, invece sulla busta c’è il cognome del secondo marito, Chamorelle, cognome con cui è conosciuta invece in Vaticano. La scrittura sembra quella di Cedric ma ci sono delle differenze, secondo le perizie grafologiche che verranno condotte su commissione della madre del vice Caporale, la lettera è un falso poiché ci sono incoerenze di forma oltre che di fondo.

Lettera fatta pervenire alla madre

«Mamma, spero che tu mi perdonerai perché quello che ho fatto sono stati loro che mi hanno spinto a farlo. Quest’anno dovevo ricevere la Benemerenti ma il tenente colonnello me l’ha rifiutata. Dopo 3 anni, 6 mesi e 6 giorni passati qui a sopportare tutte le ingiustizie, la sola cosa che volevo me l’hanno rifiutata. Devo rendere questo servizio a tutte le altre guardie così come alla Chiesa cattolica. Ho giurato di dare le mia vita per il Papa ed è proprio questo che faccio. Mi scuso di lasciarvi soli ma il mio dovere mi chiama. Dì a Sara, Melinda e papà che vi amo tutti. Bacioni alla più grande mamma del mondo. Tuo figlio che ti ama, Cédric»

E’ la ragione di Stato che suggerisce di tenere lontano la madre ma lei invece, con la testardaggine che solo le madri conoscono, si avvicina sempre di più ad una verità che nessuna madre avrebbe gradito.

Alla fine di un lungo e faticoso braccio di ferro la madre di Cedric riesce a ordinare una sua dolorosa autopsia Svizzera. I risultati li racconta Cristina Cusumano e il regista Paolo Orlandelli che per far riaprire il caso ha scritto uno spettacolo teatrale e una lettera a Papa Francesco, in calce ci sono già centinaia di firme.

Le teorie alternative che tutt’oggi vengono esposte sui social sono sostanzialmente tre, la prima è che Tounet abbia ucciso per gelosia professionale. Mentre Estermann era stato nominato comandante, Tounet era stato escluso dalla cerimonia delle onorificenze dove le guardie migliori venivano premiate con la medaglia di benemerenza e sentirsi rifiutato dal corpo cui aveva dedicato la propria vita, avrebbe fatto scattare la molla. La seconda ipotesi è quella del delitto passionale. Tournet ed Estermann sarebbero stati amanti ma il comandante voleva chiudere la storia e per questo Tournet sarebbe andato fuori di testa oppure Estermann non sarebbe stato gay e l’amore di Tournet sarebbe stato non corrisposto, medesima fine. La terza ipotesi è che i tre facessero l’amore assieme e che qualcuno le abbia uccisi per evitare lo scandalo.

Uno spettacolo che debutta  a Roma al Teatro dei Documenti dal titolo 04-05-98: strage in Vaticano, diretto da Fabio Croce e che sostiene anche una petizione affinché Papa Francesco faccia riaprire il caso, elenca tutte le incongruenze e anche le ipotesi. Se alcuni hanno letto dietro a questa strage oscuri intrighi Vaticani, altri, come l’ex giudice antimafia Ferdinando Imposimato deceduto pochi mesi fa, ci hanno visto la mano dei servizi segreti della Germania Orientale, considerato tra i più efficienti dello schieramento orientale. Secondo un giornale tedesco, Alois Estermann era una spia della Stasi, la polizia segreta della Germania Est,  (la notizia sarebbe stata confermata anche dai servizi di Berlino) e avrebbe inviato sette rapporti in quattro anni, dal 1981 al 1984.

Secondo Imposimato ci sarebbe stata una trama che collegava Estermann all’intelligence berlinese anche per via di un suo ruolo nell’ attentato al papa nel 1981 e nel rapimento della giovane Emanuela Orlandi figlia di un impiegato Vaticano scomparsa nel nulla nel 1983. Due giorni dopo la strage in Vaticano il quotidiano tedesco Berliner Kurier scrisse che Estermann era la famosa spia della Stasi infiltrata nella Santa Sede conosciuta con il nome in codice Verder. Come spia sarebbe stato perfetto infatti dagli anni 80 aveva fatto parte della sicurezza del pontefice nei suoi viaggi all’estero, secondo questa tesi, Estermann e chi era con lui, cioè la moglie e Cedric, sarebbe stato ucciso dopo la scoperta della sua collaborazione con la Stasi.

Ma allora, il vaticano ha insabbiato o no l’indagine su un triplice omicidio? ha nascosto le prove di spionaggio? sesso non canonico? ha coperto eventuali assassini? ovviamente non siamo in grado di saperlo, perché semmai sono esistite prove di un complotto, sono state fatte sparire per bene. A questo punto dobbiamo pensare che gli ufficiali, le loro mogli, le suore settantenni, tutti, facessero parte del complotto o siano stati zittiti. E poi gli spari, e poi metto Cedric in una posizione compatibile, e poi come fuggono questi misteriosi assalitori? lasciando la porta aperta quando chiunque abbia visto CSI sa che la porta, se ammazzate qualcuno, dovete sempre chiuderla per ritardare la scoperta e guadagnare tempo? E invece no. Premesso questo, gli assassini sanno che dopo gli spari, chiunque sia in giro arriverà in un nanosecondo. Ma no, loro non si fanno trovare, sono l’uomo ragno, loro, hanno appena compiuto un triplice omicidio, non in un parco, non in aperta campagna, non in una baita alpina, ma dentro la palazzina delle Guardie Svizzere a pochi metri da militari, da agenti della vigilanza Vaticana e dal Papa e i primi due sarebbero intervenuti, come infatti è stato, in pochissimi minuti. Come allontanarsi, dunque, senza essere visti? col fantomatico passaggio segreto la cui esistenza è affermata ma non dimostrata? Prima che entri la suora, prima che accorrono le ignare guardie che per caso stanno passando, loro già svaniscono lanciando la ragnatela e librandosi nel vuoto. Ma per piacere… senza prove alternative, non posso che dar loro ragione…

Retroscena sul caso GREGORI-ORLANDI:

Il deferimento del Comandante Buchs, predecessore di Estermann, dal Vaticano era avvenuto nel novembre del 1997, in concomitanza con la conclusione dell’istruttoria della magistratura italiana sulle misteriose scomparse di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, le due tristemente note ragazze quindicenni, la prima cittadina italiana e la seconda vaticana, rapite nel 1983 e mai più ritrovate.

Mirella Gregori – Emanuela Orlandi

Un’istruttoria molto imbarazzante per la Santa Sede: i giudici italiani infatti accusavano il Vaticano di aver contribuito a depistare l’inchiesta.

Dichiara il prefetto di Roma il 9 febbraio del 1994: «La Santa Sede, pur disponendo di diversi contatti telefonici, non ha reso partecipi dei suoi rapporti la magistratura e le autorità di polizia italiane. Ritengo che le ricerche siano state viziate dal diaframma frapposto tra lo Stato italiano e la Santa Sede. L’intera faccenda è stata caratterizzata da numerose iniziative disinformative con fini di palese depistaggio».

Il repentino allontanamento di Buchs aveva lasciato il corpo delle Guardie Svizzere senza un Comandante per molti mesi. Solo a mezzogiorno del 4 maggio 1998, 9 ore prima della sua morte, l’ex vice di Buchs, Alois Estermann, era stato nominato nuovo comandante del Corpo.

Nei mesi tra la fine di novembre del 1997 e l’inizio di maggio del 1998, nelle stanze del comando dello Stato Vaticano si era combattuta la parte finale di una guerra intestina tra le due fazioni che da molti anni si contendono il potere: quella dell’Opus Dei e quella della massoneria, la prima intenzionata ad annettersi il controllo della Guardia svizzera, la seconda impegnata ad impedirglielo.

Una struttura nevralgica la Guardia Svizzera, il Corpo infatti presidia il Palazzo Apostolico controllandone tutti gli accessi e il comandante vigila costantemente la persona del Santo Padre, sia in pubblico che in privato.

L’Opus Dei è una potentissima “massoneria clericale”, fondata nel 1928 dal religioso José Maria Escrivà de Balaguer. E’ una società segreta e come tale proibita dalla Chiesa. L’Opus Dei nega di essere una confraternita segreta, ma rifiuta di rendere nota la lista dei suoi affiliati. Solo una piccola percentuale dei suoi membri è costituita da ecclesiastici, i rimanenti sono laici di entrambi i sessi e rappresenta lo schieramento di estrema destra della Chiesa cattolica. Dispone di sedi, comunità, enti e università, in ogni continente. Il suo nome “Opera di Dio”, sottende un’organizzazione “santa, immutabile ed eterna” voluta da Cristo come strumento di salvezza “nel cuore della sua Chiesa”, con il compito di “cristianizzare “ e “santificare” i popoli e le loro istituzioni.

Mentre le logge massoniche sono autonome e pervase da correnti e lotte intestine, gli affiliati dell’Opus costituiscono una grande, compatta e potentissima organizzazione internazionale.

Lo scandalo Ior-Ambrosiano.

I primi passi della scalata opusiana in Vaticano, all’inizio degli anni ’80, coincidono con gli ultimi atti del colossale intrigo finanziario Ior-Ambrosiano. Uno scandalo provocato da anni di scorribande della banca vaticana gestita dalla cordata massonica.

La Chiesa di Roma si trovava al culmine di una crisi gravissima: coinvolta in un imminente crac bancario di oltre mille miliardi di lire e con ripercussioni diplomatiche internazionali, era attanagliata da acute difficoltà finanziarie. In soccorso della Santa Sede si muove l’Opus Dei, che offre il suo intervento per salvare dal crac il Banco Ambrosiano, chiedendo in cambio il controllo dello Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, la banca vaticana. Ma la cordata massonica si oppone al progetto. Il Banco Ambrosiano affonda nel crac e la loggia vaticana mantiene il controllo dello Ior.

Eletto grazie al sostegno di cardinali filo-opusiani, Giovanni Paolo II accorda a questa organizzazione integralista lo status di Prelatura personale, facendone una diocesi mondiale, extraterritoriale, una vera a propria Chiesa nella Chiesa.

Tramite un accordo diretto col Pontefice, capitali filo-opusiani per 250 milioni di dollari consentono al Vaticano di uscire dal crac Ior-Ambrosiano e per alleviare le difficoltà finanziarie della Santa Sede, le fondazioni filo-opusiane cominciano ad erogare finanziamenti a pioggia per “opere di carità”.

Da allora la penetrazione dell’Opus Dei nel palazzo della Chiesa è stata inesorabile, frenata solo dall’altro clan del potere occulto in Vaticano: quello massonico.

La massoneria tra le mura vaticane

La penetrazione massonica in Vaticano cominciò all’inizio degli anni settanta, sotto il pontificato di Paolo VI, e venne consolidata dalle trame finanziarie imbastite dall’ allora presidente della banca vaticana insieme a banchieri catto-massoni affiliati alla loggia segreta P2.

Con l’avvento di Papa Luciani, nel 1978, la confraternita massonica rischiò di essere debellata. Giovanni Paolo I aveva infatti avviato un’indagine sulla presenza massonica nelle gerarchie ecclesiastiche e si apprestava a destituire il segretario di Stato e il presidente della banca vaticana. Aveva inoltre intenzione di conferire all’Opus Dei l’elevazione a Prelatura personale, che fu poi accordata dal suo successore. Ma non poté portare avanti i suoi propositi perché il 28 settembre fu trovato morto nel suo letto.

Le cause della sua morte sono tuttora ignote, dal momento che non è stata autorizzata l’autopsia sul suo cadavere.

E’ interessante notare che l’attentato a Giovanni Paolo II avvenne poco prima ch’egli concedesse all’Opus Dei il titolo di “Prelatura Personale”.

Una vicinanza compromettente, quella di Giovanni Paolo II con l’Opus Dei, che porterà il Papa polacco a fare visita al dittatore cileno Augusto Pinochet, amico di Balaguer, segnando il punto più basso della popolarità del pontefice.

Sotto il pontificato di Karol Wojtyla, comunque, il presidente della banca vaticana è rimasto sempre al suo posto, erogando forti finanziamenti al sindacato cattolico e anticomunista polacco, Solidarnosc.

 

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