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Commissione Orlandi Gregori: audizione di Roberto Staffa

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA 

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori  

AUDIZIONE DI ROBERTO STAFFA

  99a seduta: giovedì 23 luglio 2026

Presidenza del Presidente ROSCANI.

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE;Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az;MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZAVERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

 Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-MMISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA:MISTO-+EUROPA.

Interviene il dottor Roberto Staffa, già sostituto procuratore della Repubblica contitolare, dal 2008 al 2010,

del procedimento relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, il dottor Luca Bernardi, l’avvocato Alessandro Cardia, il dottor Alessandro Crini, l’avvocato Francesca Giannosso, l’avvocato Carmen Manfredda, la dottoressa Silvia Nanni, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, l’avvocato Claudio Santini, il signor Augusto Scacco e il dottor Vincenzo Vecchio, nonché i Vice questori aggiunti della Polizia di Stato dottoressa Pamela Franconieri e dottor Giuseppe Paglia, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.

I lavori iniziano alle ore 14,03.

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ricordo che, ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, potrò, nella mia qualità di Presidente della Commissione, apprezzate le circostanze, disporre che sia interrotta anche solo temporaneamente tale forma di pubblicità. Ricordo inoltre che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Preciso che ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno. Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8, del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che, a vario titolo, collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività d’inchiesta. Non essendovi osservazioni, così rimane stabilito.

Audizione di Roberto Staffa

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del dottor Roberto Staffa, già sostituto procuratore della Repubblica contitolare, dal 2008 al 2010, del procedimento relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori. Innanzitutto, voglio ringraziarla a nome di tutta la Commissione per la presenza che ci ha voluto assicurare oggi.

STAFFA. Presidente, onorevoli Commissari, faccio una premessa. Per me è un onore essere di fronte a voi per fornire il mio bagaglio conoscitivo molto modesto. Modesto per due ragioni: in primo luogo, perché sono trascorsi moltissimi anni dalla vicenda e, in secondo luogo, perché nel frattempo ho subito determinate vicissitudini. Ma lasciamo perdere questo secondo punto.

Non vi nascondo che, in questi dieci giorni dalla prima convocazione del 16 luglio, io mi sono documentato ed ho anche cercato, tra gli atti che avevo nel computer dell’ufficio, degli atti o dei verbali. Ne ho trovato solo uno, quello della Minardi del 28 ottobre 2008. Dopodiché, ho cercato di ricordare, anche grazie a quello che ho trovato su Internet e nei resoconti stenografici, qualche cosa di più.

Certamente, nel mio piccolo cercherò di dare tutte le delucidazioni possibili e cercherò di rispondere alle vostre domande. Perlopiù, non chiederò alcuna segretazione, almeno al momento. Vedremo che cosa succederà nel corso della seduta.

 

PRESIDENTE. Dottor Staffa, intanto la ringrazio anche per questa premessa. Le lascio immediatamente la parola per inquadrare quando ha iniziato a esercitare l’ufficio del pubblico ministero presso la procura di Roma, chi era il procuratore capo in quel periodo, per quanto tempo si è occupato della vicenda Orlandi e se ci può riferire, anche in maniera generale, qualche ricordo del suo lavoro sul caso Orlandi. Seguiranno le domande della Presidenza e poi dei colleghi.

 

STAFFA. Presidente, io mi sono trasferito alla procura di Roma nel 1998. Dopo pochi anni, sono passato alla Direzione distrettuale antimafia di Roma. All’epoca, il procuratore capo era Giovanni Ferrara e il procuratore aggiunto il compianto Italo Ormanni. Nel 2008, ricordo che venni chiamato proprio da Ormanni, che stava oltretutto per lasciare l’incarico, che mi chiese se fossi interessato a seguire la vicenda Orlandi. Io, pur essendo oberato di lavoro, chiaramente ad una richiesta di Italo Ormanni non potevo certamente dire di no, anche perché la vicenda era abbastanza nota e poteva essere interessante seguirla.

Quello che ricordo sicuramente è che all’epoca, e vi spiegherò anche il motivo, ad occuparsi della vicenda Orlandi c’era il compianto Andrea De Gasperis. Perché c’era lui? C’era lui perché lui si occupava appunto della banda della Magliana e quindi aveva una competenza specifica in materia. Potrei sbagliarmi, ma non credo, ma mi sembra che ancora non ci fosse la Maisto.

Cosa successe una volta che diedi l’adesione? Dopo poco, Ormanni andò via e prese il posto di Ormanni, come procuratore delegato alla DdaGiancarlo Capaldo, che voi avete già sentito (1 e 2 ). In sostanza, all’inizio della seconda indagine su Emanuela Orlandi, eravamo io, Roberto Staffa, Andrea De Gasperis e Giancarlo Capaldo, con i quali avevo un ottimo rapporto. Mi sembra che solo successivamente subentrò la Maisto, quando De Gasperis lasciò. In realtà, la nostra era una riesumazione della vecchia indagine, di cui francamente io non so nulla, perché io non ero neanche a Roma, fatta da Sica e dalla Gerunda, che si chiuse, come al solito, con un nulla di fatto.

Successivamente, anche grazie a delle informazioni della Minardi, in parte rese informalmente, si decise di riaprire l’indagine. Ricordo, e di questo sono abbastanza certo, che il mio primo atto fu l’audizione della Minardi. Come avvenne tale audizione? È importante che vi dica un paio di cose. La Minardi si trovava in un centro di recupero o una comunità di recupero, tant’è vero che non fu facile trovarla. Giovanna Petrocca, che voi avete sentito, ed io ci recammo in questa comunità e io mi trovai di fronte ad una donna piena di problemi. Lei veniva da una vita di tossicodipendenza, di criminalità, come sapete tutti, e non voleva assolutamente parlare con noi.

Anzi, era anche abbastanza decisa a non parlare con noi. Indubbiamente, la cosa mi colpì abbastanza. Vi racconto ora un episodio che mi è rimasto scolpito nella memoria, proprio per la sua quasi assurdità. Lei non voleva parlare. Io notai che, appoggiata al muro, vi era una chitarra. Essendo io abbastanza estroverso, chiesi alla Minardi: ma tu suoni la chitarra? Lei mi rispose: mi piacerebbe, ma questa chitarra è completamente scordata. Allora, poiché io suono, presi la chitarra e gliela accordai. La cosa la rese talmente felice e contenta che il suo atteggiamento, che potrei definire ostile, nei nostri confronti, si modificò completamente. Divenne collaborativa e fece delle dichiarazioni estremamente interessanti, che a me convinsero abbastanza. Perché mi convinsero abbastanza? Questa è una mia interpretazione. Se leggete il verbale del 28 ottobre del 2008, vi renderete subito conto che il racconto è molto diffuso, articolato, difficile da poter inventare di sana pianta. Neanche il più grande sceneggiatore di film gialli o di azione può creare, nell’arco di una mattinata, un simile copione, a mio modestissimo giudizio.

Come sicuramente voi avrete letto, lei parla di vicende, di luoghi, di tempi e di persone, coinvolgendo determinati personaggi molto importanti. Si potrebbe obiettare che la Minardi era una narcisista ed esibizionista che, pur di apparire importante, poteva inventare queste cose. Sì, certamente è una interpretazione, però è un po’ difficile immaginare che lei potesse inventare luoghi, tempi, persone nel modo in cui lo ha fatto. Ecco perché io uscii da quella comunità con una certa convinzione nella credibilità soggettiva della donna.

Con me c’era Giovanna Petrocca e credo che Giovanna Petrocca vi abbia riferito che anche lei credeva alla Minardi, tant’è vero che poi l’ha sentita informalmente un altro paio di volte. Io, di questi colloqui informali tra la Petrocca e la Minardi non ho contezza o, meglio, non ho un ricordo. Sicuramente la Petrocca me ne aveva parlato, ma non ho ricordi. Ripeto, son passati diciotto anni, quindi datemi il beneficio del dubbio. Dopodiché, successe un’altra cosa importante. Venne alla luce un certo personaggio, tale Salvatore Sarnataro, delinquente come quasi tutti i soggetti che erano coinvolti in questa vicenda. Ad un certo punto, egli fece sapere che aveva qualcosa da dire. Io e Rizzi, che all’epoca era il capo della Mobile di Roma ed oggi è il capo del DIS, andammo in una specie di casa di cura, della quale non mi chiedete il nome, perché non me lo ricordo, e sentimmo questo Salvatore Sarnataro.

PRESIDENTE. Dottor Staffa, a noi risulta che, prima di ascoltare la Minardi, lei avesse già ascoltato Sarnataro. A noi risulta che l’abbia sentito il primo ottobre.

 

STAFFA. Probabilmente ha ragione lei, Presidente. Mi sa che io ho sentito prima Sarnataro e poi la Minardi.

 

PRESIDENTE. La Minardi era già stata sentita: due volte dalla squadra Mobile, una volta dalla procura. Lei ce la racconta come ostile. Secondo lei, perché era ostile, se era già stata sentita?

 

STAFFA. Non voleva più collaborare. Io poi non ricordo il primo interrogatorio della procura e non ricordo chi lo fece.

 

MORASSUT (PD-IDP). A marzo del 2008 fu ascoltata dalla squadra Mobile. A giugno in Procura.

 

PRESIDENTE. In Procura fu ascoltata il 4 giugno 2008.

STAFFA. E da chi fu sentita? Da De Gasperis? Io sicuramente non l’ho sentita.

 

PRESIDENTE. Da Italo Ormanni, da De Gasperis e dalla giudice Maisto, che ha seguito l’indagine dall’inizio.

 

STAFFA. Quindi fu Italo Ormanni a sentirla. Quella volta so che la Minardi fece determinate dichiarazioni. Invece, quando andai a sentirla io, si mostrò molto più ostile, come se fosse stufa di questa vicenda. Questo me lo ricordo come se fosse adesso. Ha poi ragione lei, Presidente, perché io posticipavo l’esame di Sarnataro. Quindi, a quanto pare, a seguito delle prime dichiarazioni della Minardi, uscì il nome di Sarnataro e, con Rizzi, andammo a sentire Sarnataro. Di sicuro è andata così. Voi mi dovete perdonare, ma, lo ripeto, se ho gli atti davanti, posso ricostruire quello che volete, ma così no.

Sentimmo, dunque, Sarnataro. Anche quello, comunque, non fu un interrogatorio molto semplice. Alla fine, lui decise di parlare e raccontò tutto quello che gli aveva confidato il figlio Marco. In realtà, se voi confrontate le dichiarazioni di Sarnataro e quelle della Minardi fatte a me, ci sono sicuramente dei punti in comune, in particolare relativamente alle persone che avrebbero accompagnato Emanuela Orlandi al famoso appuntamento dove poi venne prelevata. I giudici dicono che non c’erano riscontri. Secondo me, questo era un riscontro, ma ognuno la pensa come vuole. Le dichiarazioni di Sarnataro furono interessanti.

 

PRESIDENTE. Dottor Staffa, provo a darle un ulteriore elemento di ricordo. La Minardi non parlò di Sarnataro. Lei parlò dell’interrogatorio di un amico di Emanuela Orlandi, Angelo Rotatori, sentito dalla squadra Mobile a settembre.

 

STAFFA. Quindi, la Minardi non ha mai parlato di Sarnataro. Però, ha parlato di alcune persone di cui Sarnataro aveva parlato, Ciletto e Gigetto. Questo me lo ricordo. Presidente, a questo punto non ricordo come arrivammo noi a Sarnataro.

PRESIDENTE. Questo ci interesserebbe provare a capire.

 

MORASSUT (PD-IDP). Se non sbaglio, Sarnataro fu interrogato nel 2007, prima della Minardi, ma non so dire se alla Mobile o in Procura.

 

STAFFA. In Procura non credo, onorevole. Sa perché? Perché noi cominciammo la seconda tranche delle indagini nel 2008, per cui non credo che il discorso parta a livello di procura. Secondo me, è più da parte della Mobile.

 

PRESIDENTE. Che livello di conoscenza c’era in Procura del mondo della banda della Magliana?

 

STAFFA. Specialmente in capo a De Gasperis e ad Italo Ormanni c’era una grande conoscenza della banda della Magliana. Conoscevano più o meno tutti. Io non ero da tantissimi anni a Roma, per cui le mie conoscenze sulla banda della Magliana c’erano, ma non erano certamente paragonabili a quelle di Andrea De Gasperis e di Italo Ormanni. Su questo non ci piove. Vi racconto una cosa, che io ho estrapolato dal decreto di archiviazione. Ad un certo punto, la Minardi racconta di essere andata presso la casa di cura di Ilio Spallone, di cui io poi mi sono occupato. Era veramente una clinica terribile. Anche questo è un elemento indicativo della veridicità, in parte, della MinardiSalvatore Sarnataro riferisce quello che gli ha detto il figlio Marco. Marco era morto. Quindi, il giudice, nel decreto di archiviazione, ha stabilito che, essendo morto il soggetto che aveva procurato quelle dichiarazioni, non potevano essere riscontrate in maniera diretta le dichiarazioni del padre.

Anche su questo, nulla quaestio. È una opinione sicuramente corretta, però io riferisco che Salvatore Sarnataro ha raccontato, in maniera molto precisa, che cosa successe con Emanuela Orlandi. Dopodiché, se non vado errato, io sentii la Brugnoli. Perché sentii la Brugnoli? Perché in qualche dichiarazione, ma non a me, la Minardi fece riferimento ad una donna che viveva in un residence, il Mallia. Addirittura, fece riferimento al cognome da sposata della Brugnoli. Io sono andato a leggermi il resoconto della Brugnoli. Se vuole una mia opinione in merito, Presidente, devo chiedere il passaggio in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,24)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 14,27)

 

STAFFA. Chiaramente si decide di sentire Sarnataro. Sarebbe interessante leggere cosa ha detto a me la Brugnoli, nel caso disponiate di questo verbale. Tra l’altro, la Mobili l’ho sentita o non l’ho sentita?

 

PRESIDENTE. No, non l’ha sentita. Lei è stata sentita da Capaldo e dalla Maisto il 21 gennaio 2010.

 

STAFFA. Allora già non me ne occupavo più.

 

PRESIDENTE. Fino a quando lei si occupa del caso?

 

STAFFA. Io credo fino al 2009 e agli inizi proprio del 2010.

PRESIDENTE. Comunque, alla fine ha sentito la Minardi e ha ritenuto che le sue dichiarazioni fossero credibili in qualche modo? Ha ottenuto dei riscontri di quelle testimonianze?

 

STAFFA. Chiaramente, quel verbale fu trasmesso integralmente alla squadra Mobile per tutti gli opportuni riscontri. In realtà, la Minardi perse credibilità a seguito delle dichiarazioni successive che fece. Vi spiego. La Minardi, nelle dichiarazioni che ha fatto a me è stata abbastanza lineare; nelle dichiarazioni successive, che io ho un po’ estrapolato dal decreto di archiviazione, modifica molti avvenimenti. Da lì l’accusa di essersi inventata tante cose. Addirittura si è detto, ed è credibile questa cosa, secondo me, che, poiché misteriosamente vennero date alla stampa determinate dichiarazioni della Minardi, la Minardi voleva quasi sfruttare economicamente questa apparente notorietà. Da lì, una valutazione negativa a livello soggettivo della figura della Minardi.

Quindi, Sarnataro poco credibile, perché in realtà racconta le cose che gli aveva detto il figlio morto. Brugnoli persona assolutamente inattendibile, Minardi inattendibile alla luce delle dichiarazioni successive. Ecco perché poi l’indagine si incancrenisce. Questa è la realtà dei fatti. Tanto è vero che io andai via dal pool, questo credo di ricordarmelo abbastanza bene, perché non ero assolutamente convinto di come stavamo procedendo.

Poi vi fu tutto un problema dei rapporti col Vaticano. Io tutto quel discorso, per esempio, di Pignatone con Capaldo lo ignoro assolutamente. L’ho letto dai vostri resoconti, perché ero in pensione ormai, per cui, alla vicenda Orlandi non è che la seguissi più di tanto. A livello giornalistico, sì, ma a livello giudiziario certamente no.

 

PRESIDENTE. Ci spieghi meglio qual è il motivo per cui cessa la sua attività sul caso.

 

STAFFA. Ho cercato di ricordarlo. Sicuramente perché avevo, contemporaneamente, moltissimi procedimenti molto importanti. In secondo luogo perché, tra me, Capaldo e Maisto, secondo me eravamo troppi. Non voglio usare un termine improprio, ma ormai Capaldo era diventato veramente il dominus di quel procedimento. Mentre con Ormanni io avevo maggiore libertà di azione, probabilmente con Capaldo ne avevo di meno. A quel punto, francamente, ritenni che il mio compito si fosse esaurito, ma non per dissidi interni.

 

PRESIDENTE. Lei condivideva il lavoro che stava conducendo Capaldo?

 

STAFFA. Io condividevo assolutamente il suo lavoro. Secondo me, si poteva fare anche di più, anche se, lo ripeto, era un campo minato. Facevamo due passi avanti, dopodiché, dopo un po’, facevamo tre passi indietro, perché avevamo a che fare con soggetti molto particolari: dei criminali, dei delinquenti, che non sai se ti vogliono vendere una determinata versione perché fa loro comodo. Dopodiché c’è il discorso che c’era di mezzo anche il Vaticano. Non dimentichiamo, infatti, che la Minardi, che lo dice espressamente, faceva riferimento a Marcinkus. Quindi, era veramente un campo minato, veramente erano delle sabbie mobili, dove a un certo punto bisognava muoversi con estrema prudenza ed estrema professionalità.

Perché me ne sono andato, lei mi chiederà nuovamente? Io ci sto pensando da quindici giorni, Presidente. Sicuramente non fui mandato via. Questo lo posso escludere categoricamente. Quindi, se me ne sono andato, fu una mia decisione. Io di questo sono sicuro, perché altrimenti lo ricorderei. Io vi potrei dire che Capaldo non era d’accordo con me e mi levò la delega, ma lo escludo categoricamente. Secondo me, io me ne andai perché vedevo che eravamo ad un punto morto, che quello che dovevamo fare avevamo fatto, che c’era ancora ben poco da fare su questa linea. Io non ho mai creduto che vi fosse di mezzo la banda della Magliana.

 

PRESIDENTE. Ci ha appena detto di aver ritenuto credibile la Minardi.

 

STAFFA. La banda della Magliana non c’entra niente. C’entra De Pedis, che è una cosa completamente diversa. Era un qualche cosa che interessava De Pedis.

 

PRESIDENTE. E allora il coinvolgimento di Sarnataro figlio?

STAFFA. Era manovalanza. In poche parole, De Pedis aveva un certo ascendente su piccoli delinquenti che potevano fare i manovali.

 

PRESIDENTE. Sarnataro, quindi, non era un elemento centrale della banda?

STAFFA. Ma no. Nessuno di questi era un elemento principale. Gli elementi principali erano altri, quali Abbruciati e Carminati. Non era certamente Sarnataro. Il figlio Marco era un ragazzotto, al quale dicevi di fare quello e lui faceva quello, ma di più non faceva. Non era uno che comandava. Questo ve lo posso garantire. Il problema erano i rapporti con il Vaticano.

 

PRESIDENTE. Torniamo a questi rapporti con il Vaticano, perché la Minardi vi dice che era coinvolta una persona legata a Marcinkus. Quindi, voi, in base alle dichiarazioni della Minardi, rallentate un’azione?

 

STAFFA. No. Non rallentiamo, perché io non avrei mai rallentato nulla. Non è nel mio costume. Vi era una certa difficoltà, indubbiamente, perché comunque dovevamo dimostrare che c’era effettivamente un rapporto diretto tra De Pedis e Marcinkus o tra De Pedis e lo Ior. E lì, chiaramente, secondo me le maggiori difficoltà le abbiamo avute proprio in quel frangente. Per esempio, c’è tutto quel discorso della tomba, della riesumazione. A me sembra di ricordare, però non posso giurarlo, che già ne parlammo all’epoca. La riesumazione fu fatta successivamente, quando già non mi occupavo più del caso, ma forse in un primo momento ne avevamo già parlato. Io, però, questo non posso giurarlo, perché è una mia impressione. Può essere vera e può non essere vera.

 

SCURRIA (FdI). Dottor Staffa, lei, in realtà, dal 2008 al 2010 ha seguito sia la vicenda Orlandi sia la questione Gregori, giusto?

 

STAFFA. Di più il caso Orlandi. Sicuramente più il caso Orlandi.

 

SCURRIA (FdI). Ed infatti il punto è proprio questo, tanto per cambiare. Intanto, volevo sapere se, secondo lei, i due casi hanno una qualche affinità e se c’è motivo di tenerli insieme, perché, come sa, questa è una Commissione d’inchiesta che segue entrambe le vicende e quindi è bene avere un suo parere su questo.

 

STAFFA. Secondo me no, non c’è alcuna affinità.

 

SCURRIA (FdI). Io, però, le voglio comunque chiedere alcune cose sulla vicenda Gregori, ovviamente non di sua responsabilità. Lei che idea si è fatto della circostanza che sulla Gregori non ci fosse fondamentalmente nulla, che non fosse stata portata avanti nessuna indagine di una certa serietà? Io non mi voglio mettere a fare un mestiere che non è il mio, ma come si fa a non ascoltare i proprietari del bar dove è stata vista per l’ultima volta la ragazza? Nello specifico, come si fa a non ascoltare nessuno dei negozianti vicino al bar o vicino a dove è successo il fatto? Noi l’abbiamo chiesto anche a chi, ovviamente, aveva la titolarità per svolgere questi accertamenti negli anni giusti e devo dire che le risposte sono state particolarmente negative e per certi versi preoccupanti. Vedremo poi questa Commissione cosa dirà a tal riguardo.

Lei arriva nel 2008. Prende l’incartamento alla Gregori e non c’è niente, ma proprio niente di niente. Nessuno ha mai fatto neanche un sopralluogo in quel bar.

 

STAFFA. Presidente, per rispondere chiedo di poter segretare la risposta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,38)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 14,41)

 

IAIA (FDI). Dottor Staffa, in pratica lei è stato interessato da questa indagine in quanto componente della Direzione distrettuale antimafia. Quindi perché l’indagine aveva ad oggetto la banda della Magliana?

 

STAFFA. No. Quando De Gasperis andò via, l’indagine si modificò in indagine per sequestro di persona a scopo di estorsione, reato a competenza della Direzione distrettuale antimafia. Ci voleva un magistrato della Dda e nello specifico venni scelto io.

IAIA (FDI). Veniamo un attimo alla conclusione di quella indagine. Recupero l’atto. Siamo nel 2015.

 

STAFFA. Io ero già in pensione.

 

IAIA (FDI). Ecco, così ricostruiamo anche la tempistica. Nel 2015, questa indagine, quella a carico di Virtù più 5: Sergio Virtù, Cassani AngeloCerboni Gianfranco, Minardi Sabrina, Vergari Piero e Accetti Marco, termina con un decreto di archiviazione del Gip, dottor Giorgianni. Quindi, già la lettura di questo decreto di archiviazione ci fa comprendere come, in effetti, corrisponda alla realtà quello che lei ci ha detto rispetto all’indagine su Mirella Gregori. Mi pare di poter evincere e lei può confermare che i nomi degli indagati siano tutti legati alla vicenda Orlandi e non alla vicenda Gregori.

 

STAFFA. Confermo.

IAIA (FDI). Quindi, la vicenda Gregori la mettiamo da parte. Questo è il decreto di archiviazione.

 

STAFFA. La richiesta di archiviazione è firmata da Pignatone.

 

IAIA (FDI). Lei fino a quando si è occupato di questo caso?

 

STAFFA. Fine 2009, inizio 2010. Adesso non ricordo con precisione, ma io, nel 2010, mi stavo occupando di altre cose.

 

IAIA (FDI). Quindi, se ne è occupato per un paio d’anni, sostanzialmente.

 

STAFFA. Anche meno secondo me.

 

IAIA (FDI). Nel 2015 lei era ancora in servizio?

 

STAFFA. No. Ero in pensione.

IAIA (FDI). Quando è andato in pensione?

 

STAFFA. Nel 2013.

 

IAIA (FDI). Però, gli ambienti della procura erano quelli.

 

STAFFA. Certo. Ed io, leggendo anche i vostri atti, qualcosa vi posso dire.

 

IAIA (FDI). Allora ci racconti l’ambiente della procura, le tesi che si portavano avanti e i rapporti tra Capaldo e Pignatone. È ormai cronaca conosciuta che Capaldo e Pignatone avessero opinioni completamente diverse. Capaldo ha anche formalizzato la sua difformità, la sua non condivisione rispetto alla strada che Pignatone voleva seguire e che poi ha perseguito con la richiesta di archiviazione.

 

STAFFA. Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 14,51)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 15)

 

IAIA (FDI). Tra gli indagati cui ho fatto riferimento prima leggendo il decreto di archiviazione c’è Marco Accetti.

 

STAFFA. Di Marco Accetti io so veramente poco.

 

IAIA (FDI). Cosa ci può dire di lui? Che indagine ha svolto?

 

STAFFA. Avete a disposizione qualche cosa su questo Accetti a livello di verbali? Perché io, in questo momento, non ho alcun ricordo di questo Accetti. Io non so neanche quando compaia sulla scena costui. Sicuramente compare con un ruolo molto significativo, però non ricordo né quando né come.

 

IAIA (FDI). Quindi non ha svolto indagini su Accetti?

 

STAFFA. No. Altrimenti me lo ricorderei.

IAIA (FDI). Tornando a Sabrina Minardi, visto che l’ha incontrata, ci conferma che ha riconosciuto una certa credibilità nei suoi racconti?

 

STAFFA. Sì. Anche una certa sincerità. All’inizio era così restia e dopo si è calmata. Ma se tu vuoi raccontare una baggianata la racconti fin dall’inizio. Te la sei preparata e la racconti fin dall’inizio. Secondo me, bisogna ragionare anche in termini di “id quod plerumque accidit”. Se io ho una storia da raccontare perché mi è stata venduta da qualcuno, perché devo arrabbiarmi con chi viene ad interrogarmi oppure mostrarmi scocciata? La racconti e poi non parli più. La racconti subito. Invece no, è stata una fatica raccogliere quelle dichiarazioni.

 

IAIA (FDI). Era una persona lucida quando l’ha sentita?

 

STAFFA. Abbastanza. Era molto sofferente, ma era abbastanza lucida. Anche perché, per come io lavoravo all’epoca, se una persona mostrava delle problematiche, io in genere lo mettevo a verbale. Non essendo riportato a verbale, escluderei che avesse delle problematiche evidenti.

IAIA (FDI). Nell’ambito delle sue conoscenze della banda della Magliana, che ci ha detto non erano profonde come quelle dei suoi colleghi, comunque conosceva la banda della Magliana, Enrico De Pedis in particolare?

 

STAFFA. In particolare io conoscevo Carminati. Fui uno dei pochi che fece condannare Carminati. De Pedis non lo conobbi mai, perché era già morto quando sono arrivato a Roma, nel 1998. Sì, De Pedis è un nome ricorrente a livello storico, ma non certamente a livello investigativo. C’erano altri personaggi molto più significativi all’epoca, come Abbruciati e Carminati.

 

IAIA (FDI). Ci ha detto che la banda della Magliana non c’entra nulla con il caso Orlandi, ma che, sempre restando nel campo delle ipotesi, potrebbe essere coinvolto De Pedis. Sulla base della sua conoscenza e delle indagini, è possibile e credibile che De Pedis abbia svolto in autonomia un’operazione di questo tipo, quindi il rapimento di questa ragazza per conto terzi?

 

STAFFA. Secondo me soltanto per conto terzi. Io cerco di ragionare sempre con la logica. Se fosse stata una operazione messa in piedi per motivi economici dalla banda della Magliana, sarebbe arrivata una richiesta di denaro. Ma è ovvio. Se venti criminali rapiscono una ragazza a scopo di estorsione, cosa fanno? Chiedono una bella somma di danaro, che in questo caso non è mai stata chiesta. Questo è il problema che secondo me ci ha fatto andare in tilt, proprio a livello di logica. Lei mi può chiedere: ma che c’entra Marcinkus? C’entra Marcinkus nei termini in cui Marcinkus era il presidente dello Ior.

 

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 15,05)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 15,44)

DE PRIAMO (FdI). Dottor Staffa, intanto grazie per la presenza a questa audizione. È una seduta molto importante, ma questo lo immaginavamo. Un grazie anche al presidente Roscani per averla organizzata. Secondo lei, sostanzialmente, anche alla luce della sua esperienza importante, Sarnataro era una persona tendenzialmente sincera e che, soprattutto, non aveva motivazioni particolari.

 

STAFFA. Questo è il discorso. Oppure c’è qualcosa dietro. Per questo è importante quel verbale del 24 settembre. Perché, se io ho un quadro completo, vi posso rispondere anche in maniera più esaustiva e anche più aderente alla realtà. Avendo, invece, una conoscenza incompleta, sicuramente buona sulle cose che ho fatto io, diventa molto aleatorio quello che vi posso dire. Ecco perché avrei bisogno di atti: in quel modo vi posso essere, non dico utile, ma posso darvi comunque una mano.

 

DE PRIAMO (FdI). Per quello che ci può dire oggi, il suo ricordo è di una persona tendenzialmente credibile e sincera. Le faccio ora una domanda rispetto alle dichiarazioni della Minardi.

 

STAFFA. Presidente, chiedo preventivamente il passaggio in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 15,46)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 15,57)

 

CIOCCHETTI (FDI). Dottor Staffa, lei ha trattato en passant una serie di piste emerse durante questa vicenda incredibile. Manca da approfondire quella familiare, dato che voi avete sentito anche molti esponenti della famiglia. Una delle piste emerse, oltretutto emersa anche in alcune trasmissioni televisive negli ultimi tempi, è appunto quella familiare.

 

STAFFA. Sicuramente l’abbiamo valutata, onorevole, perché noi abbiamo cercato di non escludere nulla. Interloquivamo spesso e ne parlavamo. Non posso però dire che avevamo ottenuto dei risultati su questa cosiddetta pista familiare.

 

CIOCCHETTI (FDI). Sì, certo, ma c’è un aspetto che è rimasto un po’ non chiaro, cioè la verifica dell’alibi dello zio Mario Meneguzzi, che disse di essere a Torano il pomeriggio in cui è scomparsa Emanuela Orlandi. Sembrerebbe che questo alibi non sia mai stato verificato.

 

STAFFA. Ma io spero di sì.

 

CIOCCHETTI (FDI). Almeno stando agli atti di cui disponiamo sembrerebbe di no.

 

STAFFA. Io spero che lo abbiano verificato. Di questo alibi o non alibi, io non ricordo assolutamente nulla. Però, conoscendo i miei colleghi, anche se non ci dovessi essere stato io, sicuramente è stato verificato. Io non ho contezza di questo fatto, per cui non le posso rispondere. Conoscendo anche la professionalità dei miei colleghi, sicuramente la verifica è stata fatta, anche perché la vicenda Orlandi ha avuto un tale impatto mediatico che gli uomini della polizia e i magistrati della procura avevano tutto l’interesse di lavorare bene.

In fin dei conti, non stiamo parlando del furto per strada. Stiamo parlando di uno dei più grossi misteri d’Italia, anche per l’ambientazione. Tante ragazze sono scomparse, tante ragazze sono state sequestrate, ma non hanno avuto l’impatto mediatico che ha avuto questo caso, perché questo fatto è successo in Vaticano. Questa è la mia idea e su questa io non transigo. Secondo me, questo caso ha avuto questo effetto mediatico enorme proprio per questo collegamento.

 

CIOCCHETTI (FDI). Anche perché risulta dall’esame che abbiamo fatto come Commissione e da un documento già approvato che, in pratica, tutte le altre ragazze scomparse all’epoca sono state tutte ritrovate, salvo Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

 

STAFFA. Sì, ma poi si parlò di tratta dei minori. Di tutto e di più si è parlato.

 

CIOCCHETTI (FDI). In 40 anni c’è stata senz’altro un’azione di comunicazioni diverse, di piste diverse, sicuramente legata al fatto che, come dice lei, c’era il Vaticano di mezzo, che c’era una cittadina vaticana che viveva in Vaticano, che il padre era un operatore molto vicino al Santo Padre.

Lei, però, si sarà posto la domanda: perché, dopo uno o due giorni, arrivano esponenti dei servizi segreti, che normalmente non hanno una competenza, a portare avanti indagini dal punto di vista di polizia giudiziaria?

 

STAFFA. Presidente, devo chiedere il passaggio in seduta segreta.

 

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

 

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 16,02)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 16,29)

 

PRESIDENTE. Non essendoci altri colleghi iscritti a parlare, possiamo congedare il dottor Staffa.

 

STAFFA. Grazie, Presidente. Ripeto che per me è stato veramente un onore stare di fronte a voi.

PRESIDENTE. Nel ringraziare il dottor Staffa, dichiaro chiusa la procedura informativa odierna.

I lavori terminano alle ore 16,30.

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