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Audizione Sonia De Vito e Giuseppe Calì

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

 sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori

53^ seduta: giovedì 17 luglio 2025 

Audizione di Maurizia Sonia De Vito e di Giuseppe Calì

Audizione di Maurizia Sonia De Vito e Giuseppe Calì.

 

 

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)- MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva- Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

 Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M; MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

Intervengono Maurizia Sonia De Vito, amica di Mirella Gregori, e Giuseppe Calì, all’epoca dei fatti cameriere del bar della famiglia De Vito.

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, l’avvocato Michele Antognoni, la dottoressa Laura Capraro, il dottor Manuel Cinquarla, il dottor Giuseppe De Martino, il dottor Franco Ionta, l’avvocato Carmen Manfredda, l’avvocato Pietro Mazzei, il dottor Giuliano Mignini, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, il dottor Guido Salvini, il signor Augusto Scacco e il dottor Vincenzo Vecchio, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato dottoressa Pamela Franconieri, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi  e il   Maresciallo Capo   dell’Arma   dei carabinieri Giuseppe Andrisano.

  

I lavori iniziano alle ore 13,44.

 

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità.

Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati.

Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno. Ricordo,   altresì,   che,   ai   sensi   dell’articolo  19,   comma   8   del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta.

Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

 

PROCEDURE INFORMATIVE.

 

Audizione di Maurizia Sonia De Vito e di Giuseppe Calì.

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione congiunta sia della signora Maurizia Sonia De Vito che del signor Giuseppe Calì sotto forma anche di confronto. Chiedo innanzitutto agli auditi se hanno preferenze rispetto al regime di pubblicità della seduta.

DE VITO. Presidente, come avvenuto anche per la passata audizione, vorrei che non circolassero immagini video o fossero prese foto, dal momento che tengo molto alla privacy. Per il resto, non ho problemi.

PRESIDENTE. Signora De Vito, il punto è che, purtroppo, essendoci il collegamento con la sala stampa vi è l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso. Quindi, se lei vuole, può senz’altro richiedere la segretazione della seduta, anche se forse oggi sarebbe utile dare una forma di pubblicità che ci consenta di chiarire le questioni.

Al fine di dare modo alla signora De Vito di riflettere su come intenda procedere, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 13,46, riprende alle ore 13,48)

PRESIDENTE. Avendo la signora De Vito scelto di non chiedere la segretazione della seduta, procediamo dunque nei nostri lavori in forma pubblica.

L’Ufficio di Presidenza della Commissione in modo unanime ha ritenuto che fosse opportuno, sempre nella forma della libera audizione, svolgere tale seduta in forma di confronto, con particolare riferimento ad alcuni elementi di difformità rispetto alle dichiarazioni rese dagli auditi su fatti riguardanti le circostanze della scomparsa di Mirella Gregori.

Ricordo, inoltre, che, in considerazione del fatto che la prima audizione della signora De Vito era completamente segreta, qualunque riferimento noi faremo a quello che lei ha detto in quella audizione dobbiamo secretarlo. Quindi, io lascio la seduta in regime pubblico per garantire un minimo di comunicazione, ma sappiate che qualunque domanda riferita all’audizione della signora De Vito del 18 giugno 2024 impone l’obbligo della segretazione.

Signora De Vito, sa dirmi con precisione quel famoso sabato 7 maggio 1983 quante volte ha visto Mirella all’interno del locale della sua famiglia? Una volta o più volte?

DE VITO. Io ricordo che l’ho vista il pomeriggio, quando è venuta al pomeriggio, ma altri momenti mi sfuggono.

PRESIDENTE. Non ricorda, per l’esattezza, se passò in un primo tempo velocemente, tornando da scuola, e poi successivamente?

DE VITO. No, non lo ricordo, ma potrebbe anche essere. Non lo ricordo. Sinceramente mi sfugge.

PRESIDENTE. Pongo la stessa domanda al signor Calì: si ricorda se Mirella, quel giorno, fece un solo passaggio al bar o più passaggi?

CALÌ. Una volta è venuta alle 14, quando sono andate in bagno. Quello è il momento in cui l’ho vista. E poi dopo, quando si sono parlate cinque minuti prima che lei uscisse. Alle 14 io l’ho vista quando è venuta ed è andata con lei in bagno. Io stavo servendo i clienti. Poi quando è andata via e mi ha salutato; poi non l’ho vista più.

MORASSUT (PD-IDP). Chiedo una precisazione sull’orario. Signor Calì, secondo quanto lei dice, Mirella è arrivata alle 14 e poi è andata via dopo aver avuto questo incontro al bagno con la signora De Vito. A che ora, più o meno, sarebbe uscita quando è andata via?

CALÌ. Mancava un’ora a quando io staccavo da loro. Di solito, io andavo via alle 16,15. So che il padre aveva detto a Sonia di non andare e di non muoversi, perché io dovevo andare a riposare e la mamma rimaneva da sola.

Lui andava a riposare a quell’orario, più o meno a quell’ora. Anzi, anche prima andava a riposarsi.

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, è arrivata alle ore 14 e poi è uscita alle 15?

CALÌ. Sì, più o meno.

MORASSUT (PD-IDP). Invece, lei dichiara, in un’altra circostanza, che Mirella è arrivata verso le 15,30. Ora dice che è arrivata alle 14.

CALÌ. No. Io alle 16-16,15 andavo via.

MORASSUT (PD-IDP). È abbastanza sicuro di questi orari?

CALÌ. Sì, perché c’era ancora gente che pranzava e io stavo servendo.

IAIA (FDI). Su questo punto, ad entrambi vorrei chiedere con precisione le persone presenti quando Mirella è arrivata al bar. Parliamo, chiaramente, di personale dipendente.

DE VITO. Era un momento abbastanza tranquillo, perché non c’era gente. C’erano i miei, c’ero io e c’era Calì.

IAIA (FDI). Quindi, suo padre e sua madre c’erano?

DE VITO. Io non ricordo se mio padre fosse già andato a riposare. Forse c’era solo mia madre. Mia madre c’era sicuramente. E mio padre non mi ha mai detto: non ti muovere. Non aveva senso, perché io sapevo che il mio compito, dopo essere andata in bagno, era di andare dietro il banco. Per cui, non mi doveva dire nulla e non mi ha detto nulla.

PRESIDENTE. Signora De Vito, adesso le è stato chiesto solo di riferire chi era presente.

DE VITO. Ripeto che c’ero io, c’era Calì e c’era sicuramente mia madre dietro al banco.

IAIA (FDI). Suo padre non lo ricorda o è certa che non ci fosse?

DE VITO. Non ricordo se mio padre ci fosse, sinceramente. Non so se era già andato a riposare, perché il pomeriggio andava sempre a riposare.

CALÌ. È quello che ho detto io. Il padre andava a riposare. Ha detto così e se n’è andato. Poi è venuta Mirella, tutto qua.

IAIA (FDI). Signor Calì, la signora De Vito ci ha detto che era presente lei, la mamma e lei, Calì, che era un dipendente. Lei ricorda che ci fosse anche il papà della signora De Vito quando è venuta Mirella nel bar?

CALÌ. Non c’era quando è venuta. C’era solo la madre, che stava al banco. Quando loro stavano al bagno, la madre stava dietro al banco a fare i caffè. Qualche cosa da mangiare la servivo io.

IAIA (FDI). Quindi, lei oggi ci dice che il papà della signora De Vito non c’era quando Mirella è venuta nel bar e si è intrattenuta nel bagno a dialogare con la signora De Vito. Lei oggi ci sta dicendo che il padre non c’era. Io le dico, invece, che in passato lei, più volte, anche audito da noi, ha riferito che il padre, non solo era presente, ma che ebbe modo, proprio in quell’occasione, di dire alla figlia: tu non puoi andare con Mirella, perché devi rimanere qui nel bar a lavorare, perché io devo andare via, per un problema di turni. Lei ci ha detto che, non solo il signor De Vito era presente, ma che addirittura aveva impedito alla figlia di andare con Mirella.

PRESIDENTE. Per agevolarla nella memoria, procedo a leggere un estratto della dichiarazione da lei resa in questa sede il 6 marzo: il padre disse a Sonia: tu dove devi andare? Giuseppe alle quattro deve staccare per riposarsi e tua madre deve stare qui. Questo perché, anche se la tavola calda era chiusa, se veniva qualcuno, a qualsiasi ora andava servito. Tu devi stare lì ai caffè. Altrimenti chi c’è?

IAIA (FDI). Da quello che lei adesso ci ha detto, il padre non c’era proprio. Invece, da quello che ha letto il Presidente adesso, e sono le sue parole, lei ha detto invece che, non solo c’era, ma ha detto alla figlia: guarda, tu non puoi andare, devi stare qua, perché Giuseppe deve staccare.

CALÌ. Prima che venisse Mirella, certo. A me non avete chiesto se era prima o dopo. Mi avete chiesto solo quello che disse il padre.

PRESIDENTE. Ma prima, dove doveva andare Sonia, se stava al bar e non c’era Mirella?

CALÌ. Questo è quello che io ho sempre detto, come al solito.

PRESIDENTE. No, non è come al solito, perché lei ci disse che queste parole il padre le disse in seguito all’ipotesi che Sonia dovesse uscire con Mirella. Non gliele potrebbe aver dette mentre stava lavorando.

CALÌ. Ma è probabile che lei già volesse andare e che il padre le abbia detto di no. Però, in quel momento, l’ha detto prima di andare a riposare. L’orario suo era quello: le 14 o le 14 meno 10.

IAIA (FDI). Presidente, vedo che la signora De Vito scuote ripetutamente la testa. Magari ci chiarisce questo aspetto, visto che siete qui presenti tutti e due?

DE VITO. Mio padre non mi ha mai detto queste cose. Io sapevo bene quello che dovevo fare. Sapevo qual era il mio compito. Non ha mai detto queste cose.

IAIA (FDI). Quindi, suo padre non era presente.

DE VITO. Io non lo ricordo. Però era l’ora in cui lui andava a riposare. Lui andava a riposare quando la situazione al bar era tranquilla. Non c’era un orario preciso.

SCURRIA (FdI). Presidente, su questo punto volevo chiedere una precisazione al signor Calì. Signor Calì, lei ci ha detto, la volta scorsa, che Mirella era passata due volte al bar, dando anche un orario: Mirella era passata una prima volta all’uscita di scuola, alle 13,15. Oggi, invece, ci dice che è passata solo alle 14,00.

CALÌ. Sì, Mirella, quando finiva la scuola, passava un attimo, salutava Sonia e se ne andava.

SCURRIA (FdI). Stiamo parlando di quel giorno preciso. Presidente, immagino ci sia un verbale.

CALÌ. Questo non c’entra con il fatto che io l’abbia vista due volte. Lei veniva sempre a quell’orario.

SCURRIA (FdI). Il Presidente ha chiesto a tutti e due: quante volte è passata quel giorno Mirella al bar? Lei oggi ci ha detto che è passata alle 14,00 circa. La volta scorsa lei ci ha detto che Mirella era passata due volte al bar quel giorno. Diversamente dalla routine, quel giorno era passata due volte al bar, e lei ha identificato un orario tra le 13,15 e le 13,30, appena uscita da scuola. A fronte di queste due diverse affermazioni, le richiedo: quante volte è passata Mirella? Ci può anche dire che non se lo ricorda. Però, sono due affermazioni contraddittorie.

CALÌ. Ho detto alle 14 perché lì è venuta e si è fermata. Il fatto che sia venuta a salutare e poi se ne sia andata a me non sembrava una cosa importante. Se una passa, saluta e se ne va, non è una cosa da riportare.

PRESIDENTE. Se è accaduto rispetto a una persona sparita da 42 anni, allora sì, bisogna dirlo.

CALÌ. Ma il passaggio più importante è stato alle 14, quando si è fermata.

SCURRIA (FdI). Quindi, una volta è venuta solo a salutare e poi, alle 14, si è fermata.

GRIMALDI (AVS). Presidente, solo ai fini della verbalizzazione, chiedo nuovamente quante volte e dove si sono incontrate effettivamente Sonia De Vito e Mirella Gregori. Intanto il luogo dove si sono salutate la prima volta, anche per ricostruire, cronologicamente, anche nel primo scambio di saluti, quanto è durato e soprattutto qual è l’esito di quell’incontro nella toilette. Perché, come potrà immaginare, il problema dell’orario, delle 14 o delle15,30, fa la differenza anche sulla presenza del padre o no. Quindi, signor Calì, può dire di nuovo queste cose a verbale consequenzialmente?

CALÌ. Ripeto quello che ho già detto: alle 14, quando è arrivata Mirella, il padre era già andato via. Aveva detto queste cose e se n’è andato a riposare alle 14, come faceva sempre. Mirella entra alle 14. Io stavo lavorando. Con la coda dell’occhio ho visto lei con Sonia, ma era una cosa del tutto regolare. Io servivo i clienti, non è che stavo fermo a guardare. Poi, di tutto quello che si sono dette, io non le posso dire niente, appunto perché stavo lavorando. Quando l’ho vista ero al telefono.

GRIMALDI (AVS). Questo a che ora?

CALÌ. Intorno alle 15,00.

GRIMALDI (AVS). Quindi era passata un’ora? È entrata alle 14 ed è uscita alle 15.

CALÌ. Non lo so. Quando è uscita io stavo al telefono.

GRIMALDI (AVS). Se è uscita alle 15, adesso scopriamo che era passata un’ora. E lei si ricorda quanto è durato l’incontro e dove si è svolto?

CALÌ. In bagno, come ho detto, ci sono state un quarto d’ora. Quando è passata a salutare, appena uscita da scuola, circa tre minuti. Poi è uscita ed è andata verso Porta Pia.

GRIMALDI (AVS). Ma si rende conto che, fra una cosa e l’altra, c’è un buco di tre quarti d’ora? Se ora lei ci dice che potrebbe essere sbagliato anche l’orario delle 14, che è più simile a quello delle 15, allora non è solo mezz’ora. Questo è fondamentale, perché, se lei ci dice che è proprio sicuro delle 14 ed è proprio sicuro che la telefonata sia stata alle 15, uno può anche dire che le 14 sono le 14,30 e le 15 sono le 15,30, però è sempre un’ora di tempo. Lei lo ha ridetto a verbale, mentre è sicuro che, più o meno, l’incontro è durato un quarto d’ora.

CALÌ. Ma come faccio a ricordare l’orario preciso?

GRIMALDI (AVS). Ma il punto non è tanto l’orario preciso, quanto il fatto che non si capisce cosa sia successo in quei tre quarti d’ora. Pongo la stessa domanda alla signora Sonia De Vito. Quante volte vi siete incontrate quel giorno, a che ora e dove?

DE VITO. Io ho detto che lei è passata quando era tornata da scuola. Sinceramente, mi sfugge l’ora, soprattutto se è venuta solo per un momento. Magari ha visto che c’era gente e non si è fermata, come succedeva spesso. Se c’era gente non si fermava, salutava e basta.

L’orario esatto di quando è tornata nel pomeriggio non lo ricordo, però mi ricordo che era tranquillo, che c’eravamo solo noi: non sono sicura di mio padre, ma di sicuro lui non m’ha detto niente. E io ero in bagno. Non siamo andate in bagno. Io ero in bagno.

PRESIDENTE. Quindi Mirella l’ha raggiunta?

DE VITO. Sì. Lì lei mi disse che le aveva citofonato Alessandro. Io non ricordo che lei mi abbia detto Alessandro De Luca, ma io ho capito Alessandro De Luca, perché è l’unico Alessandro che conoscevamo. Non c’erano altri Alessandro, per cui per me era lui. Mi ha detto che Alessandro le aveva citofonato per chiederle se potevano vedersi. Loro poi sarebbero andati a suonare la chitarra a Villa Torlonia. Io allora le ho detto: ma dove vai? Perché lei aveva già un appuntamento con i suoi amici. Lei mi ha detto: ma io vado solo per un saluto. Vado solo a salutare. Lei questo disse, per cui doveva essere una cosa abbastanza rapida.

PRESIDENTE. E non le chiese di andare con lei?

DE VITO. Assolutamente no. Probabilmente sapeva che non sarei potuta andare, ma comunque non me lo chiese.

GRIMALDI (AVS). Presidente, vedevo il signor Calì scuotere la testa sulla versione del bagno. Lei, signor Calì, questa ricostruzione che è appena stata data non la condivide? Non collima con la sua? Secondo sua memoria, quando Mirella è entrata, Sonia non era già in bagno e non è lì che si sono incontrate?

CALÌ. Io ricordo che ho detto: non state troppo al bagno, perché c’è gente che sta mangiando, magari qualcuno deve andare al bagno.

GRIMALDI (AVS). Se questo l’ha detto a loro mentre si avvicinavano, allora la signora De Vito non poteva essere già in bagno: sennò l’avrebbe detto solo a Mirella.

CALÌ. Sì e questa cosa l’ho detta già 40 anni fa.

PRESIDENTE. Ce la spieghi più precisamente.

CALÌ. Prima che entrassero in bagno, io ho detto loro di non lasciare il bagno chiuso.

PRESIDENTE. Quindi sono entrate insieme?

CALÌ. Sì.

PRESIDENTE. E qui c’è una diversità fondamentale.

CALÌ. La diversità la state trovando qui. Ma quello che è scritto da 40 anni non l’avete letto?

PRESIDENTE. Sì, ma se siamo ancora qua c’è un motivo.

GRIMALDI (AVS). Signor Calì, come vede sono due ricostruzioni diverse. Però, questa cosa lei la ricorda bene.

CALÌ. Mi avete chiesto questo e io ho risposto le stesse cose di 40 anni fa, perché su quella cosa io non posso modificare la risposta.

IAIA (FDI). In pratica, la signora De Vito e Mirella si sono incontrate all’ingresso del bar e poi sono andate insieme in bagno, giusto?

CALÌ. Sì.

PRESIDENTE. Do lettura del verbale del signor Calì del 1986. Il signor Calì, come sapete, fu sentito solo dopo tre anni dalla vicenda. Alla domanda se aveva visto Mirella il giorno della scomparsa così risponde: sì, ho visto Mirella proprio nel bar di via Nomentana nel primo pomeriggio del giorno in questione, all’incirca verso le 14,15, se mal non ricordo. Qui si è fermata per circa mezz’ora a parlare con Sonia De Vito. Ricordo bene che il colloquio si è svolto mentre Sonia stava al di là del bancone rispetto a chi entra, dato che stava lavorando, e Mirella di qua. Ricordo bene che in quella circostanza Mirella indossava un maglione grigio e un paio di pantaloni neri. Al momento di uscire dal bar, Mirella mi ha dato una piccola pacca sulla spalla, dicendomi ciao. È stata l’ultima volta che l’ho vista.

Effettivamente, lei dice che ha detto sempre le stesse cose ed invece no. Nella prima occasione, dell’incontro in bagno non parlò. Nel verbale che ho letto adesso, ha detto che l’aveva vista e che avevano parlato davanti al bancone.

CALÌ. Questo dopo, nel momento in cui usciva. Ha parlato due minuti e se n’è andata a destra verso Porta Pia.

SCURRIA (FdI). Sempre su questa vicenda del bagno, lei ci ha confermato che loro due erano andate in bagno, dove Mirella avrebbe indossato una maglietta che le aveva dato Sonia. E lei dice che la signora De Vito questa circostanza l’ha anche confermata quando si parlava della scomparsa di Mirella.

In bagno lei è convinto che fossero in due, mentre la signora De Vito oggi dice che così non è. E dice anche che Mirella sarebbe andata al bagno a truccarsi, probabilmente aiutata dalla signora De Vito. Lei conferma questa versione?

CALÌ. Del maglione l’ho saputo quando l’ha detto al padre. Lei disse: mannaggia, le ho prestato anche il maglione. Dopo che è scomparsa, infatti, è uscita questa storia del maglione. Io non lo sapevo che era il suo. L’ho saputo perché l’ha detto lei. Come facevo a sapere che era di Sonia?

PRESIDENTE. Questo maglione glielo avrebbe prestato quando è venuta al bar quel giorno?

CALÌ. Non glielo posso confermare, nel senso che non lo ricordo. So che aveva questo maglione per quel motivo che ho detto, altrimenti neanche lo sapevo. So che era il suo solo perché lei ha detto che gliel’aveva prestato.

SCURRIA (FdI). E Mirella è andata in bagno a truccarsi con Sonia?

CALÌ. Sì. Quando è uscita, l’ho vista truccata. Ma per me era tutto normale, io non ci facevo neanche molto caso allora. Poi, dopo sono successe quelle cose e allora uno si fa un’idea.

SCURRIA (FdI). Questo è chiaro. Siccome la signora De Vito dice che invece è andata da sola in bagno e che tutto questo non sarebbe accaduto, visto che è qui, sentiamo anche cosa ha da dire lei su questo aspetto.

DE VITO. Io ero in bagno. Di quello che lui ha detto: mi raccomando, il bagno serve per i clienti, di questo assolutamente non ho memoria. Anche perché io in bagno sono entrata da sola e lui non mi ha detto nulla. Non so quanto tempo sia passato e poi ha bussato Mirella. E non si è truccata in bagno. Lei era già truccata.

Il maglione era un maglione grigio, forse aveva qualche filo argento. Penso di averglielo dato in occasione dell’inaugurazione del locale dei genitori e poi era rimasto a lei.

PRESIDENTE. Quindi il giorno prima?

DE VITO. Il giorno prima o due giorni prima. Io non ho detto: mannaggia le ho dato il maglione. Era normalissimo per me darle quello che le poteva servire. Per me era normalissimo, quindi non ho sottolineato la cosa.

ASCARI (M5S). Presidente, se è possibile, vorrei ricordare le parole che sono state dette dal signor Calì nel corso della sua audizione. Egli ha detto: ricordo un altro particolare. Il padre disse a Sonia: tu dove devi andare? Giuseppe alle 16 deve staccare per riposarsi e tua madre deve stare qui. Questo perché, anche se la tavola calda era chiusa, se veniva qualcuno a qualsiasi ora andava servito. Tu devi stare ai caffè, altrimenti chi c’è? Anche il padre, infatti, doveva andare a riposare e alle 14,30 se ne andava.

Calì dice: il padre le disse: ma dove vai? Io ho detto le 15, ma potevano anche essere le 14,30. C’era gente alla tavola calda, perciò io dovevo ancora servire. Quel particolare mi ha colpito. Il fatto che lui ha insistito dicendo: dove vai? No, tu non vai da nessuna parte. Il Presidente le chiede: questo riferito a Sonia? E il signor Calì dice: sì, ho pensato che dovessero andare “entrambe” a questo appuntamento. Entrambe, ci tengo a ribadirlo, perché questo lo aveva puntualizzato.

E prosegue: solo che Sonia non si è potuta spostare e, nel frattempo, tra il bagno e quel momento, Sonia aveva detto: vai tu. Io ho visto la faccia di Mirella diversa da prima. Non si aspettava di dover andare da sola all’appuntamento.

Ancora il signor Calì dice, sempre in Commissione d’inchiesta: secondo me Mirella ci è rimasta un po’ male, perché credo che dovessero andare tutte e due a questo appuntamento. Solamente che poi Sonia non poteva andare. Poi, sempre collegando questo “entrambe” all’appuntamento, il signor Calì dice: io Mirella l’ho vista preoccupata. So che dovevano andare tutte e due. Questa è la quarta volta che lei dice che dovevano andare tutte e due a quell’appuntamento.

L’ho saputo perché, prima che il padre andasse via alle 14, aveva detto alla figlia: guarda che Giuseppe deve andare a riposare. Tua mamma sta sola. Io vado a riposare: dove vai tu? Evidentemente, lei doveva andare con Mirella, ma non l’ha potuto fare, perché il padre le aveva detto: stai qui e non ti muovere. Questo perché io dovevo andare a riposare e non potevo restare al bar. Lei è rimasta per quello. Per me, infatti, dovevano andare tutte e due. È la quinta volta che viene detto che all’appuntamento dovevano andare tutte e due. Per cinque volte è stato ripetuto.

Presidente, è lei che a questo punto dice: quindi lei ha sentito personalmente il padre di Sonia che diceva: dove vai tu? E il signor Calì dice: sì, questo particolare lo posso confermare perché il padre ha detto: Giuseppe se ne deve andare.

Sempre nella seduta del 6 marzo, Presidente, lei chiede al Calì: perché prima ha detto che Mirella le sembrava preoccupata? Era come voler dire a Sonia: mi stai mandando da sola? Signor Calì, lei dice: perché nel frattempo, prima che il padre andasse via, le disse: Sonia, tu devi stare qua, devi rimanere qui. Sonia doveva andare con Mirella: sesta volta che viene ripetuto.

Presidente, lei chiede: Mirella le sembrava preoccupata di questo fatto? Il signor Calì ribadisce ancora: sì, quando è andata via c’era rimasta male. Evidentemente sapeva che dovevano andare insieme: ribadito per la settima volta. Poi Sonia le ha detto: vai tu. Su questo punto, signor Calì, vogliamo avere una conferma. Lei dice, in Commissione d’inchiesta, che Sonia avrebbe detto a Mirella: vai tu all’appuntamento.

CALÌ. No. È stato aggiunto questo.

PRESIDENTE. Signor Calì, qui nessuno aggiunge niente.

CALÌ. Se dico che doveva andare è sempre perché il padre ha detto quella cosa. Io mi sono fatto la domanda, come per dire: si vede che dovevano andare insieme. Io vi avevo detto così.

ASCARI (M5S). Ma infatti stiamo leggendo questo.

CALÌ. Ma è una frase. Lei me la sta leggendo un sacco di volte. Non c’è bisogno.

ASCARI (M5S). Ma è quello che ha detto.

PRESIDENTE. La collega sta leggendo il verbale.

ASCARI (M5S). Non si preoccupi, signor Calì. Queste sono cose che lei ha detto in Commissione d’inchiesta. Giustamente lei ha detto quello che ricordava. È un dovere. Siamo in una Commissione d’inchiesta.

CALÌ. Ma che lei abbia detto a Mirella: vacci tu, quello non l’ho detto, perché non lo potevo sentire. Io stavo da una parte e loro stavano da un’altra. Hanno parlato per due minuti e io non lo potevo sapere.

PRESIDENTE. Lei l’ha detto come sua deduzione.

CALÌ. Ma certo. Il padre le ha detto: tu non puoi andare da nessuna parte. Ed io avrò capito che ci doveva andare pure lei. Perché se il padre ha detto così, vuol dire che dovevano andare insieme. Ma io non è che andavo a pensare che avevano un appuntamento, perché normalmente loro uscivano insieme. Non potevo sapere dove andavano, anche perché a me non interessava niente. Mi ero solo fatto questa domanda e mi era sembrato che doveva andarci pure Sonia.

Il motivo era questo. Ho pensato che dovevano andare insieme perché il padre ha detto: tu non vai e stai qua. Ciò vuol dire che non poteva uscire con Mirella.

ASCARI (M5S). È chiaro. Per continuare, perché questo punto è fondamentale, io mi riporto nuovamente al verbale. Lei, signor Calì, così dice: quando è entrata nel bagno si sono cambiate. Anzi no, non si sono cambiate. Lei era allegra. Poi, quando è uscita dal bagno, quando mi ha dato una pacca sulla spalla, non l’ho vista tanto allegra. Ma più arrabbiata o più spaventata e preoccupata? Questo lo chiede lei, Presidente. Calì dice: un po’ preoccupata, quello sì. Ha fatto una faccia un po’ strana. Era differente.

Tornando a tanti anni fa e focalizzandosi su questo appuntamento, le chiedo, signora Sonia, se riesce a ricordare che Mirella le abbia parlato di questo appuntamento. Alla luce di quello che abbiamo letto, di quello che ha dichiarato il signor Calì, lei ha un supplemento di memoria? Mirella era la sua migliore amica.

DE VITO. Era la mia amica. La mia unica amica.

ASCARI (M5S). Ecco, allora ci può dire se le ha parlato di questo appuntamento? Era già venuta truccata? Era un’abitudine questa di andare in bagno? Ci può chiarire questo aspetto? Perché questo è un punto fondamentale.

DE VITO. Di solito non la vedevo truccata.

ASCARI (M5S). Ma di questo appuntamento lei era a conoscenza?

DE VITO. Ne sono venuta a conoscenza quando me l’ha detto. Io non sapevo nulla dell’appuntamento. Lei me l’ha detto in bagno. In bagno mi ha detto: indovina chi ha citofonato? Alessandro. Lei era sorpresa e stupita che Alessandro le avesse citofonato.

ASCARI (M5S). Ma lei doveva andare con Mirella a questo appuntamento?

DE VITO. Assolutamente no. Assolutamente no.

PRESIDENTE. Quindi, lei nega la veridicità sia di quanto ha dichiarato poco fa sia del verbale del signor Calì?

DE VITO. Assolutamente. Io non dovevo andare da nessuna parte. Io dovevo stare dietro il banco, perché dovevo sostituire mia madre. E mio padre non mi ha detto nulla. Anche perché come faceva a dirmi questa frase alle 13,30? Mio padre non mi ha detto nulla. Sapevo bene quello che dovevo fare e l’ho fatto.

ASCARI (M5S). Che lei sappia, dalle confidenze fatte da Mirella, questo appuntamento era concordato?

DE VITO. Ma come faceva ad essere concordato? Lo avranno concordato in quel momento al citofono. Non lo so. Lei questo mi ha detto.

ASCARI (M5S). Quindi era un appuntamento al buio? Cerchiamo di chiarire bene questo punto.

DE VITO. So che qualcuno le ha citofonato. Almeno lei questo mi ha detto. Poi non posso dire altro. Lei mi ha detto che Alessandro le aveva citofonato.

PRESIDENTE. Ma dando per buono che Alessandro avesse citofonato, perché non l’ha aspettata? Uno citofona ad una persona e questa persona, invece di andare con chi ha citofonato, viene al bar? Forse Alessandro doveva essere lì davanti o in teoria doveva essere con lei? Questo lei non glielo chiese? Non le chiese dove fosse Alessandro? Se stava fuori?

DE VITO. Questa è una cosa che mi sono chiesta, in effetti. Lei andava anche un po’ di fretta. Io le ho detto: ma dove devi andare, che hai già un altro appuntamento? E lei mi ha risposto: vado solo per un saluto. Io me lo sono chiesta, sinceramente. Aveva citofonato, non la poteva aspettare giù per salutarla? Me lo sono chiesto sì, ma non mi sono data una risposta.

ASCARI (M5S). Lei dice che Mirella andava di fretta. Ma quanto tempo siete state in bagno? Cerchiamo di chiarirlo.

DE VITO. Non ho idea di quanto tempo siamo state: può darsi dieci minuti, quindici. Non lo so. Sicuramente qualche minuto è passato, ma io non ho idea.

PRESIDENTE. Avete chiacchierato, dunque. Non è stata cosa di un minuto. Confrontando le dichiarazioni di tutti i soggetti dell’epoca, compreso il signor Calì e compresa lei, possiamo concludere che quindici minuti sono passati.

DE VITO. Può darsi pure che una dozzina di minuti siano passati, ma sinceramente quello che mi viene in mente di importante è stato questo. Per il resto, non ricordo niente di fondamentale.

ASCARI (M5S). Presidente, bisogna insistere per capire questo punto. In dieci o quindici minuti avviene uno scambio di informazioni non da poco. Una persona che ha fretta, ti saluta e va via. Teniamo presente che i quindici minuti sono stati confermati anche dal signor Calì nella scorsa audizione. Quindici minuti sono tanti. Non stiamo parlando di uno scambio veloce di chi ha fretta. Stiamo parlando di due amiche che si chiudono in bagno per quindici minuti.

DE VITO. Io già ero già in bagno.

ASCARI (M5S). Comunque, c’è uno scambio di informazioni. Cerchiamo di ricordare che cosa è stato detto. Stiamo parlando di un incontro tra amiche, di uno scambio di informazioni che è ben più ampio dei pochi scarni saluti che lei sta dicendo. Cerchiamo davvero di chiarirci e di capire. Avete parlato di che cosa?

DE VITO. Come vi ho già detto, non ricordo niente di fondamentale, di così importante. Lei deve pensare che per me quello era un giorno normalissimo. Forse io non ho prestato attenzione più di tanto, ma Mirella non ha detto niente di preoccupante o di fondamentale. Io non ricordo nulla a parte questa cosa: e questa me la ricordo. Magari le avrò raccontato anche di cose mie. In ogni caso, non ricordo nulla di importantissimo.

ASCARI (M5S). Sì, ma purtroppo quel giorno Mirella scompare, quindi non è un momento qualsiasi. Due anni più tardi, il 10 settembre dell’85, lei ha riferito per la prima volta di aver visto Mirella due volte il giorno della scomparsa: la prima subito dopo l’uscita da scuola e la seconda, appunto, quando avevate parlato in bagno. Questo punto è proprio da approfondire.

DE VITO. Può essere, adesso magari mi sfugge.

MALPEZZI (PD-IDP). Signora De Vito, ma a lei non è sembrato strano che Mirella le parlasse di questo appuntamento con Alessandro, che voi non vedevate da così tanto tempo, ma che lei avesse furia, fretta o desiderio di andarci?

Voi vi chiudete in bagno oppure Mirella la raggiunge in bagno; Mirella è già truccata o si trucca in bagno; in mezzo c’è la possibile citofonata di questo Alessandro, che però voi non vedevate da tantissimo tempo.

DE VITO. Io sicuramente.

MALPEZZI (PD-IDP). Da amica, non le è venuto in mente di chiederle perché?

DE VITO. Ma non potevo chiederle: perché ti ha citofonato Alessandro? Non potevo chiederle questo. Certo, ci siamo stupite. Lei mi ha detto: passava perché andava a suonare la chitarra con gli amici e io vado solo per un saluto. Lui con gli amici sarebbero andati a suonare. Lei andava solo a fare un saluto veloce a Porta Pia. Lei mi dice: io li vado a salutare e torno.

MALPEZZI (PD-IDP). Sì, ma lei, di fronte alla sua amica, come ha detto prima “la mia amica”, quindi quasi un pezzo di lei, che le dice: mi ha citofonato Alessandro e vado a fare un saluto veloce, che cosa dice?

DE VITO. Io le rispondo: che ci vai a fare che hai già appuntamento con il fidanzato e gli amici di Centocelle? La risposta è stata: ma io vado soltanto per un saluto, io vado solo a salutarli. Lei era decisa ad andare solo per un saluto.

MALPEZZI (PD-IDP). Ma la sua reazione da amica? Perché andava a salutare uno che non vedeva da due anni, che magari l’avrebbe potuta aspettare al bar, dove tra l’altro c’era un’altra compagna di classe?

DE VITO. Noi a questo abbiamo pensato dopo. Sicuramente io dopo ci ho pensato, ma in quel momento mi è venuto solo di dirle: che ci vai a fare? Questo le ho detto: che ci vai a fare?

MALPEZZI (PD-IDP). Quindi era preoccupata?

DE VITO. Non ero preoccupata. Ho detto: che ci vai a fare perché vedevo che aveva un po’ premura. Aveva un altro appuntamento, doveva arrivare a Centocelle. Mi è venuto spontaneo dirle: che ci vai a fare? È finita là.

PARRINI (PD-IDP). Ma perché lei lo riteneva un incontro rischioso? Dal tono con cui lei riproduce le parole dette all’epoca, voleva metterla in guardia?

DE VITO. Io ho detto: che ci vai a fare, perché lei aveva già un altro appuntamento a Centocelle, con il fidanzato e gli altri amici, e forse era leggermente anche in ritardo.

PARRINI (PD-IDP). Quindi, il suo “che ci vai a fare” era motivato solo dalla paura di un ritardo?

DE VITO. Era solo per dire: devi già andare da un’altra parte. Questo era il mio pensiero.

PRESIDENTE. Come a sottolineare che aveva già altri impegni.

DE VITO. Era il mio pensiero, evidentemente non era il suo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signora De Vito, signor Calì, io faccio delle domande che riguardano prettamente l’organizzazione dei lavori al bar, nel tentativo di comprendere come si svolgevano i turni e cercare in questo modo, se fosse possibile, di dare un ordine cronologico a quella giornata.

Partendo dal quadro generale, quindi da quello che accadeva normalmente all’interno del bar, farò domande che sono state già fatte al signor Calì nella sua audizione. Però, considerando che quel giorno al bar c’eravate tutti e due, anche se facevate orari diversi, in tal modo cerchiamo di mettere un ordine cronologico.

Partendo dal presupposto che quel giorno era un sabato, quindi un giorno particolare in quanto prefestivo, magari rispetto ai normali orari quotidiani potevano esserci dei cambiamenti. Quindi, chiedo prima a lei, signora De Vito, e poi anche al signor Calì: a lavorare nel bar eravate lei, i membri della sua famiglia e, come dipendente, solo il signor Calì. È corretto?

DE VITO. No, c’erano anche i cuochi in cucina.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Sì, ma parlo della parte dove stavano i clienti. Il suo allora fidanzato, attuale marito, Fabio De Rosa, aveva degli orari di supporto a lei o alla sua famiglia? Ancora, riesce gentilmente a dirci se il sabato c’erano delle differenze e come si incrociavano i turni? Uno arrivava un po’ prima o andava via un po’ dopo che arrivasse l’altro per non lasciare scoperto il turno?

Aggiungo un’ulteriore domanda per la signora De Vito: lei non andava a scuola in quel periodo e quindi la sua occupazione principale era quella di aiutare la sua famiglia al bar. Quando arrivava la mattina e quando andava via? E c’erano delle pause?

DE VITO. Io, in genere, arrivavo in tarda mattinata. Rimanevo per pranzo, anche il pomeriggio, fino a una certa ora. Mio marito non lavorava lì. Mio marito veniva quando era libero: in genere, ci vedevamo tardo pomeriggio per uscire poi la sera per qualche ora. Questa era la giornata. La sera, dopo cena, a una certa ora io andavo a casa, nel senso che mio padre mi faceva accompagnare a casa.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Può elencarmi, una ad una, le persone che solitamente si scambiavano i turni al bar?

DE VITO. Eravamo noi, perché il bar era a conduzione familiare.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però, anche per una questione organizzativa di vita familiare, essendo tutti e due i suoi genitori presenti al bar, immagino che ci fosse un’organizzazione interna vostra, con l’aggiunta, per la parte relativa alla clientela, del signor Calì.

Riesce a dirci, nel modo più preciso possibile, dall’apertura la mattina fino alla chiusura notturna, quali erano i turni e chi stava con chi, per non restare da solo all’interno del bar?

DE VITO. Al servizio c’era Calì, che veniva la mattina e il pomeriggio. Gli orari non me li ricordo. Il bar apriva presto, perché mio padre apriva presto, ma non credo che Calì arrivasse presto. La mattina io non andavo mai presto. Io arrivavo sempre tardi, per cui non so a che ora arrivasse lui. Forse alle 10,30.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, suo padre apriva il bar. E rimaneva fino a che ora?

DE VITO. Rimaneva fino al pomeriggio dopo pranzo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E il sabato?

DE VITO. Era questo, più o meno, l’orario. Lui, comunque, doveva riposarsi. Dopo pranzo, quando era finito il servizio del pranzo, lui andava a riposarsi e rimanevamo, in genere, io e mia madre. Andava via verso le 14,30 o le 15. Poi, se c’era ancora gente, magari andava via un po’ più tardi.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Approssimativamente, dunque, andava via verso le 14,30 e le 15.

DE VITO. Più o meno, sì.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quando suo padre andava a casa a riposare, chi veniva a sostituirlo?

DE VITO. C’eravamo io e mia madre il pomeriggio.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E non c’era nessun altro?

DE VITO. No. Anche Calì andava via.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, lei e sua madre, di pomeriggio, dopo le 15 rimanevate sole al bar.

DE VITO. Sì, perché non c’era servizio di ristorazione. Era attivo solo il bar, dunque eravamo io e mia madre.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei e sua mamma rimanevate sole al bar fino a quando non arrivava suo marito, allora fidanzato. Questo verso che ora?

DE VITO. Potevano essere le 18 o le 18,30. Quando si liberava arrivava.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Perché lavorava anche il sabato?

DE VITO. Sì. Lavorava anche il sabato. Suo padre avrebbe lavorato anche durante le feste comandate.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, suo marito lavorava anche il sabato. Ma lavorava tutto il giorno o solo la mattina?

DE VITO. La mattina sicuramente. Noi ci vedevamo nel tardo pomeriggio.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Nel tardo pomeriggio arrivava il suo attuale marito, Fabio De Rosa. Quindi, al bar restavate lei, sua mamma, Fabio De Rosa. A che ora tornavano suo padre e il signor Calì?

DE VITO. Potevano essere le 19,30 o le 20. Allora magari uscivamo noi, quando tornava mio padre.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei, che in quel periodo non andava a scuola, quindi aveva come occupazione aiutare la famiglia al bar, aveva la possibilità di uscire dal bar durante la giornata, se doveva fare qualche commissione o se doveva incontrare qualcuno?

DE VITO. Se avevo delle cose da fare, sì.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). In quale spazio orario lei poteva uscire dal bar? Se era presente solo sua mamma al bar, lei poteva uscire e lasciarla da sola? Oppure doveva aspettare che arrivasse qualcun altro?

DE VITO. Volendo, se c’era qualcosa di urgente da fare, magari uscivo un attimo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, aveva un minimo di elasticità.

DE VITO. Sì, non era una caserma. Se serviva qualcosa, uscivo un attimo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Durante il sabato, ad esempio, le capitava, essendo un giorno prefestivo in cui solitamente si è un po’ più liberi, magari di vedere Mirella, di uscire anche solo per fare una passeggiata con lei? Non dico quel giorno, ma in generale.

DE VITO. Da quando ci eravamo fidanzate, noi non ci vedevamo più come prima. Non avevamo più il tempo. Lei aveva altri amici, io mi ero fidanzata, per cui i nostri incontri erano fatti di questi momenti così volanti, perché non avevamo più tempo. Come io ho già detto, noi non abbiamo avuto il tempo di mangiare una pizza. In quell’anno una pizza insieme noi non l’abbiamo mangiata.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Chiedo al signor Calì di rispondere alle stesse domande sui turni al bar.

CALÌ. Io comincio da quando staccavo la notte, perché si facevano fino alle 3 di notte. Eravamo io, la madre e il padre a chiudere. Ovviamente, se staccavo alle 3 di notte, la mattina non arrivavo prima delle 11. Come facevo altrimenti? Perché era sempre quello l’orario. Alle 16 o 16,15 andavo via. Poi, se qualche volta rimanevo un quarto d’ora in più, la sera rientravo un quarto d’ora dopo. Era una sorta d’accordo. La sera, verso le 19,15 o 19,30, riattaccavo fino alle 3 di notte.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Che orari facevano le altre persone presenti? Parlo del signor De Vito e della moglie.

CALÌ. Non lo so, perché alle 19,15, quando io arrivavo, loro già c’erano.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma durante il giorno quali erano gli orari di pausa? Lei andava a riposare ad un certo orario, il signor De Vito andava a riposare un altro orario. Chi rimaneva nel bar?

CALÌ. Sonia e la madre.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Mi dica gli orari dei turni di tutte le persone presenti al bar, perché immagino che il suo orario fosse organizzato in base agli orari delle altre persone, altrimenti il bar sarebbe stato scoperto.

CALÌ. Il bar non era mai scoperto perché, andando noi via alle 3 di notte quando chiudeva, non era mai scoperto.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io le sto chiedendo qual era l’organizzazione del bar, per comprendere chi fosse presente ed in quali orari durante la giornata, dall’orario di pranzo all’orario di cena, all’interno del bar. Vi era una consuetudine per cui potevano rimanere da sole la signora De Vito e la mamma? O invece era consuetudine che fosse sempre presente una persona di sesso maschile al bar, anche per una questione di sicurezza?

CALÌ. Qualche volta veniva Fabio.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). A che ora?

CALÌ. Il pomeriggio, dopo che andavo via io. Sempre di pomeriggio, perché la sera non c’era bisogno, dal momento che c’ero io, con la madre e con il padre. Quindi, non c’era bisogno.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei sta dunque dicendo che il signor De Rosa veniva ad aiutare al bar durante il pomeriggio. Verso che ora?

CALÌ. Lui veniva un po’ più spesso da quando il padre aveva avuto l’incidente. Poiché lui non poteva venire, a causa della gamba, veniva Fabio a dare una mano. Io però non ricordo quando è successo questo incidente. Penso dopo la scomparsa di Mirella.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io, però, le ho fatto un’altra domanda. Io le ho chiesto se, durante il giorno, quando lei andava a riposare e non era più presente neanche il signor De Vito, vi fosse sempre qualcuno di sesso maschile a supporto della signora De Vito e della mamma. Oppure se ci fossero delle fasce orarie durante le quali erano presenti nel bar solo la signora De Vito e la mamma.

CALÌ. La signora De Vito e la mamma restavano perché l’orario in cui noi andavamo via non c’era grande lavoro. Era un carico di lavoro normale che potevano gestire tutte e due.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però lei ha appena detto che durante il pomeriggio arrivava il signor Fabio De Rosa.

CALÌ. Perché mi son ricordato del fatto che il padre aveva avuto un incidente e non poteva stare tanto in piedi. De Rosa veniva per quel motivo, per dare una mano.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però io le parlo dell’organizzazione normale del lavoro.

CALÌ. L’organizzazione normale era che rimanevano lei e la madre.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Da sole, senza uomini?

CALÌ. Sì, perché la tavola calda in quel momento era chiusa. Svolgevano solo il lavoro del bar.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io però ricordo che, alla stessa domanda, fatta durante la sua precedente audizione, lei ha detto che solitamente le due donne non venivano mai lasciate da sole al bar e che c’era sempre una persona di sesso maschile presente per una questione di sicurezza.

CALÌ. Io parlavo del fatto che venivano spesso camerieri di altri locali. Stavano al bar a farsi compagnia. Era tutta gente che conoscevamo, che lavorava nei bar e nei ristoranti lì intorno. Il pomeriggio si mettevano lì.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signor Calì, mi scusi, però io le sto facendo una domanda precisa. C’erano dei turni, lei lavorava al bar, qui abbiamo presente la figlia dei titolari del bar. Io chiedo di avere una risposta definitiva sul fatto che questi turni fossero calcolati per fare in modo che ci fosse sempre una persona di sesso maschile all’interno del bar per motivi di sicurezza.

CALÌ. Per motivi di sicurezza no. Qualche volta veniva anche Fabio. Quando era libero veniva, stava lì e nel frattempo dava una mano. Però non c’era un criterio fisso per cui ci doveva stare per forza un uomo. Perlomeno il pomeriggio, era un bar tranquillo.

MARCHETTI (LEGA). Presidente, è un confronto interessante, perché sembra che i due auditi stiano ripetendo qualcosa raccontato loro quarant’anni fa cercando di ricordare esattamente cosa è stato loro detto. Non sembra una cosa che avete vissuto in prima persona. Vorrei concentrarmi su una questione che secondo me è la più interessante, almeno dal mio punto di vista.

Un agente del SISDE riferisce di aver casualmente ascoltato, il 26 ottobre 1983, alle ore 15,30, una conversazione nel bar “Da Baffo” tra Sonia De Vito ed una sua coetanea, probabilmente la commessa di un negozio vicino, verosimilmente la profumeria accanto, come poi ha confermato anche il signor Calì. Le frasi che le vengono attribuite, registrate, sono: certo, lui ci conosceva, contrariamente a noi che non lo conoscevamo, quindi poteva fare quello che voleva. Ancora: come ha preso Mirella, poteva prendere anche me, visto che andavamo insieme. Dicono tanto di Emanuela Orlandi, ma hai visto come sono ridotti il padre e la madre di Mirella?

Queste sono le frasi che un agente attendibile dei servizi segreti riporterà più o meno due giorni dopo averle sentite da lei al bar e che aprono uno scenario che, di fatto, smentisce profondamente quanto ha detto fino ad oggi: non so, non ricordo, non ho idea. Qui sembra che lei avesse chiaramente idea di cosa fosse successo, di chi fosse questa persona che, presumibilmente, poteva prendere anche lei o le sue amiche.

Quindi, sembra che lei sia a conoscenza di quello che è accaduto se, evidentemente, dice: sarebbe potuto succedere anche a noi. Queste sono cose su cui una spiegazione chiara e netta lei dovrebbe darla.

DE VITO. L’ho data la volta scorsa.

MARCHETTI (LEGA). Ce la ridia, cortesemente, perché è importante.

DE VITO. Come vi spiegai la volta scorsa, parliamo di circa un anno prima che Mirella scomparisse. Io dovevo uscire per una commissione. C’era questo presunto cliente, seduto fuori sulla destra quando si esce dal bar. Io stavo uscendo. Lui mi chiama per nome e mi dice: Sonia, ma dove vai? Ti potrebbero rapire. Butta questa frase lì, così.

PRESIDENTE. Specifico che questo racconto si riferisce ad un anno prima. Quindi, non sarebbe la scena riportata nell’appunto del SISDE. Se ho capito bene, questo episodio potrebbe essere la motivazione di quello che poi lei sarebbe andata a dire.

DE VITO. Questo è legato alla mia risposta. Per questo io ho risposto così. È stato un mio pensiero. Magari ho sbagliato a pensare male, però io ho pensato questo.

PRESIDENTE. Lei ha pensato che l’episodio di un anno prima poteva essere ricollegato a questo. Poi con chi ne ha parlato?

DE VITO. Io non ne ho parlato con nessuno, perché nessuno me lo ha chiesto.

PRESIDENTE. Però la domanda fa riferimento a un appunto preso da persona qualificata e la vedrebbe impegnata in un colloquio con una commessa. Lei però ci dica questo, che è molto importante. Lì c’erano e ci sono molti negozi: lei con chi ha parlato? Ci faccia anche più nomi, se vuole.

Con chi aveva un po’ più confidenza, anche semplicemente perché magari passava al bar o perché, viceversa, lei andava a comprare una cosa in quel negozio? Parlo di commesse giovani, più o meno della sua età.

DE VITO. Le ragazze che lavoravano al negozio di abbigliamento accanto al bar venivano sempre.

PRESIDENTE. Che negozio era?

DE VITO. Era un negozio di abbigliamento che si chiamava “Clamar”. Le commesse venivano sempre a prendere il caffè. C’era quel minimo di confidenza per cui potrei aver riferito questo pensiero. Ma per il resto, nessuno mi ha chiesto nulla.

PRESIDENTE. Ricorda nome o cognome di queste ragazze?

DE VITO. I cognomi non li so. C’erano Anna e Demetria, ma i cognomi non li so.

PRESIDENTE. Quindi sarebbe credibile che, dopo cinque mesi dal fatto di Mirella, lei, parlando con una persona, ricollegasse la sparizione di Mirella alla persona che aveva visto un anno prima?

DE VITO. Siccome mi è stato chiesto di riflettere anche su cose che possono sembrare stupide, su qualsiasi fatto, io ci ho pensato, ma non avevo nulla da riferire riguardo Mirella. Allora ho pensato a cose che a me sembravano strane. Come vi ho riferito la volta scorsa, c’era stato il fatto di quattro anni prima con questa persona, dove io mi ero allarmata e spaventata. Invece in questo caso no, non vi ho dato proprio nessun peso. Quella era una battuta, un complimento. Io l’ho letta così. Poi, certo, ci ho pensato e un dubbio mi è venuto, alla luce poi di quanto era successo, ma non nell’immediato.

MARCHETTI (LEGA). Quindi, quando lei dice: lui poteva fare quello che voleva, poteva prendere anche me, a chi si riferiva esattamente?

DE VITO. A chiunque. Io non ho certezze. Io non posso parlare se non ho certezze. Però, un dubbio mi è venuto ed è legittimo che mi venisse.

CAMPIONE (FdI). Signora De Vito, mi pare che nel testo che le ha letto il collega poco fa lei dica: ci dovevo andare anch’io. Se è corretto, questo sarebbe in contrasto con quello che lei ci ha riferito poco fa.

DE VITO. Dovevo andarci nel senso che magari potevamo stare insieme.

CAMPIONE (FdI). Non nel senso che doveva andare all’appuntamento.

DE VITO. No, assolutamente!

CAMPIONE (FdI). Ma questo va in contrasto con quello che ci aveva detto poco fa. Lei doveva andare con Mirella oppure no?

DE VITO. No.

CAMPIONE (FdI). Però, nella registrazione lei dice il contrario.

DE VITO. Le ultime due frasi non sono esatte. Io non ho mai detto quelle cose. Ad esempio, come si sono ridotti i genitori di Mirella: io non ho mai detto questa frase. Proprio non mi risulta. Può darsi che sia stata captata male, ma non ho mai detto questa frase.

MORGANTE (FDI). Presidente, rivolgo due domande a entrambi gli auditi. La prima è per cercare di capire quali fossero i rapporti tra le due famiglie, cioè la famiglia De Vito e la famiglia Gregori. Qual era la frequentazione, se c’era un rapporto di amicizia, dove vi vedevate? La stessa domanda la rivolgo poi al signor Calì.

DE VITO. I rapporti erano cordiali, normali. Non ci frequentavamo tra famiglie, anche perché loro erano liberi di domenica e noi eravamo liberi di lunedì. Però, quando c’era l’occasione di una festa o di un compleanno, ci vedevamo, nel senso che Mirella veniva sempre, le ultime volte con Antonietta e Filippo. Ci vedevamo quando c’era un’occasione, ma tra famiglie no, perché avevamo giorni di riposo diversi.

MORGANTE (FDI). Il signor Calì conferma?

CALÌ. Sì. Io avevo amicizia con il padre e la madre di Mirella. Una volta sono andato in vacanza con loro, nel 1981. Quanto ai rapporti tra le due famiglie, confermo quanto ha detto Sonia.

MORGANTE (FDI). E dopo la scomparsa di Mirella il rapporto è rimasto costante o è cambiato?

DE VITO. Assolutamente, certo che è cambiato. Il sabato erano venute la mamma e Antonietta al bar. La domenica mattina, siccome non avevamo notizie, io vado a casa di Mirella per cercare di sapere qualcosa. La sorella era appoggiata sul tavolo della cucina. Io arrivo e lei mi dice così: che ci hai portato Mirella? Io sono rimasta malissimo quando ha detto questa cosa. Non ricordo che cosa le ho risposto. Sono rimasta senza parole, forse, e me ne sono andata a casa.

Quando sono scesa, mio padre mi ha chiesto ed io ho detto quello che mi aveva detto la sorella. Ricordo ancora l’espressione del suo viso. Lui rimase malissimo. Io da allora non ho più messo piede in quella casa: mai più.

MORGANTE (FDI). Signor Calì, conferma che il rapporto tra le due famiglie, dopo la scomparsa, si è incrinato? Perché, secondo lei? Aveva fatto questo passaggio anche nella precedente audizione dell’11 luglio.

CALÌ. Io non sapevo di questo che adesso lei ha raccontato. Non lo sapevo perché non ho mai chiesto. Poi ci siamo visti con i Gregori. La madre e il padre stavano proprio male e io non sono andato a trovarli subito. A parte il fatto che lavoravo, mi è sembrato che la mia presenza potesse causare disagio, con il fatto che lavoravo lì.

MORGANTE (FDI). La seconda domanda la pongo rileggendo un pezzo del verbale, sempre con riferimento all’audizione dell’11 luglio del signor Calì, riguardo la presunta richiesta di non collaborazione da parte del padre della signora De Vito, Cosimo De Vito. La richiesta, rivolta sia alla figlia Sonia che a De Rosa e Calì, era di non essere collaborativi con gli organi inquirenti. Procedo alla lettura del verbale, per non incorrere in errori. Il padre di Sonia, secondo quanto riferito dal signor Calì, disse: ora questi cominceranno a chiamarci. Ti chiameranno anche a te, mi disse. Io risposi, va bene, è logico, siamo amici. Sul diario ci sarà scritto pure l’indirizzo dove abito, visto che abitavo anche vicino. Lui disse: va bene. Se vai lì, quando ti interrogano non cominciare a dire tutto. Racconta quello che è successo in quell’attimo. Lui disse di non dire niente. Lui ha parlato con Fabio e Sonia, io stavo non proprio vicino, stavo lì, facevo segno con la testa, come a dire va bene. Non vorrei che lui l’avesse fatto per far sentire a tutti insieme. Poi sono andato a deporre e ho fatto quello che ritenevo giusto. Chiedo un commento in merito sia alla signora De Vito che al signor Calì.

DE VITO. Non mi risulta questa cosa, assolutamente.

MORGANTE (FDI). Quindi, suo padre non ha detto questa frase?

DE VITO. Io non ricordo assolutamente una cosa del genere. Mio padre non credo si sarebbe mai permesso di dire una cosa del genere. Non credo proprio.

MORGANTE (FDI). Signor Calì, lei conferma quello che ha detto la scorsa volta?

CALÌ. Io ho sentito così. Però, poi ho detto quello che mi sono sentito di dire. Ho detto le stesse cose che ho detto anche adesso.

MORGANTE (FDI). Quindi, conferma quanto ha detto a noi nell’audizione precedente.

CALÌ. Io non avevo niente da nascondere. Alla fine, non è che mi sono addentrato tanto. Quello che ho visto, che ho sentito e che ho fatto, quello ho detto.

MORASSUT (PD-IDP). Torno agli orari, perché è un punto che non è stato chiarito, almeno per me. Quanti furono i passaggi di Mirella quel pomeriggio al bar e in che orari?

DE VITO. Io ho detto che può essere possibile che sia venuta la mattina: magari è passata un attimo, però mi sfugge questa cosa. Non ne ho memoria. Il pomeriggio, l’orario proprio non lo so. Potevano essere le 14,30 o le 15.

MORASSUT (PD-IDP). Una o due volte è venuta Mirella?

DE VITO. Può darsi che sia venuta due volte, ma io ricordo solo il pomeriggio.

MORASSUT (PD-IDP). Lei, dunque, non ricorda né gli orari né il numero dei passaggi.

DE VITO. Può darsi che sia passata un attimo quando è tornata da scuola, ma sinceramente io non me lo ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Mirella arrivò quando lei era già in bagno. Ma lei l’aspettava o arrivò inaspettatamente?

DE VITO. No, non l’aspettavo. Ma per noi era una cosa normalissima vederci in bagno.

MORASSUT (PD-IDP). Signor Calì, lei cosa ricorda? Ci furono uno o due passaggi e a che ora?

CALÌ. Io ho riferito di quello delle 13 circa, dopo la scuola. L’ho vista da lontano. So che quando finiva la scuola veniva a dare un saluto e se ne andava. Poi è venuta alle 14 o 14,15, ma ora non ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Quindi è passata due volte.

CALÌ. Sì, la prima volta per un saluto, alle 14 o 14,15.

MORASSUT (PD-IDP). Poi è ritornata?

CALÌ. No! L’orario era quello e basta.

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, è venuta una o più volte?

CALÌ. Due volte!

MORASSUT (PD-IDP). È venuta, è andata via e poi è ritornata.

CALÌ. Perché andata via? In che senso?

MORASSUT (PD-IDP). Due volte che vuol dire?

CALÌ. Una volta alle 13,30 per salutare Sonia e poi è venuta alle 14,15 e sono andate al bagno.

MORASSUT (PD-IDP). La prima volta è stata all’una e mezza?

CALÌ. Sì, quando finiva la scuola. Io stavo lavorando, perché c’era gente. Lei è passata un attimo.

MORASSUT (PD-IDP). Quindi è entrata, uscita e poi è entrata una seconda volta. Il signor De Rosa era presente quando arrivò Mirella? A che ora arrivò De Rosa in quel locale, signora De Vito?

DE VITO. Quando vennero la mamma e la sorella di Mirella mio marito non era ancora arrivato. Non so a che ora arrivò.

MORASSUT (PD-IDP). Però venne al locale. A che ora arrivò?

DE VITO. L’orario esatto non lo so. Potevano essere le 19, perché loro due non vennero prestissimo. Lui è arrivato dopo di loro. Questo me lo ricordo con certezza e lo sanno anche loro. Quindi, arrivò il tardo pomeriggio, come faceva sempre.

MORASSUT (PD-IDP). Signor Calì, lei che cosa ricorda della presenza di De Rosa nel bar quel giorno?

CALÌ. Non lo so, mi pare che c’era. Non ricordo adesso, perché io, quando sono arrivato lì, che era successo questo fatto, sono rimasto un po’ senza parole.

MORASSUT (PD-IDP). Ma De Rosa incrociò Mirella quel pomeriggio?

CALÌ. Di preciso non me lo ricordo. Avrò detto magari di sì, ma con certezza non lo so.

MORASSUT (PD-IDP). Lei ha visto De Rosa arrivare nel locale il pomeriggio e incrociare Mirella?

CALÌ. No, ancora non c’era De Rosa.

PRESIDENTE. Verificheremo senz’altro i verbali, ma mi sembra che su questo punto il signor Calì sia coerente con quanto aveva già dichiarato.

CALÌ. Una cosa però la ricordo. Io quando sono sceso ho saputo che Mirella era sparita, perché la madre e la sorella erano venute a domandare al bar.

MORASSUT (PD-IDP). Signora De Vito, se potessimo mostrarle delle foto, lei sarebbe in grado di ricordare l’identità di questo avventore che le fece questa battuta, più o meno?

DE VITO. Forse quello di quattro anni prima.

PRESIDENTE. Ai fini di una maggiore comprensione, la signora De Vito ha raccontato due episodi. Uno risalente ad un anno prima della scomparsa, riferito alla persona seduta al tavolo del bar e un altro, di quattro anni prima, riferito a un’altra persona che l’avrebbe avvicinata.

DE VITO. Sì ed è in quella occasione che mi sono proprio spaventata. Io ricordo la faccia di quella persona, perché era rovinata. Aveva una faccia rovinata e poi ricordo proprio i singoli momenti. Io stavo andando a scuola.

Su via Nomentana c’è un cancello bellissimo, che affaccia in un giardino. All’altezza di questo cancello, lui mi chiama per nome e mi dice che mi deve regalare dei fazzoletti.

PRESIDENTE. Signor Calì, anche alla luce delle sue dichiarazioni, abbiamo verificato e dai verbali risulta che non c’è stata mai chiarezza da parte sua su questo punto. Quindi le chiedo: lo ricorda o non lo ricorda De Rosa quel giorno?

CALÌ. Non me lo ricordo. Le altre volte, quando venivo, lo trovavo, perché dava una mano.

PRESIDENTE. Dico questo perché in un caso non se lo ricordava e in un altro caso se lo ricordava.

MORASSUT (PD-IDP). Presidente, volevo mostrare delle foto alla signora De Vito per capire se qualcuna di queste possa essere fatta risalire alle persone che lei ora ha ricordato. Oppure, e qui la domanda è rivolta anche al signor Calì, se possono essere persone che comunque frequentassero il bar all’epoca.

(Agli auditi viene mostrata una foto ritraente Marco Fassoni Accetti all’epoca dei fatti).

 PRESIDENTE. La signora De Vito dice di non riconoscere questa persona.

CALÌ. Neanche io ho mai visto questa persona.

(Agli auditi viene mostrata la foto di Andrea Sarnataro).

  DE VITO. No, non lo conosco. Non credo di averlo mai visto.

CALÌ. No, non so chi sia.

MORASSUT (PD-IDP). Quando Mirella uscì dal bar, dopo il colloquio nel bagno, andò a destra o a sinistra?

CALÌ. A destra! A destra si andava a Porta Pia, a sinistra a Villa Torlonia.

DE VITO. Lei mi ha detto che andava a Porta Pia, ma io non l’ho vista uscire. Io ero in bagno. Lei andava a Porta Pia per un saluto, quindi suppongo che sia andata a destra.

PRESIDENTE. Quindi non a villa Torlonia?

DE VITO. No!

PRESIDENTE. Perché Antonietta Gregori qui ci ha detto che rimase colpita dal fatto che Mirella le disse che sarebbe andata a suonare la chitarra a villa Torlonia. Non le disse che sarebbe passata solo a Porta Pia per un saluto.

DE VITO. Lei mi disse questo. Io non ho mai detto che lei sarebbe andata a villa Torlonia con gli amici a suonare la chitarra. Io mi permisi di fare un’ipotesi, visto che era sera e lei non era tornata: ma non è che è andata a villa Torlonia? Era una mia supposizione.

MORASSUT (PD-IDP). È stata una sua supposizione. Però prima ha detto che Mirella le aveva detto che forse sarebbe andata a villa Torlonia.

DE VITO. No, non ha detto che forse sarebbe andata. Lei ha detto che andava per un saluto.

MORASSUT (PD-IDP). Mirella non le disse mai: vado per un saluto a suonare la chitarra a villa Torlonia? Di villa Torlonia Mirella non gliene ha proprio parlato?

DE VITO. Lei mi ha detto che Alessandro con i suoi amici sarebbero andati, ma lei andava solo per un saluto.

PRESIDENTE. E solo a Porta Pia. Questo, però, è un particolare che non è mai stato reso noto in questa modalità da parte sua. Comunque, ne prendiamo atto.

MORASSUT (PD-IDP). Le immediate ricerche della famiglia Gregori furono concentrate su villa Torlonia, fino a tarda sera, proprio su sua indicazione. Non è irrilevante questo punto.

DE VITO. Questa è stata una mia ipotesi. Io non ho mai affermato: Mirella è andata a villa Torlonia. Io non l’ho mai detto e non lo potevo dire, perché io ho fatto solo un’ipotesi.

MORASSUT (PD-IDP). Le ricordo che ha fatto un’ipotesi anche a chi della polizia giudiziaria la interrogava nelle prime ore. Chiedo di verificare sui verbali. Se non ricordo male, ci fu anche un confronto tra lei e il signor De Rosa, che è riportato nei verbali, in cui il signor De Rosa sostenne, contraddicendo le sue dichiarazioni: tu hai detto che andava a villa Torlonia.

DE VITO. Non che andava a villa Torlonia. Io ho fatto un’ipotesi. A villa Torlonia sarebbe andato Alessandro con i suoi amici. Io ho fatto un’ipotesi. Forse c’è stato un qui pro quo.

MORASSUT (PD-IDP). Un qui pro quo non irrilevante, perché poi le ricerche si indirizzano da una parte sulla base di una immaginifica supposizione.

DE VITO. Lei mi ha detto che andava per un saluto. Quella di villa Torlonia è stata una mia ipotesi.

MORASSUT (PD-IDP). Però c’è un contraddittorio tra lei e il suo attuale marito. Lei avrebbe potuto anche dire: era una mia supposizione, ma non lo disse. Lei disse: è andata a villa Torlonia, a fronte della dichiarazione fatta da suo marito in un confronto diretto tra voi due.

DE VITO. Questa cosa non me la ricordo. Io ho chiarito con mio marito questo punto. Io ricordo che feci un’ipotesi perché lei aveva parlato di questo posto.

MORASSUT (PD-IDP). Lei capirà che è un punto un po’ controverso, perché le prime ore della ricerca di una persona che scompare sono determinanti. Quindi, averle concentrate in quella direzione non è irrilevante.

DE VITO. Il fatto che lei non fosse tornata mi ha gelata. Io feci solo un’ipotesi, perché lei mi aveva detto che andava a Porta Pia per un saluto.

MORASSUT (PD-IDP). Questa cosa non è convincente, perché Mirella, se disse qualcosa, parlò di via della Croce Rossa. C’era l’ipotesi che l’appuntamento potesse essere fissato a via della Croce Rossa e non a Porta Pia. E Mirella non andò a via della Croce Rossa, perché lo considerava troppo distante. Di villa Torlonia non parlò mai.

PRESIDENTE. Signora De Vito, lei è l’unica persona che ha parlato di villa Torlonia. Il che non vuol dire che Mirella non possa averglielo effettivamente detto.

DE VITO. Su questo fatto di via della Croce Rossa ho un dubbio, nel senso che, se io dissi questa cosa, è perché me lo disse lei. Ricordo che disse che lui con gli amici sarebbero andati a suonare la chitarra a villa Torlonia. Questo io ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Io insisto su questo. Se lei ricorda questo particolare, che non è irrilevante e che fu determinante per le prime ore di ricerca di Mirella, come può non ricordare il contenuto, seppur generico, di una conversazione che dura un quarto d’ora? Lei della conversazione di un quarto d’ora non ricorda nulla, però ricorda il fatto che Mirella le accennò alla possibilità di dover andare a villa Torlonia, cioè in un posto sbagliato, di cui lei con nessun altro parlò. Capisce che è una questione molto particolare per chi ascolta.

DE VITO. Io questo lo dissi alla mamma e alla sorella quando vennero la sera. Questa fu un’ipotesi che feci perché lei mi disse questa cosa. E mi disse che lei andava a Porta Pia.

MORASSUT (PD-IDP). Questo è un fatto che lei ha consolidato nel tempo e che ha detto allora, ma il contenuto della conversazione di un quarto d’ora in bagno lei non lo ricorda, neanche in linea generale.

DE VITO. Io le posso dire che abbiamo parlato magari di cose mie o sue, cose che probabilmente non erano importanti e fondamentali.

MORASSUT (PD-IDP). Ma può confermare, per esempio, il fatto del trucco?

DE VITO. Quando è venuta lei era già truccata. Lei non si è truccata in bagno. Ero io che mi truccavo in bagno, per cui ci restavo a lungo.

MORASSUT (PD-IDP). Signor Calì, lei la vide truccata già all’ingresso nel locale?

CALÌ. No. Quando mi ha salutato all’uscita l’ho vista bella truccata.

MORASSUT (PD-IDP). Questo all’uscita. All’ingresso no?

CALÌ. All’ingresso, ora mi chiede una cosa che non ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Ma lei la vicenda del trucco l’ha sottolineata. Quindi le chiedo se ha visto una differenza nel trucco da quando è entrata a quando è uscita.

CALÌ. Quando l’ho vista uscire dal bagno ho pensato: che bella! Chissà dove deve andare, magari ha un appuntamento.

MORASSUT (PD-IDP). L’ha notato perché quando è entrata non era truccata in quel modo?

CALÌ. Certo.

MORASSUT (PD-IDP). E quindi si deve essere truccata in bagno, tanto che ha ipotizzato che a truccarla potesse essere stata la signora De Vito perché era più capace di truccarla, in quanto un po’ più grande. Anche questo è un aspetto non secondario.

PRESIDENTE. Concordo.

MARCHETTI (LSP-PSd’Az). In pratica, aveva un appuntamento.

GRIMALDI (AVS). Signora De Vito, lei all’epoca portava un orologio?

DE VITO. Non credo.

GRIMALDI (AVS). Presidente, posso chiedere di passare in seduta segreta?

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 15,30)

 (I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 15,38)

 IAIA (FDI). Facciamo un passo indietro sulla presenza di De Rosa. Signora De Vito, conferma che il suo attuale marito arrivò nel tardo pomeriggio, intorno alle 18?

DE VITO. Sì, nel tardo pomeriggio, quando erano già andate via la mamma e la sorella di Mirella.

IAIA (FDI). Signor Calì, lei su questo ha riferito in Commissione che il De Rosa arrivò dieci minuti dopo che Mirella Gregori era andata via. Quindi, parliamo del primo pomeriggio. Io vorrei capire quando arrivò De Rosa.

CALÌ. Il tempo che sono andato via io.

IAIA (FDI). Non può essere il tempo che è andato via lei, perché se non era là non può averlo visto.

CALÌ. Ho detto il tempo che sono andato via io nel senso prima che andassi via io.

IAIA (FDI). Quindi prima delle 16?

CALÌ. No, perché io andavo via sempre più o meno alle 16,15.

IAIA (FDI). All’epoca il De Rosa disse che arrivò alle 15 al bar. Lei ricorda che arrivò intorno alle 16,10, poco prima che lei smontasse.

Sui rapporti con Mirella Gregori, lei, signora De Vito, ha detto: eravamo amiche, però, nell’ultimo anno, visto che io ero fidanzata, i rapporti si sono un po’ allentati.

DE VITO. Lei aveva altri amici, aveva un altro fidanzato.

IAIA (FDI). Quello che io adesso chiedo ad entrambi, ma in particolare alla signora De Vito, è questo. Nell’ultimo anno, fatta eccezione per gli incontri nel bar, è mai capitato che voi usciste insieme la sera, cioè che lei uscisse insieme a Mirella Gregori? Da sole o magari con altri amici, senza suo marito, allora fidanzato?

DE VITO. No, assolutamente no. Mai.

IAIA (FDI). Lei è certa di questo? Mi colpisce un po’ questa risposta, perché all’epoca, nel 1983, Fabio De Rosa riferì che il giorno di chiusura del bar lui non veniva perché si riposava: evidentemente non abitava vicino. E aggiunse che lei usciva insieme a Mirella Gregori nel tardo pomeriggio e alla sera. Questo lo riferì suo marito all’epoca e fu molto preciso.

DE VITO. Noi non avevamo questa abitudine, assolutamente. È capitato che siamo uscite qualche volta per andare a prendere un gelato, ma non siamo mai andate a mangiare una pizza insieme, soprattutto l’ultimo anno.

IAIA (FDI). Questo lo ha riferito De Rosa. Lui è stato molto preciso, dicendo: io andavo tutte le sere al bar, tutti i pomeriggi, quando smontavo da lavoro, però una volta alla settimana io non andavo al bar, rimanevo a casa perché mi riposavo e Sonia usciva – immagino tardo pomeriggio – con Mirella Gregori. Lui è stato preciso.

DE VITO. Ed è verissimo quello che ha detto. Lui in genere il mercoledì non veniva. Probabilmente può darsi che io uscissi con Mirella il mercoledì pomeriggio per andare a prendere un gelato insieme, ma la sera no. La sera stavamo a casa.

IAIA (FDI). Ma questa è una cosa importante, se si tratta di una abitudine. Noi parliamo dell’ultimo anno, l’anno che poi ha condotto alla scomparsa di Mirella Gregori. Da quello che risulta dal verbale dell’83, lei, una volta alla settimana, in maniera quasi abitudinaria, usciva da sola. Immagino che De Rosa nell’83, nell’immediatezza dei fatti, abbia detto la verità.

Questo è un aspetto importante: lei, ogni settimana, nel giorno di chiusura del bar, quindi nella sua unica giornata libera, usciva con Mirella. È un elemento importante.

DE VITO. Le nostre uscite non erano certo la sera. Il pomeriggio poteva essere: per una passeggiata, per un gelato. Andavamo alla cartoleria Lastaria, che ci piaceva tanto.

IAIA (FDI). Quindi, conferma oggi che una volta alla settimana uscivate?

DE VITO. Ma non era una cosa abitudinaria. Il pomeriggio capitava, ma la sera mai.

PRESIDENTE. Il punto è che, in alcune dichiarazioni, lei è sembrata minimizzare il rapporto dell’ultimo periodo con Mirella. Invece non ci risulta che ci fosse questo scadimento.

DE VITO. Non è che io volevo minimizzare. L’affetto era sempre quello, anche se poi avevamo vite diverse, nel senso che comunque eravamo impegnate tutto il giorno.

IAIA (FDI). Però, nell’unico giorno in cui il suo fidanzato non viene, perché evidentemente non abitava proprio nei pressi, quel giorno io, Sonia De Vito, lo dedico alla mia amica, per fare una passeggiata. È una cosa importante, visto che, secondo quello che dice De Rosa, era un’abitudine.

DE VITO. Ma non era un’abitudine.

IAIA (FDI). Però conferma quello che all’epoca disse De Rosa?

DE VITO. Probabilmente può essere successo più di una volta.

IAIA (FDI). Signor Calì, riguardo a questo punto, ho visto che stava sorridendo. Ci dice cosa sa riguardo a questi rapporti, a queste uscite?

CALÌ. Come faccio io a sapere?

IAIA (FDI). Ho visto che oggi ha meno memoria delle altre volte. Le altre volte la vedevo più in forma.

CALÌ. Tanto, se parlo, dicono che non è così.

IAIA (FDI). Signor Calì, noi siamo tutti qui per fare una cosa seria, importante. Questa è una Commissione d’inchiesta che ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria. Noi vi ringraziamo per essere qui, a partire dal Presidente. Noi non stiamo qui perché vogliamo divertirci. Quindi, dobbiamo cercare di capire come stanno le cose.

Lei le altre volte ci ha detto determinate cose. È inutile che oggi dica: io dico una cosa e voi dite no. Non funziona così. Lei ci deve dire quello che ricorda. Poi, se la signora De Vito dice l’opposto, saremo noi a valutare.

CALÌ. Io ho sempre detto che, essendo l’amica, qualche volta uscivano. Io non posso sapere se accadeva tutti i giorni, ma solo quando me ne accorgevo.

IAIA (FDI). Le risulta che una volta alla settimana il De Rosa non venisse?

CALÌ. Questa cosa la dice lei. Io tutte queste cose non potevo saperle. Non è che, perché lavoravo lì, dovevo sapere tutto.

IAIA (FDI). Però c’era un rapporto di strettissima amicizia?

CALÌ. Certo, l’ho sempre detto.

IAIA (FDI). Lei, Calì, ci ha detto in maniera chiara: Mirella Gregori è entrata nel bar e non era truccata. È andata in bagno con Sonia De Vito, è uscita truccata e cambiata anche nell’abbigliamento. Partiamo del trucco: quando è entrata era truccata?

CALÌ. Non ci ho fatto caso.

IAIA (FDI). L’altra volta ci ha detto altre cose però.

CALÌ. Ho detto la stessa cosa, che non era tanto truccata. Quando è uscita dal bagno, sì.

IAIA (FDI). Ci sono i verbali, signor Calì.

CALÌ. Non era truccata. Ho detto che quando è venuta non era truccata. Tanto è vero che la sua collega mi ha detto: lei come ha fatto a sapere da lontano che non era truccata?

IAIA (FDI). E poi quando è uscita era truccata.

CALÌ. Sì, questo l’ho detto.

IAIA (FDI). Invece la signora De Vito cosa dice?

DE VITO. Io ricordo che aveva questo bianco sugli occhi, che a me non è piaciuto. Questo ricordo. Poi, se in bagno si è messa il rossetto, può darsi pure, ma non credo. Io ricordo il bianco sugli occhi che a me non era piaciuto e glielo dissi.

IAIA (FDI). Lei l’ha vista, quindi, completamente diversa rispetto a come è entrata.

PRESIDENTE. Qui c’è una discrepanza. Lei sostiene che non si è truccata lì, mentre il signor Calì sostiene che si è truccata direttamente lì.

IAIA (FDI). Sull’abbigliamento, il colore dei pantaloni, cosa ricordate?

CALÌ. Erano neri.

IAIA (FDI). La signora De Vito ci ha detto che erano bianchi.

DE VITO. Sì, erano dei jeans bianchi.

PRESIDENTE. Anche questa è una discrepanza.

IAIA (FDI). Indossava un maglioncino o una maglietta?

CALÌ. Un maglioncino leggero di lana.

DE VITO. Era un maglioncino girocollo grigio o grigio argento a manica lunga. Ed era mio.

IAIA (FDI). Signor Calì, quando Mirella è uscita dal bagno, indossava lo stesso abbigliamento che aveva nel momento in cui è entrata nel bagno o si è cambiata?

CALÌ. Come faccio a dirvelo? Quando è entrata non ho visto com’era vestita.

IAIA (FDI). Lei ci ha detto, quando l’abbiamo sentita da solo in audizione, che Mirella è entrata in bagno non truccata e che ne è uscita truccata ed anche cambiata di abbigliamento, con una maglietta della signora De Vito.

CALÌ. Sì, una maglietta, un maglioncino leggero, grigio.

IAIA (FDI). Le chiedo in maniera molto secca: è entrata vestita in un modo ed è uscita vestita nello stesso modo o si era cambiata?

CALÌ. È entrata vestita così come l’ho vista uscire: maglioncino con pantalone nero.

IAIA (FDI). Quindi, non si è cambiata. Ne è sicuro? Perché nella scorsa audizione ci ha detto altro. Valuti bene quello che ci sta dicendo adesso.

CALÌ. Sul fatto dell’entrata ho detto che probabilmente si sarà cambiata, però non sono sicuro.

IAIA (FDI). Si era cambiata o no?

CALÌ. Non me lo ricordo. La maglietta era sempre quella grigia, perché mi risulta che era quella che avevo visto mentre servivo.

IAIA (FDI). Ci dica in maniera chiara: si è cambiata o non si è cambiata?

CALÌ. Io ho detto che forse si era cambiata. L’uscita la ricordo benissimo, perché mi è passata davanti. Invece, quando lei è entrata al bagno, io stavo servendo. Guardavo con la coda dell’occhio, soffermandomi un attimo. Quando è uscita io stavo al telefono tranquillo. È uscita e l’ho vista bene.

IAIA (FDI). Quindi, non si è cambiata.

CALÌ. Io non me lo ricordo. Quando è uscita sono sicuro che stava con un pantalone nero.

IAIA (FDI). Per la signora De Vito, ovviamente, Mirella non si è cambiata.

DE VITO. Mai. Non si è mai cambiata al bagno del bar. Lei abitava a cinquanta metri e si cambiava a casa sua, non al bagno del bar.

CALÌ. Io ho parlato solo di quel giorno.

PRESIDENTE. Signora De Vito, lei al bar aveva il materiale necessario per truccarsi?

DE VITO. Lo avevo sempre dietro, perché io mi truccavo tutti i pomeriggi.

PRESIDENTE. Quindi, all’occorrenza, volendo, anche se ha detto che in questo caso non è accaduto, è possibile che Mirella altre volte si sia truccata in bagno.

DE VITO. Magari, se voleva un po’ di rossetto, era là a portata di mano.

IAIA (FDI). La signora De Vito, quindi, conferma di essere rimasta nel bagno. Avete parlato, poi lei è rimasta nel bagno e Mirella è andata via. È giusto?

DE VITO. Sì.

IAIA (FDI). Su questo punto, invece, Calì ci ha detto che sono uscite tutte e due dal bagno, che si sono trattenute a parlare qualche altro minuto nella sala del bar e poi Mirella Gregori è andata via. Lei è stato molto preciso su questo.

CALÌ. Io stavo al telefono, girato dalla parte della tavola calda. Lei si è avvicinata, mi ha dato una pacca sulle spalle e mi ha salutato. Nel frattempo che lei mi salutava, mi sono girato io per vedere dove andava. Ha detto due parole a Sonia e se n’è andata a destra.

IAIA (FDI). Quindi Sonia era nella sala?

CALÌ. Stava dalla parte dei caffè. Questo l’ho sempre detto.

IAIA (FDI). Da una parte, quindi, Sonia De Vito dice che era nel bagno. Lei invece dice che era dietro al bancone del caffè e questo l’ha sempre sostenuto. Ancora una domanda alla signora De Vito. Scompare questa ragazza.

Abbiamo compreso che i rapporti tra le famiglie si sono interrotti. La vostra era una azienda familiare, qualche dipendente e poi la sua famiglia. All’interno del bar questo avvenimento immagino fosse un argomento impellente. Non è che tutti i giorni scompare una ragazza di 15 anni che è stata vista per l’ultima volta all’interno proprio del vostro bar. Suppongo, quindi, che fosse un argomento di conversazione, non dico quotidiana, ma quasi. Che cosa dicevate? Vi siete mai incontrati dopo per parlare di questa cosa?

DE VITO. Io, da quella domenica mattina che andai a casa loro, non ho più visto i Gregori. Io non sono più andata a casa loro e loro non sono più venuti. Io non li ho più visti, per cui i rapporti si sono interrotti quella domenica mattina.

IAIA (FDI). Io capisco la sua reazione, ma i suoi genitori non sentirono l’esigenza di andare presso la famiglia Gregori, che aveva subito una tragedia di quel tipo, anche per chiedere: come mai avete avuto questa reazione? Che cosa pensate? Cosa immaginate? Comunque c’era un rapporto tra di voi. Anche se le famiglie non uscivano insieme, ci ha riferito che per i compleanni vi scambiavate gli auguri e vi incontravate. Non ha sentito suo padre l’esigenza di chiarire questa cosa, visto che parliamo di una famiglia che aveva una figlia che era scomparsa?

DE VITO. Mio padre rimase malissimo. Io ricordo l’espressione del viso di mia madre, per quanto rimase male. Questa è una cosa che li ha lasciati malissimo. Si sono interrotti i rapporti completamente.

IAIA (FDI). Quindi, sia suo padre sia sua madre non hanno ritenuto di dover chiarire questa situazione.

DE VITO. Poiché Antonietta non ha ritenuto opportuno di dire: forse hai capito male, mi hai fraintesa, non c’è mai stato un chiarimento.

IAIA (FDI). Non vi siete mai più incontrati, più visti, più parlati?

DE VITO. Mai più.

IAIA (FDI). Questo fatto è avvenuto il giorno dopo?

DE VITO. Sì, la mattina dopo. E le posso dire un’altra cosa. È sempre stato detto che le amiche di Mirella sono venute a casa mia la domenica mattina presto. Le amiche hanno detto che io avrei risposto male, perché loro mi avrebbero chiesto di andare a cercare Mirella e io avrei risposto: non mi interessa. Quella ragazza chissà che ha combinato.

A casa mia non è venuto nessuno, l’ho sempre detto. E dico questo perché noi il sabato sera andavamo spesso a Colleverde, dove avevamo acquistato casa. Quella sera io non dormii a Roma. Io dormii a Colleverde, perché la domenica mattina io e mia madre ci dedicavamo alle pulizie, a sistemare, in previsione del lunedì che era il giorno di riposo.

Forse loro sono venute a citofonare, ma di sicuro io non ho risposto. Ecco perché io non ricordavo assolutamente questa cosa. A casa mia non è venuto nessuno, perché io non ho dormito là. Quindi, non è possibile che io abbia risposto loro in quel modo.

IAIA (FDI). Però poi quella domenica mattina rientrò?

DE VITO. Sì. La domenica mattina, come capitava più di una volta, in tarda mattinata, verso mezzogiorno, mio marito ci accompagnava al bar. Papà andava via presto ad aprire e poi tornava a casa. A pranzo lui non c’era mai.

IAIA (FDI). Quindi voi, a partire dalla domenica dopo la scomparsa, non avete partecipato a nessuna ricerca riguardo Mirella?

DE VITO. No, i rapporti si sono interrotti quella domenica mattina.

IAIA (FDI). Al di là dei rapporti con la famiglia, supponiamo che io sia amica di una persona, indipendentemente che sia la mia migliore amica o no. Questa persona scompare. Io l’ho vista alle tre di pomeriggio al bar, dove è avvenuto un dialogo, di cui abbiamo detto; il sabato sera alle 22,30 mi chiama il suo fidanzato; la domenica c’è questo uno scambio di battute con la sorella.

Ora, al di là dei rapporti con la famiglia, che possono interrompersi e diventare i peggiori, le sembra normale non mettersi a cercare una persona con cui si ha un rapporto di questo tipo? Non avere nessuna reazione e comportarsi come se nulla fosse?

DE VITO. Che vuol dire che non ho avuto nessuna reazione? Io ho avuto un dolore immenso, il primo dolore vero della mia vita è stato lei.

IAIA (FDI). Ma se scompare una persona la si cerca, ci si informa, si chiede a qualche altro amico.

DE VITO. Ma io non ero in grado. Di sicuro, mi aspettavo una reazione diversa dalla sorella.

IAIA (FDI). Al di là della sorella e del rapporto familiare, che si è interrotto, ma neanche muoversi per cercare questa persona? Recarsi dove andavate a fare una passeggiata o in gelateria?

DE VITO. Ma che vuol dire? Mica si cerca una persona così a caso?

IAIA (FDI). Tanti si sono mossi per cercare, non solo in questo caso, anche nell’altro caso che stiamo seguendo. Non è un cercare a caso, ma mettersi insieme.

DE VITO. Io intendo dire che non avrei saputo cosa fare. Per me era un mistero e lo è ancora.

IAIA (FDI). Non faceste niente, in pratica.

PRESIDENTE. Rispetto a quello che ha chiesto il collega, lei conferma che quel sabato sera non dormì a casa sua? E che la mattina non la vennero a trovare delle amiche di Mirella?

DE VITO. Può darsi che sia venuto qualcuno, ma noi non eravamo a Roma. Noi eravamo a Colleverde.

PRESIDENTE. Però qualcuno ha verbalizzato di averla incontrata. Ricorda di lei assonnata la domenica mattina, come tutti, perché giustamente non aveva dormito. Mi riferisco alla signora Bernardini: non se ne ricorda?

DE VITO. No, io di sicuro quella domenica non ho parlato con nessuno.

PRESIDENTE. Quindi, la sua prima iniziativa legata a questa vicenda sarebbe stata quella di andare a casa di Mirella e non di aver ricevuto Simona Bernardini, una delle amiche?

DE VITO. Assolutamente così.

PRESIDENTE. Questa è un’altra discrepanza.

IAIA (FDI). Signor Calì, cosa vuol dirci di questi aspetti di cui abbiamo parlato?

CALÌ. Io per due tre giorni ho anche pensato che potesse essere scappata con qualcuno. Questo era il mio pensiero, ma con loro non ne parlavo.

IAIA (FDI). Lei lavorava là, ma non parlavate di questa vicenda. Di questo fatto con il papà della signora De Vito non avete mai parlato?

CALÌ. No.

IAIA (FDI). Scompare una ragazza, dopo che è stata vista per l’ultima volta nel vostro bar, e voi il giorno dopo non ne avete parlato?

CALÌ. Quel sabato e quella domenica io non ho lavorato. Dopo una settimana sono andato a casa di Mirella, perché abitavo lì. Sono andato a chiedere ed abbiamo parlato un po’. Poi loro hanno preso gli avvocati.

IAIA (FDI). Lei la conosceva bene Mirella, signor Calì. C’è la poesia scritta sul suo diario.

CALÌ. Ma quella non c’entra niente. Io gliel’avevo scritta perché a lei piaceva la mia scrittura. Le era piaciuta una frase e me l’ha fatta scrivere.

PRESIDENTE. Insomma, c’era un’amicizia.

IAIA (FDI). Questo sto dicendo, Presidente. Non scompare una cliente del bar che è venuta un giorno a prendere il caffè. È una ragazza amica della figlia del titolare. Lei ha scritto una poesia sul suo diario, abitavate nella stessa palazzina. Quindi, avevate un rapporto.

È un fatto grave, che colpisce. Non dico che dovesse essere l’unico argomento di conversazione, ma non ne avete parlato con il papà della signora De Vito, con la mamma? Se non quella domenica, il lunedì o il martedì non avete affrontato questo argomento? Ne avete discusso, avete fatto una battuta all’interno del bar o è stato completamente ignorato?

CALÌ. Ignorato, no. Io ho anche detto che mi sembrava strano che succedessero queste cose. Io ero come fra le nuvole, perché non capivo questa scomparsa.

IAIA (FDI). E i titolari del bar cosa dicevano?

CALÌ. Niente. Che forse aveva conosciuto qualcuno. Io, dopo una settimana, sono andato dalla famiglia, per stare loro vicino. Abbiamo parlato di questo. Mi hanno chiesto ed io ho detto le stesse cose: che l’avevo vista, che mi aveva dato una pacca sulle spalle, che aveva parlato due minuti con Sonia e se n’era andata via. Anzi, ho detto anche che era andata verso Porta Pia.

IAIA (FDI). Quando lei andò a casa dei Gregori, lei sapeva che i rapporti tra le due famiglie si erano interrotti?

CALÌ. No, non è che andavo a chiedere a loro. Pensavo: può darsi che si parleranno.

IAIA (FDI). Quindi lo sapeva.

CALÌ. Che li avessero interrotti proprio no, non lo sapevo. Mica perché uno lavora lì deve sapere tutto.

IAIA (FDI). Quindi, prima di andarci non lo sapeva. Quando è andato dai Gregori, i Gregori le hanno riferito che con i De Vito non si vedevano più?

CALÌ. Sì, mi hanno detto: non ci vediamo più.

IAIA (FDI). Quindi, gliel’hanno detto in quell’occasione. E che cosa le hanno detto?

CALÌ. Loro mi hanno detto che era tutto strano. Io ho chiesto: ma aveva qualche appuntamento?

IAIA (FDI). Non sto parlando di questo. Sto parlando dell’interruzione dei rapporti.

CALÌ. Dei rapporti mi hanno detto: si vede che non ne vogliono parlare.

IAIA (FDI). Questo i Gregori?

CALÌ. Sì.

IAIA (FDI). Chi c’era?

CALÌ. C’era la madre.

IAIA (FDI). E lei ha parlato con la madre?

CALÌ. Sì.

IAIA (FDI). E la madre le ha detto: con i De Vito non ci sentiamo più, non li vediamo più.

CALÌ. Mi ha detto: noi non ci siamo più sentiti. Io ho chiesto come mai e loro mi hanno detto: si vede che non sanno niente e hanno lasciato perdere questa cosa.

IAIA (FDI). Signor Calì, scompare una ragazza. L’ultima volta è stata vista in quel bar, il giorno dopo la famiglia proprietaria del bar interrompe i rapporti con la famiglia della scomparsa. Lei va dai Gregori e loro le dicono qualcosa così, giusto per parlare?

CALÌ. Io non mi sentivo neanche tanto di chiedere, perché mi dispiaceva. Io ero in difficoltà, veramente.

PRESIDENTE. Prima di procedere con le domande dei commissari, chiedo alla signora De Vito ed al signor Calì se riconoscono la persona in questa foto.

(Il Presidente mostra agli auditi la foto di Enrico De Pedis).

 DE VITO. No, non lo conosco, se non per averlo visto poi in altri contesti.

CALÌ. Io l’ho visto una volta al bar. Dopo ho saputo che faceva parte della banda della Magliana. Era sera tardi, ed era molto elegante.

PRESIDENTE. In che periodo? Prima o dopo la vicenda di Mirella?

CALÌ. Prima, circa due mesi prima.

PRESIDENTE. Come mai, tra migliaia di clienti, ricorda questa persona che era venuta a prendere un caffè?

CALÌ. Perché dopo lo hanno fatto vedere molte volte in televisione. Era famoso.

PRESIDENTE. Famoso lo è diventato dopo. Quando è venuto a prendere il caffè non era famoso.

CALÌ. Io l’ho servito e mi ha dato una bella mancia: per questo lo ricordo. Dopo ho saputo chi era.

PRESIDENTE. Stava da solo o in compagnia?

CALÌ. Stava con altri due e con una bella donna.

ASCARI (M5S). Presidente, mi rivolgo al signor Calì. Ricollegandomi all’ultima domanda del collega, vorrei che venisse approfondito l’atteggiamento della famiglia De Vito riguardo le indagini sulla scomparsa di Mirella.

Lei, signor Calì, ha detto alla Commissione che Cosimo De Vito avrebbe suggerito alla figlia Sonia e al futuro genero Fabio De Rosa di tenere un atteggiamento che abbiamo definito reticente. Le chiederei quindi di spiegarci bene questo elemento che ci ha riportato.

Lei ha affermato che il padre di Sonia le disse, cito testualmente: ora questi cominceranno a chiamarci. Ti chiameranno anche a te, mi disse. Io risposi: va bene, è logico, siamo amici, sul diario ci sarà scritto pure l’indirizzo dove abito, visto che abitavo anche vicino. E lui disse: va bene. Se vai lì, quando ti interrogano non cominciare a dire tutto. Racconta quello che è successo in quell’attimo.

Signor Calì, ci dice per favore a cosa si riferiva con “quel tutto” e di che cosa aveva paura il signor De Vito?

CALÌ. Quando sono andato lì, ho detto che non c’erano problemi su quello che mi aveva chiesto lui, di non dire tutto. Io ho fatto il contrario, perché ho spiegato quello che ho detto a voi. Io ho riferito le stesse cose che ho detto a voi, uguali e identiche.

ASCARI (M5S). E come ha reagito il signor De Vito? Cosa le ha detto?

CALÌ. Niente. Che poi io che c’entravo? Gli ho detto cosa avevo detto, però lui non ha fatto niente. Poi mica l’ho accusato. Lui è rimasto un po’ così, ma mi ha detto va bene.

ASCARI (M5S). Chi è Andrea Messa? Ricorda chi è?

CALÌ. Era il commissario del commissariato di via dei Villini, di fronte al bar.

ASCARI (M5S). Frequentava il bar?

CALÌ. Sì, veniva sempre.

ASCARI (M5S). Lei ha detto: so che di fronte, in via dei Villini, c’era il commissariato e so che lui aveva amicizia con un certo commissario, forse un maresciallo, che gli fece avere anche il porto d’armi.

CALÌ. Sì. Chiese anche a me se lo volevo, ma gli dissi che non mi serviva. Il loro ragionamento era che si trattava di un lavoro a rischio. Ma io ho detto di no, che a me il porto d’armi non serviva.

ASCARI (M5S). Le chiedo se lei conferma, in questa sede, che da parte del signor De Vito le fu intimato di fare un racconto parziale su quanto accaduto.

CALÌ. Non intimato. Mi disse: se vai lì, sai quello che devi dire. Insomma, non ti allargare troppo.

ASCARI (M5S). Perché fece questo avvertimento?

CALÌ. Non lo so.

MARCHETTI (LEGA). Mi perdoni, collega, ma chiedo al signor Calì a che orario gli fu detta questa cosa.

CALÌ. Il pomeriggio, penso.

MARCHETTI (LEGA). Quindi, quando erano già iniziate le ricerche?

CALÌ. No, quando la faccenda è diventata più seria. A noi ci hanno chiamato dopo.

MARCHETTI (LEGA). Quindi, il padre già c’era o era arrivato in un secondo momento?

CALÌ. No, stava lì.

MARCHETTI (LEGA). Ma Sonia ha detto che non stava lì.

CALÌ. Ma era pomeriggio tardi, quando lui aveva già riattaccato il lavoro. Adesso non ricordo perché io stavo già lì. Qualche volta anticipavo il rientro, ma c’era sempre un motivo. Magari prendevo un permesso e poi lavoravo due o tre ore in più.

ASCARI (M5S). Chiedo anche alla signora Sonia di che cosa avesse paura suo padre.

DE VITO. Mio padre non aveva paura di nulla. Non l’ho mai sentito dire queste cose. Non mi risultano. Bastava sentirlo una volta e avrebbero capito la persona che era mio padre. Ma non è mai stato ascoltato.

ASCARI (M5S). Suo padre le ha mai detto cosa avrebbe dovuto raccontare?

DE VITO. Mai. Era una persona corretta e trasparente. Mai.

ASCARI (M5S). Presidente, desidero ora tornare a quanto la signora De Vito ci disse durante la sua audizione.

PRESIDENTE. Dal momento che l’audizione della signora De Vito si è svolta in forma completamente segreta, dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori procedono in seduta segreta dalle ore 16,18)

 (I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 16,21)

ASCARI (M5S). Per quanto riguarda l’appuntamento, io chiedo innanzitutto al signor Calì di confermare quanto ha detto: che il progetto iniziale delle due ragazze, da quello che lei ha capito, fosse di recarsi insieme ad un appuntamento e che ciò non è avvenuto per l’opposizione del padre, che voleva che Sonia si fermasse per aiutare nel bar. Conferma questo?

CALÌ. Sì, confermo.

ASCARI (M5S). Le chiedo se conferma anche il fatto che Mirella sia rimasta delusa e fosse preoccupata dal fatto che Sonia non potesse recarsi all’appuntamento con lei.

CALÌ. Sì, ha fatto la faccia un po’ strana.

ASCARI (M5S). Conferma sì o no?

CALÌ. Sì, confermo.

ASCARI (M5S). Signora Sonia, lei ha mai accompagnato Mirella ad appuntamenti con altri ragazzi che Mirella doveva incontrare? Stiamo parlando di amicizie.

DE VITO. No, mai, non ho memoria di questo.

ASCARI (M5S). L’ha mai, però, consigliata o aiutata a prepararsi in un momento di intimità, anche negli anni precedenti? Eravate amiche.

DE VITO. Lei si preparava a casa sua. No, non ho memoria di questo.

ASCARI (M5S). Lei ha mai organizzato un appuntamento per Mirella?

DE VITO. No, mai.

ASCARI (M5S). Chiedo il passaggio in seduta segreta.

PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori procedono in seduta segreta dalle ore 16,23)

 (I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 16,38)

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io partirei da una delle sue ultime affermazioni per comprendere anche qual era la sua libertà di movimento e i rapporti che aveva con suo padre quando doveva lavorare al bar. Lei prima ha affermato che le era impossibile, con un’enfasi sulla parola impossibile, uscire quel giorno, quindi il giorno della scomparsa di Mirella.

Però, precedentemente, alla mia domanda, lei ha risposto che le era invece consentito lasciare il bar, anche quando si trovava da sola con sua mamma, in quanto non era presente nessun altro, perché suo padre ed il signor Calì erano a riposare per la fine del turno e il suo allora fidanzato, attuale marito, non era ancora arrivato.

Quindi, lei prima ha affermato che poteva uscire se doveva fare dalle commissioni, anche perché dopo l’orario di pranzo la situazione al bar era più tranquilla, perché la tavola calda era chiusa. Ha inoltre detto che poteva uscire lasciando sua madre da sola.

Il giorno della scomparsa era un sabato e, come abbiamo appreso proprio dall’audizione precedente del signor Calì, il sabato era una giornata più tranquilla perché, vista l’ubicazione del bar, non essendo gli uffici aperti, era una giornata meno caotica rispetto ai giorni infrasettimanali. Perché, dunque, proprio quel giorno lei non poteva assolutamente uscire?

DE VITO. Io non ho mai detto che quel giorno non potevo assolutamente uscire.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lo ha detto poco fa.

DE VITO. Se c’era un motivo per cui uscire, allora facevo la mia commissione e tornavo, ma non è che uscivo per andare a fare una passeggiata.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei poco fa ha dichiarato: mi era impossibile, accentuando la parola impossibile, uscire quel giorno. È a verbale. Lei ha dichiarato poco fa che le era impossibile uscire quel giorno, come se lei avesse delle incombenze, dei compiti. Che compiti particolari aveva quel giorno per cui non poteva uscire?

DE VITO. I compiti erano quelli di sempre. Uscita dal bagno, sarei andata dietro al banco per sostituire mia madre. Quello era il mio compito.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E sua madre dov’era?

DE VITO. Era dietro al banco ad aspettare che ci andassi io.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Una volta che lei fosse arrivata al banco, sua madre dove sarebbe andata?

DE VITO. Noi avevamo un tavolo dove pranzavamo e tante volte si riposava anche lei a questo tavolo, con le luci spente. Lei non andava a riposarsi a casa. E al banco c’ero io.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signora De Vito, lei ha dichiarato ed è a verbale: mi era impossibile uscire quel giorno, perché avevo delle incombenze. Io non riesco a comprendere la differenza tra quel giorno e gli altri giorni nei quali lei era autorizzata, come ha dichiarato lei stessa, a lasciare il bar anche quando si trovava da sola con sua madre, lasciando così sua madre da sola.

Vorrei comprendere quale fosse questa incombenza di tale fondamentale importanza. Lei ha negato che suo padre le abbia proibito di uscire. Quindi, lei sapeva che quel giorno doveva fare qualcosa, nonostante suo padre le avesse poi negato di uscire. Che cosa, dunque, le ha reso addirittura impossibile, parole sue, uscire quel giorno dal bar?

DE VITO. Non è che fosse impossibile che io uscissi quel giorno. Dopo pranzo, dopo che io era andata in bagno, il mio compito era andare al banco del bar.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma questo era il suo compito anche gli altri giorni, signora De Vito. Perché gli altri giorni poteva uscire?

DE VITO. Ma non è che gli altri giorni uscivo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lo ha dichiarato lei.

DE VITO. Io uscivo soltanto se c’era bisogno, se c’era una necessità. Altrimenti io ero lì, perché anche mia madre dopo pranzo si riposava. Non stavamo in due dietro al banco. Bastava una persona.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Non ricordo bene quello che ha detto prima sui turni. Sua mamma arrivava in tarda mattinata, dopo suo padre?

DE VITO. Mia madre arrivava dopo mio padre, ma non tardi come me.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E rimaneva fino a che ora al bar?

DE VITO. Rimaneva tutto il giorno.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ininterrottamente? Di pomeriggio sua madre non andava mai a casa a riposare? Suo padre sì, ma sua mamma no?

DE VITO. Mia madre riposava, sì, ma sulla panca del bar.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Perché, se posso chiedere?

DE VITO. Perché non si fidavano a lasciarmi da sola quando lui andava via, per cui lei rimaneva lì. Siccome mio padre faceva tardi la sera e apriva presto la mattina, era lui che andava a riposarsi.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, sua madre a un certo punto la sera tornava a casa?

DE VITO. Mia madre tornava con papà. Se era possibile, magari qualche volta tornava prima.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi sua madre tornava a casa di notte, insieme a suo padre, allo stesso orario? Però, lei non poteva andare a casa a riposare durante il giorno e suo padre sì.

DE VITO. Non andava mai a riposare a casa. Rimaneva al bar.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Comunque, io continuo a non comprendere come mai lei abbia dichiarato che proprio quel giorno le era impossibile uscire.

DE VITO. Non quel giorno. Io avevo un compito e lo avevo sempre. Dopo pranzo io andavo dietro al banco.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma perché quel giorno le era impossibile uscire e gli altri giorni invece le era possibile? L’ha dichiarato lei.

DE VITO. Non ho sottolineato proprio quel giorno. Quel giorno era impossibile, ma come gli altri giorni.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma lei ha dichiarato prima che negli altri giorni poteva uscire, che le capitava di uscire.

DE VITO. Se c’era una necessità, non per fare una passeggiata o per farmi gli affari miei. Altrimenti io dovevo andare al banco, perché giustamente mia madre si doveva riposare.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Torniamo alla discrepanza di orari tra il primo e il secondo accesso di Mirella nel vostro bar. Signor Calì, c’è una differenza di ricordo sia sull’abbigliamento che sulla questione del trucco, perché lei dice che Mirella è entrata non truccata ed è uscita truccata, che è entrata con un abbigliamento ed è uscita con un altro. E poi c’è anche un problema di discordanza di orari. Lei, signor Calì, ha detto che sarebbe rimasta un’ora. Poi abbiamo capito che, tra quanto è stato detto nel bagno e quanto è stato detto fuori dal bagno, arriviamo a 15 minuti più cinque.

Mirella passava regolarmente nel vostro bar quando usciva da scuola, magari non proprio ogni giorno, ma quasi, da quello che ho compreso. Considerando che era sabato, un giorno che poteva avere orari diversi, a che ora solitamente Mirella usciva da scuola il sabato e quindi passava a salutare, anche solo per un saluto?

DE VITO. L’orario esatto io non sono in grado di dirglielo, però le posso dire che, se c’era gente, magari passava e non si fermava.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però era la sua migliore amica. Lei ha detto prima che non aveva altre amiche come Mirella. L’ha detto lei stessa. Quindi, il sabato era anche il giorno in cui, a un certo punto, ci sarebbe stata la possibilità di avere un po’ più di libertà. Quindi, il sabato ci sarà stato un orario classico. Mirella usciva da scuola e veniva direttamente da lei oppure qualche volta, come mi pare di aver capito, passava anche dal bar del padre?

DE VITO. Io questo non lo so. Non me lo ricordo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). A che ora, solitamente, quando tornava a casa da scuola, Mirella passava da lei a salutarla al bar prima di andare a casa a mangiare? Anche un orario approssimativo.

DE VITO. Io non so a che ora uscisse da scuola. Se usciva alle 13,30 poteva passare alle 13,45. Non so il tempo che ci metteva per tornare, non le so rispondere.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei ha già fatto uno sforzo di memoria in più: ha detto che, più o meno, Mirella usciva da scuola verso le 13,30. Quanto ci metteva da scuola al bar, più o meno?

DE VITO. Non lo so. Prendeva i mezzi, ma non lo so quanto tempo ci metteva. Un quarto d’ora, venti minuti. Magari un giorno trovava più traffico.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Secondo questa ricostruzione degli orari, che mi sembra anche abbastanza plausibile per un orario scolastico, il primo ingresso di Mirella quel giorno al bar, essendo un sabato e con l’orario scolastico di questo tipo, dovrebbe essere stato intorno alle 14.

Ciò significa che, se il primo ingresso fosse stato, come è presumibile, alle 14, visto anche ciò che risulta a verbale dalle dichiarazioni dei familiari sull’uscita da scuola di Mirella quel giorno, non è possibile che lei, signor Calì, abbia visto Mirella per la seconda volta entrare nel bar, dopo che era già stata a casa a mangiare, alle 14 e che si sia trattenuta più di un’ora.

Signor Calì, non è che per caso, come è capitato anche nella scorsa audizione, anche perché son passati 42 anni, lei sta confondendo questi due accessi di Mirella al bar, mettendo assieme il primo ingresso con il secondo ingresso? Potrebbe essere plausibile, visto che lei stava lavorando e potrebbe addirittura non essersi nemmeno accorto che Mirella è entrata la prima volta e poi è tornata una seconda.

È possibile che lei non ricordi che ci siano stati questi due ingressi. Ciò potrebbe anche confermare quello che dice la signora De Vito, che Mirella non si sia cambiata in bagno e che lei l’abbia vista una volta vestita in un modo perché era appena tornata da scuola e la seconda volta vestita in un altro perché si era cambiata a casa dato che aveva questo appuntamento. Aggiungo una domanda al signor Calì. Lei ha detto che la signora De Vito e Mirella erano fuori dal bagno e che sarebbero andate in bagno quando Mirella è entrata nel bar. Invece, la signora De Vito riferisce che era già in bagno e che Mirella l’ha raggiunta lì. Le chiedo: lei non ricorda di Mirella che, entrata nel bar, le abbia chiesto dove fosse Sonia?

CALÌ. No, questo no. Quando è entrata l’ho vista andare direttamente al bagno mentre io servivo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Scusi, ma sta dicendo il contrario di quanto ha detto prima. Lei prima ha detto che sono andate in bagno insieme, mentre adesso sta dicendo che ha visto Mirella andare direttamente in bagno.

CALÌ. Sono entrate in bagno.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Sono entrate o Mirella è andata direttamente in bagno?

CALÌ. Sono entrate in bagno. Proprio come ho detto l’altra volta.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei ora ha detto che Mirella è entrata nel bar ed è andata direttamente in bagno, non che Mirella ha parlato con la signora De Vito al banco e che sono andate in bagno.

CALÌ. Ma lei sta parlando di quando è uscita Mirella.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). No, io le sto chiedendo di quando è entrata.

CALÌ. Quando è entrata, sono andate in bagno.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Sono andate da dove a dove?

CALÌ. Da dove è entrata lei.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ma la signora De Vito era già nel bar.

DE VITO. Io ero nel bagno.

CALÌ. Lo riconfermo: sono entrate nel bagno tutte e due. Poi, quando stavo servendo, io ho intravisto la maglietta, il maglioncino, una cosa leggera. Quando sono uscite dal bagno, io stavo al telefono e lei aveva pantaloni neri e maglioncino grigio. Mi ha dato una pacca sulle spalle e io mi sono girato per guardare.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Questo ce lo ha già raccontato. Ritorniamo alla signora De Vito. Sempre riferito a quel frangente, lei ha detto che era già in bagno e che Mirella l’avrebbe raggiunta lì. Non si sa, però, come abbia fatto a sapere che era già in bagno.

DE VITO. Perché, se non ero dietro al banco, ero in bagno. Questo lei lo sapeva benissimo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei poi ha aggiunto che non ha visto Mirella uscire dalla porta e che, quindi, non sa se sia andata a destra o a sinistra, ma che ha presunto che abbia girato da una parte, visto dove doveva andare. Precedentemente, invece, è stato detto che avreste trascorso quindici minuti in bagno più cinque minuti al banco.

Io le vorrei chiedere, però, un’altra cosa. Perché lei si trovava in bagno quando Mirella è arrivata e perché, quando Mirella è andata via, invece di uscire dal bagno, è rimasta ancora in bagno? Questo per comprendere come mai lei ha dichiarato di non aver mai visto Mirella uscire dalla porta del bar.

DE VITO. Deve sapere che io al bar ci stavo, ma molto malvolentieri. Il bagno per me era un momento di relax, nel senso che per me era una pausa. Ci mettevo il mio tempo, questo sicuramente. È per questo che poi non sono uscita subito. Io ero ancora in bagno in quanto in genere mi trattenevo un po’ dentro, perché, uscita di là, io andavo dietro il banco e ci rimanevo tutto il pomeriggio.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, è plausibile che lei fosse lì a truccarsi mentre è arrivata Mirella?

DE VITO. Certo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E non possiamo escludere che lei le abbia prestato un rossetto per andare all’appuntamento.

DE VITO. Io non lo ricordo ma non lo posso escludere.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, lei non è uscita dal bagno quando Mirella è andata via e non avete parlato cinque minuti ancora al bancone? E non ha visto Mirella uscire dalla porta del bar?

DE VITO. Assolutamente no.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signor Calì, lei invece cosa sostiene al riguardo?

CALÌ. Hanno parlato due minuti. Il tempo di dirsi qualcosa e lei è uscita, andando a destra.

MORGANTE (FDI). Raoul Bonarelli frequentava il bar?

DE VITO. Non so chi sia.

CALÌ. Bonarelli abitava in via Alessandria. Era un cliente, ogni tanto veniva. Frequentava la chiesa su via Nomentana. Era diacono o sacrestano, ora non ricordo. Ogni tanto veniva a prendere l’aperitivo.

MORGANTE (FDI). Quindi veniva in orario aperitivo? Non di mattina?

CALÌ. Di mattina io non lo vedevo. Però, se stavo dentro a servire e uno prendeva una cosa al bar, come facevo a saperlo?

MORGANTE (FDI). Anche nella scorsa audizione, lei infatti confermava: sì, c’era questo Bonarelli, lui veniva al bar perché abitava in via Alessandria, sempre in zona Nomentana, abitava lì e frequentava la chiesa che stava in via Nomentana a 50 metri da dove c’era il bar.

La stessa circostanza, Presidente, è confermata anche da Maria Antonietta Gregori che, nell’audizione del 9 maggio 2024, dice: c’è Raul Bonarelli, un altro personaggio che frequentava il bar di Sonia De Vito. Signora De Vito, lei non ricorda proprio di aver mai visto Raoul Bonarelli al bar.

DE VITO. Assolutamente non conosco questa persona. Mai visto.

MORGANTE (FDI). Signor Calì, quanto tempo ha lavorato presso il bar della famiglia De Vito?

CALÌ. Circa nove anni.

MORGANTE (FDI). Poi ha lasciato il bar volontariamente?

CALÌ. Sono andato via io. Son stato sei mesi a lavorare a via della Guglia e poi sono ritornato.

MORGANTE (FDI). Posso chiederle come mai è andato via?

CALÌ. Uno mi aveva fatto una proposta. Io ero abbastanza libero, potevo andare dove volevo, anche perché sapevo fare bene il lavoro. Io sapevo fare il barista, il cameriere, tutte e due le cose. Perciò, se mi muovevo non avevo problemi.

MORGANTE (FDI). Conferma, signora De Vito, tale circostanza?

DE VITO. Io questa cosa non me la ricordo, sinceramente. Ricordo che è andato via quando noi abbiamo ceduto l’attività.

CALÌ. Io sono andato via prima.

DE VITO. Poi ricordo che, quando loro stavano in difficoltà, papà gli diede il nostro appartamento, dove non so quanto tempo sono stati. Ci sono state delle difficoltà. Lui non aveva pagato le utenze, l’affitto. Poi andò mio padre e risolse questa cosa. Mi ricordo anche che al suo matrimonio hanno pensato i miei.

PRESIDENTE. Signora De Vito, lei ci ha detto che quanto affermato da Calì, rispetto al fatto che suo padre le avrebbe detto: tu non vai da nessuna parte, non è vero. Atteso che su questo lei è stata categorica, secondo lei perché il signor Calì afferma questo? Non è una cosa che uno può dimenticare. Lei è sicura? Perché secondo lei afferma questo?

DE VITO. Io non lo comprendo. Non capisco, non lo so perché dice una cosa del genere. Forse ha ricordi confusi, ma sicuramente mio padre era un’altra persona da quella descritta. Mio padre era un uomo buono, una persona trasparente, di una generosità imbarazzante. E questo lui lo sa bene, per cui veramente non comprendo. Era una persona che scherzava, ma per il resto era abbastanza silenzioso. Non era un chiacchierone, per cui questa è una cosa assolutamente falsa.

PRESIDENTE. Signor Calì, secondo lei perché la signora De Vito non riconosce questa vicenda e questa affermazione?

CALÌ. Non lo so. Da quando è iniziata questa audizione non riesco più a dire niente, perché sembra che tutto quello che dico non è vero.

PRESIDENTE. Qui nessuno ha espresso giudizi, signor Calì, anche sulle cose in cui siete in contraddizione.

CALÌ. Quarant’anni fa ho detto quello. Le altre due audizioni ho detto le stesse cose. Come faccio a cambiare versione? Non lo so perché lei dica che non è vero, non l’ho capito.

DE VITO. Perché non è vero.

CALÌ. Ma per favore. Poi che c’entra se uno è trasparente o silenzioso. Qui stiamo parlando del fatto che ha detto una frase.

PRESIDENTE. La frase potrebbe anche essere stata detta come forma di protezione. Non attiene al fatto che lui fosse generoso.

CALÌ. Infatti il padre era molto geloso. Quando Sonia faceva qualcosa cercava sempre di controllarla e in questo non c’era niente di male. Quindi, se io ho riferito quella frase, non c’è niente di male.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Suo padre era severo con lei?

DE VITO. Mio padre aveva delle regole. Quando mi sono fidanzata, io non ho mai dormito fuori una sera, assolutamente. Ci teneva a questo fatto e non è mai successo. Io mi sono dovuta sposare. Aveva delle regole e su quello non si discuteva. Per il resto, era la persona più buona del mondo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei poco fa ha detto che passava del tempo in bagno perché in realtà non le piaceva molto lavorare al bar.

DE VITO. Non mi piaceva il bar e non mi è mai piaciuto, però l’attività della mia famiglia quella era.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Oltre ad andarci malvolentieri ed a sentirsi obbligata, le davano dei compiti prestabiliti o lei aveva un margine di manovra?

DE VITO. Non è che mio padre fosse un padre padrone. Io sapevo che avevo questo compito e lo svolgevo. Anche malvolentieri, però lo svolgevo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Tornando a quella sera, quando i suoi genitori hanno saputo della scomparsa di Mirella, hanno pensato di andare ad aiutare la famiglia Gregori nelle ricerche? Lei ha detto che suo padre rimase malissimo.

DE VITO. Sì, mio padre rimase malissimo, ma io parlavo della mattina dopo, quando la sorella di Mirella mi disse quelle cose.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signora De Vito, presumo che suo padre sia rimasto malissimo anche per il fatto che Mirella fosse scomparsa.

DE VITO. Certo, sì. Più che altro non si capiva come mai lei non fosse tornata.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però, rispetto ad una frase detta dalla sorella di una ragazza appena scomparsa, a livello di gravità, lei era una ragazza giovane, ma suo padre era un adulto. Se si può comprendere, umanamente, la reazione di una persona, immagino che suo padre, che conosceva da anni Mirella e la famiglia Gregori, perché frequentavano il bar, sia rimasto male per la sua scomparsa.

Le chiedo: può ricordare che cosa è successo, in senso lato, tra i suoi genitori e i genitori di Mirella? Come si sono svolte le cose quella sera? I suoi genitori sono andati a casa dei Gregori o hanno quantomeno proposto di aiutare nella ricerca di Mirella?

DE VITO. Non vedo come li potevano aiutare, ma comunque no, perché poi la mattina dopo i rapporti si sono interrotti.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Ad esempio prendendo la macchina, girando per i posti dove doveva trovarsi Mirella quel giorno, da Porta Pia a villa Torlonia, oppure andando a piedi. Insomma, quello che chiunque farebbe, in preda al panico ed alla disperazione più totale, quando non vede tornare a casa una ragazzina di quindici anni.

DE VITO. Se gli avessero chiesto qualunque cosa, mio padre sarebbe stato a disposizione. Lui non ci ha pensato assolutamente. Non so neanche se si siano visti quella sera con i Gregori. Lui forse l’ha saputo dopo, quando è tornato la sera, perché mi sembra che mio padre non ci fosse quando sono venute la mamma e la sorella. Forse è venuto dopo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Però, a un certo punto, è arrivato. Se non era presente quando sono venute la mamma e la sorella di Mirella al bar, quando poi è arrivato è andato a casa dei Gregori?

DE VITO. No. Era già venuta la sorella. Perché doveva andare a casa?

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signora De Vito, io fatico a comprendere. Arrivano al bar la mamma e la sorella di una ragazza di quindici anni, che è la sua migliore amica, per chiedere se sapete qualcosa. Suo padre in quel momento non è presente, perché è ancora a casa a riposare. Ad un certo punto suo padre arriva al bar e non gli viene in mente di fare pochi passi per andare a casa della famiglia Gregori per chiedere che cosa fosse successo e se avessero bisogno di aiuto? Lei trova sia una cosa normale?

DE VITO. Ma erano già venute loro a spiegarci la situazione. Lei non era ancora tornata. Noi pensavamo ad un contrattempo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Io forse non ho capito bene: ma che rapporto aveva suo padre con Mirella?

DE VITO. Ma che rapporto poteva avere? Era il padre della sua amica.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Appunto, la vedeva spesso al bar.

DE VITO. Ma certo. Come ho detto, sapeva benissimo del nostro legame e sapeva che eravamo legatissime. Ma che poteva fare in quel frangente?

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signora De Vito, non la prenda come un’accusa nei confronti di suo padre. Forse sono io sbagliata, ma la cosa che non comprendo è come sia possibile che non ci sia stato questo automatismo di persone così vicine, anche fisicamente. Nessuno di voi, né lei né il suo fidanzato né sua mamma né suo padre, prima che succedesse l’episodio della battuta detta dalla sorella, quella sera ha cercato un contatto con la famiglia Gregori?

DE VITO. No, perché ci eravamo visti la sera al bar quando erano venute la mamma e la sorella.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). E poi basta? E che ore erano?

DE VITO. Esattamente non lo so che ore erano, ma era tardo pomeriggio. Tardo pomeriggio e mio marito non era ancora arrivato.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei ha detto che quella notte, giustamente, era preoccupata, che non ha dormito.

DE VITO. Io ho pianto tutta la notte.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, lei comunque era preoccupata. Conferma, però, con assoluta certezza, che non c’è stato nessun contatto tra le due famiglie e che addirittura suo padre, che non era presente al bar quando sono arrivate la mamma e la sorella di Mirella, non ha pensato, quando è arrivato, di andare a casa della famiglia Gregori, che era a pochi metri di distanza, per sapere cosa fosse accaduto?

DE VITO. Non mi risulta, non credo.

MORASSUT (PD-IDP). In questa conversazione emergono varie questioni. Voi eravate d’accordo, signora De Vito, che Mirella sarebbe tornata al bar dopo aver visto Alessandro?

DE VITO. No, non eravamo d’accordo. Poteva essere possibile.

MORASSUT (PD-IDP). Non le disse che sarebbe tornata?

DE VITO. No, perché aveva troppe cose da fare, quindi io non mi sono stupita di non averla vista tornare. Doveva salutare, poi andava a Centocelle con gli altri amici ed il fidanzato. No, non mi sono stupita di questo.

MORASSUT (PD-IDP). Mirella le disse di essere stata avvicinata in passato da un ragazzo carino, ben vestito, ma che lei rifiutò di salire in auto con lui? Le fece questa confidenza? Questa persona potrebbe essere la persona che veniva definita il biondino di Macao, quel ragazzo col quale fu vista passeggiare.

Questa confidenza fu fatta alla madre di Mirella un po’ di tempo dopo e la madre la riferì agli inquirenti. Mirella sarebbe stata vista passeggiare a via del Macao con un ragazzo biondo, ben vestito, carino. Le disse mai di essere stata avvicinata da una persona simile?

DE VITO. No, questa confidenza non me la ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Lei ha detto che al bar andava mal volentieri. Ma ci andava mal volentieri anche perché il bar, chiudendo molto tardi, era frequentato da un certo tipo di fauna che non le piaceva?

DE VITO. In generale non mi piaceva. Dopo cena, verso una certa ora, mio padre mi faceva accompagnare a casa.

MORASSUT (PD-IDP). Può confermarci una cosa che è stata detta da diversi auditi, anche dal signor Calì, cioè che il bar era un luogo non proprio di quelli da frequentare, anche con il fatto che rimaneva aperto fino a tarda notte?

DE VITO. Di notte sicuramente capitava di tutto. Eravamo aperti fino alle 2 e mentre si puliva si facevano le 3: sicuramente capitavano persone particolari.

MORASSUT (PD-IDP). Rivolgo la stessa domanda al signor Calì. A lei, questa gente che veniva non è che piacesse tanto.

CALÌ. Per niente.

MORASSUT (PD-IDP). Ma cosa si poteva immaginare di queste persone? Che fossero spacciatori, consumatori di droga, rapinatori? Che cos’era questo alone non proprio affidabile?

CALÌ. Non era un posto affidabile perché venivano anche dei mezzi morti di fame, che magari mangiavano e andavano via senza pagare. Era tutto l’insieme.

MORASSUT (PD-IDP). Se non sbaglio, vi era un rapporto molto forte con il commissariato di polizia lì vicino, che credo fosse molto vicino anche da un punto di vista di relazioni. Se non sbaglio, infatti, suo padre prese il porto d’armi anche utilizzando qualche conoscenza all’interno del commissariato?

DE VITO. Fu una semplice richiesta. Lui era aperto fino a tardi, portava dietro i contanti: c’era un motivo per questa richiesta. Non ha chiesto un favore.

MORASSUT (PD-IDP). Insomma, avevano un rapporto di confidenza che gli consentiva di poter chiedere questa cosa.

Faccio ora una domanda un po’ forte. In questo alone di una situazione in cui ci si doveva comunque tutelare, potevano esserci, in senso generale, non in maniera proprio specifica, delle presenze legate a una sorta di traffico di prostituzione?

DE VITO. Nel senso che mio padre avesse a che fare con questa gente?

MORASSUT (PD-IDP). Non suo padre, ma frequentatori del bar. Qualcuno che magari veniva lì e cercava questo tipo di contatti.

DE VITO. Penso che qualche donna di facili costumi al bar ci sia capitata, ma io di più non so dirle.

MORASSUT (PD-IDP). Essendo i gestori del bar, non avete segnalato mai al commissariato sospetti su situazioni di questo tipo?

DE VITO. Penso fosse la normalità, a una certa ora, vedere gente di tutti i tipi.

MORASSUT (PD-IDP). Torniamo alla questione dell’abbigliamento. I pantaloni di Mirella erano bianchi o neri?

CALÌ. Neri.

DE VITO. Bianchi.

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, lei dice che erano neri e lei dice che erano bianchi. Presidente, evidentemente qui c’è qualcuno che ricorda male.

PRESIDENTE. Su molte cose, in effetti, vi sono notevoli divergenze.

MARCHETTI (LEGA). La casa di Colleverde è stata acquistata prima o dopo la scomparsa di Mirella?

DE VITO. Prima.

MARCHETTI (LEGA). Era intestata a lei?

DE VITO. Era intestata a me con usufrutto dei miei genitori. In quella casa vennero anche Mirella con Antonietta e Filippo a un mio compleanno.

MARCHETTI (LEGA). Signor Calì, in una sua precedente audizione, lei ha raccontato che intorno alle 14,30, quindi poco prima di andare a riposare, il signor Cosimo De Vito disse con chiarezza: “Giuseppe smonta alle 16. Tua madre resta e tu devi stare ai caffè”. Le chiedo: perché Cosimo diede quell’ordine proprio alle 14,30, quindi prima che Mirella arrivasse al bar? Insomma, sono indicazioni abbastanza chiare.

CALÌ. Era l’orario in cui lui doveva andare via e, prima di andare via, doveva essere sicuro che lei non andasse da qualche parte.

MARCHETTI (LEGA). Secondo lei, il padre sapeva che Mirella doveva arrivare di lì a poco?

CALÌ. No. Non c’entra niente. Evidentemente lei aveva chiesto il permesso per uscire e basta. Poi, però, non è stato possibile.

MARCHETTI (LEGA). Quindi non è che voleva impedire che Sonia uscisse con Mirella in quello specifico giorno?

CALÌ. No, questo no. Su quello non so darle una spiegazione, ma so che è così.

MARCHETTI (LEGA). Signora De Vito, lei che dice al riguardo?

DE VITO. Sono assolutamente senza parole. Io non ho mai sentito mio padre dire questa cosa. Lui non le ha mai dette queste cose. Mi sa che Calì non ricorda bene. Non mi risultano queste parole di mio padre. Non ha mai detto queste cose. Non era nel suo modo di fare.

MARCHETTI (LEGA). Non dava indicazioni ai dipendenti?

DE VITO. Non lo so se le dava a lui per dirgli quello che doveva fare, ma a me non ha mai detto: tu fai questo. Io lo sapevo da me e non c’era bisogno che lui dicesse nulla.

IAIA (FDI). Signora De Vito, ha detto che la sera andaste a Colleverde. Quando? Proprio quel sabato?

DE VITO. Sì. Probabilmente abbiamo chiuso e siamo andati a dormire a Colleverde. Papà, la mattina dopo, è tornato presto per aprire.

IAIA (FDI). Avete chiuso il bar a che ora?

DE VITO. Non mi ricordo l’orario. La mattina lui apriva presto. Noi andavamo a Colleverde per un motivo, perché mio padre si dedicava alla casa, controllava il giardino, innaffiava le piante. Per questo si andava. Noi sistemavamo un po’ di cose. La domenica si faceva un po’ di pulizia perché lunedì poi c’era il giorno libero.

IAIA (FDI). Ma lei ricorda che quella sera ricevette la telefonata di Massimo Forti?

Interrogatorio Massimo Forti 5 luglio 1983
Interrogatorio Massimo Forti 5 luglio 1983

DE VITO. No. Non me lo ricordo.

IAIA (FDI). Non ricorda questa telefonata, intorno alle 22,30?

DE VITO. Mi ha chiamato Massimo Forti? Non me lo ricordo. Ma a Colleverde o al bar?

IAIA (FDI). A Colleverde o al bar: ecco perché le chiedevo di Colleverde e a che ora siete andati.

DE VITO. Sicuramente dopo le 22,30, allora, perché chiudevamo e poi si andava via. Andavamo a dormire a Colleverde. Ma no, io non me la ricordo la telefonata di Massimo Forti.

IAIA (FDI). La chiamava per chiedere informazioni riguardo Mirella.

DE VITO. Io non mi ricordo questa telefonata. Io non ne ho memoria. Per me non c’è mai stata.

IAIA (FDI). Comunque, alle 22,30 lei stava a casa, probabilmente.

DE VITO. Non lo so. Se dovevamo andare via, non so se prima salivo a casa. Ma la telefonata non me la ricordo.

IAIA (FDI). Di questa simpatia di Mirella per Alessandro ne era a conoscenza solo lei o c’era qualche altra persona che fosse a conoscenza di questa cosa?

DE VITO. Noi Alessandro lo ricordavamo come il ragazzo più carino della classe, ma a me non risulta che lei fosse innamorata di Alessandro. Era un bravo ragazzo, simpatico, ma lei non mi ha mai confessato nulla riguardo Alessandro.

IAIA (FDI). A me interessa sapere se c’erano altre amiche a conoscenza di questa simpatia.

DE VITO. Non lo so se le altre ragazze della classe sapevano.

IAIA (FDI). Se qualcuno è andato a citofonare, e qualcuno è andato a citofonare, ha detto: sono Alessandro. Se non era Alessandro, era una persona che conosceva questa simpatia di Mirella. Ci può dare una mano da questo punto di vista?

DE VITO. Io non le so dire. Di sicuro era il ragazzo più carino e, come l’abbiamo visto noi, penso che l’abbiano visto tutti. Era un dato di fatto.

PRESIDENTE. Riprendendo da quest’ultimo punto, lei pensa che non sia stato lui a citofonare?

DE VITO. Mi viene di pensare di no.

PRESIDENTE. Se dovessimo condividere questo ragionamento, come tendenzialmente si è sempre pensato, vuol dire che qualcuno ha teso una trappola. Ma torno alla domanda del collega: chi poteva sapere? Praticamente, solo lei o pochi altri potevano sapere che Alessandro era una persona comunque gradita, simpatica, che piaceva.

DE VITO. Così lei mi inquieta. Io non so se qualcuno ha ascoltato le nostre confidenze.

PRESIDENTE. Io chiedo se lo sapeva solo lei, perché, in caso contrario, le chiedo di dirmi chi altri poteva sapere.

DE VITO. Io non ho idea. Mi è venuto di pensare a qualcuno della scuola. Nei tragitti qualcuno può aver ascoltato qualche confidenza, perché sinceramente io non me lo spiego. Per me è un mistero.

PRESIDENTE. Ma in classe c’era qualcun altro che sapeva di questa simpatia?

DE VITO. Non so se lei si sia confidata o lo abbia detto a qualcuno. Mi viene normale pensare che lui era simpatico a tutti. Era una persona gradevole, un ragazzo educato e corretto, per cui io, se parlo di lui, non posso parlarne male, assolutamente. A parte che non è mia abitudine o mio modo di fare, ma era un ragazzo proprio educato e corretto.

Io questo ricordo di Alessandro. Questo per me era Alessandro e, anche per questo, questa cosa mi è sembrata un po’ strana. Pensando dopo a questa cosa, mi è sembrata un po’ strana.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda le uscite con Mirella, certamente, fino all’estate prima, erano una costante. Questo lo conferma?

DE VITO. Se potevamo, uscivamo insieme volentieri. Ma non la sera.

PRESIDENTE. Risulta sicuramente una vostra uscita il primo dicembre dell’82, quindi pochi mesi prima della scomparsa, in un locale a via Salaria.

DE VITO. Quale locale? Noi andavamo qualche volta da Bibo o al Fagiano. Stavamo lì intorno, comunque, non prendevamo i mezzi per andare da qualche parte.

PRESIDENTE. Siete mai andate insieme al mare?

DE VITO. Ricordo che la famiglia una volta mi invitò ad andare al mare, una domenica. Non avevano ancora l’auto, quindi andammo con i mezzi. Ricordo questa giornata al mare. Siamo stati benissimo. Ero ospite loro.

PRESIDENTE. Su questa uscita del primo dicembre 1982, l’ultimo Natale di Mirella, così risulta dai verbali: alle 19,30, con Sonia in via Salaria. Consumano un frullato e una pasta in un bar dopodiché, alle 20,30, viene loro voglia di una cioccolata calda. Si fermano in un altro bar e la bevono, mangiando una pasta ciascuno.

DE VITO. Non me lo ricordo. Però è possibile

PRESIDENTE. Quindi, possiamo ridimensionare il fatto che l’amicizia si fosse allentata. L’amicizia c’era.

DE VITO. Assolutamente. Le volevo un bene dell’anima. Mi faceva solo piacere uscire con lei.

PRESIDENTE. Invece, all’inaugurazione cui prima abbiamo fatto un breve cenno, lei c’era o non c’era?

DE VITO. Assolutamente no e la famiglia lo sa benissimo. Nessuno della mia famiglia ci è andato. Noi abbiamo mandato gli auguri e un omaggio floreale, ma non c’eravamo.

PRESIDENTE. È possibile che suo marito possa aver dichiarato diversamente, secondo lei?

DE VITO. No, perché non c’era lui, non c’ero io, non c’erano i miei. Noi non siamo andati all’inaugurazione. Abbiamo mandato auguri e omaggio floreale, ma non siamo andati all’inaugurazione, assolutamente. Questo la famiglia lo sa benissimo, perché non ha visto nessuno di noi, visto che non c’eravamo.

PRESIDENTE. Rispetto alla questione di villa Torlonia e Porta Pia, oggi abbiamo chiarito, almeno lei ci ha detto in modo chiaro, che Mirella le aveva riferito che questi ragazzi avevano detto che andavano a suonare la chitarra a villa Torlonia, ma che lei sarebbe andata a salutare Alessandro, solo per un saluto, a Porta Pia. Ma Mirella come si spiegava questo punto: perché a Porta Pia? Se uno deve andare a villa Torlonia perché doveva andare prima a Porta Pia?

DE VITO. Non so che dirvi.

PRESIDENTE. Se uno sta sotto casa di Mirella e sta andando a villa Torlonia, non va a Porta Pia, perché Porta Pia sta a destra e villa Torlonia sta a sinistra.

DE VITO. In quel momento io non ho pensato nulla. Poi, siccome era uscita fuori questa via della Croce Rossa, ho pensato che, nell’indecisione di dove dirigersi, magari si sono visti a Porta Pia. Però è una cosa che ho pensato io. Mi sono detta: saranno stati indecisi, aspettavano qualcun altro, non sapevano se andare lì.

PRESIDENTE. Ma è sicura? Perché poi torniamo sempre a quei quindici minuti in bagno. Questo vuoto di quindici minuti è un problema. Magari lei potrebbe anche non ricordarselo, ma è possibile che Mirella le abbia detto qualcosa rispetto a questo?

DE VITO. Io non ricordo nulla di importante e di fondamentale. E le assicuro che ci ho pensato più di una volta.

PRESIDENTE. Magari avrete parlato del più e del meno, ma a volte, delle date che sono significative storicamente, uno ricorda anche le cose futili.

DE VITO. Come dicevo, per me quella era una giornata assolutamente tranquilla. Ero un po’ scocciata di andare dietro il banco, come al solito. Per il resto, avremo forse parlato di qualche problema del momento. Non so che dirle. Non le posso dire con certezza il resto.

PRESIDENTE. Mirella non le chiese di accompagnarla?

DE VITO. Assolutamente no. Non me lo chiese.

PRESIDENTE. Anche se in questo momento ho difficoltà a trovare il verbale, risulterebbe che, all’epoca, suo marito verbalizzò di essere andato a quella inaugurazione. Uso il condizionale, perché non ho a disposizione il verbale, ma è molto probabile che ci sia andato.

DE VITO. All’inaugurazione? No, assolutamente no.

PRESIDENTE. Come mai non ci andaste? Foste invitati o no?

DE VITO. Penso di sì. Sicuramente sapevamo dell’inaugurazione, ma non ci siamo andati perché per noi era un giorno di lavoro, per cui noi mandammo gli auguri e un omaggio floreale.

PRESIDENTE. Signor Calì, torno su quello che diceva prima qualche collega, rispetto agli ambienti, un po’ brutti, notturni, del bar, dove si mescolavano persone di vario genere. Che tipo di brutte persone c’erano? Ogni tanto entrava magari un tossicodipendente piuttosto che una persona che si sapeva essere un criminale? Quali erano le figure un po’ più losche ed equivoche?

CALÌ. Qualche borgataro. Brutte facce.

PRESIDENTE. Potevano essere anche delinquenti?

CALÌ. Sì, anche qualche carcerato appena uscito.

PRESIDENTE. E prostitute? Non ce n’erano lì intorno all’epoca?

CALÌ. Sì, qualcuna veniva a mangiare un boccone. Ma io di questo non posso sapere, perlomeno io. Poi, se il padre avesse saputo qualcosa, ne avrebbe parlato col commissario.

PRESIDENTE. Ma io chiedo a lei perché lei la sera lì ci stava, anche se andava via prima. Invece, per quanto riguarda la comitiva di Centocelle, di quei ragazzi, amici di Mirella, lei ne conosceva qualcuno, signor Calì?

CALÌ. No.

PRESIDENTE. Invece, se le dico Marco Fassoni Accetti?

CALÌ. Il nome l’ho sentito, ma non all’epoca.

PRESIDENTE. E lei, signora De Vito?

DE VITO. Non lo conosco.

PRESIDENTE. Però abitava da quelle parti.

DE VITO. Questo non lo so. Io non lo conosco e non l’ho mai visto. So che ha dichiarato delle cose assurde, incredibili, tipo che io avrei citofonato e lui avrebbe documenti che attestano che io avrei citofonato. Niente di più falso. È falsissimo.

PRESIDENTE. Ma lei l’ha querelato per questo?

DE VITO. Ma io non lo conosco. Ma chi devo querelare?

PRESIDENTE. Però le ha rivolto un’accusa di complicità.

DE VITO. Ma io non lo conosco, non l’ho mai visto e di sicuro non ci ho mai parlato. Presidente, io questo punto l’ho sottolineato anche l’altra volta. Io so che questa è una cosa grave. Ma allora la sua parola vale più della mia? Io ripeto che non lo conosco. E non c’è nessun documento che possa provare che io lo conosco. Io non l’ho mai visto e di sicuro non ci ho mai parlato. Per cui, che peso devo dare io a questa persona?

PRESIDENTE. Per il verbale, il signor De Rosa, in un verbale dell’84 disse che era andato all’inaugurazione.

DE VITO. No, ma non ci è mai andato. Anche la famiglia sa che mio marito non ci è mai andato. Avrà avuto un lapsus, perché non è andato all’inaugurazione. La famiglia sa benissimo che noi non siamo andati all’inaugurazione. Assolutamente non ci sono dubbi.

PRESIDENTE. Per il resoconto, il verbale che citavo è il verbale di sommarie informazioni rese da Fabio Massimo De Rosa il 29 novembre 1984, per la verità poi non confermato qui in audizione.

DE VITO. Perché lì non c’è mai stato!

SCURRIA (FdI). Dopo la scomparsa, per quello che lei ci ha raccontato, dopo che la sorella di Mirella le ha posto la famosa domanda, si è spezzato tutto. Io non entro nel giudizio che ciascuno può dare dei rapporti e delle relazioni umane, perché ognuno fa quello che meglio crede, ma comunque era una situazione particolare. Era appena scomparsa una ragazza, una sorella, una figlia: uno può anche immaginare che vi sia una reazione scomposta e forse su questo uno può anche valutare di far passare un po’ di acqua sotto i ponti e poi cercare di ricucire i rapporti, proprio perché eravate tanti amici.

Dico questo perché, al di là delle valutazioni che legittimamente lei e la sua famiglia avete fatto, vorrei capire come voi avete valutato la scomparsa di Mirella. Era la sua amica: neanche la sua migliore amica, ma la sua amica, come lei ha più volte detto. Frequentava il bar sostanzialmente tutti i giorni, forse anche più di qualche volta al giorno. Quando scomparve, ne avete parlato in famiglia? Dopo un mese, dopo due mesi, dopo un anno, vi siete chiesti: cosa è successo a Mirella? Possiamo fare qualcosa per Mirella?

DE VITO. Questa domanda ce la siamo fatta sempre, perché, ancora oggi, questo per noi è un mistero. Noi non ci siamo dati una risposta.

SCURRIA (FdI). Ma ho visto che non vi siete neanche sentiti di dare una mano in qualche ricerca.

DE VITO. Dati i rapporti con la sua famiglia e soprattutto con la sorella, io mi sono sentita cacciata di casa. Lei mi ha cacciato di casa, mi ha cacciato lei. Avrò un carattere strano, ma io mi sono sentita cacciata di casa, letteralmente. Per cui, di sicuro non mi sono sentita vicino a lei.

Poi, per quanto riguarda tutto il dolore per la scomparsa della mia amica, quello è stato il primo dolore vero della mia vita, per cui veramente sono rimasta malissimo.

SCURRIA (FdI). Quindi non vi siete mai spiegati cosa era potuto succedere.

DE VITO. No, non ce lo siamo mai spiegati. È un mistero ancora adesso per noi. Non ci siamo dati una spiegazione: uno fa mille ipotesi, ma poi qual è quella giusta?

SCURRIA (FdI). Questo Alessandro, nell’immediatezza, non vi è venuto in mente di provare a rintracciarlo?

DE VITO. Ma lo dovevamo rintracciare noi Alessandro?

SCURRIA (FdI). Le dico la verità. È vero che c’era la polizia, ma se io avessi un amico, un’amica, una sorella che scompare, io farei di tutto.

DE VITO. Siamo d’accordo su questo, ma io non avevo nessuna confidenza con Alessandro. Non avevo neanche il suo numero. Non è che io potevo rintracciare Alessandro, perché non avevo neanche un minimo di confidenza. Per cui, anche volendo, non avrei potuto farlo, perché non avevo gli elementi.

SCURRIA (FdI). Io questo lo comprendo. Il punto è che, di fronte a un’amicizia così forte, magari lei non ha i titoli per trovare Alessandro, ma magari poteva andare dalla polizia.

DE VITO. Ma infatti ci sono andati i suoi genitori. Non è che ci dovevo andare io.

SCURRIA (FdI). Quello che stupisce un po’ tutti noi è proprio questa inattività. A fronte di un fatto così clamoroso, per il quale, come lei dice, ancora oggi soffre e che è stato il primo dolore della sua vita, lei il giorno dopo stava lì al bar come se nulla fosse accaduto.

DE VITO. Non è esattamente così. È un dolore magari rimasto silenzioso, ma non è esattamente così. Il dolore è stato sempre là.

SCURRIA (FdI). Anche dopo quarant’anni uno spera sempre in un miracolo. Magari il destino di Mirella è un po’ più chiaro dopo quarant’anni rispetto a dopo una settimana, un mese, due mesi. Uno si dice: forse, se faccio una certa cosa, la trovo. Forse, se faccio una cosa, posso trovare una traccia. Però, so che non c’è risposta su questo.

PRESIDENTE. Signor Calì, lei ricorda che l’inaugurazione del bar della famiglia Gregori era stata il giorno prima?

CALÌ. Non è che non me lo ricordo. Io neanche l’ho saputo. L’ho saputo dopo. A me non hanno detto niente.

PRESIDENTE. Signora De Vito, rileggendo il verbale di suo marito, in effetti lui ha fatto una dichiarazione con assoluta certezza. Il signor De Rosa, sentito il 29 novembre del 1984, nel verbale ripete ben tre volte di essere stato all’inaugurazione. Poi parla della comitiva di Centocelle e dice: so ancora, sempre per sentito dire, che negli ultimi periodi prima della scomparsa si recava in Centocelle, ove, oltre all’ultimo fidanzato, aveva una comitiva di amici e di amiche che io ho visto il giorno prima della scomparsa, all’inaugurazione del bar di proprietà del padre di Mirella ed il giorno dopo della sua scomparsa a casa della stessa.

A domanda: quando ha visto l’ultima volta Mirella, così risponde: come sopra già detto, ribadisco che la Mirella l’ho vista l’ultima volta il giorno prima della sua scomparsa in occasione dell’inaugurazione del bar di suo padre, ove io partecipavo, perché invitato, unitamente alla Sonia. Domanda: come ha parlato lei con Sonia sulla scomparsa di Mirella? Siamo rimasti scioccati, anche perché, come ripeto, io l’avevo vista il giorno prima e la mia ragazza circa 15 minuti prima che scomparisse.

Nella sua audizione qui suo marito ha ritrattato questa dichiarazione, ma questa resta una dichiarazione molto impegnativa.

DE VITO. Ma infatti lui poi ha detto che assolutamente non c’era, come io mi ricordo. Non c’era lui, non c’ero io e non c’era la mia famiglia. Ma questo lo può dire anche la famiglia di Mirella. La sua famiglia a noi non ci ha visto all’inaugurazione, perché non ci siamo mai andati.

PRESIDENTE. Mi viene da mettere in discussione forse più questo verbale. Ma allora perché uno rilascia questo verbale? È questa la domanda. Io non riesco a capire perché lui si vada ad inserire in un luogo dove non è stato, tra l’altro a fronte di una sparizione.

DE VITO. Ma infatti non ha senso! Perché avrebbe dovuto dire una cosa del genere?

PRESIDENTE. Però l’ha fatto. Questo è un verbale ufficiale dei Carabinieri.

DE VITO. Ma lui non c’è stato! Più della famiglia chi lo può dire?

PRESIDENTE. Rimane un punto interrogativo di questa vicenda, su cui ovviamente continueremo a lavorare. Ora non ricordo esattamente cosa la famiglia abbia detto su questo e lo verificheremo. Però, anche se la famiglia confermasse che lui non c’era, resta il punto interrogativo del perché l’abbia messo a verbale. È un punto interrogativo importante, questo glielo devo dire.

IAIA (FDI). Può essere che sia andato a sua insaputa.

DE VITO. Ma no, perché mi doveva nascondere una cosa del genere? Non c’era niente di male, ma assolutamente no.

PRESIDENTE. Lei perché è così assolutamente sicura che non ci possa essere andato?

DE VITO. Perché me lo avrebbe detto. Poteva chiedermi se volevamo andare, ma perché doveva andare da solo? Da solo non sarebbe mai andato, anche se non c’era niente di male. Al limite potevamo fare un salto insieme, ma noi non ci siamo stati all’inaugurazione, nessuno di noi.

PRESIDENTE. Lei lo dice con assoluta certezza perché ricorda che quel giorno stava con lui?

DE VITO. Perché ricordo che non siamo andati all’inaugurazione. Ricordo che, siccome non potevamo andare, abbiamo mandato il biglietto di auguri con un bell’omaggio floreale. Mi sembra che siamo andati al negozio di fiori La Corbeille, che era pochi metri più avanti, per scegliere questa pianta da mandare come augurio. Questo lo ricordo, ma per il resto proprio no.

PRESIDENTE. Però credo che lei debba prendere in considerazione anche l’ipotesi che non le sia stata detta la verità.

DE VITO. Io non ho dubbi su questo. Per quale motivo mio marito mi doveva nascondere una cosa del genere?

PRESIDENTE. Io non lo so. Però, se uno mette a verbale una dichiarazione del genere, si assume un impegno con le forze dell’ordine e gli inquirenti.

DE VITO. Sicuramente c’è stato un qui pro quo. Mio marito, quando è sicuro di una cosa, è sicuro. Ed io posso dire che non siamo stati all’inaugurazione. Che male c’era? Semplicemente non ci siamo stati.

PRESIDENTE. Signor Calì, lei su questo ha qualcosa da dire?

CALÌ. Sto sentendo adesso questa cosa e rimango meravigliato anche io.

PRESIDENTE. Noi rimaniamo dunque con questo punto interrogativo, su cui credo che la Commissione dovrà continuare a lavorare. Nel ringraziare comunque gli auditi, dichiaro chiusa l’audizione.

I lavori terminano alle ore 17,50.

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