COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA
sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
AUDIZIONE DI MARIA LAURA BULANTI
102a seduta: martedì 15 settembre 2026
Presidenza del Presidente ROSCANI
Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)- MAIE; Forza Italia-Berlusconi PRESIDENTE-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva- Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M; MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.
Interviene la signora Maria Laura Bulanti, madre di José Garramon.
Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, il dottor Luca Bernardi, la dottoressa Laura Capraro, l’avvocato Alessandro Cardia, l’avvocato Francesca Giannosso, l’avvocato Carmen Manfredda, la dottoressa Silvia Nanni, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, il dottor Guido Salvini e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.
I lavori iniziano alle ore 20,49.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ricordo che, ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, potrò, nella mia qualità di Presidente della Commissione, apprezzate le circostanze, disporre che sia interrotta anche solo temporaneamente tale forma di pubblicità.
Ricordo inoltre che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Preciso che ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.
Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8, del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che, a vario titolo, collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività d’inchiesta.
Non essendovi osservazioni, così rimane stabilito.
PROCEDURE INFORMATIVE
Audizione di Maria Laura Bulanti
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione di Maria Laura BULANTI, madre di José Garramon. Innanzitutto, signora BULANTI, desidero ringraziarla a nome di tutta la Commissione per la sua presenza qui oggi.
Penso di interpretare il sentimento di tutti nell’esprimerle il nostro affetto e ringraziarla per questo momento, che possa servire anche per una forma di ricordo del piccolo José. Io le lascerò adesso la parola per una breve introduzione, per raccontarci quello che lei desidera. Procederemo poi con alcune domande della Presidenza e dei Commissari.
BULANTI. Presidente, buona sera a lei ed ai Commissari. Innanzitutto, vi ringrazio. Come voi sapete, io ho perso un figlio. È stato assassinato 42 anni fa e non ha avuto mai giustizia. È stato rapito, sequestrato, lasciato morire in una strada buia, a venti chilometri da casa mia. Io ero incinta di due mesi e ho dovuto tornare nel mio Paese. Mio marito è rimasto con due figli piccoli e poi siamo tornati tutti in Sudamerica.
C’è stato il processo all’uomo che ha ucciso mio figlio. Inizialmente, il processo è stato per omicidio volontario e sequestro. Dopo un anno, non sappiamo come, perché noi non eravamo in Italia, il processo è diventato processo per omicidio colposo e quest’uomo ha fatto soltanto un anno di carcere. Dopo tanti anni, vengo a sapere che questo uomo è stato coinvolto o lui stesso si coinvolge nella scomparsa di due ragazze qui a Roma, due casi molto conosciuti, e poi anche in quella di un povero bambino nomade, del quale io ho conosciuto la famiglia. Bruno Romano si chiamava o si chiama, perché non sappiamo cosa sia successo a lui.
Quest’uomo, che si chiama Marco Accetti, non era da solo. Era accompagnato da una donna quando è stato trovato dai carabinieri, la notte del 20 dicembre 1983, la notte più famosa nella storia mia e della mia famiglia. È la notte che ha distrutto la mia famiglia, perché le conseguenze sono state enormi per tutti i miei figli, soprattutto per quello che non era ancora nato, che ha subito conseguenze importanti legate al fatto che io ho avuto una gravidanza problematica.
Dopo tanti anni, mi ritrovo con la storia di un uomo che dice che lui sapeva che lo aveva ucciso, che lavorava per non so cosa e che era con una donna. Era una storia molto complessa. Lui disse di essere tornato a casa sua. Diceva che casa sua era molto vicino a casa mia, però dopo ha cambiato l’indirizzo ed ha dato un indirizzo molto lontano da casa mia. Era tornato a normale: così il padre ha dichiarato ed anche la madre, la sorella e anche questa donna che lo ha accompagnato. Lui era normalissimo. Invece no, aveva le mani tagliate, era pieno di sangue e la sua giacca era sporca. Anche la giacca della donna che lo accompagnava era sporca di sangue.
La giustizia italiana ha fatto poco. Non vorrei dire che non ha fatto niente, perché sono qui oggi e penso che questa è la giustizia. Non mi voglio emozionare. Ho giurato di non farlo. La giacca era piena di sangue e non si sapeva il sangue di chi fosse, perché non è mai stato investigato di chi fosse quel sangue. Io so che mio figlio era RH negativo, perché io sono RH negativo, mio marito era RH negativo, tutti i miei figli sono RH negativi. Non sappiamo che tipo di sangue era.
Poi, questo uomo ha dichiarato un indirizzo a 700 metri da casa mia, che poi risulta non essere il suo indirizzo. Secondo lui, il suo indirizzo era un altro, a piazza Sant’Emerenziana. La settimana scorsa, proprio la settimana scorsa, io faccio una scoperta. Io ho letto e riletto tutti i fascicoli. Non è facile leggere come è morto tuo figlio, leggere del sangue di tuo figlio e dell’assassino di tuo figlio. È difficile, ma adesso ce l’ho fatta.
Io scopro che lui, essendo agli arresti domiciliari, ha chiesto al giudice di uscire per andare a votare alle elezioni e l’indirizzo che ha dato come collegio elettorale è via Laurentina, numero 710. Lui ha dichiarato di aver vissuto a un indirizzo accanto a casa mia. La giustizia ha ordinato la perquisizione del primo indirizzo e non hanno trovato niente. Il punto è che hanno perquisito l’appartamento numero 16, mentre il domicilio di questo uomo era l’interno 14.
Questo vuol dire che la polizia si è sbagliata, che il giudice si è sbagliato, che il procuratore si sbaglia. Tutti si sono sbagliati, ma il sangue di mio figlio non si è sbagliato. Il sangue di mio figlio era addosso a questa gente. Questa è una prima cosa. Sono tante le cose. Poi c’è un’altra cosa che io volevo che voi sapeste.
L’uomo che ha ucciso mio figlio aveva un’agenda telefonica a casa del padre, che hanno trovato quando hanno perquisito l’abitazione. Lì c’era il nome di un uomo chiamato Robert George Sommer. Ci sono tantissimi Robert Sommer in Uruguay. C’era questo nome e c’era pure una tale Rosy Costa. Rosy Costa è stato il nome che ha fatto Marco Accetti 35 anni dopo, quando disse che chiamavano Mirella Gregori Rosy. Su questa agenda c’era il nome Rosy Costa e c’era il nome di Robert George Sommer.
Sono andati a casa di questo Robert Sommer e hanno detto di non aver trovato niente. Questo uomo era americano, nato a Boston. Era un doppiatore e un artista. È tutto molto strano e mi ha colpito tantissimo, perché c’è un americano che chiama per telefono e c’è questo individuo che si chiama Robert Sommer, che ha anche un nome spagnolo. Una cosa molto, molto strana. Sono delle cose che, secondo me, non sono state investigate come si doveva.
Un’altra cosa mi ha colpito moltissimo. L’ultima volta che ho parlato alla procura di Roma credo che fosse il 2009, circa 12 anni fa. Sono stata dal dottor Capaldo e dalla dottoressa Simona Maisto. Quando ho finito di parlare con loro, la dottoressa Maisto mi ha detto: signora, non si preoccupi. Per suo figlio non possiamo fare niente, ma invece suo figlio ci porterà alle altre ragazze. Questo lo ha detto Simona Maisto davanti al dottor Capaldo. Io vorrei sapere se lui lo ricorda. Io ricordo esattamente queste parole.
Mi era molto difficile accettare che non si può giudicare una persona due volte per lo stesso reato. Comunque, non è che io voglio quest’uomo che ha ucciso mio figlio in carcere. Io voglio sapere perché ha ucciso mio figlio, perché io non ho mai saputo perché ha ucciso mio figlio. Mio figlio è scomparso a 12 anni, qualche giorno prima di Natale, che pioveva e faceva freddo, a 20 chilometri da casa mia. Era un bambino tranquillo. Io non ho mai saputo il perché e vorrei saperlo prima di morire.
Quando mi avete chiesto se potessi essere ascoltata e se avevo tempo, io ho risposto, alla signora che mi ha telefonato: prego Dio di avere il tempo e di non morire prima di sapere, perché io vorrei sapere. Mio marito è morto senza sapere, ma io vorrei sapere. Io, poi, vengo da una cultura dove sapere è costruire. Sapere, anche perché non ci siano altri bambini che soffrano la stessa cosa, né altre madri che soffrano come ho sofferto io ed anche la mia famiglia. Perché non ho sofferto soltanto io, ma anche i miei figli.
Ci sono tante altre cose che io vorrei dire, ma se voi voleste farmi qualche domanda, per me sarebbe meglio e più facile.
PRESIDENTE. Signora BULANTI, grazie per quanto ha detto finora e per la sua disponibilità. Io mi ricollego al racconto che ha fatto finora. Ci parlava prima di una perquisizione in un appartamento sbagliato. Il civico, però, era lo stesso?
BULANTI. Sì, era anche lo stesso palazzo. L’indirizzo era via Curzio Malaparte, numero 20. Palazzo B, interno 16.
PRESIDENTE. Questo era il domicilio di Marco Accetti?
BULANTI. No, è il domicilio dove è stata fatta la perquisizione.
PRESIDENTE. Di chi era questo appartamento?
BULANTI. Del padre e di lui. Il telefono era registrato a nome suo.
PRESIDENTE. Dove Marco Accetti viveva era il civico 14?
BULANTI. Sì, il civico 14.
PRESIDENTE. Alla palazzina B?
BULANTI. Sì. Ma questo sono venuta a saperlo una settimana fa, perché ho letto l’indirizzo sul documento con cui aveva avuto il permesso di andare a votare.
PRESIDENTE. Lei scopre che viene fatta una perquisizione in un appartamento sbagliato pochissimo tempo fa?
BULANTI. Sì.
PRESIDENTE. Quanto distavano da casa sua questi appartamenti?
BULANTI. 500 o 600 metri.
PRESIDENTE. A piedi sarà un tragitto di qualche minuto.
BULANTI. Non lo so, perché all’epoca era un cantiere dove si stavano facendo degli appartamenti.
PRESIDENTE. Il suo indirizzo qual era all’epoca?
BULANTI. Viale dell’Aeronautica 99. All’Eur, all’angolo con via Laurentina.
PRESIDENTE. A via Curzio Malaparte, 20, c’era l’appartamento di Accetti. All’appartamento 14 abitava Accetti, mentre il 16 era del padre. Giusto?
BULANTI. No. Il padre ne aveva tanti. L’interno 16, quello che è stato perquisito e dove non hanno trovato niente, non era abitato e non era finito. Era vuoto, senza abitanti.
PRESIDENTE. Prima della vicenda del piccolo José, lei aveva avuto modo di conoscere Marco Accetti? Lo aveva mai visto?
BULANTI. Io ho avuto modo di conoscere la faccia di Marco Accetti 13 anni fa. Mai mi hanno fatto vedere una fotografia. Io non ho visto una fotografia di Marco Accetti prima di 13 anni fa.
PRESIDENTE. E quando lo ha visto per la prima volta in fotografia, lei lo ha riconosciuto?
BULANTI. Certo, perché, prima di Natale del 1983, è arrivato a casa mia un prete molto giovane, in abito lungo. Io ero da sola. Mi è sembrato strano, perché io venivo dal Sud America, dove i preti non vestivano così, ma più normale, in abiti civili. Invece, questo prete portava un abito di tantissimo tempo prima.
Quando si è seduto, gli ho offerto un caffè. Lui mi ha chiesto della famiglia e io gli ho detto che in quel momento in casa non c’era nessuno. Ha detto che se ne doveva andare e infatti se n’è andato. Al momento ho pensato che fosse strano, ma poi ho dimenticato questo fatto. Quando ho visto la fotografia di questo uomo in abito talare, ho detto: questo è lo stesso che è stato a casa mia.
PRESIDENTE. Ci aiuti un attimo a ricostruire gli ultimi momenti di José di quel pomeriggio: quando uscì di casa che cosa le disse? Dove si stava recando?
BULANTI. Non mi disse niente. Io prima del fatto non l’ho visto. Lui andava dal barbiere, perché io il giorno prima gli avevo detto: viene Natale, viene la famiglia, ti devi tagliare i capelli. Lui non voleva andare, ma io ho detto: no, devi andare a tagliarli. Torni da scuola e vai a tagliare i capelli a viale Europa. È tornato da scuola, credo alle 16,30, ha fatto merenda e alle 17,30 è partito per andare dal barbiere. Verso le 19,30 lui ancora non tornava a casa. Noi abbiamo iniziato a cercarlo, ma non l’abbiamo mai trovato.
PRESIDENTE. Dove andava a scuola suo figlio?
BULANTI. Lui andava alla scuola inglese St. George sulla Cassia.
PRESIDENTE. Quindi parecchio distante.
BULANTI. No. Adesso è parecchio distante. A quell’epoca c’era il raccordo anulare ed era molto semplice. Veniva il pulmino della scuola per tutti i bambini della FAO e dell’IFAD, anche per i figli dei diplomatici che andavano a quella scuola. Il pulmino della scuola faceva il giro del raccordo anulare fino a via Cassia numero 6. Devo poi anche dire che nessuno degli amici di mio figlio ha mai visto la fotografia di questo uomo.
PRESIDENTE. Nessuno dei compagni di scuola?
BULANTI. Nessuno. Io parlai un mese fa con Kristian Hannikainen, un finlandese, la cui mamma era italiana. Lui mi telefona ogni tanto, quando arrivano le feste o per il compleanno. Io gli ho chiesto: Kristian, tu hai visto mai la foto di questo uomo? Lui mi disse: mai. Ci hanno detto a scuola che José aveva avuto un incidente stradale, e poi basta. Io per 30 anni non ho mai saputo niente, assolutamente niente.
Lui è venuto a sapere che non era stato un incidente stradale 13 anni fa, tramite la televisione, quando era venuto a trovare la mamma qua a Roma.
PRESIDENTE. Ritiene possibile che qualcuno degli amici di scuola di José conoscesse Marco Accetti?
BULANTI. No. Prima di tutto, non hanno fatto vedere loro nessuna fotografia. Come facevano a sapere? Loro erano bambini curatissimi, andavano a scuola con il pulmino e tornavano a casa. Dormivano insieme o a casa mia o a casa di Ido, un bambino israeliano che ancora oggi mi telefona. Tutti questi ragazzi ancora mi telefonano, perché sono stati colpitissimi da questa storia, soprattutto quando hanno scoperto che non era stato un incidente stradale. Aggiungo che Ido abitava a Villa Ada.
PRESIDENTE. Sono delle zone che Marco Accetti frequentava.
BULANTI. Così dicono. Io non lo conosco questo uomo. Non lo conosco e spero di non conoscerlo, di non vederlo mai. Certamente José, se andava a casa di Ido il fine settimana, andava a giocare a Villa Ada a calcio. Come uruguaiano, il calcio era una cosa molto importante.
PRESIDENTE. Le faccio un’ultima domanda, per poi lasciare la parola ai colleghi. Qualche compagno di suo figlio abitava nelle zone dell’Infernetto, di Castelfusano o di Castelporziano?
BULANTI. Non lo ricordo. Ma credo che il pulmino non arrivasse fino a lì.
PRESIDENTE. A Casalpalocco o a Castelfusano?
BULANTI. Che io ricordi, no.
PRESIDENTE. Queste zone le ha tragicamente scoperte dopo la vicenda, immagino. Non le aveva mai sentite nominare prima.
BULANTI. Sì, esatto.
IAIA (FDI). Signora BULANTI, intanto le vorrei far presente che le perplessità che lei ha rappresentato in merito alle sentenze che hanno riguardato Marco Accetti sono perplessità che condividiamo. È anche per questo che la Commissione ha ritenuto di ascoltarla, perché c’è un approfondimento sul tema delle due ragazze scomparse chiaramente collegato anche alla vicenda di suo figlio.
Detto questo, io le vorrei chiedere: lei ha riferito di questo falso prete che si sarebbe presentato presso la sua abitazione. Ci può raccontare questa vicenda?
BULANTI. Sono stati 5 o 10 minuti, perché non c’era nessuno in casa. Io ero da sola.
IAIA (FDI). Parliamo di che periodo? Quando è accaduta questa vicenda?
BULANTI. Prima delle feste natalizie del 1983. José è morto il 20 dicembre e questo individuo è venuto qualche giorno prima. Non lo posso ricordare. Io ricordo che ho parlato con la signora che lavorava casa mia, che abita in Italia, si è sposata ed abita a Montepulciano. È una carissima donna.
IAIA (FDI). Come si chiama, così rimane a verbale?
BULANTI. Marta Garcìa. Io ricordo che le chiesi: Marta, lei si ricorda di questo prete? Lei ha risposto: io non c’ero, signora, ma io mi ricordo un uomo con una voce molto strana che è venuto a casa i primi giorni di dicembre a portare delle fotografie dei bambini e io non ho aperto la porta, perché sapevo che le fotografie dei bambini le faceva lei. Questa è l’unica cosa che mi ha detto Marta. Marta è disponibile, vive qua in Italia.
IAIA (FDI). Questo episodio si è verificato qualche giorno prima del 20 dicembre 1983 e le è stato riferito da questa signora Marta?
BULANTI. Sì.
IAIA (FDI). In casa c’era soltanto questa signora Marta o c’erano altre persone?
BULANTI. La volta delle fotografie solo lei. Lei il giovedì usciva con le sue amiche. Quindi, probabilmente quando in casa c’ero solo io era un giovedì, appunto perché io ero da sola. I bambini erano a scuola e mio marito viaggiava moltissimo. A volte doveva andare in Centro America per venti giorni o per un mese. Era normale che io fossi sola.
PRESIDENTE. Signora BULANTI, l’episodio della signora Marta è antecedente al suo incontro con il prete, giusto?
BULANTI. Non lo so, non me lo ricordo.
PRESIDENTE. Questa persona portò delle fotografie dei bambini?
BULANTI. Sì, ma Marta non le ha viste le fotografie, perché non aprì la porta.
PRESIDENTE. Quando dice che la signora Marta faceva lei le fotografie, che cosa intende?
BULANTI. No, Presidente. Io facevo le fotografie. Perciò lei rispose a questo uomo: non è possibile, perché la signora fa le fotografie.
PRESIDENTE. Fotografie ricordo dei bambini?
BULANTI. Sì, le fotografie normali che si fanno per ricordo.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Signora BULANTI, nel primo episodio, quello con la governante in cui lei non c’era, si trattava sempre di un prete o era una persona qualunque?
BULANTI. Ma lei non l’ha visto. Credo che abbiano parlato al citofono. Ha sentito una voce. Però, non sono sicura. Dovreste domandare a Marta.
IAIA (FDI). Invece, nell’episodio in cui c’era lei, lei l’ha vista questa persona.
BULANTI. Sì, assolutamente.
IAIA (FDI). Ce la descrive? Che età aveva? Com’era vestito?
BULANTI. Aveva un abito talare, da prete. Era vestito di nero ed era giovanissimo. Io mi sono chiesta: ma un prete così giovane? Però nient’altro.
IAIA (FDI). In seguito, lei riconosce Marco Accetti in questo prete o finto prete. Ci spiega quando è accaduto e come è accaduto questo riconoscimento? Glielo chiedo perché così rimane a verbale. Lei queste cose le avrà già dette e le sembrerà strano che gliele stiamo di nuovo chiedendo, ma in tal modo rimangono agli atti.
BULANTI. Pensi che sono passati 42 anni, per 30 dei quali a casa mia di questo fatto non si parlava. Se ne è cominciato a parlare quando Chi l’ha visto? è venuto in Uruguay. Son venuti due giornalisti. A me è preso un colpo quando ho visto questi giornalisti che venivano a fare domande su mio figlio e su cose che io veramente non ricordavo, perché non volevo ricordare. Io ho fatto 35 anni di psicoterapia per continuare a vivere.
Io ho visto Accetti la prima volta a Chi l’ha visto? Ho visto la foto del prete ed ho detto: ma questo è quello che è venuto a casa mia.
IAIA (FDI). Lei è certa di questa cosa?
BULANTI. Lo posso giurare, sulla vita dei miei nipoti.
IAIA (FDI). Nell’occasione di quella visita, Accetti o comunque questo finto prete, che cosa le disse? Come si svolse il dialogo? Quanto è durato e di cosa avete parlato?
BULANTI. Mi disse: signora, io vengo a salutarla per le feste. Io pensai: ma che strano, forse è una abitudine italiana. Mi chiese: come è composta la sua famiglia? Gli ho detto che avevo dei figli e che mio marito non era cattolico, ma agnostico. Io invece ero cattolica. Mi chiese dei figli e io gli dissi che erano a scuola. La cosa è finita lì. Lui si è alzato e se n’è andato.
IAIA (FDI). Quindi, lei lo ha fatto accomodare in casa?
BULANTI. Certo. Nel salone. Gli ho offerto anche un caffè.
IAIA (FDI). Un’ultima domanda. Ci può descrivere la giornata di José come si svolgeva, a parte la scuola? Avrebbe un malintenzionato avuto occasione di avvicinare in precedenza José nell’arco della giornata? Ci ha detto che andava a scuola col pulmino e tornava a casa col pulmino. In questo contesto è difficile che venisse avvicinato. Nel pomeriggio, invece, svolgeva delle attività che lo portavano a stare fuori casa o a frequentare altri bambini, altri luoghi dove in qualche maniera poteva essere avvicinato da soggetti di questo tipo?
BULANTI. Prima di tutto, noi d’estate non eravamo mai qui: ovviamente, parlo dell’estate italiana, per noi inverno.
IAIA (FDI). Parliamo di qualche mese prima.
BULANTI. Sì, poteva essere stato avvicinato da qualcuno, perché all’angolo di viale dell’Aeronautica con la Laurentina c’era una piazzetta dove lui andava a fare volare dei piccoli aerei. Li faceva a casa, aveva questo hobby. So che lui parlò con Alberto Gremese, un suo compagno che aveva lo stesso hobby. Lui aveva un aereo di un colore e Alberto di un altro. Gli disse: non ti preoccupare, perché io domani o dopodomani porterò un aereo più grande, perché c’è uno che farà uno scambio. Alberto Gremese abita a Roma e, se voi volete, potete parlare con lui.
IAIA (FDI). In questa piazzetta, in questo spiazzo, andava da solo? Era vicino alla vostra abitazione?
BULANTI. Era a 20 metri da casa mia. C’era casa mia, un bar, un altro palazzo e questo spiazzo. Allora quella zona non era come adesso, piena di palazzi. L’Eur all’epoca era un luogo tranquillo. José andava anche a giocare a Villa Ada, quando andava a casa di Ido.
MORASSUT (PD-IDP). Signora, ci può dire, in sintesi, che cosa le hanno detto i familiari di Bruno Romano? Lei ha detto che ci ha parlato?
BULANTI. È stata un’esperienza bellissima. Sono andata con il mio avvocato Mario Angelelli a trovare questa famiglia. Abitavano in delle roulotte in una piazza non molto lontano dallo studio del dottor Angelelli. Sono venute una o due delle sue sorelle. Io ho detto loro che ero la mamma di José e che volevo aiutarle a trovare Bruno. Ho chiesto se volessero prendere un caffè con me al bar ed abbiamo fissato un appuntamento.
Io sono arrivata per prima. Poi è arrivato il dottor Angelelli. Ricordo che il barista non le lasciava entrare. Non so perché. Io ho detto che erano mie ospiti e così le hanno lasciate entrare. Io ho una fotografia con le sorelle di Bruno, fatta in quel bar. Loro sono state carinissime. In un primo momento loro volevano denunciare. Poi, dopo che io ero tornata in Uruguay, hanno detto ad Angelelli che non volevano più fare niente. La settimana prossima, comunque, dovrei andare a salutarle.
MORASSUT (PD-IDP). Hanno rinunciato a fare una denuncia?
BULANTI. Erano spaventate.
MORASSUT (PD-IDP). Ma nei confronti di chi volevano sporgere denuncia?
BULANTI. Non lo so.
MORASSUT (PD-IDP). Non gliel’hanno detto?
BULANTI. No.
MORASSUT (PD-IDP). Comunque, lei ha avuto la sensazione che loro avessero contezza di che cosa era successo al fratello?
BULANTI. Questo non lo posso dire. Io credo che loro non avessero fiducia nella giustizia. Avevano una vita un po’ irregolare, non come la mia.
MORASSUT (PD-IDP). Per tornare alla figura del prete, proprio vicino casa sua, lì all’angolo tra viale dell’Aeronautica e via Laurentina, c’è una parrocchia e c’era già all’epoca. Non è stata mai fatta un’indagine presso la parrocchia per sapere se questo prete fosse conosciuto, magari portando un’immagine?
BULANTI. Innanzitutto, io mi sono ricordata del prete 10 o 13 anni fa. Secondo me, io non collegavo i due eventi. A quell’epoca io non andavo molto d’accordo con la chiesa cattolica e non andavo in parrocchia. Poi c’erano dei preti gesuiti che venivano a casa mia, perché lavoravano con mio marito alla FAO. Venivano dal Nord America o dal Centro America ed erano molto simpatici. Io in parrocchia non andavo e per questo era strano che questo prete venisse a casa mia.
MORASSUT (PD-IDP). Bisogna capire qual è stato il contatto tra Marco Accetti e suo figlio. Come ha fatto a conoscerlo e come è riuscito a contattarlo.
BULANTI. Accanto casa mia c’era il bar Rosati. Il cameriere del bar ha riconosciuto Accetti e ha detto: sì, lui veniva qua.
MORASSUT (PD-IDP). Quindi Accetti frequentava il bar e probabilmente lì ha individuato José.
BULANTI. Forse anche a Villa Ada. Non lo so.
MORASSUT (PD-IDP). Esatto. A Villa Ada si colloca la Chindris, con la quale c’era una frequentazione. C’era una frequentazione, nell’ambito del circondario di Villa Ada, con la piccola Chindris, la figlia di Magdalena. Immagino lei conosca la storia. Ad Accetti venne affidata la bambina da Magdalena Chindris, che peraltro poi è scomparsa in circostanze non chiarite.
BULANTI. Non è scomparsa. È morta. È morta come tante altre persone che sono morte e che erano vicine ad Accetti.
MORASSUT (PD-IDP). Lì vicino abitavano il piccolo Ido Miran e Kristian Hannikainen, che erano i migliori amici di José, come lei ha ricordato. Quindi, è molto probabile che Accetti già all’epoca potesse aver individuato suo figlio. Possiamo immaginare che quello sia stato l’elemento del contatto?
BULANTI. Sì, certo, ma anche il bar della Laurentina.
MORASSUT (PD-IDP). Già all’epoca voi abitavate sulla Laurentina?
BULANTI. Sì, da sempre.
MORASSUT (PD-IDP). José quando andava da questi amichetti?
BULANTI. Il fine settimana. Venivano loro a casa mia o lui andava a casa loro.
MORASSUT (PD-IDP). Ma Accetti come può aver saputo che voi stavate sulla Laurentina?
BULANTI. Lui viveva lì.
MORASSUT (PD-IDP). Sono due scenari diversi, però, se lui ha agganciato José a Villa Ada. Io voglio capire la consecutio di questi fatti.
BULANTI. Non sono io che ho detto che ha visto mio figlio a Villa Ada.
MORASSUT (PD-IDP). Certo, signora, è un’ipotesi.
BULANTI. Lui abitava a 500-700 metri da casa mia. Andava al bar Rosati e vedeva i bambini giocare. Il cameriere del bar ha riconosciuto Accetti. Poi, dopo due mesi, quando hanno fatto una ricostruzione dei fatti, ha detto che non lo ricordava, perché aveva visto uno come lui, vivo.
MORASSUT (PD-IDP). Quindi, possiamo ritenere che l’incontro sia stato casuale?
BULANTI. Non credo. Devo dire la verità, anche se non ho nessuna prova. Io credo che Accetti sia un adescatore di bambini. Non è stato un incontro casuale. E poi José era un bambino bellissimo, veramente bello.
MORASSUT (PD-IDP). Certo. Questo è chiaro. Magari lo ha visto per caso e ha cercato di ghermirlo. Non lo ha seguito per altri motivi. Lo ha visto ed essendo una persona incline all’adescamento ha cercato di avvicinarlo.
BULANTI. Certo.
MORASSUT (PD-IDP). Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.
PRESIDENTE. Dispongo che i lavori procedano in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 21,34)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 21,35)
PRESIDENTE. Signora BULANTI, le chiedo di dirci se riconosce, nella foto che ora le mostro, il prete che la venne a trovare a casa.
(Il Presidente mostra all’audita una foto di Accetti vestito da prete).
BULANTI. Sì, certo. Sì, è lui.
PRESIDENTE. Lei riconosce questa persona?
BULANTI. Assolutamente sì.
PRESIDENTE. Lei aveva già visto questa fotografia?
BULANTI. Sì, l’avevo già vista.
DE PRIAMO (FdI). Signora BULANTI, in merito alla vicenda di José, lei ritiene che la signora Patrizia De Benedetti possa avere svolto un ruolo negli eventi che hanno portato, purtroppo, all’omicidio di José?
BULANTI. Non solo lo ritengo, ma ne sono assolutamente sicura. Prima di tutto, lei non ha mai avuto alibi su dove era quella sera. Ha detto che era all’oratorio San Paolo, ma nessuno è andato a chiedere lì a San Paolo se questo fosse vero o no. Questa è una delle cose più sconvolgenti. Trovano questa donna con del sangue addosso e non vanno a vedere cosa stesse facendo prima? Lei era con lui, con del sangue addosso, quattro ore dopo l’incidente. Il sangue non si era coagulato. Lei si era macchiata: perché?
DE PRIAMO (FdI). Ritornando a quella giornata, quando José è andato dal barbiere, aveva preso un appuntamento, come talvolta si fa, o è andato senza appuntamento?
BULANTI. Senza appuntamento.
DE PRIAMO (FdI). Lei ci ha detto che il barbiere era a viale Europa, che è piuttosto vicina a casa sua. Ci andava a piedi o con l’autobus?
BULANTI. A piedi, ma ripeto che l’Eur a quell’epoca era diverso.
DE PRIAMO (FdI). Certo. E poi era vicino, era una passeggiata. Invece, per quanto riguarda l’oggetto della nostra Commissione, cioè elementi che possano collegare la
vicenda di José a quella di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, lei ha qualche spunto, qualche elemento che può fornire?
BULANTI. Ho già detto di Rosy Costa. Su Emanuela Orlandi non so nulla.
DE PRIAMO (FdI). José portava con sé qualche accessorio? Una catenina o un anello?
BULANTI. Un orologio.
DE PRIAMO (FdI). Che aveva con sé quel giorno?
BULANTI. Sì.
DE PRIAMO (FdI). E che aveva ancora quando fu ritrovato?
BULANTI. Sì, lo aveva ancora.
DE PRIAMO (FdI). Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.
PRESIDENTE. Dispongo che i lavori procedano in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 21,39)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 21,41)
CUPERLO (PD-IDP). Signora BULANTI, grazie di essere qui questa sera. Le siamo tutti molto vicini, anche a tanti decenni di distanza da quel dolore. Volevo chiederle, per prima cosa, qual era l’impiego di suo marito alla FAO a Roma. Di che cosa si occupava in modo particolare?
BULANTI. Mio marito era economista agricolo. Faceva progetti di sviluppo nei Paesi del terzo mondo. Il suo settore era il Centro America, i Caraibi, Cuba, Nicaragua, Giamaica, Guatemala, Honduras, El Salvador e Santo Domingo.
CUPERLO (PD-IDP). Adesso passo a una domanda che è molto più delicata, anche per lei. Lei ci ha già detto molto circa l’idea che si è fatta del sequestro di suo figlio e della sua uccisione. Una lettura conduce verso responsabilità, che sono per molti versi oggettive, di Marco Accetti.
Lei ci ha parlato della visita nelle vesti di un finto sacerdote. A proposito di quella visita, l’Accetti si è presentato dando un nome e un cognome in quell’occasione?
BULANTI. No.
CUPERLO (PD-IDP). Quindi è entrato in casa semplicemente con le credenziali dell’abito talare che indossava.
BULANTI. Sì, certo.
CUPERLO (PD-IDP). In questo caso avrebbe approcciato la sua famiglia già con un intendimento, avendo intravisto José al bar Rosati e nell’altro contesto. Quindi, avrebbe approcciato un incontro in casa con la sua famiglia già con un intendimento a sfondo pedofilo, per lui o per altri. Un sequestro dunque programmato e, in questa logica, finito nel modo più tragico. Questa è un’ipotesi che lei considera particolarmente accreditabile?
BULANTI. Secondo me, è andata così.
CUPERLO (PD-IDP). Lei e suo marito, che purtroppo oggi non c’è più, avete mai preso in considerazione una ipotesi del tutto alternativa, cioè che l’obiettivo fosse la vostra famiglia, a motivo delle vostre opinioni politiche e delle vostre convinzioni? Era una stagione, quella, di dittature sudamericane in Argentina, Brasile, Cile. Avete mai pensato ad una logica che puntasse verso questo tipo di sentiero e di minaccia nei confronti vostri?
Legata a questo, la domanda che le voglio fare è poi se in Italia, in quegli anni, lei e suo marito avevate avuto dei contatti o dei rapporti con ambienti del Vaticano, a parte la visita del finto sacerdote che ha citato. Infine, in Uruguay avevate mai subito segnali di attenzione da parte del regime o addirittura minacce da parte della dittatura che allora regnava in quel Paese?
BULANTI. Comincio a rispondere all’ultima domanda, perché è la più semplice. Noi siamo andati via dal nostro Paese perché era un Paese pericoloso, specialmente per mio marito. Questa è la risposta che vi posso dare. La metà della mia famiglia era contro il Governo.
CUPERLO (PD-IDP). Vi sentivate in qualche modo attenzionati sia nella vostra permanenza in Uruguay che nella vostra permanenza nel nostro Paese?
BULANTI. Per il Governo?
CUPERLO (PD-IDP). Sì, attenzionati nel senso di sentirvi sotto controllo o sotto sorveglianza.
BULANTI. Erano 50.000 i giovani contro il Governo. Era difficile. Non credo. Specificamente noi, no.
CUPERLO (PD-IDP). Quando vivevate in Uruguay, avevate mai sentito, nei mesi e negli anni precedenti al 1983, il nome di Licio Gelli, che viveva in Uruguay dal 1981, o il nome Umberto Ortolani?
BULANTI. Se l’avevo sentito? Come non sentirlo? Era il padrone del Paese. Licio Gelli aveva la casa accanto a casa di mia suocera.
CUPERLO (PD-IDP). L’avete mai incontrato?
BULANTI. No, per fortuna no.
CUPERLO (PD-IDP). L’ultima domanda, ringraziandola molto delle cose che sta dicendo, chiedo di farla in seduta segreta.
PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 21,47)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 21,49)
MALPEZZI (PD-IDP). José era un bimbo. A 12 anni i maschi sono ancora piccoli. Si confidava con lei?
BULANTI. Molto.
MALPEZZI (PD-IDP). E le diceva qualsiasi cosa? Lei potrebbe dire che le raccontava tutto?
BULANTI. Sì. José era il figlio preferito. Lo devo dire, è la verità. Io ho avuto questo figlio quando avevo 18 anni. Era più come un fratello per me. Io ero la mamma, ovviamente, non ero la sorella.
MALPEZZI (PD-IDP). Quindi José le confidava tutto. Era strano, nei giorni prima di quella giornata che vi ha cambiato completamente la vita? Lei si è accorta di qualche cambiamento in quei giorni precedenti? José le aveva mai raccontato magari di aver incontrato qualcuno o di avere qualche appuntamento o di aver conosciuto qualche persona nuova?
BULANTI. No, mai. Lui non voleva andare a scuola quel giorno, ma io so perché. Perché metà classe era già partita per i Paesi d’origine. L’ultimo giorno di scuola era un giorno di festa e lui voleva rimanere a casa a dormire, non per altro motivo.
MALPEZZI (PD-IDP). Le aveva mai parlato di un fotografo o di qualcuno che gli avesse promesso qualcosa?
BULANTI. No.
MALPEZZI (PD-IDP). Quindi lei non ha un episodio precedente a quella data, alla data del 20 dicembre, che le ha fatto pensare che potesse essere successo qualcosa a José? Che fosse turbato o preoccupato?
BULANTI. No, assolutamente no.
MALPEZZI (PD-IDP). Chi erano gli amici di José? Lui frequentava Villa Ada?
BULANTI. Sì, quando andava a casa di Ido Miran.
MALPEZZI (PD-IDP). Solo quando andava a casa di questo amico. C’erano altri luoghi che José frequentava?
BULANTI. La scuola, perché la scuola aveva la piscina e giocavano a tennis e a calcio. La scuola era la sua vita.
MALPEZZI (PD-IDP). Quindi, stava quasi tutto il tempo a scuola?
BULANTI. Sì, per otto ore al giorno.
MALPEZZI (PD-IDP). Per cui non frequentava altri luoghi. Andava al massimo dagli amici?
BULANTI. Al massimo a casa di Ido o di Kristian.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Presidente, chiedo il passaggio in seduta segreta.
PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 21,53)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 21,56)
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Io sono partita da questa domanda per arrivare alla sua dichiarazione di prima. Lei ha detto: credo che Accetti sia un adescatore di bambini. Questo è quello che lei ha detto.
BULANTI. Io ne sono sicura. Ma lei sa quanti bambini sono scomparsi in Sud America? Si può collegare una cosa con l’altra.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). In che modo, signora? Argomenti questa sua risposta.
BULANTI. Non è che posso argomentare molto, però si può collegare. Lasciamo stare, è meglio.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ci provi.
BULANTI. Non me la sento di parlare di queste cose. Per me Accetti è l’obiettivo, basta.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Per lei Accetti è colpevole ed ha detto che era un adescatore di bambini. La mia domanda è se lei lo immagina in una rete, quindi coinvolto in un sistema, in un meccanismo, o solitario?
BULANTI. Coinvolto in una rete.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Questo perché?
BULANTI. Per intuizione.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Vado su alcune domande più specifiche rispetto a quello che ci ha detto. Lei ha detto inizialmente, in maniera molto chiara, della giacca sporca di sangue, quella di Accetti ed anche della donna che era con Accetti. Lei queste informazioni come le ha avute, quando le ha avute, come le ha tratte e come ce le riferisce qui?
BULANTI. Tredici anni fa ho avuto le carte del processo. E sono 13 anni che io, ogni mese, leggo 1.500 pagine di procedimento. Ormai le so a memoria.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). A suo tempo, le furono restituiti tutti gli effetti personali di José?
BULANTI. No, assolutamente niente.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ha chiesto di riaverli?
BULANTI. E come chiederlo? Io ero in Uruguay, a letto, incinta. Non voglio raccontare tutta la triste storia un’altra volta, ma io neanche pensavo a chiedere gli oggetti personali. Per cosa, poi? L’orologio l’ho dato ad Ido e basta.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Posso chiederle di fare uno sforzo e ricordare come le viene raccontata la prima volta la dinamica dell’incidente?
BULANTI. La dinamica io l’ho saputa 13 anni fa. Fino a quel momento io non ricordavo niente, non volevo parlare. A casa mia c’era soltanto una fotografia di José. Non si parlava. Quella era la fotografia muta. Un mio nipote, molto bello, si chiama Manuel, un giorno è venuto a casa mia, ha guardato la fotografia, che era lì da sempre, e mi ha chiesto: questo bambino chi è? Gli ho detto che era mio figlio e lui mi chiede: come fai ad avere un figlio così piccolo? Ho risposto di lasciar stare, che era morto. E non ha mai più chiesto niente.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Lei ci ha riferito che, dopo un incontro in procura, le sarebbe stato detto, da Simona Maisto: arriveremo alle due ragazze tramite José.
BULANTI. Lo ha detto di fronte a Capaldo. Questo lo posso giurare.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Secondo lei, per quale motivo?
BULANTI. Quando io ho saputo, tredici anni fa, sono venuta a Roma con mio marito. Mio marito non voleva sapere niente. Lui voleva dimenticare e andare avanti con la famiglia. Invece io volevo sapere. Io sono andata parecchie volte in procura a parlare con Capaldo e sempre c’era Simona Maisto. L’ultima volta, c’era anche Capaldo, e lei mi ha detto questo: tramite suo figlio arriveremo alle ragazze.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). La Maisto riferisce questa frase riguardo a quale particolare che lei può aver fornito?
BULANTI. Ad Accetti.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ritorniamo sempre lì, quindi.
BULANTI. Sì.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). José le aveva mai parlato di un fotografo, di una persona che lo aveva avvicinato?
BULANTI. Mai.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Neanche di essere stato fermato per strada da qualcuno?
BULANTI. Lui non andava per strada. Lui è andato dal parrucchiere ed è successo che lo hanno ucciso. Al massimo, andava all’angolo di casa con l’aeroplanino e a Villa Ada con Ido e Kristian.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Se lei pensa ai dialoghi ed ai riferimenti, non c’è mai stato un dettaglio di un incontro? Abbiamo parlato del bar.
BULANTI. No, mai. Se fosse stato così, la storia sarebbe stata scritta in un’altra maniera.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Magari c’è un piccolo dettaglio che ora si può leggere in maniera diversa e che prima non si poteva capire.
BULANTI. No.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Lei ci ha raccontato in maniera chiara la visita di questo prete, che è un dato assolutamente di rilievo.
BULANTI. Secondo me, è più importante l’indirizzo: il fatto che lui abbia dato un indirizzo, poi lo abbia cambiato e infine che, nel 1985, sia comparso questo indirizzo dove lui era ai domiciliari.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Lei motiva ciò col fatto che non voleva far vedere che viveva vicino a voi perché non voleva essere ricollegato nel sequestro?
BULANTI. Certo. Secondo le carte del processo, lui non aveva avuto il tempo di raggiungere mio figlio perché abitava lontanissimo e poi perché hanno trovato un uomo, che si chiama Gherardo Gherardi, che ha detto che lo aveva visto, ora non ricordo bene l’ora, e i tempi non coincidevano. Se questo fosse stato vero, sarebbe stato impossibile per lui raggiungere José, ma se lui era vicino a via Laurentina era molto possibile.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Mi scusi se ritorno sulla visita del finto sacerdote, ma lei ci dice che lo riconosce in maniera inequivocabile. Ha fatto anche il riconoscimento della fotografia. Lei dice che il finto prete era Accetti. Questa visita avveniva pochi giorni prima della morte di suo figlio. Quindi, se è stato Accetti ad entrare in casa vostra con un fare molto anomalo, era una visita che non era destinata a lei. Che cosa pensa che fosse quella visita?
BULANTI. Io ho pensato che fosse strano, ma che forse in Italia si faceva così, che era normale che un prete venisse a fare una visita per le feste. Ho pensato questo.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ha chiesto qualcosa della sua famiglia?
BULANTI. Mi ha chiesto quanti figli avevo e dov’erano i bambini.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Le ha chiesto quanti figli aveva e dove erano i bambini.
BULANTI. Sì.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Lei ha riconosciuto in maniera chiara Accetti nella persona che era venuta pochi giorni prima a casa sua. Lei ricorda anche il giorno che è venuto a casa sua?
BULANTI. No, il giorno non me lo ricordo, ma era qualche giorno prima. Mi ha detto che veniva per salutare per le feste.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ricorda anche la voce?
BULANTI. No. Lui era molto giovane. La voce era diversa. Dopo, nel 2013, io ho sentito questa storia di “soldatino”, di tutti questi filmini che ha fatto Chi l’ha visto? e che erano su Internet, con una voce strana.
Nel 2013 siamo andati con mio marito a casa di sua figlia, in Inghilterra, a Londra. Ricordo che era Capodanno, perché era il 31 dicembre 2013. Abbiamo lasciato l’Uruguay perché eravamo molto tristi. Volevamo stare con gli amici. Io avevo un cellulare uruguaiano. Mi è suonato il telefono. Non ricordo l’ora, ma era buio. Una voce mi dice: la chiamo per fare gli auguri perché è finito l’anno. Insomma, una cosa del genere. Io ricordo con precisione questa strana voce che mi disse: è finito l’anno e si scivola come un foulard sulle mani.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Questa persona ha detto questa frase al telefono?
BULANTI. Sì. Ha detto questa frase. Io ho portato il passaporto vecchio. Posso provare che ero a Londra e posso provare il mio numero di telefono. Se voi avete i mezzi per trovare il suo telefono, era Accetti che mi stava chiamando, perché lui era un perverso. È un perverso.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Che fosse Accetti lei lo dice perché?
BULANTI. Perché ho sentito la sua voce.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Dove l’ha sentita la sua voce?
BULANTI. Al telefono.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Al suo telefono. Ma confrontandola con la voce di Accetti ascoltata quando?
BULANTI. Ascoltata per televisione, dappertutto. Lui parla sempre.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Voglio verbalizzarlo questo passaggio.
BULANTI. L’ho sentito tantissime volte. Se lo sento adesso posso dire: questo è Accetti. In quel momento io non capii che fosse Accetti, ma era una voce stranissima. Io ho pensato: ma perché uno mi chiama dall’Italia per farmi gli auguri e mi fa questi auguri strani: si scivola tra le dita come un foulard. Dopo, quando ho sentito la sua voce, ho detto: ma era Accetti.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Lei ha chiuso la telefonata? Non ha avuto modo di ribattere, di chiedere niente?
BULANTI. Ho detto grazie.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Come si è presentato in quella telefonata?
BULANTI. In nessun modo. Mi ha detto soltanto: la chiamo per salutarla. Lui è un uomo pericoloso, veramente pericoloso.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Voleva darle un messaggio? Incuterle ansia? Era un periodo particolare quello? Bisognerebbe vedere le date.
BULANTI. Non lo so.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Avete mai parlato della voce particolare, visto che lei ci sta raccontando questo episodio che riguarda la voce, con la sua governante, che anche aveva ascoltato la voce?
BULANTI. No, perché era una voce del 2013 e Marta ha sentito una voce del 1983. È diverso.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Non le ha mai confidato questo episodio?
BULANTI. No.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Ribadisce che la governante ha parlato con lui al citofono, ma esclude che possa aver visto la persona? L’ha solo sentita al citofono?
BULANTI. Non escludo che l’abbia vista, ma neanche dico di sì.
CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Per quanto ci sia una differenza di anni ed è vero che le voci cambiano, il timbro rimane uguale. Se lei ripensa alla voce di quel sacerdote che è entrato in casa sua e alla voce della persona che le ha telefonato e che lei dice essere Accetti, c’è una somiglianza, una compatibilità tra le voci?
BULANTI. No, non posso dirlo.
PRESIDENTE. Signora BULANTI, mi inserisco per chiarire un punto. La voce del finto prete che viene in casa sua, che dalla sua ricostruzione era Marco Accetti, se la ricorda?
BULANTI. No.
PRESIDENTE. Non ha avuto neanche la sensazione che fosse italiano o romano?
BULANTI. Sì, era italiano.
PRESIDENTE. Aveva un accento romano? Non ricorda questa sensazione?
BULANTI. No. Comunque era italiano.
MORASSUT (PD-IDP). Come ritiene possibile che José, che era un bambino sveglio ed intelligente, anche accorto, possa essere salito su quel furgone?
BULANTI. Sì, era sveglio, ma molto innocente. Sicuramente c’era un’altra persona, sicuramente c’era una donna.
MORASSUT (PD-IDP). Quindi, oltre ad Accetti ci può essere stata la De Benedetti? Per salire su un furgone con degli sconosciuti e fare venti chilometri, ci deve essere stato un inganno importante.
BULANTI. Pensi che, non adesso perché sono grandi, ma quando i miei nipoti erano più piccoli, a Buenos Aires, perché due abitano a Buenos Aires, io sempre dicevo loro così. Se viene uno e ti dice: la mamma ti chiama o la nonna ha avuto un problema, è in ospedale, devi venire, voi dovete sempre dire di no. Sempre. Perché mi è rimasto come un trauma.
ASCARI (M5S). Signora, la ringrazio della sua presenza. Noi ci conosciamo e io ho fortemente richiesto la sua presenza qui oggi, come dovere istituzionale. Ringrazio il Presidente e tutta la Commissione perché è doveroso che lei oggi sia qui. Le voglio chiedere alcune precisazioni. Quando Accetti si traveste da prete e viene a casa sua, vede anche le stanze dei bambini?
BULANTI. No, non entra nelle stanze. Soltanto nel salone.
ASCARI (M5S). Accetti ha tentato, nel corso degli anni, di mantenere un contatto di qualsiasi tipo con lei, con la sua famiglia, con suo marito, i suoi figli?
BULANTI. Con me. Il primo avvocato che ho avuto, soltanto per quattro mesi, voleva che io incontrassi Accetti, perché Accetti mi voleva incontrare. Dopo io ho cambiato avvocato e il mio avvocato attuale, il dottor Angelelli, è lo stesso avvocato da 13 anni. È anche un amico. Sì. Accetti ha condizionato tutto quello che l’avvocato precedente faceva, anche chiedendo di avere un incontro con me.
ASCARI (M5S). La prima richiesta che Accetti rivolge per incontrarla, a che anno risale?
BULANTI. È stato il primo avvocato a fare la richiesta, nel 2013, quando è cominciata la seconda parte della mia vita.
ASCARI (M5S). Quindi il primo contatto che Accetti chiede nei suoi confronti è del 2013. Dopo il 2013 ci sono stati altri tentativi?
BULANTI. No, che io sappia no.
ASCARI (M5S). Avete mai ricevuto delle telefonate, a parte quella che ci ha detto, che è una telefonata molto forte e che lei ricollega probabilmente alla figura di Accetti? Altre telefonate anonime o lettere anonime sono arrivate a lei o alla sua famiglia?
BULANTI. Lettere mai, telefonate neanche. Comunque, se io ricevo una telefonata e non so da chi, io non rispondo.
ASCARI (M5S). Nel corso degli anni, lei ha riconosciuto, come ci ha detto. Accetti travestito da prete a Chi l’ha visto? e ricondotto appunto a quel prete la persona che era venuta a casa. Lei ha, per caso, riconosciuto, attraverso la TV o attraverso fotografie, altre persone che hanno riguardato la vicenda di José, ma collegate anche ai casi Orlandi e Gregori?
BULANTI. No. Oltre la solidarietà delle famiglie, persone in comune tra le due vicende oltre ad Accetti, nessuna.
ASCARI (M5S). Quando lei ci ha parlato del fatto che José aveva detto a un compagno di classe, Alberto, che qualcuno gli aveva promesso un aeroplanino, questo aspetto di euforia e di contentezza, in qualche modo con lei o in famiglia era venuto fuori?
BULANTI. No. Non me lo aveva fatto sapere.
ASCARI (M5S). Questa è una Commissione d’inchiesta, quindi ha gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria ed è molto importante che lei sia qui davanti a questa Commissione. Alla luce del ringraziamento che le dobbiamo fare, anche per averci aiutato a comprendere tanti altri aspetti che erano ancora nell’ombra, io le vorrei chiedere tre cose.
Indicarci quelli che, secondo lei, sono dei punti della morte di José che non sono stati chiariti e che chiede alla Commissione di chiarire. Questo è il primo aspetto. Poi le chiedo quali accertamenti concreti, secondo lei, la Commissione potrebbe svolgere ancora oggi. Ancora, vi sono delle persone che lei ritiene indispensabili ascoltare, che non sono mai state ascoltate e che magari potrebbero fornire a questa Commissione un contributo utile per arrivare a una verità che non è mai stata detta?
Le chiedo se c’è qualcosa che non le è stato chiesto ma che lei ritiene essenziale venga messo agli atti per dare ulteriori stimoli ad arrivare a quella verità e giustizia che, mi sia consentito, oggi non è stata ancora scritta.
BULANTI. Innanzitutto, mi hanno detto che giustizia non la avrò mai, perché Accetti è stato giudicato due volte. Questo è un dolore enorme, ma io vado avanti, perché vorrei la verità e perché ci sono altri bambini. Sì, vi è una persona molto importante, mio cugino Massimo Tenuta. Mi ero dimenticata di lui. Lui abitava da noi e studiava teatro. È uruguaiano ed adesso sta in Uruguay. Lui ha fatto da traduttore di un amichetto di José, uruguaiano, che era arrivato da due tre mesi e non parlava italiano. Secondo la polizia era il migliore amico di José. Secondo me no, perché non andava alla stessa scuola. Era appena arrivato. Noi gli manifestavamo solidarietà perché era uruguaiano e non parlava italiano.
È stato chiesto a Massimo di fare il traduttore di questo Alvaro Vitiela. A Massimo, che abitava a casa nostra, non è stato mai chiesto niente. I carabinieri lo hanno utilizzato soltanto come traduttore. Secondo me, lui è importante.
ASCARI (M5S). Quando venne Accetti travestito da prete, questo Massimo era presente o non era presente?
BULANTI. No, non c’era.
ASCARI (M5S). Perché ritiene che sia importante? Per quali aspetti?
BULANTI. Per sapere se vedeva Accetti nel quartiere o al bar.
ASCARI (M5S). E non è mai stato sentito né interrogato?
BULANTI. No.
ASCARI (M5S). Oltre a Massimo, signora, c’è qualcun altro che ci vuole indicare?
BULANTI. Marta Garcìa. Poi, io vorrei chiarire il ruolo di Patrizia De Benedetti in tutta questa vicenda, che secondo me è molto importante. Non so se vi ho detto che lei ha una sorella gemella. Lei ha una sorella gemella. Non soltanto non sono stati confermati i suoi alibi, ma neanche se era lei o la sorella, perché sono gemelle. È una cosa stranissima.
PRESIDENTE. Lei le ha conosciute entrambe? Le ha viste mai?
BULANTI. Mai.
PRESIDENTE. Come ha saputo che Patrizia De Benedetti aveva una sorella gemella?
BULANTI. Tramite Google.
PRESIDENTE. Cercando su Internet?
BULANTI. Sì. Certamente non dalla Polizia. Vorrei sapere, perché non l’ho mai capito, per quale motivo il fascicolo sulla morte di mio figlio ad un punto è cambiato. Fino ad un certo punto, era sequestro ed omicidio volontario. Poi, cambia il procuratore e diventa omicidio colposo. Dall’ergastolo, è passato un anno di prigione. Come si fa? Non si riesce a capire.
PRESIDENTE. Per tornare un attimo a queste donne che lei ha citato prima, Marco Accetti nel suo racconto parla di una donna tedesca. Crede a questa ricostruzione o ha mai avuto modo di provare a identificarla in qualche modo?
BULANTI. Marco Accetti è un pazzo intelligentissimo, però non ha la stessa logica nostra. Mi piacerebbe ricostruire come mio figlio è arrivato dall’Eur alla pineta. Come ha fatto? E perché? Forse voi potete fare qualcosa.
ASCARI (M5S). Signora, vi sono degli accertamenti che lei ha chiesto, tramite il suo legale, che però non sono stati eseguiti? Vorrei capire se ha trovato, appunto, un freno a mano tirato, come diceva lei. Lei non comprende come mai si sia passati da sequestro ed omicidio volontario, quindi con la pena prevista dell’ergastolo, ad omicidio colposo, per cui Accetti ha passato solo un anno in carcere.
Io vorrei capire, rispetto alle richieste specifiche che avevate fatto tramite legale, il motivo per cui non sono state accolte o comunque se ci sono state delle circostanze, all’interno del processo, che lei ritiene siano state minimizzate, schiacciate o non sufficientemente chiarite.
BULANTI. Tutte le circostanze, ma sarebbe un elenco lunghissimo. Se voi volete, io ce l’ho qui. Sono cinque pagine.
ASCARI (M5S). Presidente, se è possibile, chiedo di acquisire tale documento agli atti.
BULANTI. Io vorrei sapere, ad esempio, perché questo Robert Sommer non è stato mai investigato.
PRESIDENTE. Dello pseudonimo che era su questa agenda e che lei prima ha citato, quello di Rosy Costa, c’era anche il numero di telefono?
BULANTI. Sì, certo. Era lo stesso di Robert Sommer. Il testimone del bar, il barista Piero Facchini, ha fatto un riconoscimento, dicendo che conosceva Accetti, che lui veniva al bar. Dopo due mesi, ha detto che non era lui, perché aveva visto uno molto simile al laghetto dell’Eur. Però, la prima dichiarazione l’ha fatta con una trascrizione a macchina; invece la seconda è riportata in una lettera, in un manoscritto redatto in maniera perfetta, come quello di una persona che sapesse scrivere, mentre questo barista era quasi analfabeta.
PRESIDENTE. Può ripetere il nome di questa persona?
BULANTI. Piero Facchini. Lavorava al bar Rosati ed abitava alla Magliana.
GRIMALDI (AVS). Signora BULANTI, io davvero la ringrazio. Siamo partecipi, non solo del suo dolore, ma anche della sensibilità che ha mostrato nel venire qui. Io volevo ricostruire con lei, visto che ha letto tante volte gli atti, gli spostamenti del Ford Transit. Lei ricorda se ci sono delle incongruenze, secondo lei, anche rispetto a quello che Accetti ha dichiarato? Nel caso, ce le vuole dire, se ci possono essere utili anche dal punto della sua ricostruzione?
BULANTI. Grazie per questa domanda, perché è importante. Io, all’epoca, non sapevo neanche dove fosse Ostia. L’ambasciatore uruguaiano non era presente in quel momento.
Il sostituto si chiamava Octavio Brugnini ed era amico nostro. Lui quella notte ha svegliato un giudice ed ha chiesto un elicottero per trovare José. Io non sapevo che Octavio stesse facendo queste cose. È stato così che hanno trovato il furgone. Io vi posso lasciare il telefono di Octavio Brugnini, che ora è in pensione e vive in Uruguay. È stato ambasciatore in parecchi posti. Lui ricorda benissimo tutta la storia e come agì in quel frangente. Però, se mi chiede se ricordo il tragitto dopo aver letto gli atti, no, non lo ricordo.
GRIMALDI (AVS). Chiedo il passaggio in seduta segreta.
PRESIDENTE. Dispongo che i lavori proseguano in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 22,37)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 23,17)
PRESIDENTE. Ringraziamo ancora la signora BULANTI per questa lunga audizione, che è stata davvero molto preziosa. La ringrazio di cuore a nome di tutta la Commissione e dichiaro così conclusa la procedura informativa odierna.
I lavori terminano alle ore 23,18.
