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Agosto 1983. Mirella&Emanuela

MIRELLA GREGORI – EMANUELA ORLANDI 

DIARIO DI

UNA STORIA VERA

 Eventi AGOSTO 1983

 Si conclude in effetti il 20/07/1983 una prima importante fase della vicenda del sequestro Orlandi, forse l’unico segmento di tale vicenda riconducibile a connotati di autenticità.

Va subito osservato infatti, e preliminarmente all’ulteriore evolvere della situazione, che gli elementi forniti dall’ “Amerikano” e dai sui collaboratori, e quindi le informazioni che gli stessi hanno dimostrato di avere della Orlandi sono esatte e corrispondono puntualmente nei riscontri offerti dai familiari. Tale circostanza anche se non è idonea a provare con assoluta certezza un contatto diretto con la ragazza, tuttavia lo rende probabile, avuto riguardo al brevissimo lasso temporale che separa la scomparsa di Emanuela dalla prima telefonata (avvenuta il 25/06/1983) nonché alla univocità e continuità dei contatti seguiti fino al 20/07/1983. Dopo tale data il quadro degli eventi si complica e si frantuma in una pluralità spesso contraddittoria di voci riconducibili, come poi diremo, a gruppi eterogenei dai fini indecifrabili la cui connotazione comune è probabilmente costituita dall’uso strumentale delle notizie divulgate dagli organi di informazione. Sul punto non può non essere sottolineato che l’elevato livello di attenzione della pubblica opinione può aver giocato un importante ruolo di sollecitazione nei confronti di soggetti comunque interessati ad affacciarsi sullo scenario della vicenda, e di volta in volta capaci di utilizzare quanto filtrava dall’informazione, oppure in grado di stabilire un contatto con il gruppo che per primo aveva ottenuto e utilizzato le informazioni su Emanuela per appropriarsene e riciclarle a sua volta. Quanto fin qui osservato sembrerebbe trovare preciso riscontro nella telefonata pervenuta all’ANSA in data 04/09/1983, e quindi dopo i primi interventi del sedicente Fronte di Liberazione Anticristiano Turkesh, nella quale lo sconosciuto dal solito accento straniero fornisce indicazioni per il recupero di un messaggio in un cestino di rifiuti di Porta Angelica, nonché di una busta all’interno di un furgone della RAI in Castelgandolfo. [Sentenza Istruttoria di Proscioglimento del 19/12/1997 del Giudice Istruttore Dott.ssa Adele Rando]

1 agosto 1983, lunedì

Ercole Orlandi viene ascoltato per oltre un’ora dal giudice Domenico Sica per ricostruire con precisione le abitudini, il carattere e le conoscenze della ragazza. Subito dopo Sica esamina col colonnello Domenico Cagnazzo (comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Roma) i verbali degli interrogatori e tutti gli spunti investigativi raccolti dai suoi uomini. Gli inquirenti continuano a seguire tutte le piste, dalla tratta delle bianche a quella del complotto internazionale. Non escludono che Emanuela sia finita nelle mani di una banda di balordi. Delinquenti comuni che conoscevano bene la giovane, le sue abitudini e i suoi spostamenti. Continuano le segnalazioni degli sciacalli che costringono le forze dell’ordine a continue verifiche su spiagge e boschi attorno a Castelgandolfo e sul lago Patria in Campania.

Viene chiamato a deporre MDL, studente di pianoforte presso la scuola di musica e figlio di dipendenti dell’Istituto Ludovico Da Victoria il quale dichiara: “Il giorno 22 giugno, ho visto Emanuela durante l’ora di lezione di canto corale, ma non ho scambiato con lei né un saluto né una parola. La lezione è terminata un quarto d’ora prima del solito e cioè alle ore 18,45 circa e ciò perché il maestro, che è un sacerdote, Mons. Valentino Miserachs, doveva celebrare la messa, all’interno della scuola, per le nozze d’argento dei miei genitori […] ricordo un episodio riguardante Emanuela e precisamente trattasi della simpatia per la stessa esternata dal mio amico Alberto, il quale, più volte faceva riferimento ad Emanuela, parlando con mia sorella P., in realtà diceva che gli piaceva in quanto <<era una ragazza carina>>.

Il settimanale Panorama pubblica un reportage dal titolo “Emanuela e le altre” in cui si evidenzia come in Italia siano centinaia le persone che scompaiono ogni anno nel nulla come Emanuela per i motivi più disparati. Per non andare troppo lontano porta come esempio il caso di un’altra ragazzina scomparsa poche settimane prima di Emanuela di nome Mirella Gregori. E’ la prima volta che viene fuori questo nome, senza tra l’altro voler fare nessun parallelismo tra le due situazioni, ma da quel giorno i due casi, quello di Emanuela e quello di Mirella, saranno per sempre uniti in maniera indissolubile per l’opinione pubblica. A corredo dell’articolo una foto in cui Mirella era immortalata vicino a Giovanni Paolo II durante una udienza a San Pietro. Chiudeva l’inchiesta una intervista a Richard Roth, corrispondente da Roma di uno dei grandi network televisivi americani, la CBS: da quando Emanuela era scomparsa aveva dedicato un servizio al giorno al mistero vaticano.

 Panorama del 1 Agosto 1983

 

 

2 agosto 1983 martedì

Viene sentito per la seconda volta Alberto Laurenti (compagno di Istituto della scuola di Musica) che a domanda, risponde: “… voglio comunque precisare che il mio rapporto con la Orlandi, nonostante la simpatia che nutrivo e nutro per lei, non può considerarsi neanche un rapporto di amicizia in quanto con la stessa ho scambiato soltanto qualche parola, qualche saluto, qualche sorriso e niente altro”.

Alle 20,10 viene sentito Berti Loriano, insegnante di flauto di Emanuela.

3 agosto 1983 mercoledì

I Carabinieri continuano le indagini sull’AVON e in un Appunto di Servizio scrivono che: “…la società di profumi e cosmetici “AVON”, sulla piazza di Roma, hanno permesso di acclarare che la stessa è divisa in due territori e precisamente la Divisione Roma-Nord e la Divisione Roma-Sud. Di maggiore interesse ai fini delle indagini sull’AVON, in relazione al sequestro di Emanuela Orlandi, risulta la divisione Roma-Sud. La stessa è suddivisa in più zone con a capo una “Direttrice di Zona”. Queste ultime hanno sotto la propria direzione, personale femminile con la denominazione di “Presentatrice di Vendita”, e per la zona interessata ne risultano circa 20. Mediamente, ogni Direttrice di Zona ha alle proprie dipendenze 150-200 ragazze che lavorano part-time. […] tra le varie presentatrici contattate, risulta importante il colloquio con P.S. […] con cui ha avuto rapporti di amicizia con Emanuela […] è amica anche della cugina”.

Il Messaggero del 3/8/1983

  4 agosto 1983 giovedì

Bettino Craxi scioglie la riserva e nomina il Governo. A capo del Ministero dell’Interno succede a Virginio Rognoni, Oscar Luigi Scalfaro il quale disponeva del suo ufficio (munito di ampia segreteria di tre stanze) nel complesso di Sant’Apollinare, allo stesso piano della scuola di musica frequentata da Emanuela.

Il quotidiano l’Unità mette in evidenza che a Roma, dall’inizio dell’anno sono scomparse 265 persone di cui 86 minorenni. In particolare, le ragazzine mai più tornate a casa sarebbero almeno una decina e che “sul caso di Mirella Gregori polizia e Carabinieri indagano praticamente con gli stessi metodi usati per Emanuela, anche se le due vicende sembrano apparentemente diversissime. Unico particolare curioso, una foto di Mirella pubblicata da un settimanale [Nda Panorama del primo agosto], che la ritrae davanti a papa Giovanni Paolo II durante un’udienza generale”.

 L’Unità del 4/8/1983

Mentre l’8 luglio Laura Casagrande veniva sentita in merito alla telefonata ricevuta dallo sconosciuto che parlava con accento mediorientale, il quattro agosto viene ascoltata per riferire della giornata del 22 giugno.  A Processo Verbale di SIT alle ore 10,05 dichiara: “Il giorno 22 giugno 1983, mi sono recata a lezione di musica che avevo per le ore 15,30 sino alle ore 16 successive, a questa lezione non doveva partecipare l’Emanuela in quanto lezione di pianoforte, per cui singola. Dopo le ore 16 sono uscita e mi sono recata in una sala d’aspetto ove ho incontrato altri amici ed ho atteso in quanto alle ore 17,30 avevo la lezione di canto corale. Alle ore 17,00 circa, nella sala ove ero in attesa, giungeva Emanuela Orlandi e essendovi anche il suo professore di flauto […] ho sentito che lo stesso rimproverava l’Emanuela in quanto giunta tardi alla lezione di flauto. Dopo ciò Emanuela si univa al nostro gruppo, sempre in sala di attesa, parlando della lezione di canto corale che avrebbe dovuto durare più del solito, la stessa diceva che lei doveva assolutamente terminare per le ore 19,00 in quanto doveva uscire. La lezione iniziava normalmente alle ore 17,30 e terminava alle ore 19,00 circa alla quale prese parte anche Emanuela. […] Terminata la lezione, siccome io andavo di fretta e in compagnia della mia amica Mariateresa P. abbiamo preceduto sia l’Emanuela e sia tutto il gruppo. Scendendo le scale della scuola, l’Emanuela era dietro di me per cui giunta al cortile l’ho salutata ed ho aspettato, anche se andavo di fretta, tutto il gruppo. Quando ci siamo riuniti, nel cortile esterno della scuola, vedendo che il gruppo si attardava a parlare, ho deciso di avviarmi presso la mia abitazione, sempre in compagnia della mia amica Maria Teresa. Durante il tratto di corso Rinascimento che ho percorso a piedi, mi sono girata diverse volte per controllare se il gruppo si era mosso. Durante tali controlli ho appurato che Emanuela era a circa 20 metri più indietro di me e che più indietro venivano tutti gli altri. Arrivati quasi alla fine di corso Rinascimento mi sono di nuovo girata vedendo solo gli amici, mentre Emanuela non vi era più. Alla fermata dell’autobus della linea ATAC, nr. 64, venivo raggiunta da tutto il gruppo, ed ho chiesto ad un mio amico, di cui però non ricordo a chi, dove stava Emanuela, lui mi rispondeva di non saperne niente, o meglio di non aver fatto caso ad Emanuela. Successivamente sono salita sull’autobus 64, sempre in compagnia di Maria Teresa e sono scesa al capolinea del 98, sito in questo Largo dei Fiorentini, mentre gli altri si sono recati in Piazza Argentina in quanto accompagnavano un amico comune”. Conclude nel riferire che alle ore 15,45 dell’8 luglio 1983 era giunta, presso la sua abitazione, una telefonata anonima dei presunti rapitori di Emanuela che “… riferiva di liberare Ali Agca, di sollecitare una linea diretta con il Mons. Casaroli e che loro non avevano mai sollecitato l’appello del Papa”.

Il Reparto Operativo dei Carabinieri trasmette alla Procura della Repubblica alcune lettere pervenute precedentemente allo studio dell’avvocato Egidio. Tra le tante ne risalta una, composta da due fogli dattiloscritti, spedita da Scesta (LU) con timbro postale di partenza del 25 luglio 1983 e timbro di arrivo a Roma del 26 luglio 1983, datata 23 luglio 1983. L’anonimo, che si firma “Il Portatore di luce”, asserisce, tra l’altro, che “i rapitori di Emanuela sono un esiguo numero di persone: Azionisti del Banco Ambrosiano danneggiati nei loro risparmi a causa dello Stato del Vaticano, in combutta col Governo Italiano, che non ha rifuso quanto doveva al sopra detto Banco Ambrosiano. Lo scopo del rapimento di Emanuela non va ricercato nella liberazione di Alì: l’attentatore del Papa, poiché i rapitori si sono prefisso di far conoscere al MONDO questa palese ingiustizia, anche se lo Stato Colpevole si chiama Vaticano: Stato coperto da sempre sotto l’etichetta di un Ente falsamente religioso”. La lettera si conclude con la richiesta all’avvocato di fare: “ciò che non ha fatto il Generale della Polizia Italiana, convocando la vedova Calvi col suo avvocato. Infatti, precedentemente, in un’altra missiva, Il Portatore di Luce scrive al “Signor Generale Comandante della Polizia di Stato” un altro dattiloscritto dove gli raccomanda che “Per poter giungere al traguardo del caso di Emmanuela è assolutamente necessario ripercorrere il cammino tortuoso fatto da Calvi, fino alla sua ultima dimora sotto il ponte di Londra, con particolare attenzione al cammino fatto da Calvi nella città del Vaticano”.

 

Alla redazione dell’Ansa di Milano giunge un comunicato con un nuovo ultimatum e rinnova la richiesta di liberazione per Alì Agca. Il messaggio reca la firma di un gruppo fino a quel momento sconosciuto: Il Fronte di liberazione turco anticristiano Turkesh. La lettera, un espresso, è stata timbrata nel centro meccanografico di Milano-Peschiera Borromeo alle ore 19,00 di mercoledì 3 agosto ed è stata affrancata con marche da bollo per atti giudiziari per un totale di tremilacento lire. In quello che viene denominato Komunicato 1 si legge: Emanuela Orlandi nostra prigioniera passerà all’esecuzione immediata il giorno cristiano 30 ottobre. Voi sapete che questa data è la resa del nostro paese sacrosanto et invincibile nell’anno della vostra grazia 1918. Condizioni per liberarla sono queste: liberazione immediata di Agca-xxx- Mirella Gregori? Vogliamo informazioni. A queste condizioni la libereremo. Per dare prova di questo comunicato diamo le seguenti informazioni su Emanuela che ha dato: nell’anno 1974 ebbe crisi di repulsione per latte. Suoi amici sono tre giovani, capelli neri. At età di 13 anni e mezzo, crisi nervosa; andata in chiesa giorno 22 aprile. Sei nei sulla schiena.

Alcuni particolari su Emanuela trovano parziale conferma mentre altri sono smentiti dalla famiglia Orlandi. La stessa Anna Orlandi, zia di Emanuela, sentita a Processo Verbale nel mese di ottobre di due anni dopo ebbe a riferire a pagina tre che: “Nel 1980 […] Emanuela ebbe una crisi di nervi a causa di un capriccio dovuto al fatto che ella voleva indossare un maglione al posto della sorella…”.

E’ la prima volta che, dai presunti rapitori, c’è un riferimento tra la scomparsa di Emanuela e Mirella.

Komunicato 1 

Tra le numerose telefonate che arrivano nello studio dell’avvocato Gennaro Egidio ne risulta una, ritenuta dai tecnici SIP, proveniente dalla centrale di Taurianova (Reggio Calabria), particolarmente interessante. Tale Giovanni, che già aveva avuto sei/sette colloqui telefonici con l’avvocato, riferisce che: “Eh………(non si capisce) quant‘è vero  che sto parlando qui che lei [Emanuela] è viva!” e che il capo della sua organizzazione, dal quale, a comprensione di Egidio lui si vorrebbe dissociare, “E’ cittadino americano è nato in America”. Nella lunga telefonata, trascritta in 15 pagine, Giovanni fa presente di non aver paura di essere intercettato perché in un posto sicuro e perché: “Sono capace di collegare 50 telefoni e quando intercetteranno telefonata non sarà una ma saranno 50”.  

    Trascrizione telefonata Giovanni

5 agosto 1983 venerdì

Viene sentita a Processo Verbale, la Presentatrice di Vendita P.S. amica di Emanuela la quale afferma di conoscere Emanuela da circa 12 anni in quanto amica della cugina e spesso facevano delle passeggiate insieme. La stessa svolge, per hobby, l’attività di rappresentante presso l’AVON e per quanto a sua conoscenza Emanuela non aveva intenzione di lavorarci. Alla domanda se la casa produttrice di profumi e cosmetici assumesse personale maschile risponde: “L’AVON non assume personale maschile, se non a livello dirigenziale. Per la rappresentanza e la vendita sono interessate le donne. Si sono verificati dei casi dove dei giovani, usando i nomi delle sorelle o delle madri vi hanno lavorato e vi lavorano. Ad esempio un mio amico tuttora vi lavora”.

Il Messaggero del 5/8/1983

A seguito della denuncia del pescatore Lazzeri Carlo proseguono le ricerche della Fiat 127 rossa che lo stesso aveva visto “…in bilico, sulla sponda sinistra del Tevere in direzione di Ponte Marconi…” e poi gettata nel fiume. “Le ricerche, protrattesi fino alle ore 15, sono state svolte in modo sistematico, sia dalla superficie che in immersione, mediante impiego di un sommozzatore che, più volte ha ispezionato, a largo raggio, la zona interessata. Le ricerche hanno dato esito negativo. Alle ore 12,40 è stato poi eseguito, […] un esperimento consistente nel gettare nel Tevere, con le modalità descritte dal teste, un’autovettura Fiat 127, allo scopo di poter verificare il possibile tragitto compiuto nell’acqua da quella vista, a suo tempo, da Lazzeri Carlo. L’autovettura, sebbene avesse il motore acceso, non riuscì ad arrivare fino all’acqua così venne agganciata e trainata nel fiume. La stessa, galleggiando, ha coperto un tratto di fiume di circa 100 metri prima di colare a picco e, malgrado la corrente, è rimasta dove si era inabissata. Il Dirigente della Squadra Mobile conclude che, in mancanza di nuovi riscontri, “le ricerche possano essere considerate conclusive in quanto effettuate in modo estremamente scrupoloso […] e non si ritiene opportuno effettuare ricerche in altri punti del fiume”. Trent’ anni dopo, Marco Accetti, racconta che “il trafiletto sulla scomparsa della Orlandi era collocato a fianco alla notizia della Fiat 127 da noi gettata nel Tevere il giorno prima, con il braccio di un manichino fuori dal finestrino. Quel gesto conteneva messaggi in codice di minaccia contro una persona”.

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6 agosto 1983 sabato

I familiari di Mirella Gregori, dopo il comunicato n. 1 del Turkesh, affidano l’incarico di seguire il caso all’avvocato Gennaro Egidio (su indirizzo del PM Sica che affianca ufficialmente nell’inchiesta la collega Margherita Gerunda) che già da un paio di settimane lo segue per la famiglia Orlandi. Vittoria Arzenton, la madre di Mirella precisa «Non abbiamo alcun elemento per valutare se esiste un legame tra i due casi. Ma poiché il nome di mia figlia è stato fatto da un’organizzazione che ha rivendicato il sequestro di Emanuela Orlandi, abbiamo pensato che è meglio nominare lo stesso legale».

Il Messaggero del 06/08/1983

8 agosto 1983 lunedì

Verso le 15 giunge alla madre di Mirella, Maria Vittoria Arzenton, una lettera contenente la richiesta di un pubblico intervento del Presidente dell Repubblica Sandro Pertini. Si tratta del primo contatto diretto che i rapitori di Mirella stabiliscono con la famiglia Gregori dal 7 maggio 1983.

Nel primo pomeriggio un secondo comunicato del Fronte di liberazione turco anticristiano Turkesh arriva per posta alla redazione di Milano dell’Ansa. La busta, affrancata come “raccomandata espresso” ma con due marche del tipo Cassa di Previdenza – una da duemila lire e l’altra da cinquecento lire – una marca da bollo per patenti da undicimila lire del 1982 e due francobolli da centosettantalire per un totale di 13.840 lire, è stata spedita il 6 agosto ed è stata timbrata dal centro di smistamento Milano-Peschiera Borromeo, esattamente come la prima. Nel testo si legge: Komunicato 2. Avete assolto nostra seconda richiesta su Mirella Gregori. xxx. 17-13-17  il nostro gruppo est diviso at seconda o prima condizione et ultima libereremo Emanuela Orlandi, se il papa sommo pontefice della vostra Chiesa dirà in domenica 7 agosto queste parole; a costo della vita la libereremo se queste parole sommo pontefice della vostra chiesa pronuncerà: “Alì Agca è un essere umano come Emanuela Orlandi, come tale trattato”. Genitori, chiedete questo, Emanuela è viva e non ha conseguenze. Turkesh. Attenzione riproducete al Tg1 e 2 questo comunicato perché chi la vuole uccidere o assassinare sarà in minori condizioni di farlo. Per i genitori descriviamo in questo modo carattere di Emanuela sempre vicina a voi chiede bibite et a volte siamo in grado di fornirla noi del gruppo chiede di ragazzo che ha dato per lei prova di amore. Considerate i numeri. Se i genitori vogliono informazioni su Emanuela chiedano cose che sanno solo loro et Emanuela alle 23 alla Rai”.

Komunicato 2

 

A processo verbale di sommarie informazioni viene sentita la moglie di un attore americano noto per il suo lavoro in Italia negli anni 1943-1964. Anch’essa attrice cinematografica, dichiara di conoscere l’arcivescovo Paul Casimir Marcinkus dal 1964 e che “…allo stesso chiesi di tenere a battesimo mia figlia, nata qualche tempo dopo il nostro incontro, cosa che fece di buon grado. La cerimonia del battesimo avvenne in S.Pietro […] Da allora ci siamo scambiati frequenti visite e mi sono anche recata a casa dello stesso, che, per la verità, ha cambiato due o tre indirizzi. Preciso che non mi sono mai recata da sola da Marcinkus ma con mio marito”. Tale convocazione perché, a dire dell’attrice, in Vaticano “girava voce” che la propria figlia fosse frutto di una sua relazione con l’alto prelato e, sempre a suo dire, gli investigatori pensavano che Emanuela Orlandi fosse per mero errore considerata la figlia del Monsignore e che pertanto fosse stata sequestrata al fine di poter diventare oggetto di ricatto ai danni dello stesso. 

I familiari di Emanuela, attraverso lo zio Mario Meneguzzi, chiedono, nell’edizione notturna del Tg1 e, il giorno successivo, nell’edizione delle ore tredici del Tg2;

  • dove e con chi Emanuela cenò la sera del 20 giugno;
  • il nome del cane di famiglia prima dell’attuale Brick;
  • di ascoltare la voce registrata di Emanuela che legge una frase del Messaggero o Il Tempo del 9 del 10 agosto 1983;
  • di ricevere una lettera scritta da Emanuela che riporti una frase di uno dei due quotidiani;
  • che cosa usava fare Emanuela prima di addormentarsi.

10 agosto 1983 mercoledì

Licio Gelli, aiutato da una guardia corrotta, riesce ad evadere dal carcere svizzero di Champ-Dollon tre giorni prima della sua estradizione in Italia: rimarrà latitante per altri quattro anni.  

12 agosto 1983 venerdì

A Processo Verbale di Sommarie Informazioni Testimoniali viene sentito Magnesio Pierluigi, amico di Emanuela da quattro anni, che in merito alla giornata del 22 giugno (giorno della scomparsa) dichiara di aver visto Emanuela “nel primo pomeriggio del 22 giugno. Veniva da casa per recarsi alla scuola di S.Apollinare. Parlò per qualche minuto con me e con gli amici miei e decidemmo di rivederci dopo la scuola, alle ore 19,30, dietro la mola Adriana” aggiungeva che “la sera del 26 giugno mio padre mi portò con lui a Ladispoli, dove abbiamo anche casa, e li consumammo una cena”.

13 agosto 1983 sabato

Il Fronte di liberazione turco anticristiano Turkesh invia il terzo comunicato all’Ansa di Milano. Stavolta è affrancata con dei francobolli e risulta spedita da Ancona. All’interno contiene tre ritagli di giornale del 9 agosto con i commenti al precedente comunicato; una cartina in scala 1:300.000 dell’Italia centrale dove è evidenziata con un pennarello rosso la zona della Toscana comprendente il Monte Amiata e i comuni di Arcidosso e Grosseto; un foglio scritto su due facciate, la prima battuta a macchina, l’altra manoscritta a stampatello con una biro nera. Nel messaggio si legge:

Kominicato 3 SOS Nessuno può indicare luogo et data et situazione senza essere autore di tentativo di salvataggio. Alleghiamo in questa lettera il luogo dove vostre forze possono circondare il luogo in cui Emanuela è tenuta prigioniera. Una data interessante può esservi quella del 25 dicembre. Questo sanno i genitori – xxx – situazione est difficile ma ogni non pubblicazione del messaggio favorisce fautori eliminazione Emanuela. Pubblicate. Il mio nome è Alì “Tucum” Antonov Alexej Ulusu… A morte Kenan Evren.

La parte dattiloscritta elenca otto particolari riguardanti Emanuela, incolonnati e preceduti da numeri romani:

  1. Bionda da bambina;
  2. Professoressa con gli occhiali;
  3. Foto fatte da lei appassionata fotografie;
  4. Cena lunedì a casa di parenti molto stretti;
  5. Attenti voi state attenti a giovane con lettera B;
  6. Voleva farvi un regalo per Natale;
  7. Chiesto problemi di sesso at 12 anni – non est violentata et prega;
  8. Molto innamorata canzoni Gino Paoli.
Komunicato 3

La parte scritta a penna contiene nuove indicazioni:

Kominicato 3.  (da Ancona perché… Ascoli Piceno). Dopo le 3 x avverrà una parte di comunicato che non deve essere pubblicata con qualsiasi mezzo. Sarebbe a discapito della vita di Emanuela. Abbiamo un’unica condizione per liberarla “le parole del papa”. Per quanto riguarda la Gregori noi stessi stiamo facendo indagini. Se non l’avete capito per quanto riguarda Emanuela la libereremo dopo le parole del papa kosti quel che kosti. Basta che siano entro il 28-8, la dimostrazione di autenticità del K sta in Kuesto (alle richieste) risponderemo in parte e capite perché e vi parliamo data la nostra lotta interna di far sapere che sono circondati. Entrambe sono vive e l’italiano sconclusionato est stato un metodo. Cenò il 20 giugno a casa di parenti molto stretti. Registrazione non possiamo, neanche autografia alleghiamo comunque un passo di giornale del 9-8 che è interessato per voi a Emanuela. Prima di andare a letto pregava. Altro non possiamo sapere per nostra situazione. PS agire con la massima cautela e discrezione.

Komunicato 3

 Le ricerche nelle località segnate saranno inutili.

Dalla metà di agosto 1983 si moltiplicarono le telefonate degli sciacalli e dei mitomani che segnalavano il possibile ritrovamento di Emanuela in vita o cadavere. Verso la fine di agosto sono quasi settemila le segnalazioni arrivate presso al Reparto Operativo dei Carabinieri, presso lo studio dell’avvocato Egidio e presso i centralini delle forze dell’ordine di tutta Italia.

15 agosto 1983 lunedì

Sull’arteria stradale Verona-Brennero, in un piccolo centro abitato a nord di Bolzano, presso un casale di campagna in località Terlano, la signora Josephine Hofer Spitaler  riconosce in una ragazza Emanuela Orlandi. [Sulla vicenda, che verrà definita la “Pista di Bolzano” ne parleremo ampiamente seguendo la cronologia degli eventi perché solo nella mattinata del 25 febbraio 1985 la Spitaler  decise di raccontare i fatti ai Carabinieri]

Verbale Hofer Josephine Spitaler del 1985

 

RIASSUNTO:

La signora Josephine Hofer Spitaler  vede una ragazza uguale a Emanuela insieme a un signore scendere da una A112 targata Roma, sporca e malferma sulle gambe, infilarsi nel suo condominio per poi entrare nell’appartamento dei coniugi Kay Springorum e Francesca di Teuffenbach. L’uomo diceva alla ragazza che lì non poteva parlare con nessuno: erano tutti tedeschi. Tre giorni dopo la donna vide un uomo in uniforme, arrivato con Bmw verde metallizzata, parlare con i coniugi Springorum. Lo sentì dire che la destinazione della ragazza era la Germania. Il 19 agosto, sempre secondo la testimone oculare, arrivarono a Terlano il cognato di Kay Springorum, Rudolf di Teuffenbach, sua moglie, Patrizia Wanner, e una donna bionda. L’ultima volta che la Spitaler vide quella ragazza, fu quando si allontanò dalla loro abitazione insieme alla signora bionda. «In quella circostanza – dichiarò ai carabinieri – la ragazza cercò anche di parlarmi, ma la bionda la tirò via». La donna concluse il verbale della sua testimonianza dicendo che non aveva parlato prima, pur avendo sentito della sparizione di Emanuela, perché il marito le aveva consigliato di non immischiarsi. Sempre in quel periodo, ci fu un’altra testimonianza che collocava in quella zona Emanuela Orlandi: una insegnante di musica, Giovanna Blum, che viveva nel capoluogo altoatesino, raccontò di aver chiamato il 113 ai primi di agosto, perché aveva ricevuto due drammatiche telefonate. Nella prima una ragazza le aveva detto di essere Emanuela Orlandi e di essere in pericolo, nella seconda un uomo le aveva intimato di «dimenticare» quello che aveva ascoltato.  Le indagini che condurrà il giudice Adele Rando non porteranno a nulla di concreto: lasciò però una scia di dubbi su un’auto A112 targata Roma e sul fatto che Rudolf di Teuffenbach era un agente del SISMI, il Servizio segreto militare.

16 agosto 1983 martedì

Davanti ai Carabinieri della Compagnia di Bolzano compare la signora Anna T., casalinga e componente di una associazione chiamata Movimento Sacharov non legata a partiti politici che ha come scopo sociale la salvaguardia dei diritti dell’Uomo. A processo verbale riferisce che nel mese di maggio ha ricevuto una telefonata da un sedicente profugo bulgaro, tale Theodor Hlebaroff, per vedere salvaguardati i suoi diritti e di cercare lavoro nella provincia di Bolzano. Dopo un incontro de visu, la signora Anna lo descrive:”poco equilibrato, di avere un carattere collerico e potenzialmente violento”. Ha attaccato il vaticano parlando male delle sue gerarchie e della politica del Papa nei confronti dei paesi dell’Est, di essere fuggito dalla Bulgaria e di essersi portato in Turchia per poi giungere in Europa e infine in Italia, nella fattispecie al campo profughi di Latina nonché di aver abitato a Ravenna. Aveva idee di estrema destra e non a caso aveva avuto contatti con l’organizzazione locale “Sudtiroler Heimatbund”, le aveva colpito la sua avversione per il sesso e le donne e le aveva raccontato di aver incontrato Alì Agca. Alla signora Anna viene fatto ascoltare il nastro rinvenuto in via della Dataria il 17 luglio con la voce dello straniero:  “l’accento e la cadenza della registrazione è uguale alla voce di Theodor Hlebaroff, anche se il tono del messaggio registrato è più freddo e monotono, come se stesse leggendo un messaggio”. Ricorda infine che il 19 luglio il bulgaro le disse al telefono che era a Roma e chiedeva se il Vaticano avesse accettato la sua domanda di cittadinanza. “Alla mia risposta negativa il Hlebaroff con tono molto alterato ed in lingua tedesca ha detto che in Roma lui ed altri suoi amici avrebbero fatto forti pressioni contro il Vaticano […]”.

22 agosto 1983 lunedì

Agenti con cani poliziotto e vigili del fuoco iniziano le ricerche nel tratto di fiume tra Ponte Garibaldi e Ponte Milvio. Le ricerche, senza successo, si protrarranno per altri due giorni.

23 agosto 1983 martedì

Mons. Giovanni Battista Morandini viene eletto arcivescovo titolare di Numidia (Algeria). Riceve l’ordinazione episcopale l’8 ottobre 1983 a Brescia.

La questura di Roma invia in Procura, a Domenico Sica, un elenco di ragazze minorenni scomparse a Roma e provincia dall’agosto 1982 a luglio 1983.  Ne risultano scomparse 177 di cui 37 (alla data del 23 agosto 1983) non rintracciate. A pagina 6 al numero 78 compare Mirella Gregori e a pagina 9, col numero 111 Emanuela Orlandi.

24 agosto 1983 mercoledì

Il vicedirettore della sala stampa vaticana, don Pierfrancesco Pastore dichiara: Anche gli ultimi comunicati diffusi dai presunti rapitori di Emanuela Orlandi, a tutti noti per l’eco di stampa che hanno avuto, pongono serie perplessità: ci si domanda infatti quale senso abbia la richiesta in essi formulata. Il fatto che Alì Agca è anch’egli un essere umano e come tale va trattato è tanto ovvio e scontato da non esigere un’affermazione pubblica, tanto meno da parte di chi, dopo il 13 maggio 1981, con il suo perdono non solo ha dimostrato con i fatti di considerare il suo attentatore un essere umano, ma lo ha chiamato “fratello”. Ancora una volta, d’altra parte, vale la pena ricordare che il Santo Padre, nel caso di Emanuela Orlandi come in tanti altri simili a questo, non cessa di sperare e di pregare per le vittime che vedono conculcati i loro diritti e per le loro famiglie. Così come non cessa di implorare il Signore perché tocchi il cuore dei responsabili, affinché prevalga in essi la voce della coscienza.

28 agosto 1983 domenica

Dalla residenza estiva di Castelgandolfo il Papa, andando contro la volontà del cardinale Casaroli, il quale non credeva ne all’attendibilità dei rapitori ne ad una matrice terroristica del sequestro di Emanuela, pronuncia queste parole: “E ora invito a pregare il Signore e la Vergine Santa per tutte le persone, specie giovani ragazze, che sono state sequestrate o che sono misteriosamente scomparse e per i loro familiari. In modo particolare il mio pensiero va ad Emanuela Orlandi e Mirella Gregori la cui sparizione da troppo tempo ormai causa tanta pena alle rispettive famiglie e grande perplessità nell’opinione pubblica. Sono tanto vicino ai genitori delle giovani studentesse, condividendo la loro ansia indicibile. E prego il Signore affinché tocchi il cuore di coloro che dicono di trattenere quegli esseri innocenti e indifesi, e come sempre prego anche per la persona del mio attentatore”.

29 agosto 1983 lunedì

All’avvocato Egidio arriva una lettera dattiloscritta a firma Emanuela: «Carissimi mamma e papà, finalmente le persone di cui sono ospite mi hanno permesso di rivolgermi direttamente a voi, per farvi conoscere esattamente la mia situazione, però dato che quando loro sono presenti io debbo stare bendata e per di più adesso sono legata a una sedia, non posso scrivervi di mia mano, ma dettando i miei pensieri a una di queste persone che li scrive poi a macchina. In più tenete conto che quello che viene scritto è solo quello che sono d’accordo anche loro. Dunque quello che dovete sapere è che nel primo mese pressappoco dopo che sono diventata ospite di queste persone, non sono stata troppo male, dato che quando mi sono svegliata dopo che mi fecero quella puntura calmante, sono rimasta sempre in una stanza non tanto piccola, senza finestre, ma illuminata con una plafoniera per parecchie ore al giorno e col ricambio dell’aria in continuazione. Non ero né legata né niente, per dormire avevo una brandina, mi passavano un pasto solo al giorno, da uno sportellino che aprivano in fondo alla porta, ma dato che potevo muovermi poco era più che sufficiente. Solo che al posto della mia roba mi avevano messo una loro maglietta di cotone bianca senza maniche e un paio di pantaloncini sportivi blu, quelli lucidi con gli spacchetti ai lati e il bordino bianco. Però mi avevano dato anche i libri per prepararmi agli esami di riparazione, e anche qualche romanzo e altra roba da leggere. Ma un giorno, dopo avermi fatto bendare, mi hanno portato in un’altra stanza e mi hanno detto che siccome certe loro condizioni che loro avevano messo non erano state osservate, da quel momento la mia situazione sarebbe stata molto più brutta. E infatti, dopo avermi spogliata, mi hanno legata per le braccia e mi hanno tirato su dal pavimento, e mi hanno frustata davanti e dietro dalla testa ai piedi e, peggio ancora, mi hanno torturata coi ferri arroventati in tante parti, che è stata la cosa più tremenda che potevo immaginare. Io ho detto che colpa ci avevo se le condizioni non erano state osservate, che almeno prima di trattarmi male mi facessero avvertire i miei genitori di quello che andavo incontro per via di queste condizioni non osservate, che forse potevano fare in modo che loro avevano soddisfazione. Ma non mi hanno dato retta, e mi hanno fatto sdraiare sulla schiena come in una tomba che poi hanno chiuso con una lastra di ferro. Ora qui è tutto buio, tolto uno sportellino per l’aria e quel po’ di cibo che mi calano ogni tanto, e non mi posso muovere dalla posizione che mi hanno messo in principio perché questa tomba è corta e stretta e il soffitto è molto basso. Così è passato tanto tempo, non so quanto, perché per non impazzire non avevo che da pensare a voi e un po’ anche pregare. Poco fa mi hanno tirata fuori, e mi hanno rifatto il discorso delle condizioni, e che perciò la mia situazione sarebbe ancora peggiorata, non so come è possibile, ma sentivo che parlavano di una gruccia del pappagallo, di una ruota, di serpenti. E mi hanno detto che questo era l’ultimo peggioramento, perché la prossima scadenza mi avrebbero ammazzata, ma non così, come un colpo di pistola, ma al seguito di torture che non potevo neppure immaginare. Al che ho strillato che di questo dovevano avvertire i miei genitori, perché a parte tutto continuando così a restare le cose tra me e loro era sicuro che fuori non poteva cambiare niente. Allora si sono messi a parlare nella lingua che parla qualcuno di loro, quelli che non sono italiani, e che non ho idea che lingua può essere, non, per dire, inglese o francese, ma una lingua che non ho mai sentito, neppure dai turisti. Quando hanno finito, mi hanno detto che andava bene, che potevo avvertirvi, ma che da questo avvertimento entro tre giorni dovevate mettervi in azione con quelli che potevano osservare le condizioni e fargli sapere che poi da allora avevano soltanto dieci giorni per osservarle “per intero” perché se no sarebbero passati subito al peggioramento della mia situazione e poi dopo non molto tempo ad ammazzarmi. Lo so che non ho bisogno di esortare voi a fare quello che vi si chiede, ma bisogna che se ne rendano conto anche quelli che debbono… le condizioni, che tra l’altro mi hanno detto i miei ospiti che a chi deve osservarle non costano niente, mentre per loro è di importanza eccezionale. Perciò fategli sapere tutto, quello che ho sofferto e il più che soffrirò se loro non acconsentono, e che io non voglio morire, tanto meno in quel modo che mi hanno preannunciato. Adesso non posso più andare avanti, ma sappiate, con tanto affetto, che io sono sempre la vostra cara Emanuela. Lunedì scorso fatte ricerche sul Tevere».

La firma Emanuela e la frase successiva sono scritte di pugno con un pennarello di colore blu. L’analisi comparativa del testo con materiale autografo di Emanuela (rilevati da un diario e un tema scolastico)  ha escluso che il testo sulla lettera pervenuta a Egidio, sia stato scritto di pugno da Emanuela.

Presso il Consolato Generale d’Italia a Basilea arriva una lettera scritta in turco con timbro di annullo del 23 agosto. Viene spedita dalla cittadina di Olten del Canton Soletta e fa capire che i sequestratori di Emanuela  sono dell’organizzazione culturale turca Svizzera e il piano del rapimento è stato preparato dal presidente della stessa organizzazione. Lo stesso vale per l’attentato al Papa, eseguito materialmente da Ali Agca ma organizzato da Omer Bagci, Serdar Celebi e Ilyas Kaya. Termina con l’indicare l’indirizzo dell’organizzazione dei Lupi Grigi a Olten (Turk Kulter Ocgi Tanwalt Str. 40. CH. 4600) e si firma D.T.pf.b.g.b. Olten.

30 agosto 1983 martedì

Alle ore 18.00 presso la 3^ Sezione del Reparto Operativo dei Carabinieri, viene ascoltata Federica Orlandi.

31 agosto 1983 mercoledì

Alla redazione di Foggia della Gazzetta del Mezzogiorno arriva una telefonata anonima “Siamo del fronte turco anticristiano Turkesh. Emanuela Orlandi è stata giustiziata. Il suo corpo si trova in località Isolotto di Campi, in prossimità di Vieste. Sul posto troverete un altro messaggio. Abbiamo giustiziato Emanuela Orlandi dopo aver tentato tutto il possibile. Stessa sorte toccherà a Mirella, se si verificheranno le stesse condizioni. Trasmettere il messaggio al TG1”. I Carabinieri di Vico Garganico effettuavano una ispezione nei luoghi indicati con esito negativo.

Alle 17.10 viene nuovamente ascoltata Federica Orlandi.

— SEZIONE IN CONTINUO AGGIORNAMENTO —

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2 Risposte a “Agosto 1983. Mirella&Emanuela”

  1. Buongiorno, in merito alla zia Anna il giornalista Nicotri risponde così ad un membro che chiedeva se la stessa zia fosse stata ascoltata dagli inquirenti: (01/04/2020) “Se esiste, (il verbale negli atti dell’indagine) è sfuggito al pm Margherita Gerunda, al giudice istruttore Adele Rando, al pm Malerba e a quello prima di lui e dopo la Gerunda di cui ora non ricordo il nome, a Tommaso Nelli e a me.
    Comunque a me Ercole ed Anna mi dissero che lei non era stata interrogata, o che comunque non parlarono mai di quell’amicizia sparita quando è sparita Emanuela.” Vedo che avete citato però un verbale della zia Anna alla data del 4/8/83. Allora esiste, cioè la zia Anna è stata interrogata….

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