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Commissione Orlandi Gregori: audizione di Loredana Di Ruggiero

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA 

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori  

AUDIZIONE DI LOREDANA DI RUGGIERO

 95a seduta: martedì 9 giugno 2026

Presidenza del Presidente ROSCANI

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi PRESIDENTE-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

 Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M; MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

 

Interviene la signora Loredana DI RUGGIERO, conoscente di Mirella Gregori.

 

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, la dottoressa Laura Capraro, l’avvocato Alessandro Cardia, il dottor Manuel Cinquarla, l’avvocato Francesca Giannosso, la dottoressa Silvia Nanni, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, l’avvocato Claudio Santini, il dottor Vincenzo Vecchio e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.

I lavori iniziano alle ore 12,09. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Poiché non vi sono osservazioni, così rimane stabilito.

 

Audizione di Loredana DI RUGGIERO.

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione della signora Loredana di Ruggero, conoscente di Mirella Gregori. Innanzitutto, signora DI RUGGIERO, voglio ringraziarla a nome di tutta la Commissione per la presenza che ci ha voluto assicurare oggi.

Da quanto risulta agli atti della Commissione, all’epoca della scomparsa di Mirella lei risiedeva nella zona di Castro Pretorio e i suoi recapiti figuravano nel diario scolastico della seconda media di Mirella.

Come da prassi della Commissione, le lasceremo fare una breve presentazione. Potrà dirci il modo in cui appunto ha conosciuto Mirella Gregori, di cosa si occupa oggi, dove vive. Poi procederemo con le domande. Le farò io qualche domanda in qualità di Presidente e a seguire i Commissari che si iscriveranno a parlare.

 

DI RUGGIERO. Buongiorno, mi chiamo Loredana DI RUGGIERO. Attualmente vivo nel comune di Cittaducale, in provincia di Rieti, e sono dipendente del comune di Cittaducale con la mansione di tecnico amministrativo.

A me questa convocazione ha sorpreso davvero tanto, anche se è vero che nell’arco della mia vita ho avuto conoscenza con la famiglia Gregori. Io mi sono dovuta documentare sulle date e le tempistiche della scomparsa di Mirella Gregori: nel 1983 i miei genitori avevano un’attività commerciale, un bar in via Nomentana 90, e la famiglia Gregori in via Nomentana 91, quindi il portone a fianco.

L’altra circostanza era che all’epoca con i miei genitori abitavamo in via Montebello 27 e loro avevano il bar sempre in via Montebello, dall’altro lato della strada. Quindi, c’era questa coincidenza trasversale. Le famiglie, cioè i nostri genitori, si conoscevano bene: chi andava a prendere il caffè da uno scendendo da casa e chi andava a prendere il caffè dall’altro scendendo da casa.

Con i miei fratelli siamo in tre: io sono del 1963, mia sorella, Maria Cristina DI RUGGIERO, è del 1965 e poi c’è mio fratello, Ernesto DI RUGGIERO, del 1968. Sia Antonietta che Mirella erano più piccole di noi. Io mi sono documentata su Mirella e, se non ho letto male, era del 1968. Fondamentalmente, noi giocavamo insieme, da piccole, in via Nomentana. Ho questo ricordo lontano che andavamo al mare insieme: qualche volta andavamo con mia mamma e Antonietta con Mirella venivano con noi a Ostia e qualche volta noi andavamo con la mamma, che mi ricordo si chiamava Vittoria.

Questo ricordo si interrompe, proprio a livello di immagini nella mia mente, quando io sono entrata alle medie. Io sono andata alle medie alla Mantegazza, che stava su via Montebello. Loro invece hanno fatto le scuole medie da un’altra parte, ma non so dove. Io alle medie ho conosciuto altre persone, compagni di classe con i quali poi ho iniziato una frequentazione molto ravvicinata e ho “abbandonato” il gruppo di giochi d’infanzia che stava su via Nomentana, all’angolo con via Reggio Emilia.

Arrivata alle medie, dunque, ho fatto queste conoscenze, ho iniziato ad uscire con loro e mi sono distaccata dal gruppo di via Nomentana, iniziando a frequentare tanto questo gruppo che stava tra via Montebello e via Palestro. Andavamo all’oratorio di via Palestro. Ho conosciuto queste ragazze, ho iniziato a uscire con loro, tant’è che, a forza di uscire con loro, ho cominciato ad andare in vacanza con loro al loro paese di origine.

Alla fine mi sono fidanzata con mio marito, che era di quelle zone, e mi sono distaccata dai miei luoghi di origine, anche perché, quando mi sono fidanzata, ho iniziato ad andare praticamente quasi sempre a casa di questa mia amica, che era la cugina di mio marito. Quindi io in via Nomentana fisicamente non ci stavo più. Tra l’altro, io nell’83 mi sono diplomata e nell’86 mi sono sposata. I miei genitori hanno venduto il bar nell’86 e ne hanno comprato un altro in una zona completamente diversa.

Da quel momento, io non ho avuto più contatti con quella realtà. Ricordo che ero a casa, in via Montebello, e mia mamma tornò dicendomi: lo sai che cosa è successo? Una cosa terribile. Ricordi Mirella e Antonietta? Mirella è sparita, non è tornata a casa. Ci stanno i Carabinieri.

Questo è il ricordo che ho: stavo sul divano a guardare la televisione. Entra mamma, piangendo, molto agitata, e mi dice questa cosa. Negli anni ricordo mamma che mi diceva: non la trovano più, la signora Vittoria si è ammalata, il padre e la madre sono distrutti. Però, tolto questo o quello che si sentiva al telegiornale, non ho più saputo niente.

Io sono stata molto sorpresa di essere convocata qui. Io ho pensato che forse all’epoca, perché i miei genitori mi hanno raccontato che i Carabinieri erano andati a fare domande, forse avranno parlato ai miei genitori, che oggi però non ci sono più. All’epoca i miei fratelli erano piccoli. Mi sono detta che forse avete chiamato me perché ero la più grande. Invece, il Presidente ha detto che il mio nome e il mio numero stavano addirittura nel suo diario. Non me l’aspettavo davvero.

Mirella ed Antonietta erano tutte e due più piccole di noi e, quando c’era quella frequentazione da bambine e giocavamo tutti insieme, io ero più vicina ad Antonietta, che era comunque più piccola di me, ma più grande della sorella. Mia sorella era più vicina a Mirella. Quindi, il fatto che potessi essere nel suo diario non mi è mai passato per la testa.

 

PRESIDENTE. Come se lo spiega, però? Io mi ricollego a quello che dice, per rimanere sul diario. Il suo nome compare sul diario della seconda media di Mirella Gregori. Inoltre, per il verbale, Mirella Gregori è nata il 7 ottobre del 1967. Lei è del 1963 ed ha dunque quattro anni di più.

 

DI RUGGIERO. Quando lei faceva la seconda media, quindi, io le medie le avevo già finite e stavo al liceo artistico in via di Ripetta. Ed ero già fidanzata con mio marito, perché io mi sono fidanzata con mio marito a 17 anni, finite le superiori. Non ho nessun tipo di ricordo in questo senso. Io mi ricordo molto di più Antonietta. Antonietta la ricordo anche di viso, so che è sposata, ho conosciuto il marito, ho conosciuto i due figli.

Tra l’altro, il papà di Mirella Gregori era originario di Castel Sant’Angelo e loro avevano una casetta lì. Ma io, che il papà fosse originario di Castel Sant’Angelo, che è sempre in provincia di Rieti, e che avessero una casetta lì l’ho scoperto dopo tanti anni. A Borbona, un altro piccolo comune dell’alta Sabina, il 15 agosto c’è una fiera e mi è capitato due volte di incontrare lì Antonietta Gregori dopo tanti anni.

Io negli anni ho rivisto Antonietta, ho conosciuto il marito e i due figli. Quindi, io ho ricordi molto più focalizzati su Antonietta, sulla sua famiglia, mentre Mirella, di persona, ora che sono andata a vedere la sua foto, non l’avrei riconosciuta. Io non ci sono neanche mai uscita con lei: tolto il momento del gioco in strada, non è che il sabato pomeriggio o la domenica pomeriggio siamo mai andate a fare una passeggiata con tutto il gruppo.

 

PRESIDENTE. Mettiamo un attimo da parte questo ricordo di Maria Antonietta e di Mirella. Da quello che però comprendiamo dal suo racconto, vi era un rapporto stretto tra le vostre famiglie, principalmente proprio per questo legame con i bar e le due case. Che cosa ricorda o cosa sa dell’inaugurazione del bar della famiglia Gregori sotto casa sua? Ricorda questa inaugurazione?

 

DI RUGGIERO. Io, personalmente, assolutamente no. Magari può ricordarmi il periodo o la data?

 

PRESIDENTE. Era esattamente il giorno prima che Mirella scomparisse. L’occasione era l’inaugurazione del bar della famiglia Gregori.

 

DI RUGGIERO. Ma loro il bar in via Montebello lo avevano da sempre.

 

PRESIDENTE. C’era stato un rinnovamento. Lei questa inaugurazione non la ricorda minimamente?

 

DI RUGGIERO. Assolutamente no. È una notizia che mi sta dando lei.

 

PRESIDENTE. Ritiene plausibile però che i suoi genitori vi siano stati invitati? Magari anche lei?

 

DI RUGGIERO. Io no, assolutamente no, anche perché ero una ragazza. Stiamo parlando dell’83. Io non ci sono andata e non ho assolutamente memoria di questo evento.

 

PRESIDENTE. Però in questo bar c’è stata tante volte?

 

DI RUGGIERO. Sì, nel bar sì. Ci sono entrata e lo ricordo. Era un bar piccolino.

 

PRESIDENTE. Ce lo descriva. Ed in base alle frequentazioni di questo bar e anche del contesto del quartiere, ci dica se era un posto che lei riteneva sicuro.

 

DI RUGGIERO. Presidente, via Montebello e i dintorni della stazione Termini non erano granché sicuri. Il contesto del quartiere dove noi avevamo casa, in via Montebello 27, era il quartiere della stazione Termini e di Castro Pretorio. Noi lì ci abitavamo, ma, avendo un bar, uscivamo la mattina alle sette e si ritornava alla sera alle dieci. Quindi, non frequentavamo quelle strade. Quelle che frequentavamo e in cui siamo cresciute era via Nomentana, angolo con via Reggio Emilia, dove avevamo il bar.

Per noi, via Montebello proprio non esisteva. Tra l’altro, i nostri genitori non ci permettevano di uscire, tant’è vero che io ho dovuto aspettare l’età delle medie e delle superiori per poter uscire tra via Montebello e via Cernaia, dove viveva questa amica che ho incontrato alle medie. Mia mamma e mio papà non volevano assolutamente che noi stessimo su quelle strade, perché erano posti che all’epoca erano pericolosi. La stazione Termini non era certamente un ambiente tanto sicuro.

 

MORASSUT (PD-IDP). Signora DI RUGGIERO, l’ambiente del bar dei Gregori a via Montebello, al di là del quartiere che ha descritto, che tipo di ambiente era? Era un bar tranquillo o risentiva delle frequentazioni legate alla zona?

 

DI RUGGIERO. Non credo di essere in grado di dare una risposta concreta sulla frequentazione del bar, perché, se anche ci entravo, c’entravo un momento così e non è che stavo a guardarmi intorno più di tanto. Il bar, se non sbaglio, era a via Montebello angolo con via Volturno. Mi pare avesse due entrate: una su via Montebello e una su via Volturno. Non era molto grande: il nostro era più lungo, il loro era un po’ più quadrato.

Ci lavoravano la mamma e il papà. Se le figlie ci lavoravano, io sinceramente neanche questo so esattamente. Se non sbaglio, c’era un dipendente. Il bar non era nuovo: che ricordi io, c’era un pavimento verde, un bancone di legno. Non era un ambiente moderno. Sulle persone che lo frequentavano, non so cosa dirle. Su via Montebello c’era il mercato, sicuramente il mercato della frutta. Però, non posso dire di aver visto persone perbene o di altro tipo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Invece lei conosceva il bar Italia, sito in via Nomentana 81, quello dei De Vito?

 

DI RUGGIERO. Ricordo che il nostro bar faceva angolo con via Nomentana e via Reggio Emilia. Aveva una entrata su via Nomentana e una su via Reggio Emilia. Poi, subito dopo, c’erano un portone, quello che una volta si chiamava pizzicarolo e poi c’era un altro bar.

 

MORASSUT (PD-IDP). Se lo ricorda questo secondo bar, che si chiamava bar Italia? Ricorda la famiglia De Vito che lo gestiva? Era un bar aperto fino a tardi la sera.

 

DI RUGGIERO. No. Io non me lo ricordo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Il vostro bar che orari seguiva?

 

DI RUGGIERO. Noi chiudevamo alle nove, nove e mezza.

 

MORASSUT (PD-IDP). Chiudevate presto, quindi.

 

DI RUGGIERO. Sì. E siccome noi abitavamo in via Montebello, in realtà al bar la sera rimaneva papà.

 

MORASSUT (PD-IDP). Il condominio affianco era un condominio tranquillo?

 

DI RUGGIERO. Sì.

 

MORASSUT (PD-IDP). Aveva conoscenza di persone particolari? Di quel tratto di strada, saranno 15 metri, avete mai avuto l’impressione che potesse essere una zona non frequentata da persone proprio perbene?

 

DI RUGGIERO. Io le posso parlare del nostro bar, perché quest’altro bar non lo ricordo, proprio per niente. Il nostro bar aveva la sua clientela. Vicino c’era il Ministero, in via dei Villini c’era la CDS, la Casa Doppiaggi e Sincronizzazione. Io sono cresciuta in quel bar incontrando Monica Vitti, Alberto Sordi e tanta gente dello spettacolo dell’epoca: Bud Spencer, Terence Hill. Li ricordo benissimo.

Noi facevamo servizio mensa per loro. Preparavamo loro da mangiare, perché il nostro era un bar gastronomia. Papà faceva i tramezzini, faceva anche la pasta, preparava il pranzo. E poi, appunto, venivano tanti ministeriali, tant’è vero che io ricordo di quando la legge in qualche maniera ha contingentato e più controllato l’uscita di queste persone durante l’orario di lavoro.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi venivano questi personaggi dello spettacolo a prendere il caffè?

 

DI RUGGIERO. Sì, quello sì.

 

MORASSUT (PD-IDP). Anche a fare tavola calda, a mangiare?

 

DI RUGGIERO. Non avevamo una tavola calda. C’era solo qualcosa.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi non c’era un rapporto tra colleghi di bar? Perché su Via Nomentana, al civico 81 c’era sicuramente un bar, che è un bar importante in questa storia. Con questo bar al civico 81 non avevate nessun rapporto, neanche tra colleghi?

 

DI RUGGIERO. Forse i miei genitori. Io, personalmente, no.

 

MORASSUT (PD-IDP). Lei, quindi, non ricorda una ragazza che si chiamava Sonia De Vito?

 

DI RUGGIERO. No, assolutamente no.

 

MORASSUT (PD-IDP). E invece di una ragazza, che però stava a Castro Pretorio, che si chiama Antonella Fini? Ricorda questo nome?

 

DI RUGGIERO. No. Non erano nostre amicizie. Noi avevamo amicizia con qualcun’altra. C’era una certa Raffaella e poi Donatella. C’era la famiglia che stava all’angolo tra via Nomentana e via Reggio Emilia, che aveva un negozio d’abbigliamento. Erano di origine ebraica, il cognome era Guetta.

C’era la figlia di questo signore, ci stava anche lei, ma di altra gente non mi ricordo. Questi sono, in linea di massima, i nomi che mi ricordo.

 

DE PRIAMO (FdI). Presidente, intanto rivolgo a lei auguri di buon lavoro. Signora DI RUGGIERO, noi cerchiamo di capire come mai lei abbia ricordi così lontani. Lei non si ricorda nulla di Mirella che non risalga al periodo che ci ha detto, delle vacanze insieme. Praticamente, dalle elementari in poi non ricorda nulla. Ha ricordato che fu sua mamma a dirle della scomparsa di Mirella. Ma l’ultimo ricordo che lei ha di Mirella prima di quel giorno qual è?

 

DI RUGGIERO. Non lo saprei dire.

 

DE PRIAMO (FdI). Ma è risalente a giorni prima, mesi prima, anni prima? È possibile che lei abbia un vuoto di memoria? Perché è complesso immaginare che lei non abbia nessun ricordo di una persona che poi sparisce e la cui scomparsa, come lei ci ha detto, le viene comunicata con un certo

scoramento da parte di sua mamma. Quindi, sparisce una persona: io non la vedo da quanto tempo? Da un anno, da un mese, da un giorno?

 

DI RUGGIERO. Dunque, io ho conosciuto mio marito nelle festività di Natale tra il 1979 e il 1980. Da quel momento io mi sono totalmente distaccata da abitudini, conoscenze e frequentazioni che avevo avuto fino a quel momento, perché ero entrata in un’altra comitiva.

 

DE PRIAMO (FdI). La sua comitiva originaria era chiamata la “comitiva delle scalette”, è corretto?

 

DI RUGGIERO. Non glielo posso dire questo.

 

DE PRIAMO (FdI). Non se lo ricorda. Ma chi ci stava, oltre a Mirella?

 

DI RUGGIERO. Io non lo so se la si può chiamare comitiva, perché i miei ricordi sono ricordi di bambini che giocano sulla strada a campana.

 

DE PRIAMO (FdI). Chi c’era tra questi bambini?

 

DI RUGGIERO. C’era Mirella, c’era Antonietta, ci poteva essere Donatella.

 

DE PRIAMO (FdI). Ricorda il cognome di questa Donatella?

 

DI RUGGIERO. Donatella Mercuri forse? Il nostro gruppetto giocava su via Reggio Emilia e lì c’era un negozio di casalinghi, che aveva una figlia; appresso ancora c’era un idraulico, che aveva una figlia anche lui.

Presidente, forse a fare cognome Mercuri era una ragazza che si chiamava Claudia. Comunque, c’erano queste altre due ragazzine e poteva esserci quest’altra ragazza, che però era più grande di noi, di questo negozio di abbigliamento.

 

DE PRIAMO (FdI). Lei prima ha detto che la zona della stazione Termini non era estremamente sicura. Le risulta che, in questa insicurezza generale, rientrasse anche un tema di molestie e che le ragazze venissero ogni tanto

avvicinate da molestatori? A lei è mai capitato o comunque ha mai sentito che nel quartiere ci fosse qualcuno che dava fastidio alle ragazze?

 

DI RUGGIERO. A me non è mai capitato, ma non posso dire che non sia mai essere capitato ad altre.

 

DE PRIAMO (FdI). Ha mai sentito il nome Valdimiro Fenici o è un nome che non le dice nulla?

 

DI RUGGIERO. No, non mi dice nulla.

 

DE PRIAMO (FdI). E Raoul Bonarelli?

 

DI RUGGIERO. Neanche.

 

DE PRIAMO (FdI). Lei ci ha parlato dell’ambiente di una parrocchia.

 

DI RUGGIERO. Sì, ma quella la frequentavo io. Loro non ci sono mai venute. In via Cernaia c’è una chiesa, che non ricordo come si chiama, e sotto c’era quello che si chiamava una volta oratorio. Però lì neanche mia sorella veniva e mio fratello all’epoca era piccolo. Io li andavo con queste amiche che ho conosciuto alle medie. Ma ci andavo solo io, loro non sono mai venute.

 

DE PRIAMO (FdI). Lì Mirella non l’ha mai vista?

 

DI RUGGIERO. Assolutamente no, mai. Io ho frequentato questo oratorio per tutto il periodo delle medie e anche un po’ delle superiori. Ricordo che abbiamo fatto anche gite con i preti. Insomma, se ci fosse stata Mirella me lo ricorderei.

 

DE PRIAMO (FdI). Noi abbiamo avuto un’audizione dove si è parlato di questa “comitiva delle scalette”, che avrebbe anche un gruppo WhatsApp. Lei non fa parte di questo gruppo?

 

DI RUGGIERO. Assolutamente no. Ripeto che io sono del 1963. Mirella è sparita nell’83, quando io avevo già 20 anni. Io mi sono diplomata nell’83, perché ho perso un anno alle elementari. Quando mi sono diplomata ero già fidanzata con mio marito. Quindi, per le mie frequentazioni con loro dovete tornare indietro, a prima del 1980. La comitiva è composta da un gruppo di ragazzini che escono insieme, mentre io con Mirella e Antonietta Gregori non sono mai uscita insieme.

 

DE PRIAMO (FdI). Simona De Santo, che era un’amica di Mirella, lei se la ricorda?

 

DI RUGGIERO. Assolutamente no, non l’ho mai sentita nominare.

 

DE PRIAMO (FdI). Però Simona De Santo si ricorda di lei.

 

DI RUGGIERO. Abitava lì vicino, forse? Quanto al mio essere amica di Mirella, ricordate che lei aveva 4 o 5 anni in meno di me. Un conto è giocare per strada tutti insieme da bambini, che quasi non ricordi neanche come ti chiami, dopo anni che non ti frequenti più; un conto è arrivare a 12, 13, 14 anni, quando cominci a uscire con un gruppo che puoi chiamare la tua comitiva. Io la comitiva non l’avevo lì, perché uscivo con una comitiva di persone che abitavano tra via Montebello, via Cernaia, via Palestro, persone che ho conosciuto alle medie.

 

DE PRIAMO (FdI). Ma allora come mai, quando la collega Malpezzi chiede a Simona De Santo, qui in audizione, di Loredana Di Ruggiero, la De Santo risponde: “Loredana, sì, sono gli amici delle scalette che frequentavo io”.

 

DI RUGGIERO. Questa persona si sbaglia. Me la dovrebbe far vedere, senatore, perché potrei non ricordare. Queste scalette quali sarebbero? Hanno focalizzato questo posto?

 

DE PRIAMO (FdI). Sì, perché la senatrice Malpezzi chiede: “con scalette intende la zona di Castro Pretorio?” E la De Santo risponde sì.

 

DI RUGGIERO. Fatemela incontrare e io potrò dire se mi fa tornare in mente qualcuno.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Signora Di Ruggiero, intanto proviamo a ricostruire questa differenza d’età. Lei ha detto di aver frequentato il liceo artistico di via di Ripetta. All’epoca, il liceo artistico durava quattro anni. Quindi lei, se ha perso un anno, si è diplomata nell’82, a 19 anni.

Poi proviamo a ricostruire quel tratto di strada. Lei prima stava descrivendo i negozi che c’erano. Ricorda se c’era anche una profumeria all’angolo?

 

DI RUGGIERO. All’angolo andando in che direzione?

 

MALPEZZI (PD-IDP). Era una profumeria dove lavoravano anche delle ragazze bionde.

 

DI RUGGIERO. Allora, io ricordo il nostro bar, un portone, poi il pizzicagnolo dove andavamo a prendere la spesa per il bar e subito dopo c’era un’altra attività. All’angolo con via Nomentana e via Reggio Emilia, andando in direzione Porta Pia, c’erano una tabaccheria e una profumeria. Sì, una profumeria c’era, ma se ci fossero delle ragazze bionde questo non me lo ricordo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei prima ha descritto la clientela del bar della sua famiglia. Ha citato dipendenti del Ministero. Ha per caso mai visto o le è stato raccontato dai suoi genitori di dipendenti della vigilanza vaticana?

 

 

DI RUGGIERO. No. Ma come avrei fatto a riconoscerli? Portano divise particolari? Se si fosse trattato di persone vestite in modo normale, sarebbe stato impossibile notarle. Io ricordo che noi avevamo, tra i clienti, un dottore che lavorava al Bambin Gesù. Qualche anno dopo, quando mia sorella ha finito le superiori, ha fatto la domanda al Bambin Gesù, ha fatto il corso da infermiera, ci è entrata e ancora oggi lavora al Bambin Gesù. Questa è l’unica cosa che possa riportare al Vaticano. Non mi ricordo neanche il nome del dottore.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei aveva fatto il liceo artistico perché voleva fare altro. E l’ha fatto poi altro?

 

DI RUGGIERO. Mi sono iscritta ad architettura, ma poi mi sono sposata. Però non rimpiango niente, la mia vita è andata bene così. Quando io mi sono fidanzata, negli anni 80, ho chiuso i ponti con la mia famiglia e con tutta Roma. I miei genitori non erano affatto contenti di questa mia scelta, perché quando io mi sono fidanzata ho detto loro che sarei andata a vivere lassù. Noi siamo nati e cresciuti a Roma, anche i miei genitori.

Mia mamma, come tutte le mamme, dopo l’ho capito, voleva che studiassi e che facessi architettura, perché avevo la vena, veramente. Quando le ho detto che mi ero fidanzata lassù, in quel paese, e volevo andar sempre lassù, si sono molto arrabbiati. Io ho continuato a fare quello che volevo, ma in maniera un po’ contestata in famiglia. Mi sono dunque proprio staccata, da tutto il gruppo e anche un po’ dalla mia famiglia.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Ma lei sostiene che è per questo motivo che non si ricorda alcune cose?

 

DI RUGGIERO. Penso di aver proprio rimosso tantissimo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Una cosa, però, ce l’ha detta chiaramente prima. Lei ricorda l’immagine di quando sua mamma è tornata a casa subito dopo la scomparsa: lei lì aveva 20 anni. Ricorda i giorni successivi, le congetture che avrete fatto in famiglia?

 

DI RUGGIERO. Da quando ho ricevuto questa convocazione io sto cercando disperatamente di ricordare. L’unica cosa che mi viene in mente sono le parole dei miei genitori: speriamo che sia vero che sia stata la tratta delle bianche. Ma può essere possibile questa cosa? Non lo so, ma è l’unica cosa che riesco a immaginare. A tavola ne parlavamo.

Io della storia di Emanuela Orlandi e del Vaticano ho letto l’altro giorno su Wikipedia. Sono andata un po’ a rivedere il tutto perché, a parte il fatto che Mirella era sparita, io non ricordavo né il periodo né quanti anni aveva lei. Io ho letto che lei è sparita a maggio dell’83 e Emanuela Orlandi a giugno dell’83. Quando è successo, subito, i giorni dopo, si parlava del fatto che era sparita.

Mamma ricordava la signora Vittoria. Io ricordo che, quando giocavamo ai tavolini del bar, alle sette di sera questa signora scendeva e diceva loro: a casa, forza, venite a casa. Era abbastanza rigida. Queste ragazze in giro non è che si vedevano tanto. Mamma ricordo che diceva l’avevano presa per la tratta delle bianche.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei ricorda se la famiglia Gregori avesse delle amicizie nel palazzo? Alla fine, il palazzo era vicino, era attaccato al vostro bar. E a quel citofono ha suonato la persona che ha fatto scendere Mirella.

 

DI RUGGIERO. Sì, l’ho letto. Mamma disse: è sparita Mirella. Ma lo sai com’è successo? Hanno suonato, stava a casa, è scesa, ha detto che tornava subito e non è tornata più. Questo ricordo delle parole di mamma quella sera. Io stavo sul divano e mamma mi ha detto questo. Poi, dopo, ho letto che era stato un compagno di classe a cercarla, ma questo non lo avevo saputo da mamma.

Mamma mi aveva raccontato che avevano suonato al citofono, che lei era scesa e che aveva detto che risaliva subito. Questo è quello che mi aveva raccontato mamma.

Ancora, in tutta onestà, io ho cercato di ricordare, ma io non la ricordo proprio casa loro. Io non posso dire se sono mai stata in casa dei Gregori. Io ricordo il portone grande e l’androne, ma non mi ricordo altro. Ricordo questo dottore che ci abitava, che era nostro cliente, quello che lavorava al Bambin Gesù, ma non ricordo neanche il nome. Se loro là dentro avessero delle conoscenze, io questo non lo so.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Ma a lei, che all’epoca aveva vent’anni, quando sua madre ha detto tratta delle bianche, è venuto in mente anche qualcos’altro? Non si ricorda nulla?

 

DI RUGGIERO. No, perché a quel punto io già stavo via.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Lei non viveva già più lì?

 

DI RUGGIERO. Si può dire così. Io vivevo a casa in via Montebello 27 con i miei genitori, ma non stavo praticamente più al bar.

 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). Presidente, anch’io le faccio gli auguri di buon lavoro. Ho una domanda molto semplice per l’audita. Lei ha mai lavorato o ha mai sentito nel suo giro di conoscenze, tra le sue amiche, di qualcuna che lavorasse per la Avon come rappresentante di cosmetici? Saprà che era un lavoro piuttosto diffuso ai tempi.

 

DI RUGGIERO. Anche qui, io ricordo benissimo il marchio Avon e ricordo anche di qualcuno che ci aveva fatto vedere queste creme. Però, se le dovessi dire di avere una faccia precisa davanti e di sapere chi possa essere questa persona, no, io non sono in grado di dirlo.

 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). A lei non è mai stato proposto di fare questo lavoro?

 

DI RUGGIERO. Forse sì, mi sarà stato anche proposto, ma non l’ho mai fatto.

 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). E non ricorda la persona che può averglielo chiesto?

 

DI RUGGIERO. No. E comunque, l’unico lavoro che ho fatto da giovane è stato con la Toscano Immobiliare, come telefonista, per cercare i nomi sul telefono.

 

ORSINI (FI-PPE). Presidente, anche io le auguro buon lavoro e saluto i colleghi che non mi conoscono, avendo io sostituito l’onorevole Barelli che, come sapete, è andato al Governo.

Volevo chiedere un chiarimento. Lei ha descritto i suoi rapporti con Mirella Gregori come molto superficiali. Non avevate una grande consuetudine, eravate giusto vicine di casa. Lei ha idea del perché la Gregori ha inserito il suo recapito come quello di una delle sue migliori amiche sul proprio diario, considerando che tutti gli altri indirizzi, salvo il suo nome e un altro, erano di suoi compagni di scuola? Ciò farebbe pensare che, almeno nella percezione di Mirella, lei fosse una sua amica.

 

DI RUGGIERO. Non lo so proprio. Ma poi il recapito di cosa?

 

ORSINI (FI-PPE). Nome, numero di telefono e indirizzo: Di Ruggiero Loredana, 482347, via Montebello 30.

 

DI RUGGIERO. A me non sembra di ricordare quel numero. Se non ricordo male, il numero era 064742347.

 

ORSINI (FI-PPE). Tenga conto che all’epoca non si usavano ancora i prefissi nei numeri urbani. Non c’era lo 06, a meno che non si chiamasse da fuori Roma.

 

DI RUGGIERO. Sì, ma quando mio marito telefonava da Rieti a Roma doveva farlo lo 06. Quel numero non mi pare fosse il mio, ma farò in modo di verificarlo.

 

ORSINI (FI-PPE). Al di là della questione numero telefonico, è possibile che Mirella Gregori la considerasse più amica di quanto lei considerasse amica Mirella? Come può capitare tra una persona più grande ed una persona più piccola, magari l’aveva presa come punto di riferimento.

 

DI RUGGIERO. Sarebbe davvero strano, perché io ricordo che parlavo e giocavo molto più con Antonietta che con Mirella. Mirella all’epoca passava per essere una ragazzina silenziosa, abbastanza calma, nel senso che non era tanto scalmanata. Era un po’ piagnucolosa. Sinceramente, questo me lo sarei aspettata da Antonietta, ma da lei proprio no.

 

MORASSUT (PD-IDP). C’era un’abitudine, una qualche consuetudine dei ragazzi che stavano nella zona di via Nomentana, di darsi degli appuntamenti e di avere come punto di riferimento la statua del Bersagliere? Ci vediamo alla statua del Bersagliere: si usava dire questa cosa?

 

DI RUGGIERO. Non so, ma io non ci sono mai andata.

 

MORASSUT (PD-IDP). Forse per lei era complicato.

 

DI RUGGIERO. Complicato no, perché, da dove noi avevamo il bar e da dove loro avevano casa, bastava andare dritto verso Porta Pia: il monumento al Bersagliere sta a Porta Pia. Ci andavamo anche a piedi. Quando io e i miei fratelli tornavamo a casa dal bar facevamo appunto via Nomentana, passavamo sotto l’arco di Porta Pia, poi davanti all’ambasciata inglese, scendevamo per via Goito e poi c’era via Montebello.

Io, però, sotto al Bersagliere non ci sono mai stata. Se qualcuno ci andava, questo non lo so. Io no, anche perché, fino a quando ho fatto le medie, potevo giocare per strada, ma davanti al bar.

 

MORASSUT (PD-IDP). Volevo tornare un attimo sulla collocazione del suo bar, perché non mi è chiara. Lei ha detto che, guardando il palazzo dei Gregori, c’era il civico 91 e poi, a sinistra del 91, c’era il bar verso via Reggio Emilia?

 

DI RUGGIERO. Sì, il nostro bar faceva angolo tra via Nomentana e via Reggio Emilia.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quante porte aveva questo bar su via Nomentana?

 

DI RUGGIERO. Una.

 

MORASSUT (PD-IDP). Ho controllato su Google Maps. A quel civico oggi ancora esiste un bar, che si chiama l’Angolo del Caffè, ma che sta al civico 99. Comunque, anche all’epoca c’erano degli esercizi commerciali andando verso il portone.

 

DI RUGGIERO. Non la ricordo questa cosa e non ci potrei mettere la mano sul fuoco, perché sono vent’anni che non passo più da lì. Però, a me sembra che attaccato al nostro bar vi fosse un fioraio. Poi c’era il portone, ma comunque l’ingresso del bar e il portone di casa loro erano proprio vicini, a pochi metri di distanza.

 

MORASSUT (PD-IDP). Lei una profumeria proprio non se la ricorda?

 

DI RUGGIERO. Io me la ricordo, ma me la ricordo ancora continuando avanti, arrivando all’altro angolo. Lì c’era una tabaccheria, cartoleria, profumeria.

 

MORASSUT (PD-IDP). E poi c’era l’altro bar.

 

DI RUGGIERO. Sì, c’era un altro bar, quello me lo ricordo.

 

MORASSUT (PD-IDP). Però lei non lo frequentava proprio quell’altro bar, non ci aveva nessun tipo di rapporto.

 

DI RUGGIERO. No.

 

MORASSUT (PD-IDP). In questa profumeria, non ricorda la presenza di alcune commesse bionde?

 

DI RUGGIERO. Il discorso è questo: ammesso che io sia entrata là dentro, magari se mio papà mi diceva di andare a comprare le sigarette, io entravo ed uscivo. Quindi, se lei mi chiede chi ci stava dall’altra parte del banco, io non lo so.

 

MORASSUT (PD-IDP). Ricorda un ragazzo di nome Alessandro De Luca che bazzicava la zona?

 

DI RUGGIERO. Io il nome Alessandro de Luca l’ho letto su Wikipedia. Una cosa, tra l’altro, io non mi spiego. Noi avevamo il bar su via Nomentana e abitavamo in via Montebello. Loro avevano il bar in via Montebello e abitavano in via Nomentana. Ma dove sono andate a scuola queste ragazze, che io non le ricordo?

 

PRESIDENTE. La scuola media era la stessa sua. Non vi siete mai incrociate perché avete quattro anni di differenza.

 

MORASSUT (PD-IDP). L’ultima domanda, che non appaia come una domanda che possa essere distorta in qualche modo. Che tipo di famiglia era la famiglia Gregori? Lei l’ha frequentata: che tipo di famiglia era?

 

DI RUGGIERO. Questo ho cercato di ricordarmelo e ricordo questa cosa. I genitori erano grandi. In confronto all’età delle figlie, erano genitori grandi. Erano persone molto riservate. Il papà era rigido, molto rigido, e la mamma era molto apprensiva. Non erano molto socievoli. Io ricordo che, quando noi andavamo al mare, era sempre ad urlare: ferme qui, non vi muovete, questo non si fa, quello non si tocca, il bagno non si fa.

Ho questo ricordo che prendevamo il trenino per Ostia. Qualche volta loro venivano con mia mamma e qualche volta noi andavamo con la loro mamma. Però, la cosa è durata poco, perché io e mia sorella con loro non ci volevamo più andare, perché la mamma ci tormentava: non potevamo fare il bagno, non potevamo fare niente. Le figlie volevano venire sempre con noi e nostra madre, ma la mamma non ce le mandava.

 

MORASSUT (PD-IDP). Quindi, Mirella grosse libertà non le aveva. Era una ragazza abbastanza controllata.

 

DI RUGGIERO. Per quello che mi ricordo io, era così. Io ero più amica di Antonietta, parlavo di più con Antonietta, che si lamentava del fatto che non uscivano tanto, che non potevano. Quando mi ha presentato il marito, mi ha detto che era un loro dipendente: cioè lei ha sposato una persona che era dipendente del padre, perché, per quello che ricordo, io queste ragazze non avevano tutta questa libertà.

Il distacco ad una certa età, intorno ai 14, 15 anni, quelli in cui cominci non solo a giocare, ma magari ti vedi anche il sabato e la domenica, è nato per questo: mia sorella a 14 anni si è fidanzata con un ragazzo che aveva un’attività commerciale di hi-fi su via dei Villini e quindi aveva il suo gruppetto. Io avevo il gruppetto di via Nomentana e poi sono passata a quello delle medie.

In questo gruppo di via Nomentana, composto da persone con le quali eravamo cresciuti da piccoli, con le quali cominciavi a fare i primi passi fuori, loro non me le ricordo più. Non ho proprio più l’immagine di queste due ragazze. Per questo, ciò che mi ricordo è che erano abbastanza controllate.

 

PRESIDENTE. Se le facessimo vedere su Street View di Google Maps via Nomentana, sarebbe in grado di darci delle indicazioni più precise?

 

DI RUGGIERO. Sì, certo. (All’audita viene mostrata, via Street View, una schermata del tratto di via Nomentana compreso tra i civici 81 e 91). Ecco, questo è il nostro bar. Questo è il portone e vicino c’erano più attività.

 

PRESIDENTE. Quindi, il suo bar era dove adesso c’è “L’Angolo del Caffè”?

 

DI RUGGIERO. Sì, ma se girate su via Reggio Emilia, c’è anche un altro ingresso. Questo è viale Regina Margherita e questo era il negozio d’abbigliamento, che ancora c’è. Questo era il portone dove abitava questa ragazza, Raffaella, della quale però non ricordo il cognome.

 

PRESIDENTE. Il portone di Mirella lo saprebbe riconoscere?

 

DI RUGGIERO. Sì, è questo. Qui c’era una pizzicheria, subito dopo il portone.

(All’audita viene mostrato, via Street View, il civico corrispondente a quello che all’epoca era il bar Italia).

 

PRESIDENTE. Ricorda che qui all’epoca c’era un bar?

 

DI RUGGIERO. Sì, ricordo che c’era un altro bar.

 

PRESIDENTE. Lì, però, non c’è mai andata e non ne conosceva i proprietari, giusto?

 

DI RUGGIERO. Non posso dirvi di non esserci mai andata, ma non ci andavo abitualmente.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Qual era il numero di telefono del vostro bar, se lo ricorda? Il numero scritto sul diario di Mirella non coincideva con il numero di casa che lei ricorda e ha elencato, perché magari era il numero del bar?

 

PRESIDENTE. Senatrice Malpezzi, abbiamo fatto un controllo sul numero di telefono che ci ha dato la signora, che risulta essere sull’elenco telefonico del 1987-1988. Signora Di Ruggiero, siccome lei ha una buona memoria, per caso ricorda se il vostro numero di casa è cambiato?

Perché, effettivamente, lei ricorda bene il numero di telefono, soltanto che è quello presente nell’elenco del 1987-1988. E lei lo ricorda con lo 06 perché all’epoca era già sposata e magari chiamava da Rieti. Quindi, probabilmente, è un numero che è cambiato.

 

DI RUGGIERO. Quello del bar non lo ricordo.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Le faccio due nomi: Maura Sbordoni e Simonetta Amato.

 

DI RUGGIERO. Ma io i cognomi non li ricordo, neanche di quelli che frequentavo. Ricordo i visi di queste ragazze: Donatella, Claudia, Raffaella, questi vagamente li ricordo. I cognomi proprio no. Ricordo solo un cognome, Mercuri, ma non ricordo se fosse il cognome di Claudia o di Donatella. Non ricordo i nomi Simonetta e Maura.

 

MALPEZZI (PD-IDP). Legate al contesto Avon neanche?

 

DI RUGGIERO. Magari le ho conosciute perché hanno fatto una presentazione Avon, ma non lo ricordo se si chiamassero Simonetta e Maura.

Io la Avon me la ricordo, ma non mi ricordo se sono stata presente alle presentazioni a casa di qualcuno. Questo io non me lo ricordo.

 

PRESIDENTE. Signora Di Ruggiero, la invito a guardare questo identikit e a dirmi se riconosce le persone ritratte o se le ha mai viste, magari intorno alla zona di Castro Pretorio, dove abitava.

(Il PRESIDENTE mostra all’audita gli identikit dei due soggetti presentatisi alla festa di inaugurazione del bar dei Gregori).

 

 DI RUGGIERO. No, questi volti non mi dicono nulla.

 

PRESIDENTE. Lei ci ha parlato di molte amiche donne, di compagnie principalmente femminili. Non ricorda, invece, ragazzi nelle varie comitive?

DI RUGGIERO. In quella dove giocavamo da bambine non ne ricordo. Nella mia comitiva sì, certo, me li ricordo. Erano ragazzi che vivevano tutti tra via Nomentana, via Goito, via Cernaia, via Montebello.

 

PRESIDENTE. Però sono tutte persone che non hanno mai avuto contatti con Mirella.

 

DI RUGGIERO. No, assolutamente no. Nel gruppetto di via Nomentana, di quando eravamo bambine, lì eravamo tutte femmine. I maschi, se ci fossero stati, non avrebbero giocato con noi.

 

PRESIDENTE. Le mostro altre due fotografie. Riconosce il soggetto ritratto?

(Il PRESIDENTE mostra all’audita la foto di Marco Fassoni Accetti).

 

 DI RUGGIERO. No.

 

PRESIDENTE. Lei ha detto di essersi fidanzata tra il 1979 e il 1980 e che, da quel momento, le cose con la sua famiglia non sono andate molto bene.

 

DI RUGGIERO. No, non è che non sono andate bene. Quella è stata semplicemente la prima volta in cui mia madre mi ha autorizzato ad andare al paese di questa mia compagna di classe delle medie, che comunque

mamma conosceva e della quale conosceva anche i genitori. Loro abitavano a Roma ed andavano al paese per le feste. Il primo anno in cui io andai da loro fu, appunto, tra il Natale del 1979 e l’inizio del 1980.

 

PRESIDENTE. Lei, però, ricorda che, nel 1983, quando sua madre le dice che è scomparsa Mirella, si trovava a via Montebello.

 

DI RUGGIERO. Sì, certo, io mi sono sposata nel 1986.

 

PRESIDENTE. Ricorda che giorno fosse?

 

DI RUGGIERO. No, il giorno non me lo ricordo assolutamente. Ricordo che era sera, dopo che mamma e papà avevano chiuso il bar. Io, mia sorella e mio fratello eravamo già a casa e loro sono tornati per cena. Io stavo sul divano e ricordo che mamma, ma sicuramente anche papà, sono entrati nel salone e mamma mi ha detto: sai che è successo? È sparita Mirella, la figlia di Paolo e della signora Vittoria.

 

ORSINI. (FI-PPE). Questo il giorno stesso?

 

DI RUGGIERO. Ricordo che era di sera e penso che fosse la sera del giorno stesso.

 

DE PRIAMO (FdI). Anche perché qualcuno sarà passato dal vostro bar a chiedere informazioni.

 

DI RUGGIERO. Se non vado errata, su Wikipedia si legge che Mirella è scomparsa di primo pomeriggio. Evidentemente, siccome mamma e papà chiudevano il bar intorno alle 21,30, avranno visto movimento e mi hanno riferito che era sparita Mirella proprio quel giorno.

 

PRESIDENTE. Il bar aveva tutti i giorni gli stessi orari? Anche durante i fine settimana?

 

DI RUGGIERO. Sì. Noi eravamo chiusi solo la domenica. Se non sbaglio, anche loro erano chiusi solo di domenica.

 

PRESIDENTE. Prima ci ha parlato della sua amica Raffaella. Per caso il cognome era Luzzi?

 

DI RUGGIERO. Sì. Forse sì

 

MORASSUT (PD-IDP). Ma Castel Sant’Angelo era anche il paese del papà di Mirella?

 

DI RUGGIERO. Tra i Comuni della provincia di Rieti c’è il comune di Castel Sant’Angelo, che però non è il Comune dove abito io, né dove mi sono sposata. Io mi sono sposata al comune di Cittareale, a dieci chilometri da Amatrice. Adesso risiedo nel comune di Cittaducale. Castel Sant’Angelo dista dal comune di Cittaducale tra i sei e i sette chilometri. Il papà di Mirella era di Castel Sant’Angelo.

 

MORASSUT (PD-IDP). In questo comune di Castel Sant’Angelo non vi incontravate?

 

DI RUGGIERO. No e neanche la mia famiglia si incontrava con loro. La nostra era una conoscenza da bar. Io sono di Roma. Lì ci sono andata da sposata.

 

DE PRIAMO (FdI). Suo marito l’ha conosciuto a Roma?

 

DI RUGGIERO. No. Quando sono andata alle medie, ho conosciuto alcune compagne di classe con le quali sono entrata subito in sintonia. Una di queste ragazze è la cugina carnale di mio marito. Sua madre era venuta a vivere a Roma, mentre sua sorella era rimasta al paese. La famiglia di questa ragazza, come tanta gente che si era trasferita a Roma, in estate e durante le feste tornava al paese.

Questa ragazza spesso mi invitava ad andare. Le prime volte, mia madre non mi mandava. Poi, piano piano, ha conosciuto questa famiglia e mi ha iniziato a mandare. In questo paese ho conosciuto mio marito e, solo dopo aver conosciuto mio marito, ho scoperto che il padre di Mirella era originario di questo Comune in provincia di Rieti.

Voglio però ancora ribadire che la conoscenza con i Gregori era limitata alle ore del pomeriggio, dopo la scuola e soprattutto al bar. I miei genitori si salutavano con i genitori di Mirella, ma mai c’è stato un sabato o una domenica in cui ci siamo incontrati per uscire. No, non c’era proprio questo tipo di frequentazione.

 

PRESIDENTE. Nel ringraziare la signora DI RUGGIERO, dichiaro conclusa la procedura informativa odierna.

 

I lavori terminano alle ore 13,32.

 

 

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