COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA
sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
AUDIZIONE DI DANIELA BRODOLINI E DI MASSIMO CECCARELLI
82a seduta: martedì 10 marzo 2026
Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente -PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI Presidente – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M; MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.
Intervengono la signora Daniela Brodolini, figlia di Amerigo Brodolini, fondatore de “Il montaggio delle attrazioni”,
e il signor Massimo Ceccarelli, allievo della scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria”, frequentata da Emanuela Orlandi.
Sono presenti, inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, l’avvocato Alessandro Cardia, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.
I lavori iniziano alle ore 10,45.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni.
Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità.
Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati.
Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno. Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8 del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta. Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.
Audizione di Daniela BRODOLINI.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione della signora Daniela BRODOLINI, figlia di Amerigo BRODOLINI, fondatore de “Il montaggio delle attrazioni”.
L’audizione della signora BRODOLINI trae origine dal fatto che qualche precedente audizione ci ha fatto inquadrare questo luogo come di interesse per noi, perché esso compare in un appunto di Emanuela Orlandi, in relazione ad uno spettacolo che si doveva svolgere appunto presso “Il montaggio delle attrazioni” e con relativa indicazione del prezzo.
Quindi, comincio a chiederle conferma del fatto che suo padre abbia fondato il cineforum “Il montaggio delle attrazioni” nonché lo Uonna Club e se, presso questi locali, anche lei personalmente ha svolto qualche tipo di attività.
BRODOLINI. Presidente, sì, mio padre era il fondatore della discoteca Uonna Club e del cineclub “Il montaggio delle attrazioni”. Abbiamo fatto serate per diversi anni, sia di musica nella discoteca che proiezioni di film d’essai, che proiettavamo regolarmente la sera. Io ricordo che, quando sono successi questi fatti, il cineclub non era più di mio padre, ossia non proiettavamo più film, ma lo aveva dato a una compagnia teatrale, per cui io anche ho lavorato.
Infatti, se ho questo ricordo è perché io nell’83 avevo vent’anni. Prima di finire la scuola, che io ho finito a 19 anni perché purtroppo sono stata bocciata un anno, già avevo lavorato per questo teatro, dove facevano commedie romanesche, con pezzi di Gioacchino Belli e Trilussa, e io facevo un personaggio di una di queste commedie. Quindi è stato senz’altro nell’ 83, se non prima, perché io ho finito la scuola nel 1982.
Volevano che io facessi il doppiaggio, che era un’attività molto ben remunerata. Io andai qualche volta, però con la mia famiglia abbiamo deciso di non intraprendere questa carriera, perché all’epoca ancora andavo a scuola e non potevo saltare le lezioni per andare a fare doppiaggio.
PRESIDENTE. A chi era stato ceduto il locale, precisamente?
BRODOLINI. Ad un signore che purtroppo è morto. Si chiamava Giancarlo Sisti ed è morto una decina di anni fa.
PRESIDENTE. Prima di lei noi abbiamo audito il signor Imperatori e il signor Donati e nessuno dei due ricordava il momento preciso di questo passaggio.
BRODOLINI. Io, invece, lo ricordo con certezza, perché nell’83 avevo già fatto lo spettacolo con loro e andavo ancora a scuola. Ho anche una foto di me sul palcoscenico con i vari attori.
PRESIDENTE. Suo padre Amerigo rimase a gestire lo Uonna Club, che è stato sempre suo?
BRODOLINI. Sì.
PRESIDENTE. Le date potrebbero combaciare, perché nell’appunto di Emanuela Orlandi si parla di uno spettacolo, ma non è chiaro se fosse uno spettacolo teatrale o un film, che si chiamava “La riscoperta dell’America” di Pascarella.
BRODOLINI. Sì, lo spettacolo potrebbe essere quello, perché era in romanesco. Io non ricordo se fosse “La riscoperta dell’America” quello che feci io, ma dovrebbe essere questo. Se voi leggete la trama, è ambientato in un’osteria ed io facevo la figlia dell’oste.
PRESIDENTE. Che lei ricordi, venivano o almeno in una circostanza sono venute delle scolaresche?
BRODOLINI. Per quanto riguarda il cineclub, proprio non lo ricordo. Per il teatro non glielo so dire, ma per ricordarlo significherebbe che ho fatto qualche matinée, perché le scuole di solito le portavano la mattina. Francamente non me lo ricordo, però potrebbe essere. Sisti era molto contento dell’attività che faceva, ci credeva molto. Quindi, può darsi che si muovesse per avere anche le scuole.
PRESIDENTE. Visto che in quel periodo c’era un’attività teatrale, si facevano anche dei provini?
BRODOLINI. Non lo so. Da quello che ricordo, io sono entrata in compagnia con un cast già formato. Era un ambiente molto familiare, ci divertivamo. Eravamo proprio amici, la sera chiacchieravamo. Sisti ci insegnava a recitare. Per me è stata un’esperienza bellissima. Avrei voluto continuare a fare l’attrice.
PRESIDENTE. Il nome Bruno Mattei non le dice nulla?
BRODOLINI. No. Se mi nominasse qualche membro del cast di quella commedia, quello sì lo ricorderei.
PRESIDENTE. No, non faceva parte del cast né aveva alcun ruolo nell’attività di questo teatro, però abitava ad un civico molto vicino a quello del cineforum. Era un regista. Lei proprio non se lo ricorda?
BRODOLINI. No. Questo nome proprio non mi dice niente.
PRESIDENTE. Ed il nome Felix Welner?
BRODOLINI. No. Non mi dice nulla.
PRESIDENTE. Marco Accetti?
BRODOLINI. No.
PRESIDENTE. Vi erano fonici, che lei ricordi? Anche nella fase precedente, quella del cinema?
BRODOLINI. No. Nella fase precedente, quando era solo cinema, a parte Claudio, c’era soltanto un altro ragazzo che ci ha aiutato per anni. Si chiamava Vittorio. Era un angelo, ma alla fine è diventato un barbone della via Cassia. Mio padre gli comprò due sacchi a pelo, ogni tanto gli dava soldi e gli pagava da mangiare per un mese. Ora è morto.
Io all’epoca conoscevo suo fratello, che si chiamava Danilo Valente. Il fratello Vittorio, che è morto perché alla fine è diventato un barbone, si doveva dunque chiamare Vittorio Valente. Era proprio un personaggio: per anni ha fatto anche le pulizie allo Uonna Club. Era un ragazzo disperato, non aveva nessuno e noi lo aiutavamo. Viveva di nulla.
PRESIDENTE. Sulla vicenda di Emanuela Orlandi, lei ha mai sentito qualcosa, anche a livello di chiacchiere? Suo padre a casa non ne parlò mai?
BRODOLINI. No, per niente. Questa vicenda per noi è venuta fuori quando avete cominciato a cercare informazioni. Forse sarò stata dispiaciuta quando è successo. Presumo che sarà stato un argomento di conversazione dei giovani all’epoca, ma niente di più.
PRESIDENTE. Suo padre ebbe delle collaborazioni, anche politiche, con Schicchi, che poi fondò un partito con Moana Pozzi, il Partito dell’Amore?
BRODOLINI. No, con Schicchi no. Però io ho trovato, fra delle foto che ho conservato, una tessera con sopra scritti i nomi dei membri di un partito che mio padre fondò. Se non sbaglio, si chiamava “Rock per Crescere”.
PRESIDENTE. Quella fu una specie di lista civica con la quale lo Uonna Club si candidò alle elezioni comunali. A parte questo, che è noto, non le risulta altro?
BRODOLINI. No.
PRESIDENTE. Patrizia De Lellis e Alfonso Montesanti, come nomi, le ricordano qualcuno?
BRODOLINI. No.
PRESIDENTE. A prescindere dalla gestione, figure un po’ equivoche e un po’ ambigue se ne ricorda lì, nella sua infanzia e giovinezza?
BRODOLINI. Presidente, su questo posto è stato detto tanto, perché comunque era una discoteca rock, genere un po’ atipico rispetto a tutto l’ambiente della via Cassia. Di fatto, però, io non ho mai avuto rapporti o contatti con persone brutte. Secondo me era veramente un pregiudizio, perché esteticamente erano punk, rock e metallari. Io, però, non ho mai avuto alcuna brutta avventura con nessuna di queste persone.
Era tutta gente che lavorava, svolgendo lavori di manovalanza. Erano tutti muratori, gente di Roma Sud, ma non erano persone cattive o politicizzate in maniera sbagliata. Erano persone che magari potevano aver bevuto mentre stavano nel locale. Alla fine, quello che mi fa pensare che non fosse un ambiente nefasto è che forse era gente che cercava di stare insieme per avere un luogo dove sentirsi omologati e avere qualcuno che volesse loro bene. Mio padre sicuramente era questo per loro.
Il fatto che io, mia sorella e mio fratello non siamo diventati tre delinquenti dimostra che era solo un posto alternativo, ma non un posto di delinquenti.
PRESIDENTE. A noi risulta che “La riscoperta dell’America” fu messo in scena 39 volte in due mesi, quindi molto spesso. È possibile?
BRODOLINI. Forse dovete cercare di scoprire se lo spettacolo fosse “La riscoperta dell’America” o “Quanno li papi c’avevano la coda”, che è quello dove recitavo io. Adesso che lei lo ha nominato, ritengo più probabile che potesse essere “La riscoperta dell’America”, ma non so dirle quante repliche ci furono.
PRESIDENTE. Ma, in generale, questi spettacoli venivano ripetuti spesso?
BRODOLINI. Può darsi che io abbia fatto delle repliche tutte le sere per un certo periodo, però lo dico perché me l’ha suggerito lei. Io non mi ricordo. All’epoca andavo a scuola, quindi sicuramente andavo lì di sera.
PRESIDENTE. In effetti, 39 repliche in due mesi possono anche corrispondere a un paio di spettacoli al giorno.
BRODOLINI. Sì, certo. Se pensate che una compagnia teatrale può fare uno spettacolo al giorno, ci sta che in due mesi faccia 39 spettacoli. Sicuramente ha avuto successo, perché c’era tanta gente la sera. Era uno spettacolo comico, era piacevole.
PRESIDENTE. Anche se capisco che sia complicato ricordare, ci sarebbe molto utile sapere quale poteva essere il costo del biglietto.
BRODOLINI. Pochissimo. Non so se arrivava a 2000 lire. Il biglietto del teatro sarà costato un po’ di più, perché da sempre il teatro costa più del cinema.
PRESIDENTE. Poteva arrivare a 3000 lire?
BRODOLINI. Penso di sì. Anche per quell’epoca, 3000 lire non era una cifra altissima.
PRESIDENTE. Nel ringraziare la signora BRODOLINI, dichiaro conclusa la prima procedura informativa all’ordine del giorno e sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 11,02, è ripresa alle ore 11,10)
Audizione di Massimo Ceccarelli
PRESIDENTE. L’ordine del giorno prevede ora l’audizione del signor Massimo Ceccarelli, allievo della scuola di musica Ludovico da Victoria, all’epoca frequentata da Emanuela Orlandi.
Signor Ceccarelli, le chiedo se innanzitutto può riferire alla Commissione rispetto alla sua permanenza alla scuola Ludovico da Victoria, ovvero se ci può dire, nello specifico, quando si è iscritto, per quanto tempo l’ha frequentata e quale corso ha frequentato.
CECCARELLI. Presidente, non ricordo se l’iscrizione risalga al 1981 o al 1982. L’ho frequentata per qualche anno, poi sono entrato al conservatorio di Santa Cecilia. Quindi, ho fatto l’esame e sono entrato al Conservatorio.
PRESIDENTE. Lei poi ha svolto o svolge attività di musicista?
CECCARELLI. Sì, sono un professore d’orchestra.
PRESIDENTE. E che corso faceva lì alla scuola?
CECCARELLI. Il corso principale era chitarra classica. Poi, a un certo punto, mi sono iscritto anche al corso di contrabbasso. Ed infatti, nella vita, io sono contrabbassista d’orchestra.
PRESIDENTE. In più faceva anche lezioni di canto corale?
CECCARELLI. Sì, facevo le lezioni di materie complementari. C’era la lezione di canto corale, di storia della musica. Poi, siccome molti di noi non erano iscritti al liceo, perché il peso dello studio era ingente, facevamo anche delle lezioni di italiano, di latino, di tedesco, francese e inglese, matematica. Facevamo, dunque, anche delle materie complementari; in maniera meno pressante rispetto a un liceo, ma proprio per garantire una cultura generale.
PRESIDENTE. Ricorda chi fosse, all’epoca, il rettore della scuola?
CECCARELLI. Il rettore della scuola era suor Dolores.
PRESIDENTE. Ed i giorni settimanali in cui si tenevano i corsi? Li ricorda?
CECCARELLI. No, non riesco a ricordarli. Erano vari. Io andavo circa tre volte a settimana. Facevo lezione di chitarra, lezione di contrabbasso, anche se contrabbasso l’ho cominciato dopo, e poi c’era canto corale. Lezioni che magari cercavo di organizzare nella stessa giornata, se possibile. Quindi, io da un certo orario facevo canto corale e a un certo orario cercavo di fare la lezione di paleografia: perché noi facevamo addirittura paleografia.
PRESIDENTE. Ricorda con quale mezzo, abitualmente, raggiungeva la scuola?
CECCARELLI. Questo lo ricordo. Siccome io abitavo ad Anagnina, io prendevo la metro ad Anagnina, scendevo a Barberini e prendevo il 62. Il 62 faceva il tratto di via del Tritone, via del Corso, via del Plebiscito ed io scendevo, abitualmente, a sant’Andrea della Valle. Questo all’andata. Al ritorno, facevo più o meno lo stesso percorso.
PRESIDENTE. Quindi non prendeva mai l’autobus a corso del Rinascimento?
CECCARELLI. Quasi mai. Qualche volta ci accompagnava il maestro di solfeggio oppure mi ritrovavo a parlare con qualcuno. Però, normalmente andavo a piedi, perché è abbastanza vicino.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda Emanuela Orlandi, lei ha avuto modo di conoscerla? La ricorda e che tipo di ricordo ha?
CECCARELLI. Ho un ricordo molto vago. Facevamo parte di un gruppo. Eravamo cinque o sei ragazzi, qualcuno più piccolo, qualcuno più grande.
PRESIDENTE. Lei di che anno è?
CECCARELLI. Io sono del 1966. Quindi, all’epoca avevo 17 anni. Ricordo che c’era un gruppetto, del quale faceva parte anche Emanuela. Come forse vi risulterà, dal momento che sono stato ascoltato dal procuratore Reali, al quale ho raccontato la storia, con lei direttamente non c’era proprio un rapporto. Penso di aver parlato con lei forse tre o quattro volte, perché avevamo un’amica in comune, che era Sabrina Calitti. Sabrina Calitti era un’amica che frequentavo al tempo e poi, negli anni, ci siamo frequentati anche un po’ di più.
PRESIDENTE. Ma Sabrina Calitti era piuttosto amica di Emanuela?
CECCARELLI. Un po’ più di noi sì, ma quanto fosse sua amica, quanta relazione avessero, questo non potrei dirlo. Sicuramente più di me, che ci ho parlato, magari, una o due volte.
PRESIDENTE. Di solito, con chi la vedeva più spesso? Con Sabrina Calitti o anche con altri?
CECCARELLI. Penso con Sabrina, ma francamente anche questo è un ricordo molto vago. C’è una domanda che mi sono fatto, anche quando mi chiamò il procuratore Reali.
PRESIDENTE. Dispongo il passaggio in seduta segreta.
(I lavori procedono in seduta segreta dalle ore 11,16)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 11,19)
PRESIDENTE. Però Laura Casagrande non la definì solo uno studente: la definì proprio un amico.
CECCARELLI. Sì, ma un amico come si può essere amici a quell’età. Ora non so lei quanti anni avesse all’epoca, se fosse più piccola o più grande.
PRESIDENTE. Aveva più o meno la stessa età.
CECCARELLI. Io lei non me la ricordo.
PRESIDENTE. È un po’ particolare questa cosa, lo capisce? Non ricorda lei, ma ricorda bene Sabrina Calitti. Ricorda qualche altro studente della scuola?
CECCARELLI. Sì. C’è stata una ragazza con la quale poi sono stato insieme, So-jung, una studentessa orientale. Non ricordo se facesse canto all’epoca o se studiasse viola.
PRESIDENTE. E Maria Teresa Papasidero, la ricorda?
CECCARELLI. No, questo nome non mi dice nulla.
PRESIDENTE. Lei frequentava la zona di Largo Argentina?
CECCARELLI. No. Ci andavo quando prendevo l’autobus, ma io abitavo da tutt’altra parte di Roma. Frequentavo quella zona solo per la scuola.
PRESIDENTE. Conosceva un negozio di profumeria chiamata “L’altra profumeria”?
CECCARELLI. Francamente non ricordo.
PRESIDENTE. Invece Emanuela Orlandi, da quello che lei ricorda, che tipo era?
CECCARELLI. Io ho un’immagine sua, ma non so quanto sia reale o quanto sia costruita sulla base di alcune foto viste negli anni. Me la ricordo come una ragazza sorridente, sicuramente una ragazza molto carina. Però sue foto ne ho viste negli anni, quindi qualcosa può essere desunto da quello.
SCURRIA (FdI). Signor Ceccarelli, a me capita spesso di farmi la stessa domanda e quindi la faccio anche a lei. Io cerco sempre di ricostruire l’atmosfera del tempo ed oggi, rispetto ad alcune cose che lei ha detto, rimango incuriosito. Io sono suo coetaneo, ho un anno meno di lei. Le faccio questo esempio: se nella mia scuola fosse scomparsa una ragazza, magari anche di qualche anno più piccola, quindi non una compagna di classe a tutti gli effetti, ma la cui scomparsa poi diventa un caso nazionale, addirittura mondiale, per tutte le connessioni che ci sono state e che lei avrà letto, dal Vaticano, ad Ali Agca, al Papa, una cosa a me risulta strana.
Fermo restando quello che lei ha detto, cioè che era un periodo dell’anno particolare, e fermo restando che non c’erano i telefoni cellulari, lei però il telefono a casa ce l’aveva. Quindi, se scompare una ragazza della mia scuola, un po’ più piccola di me, ma neanche troppo, come si fa a non
relazionarsi con i propri compagni di scuola, per parlare di cosa è successo, chiedere che idea ci si era fatti e come poter dare una mano?
Io evito di esprimere giudizi, ma questa mancanza di coinvolgimento, che vediamo spesso nelle audizioni, mi lascia sempre molto interdetto, perché immagino me stesso in una situazione che poteva accadere anche nella mia scuola. Ma voi non avete avuto mai nessuna voglia di sapere che cosa è successo o di approfondire questo fatto?
Al netto di quello che possono dire o non dire alcune sue colleghe, che lei ricorda o non ricorda, ma rispetto alla vicenda in sé, che è stata su tutti i giornali, lei non ha avuto il desiderio di sentire chi magari poteva saperne qualcosa in più, perché magari più in contatto con la famiglia?
Ecco, forse non è neanche una domanda, quanto piuttosto uno sfogo: dopo due anni di audizioni in cui nessuno ci dice che ha fatto qualcosa per sapere che fine abbia fatto Emanuela Orlandi, questa è una cosa che mi lascia davvero perplesso.
CECCARELLI. Le rispondo sinceramente. Oggi, all’età che ho oggi, la cosa lascia perplesso anche me. Io non mi sento di escludere che comunque con qualche amico se ne sia parlato. Semplicemente, dico che non mi ricordo rispetto al momento in cui è successo il fatto, che è stato anche un momento di transizione particolare, per cui ci siamo persi di vista con gli altri ragazzi: che alla fine non eravamo neanche tantissimi.
Tra l’altro, c’è da dire che le lezioni non erano individuali o come in una classe normale di scuola. L’occasione per vedere Emanuela era solo nelle lezioni di canto corale. Parliamo di circa 60 ragazzi che stavano insieme, divisi nelle varie sezioni del coro. Per cui, non c’era una frequentazione forte. In questo gruppo più ristretto, eravamo circa dieci ragazzi.
Questa domanda me la sono posta anche io, ma, a voler essere sincero, ciò che mi fa anche un po’ rabbia è che non sono stato ascoltato allora, quando forse, a distanza di qualche mese, qualcosa avrei ricordato. Che la domanda mi venga posta dopo 43 anni, mi lascia un po’ interdetto.
Per quanto riguarda l’averne parlato con qualcuno, io sono stato poi con la ragazza di origine orientale di cui ho parlato prima e ricordo che questa cosa è rimasta sempre una sorta di tabù. Non abbiamo mai approfondito, mai voluto parlarne. Forse la vicenda era rimasta una sorta di tabù, un fatto strano del quale non parlavamo. Poi, insomma, a vent’anni si è stupidi davvero, nel senso che a quell’età basta poco per trovare altre distrazioni.
Io suonavo, la mia idea era di fare il musicista nella vita. Quindi, ero assorto da uno studio che occupava ore e ore. Io poi studiavo composizione, contrabbasso, chitarra: insomma, era veramente tanto. Io, però, capisco il suo punto di vista.
Per tornare a Sabrina Calitti, che era più amica di Emanuela, con lei ci siamo rivisti dopo qualche anno. Io ho avuto sempre la sensazione, ragionandoci a posteriori, che lei non volesse parlare di questa storia e dunque noi non ne abbiamo parlato.
PRESIDENTE. Ma come se non ne volesse parlare perché poteva sapere qualche segreto al riguardo?
CECCARELLI. Immagino che lei sia rimasta più scioccata di noi, nel senso che chiaramente lei ha vissuto la cosa in maniera molto diversa.
Io Sabrina non l’ho vista a ridosso e credo neanche l’anno successivo, perché poi o io sono proprio andato via dalla scuola o comunque ci andavo raramente. Insomma, c’è stato un periodo in cui non ci siamo visti. Faccio un esempio. A Salvatore, che è ancora oggi un mio amico, è morto il padre in quel periodo ed io non c’ero. Ricordo che l’ho saputo uno o due anni dopo che gli era morto il padre. Questo per farvi capire che in quel periodo realmente non ci siamo frequentati.
SCURRIA (FdI). Quindi del giorno specifico della scomparsa lei non ha un ricordo particolare?
CECCARELLI. Assolutamente no.
SCURRIA (FdI). Ricorda se la Orlandi, quando arrivava o andava via da scuola, prendeva l’autobus, se veniva a prenderla qualcuno con una macchina o se andava a piedi e in che direzione?
CECCARELLI. Io ricordo, però anche questa forse è una cosa che ci siamo detti, la storia dell’autobus. Ricordo la relazione tra Emanuela e l’autobus. Questo me lo ricordo. Quindi, evidentemente alcune volte accompagnavano loro me e alcune volte accompagnavamo noi loro alla fermata dell’autobus. Però, non ho un ricordo preciso su quel giorno.
SCURRIA (FdI). Le volte in cui ci ha parlato, Emanuela le ha detto qualcosa di particolare? Se aveva voglia di diventare musicista o se voleva fare qualcosa di specifico nella vita, ad esempio l’attrice?
CECCARELLI. Anche qui, io non so fino a che punto il ricordo sia vero o desunto, ma io ci avrò parlato due o tre volte. Non c’era un rapporto di amicizia con lei. Questo lo so con certezza, altrimenti lo ricorderei. Il ricordo che ho di lei è che una volta, era appena finita la lezione di canto corale, stavamo con Sabrina e Salvatore e lei è passata a salutare. Era questo il tipo di rapporto. Che io lei ci mettessimo a parlare da soli, credo non sia mai accaduto.
PRESIDENTE. Ricorda la Calitti di norma dove prendeva l’autobus?
CECCARELLI. Un ricordo preciso non c’è, ma credo che andasse nella direzione opposta alla mia, perché io andavo verso Roma Sud e lei, invece, abitava alla Pisana. Sicuramente non abbiamo mai preso l’autobus insieme. Lei andava da un’altra parte, quindi verso il ponte, verso il Tevere, nell’altra direzione.
PRESIDENTE. Su suor Dolores, ci può dire che tipo era?
CECCARELLI. Di suor Dolores ho già qualche ricordo di più, anche perché io studiavo contrabbasso nella classe del maestro Rossi, dove studiava anche suo nipote, il figlio della sorella, che era un po’ un infelice, nel senso che non era sano, ma riusciva, nonostante tutto, a studiare. Quindi, ricordo che lei veniva spesso alle lezioni di contrabbasso per sapere come andava il nipote. Era molto attenta. Ci faceva portare la divisa e ci teneva che la portassimo. Divisa significava un maglioncino blu, una camicia bianca, pantaloni blu, scarpe nere.
Era un tipo formale, ma ciò rientrava nella logica di una suora che era preside di una scuola consociata, se non succursale, del Pontificio istituto di musica sacra. Ci ho parlato qualche volta. La sorella insegnava pianoforte. Insomma, ne ho ricordi abbastanza belli.
PRESIDENTE. Suor Dolores l’ha convocata? Perché suor Dolores, dopo il fatto di Emanuela, convocò tanti studenti.
CECCARELLI. Questo non me lo ricordo.
PRESIDENTE. E ricorda l’esistenza nello stesso immobile della scuola dell’ufficio di un politico importante, successivamente diventato Presidente della Repubblica, cioè Oscar Luigi Scalfaro?
CECCARELLI. No. Non me lo ricordo. Era un palazzo di tre piani, molto importante. Ma non sapevo altro.
PRESIDENTE. Ricorda, invece, altri insegnanti, quali don Gaetano Civitillo, monsignor Miserachs e Loriano Berti?
CECCARELLI. Di questi che ha detto in realtà ricordo soltanto don Miserachs. Lui lo ricordo bene perché con lui ho studiato. Credo sia ancora vivo.
PRESIDENTE. Sì e questa Commissione lo ha anche audito.
CECCARELLI. Lui insegnava composizione e poi ci faceva lezione di canto corale. Ho suonato anche cose sue e con lui c’è stato un rapporto relativo, come quello che si può avere con un alto prelato. Però, non ho ricordi particolari legati a lui.
PRESIDENTE. La basilica di Sant’Apollinare, che è lì a ridosso della scuola, interagiva con le vostre lezioni, con le vostre attività?
CECCARELLI. Forse ci abbiamo suonato qualche volta e abbiamo fatto qualcosa col coro.
PRESIDENTE. Don Vergari, il rettore della basilica, non se lo ricorda?
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Lei immagino avrà sentito della questione che riguarda Emanuela con i prodotti Avon.
CECCARELLI. L’ho saputa leggendo i giornali.
PRESIDENTE. Ma a prescindere dal fatto di Emanuela, in generale, che all’epoca molte ragazze usassero lavorare come venditrice dei prodotti Avon, se lo ricorda?
CECCARELLI. No.
GRIMALDI (AVS). Signor Ceccarelli, è chiaro che, appunto, se avesse avuto qualcosa da dirci, l’avrebbe in qualche modo già detto. Però, rispetto ad un fatto che, se capisco bene, ha ricostruito più ultimamente che allora, perché non era oggetto così tanto dei suoi pensieri o di una indagine, lei in quegli anni non ha neanche mai chiacchierato con nessuno della vicenda?
CECCARELLI. Io non posso escluderlo. Immagino di sì, perché non riesco a credere che non ne abbiamo proprio parlato. Sicuramente sarà capitato che ne abbiamo parlato.
GRIMALDI (AVS). La mia domanda è: c’era un’attenzione verso queste ragazze, di tipo più morboso o più legato a persone che giravano attorno alla scuola, che lei vuole dirci a verbale? Magari non sono episodi collegati strettamente a questo caso, ma che potrebbero essere utili alla nostra indagine.
CECCARELLI. Non ricordo nulla di tutto questo.
GRIMALDI (AVS). Se io le dovessi citare festini o qualcuno che aveva intenzioni più predatorie?
CECCARELLI. No, neanche per sentito dire. O almeno io non l’ho assolutamente percepito, neanche negli anni successivi.
GRIMALDI (AVS). Però, quando le parlo di un chiacchiericcio, intendo dire che di solito, come in tutti i grandi casi italiani, c’è una sorta di vox populi, magari in questo caso anche diversa, più legata all’ambito familiare, all’ambito di alcuni amori. In questo caso, ovviamente, c’è il tema del Vaticano e del fatto che siamo vicini al Parlamento. Dalle chiacchiere che possono esserci state 40 anni fa, non le viene in mente neanche un’idea?
CECCARELLI. L’unica che mi viene in mente è quella legata ad Ali Agca, che sembrava essere dietro a questa storia. Questo lo ricordo perché uscì come notizia sui giornali. Anche l’altro discorso che poi è uscito fuori, quello della banda della Magliana, per me è notizia recente, della quale prima non avevo alcuna sensazione.
Lo ripeto: io ero molto preso da quello che facevo. Studiavo dieci ore al giorno e quindi non posso dire di essere una delle persone più attente a quello che succedeva intorno.
GRIMALDI (AVS). Invece, dal punto di vista logistico, rispetto al fatto che vi sia stato un rapimento o comunque un prelievo, che poi è diventato di altra
natura, c’è qualcosa che ci vuole dire su quell’uscita dalla scuola? C’è qualche suggerimento che ci può tornare utile? Anche per lei, è impossibile che ci sia stato un prelievo forzoso lì davanti perché c’erano troppe persone?
CECCARELLI. La scuola era in una zona centrale, certo, però piazza delle Cinque Lune è una zona dove all’epoca non transitava molta gente. Di certo non c’erano tutti i turisti che ci sono oggi.
PRESIDENTE. Lei, per andare a prendere l’autobus, prendeva corso del Rinascimento o passava da piazza Navona?
CECCARELLI. Metà e metà.
PRESIDENTE. E non riteneva quella zona un luogo sicuro?
CECCARELLI. Non è che non fosse un luogo sicuro, anche perché c’era il Senato più avanti, ma non vi circolava tutta la gente che c’è oggi.
GRIMALDI (AVS). Quindi, secondo lei, una macchina si poteva comunque avvicinare e dire a una ragazza di salire a bordo con più discrezione rispetto a oggi?
CECCARELLI. Sì, anche perché, lo ripeto, non è che ci fosse tutta questa gente, la sera soprattutto. Insomma, non la vedo come una ipotesi impossibile, soprattutto all’epoca. Parliamo degli anni 80, quindi non c’era tutta questa grande folla.
Paolo Emilio RUSSO (FI-BPE). Signor Ceccarelli, le faccio due domande semplicissime: se ricorda la famiglia De Lellis, in particolare Franco De Lellis, che era il tuttofare della scuola.
CECCARELLI. Il nome De Lellis qualcosa mi dice. Non mi è nuovo come nome.
Paolo Emilio RUSSO (FI-BPE). Glielo chiedo perché la ragione per cui quel giorno la lezione terminò prima è che si festeggiavano le nozze d’argento dei coniugi De Lellis.
CECCARELLI. Io questa figura non la ricordo, ma non posso dire che il nome mi sia completamente ignoto.
PRESIDENTE. I figli li ricorda? Marco e Patrizia De Lellis, entrambi studenti della scuola?
CECCARELLI. No, loro non li ricordo.
Paolo Emilio RUSSO (FI-BPE). Alberto Laurenti invece lo ricorda?
CECCARELLI. Sì, lui lo ricordo perché forse stavamo accanto a solfeggio. Lui poi è diventato un chitarrista professionista, ma non studiava nella mia stessa classe di chitarra. Ricordo di aver fatto anche un saggio insieme.
PRESIDENTE. Ma non erano individuali le lezioni?
CECCARELLI. Le lezioni erano singole, ma c’erano classi che i maestri volevano che tutti frequentassimo, perché magari una cosa che dicevano ad un altro allievo valeva anche per noi. Lui non mi ricordo con chi studiava, però ci ho fatto sicuramente un saggio insieme. Forse era un saggio di più classi.
Paolo Emilio RUSSO (FI-BPE). Lei non ricorda se per caso potesse avere una particolare simpatia per Emanuela Orlandi?
CECCARELLI. Francamente, non ricordo neanche la relazione o di vederli vicini.
PRESIDENTE. Che lei ricordi, quanto era facile per un esterno entrare nella scuola e quanta rigidità e quanto controllo c’era rispetto alle presenze?
CECCARELLI. Questo non mi sembra che fosse tanto possibile.
PRESIDENTE. Quindi, non c’era un viavai strano?
CECCARELLI. No. Intanto eravamo tutti in divisa e forse la divisa era voluta anche per questo. Pensandoci, potrebbe anche essere. Poi ricordo la presenza di bidelli. Insomma, non c’era assolutamente un via vai di gente.
PRESIDENTE. Anche se non si ricorda di Emanuela, ricorda di macchine, le cosiddette auto blu oppure macchine sportive, che venivano a prendere qualche studentessa?
CECCARELLI. Francamente non mi ricordo.
PRESIDENTE. Se lei torna con la mente all’uscita dalla scuola di musica vede più che altro ragazzi che vanno a prendere l’autobus?
CECCARELLI. Sì. Ricordo anche il ristorante davanti l’uscita della scuola, che era frequentato da personalità importanti.
PRESIDENTE. Una figura che conosce senz’altro, per essere stato nelle cronache, è quella di Enrico De Pedis. Le chiedo, anche a posteriori, se secondo lei potrebbe essere plausibile la presenza di una figura del genere nel contesto della scuola.
CECCARELLI. Sinceramente no. Quando ho saputo della storia della tomba sono rimasto abbastanza stupito. Ma è successo vari anni dopo.
PRESIDENTE. Daniela Gentile, invece, la ricorda?
CECCARELLI. Sì, la ricordo e la rivedo ogni tanto, perché fa parte del coro di Santa Cecilia e quindi la incontro quando vado in Auditorium. Già all’epoca aveva qualche handicap.
PRESIDENTE. Non era anche lei una delle più vicine a Emanuela?
CECCARELLI. Io lei me la ricordo molto bene, a prescindere da adesso, perché comunque era claudicante e poi perché era una ragazza molto
espansiva. Il suo rapporto con Emanuela non me lo ricordo, ma è possibile fossero vicine, dal momento che lei era molto gioviale. Pertanto, immagino che, come ha fatto amicizia con me, avrà fatto amicizia anche con Sabrina e con gli altri.
PRESIDENTE. Ha mai conosciuto qualche membro della famiglia Orlandi, che magari veniva a prenderla?
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Ha mai sentito nominare un personaggio chiamato Bruno Mattei, un regista?
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Se le mostro una foto dell’epoca, mi può dire se riconosce la persona ritratta? (Il Presidente mostra all’audito la foto di Marco Accetti).
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. E questo identikit le ricorda qualcuno? (Il Presidente mostra all’audito l’identikit che potrebbe corrispondere a Marco Accetti o allo zio Mario Meneguzzi).
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Riconosce, invece, questa ragazza? (Il Presidente mostra all’audito la foto di Laura Casagrande).
CECCARELLI. No. Questa foto, quando l’ho vista la prima volta, non mi ha ricordato nessuno. Però, ricordo di aver detto che il viso mi diceva qualcosa. Poi, successivamente, mi è stato detto di chi si trattava.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda la vicenda, per come lei l’ha maturata negli anni, come tutti, si è fatto qualche idea? Ovviamente questa è una domanda meramente personale.
CECCARELLI. Presidente, immaginare che, da un giorno all’altro, un figlio sparisca così, è una cosa impensabile. È una vicenda che ha generato piste: quella inglese, quella della banda della Magliana, il Vaticano. Quindi, sicuramente è una vicenda che potremmo definire torbida. Potrebbe essersi trattato, molto semplicemente, di un rapimento a fini sessuali, senza caricarlo di altre ipotesi; così come può essere una vicenda carica di tutti questi altri elementi.
PRESIDENTE. Ricorda, all’interno di Sant’Apollinare, la stanza dell’orologio?
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Ricorda se c’era un telefono pubblico nella scuola?
CECCARELLI. Anche della presenza del telefono pubblico ho avuto notizia leggendo i giornali. Io non ne ho mai fatto uso, per cui non è un ricordo diretto. Non escludo che ci fosse un telefono a gettoni, anche se personalmente non ricordo di averne mai usufruito. Essendo una scuola, è possibile che ci fosse.
PRESIDENTE. Lei conosce Giulio Gangi? Si tratta di un agente dei Servizi che, nei giorni successivi alla scomparsa di Emanuela, si è recato presso la scuola.
CECCARELLI. Ma io non sono neanche sicuro di esserci tornato alla scuola, perché era il 22 giugno, la fine delle lezioni. È possibile che io non sia più andato per mesi a scuola.
PRESIDENTE. Ha detto che Salvatore Carusotto è rimasto suo amico?
CECCARELLI. Sì, certo. È quel tipo di amicizia fraterna per cui non ci sentiamo magari per due anni ma posso definirlo a tutti gli effetti un amico.
PRESIDENTE. Lei non ha mai rimuginato sul fatto che Laura Casagrande l’abbia definito, all’epoca, un amico in comune, suo e di Maria Teresa Papasidero? E non trova strano che lei non si ricordi nessuna delle due? Non ha provato a scavare nella memoria?
CECCARELLI. Io devo essere sincero. Ricordo Salvatore, ricordo Sabrina, ricordo So-jung. Su Laura Casagrande, quando ho visto la foto, mi sono detto che qualcosa mi ricordava. Però, se non avessi visto la foto, francamente non l’avrei mai riconosciuta.
PRESIDENTE. Carusotto nell’83 dove abitava?
CECCARELLI. A Boccea, dove ha abitato fino a che si è sposato.
PRESIDENTE. Episodi strani, ambigui, equivoci, quali avvicinamenti, non li ha mai percepiti?
CECCARELLI. No. A scuola c’era una disciplina di un certo tipo, per cui era sempre tutto molto protetto. Fuori, era veramente questione di pochi attimi: uscivamo, un saluto veloce, qualcuno faceva un pezzo di strada insieme e poi ognuno andava nella propria direzione.
PRESIDENTE. Nella Roma dell’83, secondo lei, erano presenti queste attività di reclutamento di ragazze, magari con la scusa di pubblicità, film, iniziative per guadagnare?
CECCARELLI. Personalmente, io ho un ricordo, che adesso provo a collocare temporalmente. Credo risalga a qualche anno successivo ai fatti, quando io ero già più grande. Io ero alla fermata dell’autobus, non ricordo se fosse via del Tritone o via Nazionale. Si avvicinò un ragazzo che mi disse: sei un bel ragazzo, perché non vieni a fare il modello? Io non diedi peso alla cosa. Quindi, qualcosa del genere succedeva.
PRESIDENTE. In effetti, abbiamo molti riscontri da questo punto di vista e lei conferma un po’ questo clima. Lei ha anche parlato dell’ultima lezione. Ma non ci fu un saggio?
CECCARELLI. Non mi ricordo. Sì, forse ci fu il saggio di fine anno. Ma tante volte lo si faceva prima della fine delle lezioni.
PRESIDENTE. No, questo si tenne nei giorni immediatamente successivi, quando ancora si continuava a cercare Emanuela. Ricorda, invece, studentesse chiamate Federica?
CECCARELLI. No.
PRESIDENTE. Tornando a quello che fu il verbale di Laura Casagrande dell’epoca, lei parla di amici che l’accompagnavano. Così la Casagrande: gli altri si sono recati a piazza Argentina, in quanto accompagnavano un amico in comune, a nome Ceccarelli Massimo. Quindi, qualcuno l’accompagnava?
CECCARELLI. Sì. Infatti, ho detto che qualche volta qualcuno mi accompagnava. All’andata no, però al ritorno sì, tante volte.
PRESIDENTE. Chi era che l’accompagnava più frequentemente?
CECCARELLI. Se c’era, Salvatore, perché non sempre facevamo lezioni gli stessi giorni. Lui studiava pianoforte, io studiavo chitarra e quindi potevano essere giorni diversi. Probabilmente c’era Sabrina e qualche volta, ma anche questo me l’hanno detto, non lo ricordo personalmente, c’era Emanuela. Io, però, non credo che lei mi abbia mai accompagnato personalmente, perché, ripeto, andavano in direzioni diverse. Però facevamo gruppo sotto la scuola, parlando un po’. Magari eravamo in 3 o 4. Anche questo l’ho saputo recentemente, però è un’ipotesi plausibile, perché all’andata io scendevo a Sant’Andrea della Valle, mentre al ritorno il più delle volte facevamo corso del Rinascimento. Però, siccome non sempre l’autobus passava, capitava anche che facessimo un pezzo a piedi fino a largo Argentina.
PRESIDENTE. Tra queste persone, lei ricorda con certezza solo Salvatore Carusotto?
CECCARELLI. Sì, non relativamente a quella sera specifica, ma sicuramente con Salvatore ci vedevamo e c’era un’amicizia.
PRESIDENTE. La Papasidero, invece, proprio non se la ricorda?
CECCARELLI. Maria Teresa Papasidero è un nome che, detto così, non mi ricorda nulla, ma non è completamente estraneo.
PRESIDENTE. Nel ringraziare l’audito, dichiaro conclusa questa procedura informativa.
I lavori terminano alle ore 12,01