COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA
sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
AUDIZIONE DI ANTONIO VIGNERA E LUCA FENOALTEA
86a seduta: martedì 14 aprile 2026
Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC- Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi PRESIDENTE-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M; MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.
Intervengono il signor Antonio Vignera, già allievo della scuola di musica “Tommaso Ludovico Da Victoria”, nonché maestro del coro presso la Chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri, in Vaticano, nel quale cantava Emanuela Orlandi, e il signor Luca Fenoaltea, compagno di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II”.
Sono presenti, inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, l’avvocato Alessandro Cardia, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno e l’avvocato Claudio Santini, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato dottor Giuseppe Paglia, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il
Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.
I lavori iniziano alle ore 13.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità.
Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati.
Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.
Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8 del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta.
Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.
PROCEDURE INFORMATIVE
Audizione di Antonio Vignera
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, per prima, l’audizione del signor Antonio Vignera, già allievo della scuola di musica “Tommaso Ludovico Da Victoria“, nonché maestro del coro presso la Chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri, in Vaticano, nel quale cantava Emanuela Orlandi.
Signor Vignera, intanto le chiederei di confermare le circostanze che ho appena accennato. Quindi, ricordare la sua qualità di studente, ma anche di maestro, e le circostanze della sua conoscenza rispetto a Emanuela Orlandi. Conferma tali circostanze?
VIGNERA. Sì, le confermo.
PRESIDENTE. Nel 1983, quindi nel periodo della scomparsa di Emanuela, lei frequentava sia la parrocchia di Sant’Anna sia la scuola Ludovico da Victoria?
VIGNERA. Sì, entrambe.
PRESIDENTE. Dove abitava?
VIGNERA. A quel tempo da mia nonna, che aveva una casa in via Apuania, zona piazza Bologna.
PRESIDENTE. C’erano altre persone che avevano questo doppio legame con Emanuela Orlandi, sia la parrocchia di Sant’Anna sia la scuola di musica?
VIGNERA. In quella situazione c’ero solo io. Io non ricordo altre persone che avessero la mia stessa condizione in quel periodo.
PRESIDENTE. Lei all’epoca che autovettura aveva?
VIGNERA. Non avevo automobile. Al tempo mi muovevo solo con i mezzi pubblici.
PRESIDENTE. Le mostro una foto. Riconosce la persona ritratta? (Il Presidente mostra all’audito una foto che lo ritrae risalente all’epoca dei fatti).
VIGNERA. Presidenete, quello nella foto sono io. Mi trovo, con altri, nel teatro della Casa dei missionari della Consolata, in via Mura Aurelie: struttura che c’è tutt’ora, tra l’altro.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda la sua frequentazione a Sant’Anna, può raccontare come è iniziata, quanto è durata e anche che tipo di ambiente era e chi lo frequentava?
VIGNERA. Sant’Anna è stata una situazione particolare. Io mi sono trovato lì casualmente. Prima di entrare alla scuola “Tommaso Ludovico da Victoria” frequentai la scuola privata di un certo maestro Contrasto, di cui non ricordo il nome. Io conoscevo il figlio di questo maestro, che aveva la scuola di musica in una strada confinante con via Cavour. Lo conobbi durante il servizio militare a Trapani, città dove sono cresciuto e dove ho avuto la fortuna di fare anche il servizio militare.
Durante questo servizio militare feci amicizia con questo ragazzo. Lui suonava la chitarra e io gli raccontai che avrei voluto trasferirmi da Trapani a Roma per studiare bene musica. Trapani a quel tempo non aveva il Conservatorio.
Il Conservatorio era a Palermo e io avrei dovuto, per frequentare il Conservatorio, fare il pendolare. All’epoca, però, mia madre non volle, perché avrei dovuto alzarmi la mattina alle quattro per prendere un pullman che mi portava a Palermo per frequentare il Conservatorio. Sarebbe stata, non solo una fatica assolutamente inutile, ma ero troppo giovane, avevo 17 anni.
Questo ragazzo mi disse: se pensi di trasferirti a Roma, mio padre ha una scuola di musica. Tu contattami, che ti faccio parlare con mio padre. E così fu. Io mi trasferii a Roma e mia nonna mi ospitò per i primi tempi. Contattando poi questo ragazzo, lui mi fece entrare nella scuola di suo padre, dove come segretaria c’era una ragazza di nome Maria Teresa, Maresa per gli amici.
Io feci amicizia con lei. Anzi, devo confessare che me ne innamorai, perché fu la prima ragazza che conobbi a Roma e con cui feci amicizia. Questa ragazza frequentava la parrocchia di Sant’Anna. Un giorno lei mi disse: Nino – che è il diminutivo di Antonio – il nostro organista va via. Saresti disponibile ad accompagnarci durante la messa la domenica? Ed io accettai. Questo è stato l’inizio della mia storia a Sant’Anna.
Li conobbi la suora che teneva una sorta di oratorio, suor Alba Chioccia, una donna straordinaria, e cominciai così a frequentare la parrocchia di Sant’Anna. Tutte le domeniche e quasi tutti i pomeriggi andavo lì: la sede era quelle delle Suore Francescane Missionarie di Maria. Poi scoprii che, in una delle sale, c’era il laboratorio di restauro degli arazzi dei Musei Vaticani, dove entrai a lavorare qualche tempo dopo. Ecco, questo è stato l’inizio della mia frequentazione a Sant’Anna, grazie a questa ragazza.
PRESIDENTE. Che tipo di ambiente era? Da chi era frequentato? Ricorda anche qualche nome?
VIGNERA. Era frequentato dai figli dei gendarmi, principalmente.
PRESIDENTE. Ricorda il cognome di questa Maria Teresa?
VIGNERA. Maria Teresa Ferraris, sorella di Andrea Ferraris, marito di Natalina Orlandi. L’ambiente era questo: un ambiente molto bello. Mi sono trovato subito molto bene. Mi hanno accolto con grande amicizia e trattandomi veramente molto bene.
PRESIDENTE. Chi erano i principali amici in quel contesto?
VIGNERA. Maria Teresa, Andrea, Natalina e la famiglia Orlandi, che io frequentavo quasi giornalmente. Mi hanno veramente accolto come un figlio: Maria, che è appunto la mamma di Emanuela, ed Ercole, che purtroppo non c’è più. Tra l’altro, mi invitavano spesso a pranzo o a cena da loro. Quindi, ero praticamente di casa nella famiglia Orlandi. Pietro ricorda ancora molto bene tutto questo.
PRESIDENTE. Ricorda Ian Wilson?
VIGNERA. Di questo Ian Wilson mi è stato chiesto da più di qualcuno, anche da qualche giornalista che ha avuto la pazienza di ascoltarmi. Però, io questa persona francamente non riesco a rintracciarla nella mia memoria. Qualcuno mi ha mandato anche una fotografia, ma io non l’ho riconosciuto.
PRESIDENTE. Veniamo ad Emanuela. Come l’ha conosciuta? Tramite Maria Teresa Ferraris?
VIGNERA. Sì, quando sono entrato a suonare l’organo in Sant’Anna e ho cominciato a frequentare, con questa suora, questa specie di oratorio: la parola giusta da usare è questa.
PRESIDENTE. Con Emanuela ha costruito un rapporto personale, anche di amicizia? L’ha conosciuta bene?
VIGNERA. Emanuela l’ho conosciuta non bene, ma benissimo. Emanuela era la mia preferita fra le allieve, perché era bravissima, aveva una voce bellissima, cantava benissimo e suonava il flauto, come si vede nella nota fotografia.
PRESIDENTE. Era portata per la musica, secondo lei?
VIGNERA. Assolutamente sì. Sarebbe diventata, secondo me, una grande flautista. Purtroppo, il destino ha deciso diversamente.
PRESIDENTE. E lei aveva modo di parlare anche personalmente con lei?
VIGNERA. Sì, ma devo dire che era una ragazza molto riservata. Non si apriva facilmente. Anche con me, c’era quella confidenza dettata dall’attività che si faceva insieme. Poi lei era molto simpatica, si divertiva, mi faceva molti scherzi. Era una ragazza molto allegra, sempre sorridente. Questo è il mio ricordo, assolutamente positivo.
PRESIDENTE. Chi erano le amiche più strette di Emanuela all’epoca?
VIGNERA. C’erano queste due sorelle, di cui in questo momento mi sfugge il cognome.
PRESIDENTE. Le sorelle Gugel?
VIGNERA. Anche la famiglia Gugel l’ho frequentata abbastanza spesso, ma non mi riferivo a loro.
PRESIDENTE. Potrebbe trattarsi delle sorelle Giordani?
VIGNERA. Sì, esatto, erano le sorelle Giordani, che abitavano fuori dal Vaticano e facevano parte assidua del gruppetto che io facevo cantare all’epoca. Loro erano le migliori amiche di Emanuela, per quello che è il mio ricordo.
PRESIDENTE. Che lei sappia, Emanuela aveva qualche simpatia, qualche infatuazione per qualche ragazzo?
VIGNERA. Francamente, che io ricordi no. Perlomeno nel periodo in cui io sono stato a contatto con tutte le ragazze e i ragazzi che facevano parte del gruppo, no.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda gli altri componenti della famiglia, con chi aveva confidenza?
VIGNERA. Sia con Natalina che con Federica. Li conoscevo tutti, anche molto bene. Peraltro, io ero innamorato di Federica e Natalina mi prendeva in giro. Federica era una bellissima ragazza. A me piaceva molto, però non ho mai avuto il coraggio di dichiararmi.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda la scuola di musica, quand’è che ha iniziato a frequentarla?
VIGNERA. La scuola di musica ho iniziato a frequentarla già dall’83. In realtà, la frequentavo già da prima. Le cose sono tutte molto intrecciate nella mia vita. A Sant’Anna io conobbi un certo padre Marcellino Civitillo, che era un pianista. Fu lui a dirmi di iscrivermi alla scuola dove insegnava, che era appunto la Ludovico da Victoria, così da andare a studiare con lui. Io così feci e questo è stato il motivo che mi portò a frequentare la scuola.
PRESIDENTE. Quindi lei frequentava un corso di pianoforte?
VIGNERA. Sì.
PRESIDENTE. Ed anche quello di canto corale?
VIGNERA. Sì, con il maestro don Valentino Miserachs, grandissimo musicista.
PRESIDENTE. Quindi lei partecipava anche alla lezione di fine giornata, quella di canto corale?
VIGNERA. Sì. Poi don Valentino è stato mio maestro di armonia e composizione.
PRESIDENTE. Perché lei è rimasto nella scuola anche dopo la scomparsa di Emanuela?
VIGNERA. Sì, ma solo per un po’. Purtroppo, siccome era una scuola a pagamento ed io ancora non lavoravo all’epoca, dovetti lasciare.
PRESIDENTE. Per quanto riguarda il corso di pianoforte, l’insegnante era don Civitillo?
VIGNERA. Sì, don Civitillo.
PRESIDENTE. Ritorniamo a Sant’Anna. Ragazzi della comitiva di Sant’Anna che fossero loro infatuati di Emanuela ce n’erano?
VIGNERA. Qualcuno sì. Devo confessare che era molto facile infatuarsi di Emanuela, perché era bella, allegra, simpatica. Insomma, era una ragazza che si faceva guardare e voler bene. Però non era una ragazza facile, ci tengo a sottolinearlo. All’epoca anch’io mi ero infatuato di Emanuela e l’ho sempre ammesso, ma mi sentivo troppo grande per lei e quindi non ci provai.
PRESIDENTE. Lei è più grande di Emanuela?
VIGNERA. Io avevo 24 anni all’epoca ed Emanuela 15.
PRESIDENTE. Chi erano questi altri ragazzi un po’ innamorati di Emanuela, magari anche senza dirglielo?
VIGNERA. Francamente non riesco a ricordarlo.
PRESIDENTE. Forse Pierluigi Magnesio? Poteva essere lui uno di quelli innamorati di Emanuela?
VIGNERA. Poteva essere, certo. Però ci tengo a sottolineare questa cosa: lei faceva girare la testa a tanti, ma alla fine nessuno ci ha provato con lei, perché non era una ragazza che si faceva avvicinare con facilità. Assolutamente no: questo è importante sottolinearlo, perché sono state fatte tante congetture negative, che mi hanno sempre fatto molto male quando le sentivo, perché io volevo molto bene ad Emanuela.
PRESIDENTE. Signor Vignera, io la ringrazio, perché lei sta mostrando molta più empatia e memoria di tante altre persone. Questo ci tengo a dirlo.
VIGNERA. Presidente, ho un’età per la quale mi sentirei un po’ ridicolo a nascondere le cose, soprattutto quelle antiche.
PRESIDENTE. Dopo aver fatto questo piccolo passo indietro, torniamo alla scuola. L’ambiente era sempre positivo, anche quello della scuola, oppure era un po’ più variopinto, anche con qualche ambiguità in alcuni aspetti?
VIGNERA. L’ambiente era sicuramente molto variopinto, perché eravamo veramente tanti allievi. Ci fu un periodo in cui la scuola aveva più allievi del Conservatorio. Tra l’altro, alcuni insegnanti del Conservatorio insegnavano anche lì alla scuola. La suora che dirigeva la scuola, suor Dolores, era molto brava, molto in gamba, sapeva gestire molto bene.
L’ambiente, dunque, era molto positivo e molto musicale. Sono stati anni molto divertenti. Io poi ho stretto amicizia con un ragazzo che studiava la chitarra. Ci divertivamo tanto con lui. Si chiama Fabio Refrigeri.
PRESIDENTE. I nomi di altri studenti li ricorda?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. Il giorno della scomparsa di Emanuela lei era presente a scuola?
VIGNERA. Sì, quel giorno a scuola ero presente. Io ho questo ricordo terribile dell’uscita da scuola. All’uscita mi aspettava la mia ragazza dell’epoca, che si chiama Maria Cristina d’Anna, una ragazza bellissima e bionda. Lei mi aspettava fuori dalla scuola, proprio davanti al portone. Io ho questo ricordo, che per me è terribile, perché siamo stati gli ultimi a vedere Emanuela, di spalle, che andava verso la fermata dell’autobus 70 a corso Rinascimento, la fermata di fronte al palazzo del Senato.
PRESIDENTE. Lei la vide che andava verso la fermata di corso Rinascimento?
VIGNERA. Sì.
PRESIDENTE. Ma non dal lato del Senato, giusto? Dall’altro lato?
VIGNERA. Sì, sul marciapiede di fronte.
PRESIDENTE. Camminava sul marciapiede andando in direzione Senato da sola?
VIGNERA. Sì. Era da sola.
PRESIDENTE. Però c’erano un po’ di persone vicine a lei, altre ragazze?
VIGNERA. No, era proprio da sola. Io ricordo Emanuela di spalle. Per me questo è un ricordo bruttissimo, perché siamo stati gli ultimi a vederla. Dopodiché, io sono tornato a casa da mia nonna. Verso le 21 è squillato il telefono: era Natalina, che mi chiedeva se avessi visto Emanuela. Io ho risposto che, sì, certo, l’avevo vista a scuola, alle prove di canto.
Natalina mi spiegò che Emanuela non era ancora tornata a casa. Erano le nove e non era mai successo prima. Non so perché, ma io mi sono preoccupato. Sono andato a piazza Bologna a prendere l’autobus e sono andato subito in Vaticano, a casa Orlandi. Ho questo ricordo, anche questo terribile, perché c’era Maria, seduta su una sedia in fondo al corridoio di casa, che piangeva disperata, perché era preoccupatissima.
Noi ci siamo organizzati in un gruppetto, con Pietro ed altri ragazzi che facevano parte del gruppo, e siamo andati in giro per Roma a cercarla. Abbiamo passato praticamente tutta la notte a Villa Borghese, chiamandola. Chissà perché c’era venuto in mente di fare questa cosa, convinti che magari qualcuno l’aveva rapita e portata via.
PRESIDENTE. Come mai vi è venuto in mente di andare a Villa Borghese?
VIGNERA. Era un posto dove si poteva nascondere qualche malintenzionato, magari con scopi di natura non proprio innocente. Noi l’abbiamo cercata tutta la notte. Io sono tornato a casa alle sei del mattino.
PRESIDENTE. Nei giorni successivi ha continuato a partecipare a queste ricerche?
VIGNERA. No. Abbiamo smesso, anche perché dopo sono cominciate le ricerche ufficiali, perché fu sporta la denuncia. Quindi, non abbiamo più dato seguito a questo tipo di scrupolo che ci eravamo fatti. In quel momento siamo stati presi dal timore emotivo di tutta la questione, perché eravamo tutti molto legati a Emanuela. Pertanto, la preoccupazione la ricordo ancora come fosse ieri, molto forte.
PRESIDENTE. Le devo chiedere ora uno sforzo di memoria. Nella deposizione che lei fece nell’imminenza dei fatti, il 18 luglio del 1983, il suo racconto fu un po’ diverso, perché lei riferì di aver parlato con una certa Federica, una compagna di scuola di musica, all’uscita da scuola. Questa Federica le avrebbe riferito di una ragazza bionda con cui Emanuela si sarebbe intrattenuta alla fermata dell’autobus. Questa Federica e questa ragazza bionda, lei se le ricorda?
VIGNERA. Questa è una domanda che mi è stata fatta già svariate volte. Devo confessare che, purtroppo, non riesco a rintracciare nella mia memoria qualche ricordo che possa essere utile. Io non riesco a ricordare perché feci una deposizione del genere a quell’epoca, anche perché l’unica bionda che io conoscevo era la mia ragazza.
Tra l’altro, avendola casualmente sentita ultimamente, le ho chiesto aiuto rispetto a questo ricordo di aver visto Emanuela andare verso l’autobus. Lei, però, mi ha detto che le dispiaceva, ma non poteva aiutarmi. Quindi, sono rimasto solo, con un ricordo che non riesco a confermare, né tantomeno a negare.
PRESIDENTE. Quindi, lei non può smentire le dichiarazioni dell’epoca, ma non se le ricorda?
VIGNERA. Sostanzialmente è così. Credetemi, per anni ci ho riflettuto, perché avrei voluto essere più utile.
PRESIDENTE. Lei quell’interrogatorio se lo ricorda?
VIGNERA. Io ricordo l’interrogatorio della polizia, l’interrogatorio a via in Selci dei carabinieri e poi anche quello con l’avvocato Egidio. L’avvocato, peraltro, ha registrato tutto, quindi c’è una cassetta dove la mia deposizione è registrata.
PRESIDENTE. Quindi, nel suo ricordo, diversamente da quello che dichiarò all’epoca, c’è proprio la figura di Emanuela da sola che va verso la fermata.
VIGNERA. Sì, esatto.
PRESIDENTE. Lei, poi, dove si diresse?
VIGNERA. Io ho proseguito insieme alla mia ragazza del tempo per arrivare a corso Vittorio Emanuele a prendere l’autobus.
PRESIDENTE. Lei fa tutto corso del Rinascimento a piedi, supera Emanuela, lasciandola alla fermata, ma senza parlarci?
VIGNERA. Sì, esatto.
PRESIDENTE. La sera, quando Natalina la chiamò, le chiese qualche cosa, oltre a notizie di Emanuela? Le chiese un numero di telefono, per caso?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. Anche qui, lei affermò che Natalina le avrebbe chiesto il recapito di suor Dolores, la direttrice della scuola.
VIGNERA. Io non so perché ho detto quella cosa, perché io non ricordo di aver mai avuto il numero di suor Dolores.
PRESIDENTE. Tra l’altro, il numero della scuola poteva averlo anche Natalina. Lei dichiarò che frequentava la scuola di musica anche la mattina. Questo è possibile?
VIGNERA. No, io la scuola di musica la frequentavo solo il pomeriggio.
PRESIDENTE. Anche questo non corrisponde a sue precedenti dichiarazioni. Lei ha mai visto Emanuela fare telefonate dall’interno della scuola?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. Di quel giorno, oltre all’immagine di Emanuela che va via, la ricorda a lezione?
VIGNERA. La ricordo nella prova del coro, che si svolgeva in una delle sale più grandi della scuola. Lì c’erano tante sedie e don Valentino ci faceva provare lì.
PRESIDENTE. Lei era seduto vicino ad Emanuela?
VIGNERA. No, perché eravamo divisi in sezioni. Lei era un soprano, io ero un basso.
PRESIDENTE. Vicino a chi stava seduta se lo ricorda?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. E come la vedeva quel giorno? Era tranquilla o nervosa?
VIGNERA. Io non ho visto Emanuela vis à vis, in modo da potermi immaginare un suo stato d’animo.
PRESIDENTE. Emanuela uscì in anticipo?
VIGNERA. No. Il fatto che io l’abbia vista andar via, vuol dire che siamo usciti più o meno alla stessa ora. Finita la prova di canto, siamo andati tutti via.
PRESIDENTE. Quando avvenne la scomparsa e la vicenda poi acquisì addirittura una dimensione nazionale e poi anche internazionale, che cosa si diceva nel suo ambiente, nel contesto della parrocchia e negli ambienti che lei frequentava?
VIGNERA. Gli ambienti che frequentavo erano, effettivamente, solamente due: Sant’Anna e la scuola di musica. Voci prevalenti, francamente, non ricordo. Era molto complicato. Certo, c’era tanta preoccupazione, questo sì.
PRESIDENTE. Lei, nel corso della sua vita, è rimasto sempre in quel contesto o l’ha cambiato?
VIGNERA. No. La mia vita è cambiata molte volte.
PRESIDENTE. Per quanto tempo ha continuato a frequentare ambienti anche ecclesiastici?
VIGNERA. Sempre, ma in altri contesti. Io sono diventato organista in Basilica di San Pietro. Facevo parte della Cappella Giulia.
PRESIDENTE. Nel mondo vaticano, nel corso degli anni, che sensazione prevalente c’è stata sul fronte di Emanuela? Che cosa si pensava potesse essere successo, per quello che ha percepito lei? Non le è mai arrivata qualche voce, qualche ipotesi, più o meno fondata, anche di qualche persona importante?
VIGNERA. Lei mi fa una domanda che mi sono posto anche io per tanti anni e ogni tanto, anche oggi, quando mi viene di pensare al caso, io me la pongo. Il mio coinvolgimento involontario in questa vicenda è stato di una proporzione emotiva per me enorme. Con il senno del poi, essendo adesso io padre di una figlia femmina, vivo la questione con più intensità e coinvolgimento interiore.
Come ho detto e come ripeto sempre, io Emanuela l’ho frequentata in maniera molto bella. Averla conosciuta è stato un privilegio, perché era una ragazza veramente piena di talenti, al di là della bellezza. Da questo punto di vista, io ho detto più volte e lo confermo ancora oggi che anche a me aveva preso dal punto di vista emotivo. Io avrei anche tentato di avere una relazione con lei, ma ero già fidanzato e poi mi sentivo troppo più grande di lei.
PRESIDENTE. Rispetto ad Emanuela, a questa sua bellezza e brillantezza, non si è mai posto la domanda se ciò avesse determinato qualche invidia morbosa e negativa o una fissazione da parte di qualcuno? Visto che lei ha questa grande empatia e sensibilità rispetto al tema, si sarà a posto il problema di chi, al di là delle grandi questioni, delle telefonate, dell’americano, potesse avere qualche motivo di malevolenza verso Emanuela, anche solo per una frustrazione a causa della sua bellezza e della sua brillantezza?
VIGNERA. Anche quello che lei mi chiede ora è una di quelle domande che io mi pongo da tanto tempo. Purtroppo, non riesco a rintracciare nella memoria, nel giro di amici che frequentavamo, qualcuno che potesse avere avuto, in maniera manifesta, una debolezza rispetto a Emanuela. Eravamo un gruppetto che si divertiva giocando. Io portavo, addirittura, ogni tanto tutto il gruppo al Luna Park all’Eur.
PRESIDENTE. Al mare ad Ostia, invece, ci è andato mai?
VIGNERA. Solo una volta con una mia cugina.
PRESIDENTE. Lei è sicuro che la sera del 22 giugno non chiamò anche questa Federica? Non lo ricorda proprio?
VIGNERA. L’unica Federica che ricordo, con piacere, è Federica Orlandi.
PRESIDENTE. Questa è un’altra Federica, una studentessa del Da Victoria. E del Da Victoria, a parte Emanuela, come studenti non ricorda nessuno?
VIGNERA. Questo mio caro amico Fabio Refrigeri.
PRESIDENTE. Che conosceva Emanuela?
VIGNERA. Sì, la ricorda. Ne abbiamo parlato.
PRESIDENTE. Lei lo frequenta ancora?
VIGNERA. Ci sentiamo ogni tanto.
PRESIDENTE. Lui, però, non aveva una conoscenza approfondita come la sua?
VIGNERA. No, non come la mia.
PRESIDENTE. Lei lo sapeva che lì, nell’immobile della scuola, aveva un ufficio un importante politico dell’epoca?
VIGNERA. Intende il Presidente Scalfaro? All’epoca non lo sapevo. L’ho appreso dopo. Lì nel palazzo c’era anche la sede del Centro studi arabi, un centro molto importante. Ricordo che il palazzo, ad un certo punto, fu acquistato dall’Opus Dei ed è diventato appunto la sede dell’Università dell’Opus Dei.
PRESIDENTE. Negli ultimi anni, lei della vicenda si è interessato in qualche modo? È stato contattato da qualcuno?
VIGNERA. Sono stato contattato da giornalisti. Mi è stata fatta un’intervista da un programma di Rete Quattro, Far West.
PRESIDENTE. Non ha mai ricevuto nessun tipo di particolari pressioni o indicazioni su cosa dire?
VIGNERA. No. Comunque sia, ammesso che qualcuno volesse provarci, io sono incorruttibile. Io sono un siciliano di quelli buoni. In Sicilia, lo sapete, abbiamo una doppia anima. Io sono della parte che non si fa corrompere.
PRESIDENTE. Questo le fa certamente onore. Rimane, però, questo problema del non ricordare che lei dichiarò di aver contattato questa Federica e anche alte studentesse quella sera. Possibile che non riesca proprio a ricordare? Tra l’altro, lei ha un’ottima memoria.
VIGNERA. Se all’epoca l’ho detto, è probabile che io l’abbia anche fatto. È oggi che io non riesco a rintracciare bene questo ricordo, perché ormai sono passati troppi anni.
PRESIDENTE. Una certa Laura Casagrande, allieva della scuola, non se la ricorda?
VIGNERA. No, completamente.
PRESIDENTE. Tornando alla famiglia Orlandi, conosceva lo zio, Mario Meneguzzi?
VIGNERA. Io l’ho visto una volta in casa Orlandi, durante quei giorni.
PRESIDENTE. Che impressione le fece?
VIGNERA. Nessuna impressione, perché, francamente, non lo conoscevo. Lo vidi casualmente una volta. Quindi, la mia memoria non ha avuto il tempo di focalizzarlo e fissarlo.
PRESIDENTE. Lei conosceva la vicenda, che poi è stata diffusa da Natalina stessa, delle avances?
VIGNERA. No, anche perché Natalina era molto discreta e riservata.
PRESIDENTE. Quindi non ne sapeva nulla?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. Pertanto, se io le chiedessi qual era la considerazione di Ercole Orlandi rispetto a Mario Meneguzzi, non mi saprebbe dire nulla?
VIGNERA. No, anche perché, nonostante la famiglia Orlandi mi volesse bene e me lo abbiano sempre dimostrato, non c’è mai stato un livello di intimità tale da avere qualche confidenza o qualche parola diversa dal fatto che io frequentavo Emanuela per ragioni musicali. Noi ci frequentavamo solo perché eravamo tutti e due studenti di musica e perché cantava con me.
PRESIDENTE. Pietro, Giorgio e Monica, i figli di Meneguzzi, li aveva conosciuti?
VIGNERA. No, mai conosciuti.
PRESIDENTE. Subito dopo la scomparsa di Emanuela, ricorda la presenza di inquirenti, persone che magari facevano avanti e indietro? Non ricorda se venissero portati via da casa di Emanuela effetti personali, diari, libri, appunti?
VIGNERA. No, su questo non posso minimamente essere di aiuto.
PRESIDENTE. Nel momento in cui lei frequentava casa Orlandi, ricorda la presenza di ecclesiastici, anche importanti, di monsignori quali ad esempio monsignor Giovanni Morandini, monsignor Corsanego, monsignor Van Lierde?
VIGNERA. Van Lierde era il vicario del Vaticano. Lui l’ho conosciuto perché ogni tanto veniva lì a Sant’Anna. Io gestivo i ragazzi per il canto e suor Alba Chioccia ogni tanto ci portava da lui, che aveva l’appartamento in quel posto meraviglioso che era la sala Ducale, che è attigua alla sala Regia: sarebbe quella dove ci sono poi la Cappella Sistina e la Cappella Paolina.
PRESIDENTE. La suora vi portava da lui a fare che cosa?
VIGNERA. A salutarlo. Era un omaggio a Van Lierde, che era il vescovo vicario del Papa in Vaticano e quindi aveva un ruolo importante.
PRESIDENTE. E come si comportava lui con i ragazzi?
VIGNERA. Era molto tranquillo.
PRESIDENTE. Monsignor Giovan Battista Re se lo ricorda?
VIGNERA. Monsignor Re l’ho conosciuto in quanto dipendente della Santa Sede. Lui è stato sostituto presso la Segreteria di Stato.
PRESIDENTE. Monsignor Re aveva rapporti con la famiglia Orlandi? Se lo ricorda a casa Orlandi?
VIGNERA. Ma Ercole Orlandi conosceva tutti, essendo un commesso della Casa Pontificia, che corrisponderebbe ad una sorta di segreteria del Santo Padre. Lui era un portalettere. Portava documenti importanti da un cardinale a un altro o dalla segreteria del Papa alla Segreteria di Stato. Questo faceva Ercole.
PRESIDENTE. Quindi una figura non apicale, ma che comunque godeva della fiducia anche delle alte gerarchie.
VIGNERA. Sì, certo. Anche perché, per portare un documento qualunque da un ufficio ad un altro, dovevi ovviamente essere persona che godeva di una fiducia molto forte. Erano documenti sempre molto particolari.
PRESIDENTE. La famiglia De Lellis nella scuola se la ricorda?
VIGNERA. Sì. I due coniugi gestivano la segreteria della scuola. Presidente . Esatto. Ed avevano due figli. Uno frequentava la scuola con regolarità, mentre la figlia, che all’epoca era un po’ più scapestrata, frequentò la scuola proprio nel periodo della scomparsa di Emanuela. Li ricorda?
VIGNERA. Dei De Lellis io ricordo marito e moglie, i genitori. I figli non li ricordo. I genitori sì, perché, quando andavo a pagare la retta della scuola, erano loro a gestire queste pratiche. Me li ricordo per questa ragione.
PRESIDENTE. Ci risulta che il giorno 23 giugno lei prese un giorno di permesso e che poi prese ferie dal 27 giugno al 21 luglio, dicendo che sarebbe andato in Sicilia, ma poi in realtà rimase a Roma. Se lo ricorda?
VIGNERA. Questa circostanza mi è stata chiesta più di una volta. Io, però, non ne ho memoria. Io partivo per la Sicilia quando potevo pagarmi il biglietto del treno, perché all’epoca non lavoravo.
PRESIDENTE. Nell’intervista che abbiamo citato, ad un certo punto l’intervistatrice le ha mostrato la foto di una ragazza bionda. La ricorda questa circostanza? È stato un anno fa.
VIGNERA. No, non ricordo.
PRESIDENTE. Non le ha fatto vedere una foto?
VIGNERA. No.
PRESIDENTE. Ed una certa Raffaella Monzi se la ricorda nella scuola?
VIGNERA. No. Della scuola, purtroppo, io ho un solo ricordo, dell’amico di cui vi ho detto prima.
PRESIDENTE. Invece Giulio Gangi lo ha conosciuto?
VIGNERA. Per quanto il nome mi suggerisca qualcosa, però non riesco a focalizzarlo.
PRESIDENTE. Le chiedo di nuovo se è stato mai avvicinato da qualcuno che le abbia chiesto, sia all’epoca sia anche in tutti gli anni a seguire, compresi anche quelli più recenti, informazioni su Emanuela.
VIGNERA. No. Non sono mai stato contattato da nessuno, a parte appunto questa Commissione e in occasione dell’intervista in quella trasmissione citata prima.
PRESIDENTE. Alberto Laurenti, che era un altro studente, se lo ricorda?
VIGNERA. Sì, anche perché Alberto Laurenti era un musicista in gamba, molto preparato, suonava molto bene. All’epoca suonava già in un locale famoso di Roma. Io l’ho conosciuto per questa ragione: non tanto per la scuola, quanto perché ogni tanto anch’io frequentavo quel locale la sera.
PRESIDENTE. Alberto aveva anche lui una simpatia per Emanuela?
VIGNERA. Come faccio a dirlo? Non me lo ricordo.
PRESIDENTE. Se le mostro queste due foto, mi sa dire se le ragazze ritratte le ricordano qualcuno? (Il Presidente mostra all’audito le foto di Raffaella Monzi e Laura Casagrande).
VIGNERA. No, Presidente. Devo confessare che non mi dicono proprio nulla.
PRESIDENTE. Signor Vignera, io la ringrazio per questa ampia audizione.
VIGNERA. Io ringrazio voi e mi voglio scusare. Mi dispiace di non essere stato utile per raccogliere elementi più significativi sulla vicenda di Emanuela.
PRESIDENTE. In realtà la sua audizione è stata molto utile, perché per noi chi porta dei ricordi vividi ed anche degli aspetti del profilo personale è utile. Certo, è particolare il fatto che non ricordi questa ragazza bionda, questa Federica e queste dichiarazioni. Però ne prendiamo atto.
Nel ringraziare ancora l’audito, sospendo brevemente la seduta che riprenderà con la successiva audizione all’ordine del giorno.
(La seduta, sospesa alle ore 13,53, è ripresa alle ore 13,58)
PROCEDURE INFORMATIVE
Audizione di Luca Fenoaltea
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca ora l’audizione del signor Luca Fenoaltea, compagno di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II”.
Signor Fenoaltea, nel darle la parola, le chiedo subito di confermare o eventualmente non confermare tale circostanza e, con l’occasione, di partire da quello che era il livello di conoscenza e di memoria che lei ha di Emanuela, complessivamente.
FENOALTEA. Presidente, sicuramente stavamo in classe insieme. I miei ricordi sono vaghi. Non abbiamo mai avuto grandi rapporti, anche perché all’epoca c’erano le classiche divisioni tra maschi e femmine, soprattutto al Convitto Nazionale.
PRESIDENTE. Per quello che può essere il suo ricordo, Emanuela che tipo di ragazza era?
FENOALTEA. Mi sembrava una ragazza abbastanza schiva e riservata. Io, comunque, non ho mai avuto grandi rapporti con lei.
PRESIDENTE. Alcune ragazze erano un po’ più integrate rispetto a lei, ad esempio Vanessa Vaiani?
FENOALTEA. Sì, penso di sì. Si era formato un gruppetto.
PRESIDENTE. Lei faceva parte di questo gruppetto?
FENOALTEA. No. I gruppetti erano divisi tra maschi e femmine.
PRESIDENTE. Quali erano i suoi principali amici?
FENOALTEA. Bisignani, Malandra, Pescosolido. Noi eravamo abbastanza uniti. Tra l’altro, facevamo sport insieme.
PRESIDENTE. Poiché ci è utile per il verbale, mentre Bisignani lo conosciamo per averlo audito, ci può ripetere gli altri nomi che ha fatto?
FENOALTEA. Marco Pescosolido e Gianluca Malandra.
PRESIDENTE. Le sente ancora queste persone?
FENOALTEA. Marco Pescosolido sì. Gli altri li ho persi tutti di vista, anche perché sono passati parecchi anni. Bisignani ci siamo visti forse una volta cinque anni fa l’ultima volta.
PRESIDENTE. Tornando ad Emanuela, ricorda qualcosa del suo rendimento scolastico? Perché Emanuela nell’anno in cui è scomparsa è stata rimandata in due materie. Quindi, aveva avuto un calo di rendimento. Lo ricorda?
FENOALTEA. No.
PRESIDENTE. Quando Emanuela è scomparsa, per quanto non fosse particolarmente sua amica, era una compagna di classe, come avete reagito alla scomparsa? Lei ricorda quando e come seppe della scomparsa?
FENOALTEA. Sì. Mi vennero a prendere a Fregene due pattuglie dei carabinieri. Ricordo che mi interrogò il giudice Sica e che mi accompagnarono i miei genitori, ovviamente, essendo io minorenne.
PRESIDENTE. Quando vennero i carabinieri sapeva che Emanuela era scomparsa o non lo sapeva?
FENOALTEA. No, ancora non lo sapevo.
PRESIDENTE. Quindi fu anche un po’ una sorpresa. Come si svolse questo interrogatorio?
FENOALTEA. Sinceramente, neanche me lo ricordo.
PRESIDENTE. Quindi era in vacanza quando ha saputo della scomparsa?
FENOALTEA. Sì, lo ricordo perfettamente. Ero a Fregene.
PRESIDENTE. All’epoca, come classe, avevate l’abitudine di scrivere sui diari dei compagni?
FENOALTEA. No. Io, almeno, no.
PRESIDENTE. Quindi, se io le dicessi che lei aveva scritto qualche frase sul diario di Emanuela, potrebbe smentirmelo al 100 per cento?
FENOALTEA. No, non glielo potrei smentire al 100 per cento, ma non me lo ricordo.
PRESIDENTE. Dopo la scomparsa di Emanuela, quando poi siete tornati in classe ed ormai la vicenda era diventata di dominio pubblico, ne avete parlato?
FENOALTEA. Non ne abbiamo mai parlato più di tanto in classe, che io ricordi.
PRESIDENTE. Neanche per fare ipotesi?
FENOALTEA. Più che fare ipotesi, ognuno poi si è fatto un’idea nel corso degli anni. Ad esempio, io avevo notato una cosa in particolare. Non so se sia vera, perché l’ho letta sicuramente da qualche parte. Dall’anno successivo alla scomparsa di Emanuela, vennero promulgati dal Vaticano degli elenchi di coloro che facevano parte dei servizi del Vaticano. Questo però l’ho letto da qualche parte. Non so se sia vero o meno. Quindi, io mi ero fatto un’idea che ci potesse essere sicuramente qualcosa di interno a quel mondo, ma era qualcosa a livello di opinione personale.
PRESIDENTE. Non ho però ho capito questa questione degli elenchi.
FENOALTEA. Se non sbaglio, lessi da qualche parte, perché un po’ la vicenda l’avevo studiata, che dall’anno della scomparsa di Emanuela il Vaticano aveva reso pubblici degli elenchi di operatori interni. Questo mi aveva colpito e avevo dunque pensato che magari il padre di Emanuela era un pezzo grosso del Vaticano.
PRESIDENTE. Ricorda un’allieva di nome Fabiana Valsecchi?
FENOALTEA. Sì, me la ricordo. Era la più carina della classe.
PRESIDENTE. Ricorda se lei o qualcun altro della classe le avesse raccontato di un episodio in cui la Valsecchi stessa era stata avvicinata da due giovani con una Bmw che le avevano offerto di lavorare nel mondo della pubblicità?
FENOALTEA. Sicuramente era carina. Però questo non glielo so dire. A me non l’ha mai raccontato.
PRESIDENTE. Caterina Fanello la ricorda?
FENOALTEA. Sì.
PRESIDENTE. Chi di loro era un po’ più amica di Emanuela? Questo se lo ricorda?
FENOALTEA. Forse visivamente la ricordo più amica con Caterina. La Valsecchi era la bella della classe e quindi se la “tirava” un po’ di più.
PRESIDENTE. E ricorda Vanessa Vaiani? Era amica di Emanuela?
FENOALTEA. Sì, la ricordo, ma penso fosse amica come tutte le altre. Non so se si frequentassero fuori dalla scuola. A scuola c’era solo mezz’ora di ricreazione e dopo noi non vedevamo l’ora di andarcene.
PRESIDENTE. A scuola, che lei ricordi, c’era una certa Federica, che in qualche modo poteva essere amica di Emanuela Orlandi?
FENOALTEA. No, non ricordo. Federica chi?
PRESIDENTE. “Federica chi” è proprio ciò che è scritto sul diario di Emanuela Orlandi. C’è il nome Federica e poi la scritta: indovina chi è? Ricorda per caso un Federico?
FENOALTEA. No.
PRESIDENTE. Ricorda una ragazza della scuola, al centro dell’attenzione in qualche modo, che veniva soprannominata “la brunetta”?
FENOALTEA. No.
PRESIDENTE. Ricorda Daniela Marzari, che non stava comunque in classe vostra?
FENOALTEA. No, non la ricordo assolutamente.
PRESIDENTE. Emanuela, da quel poco che può ricordare, veniva mai accompagnata a scuola da qualcuno più grande, magari in moto o in auto?
FENOALTEA. Non lo ricordo proprio.
PRESIDENTE. Una certa Carla Di Blasio la ricorda?
FENOALTEA. No. Era anche lei a scuola con noi?
PRESIDENTE. Della famiglia di Emanuela sicuramente non conosce nessuno.
FENOALTEA. Forse ho visto qualche volta il fratello all’uscita di scuola.
PRESIDENTE. Se io le nomino un cineforum o teatro dal nome “Il montaggio delle attrazioni”, dove voi potreste esservi recati a vedere uno spettacolo teatrale in dialetto romanesco dal titolo “La riscoperta dell’America”, le ricorda qualcosa?
FENOALTEA. Non lo ricordo.
PRESIDENTE. Ma facevate gite in classe?
FENOALTEA. Sa che non lo ricordo se abbiamo mai fatto qualche gita?
PRESIDENTE. Può confermare la circostanza che, se si faceva qualche colletta per qualche gita, fosse Vanessa Vaiani a raccogliere i fondi?
FENOALTEA. Ma io non ricordo neanche se abbiamo mai fatto una colletta per una gita.
PRESIDENTE. Nel ringraziare l’audito, dichiaro conclusa la procedura informativa odierna.
I lavori terminano alle ore 14,10.