COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA
sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori
AUDIZIONE DI GIOVANNI VAIRANO, VANESSA VAIANI E ALESSANDRA CAPPAI
85a seduta: martedì 31 marzo 2026
Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.
Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI; PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP; LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA; MOVIMENTO 5 STELLE: M5S; FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE; AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE; ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS; ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE; NOI MODERATI
(NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M;MISTO: MISTO; MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.; MISTO-+EUROPA:MISTO-+EUROPA.
Intervengono il signor Giovanni Vairano, generico nel mondo dello spettacolo in età giovanile, la signora Vanessa Vaiani, compagna di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II”, e la signora Alessandra Cappai, all’epoca dei fatti studentessa della scuola di musica “T. L. Da Victoria”, frequentata da Emanuela Orlandi.
Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, l’avvocato Claudio Santini e il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia di Stato dottoressa Pamela Franconieri, il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi e il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano.
I lavori iniziano alle ore 11,17.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità. Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Infine, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.
Ricordo, altresì, che, ai sensi dell’articolo 19, comma 8 del Regolamento interno, i Commissari e tutti coloro che a vario titolo collaborano con la Commissione sono obbligati all’osservanza del segreto e a non divulgare informazioni e documenti di cui siano venuti a conoscenza nel corso dell’attività di inchiesta. Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.
PROCEDURE INFORMATIVE
Audizione di Giovanni Vairano
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, per prima, l’audizione del signor Giovanni Vairano, generico nel mondo dello spettacolo in età giovanile, che abbiamo chiamato in audizione fondamentalmente in relazione alla sua esperienza nel mondo dello spettacolo e del cinema, su alcuni filoni e alcune piste che stiamo seguendo.
Signor Vairano, inizio proprio dal chiederle se conferma di aver lavorato nel mondo dello spettacolo nella sua esperienza di vita, con che ruoli e per quanto tempo.
VAIRANO. Buongiorno a tutti. Mi chiamo Giovanni Vairano. Sono nato nel 1951. Sono pensionato, avrò 75 anni a breve. La mia apparizione nell’ambiente cinematografico è stata saltuaria. In dieci anni, dai 20 ai 30, avrò lavorato 25 giorni in questo settore, dove mi ha portato un mio amico carissimo. Ricordo che, dal momento che ero un dipendente ENPAS ed avevo famiglia, ho consumato tutte le ferie per andare a lavorare nel cinema.
PRESIDENTE. Cosa faceva?
VAIRANO. La comparsa.
PRESIDENTE. E in questo contesto ha conosciuto, frequentava o ha collaborato con un tale Felix Welner?
VAIRANO. No. I capigruppo, cioè quelli che chiamavano le comparse, con cui ho lavorato erano Spoletini e Lattes. Questo Welner non lo ricordo. Per caso era slavo?
PRESIDENTE. Forse polacco, ma non slavo. Sicuramente straniero, dell’Est.
VAIRANO. In effetti c’era un personaggio dell’Est che raccattava giovani per fare film porno.
PRESIDENTE. Sì, era lui. Ci può ricordare dove e quando ci ha parlato?
VAIRANO. Io lo ricordo un po’ strano come persona.
PRESIDENTE. Ma veniva a Cinecittà?
VAIRANO. No. Nel momento in cui mi chiamavano per fare una prestazione al cinema, lo trovavo lì. Lui girava. Magari collaborava anche con la produzione delegata al film, però lui reclutava.
PRESIDENTE. Ma diceva esplicitamente che erano film pornografici?
VAIRANO. Lo diceva.
PRESIDENTE. Riesce a ricordare qualche immagine di lui? Dove ci ha parlato?
VAIRANO. Sempre nelle pause che il regista concedeva. Ma l’ho visto un paio di volte.
PRESIDENTE. Sempre nel posto dove si girava?
VAIRANO. Sì, esatto.
PRESIDENTE. E di lui che si diceva?
VAIRANO. Tutti lo tenevano un po’ alla larga, perché appunto reclutava per il porno.
PRESIDENTE. Ma dava l’idea di essere una persona anche vicina alla criminalità?
VAIRANO. No, questo no. Ma io non ci ho avuto molto a che fare. Non ci ho parlato molto.
PRESIDENTE. Ricorda un cineforum romano che si chiamava “Il Montaggio delle attrazioni” o un locale chiamato Uonna Club?
VAIRANO. Assolutamente no.
PRESIDENTE. Bruno Mattei, che era un regista, lo ricorda?
VAIRANO. No, io i nomi dei registi non li ricordo. Quando lavoravo sul set, non vedevo l’ora che arrivasse fine giornata, perché arrivava il ragioniere. A quei tempi, infatti, pagavano cash. Quello era il mio rapporto con il cinema. Quindi, non ho creato rapporti. Però, lo ripeto, lì dentro c’era di tutto. Il cinema a me è servito per guadagnare qualcosa in più per la famiglia.
PRESIDENTE. Conosceva un certo Marco Accetti?
VAIRANO. No. A parte gli Spoletini, che sono una famiglia famosa nell’ambiente del cinema e che si conoscono da sempre, e i Lattes, non frequentavo nessuno.
IAIA (FDI). Lei ricorda quando e che cosa faceva quando è scomparsa Emanuela Orlandi? Ricorda quel periodo?
VAIRANO. Sì, è stata una cosa talmente eclatante. Io l’ho seguita tramite televisione.
IAIA (FDI). Lei stava a Roma all’epoca?
VAIRANO. Sì. Adesso mi sono trasferito in Umbria.
IAIA (FDI). Ci vuole riferire qualcosa che può essere di interesse di questa Commissione sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, che è l’altra ragazza scomparsa un mese prima?
VAIRANO. La Gregori non la conosco. Della Orlandi ricordo tutto quello che diceva la televisione. Non ho mai avuto contatti con persone che si legano a questa vicenda, tanto è vero che, quando ho ricevuto la convocazione della Commissione, non riuscivo a capire il nesso. Ovviamente, mi dispiace per questa povera ragazza, anche perché io ho tre figlie femmine.
IAIA (FDI). Se le nomino la signora De Lellis, questo cognome le dice niente?
VAIRANO. No. Ma nell’ambiente cinematografico?
IAIA (FDI). Sì, lavorava come comparsa ed era figlia di due dipendenti della scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria”, frequentata da Emanuela.
VAIRANO. Non mi dice niente.
PRESIDENTE. Alfonso Montesanti, invece, lo conosceva? Era un tecnico.
VAIRANO. No, non mi dice nulla.
MALPEZZI (PD-IDP). Signor Vairano, lei prima, mentre raccontava un po’ la sua esperienza nel mondo del cinema, ad un certo punto ha detto questa frase: lì dentro c’era di tutto. Può declinare questa affermazione? Soprattutto, c’erano, anche dal suo punto di vista, cose che lei ha sentito, che chiaramente non può provare, magari su dei giri per cui recuperavano delle ragazzine un po’ giovani per inserirle in quel contesto?
VAIRANO. Una volta mi sono trovato in una giornata di cinema dove un capogruppo, ma il nome sinceramente non lo ricordo, raccontava che era arrivata una ragazza dalla Sardegna che voleva fare cinema. E poiché non aveva dove dormire chiedeva chi se la portava. Succedevano cose di questo tipo. Il reclutamento lo facevano persone così, che non avevano né cuore né niente.
Altre volte mi volevano far partecipare a feste alla villa del regista, feste dove si consumava cocaina. L’ambiente cinematografico era questo. Io adesso non voglio buttare fango sull’ambiente, ma ci sono posti dove funzionava così. Io, però, non ho mai accettato inviti del genere.
MALPEZZI (PD-IDP). Ma lei non ha mai avuto sentore o come percezione di questi episodi che ci sta raccontando adesso, che ci potesse essere qualcuno coinvolto in un giro di reclutamento molto particolare di ragazze per film hard?
VAIRANO. Sì, c’era questo personaggio che mi avete ricordato adesso, che veniva dall’Europa dell’Est. Lui era uno che reclutava per film porno. Reclutava anche uomini, perché mi veniva sempre a cercare. Nell’ambiente penso vi fosse questo tipo di giro, ma non so darvi degli indizi per identificare qualcuno nello specifico.
PRESIDENTE. Per noi sarebbe molto importante anche semplicemente sapere il nome di qualcuno vicino a questo Welner.
VAIRANO. Le poche volte che l’ho incrociato, lui girava sempre da solo. Era veramente un personaggio molto strano.
PRESIDENTE. In che senso strano? Nel senso che poteva sembrare un delinquente?
VAIRANO. No. In realtà sembrava proprio un sempliciotto. Però, nella vita mai dire mai. Le persone vanno conosciute. Io sapevo quello che faceva.
PRESIDENTE. Nel ringraziare il signor Vairano, sospendo brevemente la seduta che riprenderà con la successiva audizione all’ordine del giorno.
(La seduta, sospesa alle ore 11,35, è ripresa alle ore 11,52)
Audizione di Vanessa Vaiani
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca ora l’audizione della signora Vanessa Vaiani, compagna di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II“.
Comunico che la signora Vaiani ha chiesto la segretazione totale della seduta. Pertanto, dispongo immediatamente il passaggio in seduta segreta.
(I lavori proseguono in seduta segreta dalle ore 11,53)
(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 12,57)
PRESIDENTE. Nel ringraziare la signora Vaiani, dichiaro chiusa questa seconda procedura informativa all’ordine del giorno.
Audizione di Alessandra Cappai
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, infine, l’audizione della signora Alessandra Cappai, all’epoca dei fatti studentessa della scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria“, frequentata da Emanuela Orlandi.
Chiedo alla signora Cappai di confermare che lei era appunto studentessa di questa scuola, di dirci inoltre in quali anni e che corsi frequentava.
CAPPAI. Presidente, a mia memoria, ho iniziato a frequentare in terza media, dal 1982 al 1983, l’anno della scomparsa di Emanuela. Frequentavo la scuola perché avevo iniziato a prendere delle lezioni private di pianoforte e il mio professore insegnava anche in quella scuola, per cui ho iniziato a seguire corsi di solfeggio, corsi di pianoforte e la classe di canto corale. È proprio nella corale che ci siamo conosciute con Emanuela, perché, seguendo lei i corsi di flauto, non avevamo altre lezioni in comune.
PRESIDENTE. Il maestro come si chiamava?
CAPPAI. Non me lo ricordo, sinceramente, ma era un professore che insegnava anche al Conservatorio dell’Aquila.
PRESIDENTE. Ricorda se il pomeriggio del 22 giugno 1983, quello della scomparsa di Emanuela, lei era a lezione?
CAPPAI. In quel periodo stavamo preparando il concerto di fine anno che, tra l’altro, avremmo tenuto all’Auditorium di Santa Cecilia. Quindi sì, quel giorno eravamo insieme a scuola. Poi ci siamo separate all’uscita. Di solito andavamo a prendere l’autobus alla stessa fermata, con Emanuela e altre ragazze, lungo corso del Rinascimento.
Di solito prendevamo l’autobus lì, ma siccome c’era mia cugina e lei abitava a Colli Albani, abbiamo preferito andare verso il Pantheon. Quindi, con Emanuela ci siamo salutate all’uscita della scuola. Siamo rimaste d’accordo che le avrei fatto una telefonata la sera successiva, perché il giorno dopo avevamo l’ultima prova, dove saremmo andate assieme.
PRESIDENTE. Può precisare gentilmente la fermata che prendevate di solito?
CAPPAI. L’autobus non lo ricordo, comunque la fermata era lungo corso del Rinascimento, vicino a un negozio di frati che vendevano caramelle e miele.
PRESIDENTE. Ma dal lato Senato o dal lato di piazza Navona?
CAPPAI. Dal lato di piazza Navona.
PRESIDENTE. Poco prima della corsia Agonale?
CAPPAI. Sì. Entrando in una di quelle traverse, si andava subito a piazza Navona. Invece noi siamo andate subito a sinistra, passando davanti alla chiesa, per andare verso il Pantheon a piedi.
PRESIDENTE. Era rimasta d’accordo che si sarebbe sentita con Emanuela?
CAPPAI. Sì, le avrei telefonato il giorno successivo. Il giorno dopo sarei andata al mare, quindi l’avrei chiamata la sera per metterci d’accordo e andare all’ultima prova che dovevamo fare prima del concerto.
PRESIDENTE. Era una prova, giusto, perché le lezioni erano già finite?
CAPPAI. Sì. Le lezioni erano già finite. Io ho telefonato, quindi, la sera successiva. Mi ha risposto, immagino, una persona della polizia. Io non avevo sentito della scomparsa e, onestamente, non so neanche se avessero già divulgato la notizia. Io ho chiamato chiedendo di Emanuela e questa persona mi dice, quasi con un tono ironico: ma che non sai che Emanuela è stata rapita?
PRESIDENTE. Quindi parliamo della sera successiva.
CAPPAI. Sì. Non so neanche se fosse stata già divulgata o meno la notizia. Comunque, ho messo giù il telefono e sono andata da mia madre quasi tremando. Mia madre ha richiamato. Ha spiegato che ero una compagna della scuola e che eravamo rimaste d’accordo che ci saremmo sentite. È terminata così, fino a quando sono stata chiamata dal giudice Sica per essere sentita.
PRESIDENTE. Quando fu sentita le furono chieste notizie riguardo a quel giorno?
CAPPAI. Sì, solo che, anche ripensandoci adesso e premesso che è difficile distinguere i ricordi veri dai ricordi indotti da notizie, non c’era stato niente di particolare o di diverso dal solito. Quindi, anche il discorso del volantinaggio, della macchina che lei si è avvicinata, sono tutte cose che io personalmente ho sentito successivamente.
Del volantinaggio, lo avevo sentito anche a scuola. Credo si chiamasse Raffaella la ragazza che ce lo aveva riferito. Ci hanno poi riferito che Emanuela aveva preso appuntamento con delle persone perché le avevano offerto un lavoro di volantinaggio.
PRESIDENTE. Raffaella cosa c’entra?
CAPPAI. C’era una ragazza che si chiamava Raffaella, il cognome non me lo ricordo. Era alta, riccia. Lei ci ha riferito che sapeva di questa proposta di volantinaggio. Dopodiché tutto il resto sono state notizie uscite nel giornale: ad esempio, di questa macchina scura.
PRESIDENTE. Raffaella vi disse che lei aveva saputo direttamente da Emanuela di questa cosa? Quindi, poteva anche sapere chi aveva proposto questo volantinaggio?
CAPPAI. Sì. Ripeto che a me personalmente non ha detto niente. È tutto successivo. Io l’ho sentito dire a scuola.
PRESIDENTE. In che senso non ha detto niente? Non ha detto chi era stato?
CAPPAI. No. Ma anche Emanuela stessa quel giorno non è che mi ha detto: guarda, ho preso un impegno, non ci possiamo vedere. Noi siamo rimaste tranquillamente così: ti chiamo domani e andiamo insieme alla prova.
PRESIDENTE. Ma lei quel giorno ricorda Emanuela uscire con tutti gli altri?
CAPPAI. Sì, siamo usciti tutti insieme.
PRESIDENTE. E quando vi siete separate? Subito all’uscita?
CAPPAI. Sì, perché noi abbiamo girato subito da sinistra verso destra. Se loro sono rimaste a parlare, se sono arrivate alla fermata insieme o se si sono separate prima, questo non lo so.
PRESIDENTE. Ma da chi era composto il gruppo? Lei, comunque, era una delle persone più amiche di Emanuela, perché ha un ricordo abbastanza chiaro.
CAPPAI. L’amicizia consisteva nell’incontrarci alla corale. Non ci siamo mai frequentate fuori.
PRESIDENTE. Però, quando stava a scuola parlavate.
CAPPAI. Sì, parlavamo dei corsi, delle prove.
PRESIDENTE. Il gruppetto di quelli che facevano quella strada da chi era composto, oltre che da Emanuela e da lei?
CAPPAI. Se non ricordo male, c’era una ragazza che si chiamava Laura.
PRESIDENTE. Potrebbe essere Laura Casagrande? Aveva i capelli ricci?
CAPPAI. No, la Laura che dico io aveva i capelli lisci, a caschetto ed era abbastanza alta. Ricordo che la mamma aveva gli occhi di diverso colore, perché anch’io ce li ho di diverso colore. Sinceramente, non ricordo i cognomi. Poi c’era questa Raffaella, io, mia cugina ed Emanuela.
PRESIDENTE. Questa Laura potrebbe essere Laura Morelli?
CAPPAI. Forse sì, mi risulta di più come cognome.
PRESIDENTE. Un’altra Laura non se la ricorda?
CAPPAI. No.
PRESIDENTE. Sua cugina come si chiama?
CAPPAI. Silvia Carli. Lei aveva iniziato a frequentare solo la corale. Non seguiva lezioni lì alla scuola.
PRESIDENTE. Massimo Ceccarelli se lo ricorda?
CAPPAI. No.
PRESIDENTE. Emanuela che tipo era?
CAPPAI. Un tipo come me, molto tranquilla. Non si truccava. All’epoca eravamo veramente delle ragazzine. Quindi gentile, tranquilla, niente di particolarmente
appariscente.
PRESIDENTE. Possibile che Emanuela, diversamente dal resto degli studenti, non sempre indossasse quella sorta di divisa che voi avevate?
CAPPAI. Era un po’ rigida suor Dolores sul fatto di indossare la gonna. Forse Emanuela qualche volta indossava i jeans.
MALPEZZI (PD-IDP). Signora Cappai, lei ha ragione. Sono passati tanti anni e i ricordi spariscono o si mescolano a tante altre suggestioni, ascoltate o lette. Proviamo a ricostruire con lei quella lezione. Lei ricorda se Emanuela sia arrivata puntuale o se è uscita prima quel giorno?
CAPPAI. Non lo ricordo, per cui direi che è arrivata puntuale e che siamo uscite assieme.
MALPEZZI (PD–IDP). Lei si ricorda che siete uscite assieme. Quindi, Emanuela non è uscita prima. La lezione a che ora terminava?
CAPPAI. Di pomeriggio. Sicuramente non era molto tardi, perché altrimenti o mia madre o mio padre sarebbero venuti a prendermi. Per esser tornata da sola, non credo che fosse troppo tardi.
MALPEZZI (PD-IDP). Sa se Emanuela sia uscita durante la lezione, in qualche modo?
CAPPAI. L’aula era molto grande. Se non ricordo male, lei era contralto. Io ero fra i soprani, quindi non eravamo sedute vicine. Se stava più dietro ed è
uscita questo non lo so, però credo che il maestro avrebbe detto qualcosa se fosse uscita.
MALPEZZI (PD-IDP). Capitava che qualche ragazza chiedesse di uscire prima dalla lezione o non se lo ricorda?
CAPPAI. Non ricordo che lo chiedessero. Noi ci tenevamo molto a questo concerto, quindi difficilmente qualcuno chiedeva di uscire prima.
MALPEZZI (PD-IDP). Lei prima ha ricordato il volantinaggio, dicendo che non erano informazioni che ha ricevuto direttamente. Ma lei, dai ricordi che ha, anche ricordi che le sono stati trasferiti, sa se Emanuela avesse parlato quel giorno del volantinaggio o avesse detto a questa sua compagna, che lo ha riportato, qualcosa precedentemente?
CAPPAI. Onestamente non so se è qualcosa che ho letto o che hanno riportato. Il ricordo che ho in questo momento è che fosse qualcosa avvenuto poco prima di entrare a lezione.
MALPEZZI (PD-IDP). Le lezioni terminavano alle 19. Però era estate, c’era la luce. Questo per dire che era tardo pomeriggio. In altri colloqui che noi abbiamo avuto le versioni su quella lezione, sull’arrivo e sull’uscita di quella lezione, sono differenti. La direttrice dell’istituto, che lei conosce, suor Dolores, alla trasmissione Telefono Giallo aveva affermato questo: quel giorno Emanuela chiese al professore di canto corale, don Valentino Miserachs, di uscire dieci minuti prima perché aveva un impegno. Abitualmente le bambine chiedono a me il permesso di uscire prima, invece questa volta Emanuela non l’ha fatto, e anche questo mi ha stupito moltissimo. Dovendo mettere insieme versioni diverse, le chiedo se ricorda di aver visto Emanuela all’uscita.
CAPPAI. Sì. Ripeto che eravamo rimaste d’accordo su questa telefonata, che io ho comunque fatto. Non so se sia stata registrata oppure no. Però, io avevo chiamato perché eravamo rimaste d’accordo che la sera avrei telefonato.
MALPEZZI (PD-IDP). Quindi, nell’eventualità che la versione di suor Dolores sia reale, cioè che padre Miserachs abbia dichiarato: mi ha chiesto di uscire prima ed è uscita, significa forse che Emanuela ha fatto qualcosa tra l’uscita e l’incontro con lei?
CAPPAI. Magari ci siamo viste fuori dall’aula. Non ricordo se siamo uscite insieme dall’aula, sicuramente dalla scuola siamo uscite poi assieme perché, ripeto, siamo rimaste d’accordo per questa telefonata. Se però si è assentata e ci ha aspettato poi fuori dall’aula, questo sinceramente non glielo so dire.
MALPEZZI (PD–IDP). Quindi, se lei dovesse basarsi sulla sua memoria, lei direbbe che Emanuela non ha anticipato l’uscita, perché ricorda la presenza di Emanuela con lei e sua cugina al termine della lezione. Prendiamo questo come suo ricordo. Lei ha questa immagine di lei, Emanuela e sua cugina. C’era anche qualcun altro?
CAPPAI. Sinceramente non ricordo. Sicuramente c’erano altre ragazze e altre persone perché, lo ripeto, il gruppo non era piccolo. Eravamo parecchie persone, fra strumentisti e noi della corale.
ASCARI (M5S). Signora Cappai, quante volte è stata interrogata in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi?
CAPPAI. La prima volta fui interrogata dal giudice Sica. Poi non venni più sentita fino all’estate del 2024, dal magistrato che ora sta seguendo il caso.
ASCARI (M5S). Io le voglio chiedere questo. Scompare una sua amica. La prima volta che viene sentita dalla Digos, lei dà una versione dei fatti molto asciutta di quello che è successo ad Emanuela. Lei dà una versione diversa rispetto a quella che poi rende davanti al magistrato. Perché tutte le informazioni che aveva, con riferimento ad Emanuela, con riferimento anche alla telefonata, sul doversi sentire, non le ha riportate subito alla Digos?
CAPPAI. In che senso non l’ho riportato? Ripeto: io ho telefonato e, secondo me, ho parlato con una persona della polizia.
ASCARI (M5S). Vado a leggere le sue dichiarazioni, solo per memoria. Sei giorni prima rispetto a quando viene sentita dal dottor Sica, il 22 luglio del1983 alla Digos di Roma, lei rilascia un contributo veramente molto scarno rispetto a quella che è la conoscenza di Emanuela, anche nell’ottica di aiuto alle indagini sulla scomparsa.
Lei non fa alcun cenno alle notizie che poi successivamente riferisce in Procura. Le leggo cosa dice alla Digos: frequento l’istituto di musica Ludovico da Victoria insieme ad Emanuela Orlandi. So che ama molto la musica e per frequentare il più possibile i corsi ha spesso tolto un po’ di tempo alla scuola, tanto che è stata rimandata in due materie. Non mi risulta che Emanuela avesse dei problemi di denaro, né conosco altri suoi amici al di fuori di quelli della scuola di musica. Non ho altro da aggiungere e da modificare. Le chiedo perché ha dato queste due versioni diverse.
CAPPAI. A parte che non mi risulta siano versioni diverse. Io ho risposto alle domande che mi sono state fatte. Io non avevo nessun motivo di negare di aver fatto una telefonata perché, secondo me, quella telefonata era anche stata registrata. Credo che fosse stato un’agente di pubblica sicurezza a rispondermi al telefono.
ASCARI (M5S). Quindi, lei lo aveva detto anche alla Digos e non l’hanno riportato?
CAPPAI. Dopo 43 anni, non mi posso ricordare cosa ho detto esattamente; però, o non me lo hanno chiesto oppure io l’ho riferito e loro non hanno ritenuto fondamentale che io abbia fatto una telefonata quando Emanuela era già scomparsa.
ASCARI (M5S). In che clima si sono svolti questi interrogatori?
CAPPAI. Avevo 15 anni, mi ha accompagnato mio padre, perché ero veramente una bambina. Non la ricordo come una esperienza traumatica, però non era normale per una ragazzina trovarsi ad essere interrogata.
ASCARI (M5S). Lei era da sola nell’ufficio?
CAPPAI. All’epoca mi accompagnò mio padre, perché ero piccola. Nel 2024 ero da sola. Sinceramente, non ricordo se nella stanza fosse presente anche mio padre quando fui sentita la prima volta o se aspettò fuori, però sicuramente mi accompagnò lui.
ASCARI (M5S). Lei dice: non so indicare quali fossero le amiche più intime di Emanuela. Non mi risulta che avesse un ragazzo, comunque nessuno l’attendeva mai all’uscita. Su questo aspetto qua, Emanuela veniva mai accompagnata o qualcuno la veniva a prendere?
CAPPAI. Quando andavamo a prendere l’autobus, non c’era nessuno che l’aspettasse per riaccompagnarla a casa. Noi ci incontravamo soltanto nelle occasioni della corale, quindi non ci vedevamo tutti i giorni. Solo se avessimo fatto la prova della corale saremmo uscite assieme, altrimenti non coincidevano le lezioni. Quindi, non posso escludere che a volte ci fosse qualcuno che aspettava. Le volte che siamo tornate assieme, prendevamo l’autobus e non c’erano altre persone.
ASCARI (M5S). A proposito dell’autobus, il giorno della scomparsa ci può dire con esattezza dove vi siete salutate?
CAPPAI. Premesso che non lo ricordo esattamente, però, considerando che io e mia cugina dovevamo andare verso il Pantheon, direi che ci siamo salutate proprio davanti la porta della scuola o comunque all’angolo, dove di fronte si apre corso del Rinascimento, ma molto in prossimità della scuola.
ASCARI (M5S). Ricorda chi delle amiche era con Emanuela?
CAPPAI. Sicuramente c’era mia cugina e poi delle altre ragazze.
ASCARI (M5S). Per quanto riguarda la lezione di canto, quella era una lezione particolare, nonché l’ultima che Emanuela ha fatto. Ricorda se Emanuela quel giorno avesse qualcosa di diverso, se era impazienze, più euforica, più triste o qualcosa che l’ha colpita?
CAPPAI. Non lo ricordo, per cui direi che non c’era niente. Non c’è stato niente di particolare che mi abbia colpito in quella giornata, per cui poi, ripensandoci, ho realizzato: aveva fatto questo o aveva detto questa cosa.
ASCARI (M5S). Per caso quel giorno Emanuela le aveva mostrato qualcosa?
CAPPAI. No.
ASCARI (M5S). Eravate sedute vicine quel giorno?
CAPPAI. Alla corale, proprio perché eravamo due voci diverse, io fra i soprani e lei fra i contralti, non eravamo sedute vicine.
ASCARI (M5S). Non ricorda se le parlò di un appuntamento?
CAPPAI. Questo ricordo ce l’ho, ma per averlo sentito, non perché me lo abbia detto lei.
ASCARI (M5S). Le chiedo una precisazione. Lei ha visto dove è andata Emanuela dopo esservi salutate, almeno la direzione?
CAPPAI. Io direi che è andata verso la fermata dell’autobus, però non posso dire di avere il ricordo esatto di lei che è andata verso l’autobus. Probabilmente lo sto dando per scontato e quindi penso di ricordarlo.
ASCARI (M5S). In che direzione?
CAPPAI. Verso corso del Rinascimento.
ASCARI (M5S). Quello che lei aveva detto al magistrato Sica, appunto, fu di averla vista andare verso corso del Rinascimento. Quindi lo conferma. Ricorda una studentessa della scuola di nome Federica?
CAPPAI. Magari all’epoca la conoscevo, però il nome non mi dice nulla.
ASCARI (M5S). Lei che acconciatura aveva nel 1983?
CAPPAI. Portavo i capelli lunghi. Mia madre non me li faceva tagliare.
ASCARI (M5S). Ricorda delle studentesse, compagne sue o di Emanuela, che avevano i capelli neri e ricci?
CAPPAI. L’unica che ricordo con i capelli ricci, associandola ad un nome, è Raffaella: era più alta di noi e con i capelli ricci e scuri.
ASCARI (M5S). Alle lezioni di canto, lì alla scuola, ricorda se potevano partecipare, in qualità anche di spettatori, figure esterne alla scuola?
CAPPAI. Come spettatori durante le nostre prove, non credo. Che non frequentassero tutti i corsi, ma solo la corale, quello sì. Ad esempio, mia cugina veniva esclusivamente per frequentare la corale. Come spettatori, onestamente, non ho memoria che ci fossero degli estranei rispetto a noi studenti.
ASCARI (M5S). Ha mai sentito parlare di eventuali molestie all’interno della scuola?
CAPPAI. No.
ASCARI (M5S). Il Presidente le mostrerà ora una foto. Le chiedo se ricorda di aver visto questa persona nei pressi della scuola. (Il Presidente mostra all’audita la foto di Marco Accetti).
CAPPAI. Sinceramente, no.
ASCARI (M5S). Ricorda se, quando frequentava con Emanuela la scuola, è venuta a conoscenza di altre sue compagne che siano state fermate per strada, con proposte di lavoro simili a quelle che avrebbe ricevuto Emanuela Orlandi?
CAPPAI. Io personalmente non sono mai stata fermata da nessuno per offrirmi un lavoro e neanche ho memoria che qualcuno me lo abbia riferito. Di Emanuela l’ho sentito dire, ma non da lei e non direttamente da altre ragazze.
ASCARI (M5S). Ha mai sentito, all’interno della scuola, Emanuela o comunque sue compagne parlare della possibilità di fare foto o di entrare nel mondo dello spettacolo, magari come prospettiva o interesse?
CAPPAI. No. Non mi risulta.
ASCARI (M5S). Avete mai ricevuto pressioni per quanto riguarda le dichiarazioni da rilasciare sulla scomparsa della vostra coetanea o raccomandazioni da parte di suor Dolores?
CAPPAI. Personalmente no, assolutamente.
PRESIDENTE. Non fu mai convocata da suor Dolores?
CAPPAI. No.
PRESIDENTE. Signora Cappai, le mostro la foto di una studentessa e le chiedo se la ricorda. Si tratta di una foto dell’epoca, ovviamente. (Il Presidente mostra all’audita la foto di Laura Casagrande).
CAPPAI. Io Raffaella me la ricordo riccia così, però non mi sembra lei.
PRESIDENTE. Infatti non è Raffaella Monzi.
MORGANTE (FDI). Volevo chiederle come Emanuela era solita tornare a casa dopo le lezioni.
CAPPAI. Quando uscivamo assieme, tornavamo con l’autobus.
MORGANTE (FDI). Quindi, facevate un pezzo di strada assieme fino alla fermata dell’autobus. E lei non ha mai visto, specialmente nelle settimane precedenti la scomparsa, Emanuela salire a bordo di un’auto?
CAPPAI. No.
MORGANTE (FDI). E non veniva nessuno a prendere Emanuela davanti a scuola, magari anche qualche familiare o qualche altra persona?
CAPPAI. Non che io ricordi.
MORGANTE (FDI). Lei quando e da chi apprese della scomparsa di Emanuela?
CAPPAI. Dopo aver telefonato a casa sua la sera successiva.
MORGANTE (FDI). Che clima si respirava nella scuola di musica dopo la scomparsa di Emanuela?
CAPPAI. La scuola non l’abbiamo più frequentata, nel senso che abbiamo fatto solo il concerto di fine anno. Io poi l’anno dopo non ho più frequentato.
PRESIDENTE. La musica, poi, non è diventata la sua professione?
CAPPAI. No, ed è per quello che poi ho lasciato: non per Emanuela, ma perché, avendo iniziato a frequentare il liceo classico, tre giorni a settimana neanche pranzavo. Andando a scuola di musica, tornavo a casa la sera tardi. Alla fine, ho scelto lo studio piuttosto che la musica.
MORGANTE (FDI). Lei ha mai visto Enrico De Pedis dentro la scuola?
CAPPAI. No.
MORGANTE (FDI). L’accesso alla scuola era abbastanza selezionato oppure all’interno del cortile della struttura non vi era controllo?
CAPPAI. A mia memoria, suor Dolores era molto rigida. Dovevamo portare l’etichetta con il nome della scuola, dovevamo vestirci in divisa. Quindi, che persone estranee potessero entrare lo reputo difficile, ma non è che posso escluderlo. Noi entravamo, stavamo in aula durante la lezione e alla fine uscivamo. Se entravano altre persone, questo non lo so. Io ricordo soltanto studenti in divisa come me, con l’etichetta della scuola sul maglioncino.
MALPEZZI (PD-IDP). Lei ed Emanuela avevate un accordo per una telefonata, che poi lei ha fatto, per le prove finali del saggio. Queste prove si dovevano tenere il venerdì o il sabato?
CAPPAI. Sinceramente non mi ricordo il giorno della settimana, però mi ricordo che l’ho chiamata la sera per il giorno dopo, quindi credo fosse il 24 giugno.
MALPEZZI (PD-IDP). La sera della scomparsa era mercoledì.
CAPPAI. Credo che fosse per il giorno successivo, sennò non l’avrei chiamata la sera. Se ci fosse stato un ulteriore giorno, l’avrei chiamata durante la giornata successiva. Invece, chiamandola la sera, ritengo che sia stato il giorno dopo che dovevamo fare la prova.
MALPEZZI (PD-IDP). Quindi, lei la chiama il giorno dopo la scomparsa, senza sapere che è scomparsa. La chiama di giovedì per le prove che dovevano essere di venerdì, secondo lei. Però a Sica lei ha detto che il giorno era sabato. Questo aiuta noi nel provare a capire, non è un’accusa a lei o alle cose che ha detto.
CAPPAI. Alcuni ricordi sto cercando di ricostruirli. In questo momento, io penso che, se l’ho chiamata la sera, è perché la prova era per il giorno successivo. Potrebbe anche essere che c’eravamo anticipate per stare tranquille, però.
MALPEZZI (PD-IDP). Magari per mettervi d’accordo. Lei al giudice Sica ha detto che vi dovevate sentire il venerdì per il sabato. Però, lei la telefonata dice di averla fatta il giovedì sera.
CAPPAI. Io ricordo che era il giorno successivo a quando c’eravamo viste l’ultima volta. Però, se all’epoca ho detto venerdì, vuol dire che la telefonata, che sicuramente sarà stata registrata, l’avrò fatta di venerdì. Comunque il giorno successivo avevamo le prove.
MALPEZZI (PD-IDP). Lei, oltre a canto corale e pianoforte, seguiva altri corsi?
CAPPAI. Solfeggio, che era obbligatorio.
MALPEZZI (PD-IDP). Dove abitava lei nel 1983?
CAPPAI. Dove sono stata finché mi sono sposata, via Spurio Cassio 33, zona Giulio Agricola Tuscolana, tutt’altra zona.
MALPEZZI (PD-IDP). Che tragitto doveva fare per arrivare alla scuola?
CAPPAI. Dovevo prendere la metro. Scendevo a Lepanto e poi prendevo il 70, piuttosto che, quando andavamo al Pantheon, l’85 o l’87.
PRESIDENTE. La zona dove abitava la signora è servita dalla metro che partiva da Lepanto. Poi da lì prendeva l’autobus o andava a piedi.
MALPEZZI (PD-IDP). Per il ritorno che strada faceva? Mi aiuti a capire.
CAPPAI. Di solito, se non c’era mia cugina, andavamo verso corso del Rinascimento e lì prendevo l’autobus. C’erano un paio di autobus che arrivavano ad una fermata della metro, sicuramente il 70, ma forse ce n’era anche un altro. Dopodiché, io prendevo la metro, ma in direzione completamente opposta rispetto a quella di Emanuela. Quindi, poi in metro ero da sola.
MALPEZZI (PD–IDP). Però, l’autobus qualche volta lo avete preso insieme?
CAPPAI. Sì.
MALPEZZI (PD-IDP). Nei giorni successivi alla scomparsa, quando poi voi avrete ripreso le prove, erano arrivate le forze investigative dentro la scuola? Ha ricordi di questo?
CAPPAI. No, ma non so neanche se siamo più stati nella scuola o se abbiamo fatto solo la prova a via della Conciliazione e poi il concerto. Non ricordo se siamo proprio riandati fisicamente a scuola.
MALPEZZI (PD-IDP). L’accordo della telefonata con Emanuela era per stabilire di arrivare insieme a via della Conciliazione alla prova generale o sempre per ritrovarsi a scuola?
CAPPAI. A scuola sicuramente no. A questo punto, visto che era passato un giorno, forse doveva anche proprio dirmi l’orario in cui ci dovevamo vedere per andare insieme o per vederci direttamente lì. Ci saremmo messe d’accordo, però sicuramente non ripassavamo per la scuola.
MALPEZZI (PD-IDP). Perché vi dovevate sentire?
CAPPAI. Forse perché io ero mancata e quindi non sapevo l’orario preciso delle prove.
MALPEZZI (PD-IDP). Prima, quando la collega le ha chiesto se ha mai visto Enrico De Pedis dentro la scuola di musica, lei ha detto di no. Quindi lei sa chi è Enrico De Pedis?
CAPPAI. Ne ho letto e l’ho visto sui giornali.
MALPEZZI (PD-IDP). Ma all’epoca l’avrebbe saputo riconoscere?
CAPPAI. No, però mi sarei ricordata un uomo adulto che non aveva niente a che fare con noi studenti. Potete anche farmi un altro nome, però io non ho memoria di persone adulte, che non fossero gli insegnanti, che girassero nella scuola, ad eccezione delle nostre mamme, perché a volte entravano per venirci a riprendere.
MALPEZZI (PD-IDP). All’interno della scuola si pubblicizzavano tra ragazze prodotti Avon?
CAPPAI. Non me lo ricordo, ma sinceramente io neanche mi truccavo.
MALPEZZI (PD-IDP). Suor Dolores vi lasciava frequentare la basilica di Sant’Apollinare?
CAPPAI. Direttamente dalla scuola non ricordo di esserci mai entrata. Forse dall’esterno una volta sarò entrata, ma dall’interno della scuola non credo di esserci mai entrata.
MALPEZZI (PD–IDP). Lei che idea si è fatta in tutti questi anni? Avete comunque vissuto un trauma.
CAPPAI. Onestamente, idee non me ne sono fatta. Purtroppo ne abbiamo sentite tante. La prima ipotesi era quella della tratta delle bianche, di una ragazza giovane e carina rapita per essere portata chissà dove. Poi, onestamente, con tutto quello che è venuto fuori, non dico che ho smesso di ascoltare le notizie, però eravamo arrivati ad un punto in cui mi sembrava che si volesse usare il nome di Emanuela per fare notizia, per richiamare l’attenzione, per pubblicizzare anche i vari film che sono stati fatti piuttosto che ricostruzioni. Io ho anche evitato di guardarli, perché mi sembrava voler speculare su una tragedia. Perché non sapere dov’è finita una figlia, una sorella, è comunque una tragedia.
MALPEZZI (PD-IDP). Al netto della speculazione, non pensa che questi film e il rumore forte che c’è stato intorno ad Emanuela Orlandi possano essere utili per tenere alta l’attenzione, per provare ad arrivare alla soluzione di un mistero italiano?
CAPPAI. Almeno per quello che vedo, purtroppo, non mi sembra che ci sia stato un avanzamento su qualcosa in particolare.
MALPEZZI (PD-IDP). Lei dopo il liceo classico cosa ha fatto?
CAPPAI. Economia e commercio. Lavoro in una società di telecomunicazioni.
PRESIDENTE. Ha già detto alle colleghe di non aver mai visto Emanuela salire su un’auto. Né ha mai avuto indiscrezioni su questo da qualcuno della scuola?
CAPPAI. No. Credo di averlo sentito più da notizie di giornale, ma non da persone.
PRESIDENTE. Questa che le sto mostrando è la foto di una studentessa della scuola. La riconosce? (Il Presidente mostra all’audita la foto di Raffaella Monzi).
CAPPAI. Presidente, se posso essere sincera, il punto è che eravamo tutte molto simili.
PRESIDENTE. Le do un piccolo indizio. Stando al suo racconto, la dovrebbe conoscere.
CAPPAI. L’unica persona che ho nominato è Raffaella Monzi.
PRESIDENTE. E la Raffaella cui fa riferimento potrebbe essere questa ritratta nella foto?
CAPPAI. Sì. Era decisamente più alta di noi.
PRESIDENTE. Nella scuola conosceva la famiglia De Lellis?
CAPPAI. Sì, c’era un alunno di nome Marco. Non ricordo se il padre fosse un professore.
PRESIDENTE. Il padre era il tuttofare della scuola.
CAPPAI. Sapevo chi era, questo sì, perché era uno dei ragazzi più carini, insieme ad Alberto Laurenti, ma non avevo una confidenza particolare.
PRESIDENTE. Le è mai arrivata la voce che tra Alberto Laurenti ed Emanuela vi fosse una simpatia corrisposta o probabilmente non corrisposta?
CAPPAI. No, ma Alberto faceva il simpatico con tutte. Anche a me tirava i capelli, faceva sempre qualche battuta. Insomma, era così con tutte le ragazze.
PRESIDENTE. Si può dire che fosse uno dei leader della scuola?
CAPPAI. Certo. Era uno di quelli che si facevano notare di più.
PRESIDENTE. Anche perché all’epoca faceva già concerti dal vivo.
CAPPAI. Sì. E poco dopo ha iniziato anche a fare qualcosa in televisione. Quindi, se anche ha fatto il simpatico con Emanuela, era quasi normale, perché lo faceva un po’ con tutte le ragazze.
PRESIDENTE. Lei sapeva che l’onorevole e poi Presidente Scalfaro aveva un ufficio personale nel palazzo della scuola?
CAPPAI. No, non lo sapevo. Credo di averlo letto come notizia sui giornali.
PRESIDENTE. Un certo Bruno Mattei lo ha mai sentito nominare?
CAPPAI. No.
ASCARI (M5S). Conosceva uno studente di nome Antonio Vignera?
CAPPAI. No.
ASCARI (M5S). Ci può dire chi erano le amiche più vicine ad Emanuela nella scuola?
CAPPAI. Non saprei fare i nomi, ma ripeto che facevamo lezione, uscivamo, ci potevamo salutare, ma non è che l’abbia mai frequentata fuori dalla scuola per sapere con chi si fermasse e con chi era amica.
ASCARI (M5S). Le faccio dei nomi. Sabrina Calitti, Salvatore Carusotto, Lucia Piastra, Maria Teresa Papasidero. Le dicono qualcosa questi nomi?
CAPPAI. A me no, ma magari erano compagni del corso di flauto, che io non frequentavo.
ASCARI (M5S). Lei ha mai visto Emanuela fare delle telefonate dall’interno della scuola?
CAPPAI. No.
PRESIDENTE. Ma ricorda il telefono all’interno della scuola?
CAPPAI. Onestamente non lo ricordo. Forse c’era un telefono a gettoni in uno dei corridoi, però non ricordo Emanuela che facesse telefonate.
ASCARI (M5S). Focalizziamoci su quel giorno. Ricorda se Emanuela ha fatto una telefonata quel giorno?
CAPPAI. No. Però, ripeto che noi ci incontravamo solo in quelle due occasioni, uscendo dall’aula o dal corso di flauto. Quindi, io non posso escludere che lei abbia usato l’apparecchio per fare telefonate, ma non quando eravamo insieme.
ASCARI (M5S). Risalendo all’epoca della frequentazione della scuola Ludovico da Victoria, lei conserva degli effetti personali di Emanuela, dei bigliettini, delle lettere, delle foto?
CAPPAI. No.
ASCARI (M5S). Lei conosceva la famiglia di Emanuela?
CAPPAI. No, non la conoscevo.
ASCARI (M5S). Emanuela le ha mai parlato di qualcuno della famiglia in particolare?
CAPPAI. Attualmente non lo ricordo.
ASCARI (M5S). Dello zio o del cugino le ha mai parlato?
CAPPAI. Se me ne ha parlato, non me lo ricordo. Quello che voglio dire è che, se avessi avuto informazioni particolari o visto cose strane, me ne sarei ricordata e soprattutto ne avrei parlato immediatamente ai miei genitori. Se avessi saputo di una situazione di disagio di Emanuela, non l’avrei rimossa e ne avrei sicuramente parlato. Poi, la nostra era sì un’amicizia, ma nel senso di stare insieme alla corale, di uscire assieme a prendere l’autobus. Non ci siamo mai frequentate e non ho mai ricevuto delle confidenze da lei. Quindi, non posso escludere che ne abbia parlato con qualcuno, ma con me personalmente no.
ASCARI (M5S). Secondo lei, con chi avrebbe potuto parlarne?
CAPPAI. Mi spiace, ma non ricordo di un’amicizia particolare di Emanuela a scuola.
PRESIDENTE. Sua cugina, Silvia Carli, aveva rapporti al pari, minori o maggiori dei suoi con Emanuela?
CAPPAI. Lei aveva iniziato a frequentare dopo di me la scuola. Le occasioni di incontro erano le stesse che avevo io.
PRESIDENTE. Però, quando tornavate insieme ad Emanuela, c’era anche sua cugina?
CAPPAI. Se capitava che eravamo insieme alle prove del coro, sì.
PRESIDENTE. Ricorda un insegnante di flauto, tale Loriano Berti?
CAPPAI. No, perché io studiavo pianoforte.
PRESIDENTE. Secondo lei, corrisponde più o meno al vero che in quegli anni, per quella che è la sua memoria, magari anche intorno alla scuola o comunque in generale al centro di Roma, ci fosse un giro di adescatori, di persone che adescavano giovani con vari mezzi, come poteva essere quello dell’Avon? È una cosa che ricorre nella sua memoria, oppure è un caso singolo quello di Emanuela?
CAPPAI. Non ricorre nella mia memoria, anche perché io sono figlia di un militare. Quindi, se ci fosse stata una qualsiasi situazione del genere, non mi avrebbero neanche più mandato lì o non ci sarei comunque andata da sola. Non solo, dunque, avevo già un certo tipo di attenzione a casa, ma mi era anche stato insegnato a diffidare di tutte queste situazioni. Quindi, sicuramente no.
PRESIDENTE. Lei a Sica dichiarò che a lezione Emanuela le aveva mostrato un oggetto giallorosso, sempre collegato alla Roma. Ma se non eravate sedute vicine, come fa ad avere questa memoria?
CAPPAI. Magari me l’ha fatto vedere quando siamo uscite o prima della lezione.
PRESIDENTE. Ma adesso che gliel’ho detto, lo ricorda questo episodio?
CAPPAI. Che lei fosse tifosa della Roma, che avesse sempre un laccetto giallorosso al polso, quello sicuramente lo ricordo. Questo fatto del pupazzetto, non me lo ricordo.
PRESIDENTE. Il maestro di pianoforte poteva essere don Civitillo?
CAPPAI. Io il nome veramente non lo ricordo. Io prendevo lezioni a piazza Vittorio, dove lui aveva casa. Ricordo che insegnava anche al Conservatorio dell’Aquila, che aveva la barba ed era un po’ grosso.
PRESIDENTE. Il rettore di Sant’Apollinare se lo ricorda?
CAPPAI. No, perché il direttore della corale era don Valentino Miserachs, che proveniva da Santa Maria degli Angeli.
PRESIDENTE. Ricorda un certo Giulio Gangi, che poi venne nell’istituto a svolgere alcune indagini?
CAPPAI. No, ma probabilmente io ero già andata via dalla scuola.
PRESIDENTE. Nel ringraziare la signora Cappai, dichiaro chiusa l’ultima procedura informativa della giornata.
I lavori terminano alle ore 13,53