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Audizione Alberto Laurenti

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori

AUDIZIONE DI ALBERTO LAURENTI

 23^ seduta: giovedì 07 novembre 2024

I N D I C E

Sigle dei Gruppi parlamentari del Senato della Repubblica: Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

Sigle dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati: FRATELLI D’ITALIA: FDI;  PARTITO DEMOCRATICO – ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA: PD-IDP;  LEGA – SALVINI PREMIER: LEGA;  MOVIMENTO 5 STELLE: M5S;  FORZA ITALIA – BERLUSCONI PRESIDENTE – PPE: FI-PPE;  AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE: AZ-PER-RE;  ALLEANZA VERDI E SINISTRA: AVS;  ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE: IV-C-RE;  NOI MODERATI (NOI CON L’ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC, ITALIA AL CENTRO)-MAIE: NM(N-C-U-I)-M;  MISTO: MISTO;  MISTO-MINORANZE LINGUISTICHE: MISTO-MIN.LING.;  MISTO-+EUROPA: MISTO-+EUROPA.

Interviene Alberto Laurenti, allievo della scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria”, frequentata da Emanuela Orlandi.

Sono presenti inoltre, quali collaboratori della Commissione, ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento interno, l’avvocato Michele Antognoni, l’avvocato Alessandro Cardia, la dottoressa Laura Capraro, il dottor Manuel Cinquarla, il dottor Giuseppe De Martino, il giornalista Valter Delle Donne, l’avvocato David Ermini, Alice Gherardini, la dottoressa Carmen Manfredda, il dottor Giuliano Mignini, il dottor Tommaso Nelli, l’avvocato Simone Pacifici, l’avvocato Vittorio Palamenghi, il dottor Igor Patruno, il giornalista Gian Paolo Pelizzaro, il dottor Guido Salvini, l’avvocato Claudio Santini, il dottor Vincenzo Vecchio, il colonnello Massimiliano Vucetich, nonché il Vice questore aggiunto della Polizia dottor Giuseppe Paglia, il Maresciallo Capo dell’Arma dei carabinieri Giuseppe Andrisano e il Maresciallo Maggiore dell’Arma dei carabinieri Roberto Tomassi.

I lavori hanno inizio alle ore 11,45.  

SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI

PRESIDENTE. Comunico che della seduta odierna sarà redatto il resoconto stenografico e che, ai sensi dell’articolo 12, comma 5, del Regolamento interno, la pubblicità dei lavori sarà inoltre assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso per la parte relativa alle audizioni. Ai sensi del comma 6 del già citato articolo 12, apprezzate le circostanze, mi riservo di disporre l’interruzione anche solo temporaneamente di tale forma di pubblicità. Ricordo, inoltre, che gli auditi rispondono delle opinioni espresse e delle dichiarazioni rese e che possono richiedere in qualsiasi momento alla Commissione la chiusura della trasmissione audio-video e la secretazione dell’audizione o di parte di essa, ove ritengano di riferire fatti o circostanze che non debbano essere divulgati. Infine, sensi dell’articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, la Commissione, su richiesta del Presidente o di due componenti, può deliberare di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno.

 Poiché non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

PROCEDURE INFORMATIVE

Audizione del signor Alberto Laurenti

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione del signor Alberto Laurenti, allievo della scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria“, frequentata da Emanuela Orlandi, un allievo che in seguito ha avuto ed ha una importante carriera musicale in questo campo.

Noi lo ringraziamo per la presenza e gli chiediamo, in apertura, come di consueto, di voler riferire alla Commissione in merito alle vicende oggetto dell’inchiesta. Poi, come sempre, apriremo il dibattito, con alcune domande del sottoscritto e di tutti i Commissari. 

Signor Laurenti, nel darle la parola per questa introduzione, la pregherei di riferirsi esattamente all’epoca dei fatti, al di là delle successive letture e delle successive ed ampie dissertazioni che ci sono state, sulle quali poi, magari, ci potrebbero essere anche delle domande. In apertura, però, le viene chiesto di tornare all’epoca dei fatti e raccontare quello che lei ritiene possa essere un contributo utile per la Commissione a questo proposito.

LAURENTI. Signor Presidente, sarebbe bello se io potessi essere davvero utile con quello che racconterò. Io frequentavo la scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria“, ma frequentavo altri corsi rispetto ad Emanuela: chitarra, pianoforte complementare, storia della musica. Ci incontravamo, con tanti altri allievi, nell’ora di canto corale col maestro Miserachs, il mercoledì. Era un momento molto bello. Io avevo dai 15 ai 18 anni e lei tre anni di meno. 

Tra di noi c’era una simpatia, ma inespressa, un po’ per timidezza un po’ per l’ambiente nel quale stavamo: tutto si fermava a timidi saluti e sguardi, così come può avvenire in una classe di canto corale. Poi, mi preme ricollocare tutto a quarant’anni fa, perché secondo me avere avuto 13 anni quarant’anni fa è molto diverso da averli oggi. 

Io poi sono partito per fare il servizio militare. Posso soltanto confermare che c’era una simpatia, sicuramente reciproca, tra me e lei, ma che non ha mai avuto nessun tipo di sviluppo al di fuori di quelle mura. Io non ho mai incontrato Emanuela fuori dalla scuola, che era un ambiente severo. Noi eravamo in divisa, abbastanza controllati. Venivamo da lezioni faticose in altre classi, io soprattutto. Io frequentavo sicuramente di più i compagni delle mie classi principali, come chitarra classica. La classe di canto corale era veramente episodica, pur avendo un certo fascino cantare il canto gregoriano tutti insieme. Questa è quanto posso dire e poi resto volentieri a disposizione per qualsiasi domanda mi vogliate fare.

PRESIDENTE. Signor Laurenti, intanto partiamo da questa reciproca simpatia sentimentale, anche se platonica.

LAURENTI. È difficile definirla sentimentale. Io la guardavo e lei abbassava gli occhi: eravamo a questi livelli. Oppure altri mi chiedevano se Emanuela mi piacesse. Era una situazione veramente ferma a questo. C’erano delle occhiate oppure io provavo a dirle: come stai? Lei rispondeva bene e scappava. Questo sempre all’interno della classe di canto corale.

PRESIDENTE. Quindi, lei non si era neanche mai espresso con un invito ad andare a prendere un gelato?

LAURENTI. No, assolutamente. Non ci sarebbe stato poi niente di male. Con altre persone della classe di canto corale è capitato che siamo usciti: chiaramente non quell’anno, ma gli anni precedenti. Con qualche mio collega del corso di chitarra ancora mi sento, ma con lei non è mai successo di uscire. Tra l’altro, la lezione di canto corale era serale, finiva alle sei e mezza. Io dovevo tornare a Ostia con i mezzi e quindi scappavo subito.

PRESIDENTE. A questo proposito, come e quando lei venne a sapere che Emanuela Orlandi era sparita, dopo essere uscita da scuola di musica nel tardo pomeriggio del 22 giugno? 

LAURENTI. Fermo restando che, quando si fa il militare, i giorni sono tutti uguali ed è difficile ricordare una data, io ricordo che mi vennero a prendere, un giorno, dicendo: soldato Laurenti in palazzina comando. Erano circa venti giorni dopo la scomparsa e, da quello che ricordo, io seppi quel giorno che Emanuela era sparita. 

Tra l’altro, io ero al CAR avanzato di Orvieto. Facevamo le guardie, dove si montava e si smontava. Non guardavamo il telegiornale. Dai ricordi che ho e che possiamo verificare con gli interrogatori dell’epoca, seppi di Emanuela la prima volta che mi ascoltarono.

PRESIDENTE. Quindi, direttamente quando fu sentito? Perché, giustamente, se qualche amico o qualche altra persona gliel’avesse detto prima, se lo ricorderebbe. 

LAURENTI. Penso di sì. Se mi avessero detto che Emanuela era stata rapita, me lo ricorderei. Io ricordo di averlo saputo quel giorno.

PRESIDENTE. Lei ricorda dove stava quel giorno, il 22 giugno 1983? 

LAURENTI. Per fortuna, Presidente, questa cosa la riferii già allora, perché adesso non lo avrei ricordato. In quei giorni, fra l’altro, io fui trasferito da Orvieto al Celio di Roma, perché dovevo subire una operazione alla mano. Io alle 15 presi l’autobus fino alla stazione di Orvieto. Da lì presi il treno locale per Roma; poi la metropolitana fino al Colosseo e poi, da lì, sono andato a piedi fino al Celio. Io ricordo questo di quei giorni.

  

PRESIDENTE. Quindi lei, il 22 giugno, è venuto a Roma con i mezzi pubblici. Da Orvieto è andato direttamente al Celio?

LAURENTI. Sì, perché la mattina dopo avevo la visita di controllo.

PRESIDENTE. Non è passato da casa? 

LAURENTI. No. Come facevo a passare da Ostia?

PRESIDENTE. Quando è arrivato al Celio? Di giorno o di sera? 

LAURENTI. Sono partito alle 15 da Orvieto. Verosimilmente, sarò arrivato in prima serata. Penso di aver impiegato tre o quattro ore. Quindi, prima delle otto di sera o qualcosa del genere. Ma l’orario non risulta dai verbali degli interrogatori?

PRESIDENTE. Signor Laurenti, lei certamente ha fatto delle dichiarazioni all’epoca, ma noi indaghiamo oggi. Ovviamente lei può anche fare riferimento a quello che ha verbalizzato, ma per noi è importante sapere quello che ricorda. 

LAURENTI. Quello che ricordo è questo.

PRESIDENTE. Ricorda anche se quella fu la sua prima licenza o se aveva già avuto altre licenze per venire a Roma?

LAURENTI. Quella non era una licenza. Era un trasferimento al Celio. E comunque durante il CAR semplice non si avevano licenze.

PRESIDENTE. È proprio certo di non essere stato informato prima del suo rientro ad Orvieto, anche nei giorni successivi, della vicenda di Emanuela?

LAURENTI. Che io ricordi, no. Io ricordo di averlo saputo il giorno che mi hanno chiamato in palazzina comando.  

CAMPIONE (FdI). Signor Laurenti, lei ha precisato di aver frequentato Emanuela soltanto all’interno della scuola. Le chiedo se ricorda che Emanuela indossasse la divisa?

LAURENTI. A scuola era obbligatorio andare vestiti di blu e con una camicia bianca. C’era un po’ di tolleranza da parte di suor Dolores verso i jeans scuri. Ogni tanto faceva finta di non vederli. Per il resto, era abbastanza rigida al riguardo. Mi sembra di ricordare che Emanuela vestisse sempre in blu: magari anche lei portava i jeans qualche volta. Questo è il ricordo che ho.

CAMPIONE (FdI). Ma era l’unica a portare i jeans o c’erano anche altre? 

LAURENTI. No, non era l’unica. Capitava anche a me qualche volta di mettere i jeans scuri.

PRESIDENTE. Signor Laurenti, lei conosce Marco De Lellis? Lo ricorda?

LAURENTI. Certo. Però, se non avessi letto il suo nome, oggi lo avrei dimenticato.

PRESIDENTE. Glielo chiedo perché Marco De Lellis dice, a verbale, che il 23 giugno venne a trovarla al Celio e le comunicò della scomparsa di Emanuela.

LAURENTI. Ho letto anche io questa cosa, ma non ricordo. Marco De Lellis è uno dei compagni del conservatorio che poi non ho più sentito. E quando una persona non la senti più, la dimentichi. Comunque, io non ho questo ricordo. Sicuramente, rispetto ad altri colleghi, lui lo frequentavo soprattutto nella classe di canto corale. Marco era un pianista ed una persona carina.

PRESIDENTE. Su Marco De Lellis torneremo. Ho dovuto anticipare la domanda perché mi constava l’obbligo di segnalarle questo elemento di incongruenza. Effettuata una verifica sui verbali, fu proprio lei che dichiarò di essere stato informato da De Lellis; non è De Lellis che verbalizzò. 

LAURENTI. Presidente, sono lieto vi sia un verbale dove questo è riportato. Quindi, della scomparsa mi è stato forse detto quando stavo al Celio? 

PRESIDENTE. Così lei dichiarò: che lo seppe il giorno dopo da De Lellis che la venne a trovare.

LAURENTI. Forse è stato così forte quello che avvenne venti giorni dopo in caserma, che dopo quarant’anni io ricordavo questo e non che fu De Lellis a dirmi di Emanuela. Se questo l’ho detto a verbale, Presidente, evidentemente è così.

SCURRIA (FdI). Signor Laurenti, alla luce di quello che ci ha detto, di questa innocente simpatia tra voi, quando lei apprende quello che è successo a Emanuela, nei giorni successivi, quando era al Celio, visto che non era una persona a lei indifferente, ha chiesto a qualcuno che cosa è successo? Ha provato ad interessarsi, se poteva dare una mano? 

LAURENTI. Ma non c’era alcuna amicizia. Io non avevo neanche il telefono di Emanuela.

SCURRIA (FdI). Un’amicizia non espressa, come ci ha detto subito, ma comunque un qualche sentimento c’era. 

LAURENTI. Sono costretto a dire che l’espressione sentimento è un po’ troppo forte. Magari c’era anche qualche altra ragazza. Insomma, eravamo ragazzini.

SCURRIA (FdI). Ma Emanuela non le era indifferente. Non era come tante altre persone che vedeva nella lezione di canto corale.

LAURENTI. Quando io tornai in caserma fui molto più preoccupato e preso da quello che accadde a me, ragazzo di 19 anni, a fare il CAR avanzato ad Orvieto. Cominciò, infatti, un’attività militare intensa. 

Confesso che per un po’ di tempo tutti aspettavamo che succedesse qualcosa. Poi il tempo passa. Io della vicenda non parlai con nessuno. Rimasi a Orvieto a fare il militare e, quando mi congedai, neanche tornai al conservatorio, perché cominciai a lavorare in giro per l’Italia. Quindi, è una domanda alla quale non so cosa rispondere.

IAIA (FDI). Signor Laurenti, partiamo da un interrogatorio che lei ha fatto a sommarie informazioni il 2 agosto 1983 davanti alla squadra Mobile. La aiuto leggendo quello che dichiarò all’epoca: alcune mie amiche mi hanno parlato di Emanuela, affermando di averla vista in compagnia di un giovane che viaggiava a bordo di una grossa motocicletta.

LAURENTI. Questo non posso averlo detto io.

IAIA (FDI). Signor Presidente, magari facciamo una verifica, perché ciò risulta dai documenti in nostro possesso.

PRESIDENTE. Invito gli Uffici a procedure ad una verifica in tempo reale.

IAIA (FDI). Sulla famiglia De Lellis, lei ci ha parlato di Marco, che era un suo amico. Che rapporti aveva con gli altri componenti della famiglia, con il papà Franco, la mamma Giuliana e la sorella Patrizia

LAURENTI. La sorella non la ricordo proprio, mentre i genitori lavoravano lì, presso la scuola di musica. Li ricordo carinamente, due persone che vedevo spesso, in quanto poi genitori di Marco.

IAIA (FDI). Marco era un suo coetaneo?

LAURENTI. Aveva qualche anno in più o in meno, ma intorno alla mia età.

IAIA (FDI). Comunque eravate amici di conservatorio. 

LAURENTI.  Sì, della classe di canto corale. E condividevamo l’amore per la musica pop, non classica. Ricordo Marco come musicista e i genitori che stavano lì a lavorare. Invece, la sorella non la ricordo proprio. 

IAIA (FDI). Sulla sorella, sempre dal verbale del 2 agosto del 1983, lei dichiara: sul conto di Patrizia ho appreso molte notizie sconcertanti e il fratello Marco mi diceva che lei e il marito ne avevano fatte di tutti i colori.

LAURENTI. Ecco, queste cose le ho rilette in giro.

IAIA (FDI). E ci spiega cosa voleva dire? 

LAURENTI. È quello che ho letto sui giornali: che lei faceva la comparsa in un certo tipo di film. Ma l’ho letto sui giornali adesso.

IAIA (FDI). Ma all’epoca glielo riferì Marco. Giusto? Lei è stato sentito nell’agosto 1983. Chiaramente faceva riferimento a queste comparsate nei film.

LAURENTI. Probabilmente. Ma io ho riletto queste dichiarazioni sui giornali usciti in questo periodo e sono rimasto abbastanza meravigliato: come se le leggessi per la prima volta.

IAIA (FDI). Quello che ha letto sui giornali, in pratica, è che la De Lellis facesse la comparsa in film porno?

LAURENTI. Sì, che avesse queste difficoltà, ma nient’altro.

IAIA (FDI). Conosce o ha mai sentito parlare del regista Bruno Mattei?

LAURENTI. Assolutamente no.

PRESIDENTE. Signor Laurenti, le leggo un estratto dal verbale del 2 agosto 1983: “effettivamente alcune mie amiche mi hanno parlato di Emanuela, affermando di averla vista in compagnia di un giovane che viaggiava a bordo di una grossa motocicletta”. Questa è la sua firma.

Verbale Alberto Laurenti del 02/08/1983

LAURENTI. La ringrazio, Presidente. È per questo che avevo chiesto di effettuare una verifica e prendere a riscontro quello che avevo detto all’epoca.

IAIA (FDI). Signor Laurenti, d’altronde siamo qui per cercare di capire. Per questo le ho letto quello che aveva dichiarato, ad ausilio della sua memoria. Se dunque il Presidente mi autorizza, proseguo nella lettura del succitato verbale del 2 agosto 1983 della squadra Mobile.

PRESIDENTE. Senz’altro, onorevole Iaia, ma solo per la lettura del verbale dispongo il passaggio in seduta segreta.

(I lavori procedono in seduta segreta dalle ore 13,37)

(I lavori riprendono in seduta pubblica alle ore 13,38)

LAURENTI. Anche dopo la lettura dell’estratto, io non ricordo nulla. Mi affido totalmente a quello che ho dichiarato allora, perché non c’è motivo di non farlo. Le amiche, tra l’altro, sono quelle della classe di canto corale. Non possono essere altre. Questo perché nella classe di chitarra eravamo tutti maschi. Quindi, le amiche in questione sono le due o tre amiche in comune della classe di canto corale.

IAIA (FDI). Ricorda i nomi di queste amiche? 

LAURENTI. Una è chiaramente Regina Martusciello, che è stata audita; un’altra era Maddalena Santini, che purtroppo non c’è più. Poi ve ne erano altre, con le quali parlavo di meno, come Eufrasia, che era una bravissima violinista. E c’era anche Tiziana.

IAIA (FDI). Il nome Pietro Meneguzzi le dice niente? È un cugino di Emanuela. Il nome non le dice nulla? 

LAURENTI. No.

IAIA (FDI). Noi abbiamo ascoltato dei testimoni dell’epoca, tra cui anche il maestro Miserachs, che ci ha descritto l’ambiente della scuola come un ambiente non così controllato, dove c’erano comunque 700 ragazzi, e molto frequentato. All’interno del palazzo insistevano anche altre attività, non c’era solo la scuola. Ad esempio, c’era la segreteria di Scalfaro. Quindi, sembra vi fosse un po’ di confusione all’interno di questa scuola. 

LAURENTI. Mai riscontrata questa confusione. Quando si arrivava all’ingresso della scuola, che occupava un piano solo, io ricordo un ambiente controllato. Degli altri piani non so, ma non mi capitava di incontrare confusione neanche all’ingresso del palazzo, forse per gli orari che facevamo. Della scuola io ho un ricordo molto bello, da questo punto di vista. 

IAIA (FDI). Che lei ricordi c’era un custode all’ingresso?

LAURENTI. Penso di sì. C’erano più ingressi, con la porta di vetro. Però, per quanto riguarda la scuola, io ho ricordi di una gradevole serietà scolastica, con la direttrice suor Dolores.

IAIA (FDI). Nei giorni successivi lei fu contattato dai familiari di Emanuela?

LAURENTI. Mai. Io non mi sono neanche mai incontrato con il fratello, anche se per interposte persone gli ho mandato un abbraccio. 

IAIA (FDI). È al corrente che, in una delle telefonate fatte dal sedicente americano nel luglio 1983, questo sedicente americano fece il suo nome, sottolineando che ad Emanuela piaceva un ragazzo di nome Alberto, che in quel periodo faceva il militare?

LAURENTI. Sì, lo so. Il mio parere è che questo americano avesse a che fare con Emanuela o sapesse. Non so cos’altro dire.

PRESIDENTE. Questa è una domanda molto importante. Il punto è: visto che, come lei ci ha detto, non stiamo parlando di un fidanzamento, ma di una parzialmente inespressa simpatia reciproca, come poteva questo americano esserne a conoscenza? 

LAURENTI. Il ricordo che ho io è che, quando mi interrogarono a Roma il 2 agosto, avevano già avuto modo di verificare che su un diario di Emanuela era scritto il mio nome. Questo è il motivo per il quale mi dissero: tu piacevi ad Emanuela

PRESIDENTE. Quindi lei dice che, probabilmente, l’americano aveva in mano dei diari?

IAIA (FDI). Però la telefonata parlava di Alberto che faceva il militare. Quindi, non era scritto sul diario.

LAURENTI. Perché ero appunto partito a fare il militare. Quindi, o glielo aveva detto Emanuela o lo sapeva per interposte persone. E questa è una bella domanda. 

PRESIDENTE. Quindi, l’informazione doveva arrivare dall’ambiente della scuola.

LAURENTI. Penso di sì.

IAIA (FDI). Tornando al motociclista di cui parlò all’epoca, nell’ambiente della scuola o delle persone che frequentavate, ricorda qualcuno in possesso di una motocicletta di grossa cilindrata? Lo chiedo perché più di qualcuno ha parlato di questa moto e di questo motociclista.

LAURENTI. No, anche per l’età che avevamo, dai 13 ai 17 anni.

IAIA (FDI). Però, vi è magari la frequentazione di un soggetto che possiede la moto e questo può colpire dei ragazzi di 13 anni. 

LAURENTI. Io questo ricordo purtroppo non ce l’ho.

ASCARI (M5S). Signor Laurenti, all’interno del corso di canto corale che lei frequentava con Emanuela, ricorda della presenza di una certa Federica?

LAURENTI. No, ma le chiedo se ha qualche indicazione per aiutarmi a ricordare. I nomi che ricordavo li ho fatti prima. 

ASCARI (M5S). La descrizione fisica che è stata fatta è la seguente: bassina, capelli ricci e neri. 

LAURENTI. Purtroppo, la descrizione non mi dice nulla.

ASCARI (M5S). È mai accaduto che, nei giorni successivi alla scomparsa di Emanuela, qualcuno si sia presentato in qualsiasi veste da lei, anche come giornalista, per chiederle della sua conoscenza con Emanuela? 

LAURENTI. In caserma no. Quando, tanti anni dopo, io ebbi un marginale successo nel mondo della notte romana, poiché in modo ciclico si parla di Emanuela, un paio di giornalisti mi chiesero di Emanuela Orlandi. Io risposi come ho risposto adesso. Ma è successo circa dieci anni dopo, quando suonavo in un locale notturno a Roma, non in quel periodo. 

ASCARI (M5S). A proposito del servizio militare, lei ha parlato di un intervento che ha fatto in quei giorni. Può dirci che intervento era? 

LAURENTI. Avevo un grappolo di verruche su una mano. Essendo una infezione contagiosa, mi mandarono subito al Celio a rimuoverlo. Mi ero chiaramente infettato in caserma, ma non ricordo nient’altro. 

ASCARI (M5S). Signor Laurenti, parliamo di una scomparsa sulla quale sta indagando una Commissione d’inchiesta e di cui da quarant’anni si parla. Lei ha vissuto un contesto in cui con Emanuela avevate amicizie in comune, confidenze. E comunque ci è stato detto che quella scuola era un porto di mare.

LAURENTI. Scusi, che vuol dire un porto di mare?

ASCARI (M5S). Insomma, ci è stato detto che c’era frequentazione di tanti studenti, ma anche di altri soggetti. Questo è quello che è uscito.

LAURENTI. Allora io andavo in un’altra scuola.

ASCARI (M5S). Ma lei ha mai acquisito informazioni o confidenze sulla scomparsa di Emanuela? Qual è la sua opinione, che può rilasciare qui in Commissione? Secondo lei che cosa è successo? 

LAURENTI. Qualcosa di gravissimo, chiaramente. Avere un’opinione mia personale, dopo quarant’anni che leggiamo teorie di caratura internazionale, è difficile. Le posso dire che sono, come tutti, interrogativo. Sarebbe meraviglioso sapere la verità, anche per la famiglia. 

ASCARI (M5S). Visto che c’era una simpatia reciproca, probabilmente lei prestava anche un po’ di attenzione ad Emanuela all’uscita da scuola. Lei ha mai notato se Emanuela, quando usciva da scuola, in qualche occasione fosse salita su un’autovettura? E se sì, quale? 

LAURENTI. No. Purtroppo non ho ricordi del genere. 

PRESIDENTE. Non ricorda come usciva di solito Emanuela? Se c’era una simpatia, almeno quando si usciva vi salutavate?

LAURENTI. Ci salutavamo tutti, all’uscita della classe o sotto al portone, anche scappando, perché era tardi, le sei e mezza o le sette di sera. Lei andava a prendere l’autobus che la portava verso il Vaticano, quindi sul lato destro di corso Rinascimento. Io prendevo invece l’autobus che mi portava al Colosseo, per prendere treno e metro per andare a Ostia. 

Ci si salutava frettolosamente, perché era un orario tremendo. Tutti avevano fretta di tornare a casa e quindi non capitava di fermarsi a fare due chiacchiere, né con lei né con nessun altro, alla fine della lezione di canto corale. Questo anche perché era meravigliosa ma pesante come lezione: facevamo canto gregoriano in latino per circa due ore. Quindi, non ho nessun ricordo particolare che possa essere utile.

MORASSUT (PD-IDP). Signor Laurenti, le sottopongo un cortocircuito sulla questione delle date di informazione sulla scomparsa di Emanuela. Secondo quanto da lei dichiarato a verbale: venne Marco De Lellis al Celio e mi disse che era scomparsa Emanuela. Marco De Lellis dichiarò che lo stesso 23 giugno, prima di venire da lei, aveva avuto la notizia a sua volta da Patrizia, cioè dalla sorella. 

Parte del verbale di De Lellis Patrizia

Poi c’è un cortocircuito, perché Patrizia De Lellis dice a verbale, due volte: ma io ho saputo della scomparsa di Emanuela dai manifesti, che furono affissi una settimana dopo. Quindi, da come gira la notizia, dalla famiglia De Lellis a fino a lei, che ovviamente non ha nessuna colpa da questo punto di vista, c’è un elemento che non funziona.

Questo mi porta alla domanda sul rapporto suo con Patrizia De Lellis, la sorella di Marco. Intanto, da alcune testimonianze si evince che la sua conoscenza con Emanuela risalirebbe al 1981 e di questo le chiedo conferma. Quindi, questo rapporto di simpatia reciproca, seppure a distanza e platonico, sarebbe durato due anni, abbastanza a lungo. 

LAURENTI. Non è così, anche perché in due anni ne succedono di cose. Uno guarda anche altre persone. Si ricorda Emanuela per quello che poi è successo, ma c’erano altre simpatie. A quell’età, uno vive con leggerezza. 

MORASSUT (PD-IDP). Sì, ma io la informo, anche per chiedere conferma, che, quando scompare Emanuela, la famiglia, nel cercare di capire dove la ragazza fosse finita, si reca anche ad Ostia. Perché si reca a Ostia? Probabilmente perché la mamma sapeva, lei stessa lo dice, che Emanuela aveva una simpatia per un ragazzo che si chiamava Alberto

LAURENTI. È la prima volta che sento questa storia. Non l’ho letta da nessuna parte. Io sapevo di Santa Marinella.  

MORASSUT (PD-IDP). Qui siamo al momento delle prime ricerche. Se le faccio questa domanda è per capire la densità o meno del rapporto suo con Patrizia De Lellis, che è una figura abbastanza particolare in questa vicenda. Ad un certo punto, infatti, Patrizia stessa dichiara che, in occasione di una rappresentazione musicale presso la sala Nervi, lei le chiese di riferirgli se Emanuela dava segnali di simpatia nei suoi confronti.

LAURENTI. Questa cosa l’ho letta, ma non la ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Ciò fa pensare che con Patrizia ci fosse quel minimo di confidenza che le consentiva di chiederle cosa Emanuela pensasse di lei.

LAURENTI. Io non solo le dico che non ricordo Patrizia. Ma vuole che non ne avrei parlato, piuttosto, con le mie compagne di classe di canto corale? Non crede? Io Patrizia non me la ricordo.

MORASSUT (PD-IDP). Patrizia aveva un marito, dal quale si era separata e col quale poi era tornata, che si chiamava Alfonso Montesanti, il quale faceva il fonico e lavorava con lei.

LAURENTI. Ma come faceva a fare il fonico con me, se io ero militare? Bisogna circostanziare queste informazioni.

MORASSUT (PD-IDP). In alcuni spettacoli, in alcune iniziative, quando lei suonava, questo Montesanti faceva il fonico per lei. Quindi, lei lo conosceva abbastanza bene. Così risulta dai verbali.

LAURENTI. Ma qui stiamo parlando di prima del servizio militare?

MORASSUT (PD-IDP). Sì, immagino prima. Quindi, la mia domanda è: lei ricorda questa persona, questo Alfonso Montesanti, marito di Patrizia De Lellis?

LAURENTI. Ma io non ricordo neanche Patrizia.

MORASSUT (PD-IDP). Le domande che le rivolgiamo sono legittime, signor Laurenti. Patrizia era la sorella di Marco e Marco era un suo amico molto stretto.

LAURENTI. Talmente stretto che poi è sparito.

MORASSUT (PD-IDP). Il clima nel quale lei tenne queste testimonianze presso la squadra Mobile o anche ai Carabinieri fu un clima sereno, tranquillo o ci fu una pressione?

LAURENTI. Io ho un solo ricordo: che chi mi interrogò urlava. Era molto arrabbiato. Io risposi come riportato a verbale. Ricordo che c’era una forte tensione dentro quella stanza. Parlo qui dell’interrogatorio a Roma presso la squadra Mobile.

MORASSUT (PD-IDP). Questo come se lo spiega?

LAURENTI. Erano arrabbiati, perché erano passati due mesi e non sapevano ancora niente. Quindi, erano molto agitati. Forse quel giorno nella stanza c’erano pure i genitori di Emanuela: è possibile? 

PRESIDENTE. Mi sembra difficile che, durante un interrogatorio, possano essere presenti terze persone.

BIZZOTTO (LSP-PSd’Az). Signor Laurenti, essendo lei stato un amico o comunque un conoscente di Emanuela, mi sembra strano che la famiglia non l’abbia mai cercata e che lei non abbia mai cercato la famiglia.

LAURENTI. Perché non eravamo amici. Io non avevo neanche il numero di telefono di Emanuela. Stiamo andando un po’ oltre, come lettura, rispetto a quello che io ho detto, sia allora che adesso. Se fossimo stati amici la famiglia mi avrebbe cercato. Invece non mi hanno mai cercato e, addirittura, il fratello tutt’oggi dice: si piacevano, ma non se lo sono mai detto. 

PRESIDENTE. A questo proposito, non so se lei è al corrente che la sera della scomparsa di Emanuela o, comunque, nell’immediatezza dei fatti, la famiglia di Emanuela, tra i vari luoghi, andò a cercare Emanuela anche a Ostia, ben lontano dai luoghi che lei frequentava, dove risiedeva o dove studiava. Lo sapeva questo?

LAURENTI. Lo ha detto il Commissario poco fa. Ed è stata la prima volta che ho sentito di questa cosa. 

PRESIDENTE. E sapendolo adesso, come se lo spiega?

LAURENTI. Non ne ho idea. Non so proprio cosa dire, tanto più che la famiglia sapeva che io stavo ad Orvieto. Andarono a Ostia ed è un qualcosa che mi lascia senza parole.

PRESIDENTE. Ritorniamo a quello di cui parlavamo prima, a quello che lei fece il 22 giugno. Lei dichiarò di essere rimasto in caserma ad Orvieto fino alle 17,30.

LAURENTI. A me sembra di ricordare di essere partito un po’ prima.

PRESIDENTE. Qui ha detto di non essere passato da casa, ma nei verbali ha dichiarato di essere passato a casa.

LAURENTI. Prima di andare al Celio?

PRESIDENTE. Si, perché lei al Celio andò a ricoverarsi alle 22,30. 

LAURENTI. Probabilmente, allora, ho preso il treno per Ostia e sono andato a casa. E lì ho visto i miei genitori? 

PRESIDENTE. Esattamente. Dichiarò proprio questo: di essere stato presso i suoi genitori fino circa alle 21,30 e poi di essere andato al Celio. Però, questo non se lo ricorda?

LAURENTI. No.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Signor Laurenti, sempre in merito al suo ricovero in ospedale di quella sera, lei ha spiegato la motivazione, quindi il problema di salute che aveva avuto. Ma questo ricovero era già programmato da tempo o è stata un’urgenza, per cui lei ha dovuto recarsi velocemente a Roma per andare al Celio? 

LAURENTI. Le verruche non sono una cosa urgente, senatrice. Non è un infarto. Quindi, suppongo che me l’avessero comunicato da qualche giorno.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei aveva avvisato qualche suo amico del fatto che sarebbe stato su Roma quel giorno?

LAURENTI. Visto che all’epoca ho dichiarato che venne a trovarmi Marco De Lellis, probabilmente a lui lo avevo comunicato. Ci sono fatti del 1977 e del 1978 che ricordo come fosse ieri e cose avvenute dopo che non ricordo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, si presume che lei abbia avvisato alcune persone tra cui, ovviamente, Marco De Lellis. Lei era al corrente che proprio quel giorno, ovvero il giorno in cui lei sarebbe stato ricoverato al Celio, i genitori di Marco De Lellis avrebbero festeggiato il loro anniversario di matrimonio presso la scuola di musica?

LAURENTI. L’ho letto sui giornali di recente. 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei ricorda perché Emanuela l’aveva colpita, perché le piaceva? Cosa ci trovava di così speciale in Emanuela per avere questa simpatia, anche se platonica, per lei?

LAURENTI. Era molto carina, con questi capelli neri, lunghi, lisci. Era una bellezza particolare.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). La trovava una bellezza fine o provocante?

LAURENTI. Assolutamente fine.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi potremmo dire che lei era probabilmente più attratto, in quel periodo della sua vita, da ragazze con una bellezza non troppo appariscente?

LAURENTI. Senatrice, avrebbe dovuto vedere il conservatorio di quegli anni. Le ragazze erano vestite come suore. Quindi, ci si innamorava di un viso, di un sorriso. Erano giovanissime, ragazze acqua e sapone. Emanuela era bella, con questi capelli lunghi, neri corvini. La sua bellezza, la sua timidezza: io ricordo questa cosa e basta.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). In merito a quello che è stato detto poc’anzi su Patrizia De Lellis, immaginiamo che fosse un tipo di bellezza differente da quella di Emanuela. Probabilmente molto più appariscente, visto anche il suo lavoro di attrice.

LAURENTI. Ne prendo atto, ma io non la ricordo. È una di quelle persone di cui adesso so il nome, ma non la ricordo.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Lei sa se Emanuela avesse dei rapporti con la famiglia De Lellis? Se li conosceva, se ci parlava? Quando lei stava col suo amico Marco, non c’è mai stato un momento in cui parlavate con Emanuela? 

LAURENTI. No.

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Come vi siete lasciati lei ed Emanuela prima che lei partisse per il militare? Vi siete salutati o visti? 

LAURENTI. No, ma io non ho salutato nessuno. Quando si parte militare, poi, accade un po’ tutto all’improvviso. Io frequentavo molto meno in quei mesi il conservatorio, perché già lavoravo abbastanza. Io sono dovuto partire con mia grande sorpresa, perché non sono riuscito a fare il rinvio. Non ho nessun ricordo di aver salutato qualcuno. Sono andato via arrabbiatissimo, perché non mi aspettavo di fare il militare in quel momento della mia vita. 

PIROVANO (LSP-PSd’Az). Quindi, oltre a non avere il suo numero di telefono, non aveva neanche chiesto il suo indirizzo, magari per scrivere una lettera?

LAURENTI. No, non ho scritto niente.

PRESIDENTE. Di spettacoli dal vivo a Roma, già negli anni Ottanta, comunque ne fece. Parlo di spettacoli suoi. 

LAURENTI. Sì, ma erano piccoli e brevi accenni.

PRESIDENTE. Sì, ma volevo puntualizzare che comunque faceva attività musicale anche nel campo della musica folkloristica romana. 

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). Signor Laurenti, noi abbiamo notizia che suor Dolores, successivamente alla scomparsa di Emanuela, abbia svolto una sorta di indagine, parlando con alcune persone con cui era in confidenza per raccogliere delle informazioni. Volevo sapere se lei è una delle persone con cui ha avuto un confronto e, quindi, se le aveva detto qualcosa. 

La seconda domanda riguarda sempre la scuola. Ci risulta che lei avesse a disposizione uno spazio all’interno della scuola dove suonava. Volevo capire di cosa stiamo parlando: aveva una stanza, una sala o un’area? Che tipo di spazio era?

LAURENTI. Questa è stata una circostanza molto carina. Mio padre aveva uno stipendio medio basso e tre figli maschi. Io non potevo avere un pianoforte, dunque, non me lo potevo permettere. Quindi, spesso la mattina andavo al conservatorio, in tarda mattinata, e suor Dolores lo sapeva. Entravo in un’aula vuota, mettevo la sordina e studiavo pianoforte un paio d’ore, non potendolo fare a casa.

Poi, ho letto che io avrei frequentato una stanza segreta. Sì, la stanza segreta c’era, io sapevo che esisteva e me l’hanno fatta vedere. Però, se ci avessero sorpreso lì dentro ci avrebbero espulso dalla scuola. La famigerata stanza dell’orologio, di cui si parla come una stanza misteriosa, l’abbiamo vista tutti, ma nessuno poteva andare lì a studiare, perché sarebbe stato espulso dalla scuola. 

Era una stanza pericolosa, con ingranaggi vecchi ed un orologio. Quella stanza esiste, sì, ma non era un luogo che frequentavo per fare musica. Invece, spesso approfittavo delle aule vuote per studiare, non potendolo fare a casa.

RUSSO Paolo Emilio (FI-PPE). L’altra domanda, in realtà, è una specie di quiz. Le dico quattro nomi. Luca Casagrande, Alessandro De Angelis, Andrea Mario Ferraris, Marino Vulpiani e Giulio Gangi. Le chiedo se li conosce e se sa qualcosa di loro.

LAURENTI. I nomi che ricordo sono altri, quelli che avevano a che fare con la mia vita professionale, cioè chitarristica. Alla fine, lo ripeto, la mia classe era quella di chitarra. La classe di canto corale era un appuntamento il mercoledì sera. Io ricordo Francesco Vernata, Marco De Santi, Scozzafava, altri nomi. Questi altri nomi, chi sarebbero?

PRESIDENTE. Non sono studenti della scuola. Sono persone coinvolte a vario titolo. Signor Laurenti, lei nel giugno 1983 aveva la patente?

LAURENTI. Io la patente l’ho presa tre anni dopo. Non avendo i soldi per comprare la macchina, per spregio non presi subito la patente. L’ho presa dopo il congedo dal militare, un anno e mezzo dopo. Non avevo né patente né patentino.

PRESIDENTE. Per il verbale, lei ha detto che Marco De Lellis è sparito. In realtà Marco De Lellis è andato a vivere negli Stati Uniti. Questo lei lo sapeva?

LAURENTI. L’ho appreso adesso. Non lo sapevo.

ASCARI (M5S). Signor Laurenti, per quanto riguarda l’intervento, lei ha detto di essere entrato al Celio alle 22,30. Solo per chiarezza, questo intervento era programmato? 

LAURENTI. Penso di sì, da qualche giorno. Non è che per una verruca si corre in ospedale. Sicuramente era programmato. Lo dico per rigor di logica, non perché ho un ricordo del genere. 

ASCARI (M5S). Le chiedo un’ultima precisazione, a proposito di Marco De Lellis. Lei ha detto che eravate amici. Dopo la scomparsa di Emanuela, i genitori di Marco e Patrizia (che lei non ricorda), i signori Franco e Giuliana, si erano mostrati molto allarmati, temendo che Patrizia e il genero avessero avuto un qualche ruolo nella sparizione di Emanuela. 

Le chiedo, pertanto, se Marco, in un’ottica di confidenza, vista la situazione gravissima quale appunto la scomparsa di una ragazzina di 15 anni, si sia confidato con lei o le abbia rappresentato la preoccupazione dei suoi genitori.

LAURENTI. Onorevole, ma io non ricordavo neanche che Marco fosse venuto al Celio a trovarmi e mi avesse detto che Emanuela era sparita. Si figuri se ricordo questo. Penso di no. A questo punto, però, posso solo dire che non ricordo che me ne abbia parlato. 

PRESIDENTE. Ricorda se, rispetto al suo ricovero, negli anni seguenti, gli inquirenti le abbiano chiesto i documenti di ricovero e dimissioni? 

LAURENTI. No. 

PRESIDENTE. Potrebbe escluderlo?

LAURENTI. Mi sento di escluderlo, ma non lo ricordo. Credo che fecero le indagini del caso.

RAPANI (FdI). Signor Laurenti, con quale frequenza andavate a villa Torlonia a suonare la chitarra? 

LAURENTI. A villa Torlonia ci sono andato forse due volte in tre anni. Se lei me lo sta chiedendo, forse è perché l’ho dichiarato? Con qualcuno del conservatorio abbiamo fatto, qualche domenica, una passeggiata. Forse siamo andati a Villa Torlonia e forse ho portato anche la chitarra. Non lo ricordo. 

Comunque, sì, penso che qualche volta sia capitato. Ho il ricordo di aver trascorso una domenica pomeriggio da qualche parte con Regina e con Maddalena, che non c’è più: sicuramente sarà stato lì. 

PRESIDENTE. Marco De Lellis le ha mai parlato di Bruno Mattei

LAURENTI. Questo nome non mi dice nulla. 

PRESIDENTE. Lei conosce la vicenda di Mirella Gregori

LAURENTI. No, non ho seguito affatto il caso.

PRESIDENTE. Nel ringraziare il signor Laurenti per la sua presenza e il suo contributo qui oggi, dichiaro conclusa l’audizione.

I lavori terminano alle ore 14,20

 

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