Federica Orlandi “Anche io avvicinata da Felix sull’autobus”

Federica Orlandi
Federica Orlandi

Federica Orlandi è l’ultima persona ad aver parlato con Emanuela, scomparsa nel 1983. È stata lei a rispondere al telefono quando la sorella ha chiamato per chiedere alla madre il permesso di accettare un lavoro di volantinaggio per l’Avon.  «Le avrebbero dato un compenso di 300mila lire. Io le ho detto che era impossibile che le dessero quella cifra e così è finita la telefonata. Emanuela mi disse che questa persona avrebbe aspettato fuori dalla scuola di musica per sapere se avrebbe accettato il lavoretto da fare il sabato successivo. Nessuno poteva immaginare cosa poteva esserci dietro. Qualche tempo prima io ero sull’autobus e fui avvicinata da un uomo di nome Felix. Mi fermò chiedendomi se mi interessava fare la comparsa nel film ‘Gli ultimi giorni di Pompei’. Mi avrebbero pagato 100mila lire al giorno, ma io non accettai. Mi disse anche che mi avrebbe richiamato a casa, ma non lo fece», sono le parole di Federica.


Aggiornamento del 19 dicembre 2018

Felix è un polacco furbo e cinico che da decenni vive e gira per Roma adescando giovani e promettendo lavoro soldi e notorietà. Ad Alfredo, ad esempio, aveva detto che doveva fare un lavoro di volantinaggio ma viene invece drogato e fotografato durante un rapporto sessuale e quelle foto pubblicate su una rivista pornografica. Per il ragazzo è una vergogna troppo grande e si uccide.

Si presenta bene, spesso arriva col macchinone e l’autista, raggira, inganna e sfrutta tanti giovani; un ragazzo che all’inizio degli anni ottanta lavorava come comparsa si ricorda che Felix a Cinecittà sembrava essere di casa, entrava e usciva dagli studi sempre col macchinone l’autista, tutti lo conoscevano e tutti sapevano che cercava attori per film porno.

Felix fu fermato e interrogato per la scomparsa di Emanuela Orlandi visto che aveva contattato la sorella Federica pochi giorni prima della sua sparizione. Lui negò tutto ed esce di scena perché la pista va su altro, sui lupi grigi e su Ali Agca. A dire di un suo amico, anche lui coinvolto e interrogato, il giorno in cui Felix fu interrogato era molto nervoso.

L’amico di Felix

Qualche anno fa Pietro Orlandi lo ha rintracciato e ci ha parlato “le indagini su di lui erano state lungamente approfondite a seguito di quanto dichiaro’ all’epoca Federica, indagini che non portarono ad un suo coinvolgimento. Ma quante ce ne sono state di situazioni e fatti che hanno portato a lunghe indagini che non sono mai uscite mediaticamente o sui tanti libri scritti, vuoi per la difficoltà anzi l’impossibilità di raccontare tutto, vuoi perché tanti scrittori esperti sul caso conoscono solo quello che e’ uscito sui media“.


Aggiornamento del 28 dicembre 2018

Alfredo Musella
Alfredo Musella

Dopo aver letto un annuncio di lavoro su un giornale, il ventinovenne Alfredo Musella incontra il misterioso Felix che gli dice di andare a “Villa Melissa” (sulla via Sacrofanese ad un chilometro dall’imbocco con la via Flaminia) per incontrare la persona che gli avrebbe dato ulteriori spiegazioni sul tipo di lavoro. Entrato nella villa con due ragazze, dopo un’ora di attesa in un salottino, viene drogato con l’inganno, reso incosciente delle sue azioni “usato” e fotografato per delle riviste pornografiche. Sopraffatto per la squallida e barbara truffa cui era rimasto  vittima si uccide impiccandosi al cancello della villa mesi dopo. Prima di legarsi il breve pezzo di filo elettrico al collo il giovane ha scritto una lettera (arrivata alla redazione del quotidiano Paese Sera) dove spiega i fatti e una denuncia nei confronti della polizia  alla quale si rivolse per chiedere aiuto:

Alla Spett. attenzione della Questura Centrale Via di S. Vitale – Roma.
Il sottoscritto Musella Alfredo, nato a Roma il 19-2-1950 ed ivi residente presenta denuncia contro gli autori dei servizi fotografici apparsi nel numero del 21 marzo 1979 e dell’aprile 1979 rispettivamente sulle Ore ed Ore Mese e sui successivi articoli di recenti quotidiani erotici (recentissimamente ho ascoltato persone chiamarmi Super palla o pallone) in quanto ottenuti con sequestro di persona, raggiro e droga e fotomontaggi. In breve i fatti:
Nel mese di novembre 1978 il sottoscritto, disoccupato, ed in attesa di una futura sistemazione, rispose ad alcune inserzioni de II Messaggero. Ad una di queste inserzioni mi fu risposto pregandomi di rispondere ad un fissato appuntamento presso il bar di P.za Cavour in Roma per il giorno 13 dicembre 1978 alle ore 13 per parlare con il signor Felix un agente pubblicitario per la consegna di materiale propagandistico di natura commerciale ed editoriale. All’appuntamento il signor Felix mi pregò con altre due ragazze già con lui (le stesse delle foto che ho visto sulle Ore) di andare con il suo autista presso la sede della società che era sita in una villa di Sacrofano per parlare con la direttrice della società tale signora Inge di cui non afferrai oltre il cognome. Nella confortante situazione dettata dalla presenza di quelle che sembravano due ragazze per bene straniere (seppi poi dall’autista che erano danesi) accettai di andare a prendere questo materiate in consegna dalla direttrice. Arrivati a Sacrofano presso una villa con piscina fummo introdotti in un salottino dove attendemmo per circa un’ora la signora che non arrivava. Ad un certo punto il padrone di casa, tale Ettore (il tel. 9035139 ma oggi dà il segnale di variazione in 9084139) ci fece servire un aperitivo che una volta bevuto ci dette a tutti (almeno il mio era vero non so degli altri) un senso di euforia per il quale le ragazze si spogliarono e noi uomini invitati da loro facemmo l’amore con loro. Le sequenze di quelle scene sono riprodotte nelle Ore del 21 marzo e nelle Ore mese di aprile. Le successive sequenze omosessuali in più riprese riprodotte a detta di chi le ha viste non possono pertanto essere che dei fotomontaggi che invito la polizia a verificare almeno per una postuma riabilitazione che deve essere resa pubblica e che spero lo zio giudice voglia almeno concedere per la pace dei miei fratelli. Purtroppo l’impressione lasciatami alla Questura è quella di una parziale complicità con il mondo del male. Spero però vivamente di essere smentito dal trionfo della verità e della giustizia perché in coscienza non sono un omosessuale e nemmeno un depravato (non avrei fatto l’amore neppure con le donne se non fossi stato eccitato dalla droga nella bevanda). Il perché abbia taciuto il fatto di essere stato eccitato da droga la sera del 13 dicembre fu dettato dalla paura dell’ambiente e dal sospetto della complicità della polizia e poi perché non sospettavo la ripresa fotografica bensì tendenze guardonistiche del signor Ettore un tipo basso con i capelli lunghi e i baffi e il pizzo (comunque si può rintracciare tramite la direzione delle Ore a Milano).
Mi uccido pertanto non per l’onta dell’omosessualità che tale non sono e che comunque la mia pietà cristiana mi porta a considerare solo dei malati, bensì perché nel nostro paese per ottenere giustizia è necessario creare il caso di risonanza nazionale e smuovere la parte onesta della nazione. Con questo gesto spero inoltre che sia possibile una moralizzazione della gente, una riscoperta dei valori della fede, dell’onestà e della civiltà affinché il paese possa non essere più una giungla in cui giovani innocenti la cui unica colpa è quella di aver nonostante tutto avuto fiducia nel prossimo e di essere stato portato a rendere sporco persino il meraviglioso atto di amore tra uomo e donna riducendolo ad un bestiale incontro sotto la spinta della droga propinataci da turpi individui ai quali è inoltre impunemente permesso mediante fotomontaggi infangare sempre più una persona onesta con rapporti omosessuali. Me ne vado pertanto con il cuore colmo di dolore anche per quei miseri individui che per alcune centinaia di migliaia di lire hanno ucciso un uomo con il loro infamante raggiro. La Questura di S. Vitale non mi ha dato ascolto, spero che almeno voi abbiate pietà di me e della mia famiglia e vi adopererete per ristabilire la verità.


Aggiornamento del 09 gennaio 2019

Non sono io l’uomo della telefonata a “Chi l’ha visto?“”. La smentita dell’amico di Felix, la cui voce secondo diversi spettatori assomiglierebbe a quella del telefonista che parlò della tomba di De Pedis a Sant’Apollinare”.

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