Due emissari del vaticano in Procura da Capaldo.

Nella trasmissione televisiva del 12 dicembre 2021 di Andrea Purgatori, il Dott. Giancarlo Capaldo rilascia quelle che per lui, sono considerazioni e sensazioni sul caso Orlandi. Non valutazioni di prove dal punto di vista tecnico-giuridico ma che costituiscono quello che, secondo lui, riporta alla verità. “All’interno del mondo vaticano ci sono difetti molto gravi; l’ambiente è complesso e nel “lato oscuro” prende posto anche la pedofilia. C’è un significativo sospetto, che nasce da una serie di elementi, che Emanuela Orlandi sia una delle vittime di questo “lato oscuro” in seno al vaticano.

 Attendibilità di Sabrina Minardi:

Sabrina Minardi è la persona che ha messo in collegamento la banda della Magliana con la vicenda di Emanuela Orlandi. Questo rapporto però c’è stato fin dall’inizio dell’istruttoria perché nell’ambiente della polizia già si pensava che la banda fosse partecipe di questa vicenda. Successivamente questa pista fu abbandonata malgrado alcuni identikit fatti sulle basi delle testimonianze raccolte dagli amici di Emanuela portavano alla identificazione di alcuni personaggi della banda della Magliana. E’ proprio Sabrina Minardi che indica alla Procura che Emanuela Orlandi è stata restituita al vaticano. “Ritengo, spiega Capaldo, non per una mia valutazione autonoma, ma perché la Minardi ne parla nelle sue

Sabrina Minardi

deposizioni, di questa stranissima circostanza e cioè che Emanuela fosse stata riconsegna ad un Monsignore. Lo dichiara quando nessuno fino a quel momento lo avesse mai ipotizzato in quanto in quel periodo si immaginava che la ragazza fosse rimasta vittima o di qualche balordo oppure di un sistema collegato a qualche festino in cui era stata trascinata senza la sua volontà finito male. Nessuno aveva mai immaginato che potesse essere stata rapita per poter avviare una trattativa e poi questa trattativa potesse essere andata a buon fine con la riconsegna di Emanuela”.

Il punto di svolta avviene quando qualcuno segnala il fatto, eccezionale ed incredibile, della sepoltura del boss della batteria dei testaccini della banda della Magliana Enrico Renatino De Pedis (personaggio plurimalavitoso dove, in certi ambienti, si tiene sempre a precisare che non è stato mai colpito da una sentenza definitiva omettendo la causa: la sua prematura uccisione), nella basilica di S. Apollinare . Nel momento in cui esplode il caso dell’indegna sepoltura, nel vaticano diventa un grave imbarazzo. La tumulazione, incredibile ma spiegabilissima attraverso l’ipotesi di contatti e collusioni tra De Pedis e quel mondo, in particolare con Don Vergari. De Pedis è quello che ha fatto fare alla banda della Magliana il salto di qualità facendola diventare, da banda di criminali, rapinatori e spacciatori di droga ad “agenzia del crimine” usata da una parte del mondo politico e finanziario per sistemare le problematicità che sorgevano volta per volta.

GIANCARLO CAPALDO:

Accade che, nel periodo del papato di Papa Ratzinger, a cavallo del 2011/2012, mi ritrovo ad essere Procuratore reggente di Roma e due personaggi che in quel momento ricoprivano, sotto il profilo politico-criminale-investigativo, incarichi importanti in vaticano, chiedono di conferire con me. Queste due persone vengono ricevute in Procura, e sostanzialmente si lamentano perché il vaticano, a loro avviso, è continuamente sottoposto ad una sorta di discredito da parte della stampa per il suo presunto e non vero (secondo loro) coinvolgimento nella vicenda di Emanuela Orlandi e della vicenda della sepoltura di De Pedis. Gli stessi chiedevano come le indagini, a parere di Capaldo, potessero concludersi e come si potesse risolvere il problema dei gravi attacchi mediatici a cui erano sottoposti”.

Il cadavere di uno dei boss della banda della Magliana stava diventando dunque troppo fastidioso per le gerarchie vaticane e il Procuratore spiega ai due emissari che anche la famiglia Orlandi ha diritto a ritrovare una sua pace, anche se passando dal dolore per la conferma della morte di Emanuela, cioè dal ritrovamento dei resti della ragazza. Chiese di sapere di Emanuela. I due emissari presero atto di questa istanza e si riservarono di dare una risposta allorquando le più alte gerarchie vaticane fossero messe al corrente della richiesta.

La risposta avvenne qualche settimana dopo e fu positiva: il vaticano era disposto a mettere a disposizione ogni sua conoscenza ed indicazione per arrivare alla conclusione di far ritrovare il corpo di Emanuela.

Va da se che, secondo deduzione, il vaticano sapeva e sa dove si trova il corpo della ragazza.

Purtroppo questa disponibilità si interrompe a causa dei tanti misteri umani. In quel periodo Capaldo termina la sua reggenza a favore di Pignatone e quindi viene a cambiare l’assetto della guida della Procura e nel vaticano iniziano una serie di grandi manovre-scontri sotterranei attorno a papa Ratzinger.

 “Ritengo che la verità processuale è quella che deve trovare la procura rispetto a questa indagine. La verità in senso assoluto è sconosciuta a tutti quanti e sconosciuta anche a me, se nel romanzo ho raccontato una verità è quella conforme alla mia idea e al mio sentire stante l’acquisizione della mia attività di magistrato e dalla mia valutazione degli elementi probatori che ci sono stati e che sono stati acquisiti nel corso dell’indagine”

 

LAURA SGRO’ (avvocato della famiglia Orlandi)

Devo dire che se da un verso sono contenta, perché finalmente il Dottor Capaldo ha fatto pubblicamente queste dichiarazioni, d’altro canto le assicuro che sono scontenta perché le fa a tanti anni di distanza da quei fatti, peraltro consideri che di questa vicenda se ne parlava già da qualche anno. Consideri che nella prima denuncia di scomparsa che io feci in Vaticano nel 2017 parlai di questo argomento come il “fatto nuovo” su cui indagare. L’ho ripresentata in una nuova denuncia-querela nel 2019 chiedendo nuovamente che venisse ascoltato il dottore Capaldo e l’ho richiesta, qualche giorno fa dopo le prime dichiarazioni pubbliche del dottor Capaldo, ai magistrati Vaticani affinché finalmente, almeno dopo 4 anni di mia insistenza, lo possano convocare e possano chiedergli:

Avv. Laura Sgrò
  • Chi ha incontrato;
  • Per quale motivo gli emissari vaticani sono andati in procura dal Dottor Capaldo a parlare e a chiedere riguardo la vicenda di Emanuela Orlandi;
  • A che titolo e mandati da chi.

Che spiegassero dettagliatamente tutto ciò che si sono detti col Dottor Capaldo in lingua vaticanese quindi che lo traducessero in lingua italiana comprensibile per gli inquirenti. 

Nel frattempo ci siamo rivolti al Consiglio Superiore della Magistratura presso la Prima Commissione affinché possa verificare quali colloqui sono avvenuti in relazione a questa presunta trattativa, quali sono i magistrati coinvolti e se vi sono delle responsabilità nell’interesse della famiglia Orlandi e soprattutto per la Magistratura stessa”.

GIANCARLO CAPALDO:

Se fossi convocato dalle autorità vaticane nell’ambito di un’attività giudiziaria seria io andrei a spiegare come sono andati i fatti. Non posso dare queste informazioni all’ opinione pubblica generica perché mi sembrerebbe scorretto rispetto a ciò che è avvenuto. Così come non direi, in questa sede, i nomi di queste due persone, se erano presenti altre persone oltre a me e i due personaggi e se, per esempio il colloquio è stato registrato. A queste tre domande io non rispondo qui“.

 

 

 

Lettera di Giuseppe Pignatone al “Corriere della Sera” 13 dicembre 2021

Caro direttore, con riferimento all’articolo di Andrea Purgatori sulla scomparsa di Emanuela Orlandi pubblicato sul Corriere della Sera di ieri, ritengo opportuno precisare quanto segue: il dottor Capaldo non ha mai detto nulla, come invece avrebbe dovuto, delle sue asserite interlocuzioni con «emissari» del Vaticano alle colleghe titolari, insieme a lui, del procedimento. Nulla in proposito egli ha mai detto neanche a me, che pure, dopo avere assunto l’incarico di Procuratore della Repubblica (19 marzo 2012), gli avevo chiesto di essere informato dettagliatamente del «caso Orlandi».

Giuseppe Pignatone

Dopo il mio arrivo a Roma il dottor Capaldo ha continuato per oltre tre anni a dirigere le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, sentendo personalmente testimoni e indagati, disponendo intercettazioni e attività di polizia giudiziaria e nominando consulenti; egli ha anche coordinato, intervenendo sul posto, le attività per la rimozione della salma di Enrico De Pedis dalla tomba nella Basilica di Sant’ Apollinare e i successivi scavi nella cripta che hanno portato al rinvenimento di alcuni scheletri e di numerosissimi frammenti ossei non riconducibili però alla Orlandi. Io non ho mai ostacolato in alcun modo nessuna attività di indagine disposta dal dottor Capaldo o dalle altre colleghe.

 Non ho mai avocato il procedimento relativo alla scomparsa di Emanuela Orlandi. La richiesta di archiviazione è stata decisa a maggioranza tra i colleghi titolari del procedimento. Io ho condiviso e «vistato», quale Capo dell’Ufficio, tale richiesta, mentre il dottor Capaldo, che non era d’accordo, ha rifiutato – come era suo diritto – di firmarla.

La richiesta, presentata il 5 maggio 2015, è stata accolta dal gip, dopo che i familiari della Orlandi avevano presentato opposizione, il 19 ottobre dello stesso anno e confermata definitivamente dalla Cassazione il 6 maggio 2016. Solo dopo essere andato in pensione (23 marzo 2017), il dottor Capaldo ha riferito in libri e interviste delle sue asserite interlocuzioni con emissari del Vaticano.

Aggiungo infine un ultimo particolare: la circostanza della sepoltura di De Pedis nella basilica non fu scoperta nel 2012 grazie ad un anonimo, come si afferma nell’articolo così da ricollegarla temporalmente alle asserite «trattative». Essa, infatti, era nota fin dal 1997 ed era stata oggetto di articoli di stampa e di polemiche.

 

 

Dal sito Sky tg 24 del 14/12/2021

Becciu: di quella vicenda non sapevo assolutamente nulla

Becciu
Becciu

Lo ha detto il cardinale a margine del processo sulla gestione dei fondi della Santa Sede a proposito delle ‘rivelazioni’ dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, su una presunta ‘trattativa’ nel 2012 di due emissari vaticani con lo stesso Capaldo. Nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, tale trattativa (all’epoca Becciu era sostituto in Segreteria di Stato) riguardava anche la questione della tomba del boss della Magliana Renatino De Pedis nella basilica di Sant’Apollinaire.

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