Dieci domande per Emanuela Orlandi

Pietro Orlandi “nel corso di questi 28 anni ho sempre posto queste domande ma non ho mai ricevuto risposte concrete”.

L’idea è di indirizzare le DIECI DOMANDE alle massime autorità del Paese, comprese quelle preposte all’accertamento della verità, per far sentire forte la nostra voce e nella speranza che arrivi una risposta. Invito pertanto ognuno di voi, a partire da domani (22/12/2011) alle 10.00 ad inviare via e-mail il sottoindicato testo ai seguenti indirizzi mettendo come oggetto “dieci domande per la verità su Emanuela Orlandi”:

[email protected] (Quirinale)
[email protected] (Senato)
[email protected] (Camera Deputati)
[email protected] (Segreteria di Stato Vaticano)
[email protected]terno.it (Ministero Interno)
[email protected] (Osservatore Romano scv)
[email protected],
[email protected],
[email protected]t,
[email protected]it,
[email protected],
[email protected],
[email protected],
[email protected],
[email protected],
[email protected]e.it,
[email protected],
[email protected],
[email protected],
[email protected]
La seguente lettera è stata inviata via e-mail a:
Quirinale, Senato, Camera Deputati, Ministero dell’Interno, Segreteria di Stato Vaticano, Oss.Romano scv.Verità per Emanuela OrlandiLe 10 domande
  1. Emanuela Orlandi, 15 anni, cittadina vaticana, figlia del messo pontificio Ercole, studentessa di II liceo amante della musica, fu strappata alla sua famiglia il 22 giugno 1983. Nei mesi precedenti lo SDECE (servizi segreti francesi) aveva lanciato un allarme sull’imminente sequestro di un cittadino vaticano. Perché Santa Sede e Stato italiano (ministero dell’Interno, Procura, organi investigativi) sottovalutarono o negarono tale allarme?
  2.  Tre mesi dopo il sequestro un agente del Sisde annunciò alla famiglia: “Entro 15 giorni vi riconsegneremo Emanuela: mi raccomando, è stanca, portatela fuori Roma, in un posto tranquillo”. Poi negò di aver mai pronunciato quelle frasi. Cosa sapeva o gli avevano detto i suoi superiori?
  3. Alla vigilia del Natale 1983 papa Giovanni Paolo II, durante una visita in casa Orlandi, disse ai familiari: “Quello di Emanuela è un caso di terrorismo internazionale”. Di quali elementi era in possesso? Perché questa pista è stata successivamente seppellita?
  4.  Perché il Papa poi divenuto Beato, capace di abbattere il muro di Berlino e farsi amare da milioni di fedeli, non è riuscito a scalfire il muro di silenzi attorno alla scomparsa di una ragazzina innocente, sua concittadina?
  5. I nastri con le registrazioni telefoniche tra i rapitori e la Segreteria di Stato per chiedere lo scambio di Emanuela con Alì Agca risultano scomparsi. Perché lo Stato Vaticano ha respinto tutte le rogatorie chieste dallo Stato italiano e sistematicamente negato la collaborazione prevista dai Patti Lateranensi?
  6. Un alto funzionario della vigilanza vaticana dieci anni dopo il sequestro, alla vigilia di un suo interrogatorio in Procura, chiese a un suo superiore come comportarsi, e gli fu intimato: “… Le cose che sai tu non dire niente… soprattutto non dire che la cosa è andata in Segreteria di Stato…”. La conversazione fu intercettata. Risponde al vero che tale funzionario, indagato per reticenza, ha ottenuto la cittadinanza vaticana ed è tuttora in servizio nella Santa Sede? Perché sia gli inquirenti italiani sia lo stesso Vaticano non hanno mai chiarito questo fatto?
  7. Nell’agosto 1983 Emanuela, secondo due testimonianze, fu portata in Alto Adige, e da lì in Germania. In seguito a tali segnalazioni fu aperta un’inchiesta con quattro indagati per sequestro di persona, tra i quali un funzionario del Sismi, cognato del proprietario del maso nel quale Emanuela fu vista entrare. Perché di questa indagine non si è mai data notizia? In base a quali prove nel 1997 si arrivò al proscioglimento?
  8. Perché nel 1997 fu deciso di non concedere la proroga alle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e sull’attentato a papa Giovanni Paolo II?
  9. Perché la “pista della banda della Magliana”, fatta passare davanti all’opinione pubblica come risolutiva del caso, non ha portato a risultati concreti nonostante se ne parli dal 2008? L’unico indagato finito in carcere (per altri motivi) nel frattempo è tornato in libertà.
  10. Perché da anni la Procura di Roma tarda (dopo averlo annunciato più volte) ad aprire la tomba del boss della Magliana, Enrico De Pedis detto “Renatino”, inspiegabilmente sepolto nella basilica di Sant’Apollinare a Roma?

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