bozza 22 giugno 1983

MIRELLA GREGORI – EMANUELA ORLANDI

UNA STORIA VERA

 

Emanuela, mia figlia, sparì nel nulla nel centro di Roma vent’anni fa. Era il 22 giugno 1983. Due anni dopo l’attentato al papa. Lei aveva quindici anni. Adesso è una donna di trentacinque. Ma in tutti questi anni mia moglie e io non abbiamo mai perso la speranza di poterla riabbracciare. Perché Emanuela è viva. Da qualche parte“. [Ercole Orlandi 2003 “E’ viva” Antonio Fortichiari]

 

Emanuela Orlandi, quarta di cinque figli (Natalina, Pietro, Federica, Cristina) di un commesso del Palazzo apostolico, ha appena finito il secondo anno di liceo scientifico presso il Convitto nazionale Vittorio Emanuele II di Piazza Monte Grappa. Rimandata in due materie, (latino e francese) uno dei suoi veri interessi è la musica, frequenta infatti un corso di flauto traverso (due volte a settimana, il mercoledì e il venerdì della durata di un paio d’ore) presso l’Istituto Ludovico da Victoria, la scuola associata al Pontificio istituto di musica sacra di Piazza Sant’Apollinare. La porta il padre o Pietro, altrimenti prende i mezzi pubblici.

Usciva verso le 16,30, prendeva il 64 alla fermata qui vicino (capolinea nda) e scendeva in Piazza S.Andrea della Valle. Da lì proseguiva col 70, oppure a piedi. Doveva fare 400 metri dalla fermata del 64 all’Istituto Ludovico da Victoria. Terminata la lezione, alle 19.00, Emanuela tornava subito a casa. Anche quel giorno, il 22 giugno 1983 era un mercoledì, una bella giornata di sole estivo, Emanuela era uscita di casa verso le 16.00. Era andata a scuola con i mezzi pubblici, era allegra e spensierata, indossava una camicetta bianca, un paio di jeans, scarpe da ginnastica bianche e al collo aveva una collanina di tessuto giallorosso, i colori della Roma, la sua squadra del cuore”. [Ercole Orlandi “E’ viva” Antonio Fortichiari]

 

22 giugno 1983 mercoledì

Il 22 giugno 1983 il Corriere della Sera pubblica in prima pagina una intervista a Clara e Anna Calvi, la vedova e la figlia del banchiere Roberto Calvi. Le due donne sostengono che alla crisi finanziaria e alle difficoltà in cui Roberto Calvi si dibatteva non sono estranei il Vaticano, la sua banca (cioè lo IOR) e l’Opus Dei (la potente e discussa organizzazione laico-ecclesiastica nata per diffondere i principi della perfezione cristiana ed elevata a prelatura personale, la prima della storia, da Giovanni Paolo II il 28 novembre 1982. L’Unità a pagina sei titola: “La moglie di Calvi accusa in aula l’IOR (Vaticano)”.

L’Unità 22 giugno 1983

Nei giorni precedenti e in quelli successivi c’erano degli scioperi selvaggi dei bus ma non il 22 giugno: il servizio bus nella capitale era regolare.

L’Unità -Roma Regione 22 giu 1983

La mattina di quel mercoledì 22 giugno i genitori di Emanuela vanno a Fiumicino in visita da parenti, per rientrare un po’ prima delle otto di sera. I figli invece rimangono tutti a casa.

Pomeriggio del 22 giugno, Emanuela esce di casa con addosso la collanina, tiene in mano la sua sacca di cuoio marrone, da cui fuoriesce l’astuccio nero che contiene il flauto. Nella sacca ha anche alcuni spartiti musicali, la tessera d’iscrizione alla scuola e l’abbonamento ai mezzi pubblici.

Era salita sull’autobus 64, dopo quattro fermate era scesa in piazza Sant’Andrea della Valle, non le restava che percorrere duecento metri di Corso Rinascimento e sarebbe arrivata. (camminava sul marciapiede di destra davanti al Senato). Nonostante avesse superato l’orario di ingresso, le 16.00, Emanuela incontrò qualcuno e si mise a parlare con lui. Poi entrò a scuola (alle 16,30 con mezz’ora di ritardo). Superato lo sguardo severo di suor Dolores, una volta in classe, apparve alle compagne particolarmente distratta. Finita la lezione di flauto con l’insegnante Loriano Berti, non contenta di essere arrivata mezz’ora dopo, chiese all’insegnante di canto corale (lezione successiva a quella di flauto), monsignor Valentino Miserachs, di uscire un po’ prima della fine della lezione per una commissione che doveva sbrigare. Alle 18.50 uscì da scuola.

Davanti al palazzo del Senato, (proprio quel giorno le telecamere di sorveglianza non erano in funzione) in Corso Rinascimento, uno sconosciuto la avvicina e le propone un lavoro molto redditizio: “ti aspetto più tardi all’uscita dalla lezione di musica per sapere se accetti”. Quel breve incontro fa ritardare Emanuela, infatti entra in classe quando la lezione di flauto è già iniziata da un quarto d’ora. Distratta, continua a pensare all’offerta di lavoro e poco dopo confida (alla sua amica Sabrina Calitti che nonostante il ritardo intendeva uscire in anticipo) “uscirò qualche minuto prima per chiamare a casa e sentire il parere di mia mamma”. Attorno alle 18,45 Emanuela telefonò a casa (dal telefono a gettoni della scuola situato sul pianerottolo a metà tra le due rampe tra il terzo e quarto piano dell’edificio) prima di incontrare la sorella minore, Cristina, e alcuni amici che la aspettavano davanti al palazzo di Giustizia per le 19.00. Insieme avrebbero preso il bus per rientrare a casa. Poi uscì da scuola con un’amica (Raffaella Monzi nda di quattro anni più grande che abitava a via Panisperna e che dopo pochi giorni da quel 22 giugno abbandona la scuola di musica e a settembre preferisce iscriversi al conservatorio di Santa Cecilia ma nel frattempo entra in una profonda depressione, dalla quale ancora nel 2008 non si è del tutto ripresa) che l’accompagnò alla fermata dell’autobus.

Telefona a casa dall’Istituto, ma risponde la sorella Federica e le racconta che: “mentre andavo a scuola, in corso Rinascimento, davanti al Senato, sono stata fermata da un signore che mi ha offerto un lavoro: distribuire i prodotti della Avon con altre ragazze durante la sfilata delle sorelle Fontana che si terrà a palazzo Barberini sabato. Prenderò quasi 400 mila lire. E’ un signore gentile, non c’è da preoccuparsi. Ha detto di chiedere il permesso alla mamma e di dargli una risposta questa sera. Mi aspetta all’uscita di scuola”. Federica le suggerisce di non fidarsi e di sentire prima la mamma.

22 giugno 1983 ore 19,20 Emanuela Orlandi riaggancia ed esce dall’Istituto in compagnia dell’amica Raffaella Monzi. Chiede un consiglio anche a lei mentre si recano verso la fermata del 70 in corso Rinascimento, davanti al Senato. Qualche giorno dopo Raffaella racconta ai giornali “Eravamo appena uscite dalla lezione di canto corale. Emanuela mi ha confidato che le avevano offerto di distribuire dei prodotti per una casa di cosmetici a una sfilata di moda. Le avevano promesso 375 mila lire. Lei era stuzzicata dall’idea di guadagnare ma era incerta se accettare. Mi ha detto: la persona che mi ha offerto il lavoro vuole una risposta questa sera. Aspetto o vado a casa?. Ormai si erano fatte le sette e venti, il mio autobus era arrivato e l’ho salutata. Non so proprio cosa dirti Emanuela”.

 

Appena arrivò l’autobus, Raffaella ed altri studenti del Da Victoria, salgono sul bus stracolmo e, in piedi all’interno del mezzo, fa giusto in tempo a salutare Emanuela (che non era salita) che intanto è stata raggiunta da un’altra allieva della scuola di musica: bassa, capelli scuri e ricci, fisico rotondetto.

 

Questa “amica” assieme a Emanuela viene vista anche da un’altra ragazza della scuola di musica, Maria Grazia Casini, che si trova a passare da lì come ha riferito nell’interrogatorio del 29/7/83. Alcuni inquirenti ritengono che questa amica sia Laura Casagrande, ma lei ha negato.

 

 

Si salutano dunque verso le sette e venti circa alla fermata del bus in Corso Rinascimento e non sono ancora le 19,30 quando sua sorella Cristina e i suoi amici, non vedendola puntuale all’appuntamento davanti al palazzo di Giustizia vanno a cercarla alla scuola di musica di piazza S. Apollinare.

Emanuela scompare in queste circostanze davanti al Senato tra le sette e venti e le sette e trenta di mercoledì 22 giugno 1983.

Verso le otto e trenta di sera, quando Cristina rientra a casa dice che Emanuela non è andata all’appuntamento e a casa Orlandi inizia la preoccupazione per una ragazza che, fino ad allora, era stata sempre precisa e puntuale.

Subito dopo telefonano all’Istituto di musica. Rispose un insegnante e disse che le ragazze erano uscite da un pezzo. “Mi sembra di aver sentito che volevano fare un giro a Piazza Navona”.

In quel periodo i mezzi pubblici andavano un po’ a singhiozzo. Era in corso una serie di scioperi e abbiamo pensato che Emanuela fosse rimasta a piedi. Allora io e mio figlio Pietro abbiamo deciso di andarle incontro, io in macchia e lui in moto. C’era anche un’altra possibilità: che Emanuela si fosse fermata a scuola più del previsto per le prove del saggio di fine anno, in programma per il 29 giugno, giorno di San Pietro, all’auditorium di via della Conciliazione. Sono partito da casa (alle 22.00 a piedi con Maria Pezzano) e mi sono diretto verso l’istituto di musica. Mio figlio è andato in corso Vittorio Emanuele II (in moto, una Suzuki 550). Quando siamo arrivati davanti all’Istituto le luci erano tutte spente. Abbiamo provato lo stesso a bussare al portone. Nessuno ci ha risposto. Abbiamo insistito mentre l’angoscia aumentava e il cuore cominciava a battere forte. Dopo un po si è affacciato a una finestra un professore dell’Istituto di lingue orientali che aveva sede nello stesso edificio che mi dice che nell’Istituto non c’era più nessuno e che aveva visto i ragazzi uscire da un pezzo, verso le sette. Ci aprì lo stesso l’Istituto e ci fece entrare. Dentro era buio pesto e non c’era nessuno. [Ercole Orlandi “E’ viva” Antonio Fortichiari]

Alcuni amici si aggiunsero alle ricerche che arrivarono fino al parco di Villa Borghese.

Ercole e Pietro decisero di sporgere denuncia di scomparsa presso il commissariato di polizia “Trevi”,  in Piazza del Collegio Romano ma furono scoraggiati dagli agenti perché i poliziotti dicevano che per poche ore di ritardo non c’era da preoccuparsi e poi perché, essendo cittadino vaticano, dovevano presentarsi all’ispettorato di PS del vaticano.

Alle dieci di sera Natalina e Federica iniziarono le telefonate agli ospedali romani, ai parenti, agli amici ai genitori delle compagne di Emanuela e a suor Dolores, la direttrice della scuola, la quale comincia, anche lei, un giro di telefonate alle compagne di Emanuela.

La prima telefonata ricevuta dal Vaticano da parte dei rapitori non sarebbe stata quella del 5 luglio 1983, cioè dopo che Giovanni Paolo II aveva già lanciato un appello, ma una arrivata tra le 20 e le 21 della stessa sera della scomparsa della ragazza. Uno sconosciuto chiama il Vaticano e chiede di parlare urgentemente con il segretario di Stato, cardinale Agostino Casaroli. Ha qualcosa di importante da comunicare, dice. Ma Casaroli è in Polonia con Giovanni Paolo II, per una visita ufficiale e le suore di turno al centralino non danno gran peso alla telefonata e girano la chiamata alla Sala Stampa, ancora aperta. Ma a chi gli risponde, l’anonimo interlocutore consegna un messaggio tutt’altro che vago: Emanuela è stata rapita. A quell’ora però in casa Orlandi, sono solo preoccupati per il ritardo inspiegabile di Emanuela e i genitori, il fratello e gli amici non si sono ancora mobilitati per setacciare Roma. In Vaticano la telefonata viene classificata come uno scherzo di dubbio gusto.

 

                 22/06/1983 concerto a Piazza Navona

Nella stessa sera, quella del 22 giugno 1983, Piazza Navona fu teatro di una manifestazione promossa dal Comitato disoccupati organizzati, una tra le liste minori di “Lista di lotta” con la collaborazione di Radio Proletaria (l’emittente che trasmetteva,  in diretta, le sedute del Consiglio comunale). Dal quotidiano Paese Sera del 22 giugno si legge: la manifestazione, ha un titolo:Contro l’economia di guerra, contro la società repressiva, per il salario, per il lavoro”, e vedrà la partecipazione di una delegazione della lista elettorale milaneseVivere liberazione”, lista che è composta da detenuti “politici” del carcere di S. Vittore. Il clou della manifestazione sarà, al termine, un concerto reggaetenuto dal gruppo giamaicanoClint Eastwood and General Saint”. Prima, tra le sette e le otto, suonerà il gruppo punkClaxon”. Il tutto è naturalmente ad ingresso gratuito.

Paese Sera 24/06/1983
L’Unità Roma-Regione 22/06/1983

Anche in piazza del  Pantheon ci fu, dalle ore 18.00, una manifestazione organizzata dal  PCI dal titolo “Roma verso dove?”. Tema del dibattito era quello relativo ai problemi urbanistici e archeologici, di conservazione di monumenti e di informazione, di musica e spettacolo.