Banca dati del DNA: via libera al Regolamento istitutivo

Arriva (finalmente) la Banca Dati del DNA per le persone scomparse.
Importante iniziativa dell’Associazione Penelope Italia, in collaborazione con la Biologa Genetista Marina Baldi

Solo nel Lazio sono circa 200 i cadaveri in attesa di essere identificati. Troppi.

Per accertare l’identità di questa immane quantità dei “senza nome”, lo scorso 20 dicembre su iniziativa della sede del Lazio dell’Associazione Penelope Italia, guidata dal Presidente Andrea Ferraris, si è dato luogo ad un decisivo passo avanti verso la regolarizzazione delle procedure per le comparizioni dei corpi, dando vita alla prima Banca Dati del DNA delle persone scomparse.

In collaborazione con la Biologa Genetista Marina Baldi, si sono raccolti i DNA di mamme, sorelle, figli e nipoti per consentire la predisposizione di un documento, unico e essenziale, al fine di porre lo Stato di fronte alla sua responsabilità sulla gestione degli oltre mille cadaveri dimenticati negli obitori italiani.

L’obiettivo, qualora i dati abbiano esito positivo, non è solo quello di poter porre fine alla ricerca del proprio caro e rasserenarsi all’idea definitiva di darne una degna sepoltura, ma anche e soprattutto quello di scacciare il pensiero che fra quei corpi, dimenticati da tutti, possa esserci il proprio familiare che si cerca da anni.

Così si sono riunite in una giornata di dicembre, pochi giorni prima di Natale, Maria (mamma di Emanuela Orlandi), Maria Antonietta (sorella di Mirella Gregori), Laura (mamma di Davide Barbieri), Anna (mamma di Alessia Rosati) Tonino (figlio di Giuseppe Ruggiero) e molti altri che abbiamo avuto modo di conoscere.

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Maria Antonietta Gregori

In un silenzio composto, si sono tutti sottoposti al rito del prelievo, e con quel tampone hanno segnato l’inizio di questa importantissima e fondamentale iniziativa.

Progetto, questo, che è stato scandito da un sentimento comune: quello di sentirsi meno soli in questa battaglia, quello di unire le forze nel proprio dolore che è diventato in questo modo unico e collettivo, e per ultimo ma più importante, quello di avvicinarsi all’intento di dare dignità a chi ancora non l’ha avuta.

Rainbow

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